Del suo genio la superiore qualità
consiste nel non dire mai la verità,
politica e menzogna a piene mani
sono i suoi discorsi quotidiani.
Poi subito si scorda quel che dice
e poco dopo se stesso contraddice.
Non s'è mai chiesto se un'affermazione
è vera o falsa ma solo se funziona,
l'afferma e poi la nega con costanza
seconda la persona e la circostanza.
Se si pensa di poter quindi ragionare
e le sue asserzioni interpretare,
giacché il contrario pare molto vero
pur riflettendo per un giorno intero
mettendoci tutti i buoni intendimenti
si uscirà comunque dei perdenti.
Che si creda o pure no a tale tedio
al mondo non esiste che un rimedio:
supporre sia cacofonia un po' strana
non riscontrabile nella razza umana.
Questa vi risparmierà grandi tormenti
dinanzi ai falsi sacri giuramenti
che inserisce all'inizio e alla fine
delle sue menzogne cui è incline.
Il vecchio Jonatan aveva pur ragione
valutare nel suo tempo tal persone,
da allora non è cambiato il mondo
ma con Silvio abbiamo toccato il fondo.

L’uomo anche se di stessi natali
diverse ha le impronte digitali.
Il Dna patrimonio di natura
ci differenzia, come pure la cultura.
Pure se fatti della stessa creta
siamo pezzi unici sul pianeta.
Dal più sfigato a quello più scaltro
morto uno non ne nasce uguale un altro.
Siam pezzi unici, ma casi eccezionali
i pezzi di merda sono tutti eguali.

Lo stato, dove è lo stato?
Ha lasciato solo un altro magistrato
che come il primo è stato assassinato.
Uomini soli a combattere il reato
pur consapevoli che il feral fato
la loro sorte aveva già segnato.
Giovanni, dopo dell’Addaura l’attentato
a posta mancato: era stato solo avvisato,
non si era per nulla scorato,
amareggiato ma non imbavagliato
pur se da Palermo era stato allontanato.
Lì l’ordigno telecomandato: un boato.
Viene ammazzato in un agguato,
piagato, straziato, bruciato
e senza vita sul selciato spaccato.
Ma il potere mafioso non era placato
e pure Paolo verrà sacrificato,
complice il servizio segreto deviato
lo scempio è reiterato
e Borsellino viene giustiziato.
Il patto mafia stato, scellerato,
allora come oggi praticato
l’aveva giudicato e condannato
e sul tempo è stato alfin bruciato:
stava arrivando ai piani alti dello stato.
A pensar male, si sa, si fa peccato,
ma tutti sanno chi è l’innominato.
Giovanni e Paolo, il loro destin rubato
sarà per sempre da tutti ricordato
e con loro gli agenti delle scorte
e tanti altri bravi magistrati
morti ammazzati,
loro sì, servitori dello stato.
Il sistema che le stragi ha comandato
sarà forse col tempo giudicato
e si spera per sempre eradicato.
Chi ci crede è beato?
Non, solo impegnato.

Sedicente del consiglio presidente
Ignorante eppur saccente
Perennemente sorridente
Pur se gli manca(va) un dente,
Colpa di un feral fendente.
Sebbene senescente
Modificato chirurgicamente
S’atteggia orgiasticamente
Alla vista di autoreggente
Specialmente di adolescente.
Suadente e invadente
Trova tele-dipendente
Che informato malamente
L’ama follemente,
Tg1 connivente.
Mente spudoratamente
Ai giudici renitente
Dai processi sfuggente
Grazie a chi nel nostro “parlamente”
Si vende spudoratamente,
Si dice fervente credente
Della famiglia difendente
Anche se divorziato doppiamente
Predica bene razzola malamente,
Indecente!
Pur agendo lubricamente
È perdonato cristianamente
Dalla chiesa in attesa che tangente
L’aiuti finanziariamente,
Moralmente coerente.
Maria Stella cadente
Meteorite meteorente
Allo studente
offre sfollagente
e altro corpo contundente.
Invece il presidente
Molto di recente
Denigra il pubblico docente
Che, secondo lui, trasmette solamente
Valore sconveniente
Alla famiglia contraddicente.
Promette poi solennemente
Che prossimamente
In edilizia fatiscente
In classe pollaio puteolente
Con tempo pieno inesistente
Con alle cattedre taglio tagliente
Mancherà pure il dirigente.
Il pubblico corpo docente
Fin qui paziente
Ora non più silente
Gli manda un accidente.
Finalmente!!!!
Berlusconi Silvio, cavaliere e auriga
Più che i cavalli a lui piace la biga.
Povera Italia, del cavaliere ostello,
Nave senza nocchiero in gran tempesta
Non più donna dabbene ma di bordello.
Preconizzava Dante, la sapeva lunga,
Il Dolce Stil Novo: il Bunga Bunga.
Dolce metafora usata dal Caimano
Il far trenino, nudi il Dere e il Tano.
Lavora troppo, la sera agogna coccole
Fatte da escort, in italiano zoccole.
No-Emy, no party se non c’è anche Ruby,
Una minore che balla sopra i cubi.
Per le minori ha malattia cronica,
se n’è accorta pure la Veronica.
C’è Posta per te *

