ottobre 1st, 2009 | 22:58

101_1454

 

Val Cavallina, Cavallina smorta

La morte bussa ormai alla tua porta.

 

Speculatori e politicanti,

ti voglion coprire, quali manti,

 

di case, capannoni e di villine
così da far sparire le tue colline.

 

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ottobre 1st, 2009 | 21:52

sabato01

 

La donzelletta vien dalla campagna

E non reca in mano un mazzolin di rose e viole,

nel campo più non scorge l’albero

a cui tendeva la pargoletta mano.

 

Dov’è l’ombra? Or se la quercia spande morta.

Tra brulle rocce più non scorge l’adorata ginestra

che i suoi cespi solitari intorno sparge,

né i profumi, i colori e i suoni si rispondono.

 

 

Alza lo sguardo nello spazio aperto

non vede piante, intorno sol deserto,

non comprende tal desolazione,

ma essa ha un nome, deforestazione.

 

Dove sono le già chiare, fresche

e dolci acque del rio? Boh!

Tace, e più non ode la pioggia che cade

sulle tamerici salmastre ed arse,

né la pioggerellina di marzo che picchia

argentina sui tegoli vecchi del tetto.

 

Sotto la cappa dell’effetto serra

la pioggia cade qual tempesta sulla terra.

Passata è la tempesta

ode un augel far festa

ma il cacciator sull’uscio

gli spara nella testa. Ora è là come in croce….

 

La gallina più non torna in su la via,

i polli s’allevan tutti in batteria

per far che sian tutti dello stesso peso

non per chi ha fame ma per l’obeso.

D’in su la vetta della torre antica,

passero solitario almeno tu non volare via ,

almeno tu falle compagnia.

 

Da lontano i lunghi lamenti

dei  violini d’autunno

feriscono il suo cuore

con monotono languore

e cade come corpo morto cade.

Verrà la morte ed avrà i suoi occhi,

aperti a fissar la malata atmosfera,

ed è subito sera.

 

gennaio 2009

ottobre 1st, 2009 | 20:47

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