| Considerazioni
sul tema dell'evasione fiscale
Se 2mila euro vi
sembran pochi ...
E' la cifra che
ogni anno gli evasori "sfilano" dalle tasche a ciascuno di noi
Sembra avvenuto, in questi giorni in Italia,
uno strano fenomeno. Strano perché era inaspettato. Inaspettato perché
non ci siamo abituati.
In questi giorni di polemiche intorno, pro e contro la Finanziaria,
si parla più di evasione fiscale che di aliquote, più di evasione fiscale
che di allocazione di risorse per questo o quel provvedimento.
Eppure, lo stupore non ci dovrebbe essere consentito.
Non si tratta infatti di entrare nel battibecco - definirlo dibattito
ci sembra un po' troppo - per stabilire in quali settori dell'economia
o in quali zone del Paese si annida il maggior numero di evasori. E'
la stima dell'ammontare complessivo dell'evasione fiscale che fa rimanere
a bocca aperta. La cifra che più frequentemente viene tuttora accreditata
è 200 miliardi di euro annui.
E' un numero, questo, in realtà vecchio di qualche anno: risale infatti
al 2004, quando per primo il Censis, in un rapporto sul lavoro "nero"
in Italia, stimò che l'imponibile del sommerso poteva raggiungere appunto
i 200 miliardi annui.
La valutazione trovò poi numerose altre autorevoli conferme. Quindi,
se da un lato è certo che non si può pensare di ottenere gettito dal
"lavoro nero" - chi agisce clandestinamente non si ravvede poi quando
si tratta di pagare le tasse! - è sicuramente altrettanto certo che
si tratta di una stima ottimistica. La Banca Mondiale, per esempio,
pubblicò uno studio secondo il quale l'ammontare dell'imponibile sconosciuto
al fisco italiano poteva raggiungere i 300 miliardi di euro all'anno.
Ma non è tutto. A ciò, infatti, occorre aggiungere le pratiche evasive
ed elusive di chi conduce una regolare attività, ma non perde occasione
per pagare meno tasse di quante dovute.
Trecento miliardi di euro all'anno, è vero, è una cifra che impallidisce
di fronte a quella fornita per gli Usa dall'Internal Revenue Service
(Irs), l'Agenzia delle entrate statunitense, che indica in ben 345 miliardi
di dollari la differenza media annuale tra le entrate tributarie attese
e il gettito effettivo delle imposte federali.
Non a caso, negli Stati Uniti c'è una "certa" tradizione nella caccia
- fra le altre - all'evasore, tradizione talvolta mitizzata e talvolta
persino soggetto cinematografico. Comunque, 88 americani su 100 considerano
"inaccettabile" la pratica di non pagare le tasse, almeno secondo un'indagine
dell'Oversight Board, organismo indipendente che ha il compito di suggerire
all'Amministrazione tributaria come muta la concezione che delle imposte
e dell'erario hanno i cittadini.
E negli Usa, dove l'evasione è reato penale, con gli evasori, appunto,
non si scherza, come bene descrive "Quando il gioco si fa duro ...",
un viaggio fra le più significative tecniche e strategie di lotta all'evasione
fiscale adottate in vari Paesi europei ed extraeuropei, pubblicato oggi
da www.fisconelmondo.it. Ma non si scherza
neppure in Cina, si legge nell'articolo, in Gran Bretagna, in Irlanda,
in India.
E in Italia? Beh, in Italia, quantomeno, sulla lotta all'evasione fiscale
"c'è chi ha da ridire".
Eppure, torniamo alla cifra stimata: 200 o 300 miliardi di euro ogni
anno sfuggono al fisco. Facciamo una via di mezzo e stabiliamo, una
volta per tutte, che si tratta di 250 miliardi.
Duecentocinquanta miliardi di euro di imponibile potrebbero dare un
gettito di circa 100 miliardi ogni anno. Siamo al 6/7 per cento del
Pil (il Prodotto interno lordo), quasi l'equivalente della spesa sanitaria
nazionale.
Ma trasferiamoci su un piano più individuale, più tangibile. Ipotizziamo,
per comodità di calcolo, che noi italiani siamo 50 milioni: ebbene,
ogni anno, dalle nostre tasche, gli evasori sfilano 2mila euro a testa.
Puntuali, ogni 12 mesi, come ai "guappi" che riscuotono il "pizzo",
siamo costretti a consegnare 2mila euro a testa, e altri 2mila per ogni
nostro figlio, e li paga anche nostra moglie o nostro marito, il vicino
di casa, il portiere, il medico, ...
Massimo
A. Conte Fisco
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