Bergamo. 18 marzo, giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid 19. Noi preferiamo commemorare in un altro modo!

Avviene per il secondo anno consecutivo.

Noi cittadini di Bergamo, città martire, colpita dal Covid nel marzo-aprile del 2020, quando prese rapidamente piede un gigantesco focolaio che fece un numero spaventoso di vittime , ci troviamo a commemorare in solitudine i nostri morti, esclusi dalle cerimonie istituzionali. Stato, regione e comune lasciano i parenti delle vittime e i cittadini fuori dalla porta.

L’inutilità e l’ipocrisia dei teatrini istituzionali in questa giornata sono evidenti.
Noi non vogliamo cerimonie ipocrite e autoassolutorie, non ci servono, anzi ci irritano. Noi abbiamo bisogno prima di tutto di verità e di giustizia.
La nostra memoria va insistentemente a questa strage che ci assilla, ci inquieta e ci pone gravi interrogativi.

Come e perché è stato possibile?

Rispondere a questa domanda significa non solo individuare i responsabili, ma capire anche dove e come si debba intervenire per cambiare e attrezzare la società, le persone, il sistema sanitario perché si realizzi ciò che serve ad evitare che altri disastri si ripetano e a superare il senso di fragilità.

Siamo delusi, invece, e sconcertati dal vuoto di risposta che notiamo nelle istituzioni che, senza nemmeno una parvenza di autocritica, vogliono chiudere la parentesi e riprendere tutto esattamente come prima, o peggio di prima.

Perché il campo di indagine della commissione parlamentare di inchiesta – attraverso un emendamento – è stato limitato al periodo antecedente al 30 gennaio 2020, quando la pandemia non era ancora venuta alla luce in Italia?

Perché alla scadenza della legge regionale sulla sanità in Lombardia ne è stata adottata un’altra che sfacciatamente accentua la tendenza alla privatizzazione e misconosce ulteriormente il ruolo della sanità nei territori? Privatizzazione e deprivazione della medicina di base non erano state considerate tra i fattori che più avevano contribuito ad indebolire la risposta del sistema sanitario alla pandemia?

Perché il nostro Paese è stato fra i Paesi dell’UE che maggiormente si sono opposti abolire i brevetti sui vaccini di Big Farma, decisione che ha intralciato significativamente la diffusione delle vaccinazioni di massa nei Paesi più poveri, fattore questo che poi ha incrementato la proliferazioni delle cosiddette varianti del virus?

Perché, malgrado due anni di pandemia, non sono stati presi provvedimenti per evitare che nei prossimi cinque anni – secondo le tendenze in atto – il 40% dei cittadini della nostra regione sarà senza medico di fiducia e sarà costretta a prestazioni private pagate di tasca propria? Perché medici e personale sanitario, indicati ieri come eroi per il lavoro svolto nell’emergenza Covid e per l’alto numero di vittime, oggi sono oggetto di una campagna denigratoria, da parte della stampa e persino dalla vicepresidente regionale Letizia Moratti?

In questo contesto ribadiamo che commemorazioni istituzionali come quella prevista per venerdì 18 marzo nella quale (come avvenuto lo scorso anno ) non hanno alcun ruolo i soggetti che maggiormente hanno subito la pandemia e che maggiormente sono impegnati per la verità e la giustizia, risultano ipocrite e prive di valore e per quanto ci riguarda, ne leggiamo il solo intento di voler seppellire insieme ai nostri morti l’unica cosa che può essere di consolazione, la Verità.

I fatti come quelli che hanno riguardato il pronto soccorso dell’Ospedale di Alzano Lombardo, la mancata istituzione della zona rossa in Valseriana e in provincia di Bergamo, che, come ricordato recentemente dal prof Crisanti, avrebbe potuto risparmiare migliaia di vittime nella nostra provincia e non solo, le scelte di politici e amministratori che hanno accettato di farsi condizionare dagli interessi dell’economia anteponendo le ragioni del profitto di pochi a quelle della salute di tutti, lasciano aperti inquietanti interrogativi.

I nostri comitati , i nostri presidi , tutti coloro che lottano sui territori difendendo la salute pubblica , non saranno alla commemorazione ufficiale, ma continueranno nell’impegno per la verità e la giustizia , per ribadire il diritto alla salute di tutti e tutte, contro lo scippo sistematico di uno dei diritti fondamentali come quello di una salute pubblica , gratuita e per tutti e tutte, previsto e garantito dalla nostra Costituzione.

Giù le mani dai nostri morti!

Bergamo, 16 marzo 2022

Coordinamento Bergamasco per il Diritto alla Salute “Dico32” (tel. 3881463481 – coordsalutebg@libero.it)

Tavolo della Salute – Bergamo (tel. 3493967466 – tavolodellasalute@libero.it

Bergamo. 18 marzo, giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid 19. Noi preferiamo commemorare in un altro modo!

Avviene per il secondo anno consecutivo.

Noi cittadini di Bergamo, città martire, colpita dal Covid nel marzo-aprile del 2020, quando prese rapidamente piede un gigantesco focolaio che fece un numero spaventoso di vittime , ci troviamo a commemorare in solitudine i nostri morti, esclusi dalle cerimonie istituzionali. Stato, regione e comune lasciano i parenti delle vittime e i cittadini fuori dalla porta.

