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ASTINO rivisto


mail: alternainsieme@yahoo.it



MARZO 2019

 

(23.11.19)BERGAMO. CONTRO IL GOLPE IN BOLIVIA: APPELLO E ADESIONE

* Presidio a Bergamo, sabato 23 novembre, ore 16.00, Piazza Matteotti (davanti al Municipio)


Esprimiamo ferma condanna del colpo di stato che si è realizzato in questi giorni in Bolivia, che si è concretizzato attraverso i pronunciamenti della polizia ed esercito a seguito di fiumi di violenza scatenati dall'estrema destra con pretesti strumentali di presunti brogli nelle elezioni del 20 ottobre che hanno confermato al primo turno Evo Morales presidente.

Le violenze e il processo golpista, evidentemente preordinati già da lunga data, non si sono fermati nemmeno alla richiesta dell'Osa, accettata da Morales, di indire nuove elezioni.

Malgrado le dimissioni di Morales, le destre proseguono con le violenze caratterizzate platealmente in senso razzista, nei confronti di membri del governo, autorità, esponenti sostenitori del partito "MAS" comprese popolazioni indigene contadine, che sono 3/4 della popolazione boliviana.
La destra si è impadronita degli organi istituzionali calpestando qualsiasi parvenza di legalità e rispetto degli ordinamenti del Paese.
Questo avviene mentre una campagna di disinformazione internazionale giustifica il colpo di stato ordito sotto la regia degli Usa, secondo un copione messo in scena già più volte e in vari modi in America Latina per stroncare i processi democratici e di cambiamento.
Anche fra gli osservatori meno benevoli nei confronti dell'esperienza del "MAS" viene rilevato che la crisi politica in Bolivia giunge dopo tredici anni di straordinario progresso sociale, civile ed economico (quasi il 5% di crescita annua) che non ha precedenti sia nella storia della Bolivia e sia nel mondo attuale.
Ciò non è bastato evidentemente alla oligarchia boliviana la quale non è più disposta a tollerare le politiche di redistribuzione della ricchezza, di promozione sociale nei confronti delle categorie più povere nonché l'emancipazione delle popolazioni indigene contadine dopo secoli di emarginazione ed oppressione.
D'altro canto l'imperialismo Usa e la finanza internazionale, pur di mettere le mani sulle ricchezze minerarie della Bolivia, divenute strategiche e per colpire la ripresa dei movimenti democratici e sociali in America Latina (Ecuador, Cile, Argentina, Brasile etc..), nella loro strategia di dominio hanno scelto un'altra volta di fare affidamento sulla violenza e sulle componenti più reazionarie e screditate, quasi a dimostrare che – anche a livello mondiale - siamo all'incompatibilità drastica tra neoliberismo da una parte e democrazia dall'altra.
Quello che è in gioco è il futuro della Bolivia, ma anche il futuro di tutti noi.
Chiamiamo pertanto ad una mobilitazione esprimendo il pieno sostegno al legittimo Presidente Evo Morales, chiedendo il rispetto dei risultati elettorali e diffidando i colpisti ed i loro complici a interrompere òe azioni di violenza e repressione contro la POPOLAZIONE INDIGENA e CONTADINA.
Per tutte queste ragioni noi cittadini boliviani residenti a Bergamo, promuovono un presidio da tenersi sabato 23 novembre, a partire dalle ore 16, davanti al Municipio piazza Matteotti 3 a Bergamo.
Invitiamo a tutte le organizzazioni politiche, sociali, culturali e religiose italiane ed straniere a esprimere solidarietà sostenendo attivamente questa giornata di mobilitazioni, contro il COLPO di STATO e la repressione contro i movimenti sociali e politici progressisti.

Promuovono: le/gli attiviste/i boliviane/i di MAS IPSP ITALIA Bergamo.

Aderiscono: ANPI-Bergamo; ARCI-Bergamo; Sinistra Italiana - Bergamo; Rifondazione Comunista - Lombardia e Bergamo; Potere Al Popolo- Nazionale e Bergamo; Sindacato Generale di Base; Unione Sindacale di Base; lista "Sinistra per un'Altra Seriate"; Unione Inquilini Bergamo; Comitato Antisfratti-Diritto alla Casa-Brescia; Unione Sindacale di Base (Usb regionale e Bergamo); Partito Dei Carc - Bergamo; lista civica "Bergamo in Comune", Centro Sociale "28 Maggio" (Rovato); Rete Antirazzista "Como senza frontiere"

Per adesioni: 328 398 6250 - (Remy Guzman) - 333 422 5564 (Julio Soto)

 

 

 

 

Servizi abitativi - Bergamo e provincia - Bandi 2019

AVVISI PUBBLICATI

BERGAMO: Bergamo, Orio al Serio, Gorle, Ponteranica, Sorisole, Torre Boldone

Alloggi: 56 a Bergamo, 1 Orio al Serio, 1 Gorle, 4 alloggi riservati alla categoria anzioni - Totale ambito: 62

Scadenza: 12 dicembre 2019 [Avviso pubblico ambito Bergamo: QUI ]

DALMINE: Azzano San Paolo, Boltiere, Ciserano, Comun Nuovo, Curno, Dalmine, Lallio, Levate, Mozzo, Osio Sopra, Osio Sotto, Stezzano, Treviolo, Urgnano, Verdellino, Verdello, Zanica

Alloggi: 1 a Boltiere, 1 Comun Nuovo, 4 Dalmine, 1 Levate, 4 Mozzo, 1 Osio Sotto, 2 Stezzano, 2 Verdellino - Totale ambito: 16

Scadenza: 22 novembre 2019 [Avviso pubblico ambito Dalmine: QUI ]

SERIATE: Albano Sant'Alessandro, Bagnatica, Brusaporto, Cavernago, Costa di Mezzate, Grassobbio, Montello, Pedrengo, Scanzorosciate, Seriate, Torre de' Roveri

Alloggi: 1 ad Albano Sant'Alessandro, 1 Costa di Mezzate, 1 + 1(*) Grassobbio, 1 Pedrengo, 3 Scanzorosciate, 10 Seriate

Scadenza: 22 novembre 2019, ore 18.00. [Avviso pubblico ambito Seriate: QUI ]

VALLE SERIANA: Albino, Alzano Lombardo, Aviatico, Casnigo, Cazzano Sant'Andrea, Cene, Colzate, Fiorano al Serio, Gandino, Gazzaniga, Leffe, Nembro, Peia, Pradalunga, Ranica, Selvino, Vertova, Villa di Serio

Alloggi: 14

Alloggi da ristrutturare: 1 (totale ambito: 15)

Scadenza: 13 dicembre 2019 [Avviso pubblico ambito Valle Seriana: QUI ]

TREVIGLIO: Arcene, Arzago d'Adda, Brignano Gera d'Adda, Calvenzano, Canonica d'Adda, Caravaggio, Casirate d'Adda, Castel Rozzone, Fara Gera d'Adda, Fornovo San Giovanni, Lurano, Misano Gera d'Adda, Mozzanica, Pagazzano, Pognano, Pontirolo Nuovo, Spirano, Treviglio

