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mail: alternainsieme@yahoo.it



2017

   

anno 2016


(06.11.17) DOCUMENTI. IL CONSIGLIO PROVINCIALE DI BERGAMO DICE NO AL CETA

* MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI TODESCHINI, LOBATI, LOCATELLI, MIGLIORATI, CAPELLETTI, MASPER, VALOTI, MINETTI, GAFFORELLI IN MERITO ALLA CONTRARIETA' ALLA RATIFICA DELL'ACCORDO ECONOMICO E COMMERCIALE GLOBALE (CETA) TRA CANADA E UNIONE EUROPEA E CONSEGUENTI DANNI AL SETTORE AGRICOLO EUROPEO E ITALIANO. Deliberazione n. 23 del 20.10.17: QUI

* TESTO FINALE ALLEGATO DELLA MOZIONE: QUI


(05.11.17) BERGAMO. MERCATINO DEGLI ABITI USATI: PER DIFENDERSI DALLA CRISI E PER LOTTARE CONTRO LE POLITICHE DI AUSTERITA’

* Domenica 5 novembre, dalle ore 10.00 alle ore 16.00, c/o Unione Inquilini-Rifondazione Comunista in Via Borgo Palazzo 84/g a Bergamo

Unione Inquilini organizza il mercatino di abiti ed accessori usati ogni prima domenica del mese, dalle ore 10 alle ore 16 , presso la sede di Rifondazione Comunista di via Borgo Palazzo n. 84/g a Bergamo.
Le famiglie proletarie (lavoratori, disoccupati, pensionati) avranno la possibilità di accedere gratuitamente a capi di abbigliamento di seconda mano (uomo, donna e bambino), in ottime condizioni. Chi lo desidera potrà lasciare una sottoscrizione libera di 1, 2 o 3 euro al pezzo che servirà per finanziare una cassa di resistenza utile a sostenere le famiglie che hanno perso o stanno perdendo la casa.
Si tratta di indumenti puliti, in buono stato di conservazione, scartati perché non più utilizzati, che possono tornare a nuova vita e risolvere qualche problema alle famiglie proletarie che non hanno la possibilità o l'opportunità di rivolgersi ai negozi di Bergamo sempre più costosi.
Le caratteristiche importanti della nostra proposta e dello stile di vita che intendiamo sostenere sono la lotta contro lo spreco e l’incentivo al riciclo ed al riuso dei vestiti e di altri oggetti utili alla casa.
In questo modo proviamo a evitare che i vestiti non più usati diventino rifiuto che aumentano l’inquinamento delle nostre città.
Il mercatino del “vestito usato” è soprattutto uno strumento di auto-difesa contro il caro-vita; per soddisfare un bisogno materiale (es. vestiario) che la crisi economica nega a sempre più famiglie proletarie che non hanno più reddito per consumare. Inoltre è una azione che vuole contestare le politiche di austerità del governo che tagliano i servizi sociali (sanità, istruzione, ecc..) che prima lo Stato garantiva gratuitamente.
Vogliamo dimostrare che la risposta collettiva, basata sulla solidarietà ed il mutualismo, permette di non lasciare indietro nessuno e ricostruire una unità tra le persone impoverite dalla crisi e dall’austerità.
Il mercatino dell'usato ritornerà la prima domenica del mese, dalle ore 10 alle ore 16, presso la sede di Rifondazione Comunista di via Borgo Palazzo n. 84/g a Bergamo. Per info: 3345086230 (Dax).

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: QUI


(BERGAMO 14-15.10.17) FORUM ALTERNATIVO AL G7. REPORT TAVOLO MUTUALISMO

(pdf)

Gli altri documenti

Documento conclusivo: qui
Agricoltura: qui
Territorio: qui
Montagna: qui
Lavoro: qui


Nel pomeriggio del 14 ottobre, in contemporanea con gli altri tavoli di lavoro, nel Forum dell'Alternativa al G7 dell’agricoltura, il tavolo mutualismo ha fatto incontrare varie esperienze.
Da un lato quelle che proprio partendo dalla terra hanno dato vita a pratiche in grado di dare risposte concrete al di fuori del mercato liberista, nel rispetto di chi la terra la lavora e la vive e che rispondono al bisogno di prodotti agroalimentari buoni, puliti ed equi.
Dall’altro le pratiche mutualistiche, solidaristiche e di autorganizzazione che rispondono anche a bisogno di casa, salute, istruzione ,lavoro ecc... legando quindi insieme una moltitudine di pratiche in risposta ai bisogni complessivi delle nostre vite.
Realtà intervenute:
Francesco - Brigate solidarietà attiva; Claudio Taccioli - Sinistra anticapitalista Brescia; Fabio  Cochis - Unione inquilini (Bergamo); Marco Noris - Botteghe del Commercio Equo e solidale (Bergamo); Paola - Csoa il Cantiere (San Siro Milano); Chiara - Ex OPG -Je so pazzo (Napoli); Loredana Marino - Rifondazione Comunista- Partito sociale (Salerno); Francesco - Mondeggi - Genuino clandestino (Firenze); Gigi Malabarba - Rimaflow - Fuorimercato (Milano); Tonino Lepore - Genuino clandestino; Ilaria - Brigate di solidarietà attiva (Firenze); Andrea Viani - R@p (Lodi)

Tutti hanno esposto sinteticamente la propria attività di autorganizzazionwe di mutualismo. A titolo esemplificativo e non esaustivo:
Auto-produzione, trasformazione , comunanza delle terre
Fabbriche occupate, recuperate e autogestite
Distribuzione: Gap, Gas,p Gas
Botteghe del commercio equo
Cucine popolari
Sportello debitori
Cassa solidarietà per disoccupati
Cassa di solidarietà per sfrattati
Sportelli legali
Consultori e ambulatori medici popolari
Dentisti popolari
Palestre popolari
Dopo scuola sociale
Mercati scambio di vestiti usati

Molte di queste realtà hanno ritenuto necessario costruire forme di organizzazione sociale che siano in grado innanzitutto di lavorare sul terreno della solidarietà elementare: Gruppi di Acquisto popolari, casse di resistenza operaia, resistenza agli sfratti, occupazioni di case, psicologo e dentista sociale, forme di difesa dei debitori...
Queste pratiche sociali sono una risposta immediata a determinati bisogni sociali negati: bisogno negato di sostentamento dovuto a riduzioni di reddito per tagli salariali, crisi aziendali, lavoro precario, sottoccupazione e lavoro nero e relative condizioni disoccupazione; al bisogno negato di assistenza e salute a causa dei tagli di salario sociale nazionale e locale; al bisogno negato di casa dovuto a sfratti per morosità incolpevole, mutuo non pagato...
Queste pratiche cercano di operare su un livello elementare, ma cercano contemporaneamente attraverso l’autorganizzazione di creare spazi pubblici in grado di connettere le lotte su un piano generale, territorio per territorio, generando nuove forme di welfare dal basso e una confederalità di pratiche che possono rispondere in maniera complessiva ai bisogni negati.
Molti interventi sostengono che Il Comune, istituzione che il sistema usa ancora per dare qualche parziale risposta ai bisogni sociali, è il luogo in cui più forte oggi è possibile operare per le forze antiliberiste. Utilizzando il modello della città spagnola di Marinaleda, si è analizzato come sia concretamente possibile che l’ente locale comunale possa essere il punto di massima contraddizione/conflitto tra gli interessi del capitale e i bisogni sociali proletari.
Altri sottolineano che alle pratiche si devono unire lotte e vertenze, unire le pratiche al conflitto: lotte per i diritti dei migranti, picchetti antisfratto e lotte per il diritto alla casa attraverso vertenze con il comune, lotte in difesa dei diritti sul lavoro nella sfera agricola e non solo come le lotte contro il caporalato al Sud. Vertenze nelle carceri o con l’Asl sulle condizioni sanitarie.
Nel terreno della crisi le pratiche di autorganizzazione riescono a costruire con la solidarietà la possibilità di integrare dove lo stato disintegra; l’uscita può avvenire attraverso la solidarietà e il mutuo aiuto che contrastano l’egoismo sociale e la barbarie. Contro la solitudine e l'individualismo più interventi hanno sottolineato il bisogno di ricostruire il NOI collettivo, dal popolo per il popolo attraverso il fare, non dimenticando al tempo stesso la necessità di tenere vivo il conflitto sociale.
Vengono portati alcuni esempi soprattutto dai centri sociali e da chi lavora sul tema casa di come la solidarietà nei quartieri contrasti l’abbandono, la ghettizzazione, la guerra tra poveri. Un termine, ripetuto in vari interventi, che definisce il nostro fare in questa fase è Resistenza. Emerge con forza la necessità di uscire dalla solidarietà a km zero e collegare le varie istanze; più interventi hanno sottolineato l'esigenza di spingere per l’unione delle pratiche di resistenza alla crisi.

Il discorso mutualistico si lega all'agricoltura, cioè il tema centrale del Forum, sotto vari aspetti, con la testimonianza e l’analisi di realtà come RiMaflow, Mondeggi, Fuori Mercato, le pratiche di Genuino Clandestino; al tema della crisi economica, con la testimonianza degli interventi della R@P; al tema del potere popolare con gli interventi del centro sociale ExOpg Je so' pazzo.
Si insiste sul tema dell’autoproduzione come base necessaria e imprescindibile per uscire realmente dal sistema capitalistico e come deve nascere forte il bisogno di costruire comunità che facciano uscire dall'isolamento le singole vertenze ed insieme progettare il nostro futuro, immaginando un impianto sociale ed economico radicalmente diverso per trasformare i nostri territori in laboratori attraverso il conflitto e la partecipazione.
Ridisegnare le città, le campagne, i territori, con pratiche concrete che alludano al cambiamento.
Utilizzo sociale della terra, fabbriche recuperate, interventi di solidarietà attiva, reti di solidarietà popolare, sono le pratiche da dove partire per immaginare e costruire un futuro possibile dove il tema del come produrre e come redistribuire viene progettato dal basso in base ai bisogni reali di comunità coese e solidali nel rispetto della terra, degli esseri umani e dei viventi, all'insegna della giustizia sociale. Per queste realtà intervenute nella discussione costruire reti sociali di autorganizzazione e mutuo soccorso realmente alternative è la priorità.
Proposte di ricerca e approfondimento:
Creare un’occasione di incontro con Marinaleda e il sindacato Soc/Sat Andaluso.
Approfondire la Riforma del terzo settore
Per le realtà maggiormente interessate alla costruzione di un Noi collettivo delle pratiche sociali diffuse si propone la stesura di una carta della confederalità, la cui bozza è già in lavorazione, su cui rilanciare in un ritrovo nazionale da prevedere intorno a metà gennaio, continuando a coinvolgere altre realtà in Italia non presenti al tavolo.
In forte collegamento con il tavolo agricoltura si lancia l’impegno di costruire Comunità di Supporto all’agricoltura che la Rete Bergamasca indica come punto centrale di proposta della due giorni, e su questo concordano anche le realtà che non hanno esperienze di autoproduzione.
Per concludere tutti si dimostrano positivamente colpiti dall’utilità di questo tavolo, per aver fatto incontrare per la prima volta tante realtà che, anche solo nel confronto, possono generare meccanismi virtuosi di moltiplicazione di energie e di riproposizione nei rispettivi territori delle esperienze indicate da altre realtà al tavolo.
Alcune realtà, per affinità di progetti e vicinanza territoriale, si dimostrano disposte a collaborare sin da subito.

Le nostre precedenti info: qui


(BERGAMO 14-15.10.17) FORUM ALTERNATIVO AL G7. REPORT TAVOLO TERRITORIO

(pdf)

Gli altri documenti

Documento conclusivo: qui
Agricoltura: qui
Territorio: qui
Mutualismo: qui
Montagna: qui
Lavoro: qui


.

Il Tavolo Territorio, all’interno delle giornate del controG7 sull’agricoltura di Bergamo, nasce dalla necessità di creare un confronto tra realtà che hanno fatto del territorio, e dell’organicità ad esso, il proprio ambito di lotta.
La discussione è stata costruita intorno alla necessità di superare le legittime opposizioni ad un idea di territorio come luogo di profitto per pochi a scapito del benessere, della salute, della sicurezza e del reddito per tutti, riuscendo invece a costruire e rilanciare collettivamente una proposta diversa, che nasca dalle reali esigenze di chi la terra la abita, la vive, la coltiva, la ama.
Le realtà intervenute hanno saputo ben integrarsi tra loro, andando in continuità e riuscendo ad aprire diversi stimoli di riflessione.
Realtà diverse tra loro sia per dimensione (piccoli e grandi comitati) e per ambito di lavoro (dal controllo popolare in emergenza al tema dei beni comuni) sono riuscite a contaminarsi, conoscersi e riflettere sulla necessità di darsi una progettualità condivisa perché la vittoria di uno è legata strettamente alla vittoria di tutti.

Le tematiche emerse possono essere riassunte cosi:

Necessità di conoscenza reciproca e condivisione: Le diverse esperienze portate al tavolo sono spesso simili tra loro per problematicità, storia, composizione. Molte sono realtà piccole e difficilmente si conoscono. Metterle in comunicazione significa dar loro la possibilità di scambiarsi informazioni, conoscenze ed esperienza, permettendo la nascita di coordinamenti tra realtà che si occupano delle stesse questioni e che, legandosi tra loro, possono avere maggiore capacità di incidere rispetto alle loro vertenzialità.
Altro elemento è la condivisione e la collettivizzazione dei saperi e delle conoscenze (tecniche, politiche, antropologiche, sociologiche) che, da patrimonio esclusivo di una singola esperienza, diventano patrimonio collettivo a disposizione di altre realtà.

Solidarietà tra le lotte: Il tavolo si è aperto con l’invito, da parte del coordinamento di cratere del Popolo del Terremoto, ad esprimersi in solidarietà alla loro lotta, dando cosi maggiore risalto, visibilità e partecipazione alla mobilitazione che si terrà il 21 ottobre a Roma. Il tema della solidarietà diventa centrale se vogliamo che la lotta di uno sia la lotta di tutti.

Gestione popolare del territorio: il governo del territorio è relegato quasi esclusivamente alle scelte di una classe politica che agisce in nome degli interessi del profitto e del mercato e non in nome della collettività.
Lo abbiamo visto durante le emergenze e le calamità naturali, problemi che diventano più o meno interessanti e che vengono affrontati a seconda del grado di profitto che sono in grado di produrre, sia economico che elettorale, e che comunque non vengono mai gestiti in nome del reale interesse della collettività.
I trattati economici a livello europeo/globale inoltre hanno fatto scippo della nostra democrazia e gli strumenti democratici tradizionali (raccolte firme, referendum, vertenze, ecc…) non riescono più ad avere efficacia.
Diventa centrale quindi riconnettere la gestione del territorio ai reali interessi di chi lo abita, la gestione comune delle risorse, dell’amministrazione partecipata delle nostre città, dei nostri quartieri, ragionare in termini di comunalismo, di progettazione partecipata dal basso.