L’inutilità e l’ipocrisia dei teatrini istituzionali in questa giornata sono evidenti.
Noi non vogliamo cerimonie ipocrite e autoassolutorie, non ci servono, anzi ci irritano. Noi abbiamo bisogno prima di tutto di verità e di giustizia.
La nostra memoria va insistentemente a questa strage che ci assilla, ci inquieta e ci pone gravi interrogativi.

Come e perché è stato possibile?

Rispondere a questa domanda significa non solo individuare i responsabili, ma capire anche dove e come si debba intervenire per cambiare e attrezzare la società, le persone, il sistema sanitario perché si realizzi ciò che serve ad evitare che altri disastri si ripetano e a superare il senso di fragilità.

Siamo delusi, invece, e sconcertati dal vuoto di risposta che notiamo nelle istituzioni che, senza nemmeno una parvenza di autocritica, vogliono chiudere la parentesi e riprendere tutto esattamente come prima, o peggio di prima.

Perché il campo di indagine della commissione parlamentare di inchiesta – attraverso un emendamento – è stato limitato al periodo antecedente al 30 gennaio 2020, quando la pandemia non era ancora venuta alla luce in Italia?

Perché alla scadenza della legge regionale sulla sanità in Lombardia ne è stata adottata un’altra che sfacciatamente accentua la tendenza alla privatizzazione e misconosce ulteriormente il ruolo della sanità nei territori? Privatizzazione e deprivazione della medicina di base non erano state considerate tra i fattori che più avevano contribuito ad indebolire la risposta del sistema sanitario alla pandemia?

Perché il nostro Paese è stato fra i Paesi dell’UE che maggiormente si sono opposti abolire i brevetti sui vaccini di Big Farma, decisione che ha intralciato significativamente la diffusione delle vaccinazioni di massa nei Paesi più poveri, fattore questo che poi ha incrementato la proliferazioni delle cosiddette varianti del virus?

Perché, malgrado due anni di pandemia, non sono stati presi provvedimenti per evitare che nei prossimi cinque anni – secondo le tendenze in atto – il 40% dei cittadini della nostra regione sarà senza medico di fiducia e sarà costretta a prestazioni private pagate di tasca propria? Perché medici e personale sanitario, indicati ieri come eroi per il lavoro svolto nell’emergenza Covid e per l’alto numero di vittime, oggi sono oggetto di una campagna denigratoria, da parte della stampa e persino dalla vicepresidente regionale Letizia Moratti?

In questo contesto ribadiamo che commemorazioni istituzionali come quella prevista per venerdì 18 marzo nella quale (come avvenuto lo scorso anno ) non hanno alcun ruolo i soggetti che maggiormente hanno subito la pandemia e che maggiormente sono impegnati per la verità e la giustizia, risultano ipocrite e prive di valore e per quanto ci riguarda, ne leggiamo il solo intento di voler seppellire insieme ai nostri morti l’unica cosa che può essere di consolazione, la Verità.

I fatti come quelli che hanno riguardato il pronto soccorso dell’Ospedale di Alzano Lombardo, la mancata istituzione della zona rossa in Valseriana e in provincia di Bergamo, che, come ricordato recentemente dal prof Crisanti, avrebbe potuto risparmiare migliaia di vittime nella nostra provincia e non solo, le scelte di politici e amministratori che hanno accettato di farsi condizionare dagli interessi dell’economia anteponendo le ragioni del profitto di pochi a quelle della salute di tutti, lasciano aperti inquietanti interrogativi.

I nostri comitati , i nostri presidi , tutti coloro che lottano sui territori difendendo la salute pubblica , non saranno alla commemorazione ufficiale, ma continueranno nell’impegno per la verità e la giustizia , per ribadire il diritto alla salute di tutti e tutte, contro lo scippo sistematico di uno dei diritti fondamentali come quello di una salute pubblica , gratuita e per tutti e tutte, previsto e garantito dalla nostra Costituzione.

Giù le mani dai nostri morti!

Bergamo, 16 marzo 2022

Coordinamento Bergamasco per il Diritto alla Salute “Dico32” (tel. 3881463481 – coordsalutebg@libero.it)

Tavolo della Salute – Bergamo (tel. 3493967466 – tavolodellasalute@libero.it)

(26.02.22) Seriate. No alla privatizzazione della sanità – Verità e giustizia per le vittime del Covid – [assemblea rimandata]

Sabato 26 febbraio dalle 14.30, Auditorium Biblioteca civica, Via Italia 58, Seriate (BG)

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SERIATE: SOSPESA L’ASSEMBLEA SUI TEMI DELLA SANITA’ E DEL COVID PREVISTA SABATO 26 FEBBRAIO C/O BIBLIOTECA CIVICA

Di fronte al gravissimo evolversi della crisi ucraina e per permettere di partecipare alle mobilitazioni contro la guerra previste nella giornata di sabato 26 febbraio, l’assemblea sui temi della salute che si doveva tenere nel pomeriggio di sabato26 febbraio presso l’auditorium della biblioteca di Seriate, VIENE SOSPESA

Data l’importanza e l’urgenza dei temi che si dovevano discutere, l’assemblea verrà riconvocata in tempi stretti e sarà nostra cura informare tempestivamente della prossima convocazione.