Alloggi: 3 ad Arcene, 5 Brignano Gera d'Adda, 4 Calvenzano, 2 Caravaggio, 1 Castel Rozzone, 1 Fara Gera d'Adda, 3 Pognano, 1 Pontirolo Nuovo, 3 Spirano, 6 Treviglio

Alloggi da ristrutturare(*): 2 a Calvenzano, 2 Spirano, 5 Treviglio (totale ambito: 29 + 8)

Scadenza: 25 novembre 2019 [Avviso pubblico ambito Treviglio: QUI ]

ROMANO DI LOMBARDIA: Antegnate, Barbata, Bariano, Calcio, Cividateal Piano, Cologno al Serio, Cortenuova, Covo, Fara Olivana con Sola, Fontanella, Ghisalba, Isso, Martinengo, Morengo, Pumenengo, Romano di Lombardia, Torre Pallavicina

Alloggi: 1 a Calcio, 2 Cividate al Piano, 5 Fontanella, 3 Ghisalba, 4 Martinengo, 2 Pumenengo, 7 Romano di Lombardia (totale ambito 24)

Scadenza avviso: 30 novembre 2019 [Avviso pubblico ambito ROMANO DI LOMBARDIA: QUI ]

 

(10.10.19)BERGAMO. GIORNATA MONDIALE "SFRATTI ZERO". NOTE DI UNIONE INQUILINI BERGAMO

* Sfratti a Bergamo, nuova procedura per l'assegnazione delle case popolari, scandalo del fondi ex-Gescal


La giornata mondiale “sfratti zero”, promossa dalla rete International Alliance of Inhabitants (I.A.I:) e in Italia dal nostro sindacato unitamente a diverse altre associazioni, forze sindacali, comitati e forze politiche, ha visto quest'anno inizitive in 60 città d'Italia, un segnale di come il problema della casa sia particolarmente sentito, drammatico, con risvolti – è il caso di dirlo – sconcertanti.

E' incredibile – ad esempio - come in un Paese come il nostro con 7 milioni di alloggi fra vuoti (4 milioni) o sotto-utilizzati o che non risultano al fisco (in "nero"), vi siano stati ancora lo scorso anno 60 mila sentenze di sfratto e oltre 30 mila esecuzioni con l'intervento della forza pubblica.
Abbiamo già segnalato nei mesi scorsi che nella provincia di Bergamo, sulla base delle rilevazioni del Ministero dell'interno, dopo una seppure lenta diminuzione degli sfratti dal 2014/15, nel 2018 i provvedimenti esecutivi di sfratto (606 nel 2015, 591 nel 2016, 438 nel 2017) sono balzati nel 2018 a 697, facendo segnare un pesantissimo + 59,13% rispetto al 2017.
Le richieste di esecuzione consegnate all’Ufficiale giudiziario (2529 nel 2014; 2606 nel 2015; 2615 nel 2016; 2491 nel 2107) nell’anno trascorso sono state 2.696 (+8,23% rispetto al 2107). Le esecuzione di sfratti (540 nel 2014; 605 nel 2015; 560 nel 2016; 542 nel 2017) nel 2018 sono salite a 668, con un aumento del 23,25% rispetto all’anno precedente.
Nella città di Bergamo, che dopo il boom di sfratti negli anni 2009-10, c'era stato- secondo i dati del Ministero - un numero piuttosto esiguo di sfratti (addirittura 0 nel 2015; 13 nel 2016, 11 nel 2017), nel 2018 salgono a 75.
All'insieme delle procedure di sfratto ordinarie bisogna aggiungere gli sgomberi a seguito di espropri conseguenti il mancato pagamento del mutuo da parte delle famiglie, un fenomeno drammatico e particolarmente diffuso nella nostra provincia, che si trova al secondo posto per aste giudiziarie di immobili subito dopo quella di Milano (che però è quattro volte più grande!).
La precarietà abitativa continua ad avere dimensioni allarmanti e crescenti anche in bergamasca, viste proprio le tendenze in atto, quali l'aumento degli affitti in corso in questa fase (tendeza apprezzata dalle associazioni dei proprietari) e da fenomeni, particolarmente accentuati nella città, di turistificazione, che rendono più conveniente alla proprietà immobiliare destinare gli alloggi ai b&b (tramite la ben nota piattaforma) o ai cosiddetti city-users (turisti, universitari, manager etc.) invece che all'affitto alle famiglie.

Grave motivo di preoccupazione per il diritto alla casa è costituito poi dall'entrata in vigore del regolamento regionale dell'edilizia residenziale pubblica, nel quadro della nuova legislazione contro la quale Unione Inquilini si è battuta e si batte. Ora è diventata attuativa da meno di tre mesi e stanno partendo i bandi per le case popolari in vari comuni e ambiti. Nelle nuove procedure vengono azzerate le graduatorie preesistenti e molti inquilini in attesa da anni saranno costretti a ripresentare la domanda da zero. Il nuovo regolamento dà anche una stretta sulle assegnazioni di case ai nuclei indigenti, quelli con Isee inferiore a 3 mila euro, limitando al 20 per cento del totale i posti disponibili per tali famiglie che – per partecipare ai bandi - devono anche presentarsi ai servizi sociali del comune di residenza per chiedere un “attestato di indigenza” ulteriore rispetto all'Isee. Sono state tagliate anche le cosiddette “assegnazioni in deroga” alla graduatoria, quelle per nuclei in stato di emergenza abitativa a causa di gravi situazioni, come per esempio uno sfratto a carico di una famiglia con minori. La nuova disciplina regionale parla invece di “servizi abitativi temporanei” per un massimo del “10 per cento delle unità abitative disponibili” e per “una durata massima di dodici mesi rinnovabili, una sola volta”. Un meccanismo cioè che da una parte sembra voler prolungare per tante persone indefinitamente la precarietà abitativa e dall'altra si scontra con l'impreparazione degli enti locali a dover far fronte in tempi brevi a incombenze impegnative.
Temiamo quindi che, mentre fino a ieri l'edilizia residenziale pubblica poteva rappresentare una soluzione per le famiglie sfrattate, quelle più povere e in stato di particolare emergenza (seppure attraverso periodi non brevi di precarietà), d'ora in avanti ciò diventi molto più difficile, tenendo peraltro conto che i nuovi criteri di assegnazione favoriscono nei punteggi – ad esempio - più il periodo di residenza nella regione che non le condizioni di disagio economico o di sfratto.
Senza dimenticare che ultimamente, anche in provinciadi Bergamo, si sta riscontrando un aumento del numero degli sfratti richiesti proprio da Aler – Azienda lombarda di edilizia residenziale – nei confronti di famiglie inserite in alloggi pubblici.
D'altro canto è ancora attivo il Piano vendite Straordinario dell'Aler che prevede entro la fine del 2019, la dismissione in Lombardia di circa 10 mila unità immobiliari del patrimonio aziendale, fra immobili Erp, non Erp, commerciali e box. Il che è, di fronte ai bisogni sociali, è francamente sconcertante