Territorio come risorsa alimentare: il consumo di suolo è un fenomeno che, tra le tante conseguenze, ha quella di ridurre le superfici coltivabili e quindi quella di ridurre la capacità nazionale di produzione di cibo. Ragionare di sovranità alimentare significa contrastare prima di tutto il consumo di suolo. Diventa significativo il lavoro da fare fianco a fianco degli allevatori e agricoltori sottoposti agli espropri.

Energie rinnovabili: Il tema della politica energetica nazionale è centrale se si vogliono contrastare le opere infrastrutturali e di sfruttamento messe in atto dai nostri governi. Rilanciare una nuova strategia, improntata sull’uso delle rinnovabili, sull'efficienza energetica, sul modello del decentramento comunitario, sulla distribuzione equa dell’energia, significa contrastare opere impattanti, migliorare la qualità dell’ambiente e guardare realmente al futuro. Proprio attorno alla questione energetica ruotano attorno altre questioni riguardanti il modello industriale imposto, come ad esempio la questione dei veicoli elettrici, del trasporto pubblico, delle case popolari efficienti energeticamente. Di fronte ad una crescente povertà energetica delle famiglie (oltre 2 milioni di famiglie non hanno energia), bisogna invertire la tendenza neoliberista di mercificazione dell'energia, rivendicando invece l'energia come bene comune.

Trasporto pubblico Il tema del trasporto pubblico e della sua incentivazione è centrale nel miglioramento della viabilità, la riduzione delle sostanze inquinanti, la riduzione dell’uso delle energie non rinnovabili, il contrasto ad opere infrastrutturali inutili (parcheggi, strade, autostrade, ecc..)

Trasformazione del clima: Le crescenti emergenze ambientali che stanno attraversando il mondo (nevicate, incendi, alluvioni, terremoti, siccità ecc…) impongono una svolta radicale, non solo dei nostri sistemi di produzione e consumo, ma anche nella gestione dei nostri territori e delle sue risorse. Occorre rivedere il modello di sviluppo neoliberista e ragionare su un modello alternativo di progresso.

Messa in sicurezza del territorio: Le scelte politiche di chi governa i territori vanno nella direzione di favorire e finanziare opere inutili e dannose per la collettività ma molto vantaggiose per l’interesse di pochi, il cui apporto occupazionale ed economico non ne giustifica la realizzazione.
Al tempo stesso assistiamo ad un crescente degrado del territorio, tra alluvioni, frane ed incendi, infrastrutture pericolanti che necessitano di opere di manutenzione, edilizia pubblica fatiscente, aree del paese lasciate in totale abbandono, tagli al personale dei VVDF
Se le risorse impiegate per le grandi opere venissero impiegate per opere di risanamento, ristrutturazione, messa in sicurezza, avremmo un territorio più sicuro e dignitoso per chi lo abita e capace di reggere le sfide imposte dalle mutazioni climatiche in corso.
La messa in sicurezza del territorio, se attuata con piccoli interventi diffusi e sotto il diretto controllo popolare, è anche interessante dal punto di vista occupazionale, vista l’enormità dei lavori necessari per completarla.

Gestione pubblica delle emegenze: di fronte alla privatizzazione delle risorse e dei mezzi di soccorso si crea il controsenso per cui il privato guadagna in base alle emergenze e ha tutto l’interesse affinchè queste non finiscano. L’esempio dei Canadair e del costo enorme da parte dello Stato per “affittarli” è inoltre un ulteriore esempio dello spreco di risorse pubbliche da parte dello Stato.

Necessità pratiche sociali: Come dimostrato dagli interventi popolari durante gli incendi, nevicate, alluvioni e terremoti, le pratiche sociali sono uno strumento necessario per ricostruire il collante tra le lotte e il Popolo, in grado di produrre legittimità sui territori da spendere poi per iniziare percorsi di lotta collettivi. Le parole, da sole, per quanto portatrici di verità, non sono più in grado di mobilitare le popolazioni se non collegate ai fatti e alle azioni. Il Fare, l’azione e le pratiche legittimano le parole e i discorsi.

Territorio bene comune: Il territorio è un bene comune, una proprietà collettiva da gestire nel nome dell’interesse di tutti. Cementificazione, inquinamento e sfruttamento vanno nella direzione contraria rispetto a questa considerazione.

Territorio come sistema fisico circolare: Considerare il territorio unicamente come “suolo” è limitante. Il Territorio è un sistema complesso costituito da più elementi come il suolo, il sottosuolo, l’acqua e l’aria.

Territorio come sistema sociale: Il territorio è luogo di identità, luogo politico, luogo sociale. Di fronte ad un identità territoriale “di sangue” che si basa sull’esclusione, dobbiamo rispondere con un identità territoriale in grado di essere inclusiva e costruttiva.

Utilità dei gruppi di studio: i gruppi di studio, che coinvolgono diverse figure e competenze, sono in grado di produrre studi e analisi scientifiche da mettere poi a disposizione delle lotte. La simbiosi tra ricerca e lotta permette di smontare le narrazioni egemoniche che vedono le grandi opere e i progetti impattanti sui territori come necessari. Permette inoltre di acquisire maggiori conoscenze rispetto alle specificità fisiche, sociali, antropologiche e politiche dei territori stessi che possono essere condivise e messe a disposizione di tutti e diventare patrimonio collettivo.

Necessità di un coordinamento: Le testimonianze presenti al tavolo hanno un denominatore comune: quello di resistere alle logiche di chi vede nel territorio un luogo di profitto e di sfruttamento.
In una fase storica dove l’aggressione del capitale è più forte ed efficace nasce l’urgenza di confederare le lotte dei territori, perché la lotta di uno sia la lotta di tutti, e perché la vittoria di uno è strettamente legata alla vittoria di tutti.
L’elemento e il tema collettivo di unione potrebbe essere “l’unica grande opera è la messa in sicurezza del territorio”, in grado di essere declinato in base alle specificità, alle necessità e alle problematicità dei diversi territori.
Gli strumenti di lotta che potrebbero essere adottati sono invece tanti (decreto VIA, vertenze collettive, ecc..)
La discussione ha aperto diverse criticità, visti anche i fallimenti dei precedenti tentativi di coordinamenti nazionali, tra cui quella che, ragionare in termini collettivi, significa necessariamente sacrificare una parte delle energie dedicate alla singola lotta.
Altra considerazione è che prima di parlare di coordinamento, che per ora è rimasto uno stimolo di discussione, è necessario coinvolgere realtà e comitati che al tavolo non erano presenti ma il cui apporto e coinvolgimento è fondamentale.

Per ora i contatti dei partecipanti al tavolo sono stati raccolti in una chat WhatsApp, utilizzata per condividere il report e la foto di gruppo finale del tavolo sotto lo striscione “l’unica grande opera è la messa in sicurezza del territorio”, scattata in solidarietà al Popolo del Terremoto.
La chat whatsapp è palesemente uno strumento inadeguato per discutere e condividere riflessioni ed informazioni. Prima però di creare strumenti di coordinamento è necessario approfondire la discussione riguardo il coordinamento stesso, coinvolgendo, come già sottolineato, le realtà che non erano presenti al tavolo.
A conclusione del tavolo si è sentita quindi la necessità di rilanciare e continuare questa discussione nei prossimi mesi, individuando una data ed un luogo, preferibilmente nel centro Italia per dare a tutti la possibilità di partecipare.

Uniti siamo tutto divisi siam canaglia!

Realtà intervenute: Francesco_coordinamento di cratere - Michele_No Parking Fara - Augusto_Forum H20 Ombrina - Enrico_No Gasaran - Elena_Stop Ttip - Davide_Spazio Pueblo - Jambe_ No Tap - Savino_Collettivo AltreMenti Sulmona - Giovanni_Usb Livorno - Diego_Usb/Ex Carcere Livorno - Guido_Basta Veleni (No Tav, Mamme Volanti Castenedolo) - Ezio_No Triv Lombardia - Oscar_EQual Mantova - Elio_Off Topic Milano - Antonello_Prc Milano - Gabriele_Prc Treviso - Giuseppe_Brigate Solidarieta Attiva - Federica_Podere Casale Rosa Roma - Davide_Emidio di Treviri - Luigi_Usb/Zona 22

Le nostre precedenti info: qui


(BERGAMO 14-15.10.17) FORUM ALTERNATIVO AL G7. REPORT TAVOLO TERRITORIO

Documento di chiusura del Forum sociale Bergamo (pdf)

Gli altri documenti

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Agricoltura: qui
Territorio: qui
Mutualismo: qui
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Il Tavolo Territorio, all’interno delle giornate del controG7 sull’agricoltura di Bergamo, nasce dalla necessità di creare un confronto tra realtà che hanno fatto del territorio, e dell’organicità ad esso, il proprio ambito di lotta.
La discussione è stata costruita intorno alla necessità di superare le legittime opposizioni ad un idea di territorio come luogo di profitto per pochi a scapito del benessere, della salute, della sicurezza e del reddito per tutti, riuscendo invece a costruire e rilanciare collettivamente una proposta diversa, che nasca dalle reali esigenze di chi la terra la abita, la vive, la coltiva, la ama.
Le realtà intervenute hanno saputo ben integrarsi tra loro, andando in continuità e riuscendo ad aprire diversi stimoli di riflessione.
Realtà diverse tra loro sia per dimensione (piccoli e grandi comitati) e per ambito di lavoro (dal controllo popolare in emergenza al tema dei beni comuni) sono riuscite a contaminarsi, conoscersi e riflettere sulla necessità di darsi una progettualità condivisa perché la vittoria di uno è legata strettamente alla vittoria di tutti.

Le tematiche emerse possono essere riassunte cosi:

Necessità di conoscenza reciproca e condivisione: Le diverse esperienze portate al tavolo sono spesso simili tra loro per problematicità, storia, composizione. Molte sono realtà piccole e difficilmente si conoscono. Metterle in comunicazione significa dar loro la possibilità di scambiarsi informazioni, conoscenze ed esperienza, permettendo la nascita di coordinamenti tra realtà che si occupano delle stesse questioni e che, legandosi tra loro, possono avere maggiore capacità di incidere rispetto alle loro vertenzialità.
Altro elemento è la condivisione e la collettivizzazione dei saperi e delle conoscenze (tecniche, politiche, antropologiche, sociologiche) che, da patrimonio esclusivo di una singola esperienza, diventano patrimonio collettivo a disposizione di altre realtà.

Solidarietà tra le lotte: Il tavolo si è aperto con l’invito, da parte del coordinamento di cratere del Popolo del Terremoto, ad esprimersi in solidarietà alla loro lotta, dando cosi maggiore risalto, visibilità e partecipazione alla mobilitazione che si terrà il 21 ottobre a Roma. Il tema della solidarietà diventa centrale se vogliamo che la lotta di uno sia la lotta di tutti.

Gestione popolare del territorio: il governo del territorio è relegato quasi esclusivamente alle scelte di una classe politica che agisce in nome degli interessi del profitto e del mercato e non in nome della collettività.
Lo abbiamo visto durante le emergenze e le calamità naturali, problemi che diventano più o meno interessanti e che vengono affrontati a seconda del grado di profitto che sono in grado di produrre, sia economico che elettorale, e che comunque non vengono mai gestiti in nome del reale interesse della collettività.
I trattati economici a livello europeo/globale inoltre hanno fatto scippo della nostra democrazia e gli strumenti democratici tradizionali (raccolte firme, referendum, vertenze, ecc…) non riescono più ad avere efficacia.
Diventa centrale quindi riconnettere la gestione del territorio ai reali interessi di chi lo abita, la gestione comune delle risorse, dell’amministrazione partecipata delle nostre città, dei nostri quartieri, ragionare in termini di comunalismo, di progettazione partecipata dal basso.

Territorio come risorsa alimentare: il consumo di suolo è un fenomeno che, tra le tante conseguenze, ha quella di ridurre le superfici coltivabili e quindi quella di ridurre la capacità nazionale di produzione di cibo. Ragionare di sovranità alimentare significa contrastare prima di tutto il consumo di suolo. Diventa significativo il lavoro da fare fianco a fianco degli allevatori e agricoltori sottoposti agli espropri.

Energie rinnovabili: Il tema della politica energetica nazionale è centrale se si vogliono contrastare le opere infrastrutturali e di sfruttamento messe in atto dai nostri governi. Rilanciare una nuova strategia, improntata sull’uso delle rinnovabili, sull'efficienza energetica, sul modello del decentramento comunitario, sulla distribuzione equa dell’energia, significa contrastare opere impattanti, migliorare la qualità dell’ambiente e guardare realmente al futuro. Proprio attorno alla questione energetica ruotano attorno altre questioni riguardanti il modello industriale imposto, come ad esempio la questione dei veicoli elettrici, del trasporto pubblico, delle case popolari efficienti energeticamente. Di fronte ad una crescente povertà energetica delle famiglie (oltre 2 milioni di famiglie non hanno energia), bisogna invertire la tendenza neoliberista di mercificazione dell'energia, rivendicando invece l'energia come bene comune.

Trasporto pubblico Il tema del trasporto pubblico e della sua incentivazione è centrale nel miglioramento della viabilità, la riduzione delle sostanze inquinanti, la riduzione dell’uso delle energie non rinnovabili, il contrasto ad opere infrastrutturali inutili (parcheggi, strade, autostrade, ecc..)

Trasformazione del clima: Le crescenti emergenze ambientali che stanno attraversando il mondo (nevicate, incendi, alluvioni, terremoti, siccità ecc…) impongono una svolta radicale, non solo dei nostri sistemi di produzione e consumo, ma anche nella gestione dei nostri territori e delle sue risorse. Occorre rivedere il modello di sviluppo neoliberista e ragionare su un modello alternativo di progresso.

Messa in sicurezza del territorio: Le scelte politiche di chi governa i territori vanno nella direzione di favorire e finanziare opere inutili e dannose per la collettività ma molto vantaggiose per l’interesse di pochi, il cui apporto occupazionale ed economico non ne giustifica la realizzazione.
Al tempo stesso assistiamo ad un crescente degrado del territorio, tra alluvioni, frane ed incendi, infrastrutture pericolanti che necessitano di opere di manutenzione, edilizia pubblica fatiscente, aree del paese lasciate in totale abbandono, tagli al personale dei VVDF
Se le risorse impiegate per le grandi opere venissero impiegate per opere di risanamento, ristrutturazione, messa in sicurezza, avremmo un territorio più sicuro e dignitoso per chi lo abita e capace di reggere le sfide imposte dalle mutazioni climatiche in corso.
La messa in sicurezza del territorio, se attuata con piccoli interventi diffusi e sotto il diretto controllo popolare, è anche interessante dal punto di vista occupazionale, vista l’enormità dei lavori necessari per completarla.