Bergamo, 25 febbraio 2022

“Coordinamento Bergamasco per il diritto alla salute ‘Dico 32’”

“Tavolo della Salute Bergamo”

Trasmette: Maurizio Mazzucchetti tel. 3389759975

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L’assemblea è convocata per illustrare e discutere le conseguenze della legge sanitaria regionale 96/2021 approvata il 30 novembre scorso con i voti favorevoli della maggioranza di centro destra. Questa legge, che regolerà la sanità in Lombardia nei prossimi anni, è in assoluta continuità con quelle precedenti che negli ultimi 10 anni hanno sistematicamente avvantaggiato la sanità privata a discapito di quella pubblica. Inoltre, nella “nuova” legge sono di nuovo sostanzialmente assenti la programmazione socio-sanitaria territoriale, la medicina preventiva, il coinvolgimento dei territori, la tutela dell’ambiente, trascurando la tragica lezione della pandemia da covid 19, che nel 2020 ha prodotto, non lo dimentichiamo, 35000 morti in Lombardia, di cui 6000 nella Bergamasca.

Nell’assemblea parleremo anche della delibera della Giunta Regionale del 15 dicembre scorso per l’applicazione in Lombardia del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in materia di Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali e della necessità che le Case e gli Ospedali di Comunità siano a gestione pubblica, che non debbano essere operate chiusure e/o riduzioni di servizi delle strutture pubbliche (ad esempio l’Ospedale di San Giovanni Bianco) e che non siano affidate alle gestioni private comunque denominate (ad esempio cooperative di medici di base, ecc.) le cronicità, la diagnostica e gli esami di laboratorio.

Infine, parleremo di come organizzare intorno a metà marzo una nostra commemorazione pubblica delle vittime del covid 19 del marzo-aprile 2020, distinta da quella auto-assolutoria delle Istituzioni, per chiedere verità e giustizia sulla mancata zona rossa e quanto accaduto all’ospedale di Alzano L. (verità ricordata anche dalla recente relazione del prof. Andrea Crisanti interpellato come perito dal Tribunale di Bergamo).

Interverranno – tra le/gli altre/i – alla assemblea:

Angelo Barbato, Dipartimento per la salute Istituto Mario Negri -Milano; Dante Goffetti, Tavolo della Salute Bergamo; Giuseppe Saragnese, infermiere Ospedale Giovanni XXIII, delegato Rsu Cgil
Vittorio Armanni, Associazione Italia/Cuba; Consuelo Locati, portavoce del Comitato parenti delle vittime da COVID

Coordina: Pia Panseri, Coordinamento bg per il diritto alla salute “Dico 32”

* Si potrà seguire l’assemblea nella diretta Facebook alle pagine fb “alternainsieme.net” oppure “Coordinamento Lombardo Per Il Diritto Alla Salute

Alle/gli interessate/i all’assemblea del 26.02 chiediamo di rispondere al più presto a questo appello via email o per telefono, specificando se intendono prenotarsi per un intervento (max. 10’) sui temi in oggetto. E’comunque aperta la possibilità di intervenire alla fine degli interventi prenotati.

Coordinamento Bergamasco per il diritto alla salute “Dico32” – tel. 3881463481 coordsalutebg@libero.it

Tavolo della Salute – Bergamo – tel. 349 396 7466 tavolodellasallute@libero.it

VOLANTINO: fronteretro

San Paolo d’Argon e Fara Gera d’Adda: due sfratti rinviati. Unione Inquilini chiede a tutti i comuni della bergamasca di prestare attenzione e impegno per il diritto alla casa

L’anno scorso di questi tempi, con analoghi livelli di diffusione del Covid vigeva il blocco degli sfratti. Non più in questo gennaio 2022, mese in cui invece un numero sempre maggiore di persone e famiglie si rivolge al nostro sindacato perché hanno ricevuto l’avviso di sloggio.

Questa mattina come Unione Inquilini di Bergamo siamo stati impegnati a San Paolo d’Argon e a Fara Gera d’Adda per chiedere – alla seconda uscita dell’ufficiale giudiziario – il rinvio di due sfratti.

Nel caso di San Paolo d’Argon il Comune congiuntamente a Valcavallina Servizi, che gestisce diversi alloggi da destinare temporaneamente per l’emergenza sfratti nella zona, nei prossimi giorni metterà a disposizione della famiglia sfrattata (con due figli minori) un alloggio provvisorio.

A Fara Gera d’Adda è invece dovuta intervenire la parrocchia che si è dichiarata disponibile ad alloggiare la famiglia sfrattata per almeno 6 mesi. Malgrado le soluzioni alternative fossero in ogni caso state predisposte, grazie anche alle sollecitazioni di Unioni Inquilini, non sono mancati momenti di tensione – poi rientrata – in particolare a Fara Gera d’Adda, quando la proprietà stamattina pretendeva l’esecuzione immediata dello sloggio e l’ufficiale giudiziario ha chiamato le forze dell’ordine. Non si possono affrontare le contraddizioni sociali con l’uso della forza pubblica, noi ci opporremo.