Allo stesso modo è sconcertante a livello nazionale la scoperta (resa ufficiale ieri 9 ottobre 2019 nel corso di un question time dal sottosegretario Giovanni Carlo Cancellieri, rispondendo a un'interrogazione sollecitata da Unione Inquilini e presentata dai deputati Palazzotto, Muroni e Fornaro), che “nel conto corrente 18128 presso la Cassa depositi e prestiti dei fondi Gescal giacciono inutilizzati e destinati alla realizzazione di alloggi popolari, complessivamente 970 milioni”.
La ex Gescal – come è noto - è stata soppressa nel 1992 (anche se i lavoratori hanno continuato a pagare fino al 1996 e le imprese fino al 1998), ma dopo circa tre decenni si scopre che ancora ingenti sono le risorse mai spese! “Le cifre parlano chiaro – ha dichiarato il segretario nazionale di Unione Inquilini Massimo Pasquini - e sono un 'J'accuse' nei confronti di quelle regioni e di quei comuni che negli ultimi trenta anni pur potendo disporre di ingenti risorse non le hanno utilizzate e perfino deviate, incostituzionalmente verso altri programmi. Eppure ho ancora nelle orecchie la litania di regioni e comuni che lamentano la mancanza di fondi e al contempo la crescente e cosiddetta ‘emergenza abitativa'. Una incapacità di spesa intollerabile se si considera che la precarietà abitativa coinvolge 650 mila famiglie e che ogni anno 60.000 famiglie subiscono una sentenza di sfratto, al 90% per morosità incolpevole.”
Nella regione Lombardia sono 81 i milioni di euro di quel fondo che non sono mai stati spesi; non solo, ma in tutti questi anni molti comuni, anche bergamaschi, e l'Aler stessa hanno dato corso alla svendita delle case popolari a disposizione, contribuendo ad aggravare il problema abitativo, con mentre la “politica” nazionale come medicina al disagio sociale non ha fatto altro che invocare sgomberi generalizzati e implacabili, avallati dai famigerati “decreti sicurezza”.

Che il governo ora abbia previsto al punto 8 del suo programma un Piano di edilizia residenziale pubblica è una novità positiva da sempre al centro degli obiettivi delle organizzaioni sindacali impegnate per il diritto alla casa. Ne vedremo e valuteremo consistenza nella legge di bilancio. Nel frattempo intendiamo rafforzare anche in provincia di Bergamo la mobilitazione contro gli sfratti e la lotta per il diritto alla casa, gli 'strumenti' prioritari – specialmente in questa fase - che i ceti popolari hanno disposizione per difendere il loro diritto all'abitare. (Bergamo, 10 ottobre 2019, per Unione Inquilini Bergamo e Treviglio: Rita Rebecchi e Vallì Morlotti)

Diritto alla casa, precedenti info: qui

 

 

(02.10.19) SAN PAOLO D'ARGON. PERCHE' MAI ALLE PENSILINE DEL PULLMAN DEL NOSTRO PAESE NON CI SONO LE PANCHINE?

Le panchine alle pensiline ci sono praticamente a tutte le fermate almeno da Bergamo a Lovere in un senso e nell'altro. Le uniche fermate dove non ci sono panchine sono quelle di San Paolo d'Argon (tre fermate: Bettola-Bar Flavio, semaforo dei pressi di Bar Lion, località Bivio-Bennet), sia in direzione di Bergamo sia in quella di Trescore-Lovere, in totale sei pensiline vedove delle regolari panchine che quantomeno potrebbero rendere meno spiacevoli le attese che – dati i regolari disservizi della linea Sab – talvolta sono particolarmente prolungate. Obiettivamente, più che conoscere la ragione per cui il nostro comune ha fatto tale scelta (dimenticanza, pigrizia, spending review o altro?), sarebbe opportuno che finalmente fosse superata tale anomalia che rivela – ci spiace doverlo dire - insufficiente considerazione per i concittadini e le concittadine, di varie e età e condizioni, che per muoversi sono costretti o scelgono di prendere il pullman e non l'auto, contribuendo positivamente in questo modo a ridurre traffico e inquinamento conseguenti. Sarebbe poi auspicabile un più preciso interessamento dell'amministrazione comunale presso le sedi opportune per non lasciare soli i cittadini di fronte ai disservizi della Sab: è di qualche giorno fa – per esempio - la notizia delle proteste degli studenti del polo scolastico di Trescore Balneario.

Ps.
1. Per la verità, se si considera anche la S.P. 91, le fermate del pullman nel territorio del nostro comune sono quattro, dovendosi considerare anche quella posta in località “Tredici” al servizio di Montello e di quella parte della popolazione di San Paolo d'Argon che abita nella zona di Via Bergamo e Via Sarnico. A questa fermata non c'è nemmeno la pensilina!
2. Istituire una fermata nuova in località Bivio-Bennet sulla S.P. 91 consentirebbe per chi ci vive o lavora e per una parte del paese di poter fruire anche della linea Bergamo-Sarnico-Tavernola senza dover andare fino ad Albano o Montello, e contempraneamente consentire di arrivare in pullman dalla Valcalepio per chi lavora nella nostra zona industriale o vuol fare la spesa ai centri commerciali presenti. (alternainsieme.net, 02.10.19)

 

 

 

(08.08.19) CENE (bg). SFRATTI. FAMIGLIA CON 4 MINORI RISCHIA DI FINIRE IN STRADA

* Giovedì 8 agosto, alle ore 9.00, presidio solidale a Cene in Via 25 Aprile n. 59


Le ultime statistiche segnalano per la provincia di Bergamo – anno 2018 – una impennata del numero di sfratti in controtendenza rispetto al dato nazionale che registra invece un calo seppure modesto. Agli sgomberi per mancato pagamento dell'affitto, si aggiungono però - fuori dalle statistiche ufficiali - anche quelli conseguenti il mancato pagamento del mutuo che in alcune zone della bergamasca sono particolarmente numerosi.
Quella degli sfratti è un'emergenza non finita, in particolare qui a Bergamo.
Giovedì a Cene, a seguito di mancato pagamento del mutuo negli anni scorsi (a causa delle rete divenute esorbitanti), è previsto lo sgombero della famiglia di S***. Lui, la moglie e 4 figli tutti minorenni rischiano pertanto di finire letteralmente in strada.
Anche i servizi sociali del comune, non essendo allo stato attuale disponibile una struttura sociale protetta per inserire i minori, hanno chiesto un rinvio dello sgombero; da parte nostra, come Unione Inquilini, abbiamo informato il Prefetto di Bergamo per chiedere tempo e il non utilizzo della forza pubblica nella gestione dello sfratto, ai sensi della Legge Regionale 27/2009.
Il custode del Tribunale ha invece confermato l'intenzione di effettuare lo sgombero nella mattinata dell'8 agosto.
Invitiamo pertanto a partecipare al presidio solidale che abbiamo indetto per giovedì 8 agosto alle ore 9.oo davanti all'abitazione di Said al fine di scongiurare uno sgombero traumatico, garantire la protezione dei minori e il passaggio da casa a casa alla famiglia di S*. (Rita Rebecchi, Unione Inquilini Bergamo, tel. 3389759975)

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(11.07.2019) SFRATTI. STATISTICA 2018 DI MIN. INTERNO/ GIUSTIZIA. PREOCCUPANTI I DATI DI BERGAMO E PROVINCIA