Gestione pubblica delle emegenze: di fronte alla privatizzazione delle risorse e dei mezzi di soccorso si crea il controsenso per cui il privato guadagna in base alle emergenze e ha tutto l’interesse affinchè queste non finiscano. L’esempio dei Canadair e del costo enorme da parte dello Stato per “affittarli” è inoltre un ulteriore esempio dello spreco di risorse pubbliche da parte dello Stato.

Necessità pratiche sociali: Come dimostrato dagli interventi popolari durante gli incendi, nevicate, alluvioni e terremoti, le pratiche sociali sono uno strumento necessario per ricostruire il collante tra le lotte e il Popolo, in grado di produrre legittimità sui territori da spendere poi per iniziare percorsi di lotta collettivi. Le parole, da sole, per quanto portatrici di verità, non sono più in grado di mobilitare le popolazioni se non collegate ai fatti e alle azioni. Il Fare, l’azione e le pratiche legittimano le parole e i discorsi.

Territorio bene comune: Il territorio è un bene comune, una proprietà collettiva da gestire nel nome dell’interesse di tutti. Cementificazione, inquinamento e sfruttamento vanno nella direzione contraria rispetto a questa considerazione.

Territorio come sistema fisico circolare: Considerare il territorio unicamente come “suolo” è limitante. Il Territorio è un sistema complesso costituito da più elementi come il suolo, il sottosuolo, l’acqua e l’aria.

Territorio come sistema sociale: Il territorio è luogo di identità, luogo politico, luogo sociale. Di fronte ad un identità territoriale “di sangue” che si basa sull’esclusione, dobbiamo rispondere con un identità territoriale in grado di essere inclusiva e costruttiva.

Utilità dei gruppi di studio: i gruppi di studio, che coinvolgono diverse figure e competenze, sono in grado di produrre studi e analisi scientifiche da mettere poi a disposizione delle lotte. La simbiosi tra ricerca e lotta permette di smontare le narrazioni egemoniche che vedono le grandi opere e i progetti impattanti sui territori come necessari. Permette inoltre di acquisire maggiori conoscenze rispetto alle specificità fisiche, sociali, antropologiche e politiche dei territori stessi che possono essere condivise e messe a disposizione di tutti e diventare patrimonio collettivo.

Necessità di un coordinamento: Le testimonianze presenti al tavolo hanno un denominatore comune: quello di resistere alle logiche di chi vede nel territorio un luogo di profitto e di sfruttamento.
In una fase storica dove l’aggressione del capitale è più forte ed efficace nasce l’urgenza di confederare le lotte dei territori, perché la lotta di uno sia la lotta di tutti, e perché la vittoria di uno è strettamente legata alla vittoria di tutti.
L’elemento e il tema collettivo di unione potrebbe essere “l’unica grande opera è la messa in sicurezza del territorio”, in grado di essere declinato in base alle specificità, alle necessità e alle problematicità dei diversi territori.
Gli strumenti di lotta che potrebbero essere adottati sono invece tanti (decreto VIA, vertenze collettive, ecc..)
La discussione ha aperto diverse criticità, visti anche i fallimenti dei precedenti tentativi di coordinamenti nazionali, tra cui quella che, ragionare in termini collettivi, significa necessariamente sacrificare una parte delle energie dedicate alla singola lotta.
Altra considerazione è che prima di parlare di coordinamento, che per ora è rimasto uno stimolo di discussione, è necessario coinvolgere realtà e comitati che al tavolo non erano presenti ma il cui apporto e coinvolgimento è fondamentale.

Per ora i contatti dei partecipanti al tavolo sono stati raccolti in una chat WhatsApp, utilizzata per condividere il report e la foto di gruppo finale del tavolo sotto lo striscione “l’unica grande opera è la messa in sicurezza del territorio”, scattata in solidarietà al Popolo del Terremoto.
La chat whatsapp è palesemente uno strumento inadeguato per discutere e condividere riflessioni ed informazioni. Prima però di creare strumenti di coordinamento è necessario approfondire la discussione riguardo il coordinamento stesso, coinvolgendo, come già sottolineato, le realtà che non erano presenti al tavolo.
A conclusione del tavolo si è sentita quindi la necessità di rilanciare e continuare questa discussione nei prossimi mesi, individuando una data ed un luogo, preferibilmente nel centro Italia per dare a tutti la possibilità di partecipare.

Uniti siamo tutto divisi siam canaglia!

Realtà intervenute: Francesco_coordinamento di cratere - Michele_No Parking Fara - Augusto_Forum H20 Ombrina - Enrico_No Gasaran - Elena_Stop Ttip - Davide_Spazio Pueblo - Jambe_ No Tap - Savino_Collettivo AltreMenti Sulmona - Giovanni_Usb Livorno - Diego_Usb/Ex Carcere Livorno - Guido_Basta Veleni (No Tav, Mamme Volanti Castenedolo) - Ezio_No Triv Lombardia - Oscar_EQual Mantova - Elio_Off Topic Milano - Antonello_Prc Milano - Gabriele_Prc Treviso - Giuseppe_Brigate Solidarieta Attiva - Federica_Podere Casale Rosa Roma - Davide_Emidio di Treviri - Luigi_Usb/Zona 22

Le nostre precedenti info: qui


(BERGAMO 14-15.10.17) LA NOSTRA ALTERNATIVA ALL'IPOCRISIA DELLA "CARTA DI BERGAMO" DEI G7

Documento di chiusura del Forum sociale (pdf)

Gli altri documenti

Agricoltura: qui
Territorio: qui
Mutualismo: qui
Montagna: qui
Lavoro: qui


Noi e il G7

Nei giorni 14 e 15 ottobre 2017 si sono incontrati a Bergamo i delegati di oltre 150 tra movimenti, associazioni, comitati, reti, Gas, Gap, sindacati, forze politiche, che lavorano sui temi dell'agricoltura e della sovranità alimentare, della difesa del territorio, del mutualismo, dell'autorganizzazione, della lotta per l'occupazione e contro la precarietà e il lavoro nero. Ancora una volta i 7 grandi della terra negli stessi giorni hanno occupato la nostra terra per sottoporci una passerella politica distante anni luce dalle reali questioni, dai bisogni, dai contenuti e dalle istanze di chi quotidianamente vive le pesanti ricadute delle loro scelte, dei loro programmi, della loro propaganda.
Le proposte emerse dal G7 sono le stesse che hanno generato e approfondito la crisi negli ultimi 20 anni: mercificazione del cibo, finanziarizzazione, concentrazione del mercato tra grande industria e grande distribuzione. Per giustificarle hanno ostentato propagandisticamente le parole-chiave della nostra agenda politica come sostenibilità, ecologia, lotta alla fame, diritto al cibo, senza tradurle, però, in azioni politiche concrete e risorse adeguate per tradurle in pratica.
Nel mondo soffrono cronicamente la fame, secondo la Fao, 815 milioni tra uomini, donne e i loro figli, 38 milioni in più rispetto allo scorso anno: come se un paese delle dimensioni del Canada fosse precipitato in soli 365 giorni nella disperazione. Che le politiche dei governi dominanti siano sbagliate lo dimostra il fatto che nel 2017 il numero degli affamati torna a crescere a fronte del fatto che oltre un terzo della produzione agroalimentare vada sprecata e 2 miliardi di persone siano cronicamente obese. In tutti questi anni i cosiddetti “grandi della terra” non hanno mai voluto affrontare e sciogliere i nodi veri della crisi, tra i quali la redistribuzione sociale delle ricchezze e delle risorse; la soppressione dei diritti; la privatizzazione dei beni comuni; la sicurezza alimentare; le condizioni di lavoro di milioni di agricoltori.
La partecipazione alla due giorni di Forum alternativo, di confronto e di lotta, è stata indispensabile per costruire consapevolezza e rimettere al centro del dibattito politico questioni centrali come: la proposta di legge per l’agricoltura contadina; la campagna per la sovranità alimentare e i diritti contadini, l’innovazione sociale e culturale in agricoltura; il diritto ad un cibo sano e di qualità; la contrarietà agli OGM e agli New Breeding Techniques, o nuove tecniche di manipolazione genetica; come intervenire a cambiare le distorte politiche dei governi nazionali e della Politica agricola comune europea, e fermare la liberalizzazione selvaggia dei mercati in corso con accordi come il CETA, in TTIP, il nuovo NAFTA e la tornata di negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio che culminerà nel vertice ministeriale del 10 dicembre a Buenos Aires, per promuovere la centralità delle relazioni umane e sociali e della promozione dei diritti umani anche in vista di un momento simbolicamente importante quale la Giornata mondiale per la sovranità alimentare che si celebra il 16 ottobre.

L'attacco neoliberista ai beni comuni e al cibo sano per tutti

Il sistematico attacco ai beni comuni, attraverso la loro finanziarizzazione e mercificazione, non è un incidente di percorso o un semplice tentativo da parte dei poteri finanziari di aumentare i loro profitti.
Si tratta piuttosto di una strategia consapevole, messa in campo da chi continua a proporre un modello economico-sociale insostenibile che rimane fondato sull’idea di una crescita infinita di produzione e consumi.
Di fronte a una crisi sistemica del modello neoliberista, i grandi del pianeta insistono però nel rilanciare l’idea di una società basata sul concetto di quella gioiosa “competizione globale” che dovrebbe garantire benessere a tutti, ma che ha come unico risultato quello di provocare un peggioramento delle condizioni di vita degli uomini e delle donne che abitano il pianeta.
Questa progressiva erosione della sfera dei diritti viene portata avanti attraverso le politiche di austerity, la trappola ideologica del debito pubblico e la riduzione degli spazi di democrazia a qualsiasi livello, con l’obiettivo di forzare l’immissione sul mercato di qualsiasi patrimonio collettivo.
Le vittime di questo processo di espropriazione dei beni comuni del pianeta sono le donne e gli uomini che lo abitano, che si vedono sottrarre diritti come l’accesso all’acqua, il governo del territorio, la tutela della qualità del cibo e l’adozione di modelli di produzione ecologicamente orientati.
L’alternativa a questo progetto richiede un ribaltamento di paradigma, che metta alla base il concetto di bene comune, a partire dal cibo. Lo sviluppo dell’alternativa richiede di sviluppare la consapevolezza, però, che l’apertura e il mantenimento delle vertenze e campagne a difesa dei beni comuni è condizione necessaria, ma non sufficiente, per la loro tutela. È indispensabile, infatti, andare oltre la logica della semplice difesa per lavorare sulla costruzione di alternative (teoriche e pratiche) che consentano di disegnare i contorni di un modello di società collettivo e partecipato.

La liberalizzazione commerciale come strumento per premiare i più forti

L’Unione europea chiama “diplomazia economica” quei negoziati di liberalizzazione commerciale come CETA, TTIP, gli altri oltre 100 negoziati bilaterali in corso e quelli portati avanti all’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio con i quali, sostiene, si possano favorire crescita e occupazione in Europa e diventare più efficienti nel perseguire i nostri interessi economici all'estero. E’ l’agenzia delle Nazioni Unite che si occuopa di commercio e sviluppo che, però, nel rapporto 2017 a constatare che ““in netto contrasto con le ambizioni dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, l'economia mondiale rimane sbilanciata in modi che non solo sono impedienti, ma anche destabilizzanti e pericolosi per la salute politica, sociale e ambientale del pianeta. Anche quando la crescita economica è stata possibile, sia attraverso picchi di consumo interno, un boom immobiliare o di esportazioni, i guadagni sono stati sproporzionalmente ripartiti tra pochi privilegiati”. Oltre vent’anni di globalizzazione, ammette la stessa Wto, hanno progressivamente paralizzato anche il commercio mondiale “perché altamente concentrato”.
Nel Report statistico 2017, infatti, l’Organizzazione spiega che “i primi dieci esportatori rappresentano più della metà del commercio mondiale. Le economie in via di sviluppo stanno aumentando la loro partecipazione: la loro quota del commercio mondiale di merci è salita al 41 per cento mentre per i servizi commerciali al 36 per cento. Tuttavia la quota dei paesi meno sviluppati (LDC) nelle esportazioni di merci e servizi commerciali nel mondo sono ancora troppo basse per poter parlare davvero di mercato globale: siamo a meno dell’1%”. A che cosa servono, allora, i negoziati commerciali in corso? A mettere in discussione, come ostacoli al commercio, la promozione di quei diritti delle persone, dei territori e dell’ambiente, gli standard di qualità dei prodotti e dei servizi, che si traducono in costi per le grandi aziende. Il mercato che stanno delineando è costruito intorno a pochi grandi gruppi che assorbono le risorse di tutti per produrre eccellenze a portata di pochi, e un’eccedenza di prodotti e servizi scadenti per masse sempre più impoverite e prove di strumenti democratici e condivisi di reazione.

Il neocoloniasmo attraverso il “land grabbing” e gli EPA

Per parlare della situazione in Africa, negli ultimi anni in Italia quando si discute di immigrazione è ricorrente l’affermazione “Aiutiamoli a casa loro” ma quello che i nostri governi e le istituzioni internazionali fanno è esattamente l’opposto: attraverso gli accordi commerciali, ad esempio gli EPA, gli Economic Partnership Agreements con le ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico, l’UE, con il pieno sostegno della Wto, ha condotto un durissimo attacco all’ agricoltura africana a vantaggio delle esportazioni delle grandi aziende globalizzate dell’agrobusiness, nascosto dalla richiesta di abbattere le barriere protezionistiche e di modificare i preesistenti accordi.
Il risultato è che nei mercati africani, da Nairobi al Senegal, spesso è più facile trovare prodotti provenienti dai Paesi europei che quelli interni. Negli ultimi 20 anni, poi, si è aggiunto il fenomeno del “Land Grabbing” , ossia dell’acquisto di immense distese di terra in Africa, e non solo, da parte di multinazionali e di Stati, spesso nascoste dietro un primo acquirente locale per aggirare, con la complicità dei poteri locali, la legislazione. Le terre acquistate vengono destinate a produzioni non finalizzate all’alimentazione, ad es. biocombustibili, o a produzioni di monoculture. Ne consegue: abbandono delle terre, migrazioni, mancanza di cibo per un’alimentazione sostenibile. Un fenomeno ormai presente anche in Europa.