Sia a San Paolo d’Argon sia a Fara Gera d’Adda è stato possibile ottenere un rinvio temporaneo degli sloggi di due settimane circa; ciò consentirà alle famiglie coinvolte un cambio alloggio meno convulso. Speriamo di potere farli passare da una casa a una casa e non sui marciapiedi. D’altro canto anche se le due vicende si sono concluse in modo positivo, è però evidente che le risorse abitative che i comuni possono mettere a disposizione per l’emergenza sfratti conseguente allo sblocco deciso da governo e parlamento, sono in via di esaurimento o, come nel caso di Fara d’Adda, esaurite.

Lo stesso PNRR – come si evince dalla stampa – mette a disposizione anche in bergamasca fondi non per ampliare il patrimonio pubblico, ma solo per l’adeguamento di una parte di quello esistente, che – come noto – è costituito per lo più di edifici invecchiati – da decenni non si fanno praticamente più case popolari – con alloggi in cattiva manutenzione, spesso perfino lasciati sfitti o al degrado.

Unione Inquilini chiede, di fronte alla pandemia che non accenna a placarsi – si sospenda l’esecuzione degli sfratti; sollecita i comuni della bergamasca ad attivarsi sia per rispondere a questa nuova emergenza sfratti reperendo – attraverso il riuso del patrimonio pubblico e anche privato inutilizzato – nuovi alloggi a canone sociale e a predisporre gli strumenti quali i piani di Zona nella prospettiva del rilancio dell’edilizia residenziale pubblica di cui l’Italia e anche i nostri paesi hanno sempre più bisogno. (Unione Inquilini Bergamo, 28.01.22)

Nessuna famiglia senza casa, nessuna casa senza famiglia.

LA NUOVA LEGGE SULLA SANITA’ DELLA GIUNTA REGIONALE LOMBARDA NON GARANTISCE IL DIRITTO ALLA SALUTE DEI CITTADINI/E (art. 32 della Costituzione)

Il 30 novembre, il Consiglio Regionale ha approvato (con i voti favorevoli della maggioranza di centro destra) il progetto presentato dalla Giunta di revisione della legge regionale 23/2015 (la cosiddetta “riforma Maroni”) che regolerà la sanità pubblica in Lombardia per i prossimi anni.

La nostra valutazione è che la Giunta Regionale sembra non avere imparato la tragica lezione della pandemia covid 19, che ha prodotto –non lo dimentichiamo- 35000 morti in Lombardia, di cui 6000 nella Bergamasca.

Nella nuova legge regionale sono, infatti, di nuovo completamente assenti la programmazione socio-sanitaria territoriale, la medicina preventiva, il coinvolgimento dei territori, la tutela dell’ambiente, mentre la sanità privata viene addirittura integrata nel “Sistema Sanitario Regionale” e viene attribuita al “privato” la possibilità di “concorrere alla istituzione delle Case e Ospedali di Comunità” previste dal Piano di Ripresa e Resilienza Nazionale (PNRR).

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(25.11.21) Bergamo. Quando a sgomberare l’inquilino è il proprietario di casa di sua iniziativa…

COMUNICATO STAMPA

In tema di sfratti e sgomberi, come se non bastassero quelli decretati e poi eseguiti comunque legittimamente dall’autorità giudiziaria, ci troviamo addirittura anche a sgomberi eseguiti “motu proprio”, completamente arbitrari, per iniziativa degli stessi proprietari di casa.

Addirittura fulmineo lo “sgombero” che doveva toccare all’inquilino M.G., il quale, residente in un quartiere periferico di Bergamo, aveva sottoscritto un contratto di affitto transitorio di tre mesi, saldando tutto il dovuto prima ancora di entrare nell’alloggio, perché altrimenti… non ci sarebbe stato alcun contratto per l’alloggio che gli serviva per il lavoro a termine di tre mesi a Bergamo.

A pochi giorni dalla scadenza del contratto di lavoro, fortunatamente M.G. se lo è visto prolungare di altri tre mesi.

Non così sono andate le cose per l’alloggio. Il proprietario infatti il giorno successivo alla scadenza dell’affitto, mentre M.G. si trovava al lavoro, si recava nell’alloggio e procedeva al cambio della serratura nonché a portar fuori sul pianerottolo mobili e tutto quanto appartenente a M.G. (di seguito alcune immagini)

Il quale, informato telefonicamente dai vicini di casa, avvisava la nostra Rita Rebecchi segretaria di Unione Inquilini di Bergamo, che – recatasi sul posto – procedeva a far intervenire le forze dell’ordine e con all’avvocato di Unione inquilini Giovanni Mascheretti a sporgere denuncia nei confronti del proprietario.

All’indomani presso il Tribunale di Bergamo Rita, M.G. e vicini di casa testimoniavano di quanto accaduto e dopo alcune settimane, a novembre, è arrivata l’ordinanza del Giudice che ha disposto in modo perentorio di reintegrare immediatamente l’inquilino nell’agibilità e nel possesso dell’alloggio affittato e di porre a carico del proprietario le spese processuali.