Anche quest’anno, con almeno un mese di ritardo, sono stati pubblicati i dati relativi agli sfratti del 2018 in Italia disaggregati per regioni e province.
Lo scorso anno sono stati 56.140 (- 6,17% sul 2017) le sentenze di sfratto emesse a livello nazionale, oltre 30.127 gli sfratti eseguiti con la forza pubblica (-5,69% sul 2017) e 118.823 (-10,14%) le richieste di esecuzione presentate da ufficiali giudiziari.
C’è una lieve riduzione complessiva anche se la situazione risulta incandescente e continuano a rimanere inesistenti le politiche abitative.
In Lombardia, la regione col maggior numero di sfratti, si riscontra rispetto al 2017 una diminuzione sia nel numero delle sentenze (- 7,61%) sia nelle richieste di esecuzione (-12,87%), ma un forte aumento degli sfratti eseguiti nel 2018, che risultano 6.707, con un aumento del 34,87%; di questi 2.845 riguardano la sola provincia di Milano che ha registrato un aumento del 593% (sic!) rispetto all’anno precedente.
Preoccupanti anche i dati che riguardano la provincia di Bergamo. Come attivisti volontari di Unione Inquilini avevamo avuto qualche sentore, in particolare negli ultimi mesi del 2018, di trovarci di fronte ad una crescita degli sfratti. Le statistiche del Ministero confermano impietosamente che nel 2018, dopo un trend positivo di seppure lenta diminuzione che durava almeno dal 2014/15, la bergamasca è fra le 15 province in controtendenza.
Da noi i provvedimenti esecutivi di sfratto (606 nel 2015, 591 nel 2016, 438 nel 2017) sono balzati nel 2018 a 697, facendo segnare un pesantissimo + 59,13% rispetto al 2017.
Le richieste di esecuzione consegnate all’Ufficiale giudiziario (2529 nel 2014; 2606 nel 2015; 2615 nel 2016; 2491 nel 2107) nell’anno trscorso sono state 2.696 (+8,23% rispetto al 2107).
Le esecuzione di sfratti con la forza pubblica (540 nel 2014; 605 nel 2015; 560 nel 2016; 542 nel 2017) nel 2018 sono salite a 668, con un aumento del 23,25% rispetto all'anno precedente.
Anche nella città capoluogo (Bergamo), che dopo il boom negli anni 2009-10, aveva poi fatto registrare - secondo i dati del Ministero - un numero piuttosto esiguo di sfratti (addirittura 0 nel 2015; 13 nel 2016, 11 nel 2017), nel 2018 salgono a 75, forse un sintomo del ritrovato diamismo del’interesse per l’attività edilizia e della prorompente turistificazione in corso nel capoluogo.
In sostanza ci troviamo di fronte ad una significativa inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, in controtendenza – peggiorativa - rispetto sia al dato nazionale sia a quello regionale.
La maggior parte degli sfratti sono legati alla morosità, un segnale questo della precarietà lavorativa e di reddito sempre più estesa, mentre le altre cause di sfratto rilevate sono di numero esiguo (finita locazione solo 47 nel 2018) e nessuna alla voce “necessità del locatore”.
Dobbiamo fare presente che da queste statistiche del Ministero dell’Interno sono esclusi gli sgomberi per occupazioni di case popolari, nonché gli sgomberi a seguito di espropri conseguenti al mancato pagamento del mutuo da parte delle famiglie, un fenomeno drammatico e particolarmente diffuso in città e in diverse zone della nostra provincia che contribuisce pesantemente ad aggravare il problema della casa.
Se per qualche anno interventi quali il contributo affitto o quello per la morosità incolpevole - quest’ultimo spesso reso inefficace dai dinieghi dei proprietari - sono riusciti ad alleviare nella nostra provincia il disagio abitativo, bisogna ora ribadire che questi non bastano più, in un contesto dove - crisi o non crisi - la precarietà lavorativa e i bassi redditi – che sono alla base poi della precarietà abitativa - si qualificano come elementi strutturali sempre più estesi e radicati.
Modesta anche l'attenzione da parte della maggior parte delle forze politiche locali di fronte al problema della casa, come abbiamo visto per esempio nelle recenti elezioni amministrative nella quali pochissime delle liste concorrenti si sono preoccupate del tema casa, mentre la politica nazionale e segnatamente il governo puntano esclusivamente alla difesa gretta della rendita fondiaria e alla repressione della protesta sociale.
Unione Inquilini ribadisce invece l’improrogabilità di un piano strutturale che aumenti l’offerta di alloggi a canone sociale attraverso il recupero e anche l’autorecupero degli immobili pubblici e privati inutilizzati presenti anche nel nostro territorio.
L’ampliamento del patrimonio residenziale pubblico deve essere cioè portato al centro dell’agenda politica, dal parlamento al Governo fino all’ultimo comune.
Quanto all’emergenza degli sfratti, che dalle statistiche del Ministero nella nostra provincia risulta aggravata, rinnoviamo il nostro appello alle istituzioni, perché vengano confermate ed estese iniziative di moratoria e blocco degli sfratti, nonché di graduazione degli sgomberi al fine di garantire alle famiglie sfrattate alloggi alternativi (passaggio da casa a casa). Servono nell’immediato anche provvedimenti straordinari, perché i servizi sociali di diversi comuni hanno esaurito o stanno esaurendo disponibilità e risorse per dare risposta a chi si ritrova senza casa.
Ma cogliamo l’occasione per denunciare con forza le improvvide iniziative di quegli enti che prevedono la svendita di pezzi del patrimonio residenziale, di buttarne fuori le famiglie che non sono più in grado di pagare e a disinteressarsi platealmente delle persone che rimangono senza casa.
Questi temi saranno il tratto distintivo della VIII Giornata Nazionale “Sfratti Zero” (10 ottobre 2019) che si svolgerà in almeno 50 città in Italia, un’occasione questa anche a Bergamo per costruire una forte e unitaria mobilitazione che sia veramente in grado di incidere nella realtà sociale, politica e amministrativa. (11 luglio 2019, Rita Rebecchi e Valli' Morlotti - Unione Inquilini Bergamo e Treviglio)

Province regioni

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(26.6.2019) TREVIGLIO. IL COMUNE SFRATTA DIALLO, MILITANTE SINDACALE E INQUILINO DELLE CASE COMUNALI

* Mercoledì 26 giugno, dalle ore 8.30, a Treviglio in Via Galileo Galilei n.3, Presidio antisfratto con Conferenza stampa alle ore 9.30