Quale cibo deve nutrire l'umanità e rigenerare la terra

L’attuale agricoltura industriale, a partire dalla cosiddetta “Rivoluzione Verde”, ha favorito un sistema produttivo lineare (a differenza del sistema produttivo naturale che è circolare), ad alto input di energia fossile (si pensi ai fertilizzanti di sintesi, ai pesticidi, ai grandi trattori, all’irrigazione e ai lunghi trasporti di sementi e di prodotti agricoli), con drastica riduzione della biodiversità agricola (poche sementi ibride o addirittura OGM): in breve l’agricoltura è diventata insostenibile e responsabili di gravi impatti ambientali.
Questa agricoltura ha aumentato le produzioni totali di cereali e in genere di cibo, ma con forti consumi di prodotti petroliferi (da 2 a 10 calorie fossili per ogni caloria di cibo) e di acqua (da 200 litri d’acqua per ogni kg di cibo vegetale, fino a molte migliaia di litri per ogni Kg di carne). Inoltre, a causa della globalizzazione, questo incremento di cibo non è andato a sfamare i poveri del Pianeta, ma a incrementare i consumi, soprattutto di prodotti di origine animale, dei paesi più ricchi.
Dal 1960, quando ha incominciato a diffondersi la rivoluzione verde, la produzione di cereali nel mondo è aumentata di 3 volte, mentre la popolazione mondiale è cresciuta poco più di 2 volte, e la disponibilità di alimenti per persona è cresciuta del 24%. Ma nel 1960 si stimava che - in tutto il mondo - ci fossero 800 milioni di persone che soffrivano la fame, mentre nel 2016 sono rimasti 815 milioni, secondo i dati della FAO, con oscillazioni in rapporto alle varie crisi economiche.
Per questi consumi di energia fossile e per la grande quantità di animali allevati l’agricoltura industriale è anche causa rilevante dei cambiamenti climatici, ma ne subisce pesanti conseguenze. Un cambiamento del clima con incrementi di temperatura superiori ai 2°C entro i prossimi 20 anni porterebbe ad effetti estremi e contraddittori, come siccità ed alluvioni, sempre più frequenti, rendendo sempre meno produttiva l’agricoltura, che, a sua volta, utilizzando sempre più energia fossile per contrastare le avversità (pesticidi, fertilizzanti, irrigazione, ecc.) e favorendo allevamenti intensivi ad alta emissione di CO2 e di metano, contribuirebbe in maniera sempre maggiore, in una spirale perversa, a favorire l’effetto serra.
Di fronte a questi limiti dell’agricoltura, le multinazionali agro-chimico-sementiere, che avevano imposto la rivoluzione verde, hanno proposto l’agricoltura transgenica, che impiega gli OGM, ma tale metodo di trasformazione delle piante non è esente da rischi per l’ambiente e la salute. Anche l’agricoltura transgenica dipende dal petrolio e impiega massicciamente pesticidi: oltre l’80% delle piante transgeniche sono rese resistenti ad un diserbante (il più comune è il Roundup della Monsanto, che contiene glifosate, sospetto cancerogeno). Inoltre le multinazionali si stanno appropriando, grazie alle loro tecnologie e alle norme sui brevetti transgenici, del patrimonio genetico di molte piante.
Per superare questa situazione occorre un’agricoltura totalmente nuova, a minor input di energia e di materia, che ripristini una logica circolare inserendosi armoniosamente nei cicli biogeochimici naturali. Ma, di fronte ai cambiamenti climatici, occorre anche immaginare nuove sementi adatte alle nuove condizioni ambientali, sementi ottenute grazie al recupero delle varietà storiche, come punto di partenza per nuovi incroci, fatti non dalle multinazionali delle sementi, ma dagli stessi agricoltori (selezione partecipata).

Verso una nuova economia agroecologica

Una nuova economia agricola, ecologica, può assicurare un reddito dignitoso, un lavoro soddisfacente, la sperimentazione di nuove forme di convivenza sociale e un rapporto consapevole con l’ambiente di vita. Si tratta di una trasformazione legata sia ai prodotti che ai produttori del territorio e dimensionata ad essi, a servizio degli agricoltori e dei cittadini e volta a limitare gli sprechi materiali ed energetici.
Un altro mondo è ancora possibile e dobbiamo praticare l'obiettivo in concreto.
Dobbiamo sperimentare forme di unificazione di produzione e consumo realizzando compiutamente la coproduzione ed un'alleanza strutturata tra piccola agricoltura contadina e consumatori consapevoli (le CSA costituiscono una strada da perseguire praticata a livello internazionale).
Dobbiamo altresì sperimentare forme avanzate di autoproduzione. Dobbiamo alludere in concreto a nuovi rapporti sociali.
Continuiamo la lotta per riprendere definitivamente con il controllo del nostro cibo e l'impunità delle società transnazionali. Solleviamo la bandiera della sovranità alimentare e l'urgenza della riforma agraria popolare basata su una produzione agroecologica per garantire un cibo sano e dignitoso per le persone, con l'obiettivo di rafforzare il coordinamento e la convergenza delle lotte nel quadro della sovranità alimentare come base per il cambiamento.

Proseguiamo il lavoro e la lotta

Non rincorriamo gli eventi che ci impone il sistema, costruiamo i nostri.
La forza della Rete che ha costruito questo Forum alternativa è stata quella di cogliere il pretesto del G/ agricolo ufficiale per costruire un percorso tutto dal basso, di rete, di movimento, di confederalità di pratiche che hanno gettato le basi di una progettualità futura alla due giorni, sia per il territorio di Bergamo, sia per un nuovo processo che da qui può nascere a Bergamo e in Italia, in solidarietà con i movimenti sociali e contadini europei e globali. In questi mesi verso Bergamo hanno lavorato insieme realtà molto diverse tra loro, che hanno però trovato, a partire dalla critica all’agrobusiness, un percorso comune che ha toccato tutti i punti dell’alternativa al sistema neoliberista.
Tutta la nostra riflessione ha fatto capo al concetto di sovranità alimentare, da qui l’idea che centrale sia l’autodeterminazione dei popoli, il diritto a scegliere le proprie politiche agricole e da lì abbiamo declinato sul diritto in generale di tutti i popoli alla vita contro la politica della morte.
Abbiamo incrociato i movimenti contadini, abbiamo incrociato le buon pratiche virtuose in atto, dai gas, alle reti solidali per la difesa di un’agricoltura a presidio del territorio, i gap, le comunità di supporto all’agricoltura che mettono in discussione il mercato a partire dall’agricoltura contadina orientandosi al cambiamento sociale, abbiamo incrociato le campagne che lavorano per fermare gli strumenti politici delle liberalizzazioni commerciali creando lo spazio politico per le alternative quali le pratiche di autoproduzione e le pratiche di autorganizzazione popolare legate alla questione del cibo, come le cucine mutualistiche o gli orti sociali. Abbiamo cercato di rendere evidente come il tema del cibo buono e pulito si intersecasse con il tema della crisi economica e quindi della difficoltà dell’accesso al cibo e quindi ancora una volta la necessità di unire le pratiche, orientarle al cambiamento sociale e abbiamo individuato che in queste stesse pratiche è in nuce l’alternativa al sistema.
Questo è stato il filo conduttore di questa due giorni; non siamo sussumibili perché le pratiche che mettiamo in atto non sono complementari al sistema: sono varchi che abbiamo aperto che dimostrano che l’alternativa è praticabile.
Abbiamo incontrato il grande tema della difesa del nostro territorio italiano, abbiamo incontrato le bsa che con sforzo di generosità e solidarietà sono intervenute nelle zone terremotate, ma che non si sono limitate all’emergenza, si sono fatte promotrici di un idea generale di tutela del territorio e di salvaguardia di questo bene comune senza il quale non ci può essere il diritto del popolo a decidere…. e con le bsa i no tav, i no tap, i no gasaran, no parking fara…che strenuamente si battono per denunciare gli scempi del territorio.
Abbiamo quindi parlato di partecipazione democratica alle scelte e della necessità di condurre una battaglia accesa contro la finanziarizzazione e alla mercificazione e al ripensare alla gestione collettiva e partecipata di questi beni, in primis il cibo e la terra.
Crediamo che la Rete abbia anche il merito di aver intrapreso anche un percorso su più livelli, da quello politico a quello culturale e sociale; interessante è l’analisi uscita in questi mesi di un’alleanza indispensabile tra il mondo contadino sotto ricatto delle briciole dei finanziamenti europei e il mondo di noi cittadini consumatori, che abbiamo in mano la rivoluzionaria arma di scegliere cosa mangiare, un incontro che può essere rivoluzionario a partire dallo scardinare i meccanismi economici fino ad un’alternativa di relazioni umane diverse.
Vogliamo ricostruire una società da una politica che riparte dai bisogni negati, il cibo, la salute, la terra, la casa e il lavoro, la dignità del lavoro.
Viviamo una fase di resistenza, ma una prospettiva di speranza sta rinascendo e l’obbiettivo che vogliamo condividere dopo Bergamo, è costruire con generosità, umiltà, sacrificio, militanza, una elaborazione politica alternativa che riconosca e connetta le pratiche e gli obiettivi specifici di ciascun soggetto in campo e di quelli nuovi che si affacceranno in percorsi comuni che, senza mettere in discussione le specificità, condividano strategie e interventi e si diano ambiti e momenti di confronto comuni che alimentino progettualità concrete.
Assumendo lo slogan dei movimenti agricoli de La via campesina, dopo Bergamo, globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza. (Bergamo, Edonè, 15.10.17)

 



(07.10.17)Bergamo. Incontro del Coordinamento nazionale - R@p Rete per l'autorganizzazione popolare

* Sabato 7 ottobre, ore 10.00 - 16.00, presso Unione Inquilini, in via Borgo Palazzo 84/g a Bergamo

Molti di noi a Bergamo stanno sperimentando da anni pratiche di mutualismo e di autorganizzazione come risposta alla crisi generata dall’attacco capitalista e abbiamo contribuito, con gli sportelli dell'Unione Inquilini, con i Gruppi Acquisto Popolare e i mercatini mensili dei vestiti usati, a far crescere forme di resistenza sociale di base.
Dobbiamo rilanciare queste pratiche, perché si rende necessario dare una nuova risposta complessiva ai bisogni delle persone che si vedono negate ogni diritto: la casa, la scuola, il lavoro, il cibo.
Durante il G7 a Bergamo, all’interno della due giorni di Forum alternativo, si terrà il "Tavolo mutualismo" che vedrà realtà provenienti da tutta Italia per ragionare insieme di una prospettiva di confederalità sociale che possa rilanciare quelle pratiche a partire dalla costruzione di reti unitarie e che possano dare una risposta più complessiva ai bisogni negati e un’elaborazione di un’alternativa di sistema.
Questi i temi di sabato a partire dalle ore 10.00:

  • la confederalità sociale e le sue prospettivecon tutti i nodi della rete nazionale
  • il contributo della R@p al Tavolo Mutualismo del 14 ottobre al Forum alternativo
  • le prospettive locali dopo la mobilitazione alternativa al G7
NB: il pranzo sarà condiviso nella sede di Unione Inquilini. Sarà gradito se ognuno porterà qualcosa... (06.10.17, per info tel. 3397728683 - Fabio Cochis)

Le nostre precedenti info: qui

 


(14-15.10.17) BERGAMO. FORUM ALTERNATIVO AL G7 DEI PADRONI DELLA TERRA E DEL CIBO. IL PROGRAMMA

NO, NOI NON CI STIAMO E COSTRUIAMO L'ALTERNATIVA!

Non siamo sussumibili né in questi giorni del G7 a Bergamo né mai!

Il messaggio che vogliamo dare forte e chiaro è che il modello proposto dal g7 in corso e quello agroecologico basato sulla Sovranità Alimentare non sono compatibili, non possono convivere.
Vogliamo affermare l’ALTERNATIVITA' dei percorsi agroecologici a quello egemone e, riprendendo dalle parole di Gesualdi: per cambiare radicalmente l’agricoltura e l’economia non bastano nuovi stili di vita, occorre progettare e praticare insieme un’alternativa di società.
Questo stiamo facendo e questo sarà l’impegno il 14/15 ottobre. Abbiamo pensato a plenarie e a cinque tavoli di lavoro (tavolo agricoltura, tavolo lavoro contro il caporalato, tavolo territorio e beni comuni, tavolo mutualismo e confederalità sociale, tavolo montagna) la cui elaborazione è stata costruita in questi mesi dalle decine di realtà che hanno aderito. Alla fine, ne uscirà una elaborazione da cui ripartire subito sui territori, per un’altra agricoltura possibile e per una confederalità sociale attraverso pratiche solidali e mutualistiche su tutti i fronti: dalla lotta al caporalato anche nelle campagne orobiche, alle mobilitazioni contro il consumo del territorio, alla costruzione di pratiche di autoproduzione che incontrino l’esigenza di sostegno al reddito di tante fasce di popolazione a cui è negata l’accessibilità al cibo.
Teniamo a ribadire che tutto il percorso della Rete bergamasca per l’alternativa al G7 è opera di attivisti e cittadini che hanno messo tempo, sacrificio e parte della vita per questo progetto e, di fronte alle spese assurde sostenute dall’amministrazione per il G7, noi opponiamo le nostre modalità di autofinanziamento solidale e partecipato.
INVITIAMO LA CITTADINANZA a venire all’Edonè per scoprire chi siamo e cosa diciamo. Riguarda tutti: riguarda la tutela dell’ambiente in cui facciamo crescere i nostri figli e in cui si produce il cibo che diamo loro; riguarda noi del Nord del mondo; riguarda i popoli del Sud, che con le politiche sottese al summit del G7 in Città Alta vedranno la loro condizione di vita ulteriormente aggravate fino ad essere costrette – con lo sfruttamento delle loro terre - a migrare nei nostri paesi ricchi, fermo restando che poi li vogliamo bloccare in mezzo ai mari perché “dobbiamo aiutarli a casa loro”.
Vi aspettiamo sabato e domenica mattina al Forum Alternativo e domenica pomeriggio alle 14.00 in piazza, a partire dalla stazione, per manifestare pacificamente, ma dicendo a gran voce, no noi non ci stiamo e vogliamo costruire l’alternativa.
(Bergamo, 03.10.17, Rete Bergamasca per l’alternativa al G7)

...