E’ finita bene e speriamo che ciò serva a dissuadere altri proprietari di casa. Qualche inquilino purtroppo non sa ancora che gli sgomberi possono esseri eseguiti solo dall’autorità giudiziaria e solo al termine di una procedura ben precisa e garantita che contempla preavvisi e quant’altro, e pertanto finisce col subire un grave abuso. Già uno sfratto di per sé è un fatto traumatico e destabilizzante anche quando eseguito a norma di legge, figuriamoci quando lo sgombero è completamente arbitrario o fuorilegge!
L’invito che facciamo agli inquilini, specialmente quando devono sottoscrivere un contratto di tipo transitorio o quando sono insistentemente assillati dai proprietari ad andarsene o quando succede come nel caso testé descritto, è quello di tenersi sempre in contatto con il nostro sindacato o con un sindacato degli inquilini di loro fiducia. (Bergamo, 25 novembre 2021, Unione Inquilini Bergamo)

San Paolo d’Argon. Mega palestra: … chiusa perché manca la certificazione di agibilità!

Avendo detto a suo tempo tutto quello che avevamo da dire contro l’orrenda mega palestra lasciataci in eredità dalla precedente amministrazione, pensavamo che questo capitolo fosse chiuso e da archiviare.

Invece no.

La chiusura si protrarrà fino a quando non si rimedierà a questa omissione, che appare francamente sconcertante. (Cfr. L’Eco di Bergamo, 17.11.21 nonché l’ordinanza http://www.comune.sanpaolodargon.bg.it/documenti/Tecnico/Ordinanza%20palestra.pdf)

Anche su questa pagina avevamo denunciato l’eccessiva fretta che aveva portato alla inaugurazione in grande pompa della nuova struttura nel bel mezzo della campagna elettorale in vista delle elezioni comunali del 3-4 ottobre scorso.

Una palestra – ricordiamo – collocata in modo inappropriato a spese degli spazi verdi delle scuole elementari e medie malgrado l’esistenza di un’altra palestra presente da tempo nelle aree del campo sportivo; ampiamente sovradimensionata rispetto ai reali bisogni della scuola (in particolare delle scuola elementare); concertata solo con l’azienda emergente che l’ha sponsorizzata e con le società sportive direttamente interessate e non coinvolgendo la cittadinanza, senza cioè valutare ubicazioni alternative e senza – soprattutto a monte – una riflessione su altri bisogni della popolazione; infine, last but non least, l’orrenda insegna – PALALVF” – con il nome dello sponsor privato che troneggia – in modo non appropriato (almeno secondo chi scrive) – negli spazi della scuola pubblica. (Cfr. https://www.alternainsieme.net/2021/09/14/san-paolo-dargon-perche-questa-palestra/ )

Si è trattato di un’operazione voluta dal precedente sindaco, giunta e gruppo di maggioranza (“l’Alveare”) e solo fiaccamente contrastata da quello di minoranza per impedire o quantomeno limitare lo scempio (figuriamoci se il centro-destra ha il coraggio di mobilitarsi con un minimo di determinazione contro industriali, soggetti forti del paese o i loro rappresentanti che la palestra l’hanno voluta così!).

Un’operazione elettoralistica che poi si è tradotta non in una vittoria ma in una sconfitta elettorale della maggioranza anche perché evidentemente la cittadinanza non ha gradito – a ragione – tanto attivismo fuori posto, che – lo scopriamo adesso – è arrivato fino al punto di dimenticare la certificazione essenziale dell’agibilità e sicurezza..

Gli dei – lo sapevano bene gli antichi greci – si arrabbiano molto nei confronti di chi pecca di hybris (arroganza).

Speriamo che ora la palestra ottenga a breve le certificazioni mancanti, riapra il più presto possibile, venga gestita al meglio da chi più ha titoli, competenze e sensibilità per farlo, serva per la crescita delle nuove generazioni che la frequenteranno e… non ci sia più bisogno di parlarne, almeno nei termini che ci è toccato usare finora. (m.m., 19.11.21)

Bandi edilizia residenziale pubblica. Provincia di Bergamo 2021

AGGIORNATO AL 31.10.2021

INFO c/o Unione Inquilini Bg. tel. 3389759975 (da lunedì a venerdì, ore 9.30-11.30 / 16.00 – 19.00)

DOCUMENTI DA PREPARARE PER LA DOMANDA ON LINE: vedi scheda

Bandi attualmente pubblicati nel sito della Regione Lombardia nel quale si presentano le domande: NESSUNO!