Mercoledì 26 giugno l'ufficiale giudiziaricon la forza lo sfratto ai danni del nostro compagno Diallo Saliou, di origine sengalese, conosciuto a Treviglio per il suo strenuo attivismo sindacale prima con la Fiom e, da alcuni anni, con l'Unione inquilini. A richiedere lo sfratto di Diallo è il Comune di Treviglio, che punta in tal modo ad istituire un precedente da estendere poi agli altri inquilini delle case comunali, ma anche a colpire un militante per il suo impegno sindacale e politico.
Fino al 2015 Diallo lavorava come operaio alla Same; dopo aver impugnato un licenziamento ingiusto, è rimasto vittima della legge Fornero che non garantisce il rientro in fabbrica neppure nel caso in cui il giudice dia ragione al lavoratore. In questi anni ha potuto usufruire del sussidio di disoccupazione ma poi, quando gli ammortizzatori sociali sono terminati, non è più riuscito a pagare l’affitto.
Ultimamente Diallo ha trovato nuovamente una occupazione, anche se precaria e mal pagata, ma grazie alla quale potrebbe iniziare a ripagare il debito per la casa comunale: una soluzione questa che l’Amministrazione comunale di Treviglio ha rifiutato avviando la procedura di decadenza dal diritto alla assegnazione e quindi chiedendo lo sgombero. Anche la mediazione tentata dal legale di Unione Inquilini si è conclusa con la riconferma da parte del Comune dello sfratto.
L’Amministrazione di Treviglio è tra quei comuni che in questi anni ha mostrato di voler rinunciare a qualsiasi politica abitativa pubblica, nonostante i gravi problemi sociali (sfratti, povertà e disoccupazione) presenti nel territorio: non si spendono i soldi stanziati dallo stato per aiutare chi è in morosità per l’affitto, non si tutelano i minori e le donne senza fissa dimora, si tengono sfitti oppure, come annunciato in questi giorni, si vendono gli alloggi pubblici e ora si sfrattano gli inquilini che ci abitano.
Ancora più grave appare la determinazione dell'Amministrazione comunale nel voler sfrattare Diallo dalle case comunali, senza accettare alcuna mediazione, un atteggiamento che mostra una volontà punitiva nei confronti di una persona che, nonostante viva una condizione di estrema povertà, ha dato in questi anni tutto se stesso nell’aiuto e nella solidarietà nei confronti di chi vive una precarietà simile alla sua.
Per questi motivi gli attivisti di Unione Inquilini indicono un PRESIDIO in solidarietà a Diallo e contro lo sfratto per il giorno mercoledì 26 giugno, dalle ore 8.30, presso le case comunali a Treviglio in via Galileo Galilei n.3, con CONFERENZA STAMPA sulle politiche abitative del Comune di Treviglio, indetta per le ore 9.30. Facciamo appello alla solidarietà delle forze politiche e sindacali, delle associazioni, dei comitati, dei cittadini e dei lavoratori. (15.06.19, Valli' Morlotti - Unione Inquilini Treviglio-tel.3484488891)

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(28.04.19) Bergamo. Saranno Valli' e Rita a guidare Unione Inquilini di Bergamo e provincia

L'assemblea degli attivisti impegnati negli sportelli di Unione Inquilini di Bergamo e provincia nella giornata di ieri, dopo ampia discussione sull'organizzazione dei servizi del sindacato e sulle nuove scadenze di lotta per il diritto alla casa, ha preso atto delle dimissioni di Fabio Cochis da segretario provinciali e dagli altri incarichi sindacali, dimissioni da lui stesso richieste a seguito dei suoi nuovi impegni lavorativi.
Con votazione unanime l'assemblea ha quindi approvato la proposta di affidare il coordinamento del sindacato provinciale alle compagne Vallì' Morlotti e Rita Rebecchi, in qualità rispettivamente di Presidente e Segretaria.
Vallì Morlotti (a destra nella foto), n. 1955, pensionata da poco, ha alle spalle una lunga e intensa militanza nelle formazioni della sinistra e nel sindacato confederale; negli ultimi anni ha coordinato lo sportello dell'Unione Inquilini della zona di Treviglio-Bassa Bergamasca.
Rita Rebecchi, n. 1975, lavora part-time nel settore della Grande Distribuzionr e ha coordinato con Fabio Cochis le vertenze e le mobilitazioni antisfratto dello sportello della zona di Bergamo città.
L'Unione Inquilini di Bergamo ringrazia il compagno Fabio Cochis per il coraggio e la tenacia con cui ha operato dal 2009 nell'Unione Inquilini contribuendo in modo appassionato al rafforzamento del sindacato attraverso le nuove forme di lotta contro gli sfratti e per la difesa del diritto alla casa, che per primi abbiamo sperimentato in bergamasca per rispondere all'esplodere del dramma degli sfratti conseguente alla crisi economica.
Un abbraccio Fabio che se ne va e tanti auguri di buon lavoro e buona lotta a Vallì e a Rita.
Mercoledì 1° Maggio l'Unione Inquilini sarà tutta mobilitata in piazza per la manifestazione delle/-i lavoratrici/-ori. L'appuntamento è a per tutte e tutti alle ore 9.00 al Piazzale della Stazione. (Bergamo, 28.04.19)

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(17.04.19) "BERGAMO IN COMUNE". SCELTE CONCRETE PER RILANCIARE UNA POLITICA PER IL DIRITTO ALLA CASA PER TUTT*

Il nostro Paese è fra quelli dell'Unione Europea con la percentuale più bassa di edilizia residenziale pubblica. Le case popolari, il diritto alla casa per tutte e tutti, è riconosciuto dalla Costituzione, ma nei fatti oggi assistiamo invece alla privatizzazione e alla vendita dello scarso patrimonio residenziale pubblico. A fronte di tante abitazioni lasciate vuote anche nella nostra città molte persone hanno difficoltà ad trovare una casa. Dopo il Piano di Zona varato ormai ben 12 anni fa, anche nella nostra città non si sono fatte più case popolari o convenzionate da mettere a disposizione delle tante persone e famiglie che non hanno il reddito sufficiente per pagarsi un alloggio sul libero mercato.

"Bergamo in comune" propone di riprendere l’iniziativa pubblica su questo terreno varando un nuovo Piano di Zona e fermado ogni vendita di immobili di proprietà pubblica destinandoli a sopperire alle necessità dei nuclei famigliari senza casa o in difficoltà.

"Bergamo in comune" propone di attivare un piano straordinario di interventi per realizzare case per chi non riesce a pagarsela (visto il caro affitto e visti i redditi dei ceti popolari falcidiati dalla crisi e dalla precarietà lavorativa) e anche per giovani e giovani copie per favorire la loro permanenza in città.

Questo si dovrebbe fare, invece oggi gli inquilini delle case popolari sono obbligati a protestare per la scarsa manutenzione delle case loro assegnate, per gli affitti e le spese crescenti, mentre la Regione a guida leghista con i nuovi regolamenti adottati intende accelerare i processi di privatizzazione.

Inoltre oggi l’Aler - l'agenzia regionale per l'edilizia residenziale pubblica - ha deciso unilateralmente di sopprimere il servizio di portierato sociale nelle case popolari di Bergamo. "Bergamo in comune" sostiene gli inquilini che si sono mobilitati per chiedere all'Aler di ripristinare il servizio di portierato sociale e riassumere le/gli operatrici/ori licenziate/i, di avviare e manutenzioni agli stabili e di abbassare gli affitti e le spese condominiali.