* Bergamo, sabato 14 e domenica 15 ottobre 2017, Spazio Giovani Edonè, Parco Sud di Redona, Via A. Gemelli 17

Sabato 14 ottobre

Ore 9.00, accoglienza; Ore 9.30, assemblea plenaria; ore 14.30, tavoli di lavoro:

  • AGRICOLTURA. Dalle buone prassi all'elaborazione politica di un "pensiero grande" (qui)
  • MUTUALISMO. Confederare le pratiche sociali contro la crisi. Costruire il mutualismo del futuro (qui)
  • MONTAGNA. Dove la terra accarezza il cielo: l'agricoltura di montagna (qui)
  • LAVORO. Gli sfruttati della terra: estendiamo da sud a nord la lotta al caporalato (qui)
  • TERRITORIO E BENI COMUNI. La sola grande opera necessaria: la messa in sicurezza del territorio (qui)

Ore 20.45. "Senza Sankara", spettacolo teatrale di Piccoli Idilli, c/o Teatro Qoelet, Via Leone XIII 22, Bergamo-Redona

Domenica 15 ottobre

Ore 9.00. Colazione sociale. Ore 9.15: assemblea plenaria di chiusura

Ore 14.00. MANIFESTAZIONE con corteo per le vie di Bergamo. Concentramento Piazzale della Stazione e arrivo c/o Edonè

Ore 18.30. Concerto con BG'S TEAM + STOMA EMSI IBWIT e tanti altri (c/o Edonè)

Durante la due giorni del forum: mercati agricoli / musica / associazioni / socialità / buon cibo.

DEPLIANT: fronte - retro

Info: Roberta tel. 3405841595 - Andrea tel. 3495120487 - Fb: Retealternativag7 - Mail: alternativag7bg@gmail.com

IBAN PER SOSTENERE LA RETE: IT 35 A 05018 11100 000000249624 C/C BANCA ETICA

RETE BERGAMASCA PER L'ALTERNATIVA AL G7: Acli Terra Lombardia - Alternainsieme San Paolo d'Argon - Altrementi Valle Peligna - Asia BergamoAssociazione Gaia animali e ambiente - Associazione Animante Bergamo - Associazione Gli Armadilli - Barrio Campagnola - Bgreport.org - Brigate Solidarietà Attiva Bergamo - Campagne in lotta - Cascina Mondeggi - Cittadinanza sostenibile Bergamo - Clash City Workers Bergamo - Comitato "I Bastioni di Orione" Possibile Bergamo - Collettivo politico di Alzano Lombardo - Comitato di lotta per la casa Bergamo - Comitato Seriate per Tutti - Comitato Stop Ttip Milano - Cooperativa sociale Amandla - Cooperativa Il Sole e la Terra - C.s.a. Pacì Paciana - Desr Distretto Rurale di Economia Solidale (Parco agricolo sud Milano) - Ex OPG Occupato Je so' pazzo Napoli - Ex Canapificio di Caserta - Fini terrae - Gap Gruppo di Acquisto Popolare Bergamo - Gas Caracol Franciacorta (Bs) - Gas di Baggio (Mi) - Intergas Bassa Val Seriana (GAS Torre Ranica, Pan GAS, Quater GAS) - Laboratorio Permacultura Temperata Bergamo - Magazzino 47 Brescia - No Gasaran Sergnano Crema - No Parking Fara Bergamo - No Tangenziale Milano - No Tav Brescia - No Trip - Rifondazione Comunista Federazioni di Bergamo e Brescia, Comitato regionale lombardo - Radio Vosto - RiMake Milano - RiMaflow Trezzano sul Naviglio (Mi) - Sindacato Generale di Base SGB Bergamo - Sinistra Anticapitalista Circolo "Guido Puletti" Brescia - Sinistra Italiana Bergamo - Sos Rosarno - Spazio Pueblo - Spazio sociale La Boje! Mantova - Unione Inquilini Bergamo - Unione Sindacale di Base USB Puglia. E inoltre: Ari Associazione Rurale Italiana - Attac Italia - Bilanci di Giustizia rete nazionale - Comitato Stop Ttip Italia - Deafal (ong) - Fuorimercato - Il sindacato è un'altra cosa/Cgil - Sinistra Anticapitalista - Partito della Rifondazione Comunista - R@p Rete per l'autorganizzazione popolare - Terra Nuova - Woof Italia - Unione Inquilini

Le nostre precedenti info: qui


(28.09.17) Valcavallina. Se non ce la fai più a pagare l'affitto di casa, c'è un bando del Consorzio Servizi per evitare lo sfratto

 

E' uscito in questi giorni e fino al 22 dicembre 2017 coloro che stanno incorrendo nella morosità incolpevole, cioè hanno saltato qualche rata dell'affitto di casa perché in difficoltà lavorativa, e hanno un Isee inferiore ai 15.000 euro potranno avere un contributo "fino a 1.500 euro ad alloggio/contratto" oppure "fino a 2.500 euro nel caso di disponibilità del proprietario a modificare il canone in 'concordato' o a rinegoziare a canone più basso".

L'obiettivo del bando è quello di prevenire le procedure di sfratto e per questo si mettono a disposizione 30.246 euro in totale; si tratta di briciole, ma è bene non farsele scappare.

Pertanto invitiamo tutte le famiglie in difficoltà con l'affitto di casa nei comuni che fanno capo al Consorzio della Valcavallina a rivolgersi al Consorzio stesso, tel. 035944904. Le domande si presentano alla sede di via Fratelli Calvi 1 (Centro Zelinda) a Trescore Balenario entro il 22 dicembre 2017.

Il BANDO integrale, a cui si rimanda, si può scaricare QUI

* A disposizione degli interessati vi è anche lo Sportello Sociale del sindacato Unione Inquilini, tutti i martedì dalle ore 18.30 alle ore 20.00, a Borgo di Terzo presso la sede di Rifondazione Comunista in via Rivolta 1 (scalinata di fronte alla farmacia - tel. 3389759975

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(24.09.17)Bergamo. Sfratti. Madre e due figli minori buttati fuori casa in modo disumano. Unioni Inquilini chiede incontro con il Prefetto

E' successo lunedì scorso nel quartiere Colognola (Piazzale della Scienza). La famiglia non era a conoscenza del preavviso di sgombero, mentre il padre, disoccupato, si trovava all'estero in cerca di occupazione.
L'ufficiale giudiziario e le forze dell'ordine, fatte intervenire per eseguire lo sgombero, non hanno consentito alcuna proroga, malgrado la disponibilità della proprietà a concedere 15 giorni, e hanno fatto uscire dall'appartamento la madre e i due figli minori, di cui uno da poco operato e ingessato ad entrambe le gambe, senza nemmeno consentire di recuperare i materiali della scuola. (Si rimanda alla lettera del padre riportata da Bergamonews.it del 24.09.17)
E' stata un'operazione di sgombero insensata e disumana, secondo modalità spicce e brutali che almeno nella città di Bergamo – grazie anche alla vigilanza di un significativo movimento per il diritto alla casa – non si verificavano da diverso tempo.
Unione Inquilini, informata dalla famiglia stessa a sgombero avvenuto, si è attivata presso i Servizi sociali del Comune di Bergamo che si sono impegnati a trovare un alloggio di emergenza.
“Siamo stupiti e sconcertati dal fatto che sia stato manifestamente disatteso quanto recentemente richiamato anche dal Ministero delI'interno per evitare di dare corso a sgomberi in assenza di soluzioni abitative alternative” - ha dichiarato Davide Canto, l'attivista dell'Unione Inquilini di Bergamo che sta seguendo il caso.
Per avere chiarimenti e per ribadire che situazioni di questo tipo, traumatiche in modo particolare per i minori coinvolti, non abbiano più a ripetersi, l'Unione Inquilini chiederà un incontro con il Prefetto di Bergamo. (Bergamo, 24.09.17, Fabio Cochis, segretario provinciale Unione Inquilini)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui

 


(07.08.17) SAN PAOLO D'ARGON. INFO E CONSIDERAZIONI SULLA NUOVA PAVIMENTAZIONE DELLA PIAZZA DELLA CHIESA

E' quasi finita la nuova pavimentazione della (cosiddetta) piazza o sagrato della chiesa parrocchiale. La piazza è stata riportata alle misure ante anni Venti del secolo scorso, quando ancora, come è scritto nella “Cronistoria” parrocchiale, “la piazza della chiesa era della larghezza della facciata della chiesa e la racchiudeva tutta un muraglione alto 2 metri e mezzo, muraglione che partiva dalla strada e finiva addosso alla facciata della chiesa”. (Cfr. M. Sigismondi, San Paolo d'Argon e il suo monastero, 1079-1979, S. Paolo d'Argon 1979).
Non si può fare a meno di notare, ora che la pavimentazione è quasi completata, uno sfarzo - a detta anche di altri concittadini – inappropriato, tanto che l'antico sagrato – quello vero e proprio, fatto in altri secoli all'ingresso della parrocchiale - ne viene piuttosto sminuito.
A breve dovrebbero cominciare i lavori sia per adeguare Via San Mauro, la strada campestre appena a nord, collegando la piazza – che sarà pedonale - con il grande parcheggio realizzato da poco sul lato est del complesso di chiesa ed ex monastero, sia per fare parcheggi e giardini in corrispondenza del vecchio campo di pallacanestro e delle pertinenze dell'ormai demolita casa del curato.
La nuova pavimentazione è stata fatta a cura della Diocesi di Bergamo con una spesa di ben 200.000 euro. Al Comune di San Paolo d'Argon competono invece la spesa per i lavori in Via San Mauro e quella per i parcheggi e i giardinetti, che costeranno alla nostra comunità rispettivamente 100.000 e 60.000 euro: perfino oltre gli impegni originariamente assunti dal nostro Comune (non ci risulta però che nel Consiglio comunale siano state fatte obiezioni). E senza dimenticare che tra il 2007 e il 2008 il nostro Comune aveva già versato per il restauro dell'ex monastero 500.000 euro raccolti tra la cittadinanza imponendo l'innalzamento dell'addizionale Irpef dal 3 al 5 per mille.
Tutta l'operazione relativa all'ex monastero è costata finora 16 milioni di euro, di cui almeno 5,5 milioni i fondi pubblici messi a disposizione da Regione, Provincia e Comune di San Paolo d'Argon. Altri soldi serviranno e certo quello della Diocesi di Bergamo sarà alla fine un investimento decisamente ragguardevole: forse solo qualcosa in meno – tenuto conto delle compartecipazioni di Camera di Commercio e Cariplo - di quanto la stessa Diocesi ha incassato cedendo qualche settimana fa a privati l'importante Casa di Riposo da pochi anni inaugurata nella vicina Casazza.
A più di 10 anni dell'avvio di tutta l'operazione, ciò che si sa è che la Diocesi è in rotta di collisione con la scuola privata insediata nell'ex monastero e legata Compagnia delle Opere e che ha intenzione di ritornare alla destinazione originaria, quella che prevedeva il cosiddetto “Museo delle Migrazioni” nonché cospicui spazi, oltre la metà degli edifici cinquecenteschi, da dedicare alla ristorazione e all'accoglienza turistica.
Abbiamo già parlato e documentato in altra occasione questa tormentata vicenda (cfr. per esempio Alternainsieme.net 03.04.17).
Con qualche disappunto notiamo che, fra tanti milioni profusi dalla Diocesi nel nostro ex monastero, al nostro comune non viene risparmiato l'ulteriore esborso di 160.000 euro.
Di fronte ai bisogni gravi ed urgenti presenti anche nel nostro paese, con persone e famiglie impoverite, rimaste senza lavoro e/o senza casa, anziani soli e/o non autosufficienti, disabili, i responsabili dell'Amministrazione comunale ci ricordano sempre in modo accorato che a causa dei tagli dei trasferimenti dello Stato le risorse per le politiche sociali sono sempre scarse e di molto insufficienti rispetto ai bisogni.
Con quei 160.000 euro si sarebbe potuto fare o programmare un altro tappeto di erba sintetica per il campo di calcio, altri due o tre ponticelli carini sulla Seniga, un altro campo di tennis, un pezzetto almeno del palazzetto dello sport nel prato delle scuole, tutti interventi in corso d'opera o già realizzati in tempi più o meno recenti oppure programmati dalla Giunta comunale: per la gioia dei disoccupati e precari, delle famiglie impoverite, di chi è rimasto senza casa, degli anziani soli e/o non autosufficienti, dei disabili e così via...

 


(24.07.17) BOLTIERE. PRESIDIO ANTISFRATTO PER SALVARE UNA NUOVA FAMIGLIA CHE RISCHIA DI ESSERE BUTTATA IN STRADA SENZA PIETA’

* Venerdi 4 agosto dalle ore 9.00, presidio antisfratto a Boltiere in piazza IV Novembre

Non si fermano neanche nel mese di agosto le esecuzioni degli sfratti e gli attivisti antisfratto dell’Unione Inquilini sono continuamente impegnati nel confronto con le amministrazioni Comunali per trovare soluzioni abitative per le numerose famiglie sotto sfratto perché colpite dalla crisi e cadute in povertà .
È il caso di Singh e della sua famiglia, costituita dalla moglie e due figli minorenni. L’inquilino che abita in un appartamento in affitto a Boltiere è disoccupato dal 2015 e non è più riuscito a trovare lavoro adeguato.
I pochi soldi guadagnati in lavori precari e sottopagati sono serviti per dare da mangiare ai suoi figli e Singh non è più riuscito a pagare l’affitto.
La proprietà, che detiene moltissimi appartamenti e negozi che affitta o vende, ha proceduto all’avvio dello sfratto per morosità.
Gli attivisti del Unione Inquilini sono riusciti, attraverso la trattativa con l’Amministrazione comunale di Boltiere, ad ottenere un aiuto economico che è stato interamente versato al proprietario per ottenere in passato un breve rinvio. Erogato il misero contributo, il Comune non intende più intervenire per soccorrere la famiglia. Pertanto ora siamo allo sgombero che rischia di lasciare la famiglia in mezzo alla strada.
Gli attivisti antisfratto organizzeranno un presidio di solidarietà nel giorno dello sgombero, venerdi 4 agosto, a Boltiere in piazza IV Novembre.
“Altro che uscita della crisi!” - secondo Davide Canto e Fabio Cochis dell'Unione Inquilini: “Il disagio e povertà, come hanno confermato nei giorni scorsi i dati Istat, aumentano e colpiscono i ceti più deboli, mentre di fronte al problema della casa le Amministrazioni comunali annaspano ancora. Chiediamo l’intervento della Prefettura per fermare gli sgomberi.” (01.08.17, Unione Inquilini Bergamo, per info tel. 3397728683 – Fabio Cochis)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: QUI