I seguenti ambiti non hanno ancora pubblicato il bando 2021: Basso Sebino, Alto Sebino

Scaduti e non più in elenco nel sito della Regione Lombardia i bandi degli ambiti di: Valle Seriana Superiore-Val di Scalve (Clusone), Valle Cavallina, Dalmine, Valle Brembana, Bergamo, Bassa Valle Seriana, Romano di Lombardia, Seriate, Treviglio, Isola – Val San Martino, Grumello del Monte

Bandi scaduti non più in elenco

  • AMBITO VALLE IMAGNA-VILLA D’ALME’ (comuni di ALME’, ALMENNO SAN BARTOLOMEO, ALMENNO SAN SALVATORE, BARZANA, BEDULITA, BERBENNO, BRUMANO, CAPIZZONE, CORNA IMAGNA, COSTA VALLE IMAGNA, FUIPIANO VALLE IMAGNA, LOCATELLO, PALADINA, PALAZZAGO, RONCOLA, ROTA D’IMAGNA, SANT’OMOBONO TERME, STROZZA, VALBREMBO, VILLA D’ALME’)

Domande da presentare entro il 12 Ottobre del 2021. N°11 alloggi distribuiti nei comuni di Almè (n. 5), Almenno San Bartolomeo (n. 2), Sant’Omobono Imagna (n. 2), Valbrembo (n. 2). Cfr. l’avviso pubblico dell’ambito di Valle Imagna – Villa d’Almè

  • AMBITO DI GRUMELLO DEL MONTE (comuni BOLGARE, CALCINATE, CHIUDUNO, CASTELLI CALEPIO, GRUMELLO DEL MONTE, MORNICO AL SERIO, TELGATE, PALOSCO)

Domande da presentare dal 06.05.2021 al 10.09.2021 ore 12.00. N. 15 alloggi distribuiti nei comuni di Bolgare: n. 4 alloggi, Castelli Calepio: n. 3 alloggi; Chiuduno: n. 5 alloggi; Grumello del Monte: n. 1 alloggio; Palosco: n. 2 alloggi. Avviso in http://www.comune.bolgare.bg.it/upload/bolgare_ecm8/bandi/AVVISOID3521-GRUMELLODELMONTE_148_875.pdf

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No agli sfratti, per il diritto alla casa. Il 30 ottobre presidio-manifestazione a Bergamo, Piazza Matteotti (davanti al Comune), alle ore 15.30


Appello alle/agli inquilin*, alle/ai lavoratrici/ori, alle associazioni, alle forze sociali, sindacali e politiche impegnate per il diritto alla casa

  • Ottobre è stato assunto come mese della campagna internazionale “Sfratti Zero”. Da diversi anni anche in Italia in questo mese sindacati, associazioni, movimenti aderiscono alle giornate di mobilitazione contro gli sfratti e per affermare il diritto all’abitare sancito da trattati internazionali ma puntualmente eluso dal governo nazionale e dalle amministrazioni locali.
  •  Anche a Bergamo città la discussione in corso sul nuovo Piano di Governo Territoriale (PGT) sembra sfuggire proprio il nodo del diritto all’abitare ma si caratterizza invece nelle difficoltà dell’Amministrazione Comunale di relazionarsi con i cittadini e di privilegiare il decisionismo della giunta. Ne sono un chiaro esempio le vicende del parco Ovest e del quartiere di Boccaleone, nonché il grave precedente del parcheggio della Fara, per non parlare dello sgombero della cascina Ponchia a Monterosso che ad un anno di distanza risulta ancora inutilizzata e priva di una destinazione sociale.
  • Ancora a Bergamo i sindacati inquilini chiedono, dall’inizio della crisi Covid, la convocazione di un tavolo di trattativa con le istituzioni di governo locale e con gli enti gestori dell’edilizia residenziale pubblica per affrontare in modo organico i vari nodi connessi al disagio abitativo e al diritto alla casa, senza ottenere risposta. Chiediamo la graduazione dell’esecuzione degli sfratti per morosità incolpevole o per finita locazione (per garantire alle famiglie colpite il passaggio da casa a casa) e la messa a bilancio di risorse economiche per il sostegno all’affitto. Dall’inizio della crisi sanitaria ancora in corso, assistiamo ad un aumento straordinario delle udienze per gli sfratti, a cui potrebbe corrispondere a breve un numero delle esecuzione mai visto che si assommeranno a quelle procrastinate da febbraio 2020 a causa della pandemia.
  • Da ottobre stiamo subendo un aumento enorme delle bollette di luce e gas. Le contromisure previste dal governo mitigheranno solo in parte i rincari: si prevedono aumenti del 29,8% (luce) e del 14,4% (gas). E’ necessario che dal Governo agli Enti locali si individuino tutte le misure mirate a calmierare tali aumenti in particolare per le famiglie a basso reddito.
  • Sui temi del diritto alla casa – anche fra i comuni della bergamasca – si riscontra un persistente disinteresse nella pianificazione dell’edilizia residenziale pubbblica. Il nuovo Piano di Governo del Territorio della città di Bergamo, in discussione in questi mesi, non prevede in forme chiare nuova edilizia residenziale pubblica a canone sociale ma neppure la locazione a canone calmierato. E molto vi sarebbe da discutere anche sulle proposte accennate di Housing Sociale. Una carenza che non riguarda solo la città capoluogo ma anche tutti i comuni della cosiddetta “Grande Bergamo”. Anche il PGT in discussione ultimamente nell’Amministrazione comunale di Seriate non prevede alcuna nuova casa popolare. Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica per la sua larghissima maggioranza, circa l’85%, risulta edificato da non meno di 40 anni, con interventi di manutenzione straordinaria limitati e con una condizione generalizzata di incuria e degrado.
  • Le istituzioni, dal governo, alle regione fino ai comuni, sottovalutano la crisi sociale che coinvolge da diversi anni centinaia di migliaia di famiglie e che si è aggravata nell’anno 2020 con l’aumento della povertà assoluta, passata dal 4,9% (2019) al 6,0% (2020) della popolazione, determinata dall’aumento della disoccupazione e precarizzazione del lavoro. In questo contesto diventa sempre più urgente la riforma complessiva della legislazione sui canoni, che da tempo i chiedono i sindacati, per regolarli diversamente, moderarli e calmierarli.
  • Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede un investimento nel settore immobiliare di decine di miliardi di euro. La maggior parte non saranno però stanziati per realizzare nuove case popolari ma vengono indirizzati verso i privati e il sistema creditizio: il cosiddetto social housing, che è in realtà una risposta di sussidio alla rendita parassitaria più che ai bisogni reali dei ceti popolari. Solo una modesta parte del PNRR, in Lombardia (circa 252 milioni di euro), dovrebbe finanziare la “riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica”, fondi che potranno essere utilizzati dagli enti locali e dagli enti gestori delle case popolari dal 2021 al 2026.
  • I sindacati chiedono da mesi, inascoltati, di poter vigilare sulla ripartizione finanziaria che la Regione farà dei fondi europei che saranno attribuiti ai comuni e all’ALER. Vogliamo evitare che tutti i soldi si esauriscano nel social housing all’italiana (sostegno a Fondi immobiliari per realizzare alloggi a canoni solo un poco più bassi del mercato privato) e chiediamo che siano indirizzati per la ristrutturazione di edifici pubblici e privati abbandonati per aumentare l’offerta di edilizia residenziale pubblica, una corretta manutenzione – ordinaria e straordinaria – del patrimonio pubblico residenziale esistente, un piano di edificazione straordinario di case popolari a canone sociale, senza consumo di suolo, recuperando edifici ed aree dismesse e riqualificando i quartieri.
  • Su questi contenuti abbiamo chiesto di incontrare il Prefetto, il Sindaco di Bergamo, il Presidente Aler per chiedere di passare dalle parole ai fatti. Invitiamo le/gli inquiline/i, le/gli lavoratrici/ori, le forse sociali, sindacali e politiche al PRESIDIO indetto nel pomeriggio di sabato 30 ottobre a Bergamo davanti al Comune alle ore 15,30. Invitimamo i sindacati inquilini, i comitati e le organizzazioni che lottano per il diritto all’abitare e per spazi di socialità autorganizzati e liberi dalle logiche di profitto. (18.10.21 Unione Inquilini Bergamo, SOS Diritti Bergamo)