"Bergamo in comune" partecipa e invita a partecipare al presidio che gli inquilini hanno indetto per marcoledì 17 aprile alle ore 17.00 davanti alla sede Aler di Via Mazzini 32/a a Bergamo. ("Bergamo in comune", 17.04.19)

[nell'immagine in primo piano Francesco Macario, candidato sindaco per "Bergamo in comune", mentre partecipa al primo presidio antisfratto in bergamasca dall'inizio della crisi nel settembre del 2010 ad Endine Gaiano. Indetto dall'Unione Inquilini, con la partecipazione di altre famiglie sottosfratto e delle compagne dei compagni di Rifondazione Comunista del territorio, il presidio riuscì a respingere il tentativo delle forze dell'ordine di mettere in atto uno sgombero violento ai danni di una famiglia sfrattata. Da allora in città e in tutta la provincia Unione Inquilini e altre organizzazioni sindacali di base sono state protagoniste di numerosi picchetti antisfratto contro gli sgomberi, fatto che ha costretto gli Enti Locali ad adottare un minimo di politiche sociali onde evitare o mitigare il trauma degli sgomberi.]

 

 


(17.04.19) BERGAMO. CASE POPOLARI: CRESCE LA PROTESTA CONTRO ALER

* Mercoledì 17 aprile, ore 17.00 PRESIDIO presso gli uffici Aler in Via Mazzini 32/A A BERGAMO. Per info: Amanda (340.7915236); Bruno (335-6185994); Massimiliano (347.2350300); Cristina (333.6507230)

Aumentano gli affitti, manutenzioni bloccate, portierato eliminato

Il portierato sociale è stato chiuso nei quartieri di Malpensata, Carnovali, Villaggio degli sposi, Monterosso. A dicembre chiuderanno quelli di Longuelo e Loreto. Viene eliminato un Servizio utile che offriva aiuto e sostegno a tanti inquilini.

I Comitati degli inquilini delle case popolari non ci stanno!

La crisi economica e la povertà aumentano. Tante famiglie non riescono più a pagare gli affitti e le spese.

L’Aler è sempre più assente nelle manutenzioni ed è infastidita dagli esempi di solidarietà e di convivenza che nascono nei quartieri ad opera dei Comitati.

Chiediamo ad Aler di:

  • Riaprire il portierato sociale e riassumere i lavortaori
  • Avviare interventi di mautenzione
  • Abbassare affitti e spese condominiali

Noi, cittadini e inquilini delle case popolari, non deleghiamo più nessuno e chiediamo subito risposte. Organizziamo un presidio di protesta fuori da Aler e chiediamo un incontro con il Presidente.

Saremo in PRESIDIO davanti alla sede Aler di Via Mazzini 32/a mercoledì 17 aprile dalle ore 17.00. Sono invitati a partecipare tutti gli inquilini delle case popolari, i cittadini e i sindacati, associazioni solidali

A cura di: Comitati inquilini via Luzzatti nr. 7-54, via Don Bosco nr. 52-58, Via Carnovali nr. 5-29, Via Carnovali nr. 45-63.

LOCANDINA

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(28.03.19) BERGAMO-CLEMENTINA: MOBILITAZIONE DEGLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI

* Giovedi 28 Marzo, ore 16.30 PRESIDIO al COMUNE di Bergamo, Palazzo degli uffici in Piazza Matteotti 3; ore 16.00: partenza in automobile dalle case popolari di Via Tolstoj 6. Per info: 3519544080 - Adriana

Finalmente il Comune e Aler hanno accettato di incontrare gli inquilini delle case popolari del quartiere Clementina. Gli inquilini hanno organizzato un presidio davanti al Comune di Bergamo per pretendere che ALER e Comune diano un aiuto alle famiglie delle case popolari. Una delegazione incontrerà l’Assessore alla casa e il Direttore di ALER.

Queste le loro richieste discusse negli incontri che ci sono stati nel quartiere.

"Siamo stanchi di vivere in case di cattiva qualità ma con affitti troppo alti" - raccontano gli inquilini. "L’aumento delle spese condominiali è diventato insostenibile. Perché si somma all’aumento dei prezzi di gas e luce. Tante famiglie non riescono più a pagare i bollettini di affitto, aumentano i debiti, si rischiano gli sfratti.

La condizione di manutenzione delle case è scadente. Sono in ritardo tutti i lavori che ALER deve fare: sostituzione serramenti e caldaie, cassette posta e così via, mentre il Comune di Bergamo continua a tagliare i servizi sociali." (a cura Unione Inquilini Bergamo - tel. 3397728683)

Volantino

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(13.03.19) BERGAMO IN TRASFORMAZIONE E LE MANI SULLA CITTA' - INCONTRO PUBBLICO

* Mercoledì 13 marzo ore 20.45, c/o Fondazione Serughetti-Centro "La Porta", Via Giovanni XXIII 30, Bergamo

A cura del gruppo promotore di "Bergamo in comune"