(24.07.17) BERGAMO. IN TANTI AL PRESIDIO CONTRO IL NUOVO REGOLAMENTO PER LE CASE POPOLARI CHE PENALIZZA I POVERI

Unione Inquilini solidarizza con il Comitato degli abitanti di Via Pignolo mobilitati contro la svendita del “Principe di Napoli”

Oltre 150 inquilini sono intervenuti nel pomeriggio di oggi al presidio-manifestazione indetto dell'Unione Inquilini davanti al Comune di Bergamo in contemporanea con la seduta del Consiglio comunale cittadino.
Questo per sollecitare l'Amministrazione comunale ad intervenire contro il regolamento per gli accessi alle case popolari, attuativo della legge 16/2016, adottato dalla Giunta regionale lo scorso 21 giugno.
“Se passa questo regolamento – a ricordato al microfono Fabio Cochis, segreatraio dell'Unione Inquilini di Bergamo – i Comuni non avranno più strumenti per intervenire sull'emergenza abittaiva. Infatti verrà eliminata la possibilità di assegnare alloggi in deroga per le persone che rimangono senza casa per sfratto ad altro. Per questo chiediamo che anche il Comune di Bergamo si attivi contro la Giunta regionale”.
Come abbiamo denunciato, l'intenzione della Giunta regionale è quella di cambiare drasticamente le procedure vigenti per l'accesso agli alloggi con un sistema di graduatorie plurime e temporanee che limitano drasticamente la casa popolare proprio alle categorie sociali più povere. Non saranno più la condizione abitativa o lo sfratto a dare maggiore punteggio bensì gli anni di residenza in Lombardia che si sommano agli anni di residenza nel comune!
Invece degli investimenti nell'edilizia pubblica per affrontare correttamente dopo anni di latitanza i drammi dell'emergenza abitativa, anche in Lombardia come in altre regioni ci troviamo di fronte ad iniziative legislative e regolamenti che l'emergenza andranno semplicemente ad aggravarla.
Ma anche la Giunta Comunale di Bergamo purtroppo lascia molto a desiderare in tema di politiche abitative e sociali. Proprio in questi giorni ha infatti deliberato di alienare a privati lo storico edificio già sede dell'Asilo “Principe di Napoli” di Via Pignolo, comprensivo di almeno una decina di alloggi pubblici da tempo abbandonati.
“Questa scelta della Amministrazione comunale – hanno ricordato Ornella Giudici del comitato del quartiere, che si è mobilitato per fermare la svendita, e Francesco Macario, segretario provinciale del Prc – è illegittima perché contravviene ad un preciso lascito che sancisce il carattere pubblico e sociale del Principe di Napoli. Ed è veramente scandaloso che, mentre in questa città ci sono tante persone e famiglie costrette a dormire in stazione, il Comune decida di alienare alloggi pubblici”.
Nella mattinata di martedì 25 luglio l'Unione Inquilini di Bergamo incontrerà l'assessore alla casa del Comune di Bergamo a cui saranno illustrate proposte e richieste degli inquilini, delle persone senza casa o in nella graduatoria nell'attesa di un alloggio popolare.
Un grazie di cuore a tutti coloro che oggi hanno partecipato alla mobilitazione. Ci rvedremo dopo le ferie per continuare e rafforzare la lotta per il diritto alla casa. (24.07.17, Unione Inquilini Bergamo)

Le altre foto: QUI. Diritto alla casa, le nostre precedenti info: QUI


(24.07.17) UNIONE INQUILINI BERGAMO. SFRATTI: AGOSTO ROVENTE IN BERGAMASCA

Boom di sfratti nel mese delle ferie.
Non si fermano neanche nel mese di agosto le esecuzioni degli sfratti e gli attivisti antisfratt dell'Unione Inquilini sono continuamente impegnati nel confronto con le amministrazioni Comunali per trovare soluzioni abitative per le numerose famiglie sotto sfratto perché colpite dalla crisi e cadute in povertà .
Altro che “uscita della crisi”! Il disagio e povertà, come hanno confermato nei giorni scorsi i dati Istat sulla povertà assoluta, aumentano e colpiscono i ceti più deboli, mentre di fronte al problema della casa le Amministrazioni comunali annaspano ancora.
Nelle prossime settimane saremo impegnati in più realtà della provincia. Saremo, in particolare, nella Bassa Bergamaca, dove si registrano sfratti nella zona di Verdello, Boltiere, Bonate Sotto e in Val Seriana.
Ci preme qui segnalare due vicende particolarmente urgenti.
A Nembro nei prossimi giorni Ufficiale Giudiziario busserà alla porta della famiglia di Samia, di suo marito e del loro bambino di 10 mesi per buttarli per strada. Ci siamo attivati nel confronto con i Servizi sociali, ma, malgrado diversi incontro, non si intravede ancora una soluzione abitativa alternativa. Non ci resta quindi che chiedere un incontro urgente con il sindaco del paese.
A Pradalunga anche Maurizio (62 anni) è sotto sfratto; è disoccupato e non riesce a trovare un lavoro. Nelle prossime settimane l'ufficiale giudiziario busserà alla sua porta per la seconda volta col mandato di sgomberare l'alloggio in cui vive. Malgrado il confronto con l'Amministrazione comunale ricercato costantemente dal nostro sindacato, non si intravvede ancora una soluzone abitativa dignitosa.
Facciamo richiesta, pertanto, al Prefetto di sollecitare le autorità preposte ad operare affinché a tutte le famiglie sotto sfratto sia assicurato il passaggio “da casa a casa”, nel modo meno traumatico possibile. Da parte nostra non tollereremo che famiglie e persone sfrattate vengano lasciate sole, neppure nel mese delle ferie! (24.07.17 - Davide Canto per Unione Inquilini Bergamo - tel. 3345086230)

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STOP-CETA. LA MOBILITAZIONE A CUI ADERIRE E IL MANUALE DA DIFFONDERE

Martedì 25 luglio il Senato italiano ha intenzione di ratificare il CETA. Senza consultare adeguatamente la società civile, le organizzazioni agricole, i sindacati, il mondo ambientalista e i consumatori, gran parte del Pd, insieme a Forza Italia, i Centristi di Pier Ferdinando Casini (CpE), Alternativa Popolare (AP) di Angelino Alfano e schegge del Gruppo Misto, intendono dare il via libera all’accordo tossico UE-Canada.

Forti del sostegno di centinaia di migliaia di cittadini contrari a questo trattato e preoccupati per i loro diritti e la loro salute, le organizzazioni della Campagna Stop TTIP Italia ritengono questa accelerazione intollerabile e ingiusta. Contro il CETA si sono espresse anche numerose Regioni, votando delibere contrarie e chiedendo al Senato di fermare il processo. Lazio, Lombardia, Liguria, Veneto, Puglia, Calabria, Marche e Valle d’Aosta, oltre a centinaia di Comuni, hanno intimato al Parlamento di aprire una consultazione ampia sugli effetti del trattato. Questo movimento trasversale, che sui territori coinvolge anche partiti della maggioranza, non può essere ignorato.

Aderisci anche tu alla mobilitazione per bloccare la ratifica: https://stop-ttip-italia.net/stop-ceta-25-luglio-222/

Scarica e diffondi a tutti i tuoi contatti l'ultima pubblicazione Stop TTIP Italia sulla disinformazione CETA: https://stopttipitalia.files.w ordpress.com/2017/07/debunking -_ceta_luglio2017.pdf


(25.07.17) BERGAMO. LA NOSTRA RETE PER L'ALTERNATIVA AL G7 E' SEMPRE PIU' GRANDE. E CI INCONTRAMO MARTEDI' CON FRANCISCO DAL CHIAVON

 

Ciao a tutti

la presente solo per confermare che il coordinamento si riunirà martedì 25 presso la comunità di famiglie "cortile di S.Giorgio", in via Quarenghi 41. Parcheggiare in Malpensata.

Per chi può siamo invitati a condividere la cena portando ognuno quel che vuole, dolce o salato, cibo o bevande. Ritrovo ore 19.00. L'assemblea inizierà intorno alle 20.45.

Francisco dal Chiavon dei Sem Terra torna come promesso a ragionare insieme a noi rispetto alle prospettive della Rete e a darci quella dimensione di alternativa globale e concreta che ha dato tanto respiro all'assemblea di Seriate il mese scorso.

Sarà utile ragionare insieme a lui e tra tutti noi su come costruire il forum del 14-15 ottobre e sul dopo.

Credo che se non riusciremo a chiudere su questioni organizzative, potremo lasciarci comunque con delle indicazioni di lavoro per il mese di agosto, logistica, manifestazione, comunicazione, relatori, tematiche, rapporti con le realtà regionali e nazionali.

Confermo che il teatro è disponibile e anche i "piccoli idilli" con il loro spettacolo e, per finire, anche l'Edonè si rende disponibile per la due giorni prevista, condividendo il progetto della Rete e quindi supportandoci a livello logistico.

A presto - Bergamo, 18 luglio - Roberta


* DI SEGUITO TUTTE LE ADESIONI GIUNTE FINORA ALLA NOSTRA RETE BERGAMASCA PER L'ALTERNATIVA AL G7. CONTROLLATE SE MANCA QUALCUNO!

Acli Terra Lombardia - Alternainsieme San Paolo d'Argon - Associazione Rurale Italiana (Ari) - Asia Bergamo - Associazione Animante Bergamo - Associazione Gli Armadilli - Barrio Campagnola - Brigate Solidarietà Attiva Bergamo - Cittadinanza sostenibile Bergamo - Comitato "I Bastioni di Orione" Possibile Bergamo - Collettivo politico di Alzano Lombardo - Comitato di lotta per la casa Bergamo - Comitato Seriate per Tutti - Comitato Stop Ttip Milano - Cooperativa sociale Amandla - Cooperativa Il Sole e la Terra - C.s.a. Pacì Paciana - Desr Distretto Rurale Di Economia Solidale (Parco agricolo sud Milano) - Gap Gruppo di Acquisto Popolare Bergamo - Gas di Baggio(mi) - Intergas Bassa Val Seriana (GAS Torre Ranica, Pan GAS, Quater GAS) - Laboratorio Permacultura Temperata Bergamo - Rifondazione Comunista Circoli di Seriate, Dalmine, Valcavallina e Federazione provinciale di Bergamo - R@p Rete per autorganizzazione popolare - RiMake Milano - RiMaflow Trezzano sul Naviglio (mi) - Sinistra Italiana Bergamo - Unione Inquilini Bergamo

Attac Italia - Bilanci di Giusizia – rete nazionale - Deafal (ong) - Fuorimercato - Comitato Stop Ttip Italia - Il sindacato è un'altra cosa /Cgil - Terra Nuova - Woof Italia

 

Info: Roberta tel. 3405841595 - Fb: Rete Bergamasca per l'alternativa al G7 - Mail: alternativag7bergamo@yahoo.it

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(24.07.17) BERGAMO. PRESIDIO-MANIFESTAZIONE CONTRO IL NUOVO REGOLAMENTO REGIONALE PER L'ACCESSO ALLE CASE POPOLARI

Regione Lombardia: neanche un euro per le case popolari, ma una Legge per privatizzare e per aumentare gli affitti e un Regolamento che penalizza i più poveri

* Lunedì 24 luglio ore 17.30 - 19.15, PRESIDIO-MANIFESTAZIONE a BERGAMO - davanti al Comune (Palazzo Frizzoni in Piazza Matteotti)

VOLANTINO

Il nuovo Regolamento Regionale per l’accesso alle case popolari discrimina le famiglie povere. I Comuni non avranno più strumenti per affrontare l’emergenza abitativa e gli sfratti

La Legge Regionale 16/2016. Non più case popolari ma “servizi abitativi” per chi può pagare, i poveri stanno fuori (in strada). La Giunta della Regione Lombardia, l’anno scorso, ha fatto approvare la legge n°16/2016. E’ stato stravolto il sistema delle case popolari facendolo diventare – con l'introduzione del principio della sostenibilità economica - un servizio per chi può pagare,.
Le case popolari dovrebbero aiutare i poveri. Invece è previsto il limite del 20% per l’accesso delle famiglie con reddito basso. Pertanto la legge limita seccamente l'accesso alle case popolari proprio a chi ne ha più bisogno!

LA GIUNTA REGIONALE APPROVA UN PESSIMO REGOLAMENTO
Legge 16/2016 ha previsto la successiva emanazione di alcuni Regolamenti applicativi. Tra questi quello per gli accessi alle case popolari. Da una brutta legge regionale non poteva derivare che un pessimo regolamento.

1. Non tutti possono fare la domanda
Per potere presentare la domanda è necessario essere in una delle seguenti categorie: anziani (max 30%); famiglie monoparentali (max 20%); disabili (max 15%); famiglie di nuova formazione (max 20%); forze di polizia (max 10%); altre categorie di rilevanza sociale (max 5%) solo se deciso dai Comuni.
Gli altri sono esclusi. Per esempio: una famiglia di 2 adulti con uno o più minori, indipendentemente dalla situazione alloggiativa in cui si trova (ad es. sfratto, sovraffollamento, ec..), non appartenendo ad alcuna delle categorie previste non potrà neppure fare domanda.

2. Tante (finte) graduatorie, nessuna giustizia
La nuova legge prevede una graduatoria per ogni singolo alloggio. Ogni cittadino potrà presentare la domanda per cinque alloggi disponibili e la sua domanda varrà solo per l'alloggio nella cui graduatoria si trova nella posizione migliore. Le singole graduatorie non saranno organizzate in base al criterio dell’effettivo bisogno, ma sarà decisiva la categoria in cui si è inseriti. Inoltre le graduatorie cesseranno di esistere una volta finita la procedura di assegnazione, mettendo fine alla graduatoria generale.
Esempio: nel caso sia già stata raggiunta la percentuale massima degli alloggi destinati ai disabili, una famiglia con un componente disabile sarà superata nell’assegnazione da chi appartiene ad altre categorie anche se con punteggio più basso. C'è inoltre una riserva del 10% delle assegnazioni per le forze di polizia, ma non ci sono limiti ai requisiti di accesso, come succede per le altre categorie, per cui se uno appartiene alle forze di polizia accede alla casa anche con un reddito elevato.

3. Esclusione dei più poveri dalla casa popolare
La nuova norma regionale introduce un limite del 20% di assegnazioni per le famiglie indigenti (più povere) che, in ogni caso, dovranno obbligatoriamente essere seguite dai Servizi Sociali comunali. I Servizi Sociali avranno il potere di permettere o impedire di fare domanda per la casa popolare.
Non viene considerato che la motivazione per cui una famiglia fa domanda di casa popolare è la povertà economica, cioè l’impossibilità di sostenere i prezzi dell’affitto sul mercato privato.

