HOME

HOMEold

ARCHIVIO

Foto

 

L'ALTERNATIVA:

2010

2009 - 2008 - 2007

2006 - 2005 - 2004

2003 - 2002 - 2001

MAI-A-URE

2006 - 2004

 

giugno 2011 (new)

maggio 2011(new)

aprile 2011(new)

marzo 2011(new)

febbraio 2011 (new)

gennaio 2011(new)

dicembre 2010 (new)

novembre 2010 (new)

ottobre 2010 (new)

settembre (new)

agosto 2010 (new)

luglio 2010 (new)

giugno 2010 (new)

maggio 2010 (new)

aprile 2010 (new)

marzo 2010 (new)

febbraio 2010 (new)

gennaio 2010 (new)

dicembre 2009 (new)

novembre 2009 (new)

ottobre 2009 (new)

settembre 2009 (new)

agosto 2009 (new)

luglio 2009 (new)

giugno 2009 (new)

maggio 2009 (new)

aprile 2009 (new)

marzo 2009 (new)

febbraio 2009 (new)

gennaio 2009 (new)

dicembre 2008 (new)

novembre 2008 (new)

ottobre 2008 (new)

settembre 2008

agosto 2008

luglio 2008

giugno 2008

 


mail: alternainsieme@yahoo.it



MARZO 2019

 

(28.04.19) Bergamo. Saranno Valli' e Rita a guidare Unione Inquilini di Bergamo e provincia

L'assemblea degli attivisti impegnati negli sportelli di Unione Inquilini di Bergamo e provincia nella giornata di ieri, dopo ampia discussione sull'organizzazione dei servizi del sindacato e sulle nuove scadenze di lotta per il diritto alla casa, ha preso atto delle dimissioni di Fabio Cochis da segretario provinciali e dagli altri incarichi sindacali, dimissioni da lui stesso richieste a seguito dei suoi nuovi impegni lavorativi.
Con votazione unanime l'assemblea ha quindi approvato la proposta di affidare il coordinamento del sindacato provinciale alle compagne Vallì' Morlotti e Rita Rebecchi, in qualità rispettivamente di Presidente e Segretaria.
Vallì Morlotti (a destra nella foto), n. 1955, pensionata da poco, ha alle spalle una lunga e intensa militanza nelle formazioni della sinistra e nel sindacato confederale; negli ultimi anni ha coordinato lo sportello dell'Unione Inquilini della zona di Treviglio-Bassa Bergamasca.
Rita Rebecchi, n. 1975, lavora part-time nel settore della Grande Distribuzionr e ha coordinato con Fabio Cochis le vertenze e le mobilitazioni antisfratto dello sportello della zona di Bergamo città.
L'Unione Inquilini di Bergamo ringrazia il compagno Fabio Cochis per il coraggio e la tenacia con cui ha operato dal 2009 nell'Unione Inquilini contribuendo in modo appassionato al rafforzamento del sindacato attraverso le nuove forme di lotta contro gli sfratti e per la difesa del diritto alla casa, che per primi abbiamo sperimentato in bergamasca per rispondere all'esplodere del dramma degli sfratti conseguente alla crisi economica.
Un abbraccio Fabio che se ne va e tanti auguri di buon lavoro e buona lotta a Vallì e a Rita.
Mercoledì 1° Maggio l'Unione Inquilini sarà tutta mobilitata in piazza per la manifestazione delle/-i lavoratrici/-ori. L'appuntamento è a per tutte e tutti alle ore 9.00 al Piazzale della Stazione. (Bergamo, 28.04.19)

Diritto alla casa, precedenti info: qui

 

(17.04.19) "BERGAMO IN COMUNE". SCELTE CONCRETE PER RILANCIARE UNA POLITICA PER IL DIRITTO ALLA CASA PER TUTT*

Il nostro Paese è fra quelli dell'Unione Europea con la percentuale più bassa di edilizia residenziale pubblica. Le case popolari, il diritto alla casa per tutte e tutti, è riconosciuto dalla Costituzione, ma nei fatti oggi assistiamo invece alla privatizzazione e alla vendita dello scarso patrimonio residenziale pubblico. A fronte di tante abitazioni lasciate vuote anche nella nostra città molte persone hanno difficoltà ad trovare una casa. Dopo il Piano di Zona varato ormai ben 12 anni fa, anche nella nostra città non si sono fatte più case popolari o convenzionate da mettere a disposizione delle tante persone e famiglie che non hanno il reddito sufficiente per pagarsi un alloggio sul libero mercato.