Il dramma della Posta
Locale mono posto,
Essendo maldisposto
Giammai si trova posto.
D’estate si va arrosto
Del caldo la batosta.
Gente che va in posta
Che non trova il posto
Or più non è disposta
Pagare tale costo.
Facendo troppa sosta
Con coda al banco posta
Di pepe è una supposta,
S’incazza anche un prevosto:
E’ d’uopo dirlo apposta.
Con forza: ora basta
Con posta sì vetusta
Che a noi troppo ci costa.
Protesta assai composta
Essendo degna e giusta
Senza usar la frusta
Contro il caro busta.
E’ questa la proposta:
Si svegli ora la casta
Da tempo assenteista
E pure un poco crosta.
E’ urgente nulla osta
Per allargar la posta.
S’attende una risposta!
* In occasione del volantinaggio sul problema dell’Ufficio postale a San Paolo d’Argon, 29 settembre 2010. Cfr. alternainsieme.net: qui

Sol per soldi maledetti
privatizzan rubinetti,
porterà una tale riffa
grande aumento di tariffa.
Il privato, di onestà,
non darà la qualità
e si proverà l’ebrezza
bere d’acqua una schifezza.
Consumato il malaffare
sarà vano protestare.
Addio nostre sane docce,
con un euro sette gocce,
forse a volte c’è concesso
di tirar l’acqua del cesso
e ce la vedremo brutta
far bollir la pastasciutta,
con addosso stessi panni
per lavarli dopo anni.
Poi per bere che gabelle,
manco fossimo cammelle!
Pure il don dirà preghiera
per riempir l’acquasantiera.
A evitar fin sì funesta
scatti tosto la protesta,
lotta dura, planetaria
o al privato pure l’aria
che per bocca respiriamo
e dal basso che espelliamo.
Il sistema malandrino
tasserà anche il ruttino.
Controllati a tutte l’ore
con un tele contatore
che piacere sado-maso
una sonda dentro al naso.
Che piacere quotidiano
un sondin nel deretano.
- Maggio 2010. San Paolo d’Argon – Referendum Acqua (qui)

Si vis pacem para bellum
Si vis pacem para culum
Con i bastoni, le clave, le daghe
Con le spingarde, con la bombarda, guerra bastarda
Delle due rose, guerra dei gigli, oh coglioni
Mettete fiori nei vostri cannoni.
Guerre merdose dei tempi andati,
dove morivano solo i soldati
Guerre moderne che sono più vili,
che’ a morire son solo i civili.
Le mamme attendono con occhi tristi,
in guerra sol muoiono i poveri cristi.
Guerre di terra, di cielo, di mare
Producono solo un sacco di bare.
Guerre per l’oro, per il petrolio,
Di religione e di etnia,
Piangiamo i morti di Nassiriya.
Chi fa la guerra è solo perdente
E non risolve un cazzo di niente.
Guerre dei bianchi, dei neri o marroni
In ogni caso son tutti coglioni.
Guerre d’eserciti o kamicazzo
Che il più delle volte è solo un ragazzo.
(ma alla lunga ci rompono il cazzo)
Contro la guerra piaccia o non piaccia
Si deve usare la parolaccia.

C’era un tempo che nell’alveare
Tutte le api adatte a lavorare
Non dovevan pregare il crocefisso
Per conservar nel tempo il posto fisso.
Oggi quelle che erano belle arnie
Dicono che devono diventar precarnie,
Che con la rivoluzione industriale,
Con il commercio che divien globale,
Si rinunci a diritti sindacali,
Tarpando così le loro ali.
Le api regine son di stessa intesa
Riunite in studio di Vespa Teresa,
Così per lievitare il capitale
L’arnia diverrà arnia letale
L’ape operaia ne farà le spese
Vivendo con poco miele al mese,
E forse cadrà da grande altezza
Senza le ali e senza sicurezza,
E nessuna avrà medaglia d’oro,
Nella memoria, per morte sul lavoro.
Ma alcune ancora sperano in un fax
Dall’ape Maja, meglio, dall’ape Marx.
Che esorti le novelle masse
A rinnovar la lotta di classe,
Ad unirsi contro il mondo infame
e fare tutti insieme un solo sciame,
A riportare in campo il simbol bello
Dove la falce si sposa al martello.
E se sbarreran le celle od altro spregio,
Niente paura che di fuori è peggio.
PROPOLETARI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI!

Volevo per la prima volta partecipare ad un concorso di narrativa, ma cosa narrare? Da ragazzo mi divertivo a scrivere storielle buone per i miei amici che erano illetterati, ma un concorso nazionale, via, non faceva per me. Pure l’idea mi assillava, chiesi quindi consiglio ad Antonio un amico giornalista, spiritoso, dissacrante ma profondo, che mi ha scoraggiato vieppiù. Read the rest of this entry »