BERGAMO CAMBIA

La città prende la forma della storia: la storia dei modelli economici e dei processi produttivi. Ma la città comprende anche altro: la città forma i cittadini, i soggetti politici. Infatti la città intesa come polis è dimensione complessa di partecipazione politica e sociale. Una dimensione che però sembra essere sotto assedio, fagocitata da nuove dinamiche che si esprimono con forza anche nella nostra Bergamo. Oggi appare sempre più centrale il rapporto fra evoluzione della città e sviluppo del capitalismo globale. In questa fase si sta sviluppando infatti un processo di accumulazione tramite «spossessamento». Cioè il capitale è sempre più predatorio: recupera gli spazi, fisici e simbolici, e li ricostruisce secondo le proprie esigenze. Gli spazi urbani prendono la forma della storia. Oggi il mercato ne è padrone attraverso turismo e consumo, mentre la politica, come bene ha dimostrato l’amministrazione attuale, si fa piccola piccola se non quando si trasforma in ordine pubblico. Bergamo non fa eccezione, anzi grazie alla presenza dell’aeroporto di Orio che l’ha promossa a terzo scalo in Italia, oggi Bergamo è una città tutt’altro che provinciale, ma al centro dei nuovi fenomeni urbani, che qui si presentano come più avanzati, radicali e veloci. Per la prima volta nella sua storia Bergamo non è periferia, ma al centro delle più radicali trasformazioni economiche, sociali e urbane.
Alcuni dei nuovi tratti distintivi che attraversano la nostra città possono essere tracciati. Due in particolare modo: la supremazia del turismo e del consumo rispetto alla pianificazione urbanistica e una visione dello spazio urbano come spazio di ordine pubblico. Lo slogan della scorsa campagna elettorale del sindaco (cambiare passo) appare alla luce di queste dinamiche ancora più inquietante. Si è certamente cambiato passo, ma procedendo nella direzione sbagliata.
Infatti l’attuale amministrazione è stata oggettivamente solo una mera esecutrice dei dettati economici e delle scelte operate dagli imprenditori e imposte alla città. L’amministrazione si è limitata a amministrare per favorire l’azione e le decisioni di altri soggetti, quelli economici, dai grossi investitori, alle banche, al mondo finanziario. L’amministrazione, basandosi sul noto principio liberista che non vi è alternativa a questo modello economico, è stata solo la facciata pubblica di operazioni private di accumulazione tramite «spossessamento». E lo ha ben dimostrato da subito riducendo del 40% gli oneri di urbanizzazione sulle aree dismesse e chiudendo l’Urban Center (il luogo inaugurato da Bruni per dare spazio alle parti sociali sui dibattito sui destini della città e dei vari progetti pubblici e privati).
Un aspetto oggi caratterizzante le trasformazioni urbane è la gentrificazione. Un processo per cui l’area in cui avviene diventa più costosa e più esclusiva. Imprenditori edili e proprietari finanziari vedono in un’area urbana una zona di potenziale profitto e iniziano una serie di investimenti che cambiano le caratteristiche originarie di quell’area. Sono le ex zone industriali a essere ottimali per questo processo, perché mettono a disposizione grandi aree su cui è possibile costruire, magari cavalcando l’idea “verde” di risparmiare suolo agricolo. Ecco che zone considerate fino a poco prima degradate diventano attrattive per una certa popolazione, tendenzialmente giovane: artisti, musicisti, giovani coppie e studenti (vedi il target individuato dal progetto Bosatelli/Percassi del Chorus Life). Oggi è diventato di moda il termine “riqualificazione urbana”, ma è chiaro che la riqualificazione non andrà certo a vantaggio della popolazione lavoratrice che originariamente abitava in, o attorno, a queste aree. Costoro vengono invece gradualmente spinti fuori da queste aree e dalla città, magari nei quartieri e nei comuni limitrofi alla città, resi meno appetibili dalla presenza fastidiosa dei decolli e atterraggi generati dalla crescita smisurata dell’aeroporto. Questa nuova ondata di espulsioni accade non solo perché il costo delle case, sia in vendita che in affitto, aumenta, ma anche perché un numero significativo di abitazioni non sarà più a scopo residenziale, ma piuttosto dedicato a brevi soggiorni. Sarà dunque destinato al turismo: fenomeno pressoché prima sconosciuto in Bergamo. Non a caso i fenomeni più estremi di gentrificazione si stanno sviluppando in Città Alta, dove sotto la spinta del turismo indotto dall’enorme flusso di viaggiatori generato dall’aeroporto di Orio e sfruttando, malamente, l’accredito UNESCO, si è perseguito, e non governato, un sviluppo turistico scriteriato, che ha portato alla ulteriore crescita incontrollata di attività legate alla ristorazione e al soggiorno temporaneo.
Attorno al Centro Piacentiniano si sta invece giocando forse la parte più rilevante di questa partita. Assistiamo ad un forte attivismo dell’amministrazione, teso a favorire la costituzione di un vero “centro del lusso”. Una zona commerciale dedicata al lusso e che si rivolge ai flussi esistenti, e futuri, di passeggeri benestanti che transitano per Orio al Serio. Una vecchia idea che non aveva sino ad ora trovato un luogo adeguato, loro dicono una “location”. Ora grazie alla disponibilità dell’amministrazione, attraverso uno stillicidio di azioni amministrative, questo progetto (mai discusso con la città e non previsto dalla pianificazione del PGT) sta prendendo forma. E sembra non importare a nessuno che in questo nuovo settore commerciale di lusso si lavori a cicli continui, comprese le festività, con contratti precari e a tempo determinato e con stipendi al limite della sussistenza.
Vi è poi il progetto affidato all’impresa Vitali, sullo scalo merci (ex Porta Sud), che rappresenta un nuovo livello nel grado di privatizzazione delle scelte urbanistiche. Qui all’operatore selezionato con bando pubblico è addirittura devoluta la possibilità di decidere il destino strategico dell’area, di stringere rapporti con altri soggetti privati e di attuare la riqualificazione gestendo direttamente gli aspetti finanziari. L’amministrazione sembra relegata al semplice ruolo di arbitro che fissa le regole e fischia gli eventuali fuorigioco. I cittadini, come hanno dimostrato i recenti quattro “incontri partecipativi” promossi dall’amministrazione, sono in questo contesto ridotti al ruolo di semplici spettatori passivi e ininfluenti. I 250.000 metri quadri dell’ex scalo ferroviario sono oggetto di un protocollo siglato congiuntamente da Sistemi Urbani, società del gruppo Ferrovie delle Stato, RFI e Comune di Bergamo. Obiettivo dell’intervento sarà quello di “ridisegnare l’area – che con apporti di privati potrà raggiungere complessivamente 450.000 metri quadri – e trasformare il sud di Bergamo creando infrastrutture di collegamento urbano, che offrano standard urbanistici e architettonici tipici della progettazione contemporanea, secondo i principi delle Smart Cities”. In questo caso riaffiora l’ideologia delle grandi opere che oggi torna ad essere venduta.. Si tratta di un’ideologia che ha a che fare nel nostro paese non solo con il liberismo, ma anche con l’affarismo e che già molti danni ha già prodotto anche a Bergamo dalla BREBEMI al Park della Fara. Ma l’inefficienza e l’inagibilità delle grandi opere è ormai un fatto evidente a livello mondiale, si tratta dello sviluppo di un capitalismo cannibale, che assume totalmente la logica del “costruisci e distruggi. Il vero motore di queste grandi opere è un altro. Come dimostrano i casi di Pedemontana, Brebemi e Teem: queste opere trovano le loro ragioni solo nell’interesse finanziario, senza la provvista messa a disposizione dagli attori finanziari non sarebbe possibile il paradosso di mega progetti, che non si giustificano secondo alcuna analisi economica e occupazionale.
In sostanza possiamo dire che l’amministrazione ha effettivamente cercato di cambiare passo alla città, bisogna dargliene atto, ma lo ha fatto sposando il modello economico postfordista e liberista, in cui il modo di produzione è dominato da forme di accumulazione flessibili, capaci di integrare, di mettere in rete, modi, tempi e luoghi di produzione fra loro molto diversi. Un modello suggerito da un folto gruppo d’imprenditori (Percassi, Lombardini, Cividini, Bosatelli e Vitali) e di cui i cittadini non sanno nulla, visto che nei programmi elettorali c’era ben altro. Non solo non ne sanno nulla ma nemmeno hanno corso il rischio di esserne informati, né consultati. Ma è con questo sistema, che favorisce le oligarchie in grado di decidere, che oggi, dall’Europa a Bergamo, si procede. La democrazia è diventata un lusso e la partecipazione dei cittadini un fastidio. Una vera mutazione del sistema che diventa a-democratico. Come non ricordare le uscite dell’attuale sindaco al tempo del referendum sulla Brexit contro il suffragio universale, considerazioni giunte sino ad auspicare la riduzione del voto alle sole classi abbienti, le uniche, per censo e cultura, in grado di decidere coscientemente.
Eppure più si riducono le competenze della politica pubblica e gli spazi della partecipazione e più l’amministrazione ha cercato di legittimarsi con strumenti come ad esempio le “reti sociali”, finti organismi democratici e partecipativi, in cui i proconsoli inviati dalla giunta hanno cercato di tranquillizzare i cittadini raccontando la favola che, in fin dei conti, la città è ancora loro e che sono ancora loro a decidere. Salvo poi scoprire che le decisioni che gli spettano riguardano aspetti marginali del decoro e dell’arredo urbano (quando va bene). Le recenti polemiche tra l’amministrazione e i comitati dei cittadini sul tema della partecipazione hanno realmente posto in evidenza l’emergere di una prima forma di insofferenza di molti su questi temi. Emerge una rigidità inattesa, un conflitto che attraversa anche soggetti che erano stati tra i fautori del successo del centro sinistra cittadino.
Non a caso per l’attuale giunta la flessibilità delle decisioni è un dogma, un obbligo che gli consente di sfuggire alla crisi, riducendo il costo del lavoro e diminuendo il tempo che intercorre tra investimento e realizzazione del profitto. Infatti l’attuale amministrazione aborrisce tutto ciò che allunga questi tempi, in particolare l’espressione di opinioni o interessi diversi da quelli che ha assunto. Per gli assessori, riprendendo, più o meno coscientemente, modelli economici di moda qualche decennio fa negli Stati Uniti d’America, il rapporto tra spazio geografico, tempi economici e capitale diviene il focus di riflessione centrale. La velocità è la cifra del loro mandato (obiettivo per altro più proclamato che raggiunto).
Siamo in una fase di forte trasformazione della città, in particolare la città, intesa come arena di partecipazione politica e di conflitto sociale, è sotto attacco da parte del turismo deregolamentato, del consumo e della concezione securitaria che privilegia l’ordine pubblico, ciò nonostante la città per ora rimane ancora un terreno di conflitto e quindi una polis nel senso pieno del termine. Il neo-liberismo, seppur ormai pienamente dominante, rimane un modello storico, quindi, in quanto modello storico, ribaltabile. Nell’età delle diseguaglianze urbane, della mercificazione dello spazio pubblico, del vertiginoso consumo di suolo, l’urbanistica stessa ha subìto una mutazione genetica e ha perso la sua vocazione originaria. Da disciplina del welfare, dispensatrice – certo perfettibile – di diritto alla città, è divenuta complice del neoliberismo, ha abbandonato il dato sociale. Lo statuto disciplinare dell’urbanista si è conformato ai diktat del mercato, dando seguito all’attacco sferrato da forze regressive, elitiste e antidemocratiche, che a partire dagli anni Settanta hanno smantellato diritti e stato sociale. In questo contesto l’amministrazione di Bergamo ha perciò assunto concetti, metodi e lessico presi a prestito dall’economia finanziarizzata, pienamente interni alla logica distruttiva ed estrattiva che ha saccheggiato città e territori: una strategia certo non di sinistra ma soprattutto fallimentare.
È urgente mettere in campo un’utopia, un ribaltamento di paradigma. Ma l’utopia moderna è fatta di pratiche quotidiane, spesso ai margini, spesso antagoniste, già in atto nella nostra società in mutamento. E’ necessario ripartire dalla osservazione dei conflitti sul territorio; dal sapere critico che ne derivano; e dalle nuove pratiche di mutualismo e socialità, dalle forme di esistenza collettiva che si prendono cura degli ambienti di vita, delle relazioni eco-sistemiche, che rigettano la logica economica del “prendere senza restituire”. Movimenti che già oggi contengono il germe di altri mondi possibili.
Al lavoro e alla lotta.