"Bergamo in comune" propone di riprendere l’iniziativa pubblica su questo terreno varando un nuovo Piano di Zona e fermado ogni vendita di immobili di proprietà pubblica destinandoli a sopperire alle necessità dei nuclei famigliari senza casa o in difficoltà.

"Bergamo in comune" propone di attivare un piano straordinario di interventi per realizzare case per chi non riesce a pagarsela (visto il caro affitto e visti i redditi dei ceti popolari falcidiati dalla crisi e dalla precarietà lavorativa) e anche per giovani e giovani copie per favorire la loro permanenza in città.

Questo si dovrebbe fare, invece oggi gli inquilini delle case popolari sono obbligati a protestare per la scarsa manutenzione delle case loro assegnate, per gli affitti e le spese crescenti, mentre la Regione a guida leghista con i nuovi regolamenti adottati intende accelerare i processi di privatizzazione.

Inoltre oggi l’Aler - l'agenzia regionale per l'edilizia residenziale pubblica - ha deciso unilateralmente di sopprimere il servizio di portierato sociale nelle case popolari di Bergamo. "Bergamo in comune" sostiene gli inquilini che si sono mobilitati per chiedere all'Aler di ripristinare il servizio di portierato sociale e riassumere le/gli operatrici/ori licenziate/i, di avviare e manutenzioni agli stabili e di abbassare gli affitti e le spese condominiali.

"Bergamo in comune" partecipa e invita a partecipare al presidio che gli inquilini hanno indetto per marcoledì 17 aprile alle ore 17.00 davanti alla sede Aler di Via Mazzini 32/a a Bergamo. ("Bergamo in comune", 17.04.19)

[nell'immagine in primo piano Francesco Macario, candidato sindaco per "Bergamo in comune", mentre partecipa al primo presidio antisfratto in bergamasca dall'inizio della crisi nel settembre del 2010 ad Endine Gaiano. Indetto dall'Unione Inquilini, con la partecipazione di altre famiglie sottosfratto e delle compagne dei compagni di Rifondazione Comunista del territorio, il presidio riuscì a respingere il tentativo delle forze dell'ordine di mettere in atto uno sgombero violento ai danni di una famiglia sfrattata. Da allora in città e in tutta la provincia Unione Inquilini e altre organizzazioni sindacali di base sono state protagoniste di numerosi picchetti antisfratto contro gli sgomberi, fatto che ha costretto gli Enti Locali ad adottare un minimo di politiche sociali onde evitare o mitigare il trauma degli sgomberi.]

 

 


(17.04.19) BERGAMO. CASE POPOLARI: CRESCE LA PROTESTA CONTRO ALER

* Mercoledì 17 aprile, ore 17.00 PRESIDIO presso gli uffici Aler in Via Mazzini 32/A A BERGAMO. Per info: Amanda (340.7915236); Bruno (335-6185994); Massimiliano (347.2350300); Cristina (333.6507230)

Aumentano gli affitti, manutenzioni bloccate, portierato eliminato

Il portierato sociale è stato chiuso nei quartieri di Malpensata, Carnovali, Villaggio degli sposi, Monterosso. A dicembre chiuderanno quelli di Longuelo e Loreto. Viene eliminato un Servizio utile che offriva aiuto e sostegno a tanti inquilini.

I Comitati degli inquilini delle case popolari non ci stanno!

La crisi economica e la povertà aumentano. Tante famiglie non riescono più a pagare gli affitti e le spese.

L’Aler è sempre più assente nelle manutenzioni ed è infastidita dagli esempi di solidarietà e di convivenza che nascono nei quartieri ad opera dei Comitati.