4. Niente assegnazioni in emergenza, nemmeno agli sfrattati
Il nuovo Regolamento cancella l’assegnazione di alloggio per “l’emergenza abitativa”. Questo è l’unico strumento per aiutare le familiari più in difficoltà (anziani, minori, invalidi…) per le quali si presenta un evento straordinario (sfratto o altro), attraverso l’assegnazione di un alloggio popolare in deroga alla graduatoria.
In pratica: non sarà più possibile presentare una domanda di emergenza abitativa. Inoltre il punteggio riferito allo sfratto viene fortemente limitato.
Il risultato sarà che i Comuni resteranno privi di strumenti per affrontare qualsiasi tipo di emergenza, sfratti compresi. La gente finirà in strada senza possibilità di intervento.

5. La durata della residenza vale di più della povertà o di uno sfratto
Nel nuovo Regolamento i punteggi della durata della residenza in Lombardia e nel comune hanno un peso importantissimo, poiché tra loro cumulabili, e possono arrivare a pesare per più del 50% all’interno del punteggio complessivo.
Viene introdotto un’ulteriore esclusione nei confronti di chi risiede da meno tempo sul territorio, indipendentemente dalla condizione di emergenza abitativa della famiglia (sfratto, sovraffollamento, ecc..).
In verità chi governa è incapace di dare una risposta abitativa alle tante famiglie in difficoltà economica. Quindi la Giunta regionale decide di mettere in concorrenza i poveri sulla base della residenza sul territorio.

6. Manca ancora la Piattaforma informatica a causa di inefficienza
Tutto il nuovo sistema di accesso verrà gestito da una Piattaforma informatica che attualmente non è ancora stata resa disponibile dai burocrati della Regione Lombardia. Senza la Piattaforma non esiste alcun Regolamento.

7. La titolarità esclusiva del provvedimento di assegnazione sottratta al Comune
Il Regolamento affida il provvedimento di assegnazione al soggetto proprietario dell’alloggio, sottraendolo al Comune. Gli altri soggetti titolati possono essere le ALER ma anche società private.

8. Assegnazione di alloggi sotto la soglia minima di vivibilità
Per i nuclei familiari composti da una sola persona è prevista l’assegnazione di un alloggio con superficie inferiore a 28 mq. Questo crea un rischio igienico-sanitario ma anche di mancanza di rispetto della dignità delle persone.

LE INIZIATIVE SINDACALI PER CAMBIARE IL REGOLAMENTO
I Sindacati degli Inquilini hanno trattato con l’Assessore alla casa della Regione Lombardia ottenendo anche alcune modifiche migliorative del Regolamento che, però, sono insufficienti.
Unione Inquilini inizia una mobilitazione per sollecitare un intervento dei Comuni che chieda alla Regione Lombardia una modifica profonda sia del Regolamento per gli accessi, sia della Legge 16/2016.

* Unione Inquilini - 24125 Bergamo, Via Borgo Palazzo 84/g - tel. 035236912 - 3397728683

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: QUI


(08.07.17) BERGAMO. DOPO Il BRANCACCIO ANCHE A BERGAMO L'ASSEMBLEA PER L'"ALLEANZA POPOLARE PER LA DEMOCRAZIA E L'UGUAGLIANZA"

* Bergamo, sabato 8 luglio 2017, ore 15.30, presso la Sala Mutuo Soccorso, Via Zambonate 33

Sulla base dell'appello conclusivo dell'assemblea del 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma (cfr. qui) , anche a Bergamo come in tutto il territorio nazionale è indetta una prima assemblea per costruire, dal basso, la Sinistra alternativa al liberismo e al Pd. "Democrazia" ed "uguaglianza" sono le parole d'ordine nelle quali è stato declinato questo impegno e che approfondiremo nell'incontro dell'8 luglio - a cui invitiamo cittadini e cittadine, lavoratrici e lavoratori - con Filippo Pizzolato (Università di Milano) e Roberto Romano (economista e ricercatore della Cgil). L'incontro è promosso dalla delegazione di Bergamo che ha partecipato all'assemblea del 18 giugno a Roma. Per altre info, comunicazioni e adesioni: democrazia_uguaglianza.bergamo@yahoo.it


(05.07.17) SAN PAOLO D'ARGON. CHE SUCCEDE ALLA LEDIBERG SPA?

Da diverso tempo gli stipendi, secondo quanto abbiamo potuto raccogliere qua e là in paese fra lavoratrici e lavoratori preoccupati, vengono pagati in ritardo. Nei giorni scorsi un giornale locale ha informato che una tipografia con 70 dipendenti di Costa di Mezzate sarebbe in procinto di acquisire la Lediberg, gruppo industriale di oltre 1500 dipendenti, di cui l'unità principale ha sede nel nostro Comune. Un cambio di questo tipo nella principale azienda del nostro paese, quella di gran lunga col numero maggiore di dipendenti, logicamente non può che suscitare interrogativi riguardo il futuro produttivo ed occupazionale. Quello che chiediamo da una parte ai Sindacati delle lavoratrici e dei lavoratori, dall'altra all'Amministrazione Comunale di San Paolo d'Argon di essere parte attiva nella vicenda, o quantomeno vigilare, affinché - cambi societari o meno - non corra rischi il patrimonio produttivo, di professionalità e occupazionale che da oltre 40 anni è cresciuto grazie anche ad uno stretto rapporto tra azienda e territorio. ("L'Alternativa-San Paolo d'Argon")

Si riporta di seguito un articolo pubblicato qualche giorno fa nel web (www.stampamedia.net)

"Verso una svolta il futuro della Lediberg. Allo studio un polo agende con CPZ e Johnson. Di deciso non ci sarebbe ancora nulla e non è neppure certo che alla fine il progetto si concretizzi. Ma entro i primi dieci giorni di luglio si dovrebbe capire se davvero ci sarà una svolta nel futuro della Lediberg, la storica azienda bergamasca leader nel settore della stampa di agende e taccuini. Un futuro che potrebbe vedere la nascita di un polo europeo in questo settore a Bergamo riunendo all'interno dello stesso gruppo la Lediberg con le Grafiche Johnson, recentemente acquisite dalla CPZ di Costa di Mezzate guidata da Marzio Carrara che sarebbe il protagonista di questa operazione.
Nel 2013 la Lediberg, fondata nel 1965 da Lindo e Maria Castelli, diventata leader europeo nella stampa di agende e taccuini, era stata rilevata, con la ristrutturazione del debito e all'interno della Legge fallimentare, da un investitore libanese insieme con otto imprenditori bergamaschi, non solo del settore grafico. Le banche finanziatrici a medio e lungo termine del gruppo (che nel 2006 aveva ceduto una quota del 42% del capitale sociale al Fondo Sofipa di Capitalia e quindi del gruppo Unicredit, fondo integrato nel 2012 in Synergo Sgr) avevano accettato l'offerta presentata dal gruppo di investitori libanesi aggregati al veicolo Iris Fund e affiancati, come detto, da un pool di investitori privati bergamaschi. I nuovi soci avevano messo sul piatto 20 milioni di euro di nuovo equity, mentre le banche convertito in equity 40 milioni dei loro crediti, il tutto per una ricapitalizzazione complessiva di 60 milioni.
Con la previsione anche di 5 milioni di investimenti, allora la nuova proprietà aveva presentato un ambizioso piano di rilancio dell'azienda bergamasca che dà lavoro a oltre 1500 persone, ha stabilimenti e filiali in tutto il mondo e produce agende datate e non ma è anche attiva nella stampa commerciale e di pregio con la controllata Castelli Bolis Poligrafiche spa e con il brand Nazareno Gabrielli produce accessori in pelle. Il piano prevedeva infatti di raggiungere nel 2018 un fatturato consolidato di 209 milioni di euro con un Ebitda di 22,7 dai 167 milioni di ricavi e 12,6 di Ebitda del preconsuntivo 2013.
Complice anche la situazione del mercato, secondo ambienti del settore, il raggiungimento di questi obiettivi sarebbe stato più difficile del previsto e sarebbe maturata l'esigenza di percorrere altre strade per assicurare un più forte sviluppo della Lediberg. E questa nuova strada, come riporta il periodico bergamasco Araberara, potrebbe incrociare quella della CPZ che dopo aver siglato l'anno scorso con ArtiGroup un accordo di collaborazione per la distribuzione commerciale di agende, quaderni e calendari, con la nascita della joint-venture Johnson CPZ, nei mesi scorsi ha rilevato tutto il ramo d'azienda delle Grafiche Johnson compresi i 297 dipendenti.
Dopo questo importante salto dimensionale (CPZ infatti prima dell'accordo occupava circa 70 persone nella lavorazione di stampe digitali e agende), l'azienda di Costa di Mezzate potrebbe farne un altro ancora più grande. Quello appunto di essere regista della nascita del nuovo polo bergamasco di agende, taccuini e quaderni insieme con la Lediberg. Un progetto al quale si starebbe lavorando da alcune settimane e che potrebbe anche vedere, secondo rumor di mercato, l'ingresso di partner finanziari. Ma è ancora presto per dire se andrà in porto."

Lediberg, le nostre precedenti info: QUI


(17.06.17) BERGAMO. BREVI NOTE PER IL MINISTRO MAURIZIO MARTINA - DALLA RETE BERGAMASCA PER L'ALTERNATIVA AL G7

Ieri una delegazione della nostra "Rete Bergamasca per l'alternativa al G7" era presente all'incontro promosso dalle cooperative sociali sul tema "Dove vanno le politiche agricole" nell'ambito della festa in corso al Lazzaretto. Era pure prevista la partecipazione del Ministro dell'agricoltura Maurizio Martina, che però non è venuto e si è limitato ad una comunicazione via skype. Di seguito l'intervento di Orazio Rossi, a nome della nostra Rete.

Signor Ministro Martina,

questo intervento vuole portare la voce della "Rete Bergamasca per l’alternativa al G7". La Rete ha lanciato un appello il 1° Maggio, giorno dedicato alla Festa del Lavoro, di tutti i lavoratori, quindi anche di quelli agricoli, settore tanto travagliato da lavoro nero, sommerso, irregolare, sfruttato, talvolta inumano.
L’appello è rintracciabile sulla pagina Fb dedicata e vi hanno aderito, fino ad ora, una quarantina di soggetti della società civile da tutte le parti d’Italia, tra partiti, associazioni, organizzazioni, onlus, ong, fondazioni, aziende agricole, organizzazioni di base di contadini, soggetti vari di economia solidale, cittadini.
La rete è in continua espansione, sempre aperta ed inclusiva, attraverso un percorso informativo e formativo, di cui i principali appuntamenti sono stati, sono e saranno i seguenti:
- 19 Maggio assemblea pubblica in cui i temi sono stati: il sistema agroindustriale mondiale con le sue ricadute sulla qualità del cibo, sull’ambiente, sulle comunità contadine e le speculazioni finanziarie sulle materie prime agricole
- Stasera, 16 Giugno, ore 21,00 presso la biblioteca di Seriate, assemblea pubblica dal titolo: per un’altra umanità possibile: le prevaricazioni dell’agroindustria e le lotte delle comunità contadine per l’autodeterminazione alimentare, dove avremo il privilegio di avere con noi Francisco Dal Chiavon, co-fondatore dei Sem Terra, movimento dei contadini brasiliani e portavoce della Via Campesina, il più grande movimento mondiale delle comunità contadine
- Nel mese di Settembre, assemblea pubblica su PAC (Politica Agricola Comunitaria) e proposta di Legge sull’agricoltura contadina in Italia
- Il 14 e 15 Ottobre, in concomitanza con la riunione del G7 Agricoltura a Bergamo, è previsto un social forum diffuso sulla città e nella provincia.
Questa sera, con questo nostro breve contributo, vorremmo stare sul tema di questo incontro pubblico, "dove avnno le politiche agricole?", unendoci al Bio-distretto Agricoltura Sociale Bergamo, per usare le stesse parole del volantino di questa iniziativa: "Far giungere la voce critica per farsi interprete della battaglia per un’agricoltura sostenibile, per il diritto al cibo sano, per la lotta contro la fame, per la fertilità della terra".
Quindi ecco di seguito alcune considerazioni veloci, proprio usando questi stessi titoli che ho elencato ora.

* Fertilità della terra e, quindi, tutela del suolo

Nella primavera del 2015 si era avviato un iter parlamentare su una proposta di Legge per la Tutela del Suolo particolarmente lento e travagliato a causa delle resistenze presenti in quasi tutti i gli schieramenti politici. La proposta di Legge, con il tempo è stata limitata e modificata in più punti con la conseguenza di essere meno incisiva nella difesa del suolo. La verità è che ancora oggi c’è chi ritiene che la crescita del nostro paese debba continuare a far leva su una nuova fase di sviluppo edilizio.
E’ veramente sconcertante prendere atto che ancora oggi, a Roma e negli Enti locali, c’è chi ritiene di affidare le sorti della crescita ad una nuova ondata di cementificazione, senza considerare che il livello di guardia è già stato ampiamente superato e che stiamo recando un danno irreparabile alle generazioni future .
Ssolo due dati: 1) Alla fine degli anni Sessanta su una superficie totale di 30 milioni di ettari, 18 milioni erano destinati all’agricoltura; nell’arco di poco più di quarant’anni la superficie agricola è scesa al di sotto di 13 milioni di ettari: una perdita pari a Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna messe insieme. 2) Ogni giorno in Italia il cemento divora 100 ettari di superficie agricola).
Il 12 Maggio 2016 finalmente il disegno di Legge ha ricevuto il via libera dalla Camera dei deputati ma ad oggi, dopo più di un anno, la discussione si è arenata in Senato. Noi riteniamo che sia importante approvare questa Legge in tempi brevi, anche imperfetta e peggiorata in più punti, piuttosto che accettare lo status quo normativo privo di ogni vincolo alla cementificazione.

