(27.05.21) Bergamo. Inaugurazione delle case popolari di Via Borgo Palazzo: la protesta di Unione Inquilini

Giovedi 27 maggio il Presidente di ALER Bergamo e l’Assessore regionale alla casa hanno inaugurato i 107 alloggi di edilizia residenziale pubblica (di cui 77 a canone moderato e 30 a canone sociale) a seguito della conclusione del cantiere edile a Bergamo in via Borgo Palazzo. Attraverso questo evento ALER Bergamo e Regione Lombardia cercano di far dimenticare un cantiere durato 17 anni ( ben 20 anni secondo L’Eco di Bergamo) e una vicenda che è finita anche in tribunale, con lungaggini, cambiamenti di progetti e di imprese, consegne lavori e sospensioni e fallimenti.

Questa inaugurazione – che Unione Inquilini stamattina ha contestato in modo pacifico ma fermo e partecipato – rappresenta una operazione di maquillage che nasconde il fallimento della politica abitativa pubblica a Bergamo e in Lombardia a fronte di una emegenza sociale cresciuta in questi anni e che, a seguito della crisi pandemica, sta assumendo una dimensione drammatica.

  1. Il numero di sfratti è aumentato enormemente anche perché il blocco stabilito dal goveno nazionale riguarda solo l’esecuzione degli sfratti – cioè l’atto finale – e non le procedure legali che – proprio nel corso della pandemia – si sono invece moltiplicate: perché la gente ha perso lavoro o ha visto i propri redditi decurtati, non essendo così più un grado di pagare l’affitto. Secondo nostre valutazioni, il Tribunale di Bergamo, da maggio 2020 ha tenuto circa 4.000-4.500 udienze, solo per gli sfratti, a cui potrebbe corrispondere un numero di procedure di esecuzione mai visto che si assommeranno a quelle precedenti il 2020.
  2. In Lombardia, a causa di una legge sull’edilizia pubblica risultata anticostituzionale, la giunta regionale ha tenuto bloccati per oltre un anno i bandi per le assegnazioni delle case popolari. Alla riapertura, peraltro lenta e parziale, sono stati messi a disposizione un numero di alloggi molto inferiore a quelli del periodo pre-covid.
    Nella città capoluogo, il numero di alloggi messi a bando (126 alloggi disponibili, a fronte di 1.080 domande poi presentate) segna una netta riduzione rispetto agli anni passati (dove comunque si assegnava troppo poco). Infatti se facciamo il paragone rispetto all’anno 2017: erano stati assegnati 200 alloggi, a fronte di 1.439 richieste presentate.
    Invece è aumentato continuamente il numero degli alloggi popolari sfitti. Aler, a livello provinciale, a fine 2020, aveva circa 1050 alloggi sfitti, circa il 13% del patrimonio (fonte dati: Osservatorio della Legalità e della Trasparenza al 31.10.2020).
  3. Nei caseggiati di edilizia popolare, gestiti da Aler e dal Comune di Bergamo, si allargano le situazioni di sofferenza: dove si concentra una popolazione fragile (anziani o invalidi soli, famiglie monoreddito, ecc) che abita in edifici vetusti e con scarsa manutenzione, dove sono continuamente aumenetati gli affitti e le spese condominiali. L’emergenza sociale ha fatto esplodere le morosità, cresciute fino al 38% (dicembre 2020). Gli enti gestori si stanno dimostrando completamente impreparati ad affrontare la sofferenza sociale che viene fronteggiata solamente con gli sfratti. Mentre gli aiuti economici a chi è in difficoltà economica scarseggiano: i contributi regionali di solidarietà sono in continua diminuzione (€ 1.540.691,79 per l’anno 2018, € 1.183.950,57 per l’anno 2019 , € 1.061.239,25 per l’anno 2020).
  4. Regione Lombardia che tramite le Aler gestisce l’edilizia residenziale pubblica, da tempo persegue una politica di aziendalizzazione, privatizzazione e svendita del patrimonio. Anche a Bergamo i risultati sono stati disastrosi per inefficenza e degrado: crollo delle assegnazioni (passate da 383 all’anno nel 2018 a 145 nel 2020) e una gestione degli alloggi sempre più fallimentare.
  5. Malgrado il tradizionale, pesante, ritardo del nostro Paese nello sviluppo dell’edilizia residenziale pubblica – siamo il fanalino di coda fra i Paesi Ue – nemmeno il Ricovery Fund con PNRR – secondo le intenzioni del governo in carica – sarà utilizzato per sbloccare una situazione penosa, resa ancora più drammatica dalla crisi, che vede i bisogni di una fetta significativa della popolazione semplicemente ignorati e calpestati. D’altro canto, anche istituzioni come Aler e la maggioranza dei comuni manifestano nei fatti e nelle scelte effettive un profondo disinteresse per il potenziamento dell’edilizia pubblica, per la manutenzione del patrimonio abitativo pubblico esistente e nell’attenzione alle condizioni sociali – sempre più difficili – di chi ci vive.
  6. A fronte di una situazione tanto drammatica appare del tutto fuor luogo il trionfalismo dei vertici di ALER Bergamo con l’inaugurazione degli alloggi di via Borgo Palazzo a Bergamo. Infatti gli alloggi a canone sociale, quello effettivamente sostenibile per famiglie di ceto popolare, saranno un numero irrisorio: 30 alloggi su 107 che oltretutto saranno consegnati in gran parte (26) a inquilini già residenti da diversi anni in case popolari e che avevano precedentemente fatto domanda di cambio alloggio. Mentre invece i rimanenti 77 alloggi saranno in locazione a canone moderato, di poco inferiore a quello di mercato, e saranno assegnati a un inquilinato di ceto medio (con un Isee dai 14.000 ai 40.000 euro all’anno). Un esempio può far capire meglio di tante parole: un alloggio di 70 metri quadrati con garage avrà un canone di 500 euro al mese, spese condominiali escluse. Forse è per questo che la gran parte degli alloggi cosidetti di “housing sociale” (canoni modertati e convenzionati) realizzati in questi anni da Regione e comuni sono in gran parte vuoti e i bandi di assegnazione vanno deserti.
  7. Di fronte a questi fenomeni, tanto drammatici quanto occultati, perché a chi li subisce viene negata la parola, è necessaria anche nella nostra città una forte mobilitazione che ponga al centro il diritto alla casa e veda protagonisti tutti i soggetti colpiti: dalle famiglie sfrattate, ai tanti che fanno domanda di casa popolare, fino agli inquilini delle case popolari lasciati nel degrado e nell’abbandono. Gli obiettivi sono: abbassare gli affitti, rendere disponibili gli alloggi sfitti (a partire da quelli pubblici lasciati vuoti), NO SFRATTI (se non quando è garantito i contestuale passaggio da casa a casa), aumentare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica senza nuovo consumo di suolo, utilizzando edifici ed aree dismesse sulle quali invece oggi si concentra l’attenzione della speculazione edilizia.

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