"Bergamo in comune", 6 marzo 2019

 

 

(23.03.19) MARCIA PER IL CLIMA, CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI. CORTEO A ROMA (sabato 23 marzo 2019)

L'appello: Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale. #siamoancoraintempo

CHI SIAMO

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.

Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del Paese e la salute del Pianeta.

Grandi opere e cambiamento climatico

Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.

Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.

Nel nostro Paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.

Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.

Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi a Venezia, il MOSE, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni , con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia.

Giustizia sociale è giustizia climatica

Le catastrofi naturali non hanno nulla di naturale e non colpiscono tutti nella stessa maniera. Lo vediamo purtroppo quotidianamente e chi sta in basso, infatti, paga i costi del cambiamento climatico e della mancata messa in sicurezza dei territori.

È vero fuori dai grandi centri cittadini, dove la devastazione ambientale mangia e distrugge la natura, ma è vero anche negli agglomerati urbani, luoghi sempre più inquinati in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio.

È vero non solo dal nord al sud dell’Italia, ma anche dal nord al sud del nostro pianeta.

Milioni di migranti climatici sono costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili e vengono respinti sulle coste europee.

Nel nostro paese terremotati e sfollati vivono in situazione precarie, carne da campagna elettorale mentre le risorse per la ricostruzione non sono mai la priorità per alcuna compagine politica.

Quando le popolazioni locali, in Africa come in Europa, provano ad opporsi a progetti tagliati sui bisogni di multinazionali e lobby cementifere la reazione dello Stato è sempre violenta e implacabile.

L’unica proposta “verde” dei nostri governanti è di scaricare non soltanto le conseguenze ma anche i costi della crisi ecologica su chi sta in basso.

Noi diciamo che se da una parte la responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva e interroga i comportamenti di ciascuno di noi, dall’altra siamo convinti che i costi della transizione ecologica debbano ricadere sulle spalle dei ricchi, in primis le lobby che in questi anni si sono arricchite accumulando profitti, a discapito della collettività e dei beni comuni.

Il sistema delle grandi opere inutili e il capitalismo estrattivo sono altrettante espressioni del dominio patriarcale che sollecita in maniera sempre più urgente la necessità di riflessione sul legame tra donne, corpi e territori e sarà uno dei temi portato nelle piazze dello sciopero transfemminista globale dell’8 marzo.

E’ giunto il momento di capire di cosa il nostro paese e il nostro pianeta hanno davvero bisogno.

Si potrà finalmente cominciare a dare priorità alla lotta al cambiamento climatico, cessando così di contrapporre salute e lavoro come invece è stato fatto a Taranto, dove lo stato di diritto è negato e chi produce morte lo può fare al riparo da conseguenze legali solo:

riducendo drasticamente l’uso delle fonti fossili e del gas e rifiutando che il paese venga trasformato in un Hub del gas

negando il consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi e gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini

– praticando con rigore e decisione l’alternativa di un modello energetico autogestito dal basso, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato

– abbandonando progetti di infrastrutture inutili e dannose e finanziando interventi dai quali potremo trarre benefici immediati (messa in sicurezza idrogeologica e sismica dei territori , bonifiche, riconversione energetica, educazione e ricerca ambientali)

E’ urgente garantire il diritto all’acqua pubblica, una nuova Strategia Energetica Nazionale riscritta senza interessi delle lobbies, la messa a soluzione delle scorie nucleari, la riduzione delle spese militari, il disarmo nucleare.

I nostri territori, già inquinati da discariche fuori controllo, inceneritori e progetti inutili, sono oltremodo distrutti da monoculture e pesticidi che determinano desertificazione e minano la possibilità di una sempre maggiore autodeterminazione alimentare.

E’ necessario che le risorse pubbliche vengano destinate ad una buona sanità, alla creazione di servizi adeguati, al sostegno di una scuola pubblica e di università libere e sganciate dai modelli aziendalisti, ad un sistema pensionistico decoroso, ad una corretta politica sull’abitare e di inclusione della popolazione migrante con pari diritti e dignità.

Appuntamenti verso il 23 marzo

8 marzo: Non una di Meno – Sciopero Globale Transfemminista

15 marzo: Global Climate Strike

22 marzo: Roma. Giornata su alimentazione agroecologia a cura di Genuino Clandestino

Siamo ancora in tempo per bloccare le grandi opere inutili

Siamo ancora in tempo per contrastare il cambiamento climatico

Siamo ancora in tempo per decidere NOI il nostro futuro!

 


 

 

 


 

 


L'Alternativa - San Paolo d'Argon