Chiediamo ad Aler di:

  • Riaprire il portierato sociale e riassumere i lavortaori
  • Avviare interventi di mautenzione
  • Abbassare affitti e spese condominiali

Noi, cittadini e inquilini delle case popolari, non deleghiamo più nessuno e chiediamo subito risposte. Organizziamo un presidio di protesta fuori da Aler e chiediamo un incontro con il Presidente.

Saremo in PRESIDIO davanti alla sede Aler di Via Mazzini 32/a mercoledì 17 aprile dalle ore 17.00. Sono invitati a partecipare tutti gli inquilini delle case popolari, i cittadini e i sindacati, associazioni solidali

A cura di: Comitati inquilini via Luzzatti nr. 7-54, via Don Bosco nr. 52-58, Via Carnovali nr. 5-29, Via Carnovali nr. 45-63.

LOCANDINA

Diritto alla casa, precedenti info: qui

 

 

(28.03.19) BERGAMO-CLEMENTINA: MOBILITAZIONE DEGLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI

* Giovedi 28 Marzo, ore 16.30 PRESIDIO al COMUNE di Bergamo, Palazzo degli uffici in Piazza Matteotti 3; ore 16.00: partenza in automobile dalle case popolari di Via Tolstoj 6. Per info: 3519544080 - Adriana

Finalmente il Comune e Aler hanno accettato di incontrare gli inquilini delle case popolari del quartiere Clementina. Gli inquilini hanno organizzato un presidio davanti al Comune di Bergamo per pretendere che ALER e Comune diano un aiuto alle famiglie delle case popolari. Una delegazione incontrerà l’Assessore alla casa e il Direttore di ALER.

Queste le loro richieste discusse negli incontri che ci sono stati nel quartiere.

"Siamo stanchi di vivere in case di cattiva qualità ma con affitti troppo alti" - raccontano gli inquilini. "L’aumento delle spese condominiali è diventato insostenibile. Perché si somma all’aumento dei prezzi di gas e luce. Tante famiglie non riescono più a pagare i bollettini di affitto, aumentano i debiti, si rischiano gli sfratti.

La condizione di manutenzione delle case è scadente. Sono in ritardo tutti i lavori che ALER deve fare: sostituzione serramenti e caldaie, cassette posta e così via, mentre il Comune di Bergamo continua a tagliare i servizi sociali." (a cura Unione Inquilini Bergamo - tel. 3397728683)

Volantino

Diritto alla casa, precedenti info: qui

 

 

(13.03.19) BERGAMO IN TRASFORMAZIONE E LE MANI SULLA CITTA' - INCONTRO PUBBLICO

* Mercoledì 13 marzo ore 20.45, c/o Fondazione Serughetti-Centro "La Porta", Via Giovanni XXIII 30, Bergamo

A cura del gruppo promotore di "Bergamo in comune"