Elezioni comunali a San Paolo d’Argon 3-4 ottobre 2021 – Un contributo alla riflessione per il giorno del “silenzio” prima del voto

Si sta chiudendo la campagna elettorale per le elezioni comunali e ci è doveroso portare all’attenzione della cittadinanza alcune brevi riflessioni, astenendoci peraltro da qualsiasi indicazione di voto.
Elezioni importanti queste che ci accingiamo a fare e che cadono dopo la catastrofe del Covid (non ancora conclusa), nel quadro di una profonda crisi della globalizzazione neo-liberista, mentre si fanno sempre più stringenti gli allarmi per la crisi climatica e ambientale, per le tensioni internazionali e per le ingiustizie sociali sempre più profonde e drammatiche sul piano planetario, nazionale e anche locale.

E’ bene tener presente questo quadro che anche i commentatori più ottimisti ritengono preoccupante e ben poco idilliaco

Dobbiamo innanzitutto notare che questa campagna elettorale di cui sono state protagoniste le liste de “L’Alveare” e della “Lega-Salvini premier” ha brillato purtroppo per genericità e superficialità. Una campagna che ci ha molto deluso, perché fatta soprattutto di silenzi, in diversi casi perfino clamorosi e sconcertanti, almeno nei pezzi a stampa fatti pervenire alla cittadinanza. (cfr. il programma de L’Alveare e il programma della Lega – Salvini)

Ci limitiano solo alle considerazioni relative ad alcuni punti.

* Dopo la catastrofe del Covid (a San Paolo d’Argon nel marzo del 2020 abbiamo avuto un aumento di mortalità – rapportata al marzo degli anni precedenti – che è risultata in percentuale perfino superiore a quella dei paesi “martiri” di Nembro e Alzano!) non si può secondo noi far finta di niente o astenesi dal denunciare gli errori e le pesantissime responsabilità (a livello di Regione, Governo, poteri economici) che sono state all’origine della strage che qui in bergamasca è stata la peggiore del mondo.

E’ quanto mai urgente invertire la rotta che ha condotto allo smantellamento della sanità pubblica a vantaggio della sanità privata. La figura del sindaco detiene ancora competenze in materia e l’Amministrazione comunale non può rinunciare ad esprime un suo indirizzo su una materia così importante.
Gino Strada, recentemente scomparso, ancor prima del Covid scriveva della sanità in Italia: “11 milioni di persone non si curano perché non riescono a farcela economicamente e il sistema sanitario e lì che si preoccupa del pareggio di bilancio. E’ successo che si sono spalancate le porte al profitto. A me fa veramente schifo trarre profitto dal fatto che qualcuno soffra, perché credo che la medicina debba essere pubblica, di alta qualità e gratuita per tutti”.