BERGAMO CAMBIA

La città prende la forma della storia: la storia dei modelli economici e dei processi produttivi. Ma la città comprende anche altro: la città forma i cittadini, i soggetti politici. Infatti la città intesa come polis è dimensione complessa di partecipazione politica e sociale. Una dimensione che però sembra essere sotto assedio, fagocitata da nuove dinamiche che si esprimono con forza anche nella nostra Bergamo. Oggi appare sempre più centrale il rapporto fra evoluzione della città e sviluppo del capitalismo globale. In questa fase si sta sviluppando infatti un processo di accumulazione tramite «spossessamento». Cioè il capitale è sempre più predatorio: recupera gli spazi, fisici e simbolici, e li ricostruisce secondo le proprie esigenze. Gli spazi urbani prendono la forma della storia. Oggi il mercato ne è padrone attraverso turismo e consumo, mentre la politica, come bene ha dimostrato l’amministrazione attuale, si fa piccola piccola se non quando si trasforma in ordine pubblico. Bergamo non fa eccezione, anzi grazie alla presenza dell’aeroporto di Orio che l’ha promossa a terzo scalo in Italia, oggi Bergamo è una città tutt’altro che provinciale, ma al centro dei nuovi fenomeni urbani, che qui si presentano come più avanzati, radicali e veloci. Per la prima volta nella sua storia Bergamo non è periferia, ma al centro delle più radicali trasformazioni economiche, sociali e urbane.
Alcuni dei nuovi tratti distintivi che attraversano la nostra città possono essere tracciati. Due in particolare modo: la supremazia del turismo e del consumo rispetto alla pianificazione urbanistica e una visione dello spazio urbano come spazio di ordine pubblico. Lo slogan della scorsa campagna elettorale del sindaco (cambiare passo) appare alla luce di queste dinamiche ancora più inquietante. Si è certamente cambiato passo, ma procedendo nella direzione sbagliata.
Infatti l’attuale amministrazione è stata oggettivamente solo una mera esecutrice dei dettati economici e delle scelte operate dagli imprenditori e imposte alla città. L’amministrazione si è limitata a amministrare per favorire l’azione e le decisioni di altri soggetti, quelli economici, dai grossi investitori, alle banche, al mondo finanziario. L’amministrazione, basandosi sul noto principio liberista che non vi è alternativa a questo modello economico, è stata solo la facciata pubblica di operazioni private di accumulazione tramite «spossessamento». E lo ha ben dimostrato da subito riducendo del 40% gli oneri di urbanizzazione sulle aree dismesse e chiudendo l’Urban Center (il luogo inaugurato da Bruni per dare spazio alle parti sociali sui dibattito sui destini della città e dei vari progetti pubblici e privati).
Un aspetto oggi caratterizzante le trasformazioni urbane è la gentrificazione. Un processo per cui l’area in cui avviene diventa più costosa e più esclusiva. Imprenditori edili e proprietari finanziari vedono in un’area urbana una zona di potenziale profitto e iniziano una serie di investimenti che cambiano le caratteristiche originarie di quell’area. Sono le ex zone industriali a essere ottimali per questo processo, perché mettono a disposizione grandi aree su cui è possibile costruire, magari cavalcando l’idea “verde” di risparmiare suolo agricolo. Ecco che zone considerate fino a poco prima degradate diventano attrattive per una certa popolazione, tendenzialmente giovane: artisti, musicisti, giovani coppie e studenti (vedi il target individuato dal progetto Bosatelli/Percassi del Chorus Life). Oggi è diventato di moda il termine “riqualificazione urbana”, ma è chiaro che la riqualificazione non andrà certo a vantaggio della popolazione lavoratrice che originariamente abitava in, o attorno, a queste aree. Costoro vengono invece gradualmente spinti fuori da queste aree e dalla città, magari nei quartieri e nei comuni limitrofi alla città, resi meno appetibili dalla presenza fastidiosa dei decolli e atterraggi generati dalla crescita smisurata dell’aeroporto. Questa nuova ondata di espulsioni accade non solo perché il costo delle case, sia in vendita che in affitto, aumenta, ma anche perché un numero significativo di abitazioni non sarà più a scopo residenziale, ma piuttosto dedicato a brevi soggiorni. Sarà dunque destinato al turismo: fenomeno pressoché prima sconosciuto in Bergamo. Non a caso i fenomeni più estremi di gentrificazione si stanno sviluppando in Città Alta, dove sotto la spinta del turismo indotto dall’enorme flusso di viaggiatori generato dall’aeroporto di Orio e sfruttando, malamente, l’accredito UNESCO, si è perseguito, e non governato, un sviluppo turistico scriteriato, che ha portato alla ulteriore crescita incontrollata di attività legate alla ristorazione e al soggiorno temporaneo.
Attorno al Centro Piacentiniano si sta invece giocando forse la parte più rilevante di questa partita. Assistiamo ad un forte attivismo dell’amministrazione, teso a favorire la costituzione di un vero “centro del lusso”. Una zona commerciale dedicata al lusso e che si rivolge ai flussi esistenti, e futuri, di passeggeri benestanti che transitano per Orio al Serio. Una vecchia idea che non aveva sino ad ora trovato un luogo adeguato, loro dicono una “location”. Ora grazie alla disponibilità dell’amministrazione, attraverso uno stillicidio di azioni amministrative, questo progetto (mai discusso con la città e non previsto dalla pianificazione del PGT) sta prendendo forma. E sembra non importare a nessuno che in questo nuovo settore commerciale di lusso si lavori a cicli continui, comprese le festività, con contratti precari e a tempo determinato e con stipendi al limite della sussistenza.
Vi è poi il progetto affidato all’impresa Vitali, sullo scalo merci (ex Porta Sud), che rappresenta un nuovo livello nel grado di privatizzazione delle scelte urbanistiche. Qui all’operatore selezionato con bando pubblico è addirittura devoluta la possibilità di decidere il destino strategico dell’area, di stringere rapporti con altri soggetti privati e di attuare la riqualificazione gestendo direttamente gli aspetti finanziari. L’amministrazione sembra relegata al semplice ruolo di arbitro che fissa le regole e fischia gli eventuali fuorigioco. I cittadini, come hanno dimostrato i recenti quattro “incontri partecipativi” promossi dall’amministrazione, sono in questo contesto ridotti al ruolo di semplici spettatori passivi e ininfluenti. I 250.000 metri quadri dell’ex scalo ferroviario sono oggetto di un protocollo siglato congiuntamente da Sistemi Urbani, società del gruppo Ferrovie delle Stato, RFI e Comune di Bergamo. Obiettivo dell’intervento sarà quello di “ridisegnare l’area – che con apporti di privati potrà raggiungere complessivamente 450.000 metri quadri – e trasformare il sud di Bergamo creando infrastrutture di collegamento urbano, che offrano standard urbanistici e architettonici tipici della progettazione contemporanea, secondo i principi delle Smart Cities”. In questo caso riaffiora l’ideologia delle grandi opere che oggi torna ad essere venduta.. Si tratta di un’ideologia che ha a che fare nel nostro paese non solo con il liberismo, ma anche con l’affarismo e che già molti danni ha già prodotto anche a Bergamo dalla BREBEMI al Park della Fara. Ma l’inefficienza e l’inagibilità delle grandi opere è ormai un fatto evidente a livello mondiale, si tratta dello sviluppo di un capitalismo cannibale, che assume totalmente la logica del “costruisci e distruggi. Il vero motore di queste grandi opere è un altro. Come dimostrano i casi di Pedemontana, Brebemi e Teem: queste opere trovano le loro ragioni solo nell’interesse finanziario, senza la provvista messa a disposizione dagli attori finanziari non sarebbe possibile il paradosso di mega progetti, che non si giustificano secondo alcuna analisi economica e occupazionale.
In sostanza possiamo dire che l’amministrazione ha effettivamente cercato di cambiare passo alla città, bisogna dargliene atto, ma lo ha fatto sposando il modello economico postfordista e liberista, in cui il modo di produzione è dominato da forme di accumulazione flessibili, capaci di integrare, di mettere in rete, modi, tempi e luoghi di produzione fra loro molto diversi. Un modello suggerito da un folto gruppo d’imprenditori (Percassi, Lombardini, Cividini, Bosatelli e Vitali) e di cui i cittadini non sanno nulla, visto che nei programmi elettorali c’era ben altro. Non solo non ne sanno nulla ma nemmeno hanno corso il rischio di esserne informati, né consultati. Ma è con questo sistema, che favorisce le oligarchie in grado di decidere, che oggi, dall’Europa a Bergamo, si procede. La democrazia è diventata un lusso e la partecipazione dei cittadini un fastidio. Una vera mutazione del sistema che diventa a-democratico. Come non ricordare le uscite dell’attuale sindaco al tempo del referendum sulla Brexit contro il suffragio universale, considerazioni giunte sino ad auspicare la riduzione del voto alle sole classi abbienti, le uniche, per censo e cultura, in grado di decidere coscientemente.