Non c’è traccia dell’invito pressante di Strada; anzi, l’espressione SANITA’ PUBBLICA non compare in alcuno dei due programmi elettorali.

* A San Paolo d’Argon, nel 2021, in pochi mesi abbiamo avuto due morti sul lavoro (un lavoratore nostro concittadino deceduto in provincia di Varese e un lavoratore che veniva dall’India deceduto qui a San Paolo d’Argon). La Boost (ex Lediberg) la principale fabbrica del paese, presente da 50 anni, è coinvolta in una crisi profonda (è stato chiesto il concordato preventivo), con le conseguenti preoccupazioni riguardo la continuità produttiva ed occupazionale.

Sia delle vittime sul lavoro, sia della Boost ha parlato la stampa di tutta Italia. Non una parola si trova invece nei programmi delle due liste riguardo la sicurezza sul lavoro; e nemmeno della solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori Boost, quando invece serve un impegno forte a difesa della continuità, l’innovazione la difesa occupazionale del polo produttivo Boost-ex Lediberg, uno dei più rilevanti a livello provinciale. Attivarsi in tal senso da parte di una Amministrazione comunale è tutt’altro che ininfluente rispetto agli esiti di una vicenda delicata, preoccupante e ancora in corso. E – fra le varie istituzioni – l’impegno per la solidarietà nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori non può che partire dal nostro comune.

* Finalmente a San Paolo d’Argon ci si è resi conto – anche dopo i disastri meteorologi dell’anno scorso – che qualcosa bisogna fare per salvaguardare l’assetto idrogeologico. Ci si dimentica di dire però che quanto successo è conseguenza non solo del clima ma anche della selvaggia e veloce urbanizzazione che ha riguardato il nostro territorio.

Si vuole o non si vuole dire che a San Paolo d’Argon si è costruito troppo e in fretta, che il patrimonio edilizio residenziale, commerciale, produttivo non va più ampliato ma va riqualificato (non a caso anche gli ultimi governi hanno messo a disposizione – con il “110 per cento” – importanti risorse per questo) e che non è davvero il caso di suggerire altre espansioni commerciali, per esempio lungo l’asse di Via Nazionale col rischio che ciò diventi un “volano” per un ulteriore assalto al territorio.

E’ davvero ora che, anche e specialmente a San Paolo d’Argon, si parli e si ragioni in termini di “CONSUMO ZERO DEL TERRITORIO”. E’ un indirizzo da praticare con rigore e urgenza. A livello sovraccomunale infatti ci sta di fronte la finanza più aggressiva, orientata a riversare sul territorio le peggiori devastazioni, intenzionata alla speculazione più selvaggia e di dimensioni mai viste: dalle autostrade inutili che si vogliono realizzare, dall’espansione forsennata della logistica cavalcata con particolare accanimento ora anche dalle multinazionali, ai flussi aeroportuali che si vogliono espandere di nuovo in modo esponenziale, dallo stravolgimento degli assetti territoriali e sociali che si intendono portare alle estreme conseguenze. Tutte tendenze pericolosamente in atto che – secondo noi – vanno capite e contrastate con determinazione.

* In nessuno dei programmi – malgrado il bisogno conclamato – si parla di edilizia residenziale pubblica. E’ sempre più grande il numero di persone – non solo immigrati, ma anche anziani, giovani, lavoratori e lavoratrici – che non riescono a trovare e pagarsi la casa. In un paese come l’Italia che è il fanalino di coda in Europa in quanto ad alloggi pubblici, e in un comune come il nostro dove la dotazione è inferiore alle media nazionale e regionale, non si può fare a meno di notare che la politica locale si rifiuta anche questa volta di prendere in considerazione la necessita’ dell’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA – possibile ed auspicabile senza consumo di suolo – che è lo strumento principale per garantire il diritto alla casa.

* Né nel programma della Lega né nel programma dell’Alveare la parola DIRITTO/I, inteso come diritti delle persone, dei cittadini ma anche come diritto alla salute, al lavoro, all’istruzione compare. E non compare nemmeno alcuna presa di distanza o assunzione di responsabilità contro chi vuole apertamente attaccare, ridurre o negare questi diritti sacrosanti e sanciti variamente dalla Costituzione.

Si sa infatti che spendere una parola contro xenofobia e razzismo, omofobia e transfobia, maschilismo e abilismo o contro le propensioni autoritarie e regressive purtroppo presenti anche nel senso comune, rischia di questi tempi di far perdere voti.

Quanto poi alle disparità sociali – come certificano le statistiche e gli studi che se ne fanno – l’Italia è tornata più o meno alla stessa situazione degli inizi del secolo scorso (il Novecento). Denunciare questa situazione e prendersi impegni certi e non fasulli per l’equità sul piano economico e sociale andando oltre la beneficenza e i buoni consigli, anche questo può risultare controproducente e far perdere i consensi dei benestanti e il sostegno dei poteri economici.

Come è noto, se i proclami non bastano a cambiare le cose, le reticenze rischiano perfino di contribuire a peggiorarle e condurci alla barbarie (01.10.21, alternainsieme.net)