Eppure più si riducono le competenze della politica pubblica e gli spazi della partecipazione e più l’amministrazione ha cercato di legittimarsi con strumenti come ad esempio le “reti sociali”, finti organismi democratici e partecipativi, in cui i proconsoli inviati dalla giunta hanno cercato di tranquillizzare i cittadini raccontando la favola che, in fin dei conti, la città è ancora loro e che sono ancora loro a decidere. Salvo poi scoprire che le decisioni che gli spettano riguardano aspetti marginali del decoro e dell’arredo urbano (quando va bene). Le recenti polemiche tra l’amministrazione e i comitati dei cittadini sul tema della partecipazione hanno realmente posto in evidenza l’emergere di una prima forma di insofferenza di molti su questi temi. Emerge una rigidità inattesa, un conflitto che attraversa anche soggetti che erano stati tra i fautori del successo del centro sinistra cittadino.
Non a caso per l’attuale giunta la flessibilità delle decisioni è un dogma, un obbligo che gli consente di sfuggire alla crisi, riducendo il costo del lavoro e diminuendo il tempo che intercorre tra investimento e realizzazione del profitto. Infatti l’attuale amministrazione aborrisce tutto ciò che allunga questi tempi, in particolare l’espressione di opinioni o interessi diversi da quelli che ha assunto. Per gli assessori, riprendendo, più o meno coscientemente, modelli economici di moda qualche decennio fa negli Stati Uniti d’America, il rapporto tra spazio geografico, tempi economici e capitale diviene il focus di riflessione centrale. La velocità è la cifra del loro mandato (obiettivo per altro più proclamato che raggiunto).
Siamo in una fase di forte trasformazione della città, in particolare la città, intesa come arena di partecipazione politica e di conflitto sociale, è sotto attacco da parte del turismo deregolamentato, del consumo e della concezione securitaria che privilegia l’ordine pubblico, ciò nonostante la città per ora rimane ancora un terreno di conflitto e quindi una polis nel senso pieno del termine. Il neo-liberismo, seppur ormai pienamente dominante, rimane un modello storico, quindi, in quanto modello storico, ribaltabile. Nell’età delle diseguaglianze urbane, della mercificazione dello spazio pubblico, del vertiginoso consumo di suolo, l’urbanistica stessa ha subìto una mutazione genetica e ha perso la sua vocazione originaria. Da disciplina del welfare, dispensatrice – certo perfettibile – di diritto alla città, è divenuta complice del neoliberismo, ha abbandonato il dato sociale. Lo statuto disciplinare dell’urbanista si è conformato ai diktat del mercato, dando seguito all’attacco sferrato da forze regressive, elitiste e antidemocratiche, che a partire dagli anni Settanta hanno smantellato diritti e stato sociale. In questo contesto l’amministrazione di Bergamo ha perciò assunto concetti, metodi e lessico presi a prestito dall’economia finanziarizzata, pienamente interni alla logica distruttiva ed estrattiva che ha saccheggiato città e territori: una strategia certo non di sinistra ma soprattutto fallimentare.
È urgente mettere in campo un’utopia, un ribaltamento di paradigma. Ma l’utopia moderna è fatta di pratiche quotidiane, spesso ai margini, spesso antagoniste, già in atto nella nostra società in mutamento. E’ necessario ripartire dalla osservazione dei conflitti sul territorio; dal sapere critico che ne derivano; e dalle nuove pratiche di mutualismo e socialità, dalle forme di esistenza collettiva che si prendono cura degli ambienti di vita, delle relazioni eco-sistemiche, che rigettano la logica economica del “prendere senza restituire”. Movimenti che già oggi contengono il germe di altri mondi possibili.
Al lavoro e alla lotta.

"Bergamo in comune", 6 marzo 2019

 

 

(23.03.19) MARCIA PER IL CLIMA, CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI. CORTEO A ROMA (sabato 23 marzo 2019)

L'appello: Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale. #siamoancoraintempo

CHI SIAMO

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.

Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del Paese e la salute del Pianeta.

Grandi opere e cambiamento climatico

Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.

Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.

Nel nostro Paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.

Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.

Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi a Venezia, il MOSE, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni , con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia.

Giustizia sociale è giustizia climatica

Le catastrofi naturali non hanno nulla di naturale e non colpiscono tutti nella stessa maniera. Lo vediamo purtroppo quotidianamente e chi sta in basso, infatti, paga i costi del cambiamento climatico e della mancata messa in sicurezza dei territori.

È vero fuori dai grandi centri cittadini, dove la devastazione ambientale mangia e distrugge la natura, ma è vero anche negli agglomerati urbani, luoghi sempre più inquinati in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio.

È vero non solo dal nord al sud dell’Italia, ma anche dal nord al sud del nostro pianeta.

Milioni di migranti climatici sono costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili e vengono respinti sulle coste europee.

Nel nostro paese terremotati e sfollati vivono in situazione precarie, carne da campagna elettorale mentre le risorse per la ricostruzione non sono mai la priorità per alcuna compagine politica.

Quando le popolazioni locali, in Africa come in Europa, provano ad opporsi a progetti tagliati sui bisogni di multinazionali e lobby cementifere la reazione dello Stato è sempre violenta e implacabile.

L’unica proposta “verde” dei nostri governanti è di scaricare non soltanto le conseguenze ma anche i costi della crisi ecologica su chi sta in basso.

Noi diciamo che se da una parte la responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva e interroga i comportamenti di ciascuno di noi, dall’altra siamo convinti che i costi della transizione ecologica debbano ricadere sulle spalle dei ricchi, in primis le lobby che in questi anni si sono arricchite accumulando profitti, a discapito della collettività e dei beni comuni.

Il sistema delle grandi opere inutili e il capitalismo estrattivo sono altrettante espressioni del dominio patriarcale che sollecita in maniera sempre più urgente la necessità di riflessione sul legame tra donne, corpi e territori e sarà uno dei temi portato nelle piazze dello sciopero transfemminista globale dell’8 marzo.

E’ giunto il momento di capire di cosa il nostro paese e il nostro pianeta hanno davvero bisogno.

Si potrà finalmente cominciare a dare priorità alla lotta al cambiamento climatico, cessando così di contrapporre salute e lavoro come invece è stato fatto a Taranto, dove lo stato di diritto è negato e chi produce morte lo può fare al riparo da conseguenze legali solo:

riducendo drasticamente l’uso delle fonti fossili e del gas e rifiutando che il paese venga trasformato in un Hub del gas

negando il consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi e gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini

– praticando con rigore e decisione l’alternativa di un modello energetico autogestito dal basso, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato

– abbandonando progetti di infrastrutture inutili e dannose e finanziando interventi dai quali potremo trarre benefici immediati (messa in sicurezza idrogeologica e sismica dei territori , bonifiche, riconversione energetica, educazione e ricerca ambientali)

E’ urgente garantire il diritto all’acqua pubblica, una nuova Strategia Energetica Nazionale riscritta senza interessi delle lobbies, la messa a soluzione delle scorie nucleari, la riduzione delle spese militari, il disarmo nucleare.

I nostri territori, già inquinati da discariche fuori controllo, inceneritori e progetti inutili, sono oltremodo distrutti da monoculture e pesticidi che determinano desertificazione e minano la possibilità di una sempre maggiore autodeterminazione alimentare.

E’ necessario che le risorse pubbliche vengano destinate ad una buona sanità, alla creazione di servizi adeguati, al sostegno di una scuola pubblica e di università libere e sganciate dai modelli aziendalisti, ad un sistema pensionistico decoroso, ad una corretta politica sull’abitare e di inclusione della popolazione migrante con pari diritti e dignità.

Appuntamenti verso il 23 marzo

8 marzo: Non una di Meno – Sciopero Globale Transfemminista

15 marzo: Global Climate Strike

22 marzo: Roma. Giornata su alimentazione agroecologia a cura di Genuino Clandestino

Siamo ancora in tempo per bloccare le grandi opere inutili

Siamo ancora in tempo per contrastare il cambiamento climatico

Siamo ancora in tempo per decidere NOI il nostro futuro!

 


 

 

 


 

 


L'Alternativa - San Paolo d'Argon