* Diritto al cibo (sano, aggiungiamo noi) e quindi lotta alla fame, e quindi, aggiungiamo noi, sovranità alimentare

Nella Carta di Milano, eredità di impegno futuro per tutti i protagonisti di Expo internazionale in Italia di Milano 2015, che aveva come mitico titolo "Nutrire il pianeta, energie per la vita" si legge questa frase:
"Adottare misure normative per garantire e rendere effettivo il diritto al cibo e la sovranità alimentare".
Ma la carta di Milano da allora è rimasta lettera morta ed è stata dimenticata (così come tutti gli impegni presi nel documento approvato dai ministri e rappresentanti dell'Agricoltura di tutto il pianeta nel G7 agricoltura di Niigata, in Giappone, nel 2016).
Nella Carta di Milano il concetto di sovranità alimentare è citato ma non spiegato e nessuno del sistema agroindustria-multinazionali lo cita o lo adotta.
Invece esso è al centro dei movimenti internazionali contadini, ed è stato coniato proprio dalla Via Campesina nel 1996 in occasione del Vertice mondiale sull’alimentazione, intesa come di seguito:
"La sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti sani e culturalmente appropriati, prodotti con metodi realmente sostenibili. La sovranità alimentare appare come una delle risposte più potenti e realmente attuabili per la disponibilità di cibo, per la povertà e la crisi climatica.
La sovranità alimentare è il diritto dei popoli di definire direttamente e attivamente il proprio cibo e i propri sistemi agricoli: è, dunque, il mettere in primo piano i bisogni, le aspirazioni e il sostentamento di coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti nel cuore dei sistemi alimentari, e non è il mettere al centro degli interessi le esigenze dei mercati.
La sovranità alimentare, inoltre, è priorità di produzione alimentare locale e del suo consumo; offre a un Paese il diritto di proteggere i suoi produttori locali da importazioni a basso costo e dal controllo della produzione; assicura che i diritti di utilizzo e di gestione di terre, territori, acqua, sementi, bestiame e della biodiversità siano nelle mani di chi produce il cibo.
Questa idea è oggi un cardine globale della reale sostenibilità, i cui valori sono riconosciuti e sostenuti da una grande varietà di attori della vita sociale e politica internazionale".

Un concetto così non verrà mai accettato dal sistema perché va contro di esso, perché si tratta di un sistema completamente alternativo e che poggia su basi totalmente diverse di visione dell'umanità.

* Agricoltura sostenbile, ma dove vanno le Politiche agricole (Pac)

In Europa
- Il 49% dei proprietari (5.880.000 aziende) dispone del 2% dei terreni dedicati all’agricoltura (3.400.000 ettari - media: 5,7 ettari).
- Il 48% dei proprietari (5.760.000 aziende) dispone del 48% dei terreni dedicati all’agricoltura (81.600.000 ettari - media: 14,17 ettari).
- Il 3% dei proprietari (360.000 aziende) dispone del 50% dei terreni dedicati all’agricoltura (85 milioni di ettari - media: 236 ettari).
In Italia
- L’ 87% del totale delle aziende riceve fino a 5.000 euro l’anno di fondi dalle Pac (media di 1.000 euro)
- Il 13% riceve i 2/3 dei fondi restanti
- Lo 0,11% del totale delle aziende riceve 150.000 euro ed oltre (media 285.000 euro)
- Le aziende che ricevono più di 500.000 euro sono solo 90 (media di 880.000 euro)
- Lo 0,01% delle aziende da sole prendono poco più del 2% del totale della somma erogata in Italia
- Il 20% dei beneficiari riceve l’85,7% di tutta la spesa, mentre al restante 80% va un misero 14,3%.
Insomma per non farla lunga e rimandando a settembre per un esame più approfondito, le Pac sono un lucido strumento di sterminio della realtà del mondo contadino attraverso leggi e provvedimenti di politica economica e agricola, normative, regolamenti e tanta propaganda che spesso usa preconcetti pseudo-scientifici.
Per concludere su questo punto e sul nostro intervento, signor Ministro, le ricordiamo che giace nei meandri del Parlamento una proposta di Legge per il riconoscimento delle Agricolture Contadine in Italia che permetterebbe, se approvata ed adottata in Italia, di avere una normativa di legge specifica per il mondo contadino che non può sopravvivere sottostante ad un unico corpus normativo europeo ed italiano dimensionato sulle grandi agricolture industriali.
Le chiediamo perciò, signor Ministro, se vuole bene a questo tipo di agricoltura naturale, a questa umanità, a queste comunità contadine e rurali, a queste donne e uomini liberi ed agro-ecologici, che amano la propria terra, di adoperarsi affinché questa proposta di Legge riemerga dai cassetti della commissione agricoltura parlamentare e si diriga verso la discussione e la luce della sua approvazione.
Questi italiani e questa umanità sono ancora l’ossatura del made in Italy, dei territori e dell’ancor meraviglioso ed incantevole paesaggio rurale italiano. Grazie

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(13.06.17) BORGO DI TERZO. IERI SERA NEL CONSIGLIO COMUNALE IL RICORDO DI SALVO PARIGI

LE NOTE DI FRANCESCO MACARIO IN RICORDO DI SALVO PARIGI

Sono commosso dall’incarico di dovere qui ricordare Salvo Parigi. Pur appartenendo a due generazioni diverse, lui a quella della resistenza io a quella degli anni ’70, le nostre vita si sono spesso intrecciate Ho conosciuto sin dai primi anni ‘80 Salvatore Parigi per tutti Salvo.

Salvo nasce a Bergamo il 13 maggio del 1924. Per parte di madre discende da un ramo dei Terzi di Borgo di Terzo, infatti da giovane veniva in villeggiatura in estate a Terzo a risiedere presso la porzione di villa Terzi venuta in eredità alla madre. Suo padre ha poi fatto costruire nel cimitero di Borgo di Terzo la cappella Parigi. In questa cappella, a cui ho posto mano negli scorsi anni su richiesta di Salvo per restaurarne le coperture, riposano i suoi parenti più stretti. E lì oggi riposa anche lui.

Erede di una famiglia di tradizioni libertarie - il nonno da parte di padre era anarchico - fu sin dalla gioventù molto legato alle idee della sinistra.

Salvo ha frequentato il Liceo Classico “Paolo Sarpi” e qui, in prima liceo, fu avvicinato da alcuni operai della Dalmine, tra cui Bepi Signorelli, antifascista della prima ora e reclutatore, insieme a Bruno Quarti, della Resistenza bergamasca e, insieme ad altri compagni di liceo, viene coinvolto nella rete antifascista clandestina del movimento di Giustizia e Libertà.

Durante la seconda guerra mondiale entra a far parte dei gruppi armati di GL in città e diventa commissario della 1ª Brigata GL di pianura, nome di battaglia “Stucchi” occupandosi principalmente dei servizi di collegamento, informazione e diffusione della stampa clandestina.

Il 25 aprile del 1945, al momento della Liberazione, è in prigione, alla Montelungo, arrestato dalle SS pochi giorni prima dell’insurrezione mentre trasportava, per ordine del comandante Fasana, benzina e armi dall’armeria dell'aeroporto di Orio verso la città. Ricordo ancora quando ci raccontò del suo arresto. Ci disse, come se fosse la cosa più normale di questo mondo, che era già al muro per la fucilazione: solo l’intervento di un ufficiale tedesco, preoccupato di avere ostaggi per trattare con i resistenti, gli salvò la vita. Fu però liberato dopo il 25 aprile dalle prigioni fasciste ancora in stato di semi-incoscienza a causa delle sevizie e delle percosse subite.

Uomo di cultura, è importante ricordare il suo impegno, dopo la Liberazione, come fondatore della rivista «La Cittadella», esperienza a cui tenne sempre moltissimo e di cui fu anche direttore.

Fu attivo dalla fine degli anni ‘50 nella corrente della sinistra lombardiana del Partito Socialista Italiano nel quale ha militato per tutta la sua vita politica e della cui Federazione bergamasca è stato anche segretario negli anni ‘60.

E’ stato certamente una figura di riferimento per tutti i partigiani, gli antifascisti e la sinistra bergamasca, ma anche amministratore illuminato. Tra il 1961 e il 1962 viene chiamato a Roma, in qualità di tecnico, come componente della Commissione Nazionale per la nazionalizzazione dell’Energia Elettrica.

Impegnato nelle istituzioni, più volte consigliere comunale a Bergamo dal 1960, diventa Assessore ai Lavori Pubblici nella giunta di centrosinistra Pezzotta dal 1964 al 1969. Nel frattempo è anche consigliere provinciale.

Nel 1970 viene eletto consigliere regionale, e quindi Assessore regionale all’Ambiente e Urbanistica fino al 1975; a lui si deve la prima legge regionale urbanistica (che fu poi modello per la successiva legislazione nazionale) e quella che che istituì i parchi regionali (era legatissimo e orgoglioso di questa legge e del Parco dei Colli, da lui istituito nel 1977).

Nel 1975 viene rieletto in Regione e diventa Capogruppo del PSI.

Ma il suo pensiero primario è sempre stato l’antifascismo e l’ANPI: instancabile è il suo lavoro, per la promozione e la trasmissione della memoria della Resistenza, delle partigiane e dei partigiani. In qualità di presidente dell’ANPI nel 1996 alla morte di Giuseppe Brighenti fu lui che mi chiese di entrare, primo non partigiano, nella segreteria provinciale in rappresentanza dei comunisti.

Nel 1968, insieme ad altri esponenti della Resistenza bergamasca tra cui Mario Invernicci, fonda l’ISREC di Bergamo di cui, fino ad oggi, sarà componente del Consiglio Direttivo.

Insieme a Giuseppe Brighenti “Brach”, Eugenio Bruni e altri dà vita al Comitato Bergamasco Antifascista per la difesa delle istituzioni democratiche, un’istituzione che è l’erede del CNL, di cui fu vicepresidente vicario fino al 2016. Ancora ricordo le lunghe riunioni in prefettura da lui presiedute per organizzare le celebrazioni di tanti 25 Aprile.

Fondamentale, infine, la sua determinazione e il suo lavoro per la realizzazione alla Malga Lunga, nel 2012, del museo-rifugio della Resistenza bergamasca dedicato alla 53^Brigata Garibaldi “13 Martiri di Lovere”, progetto in cui mi coinvolge in qualità di progettista, e al quale ha dedicato gli ultimi sforzi come Presidente Provinciale dell’ANPI. 

Salvo è stato un uomo dal carattere spigoloso, ma al contempo curioso e appassionato. Ha reso più consapevoli generazioni di Bergamaschi che i valori di libertà e democrazia di cui oggi godiamo non potranno mai essere dati per scontati, che il fascismo è ancora presente oggi come 70 anni fa. Salvo ha testimoniato per tutta la sua lunga vita con il suo impegno la necessità di essere cittadini attivi della vita della Repubblica e ci ha lasciato con il suo esempio un’eredità inestimabile.
Un prezioso esempio per chi lotta per la democrazia, la libertà e la giustizia sociale, ed è un onore che, ricordando le sue origini, abbia scelto di riposare presso la nostra comunità.

Che la terra gli sia lieve.

Borgo di Terzo,

12 giugno 2017

 


(20.06.17) BORGO DI TERZO (bg). RAFFORZIAMO LO SPORTELLO SOCIALE PER IL DIRITTO ALLA CASA E I DIRITTI SOCIALI

* Martedì 20 giugno, ore 21.00, INCONTRO, a Borgo di Terzo, presso Rifondazione Comunista Valcavallina, Via Rivolta 1 (scalinata di fronte alla farmacia). Sono invitati tutti gli interessati.

Il tema del diritto alla casa, della solidarietà e del mutualismo saranno al centro dell'incontro che si prefigge l'obiettivo di rilanciare in Valcavallina la lotta contro gli sfratti e per i diritti sociali. Un'occasione per fare il punto sulla situazione sociale del territorio dopo quasi 10 anni di crisi economica e per costruire, attraverso le pratiche del mutalismo, della solidarietà e del conflitto, una resistenza attiva alle politiche di privatizazzione e di negazione dei diritti stabiliti dalla Costituzione. Al primo punto la necessità di rafforzare anche in Valcavallina lo "sportello sociale" come strumento concreto di difesa per chi più ne ha bisogno. Interverrà all'incontro di martedì 20 giugno Fabio Cochis, segretario provinciale Unione Inquilini. (a cura Unione Inquilini e Rifondazione Comunista Valcavallina - per info tel. 3389759975 - Maurizio)


(16.06.17) BREVISSIME NOTE SU MST ("SEM TERRA")

  • MST. Il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra è un movimento contadino nato nel 1984 dalle occupazioni di terre improduttive nel sud del Brasile. E’ presente oggi in 24 stati su 26; coinvolge 350.000 famiglie insediate, 100 cooperative, 96 agroindustrie, 1900 associazioni e 100.000 famiglie accampate. Le persone che conquistano la terra (insediati) continuano a lottare per scuole, energia elettrica, salute ecc. Negli insediamenti e negli accampamenti le famiglie si organizzano in nuclei che discutono i problemi della loro area. Da questi nuclei emergono i coordinatori dell’insediamento o dell’accampamento. La stessa struttura si ripete a livello regionale, statale e nazionale. Il Movimento ha anche settori relativi a specifici argomenti, dal livello locale a quello nazionale (fronte di massa, educazione, produzione, cultura, genere ecc.).
  • Riforma agraria popolare e agroecologia. Nel 2014, nell’ultimo congresso, i senza terra hanno presentato la loro proposta di Riforma Agraria Popolare, basata sull’agroecologia, che si propone di produrre alimenti sani destinati al mercato interno, irrealizzabile senza l’alleanza con i lavoratori urbani e il sostegno di tutto il popolo brasiliano.
  • Continuità di un percorso di scambio. Il MST rappresenta un importante riferimento internazionale per ciò che riguarda la conquista di diritti nelle aree rurali e la proposta di un paradigma di sviluppo capace di dare dignità alle popolazioni delle campagne, rispettare l’ambiente, produrre cibo sano per tutti. E’ dalla fine degli anni 90 che ha optato per l’agroecologia ed è molto impegnato a mettere in pratica questa scelta anche se la transizione è lunga e complessa e lo è particolarmente oggi, con un governo che, tra i primi atti realizzati ha abolito il Ministero dello Sviluppo Agrario, mantenendo solo il Ministero dell’Agricoltura che da sempre ha sostenuto la grande proprietà agricola, che produce essenzialmente per l’esportazione.
  • Questo progetto dà continuità ad un percorso che l’Associazione Amig@s MST Italia porta avanti da molti anni con i suoi partner, incentrato sul dialogo e sullo scambio di esperienze tra organizzazioni e movimenti sociali italiani e il Movimento dei Senza Terra del Brasile (MST). Stiamo organizzando con il MST una brigata di giovani italiani ed europei, nella prossima estate, che partecipino a un breve periodo di formazione presso la Scuola FF e poi vadano a conoscere la realtà di accampamenti e insediamenti in alcune regioni del Brasile.
  • Stiamo dando continuità al progetto delle Brigate del MST in Italia avviato nel 2014 con la venuta in Italia e in particolare a Viterbo, all’università di agraria, di un gruppo di 9 militanti MST. L’attuale congiuntura politico-economica italiana ed internazionale sta generando in molti giovani italiani un nuovo interesse nei confronti dell’agricoltura contadina, delle pratiche dell’agricoltura biologica, nel rispetto del territorio e dei diritti dei lavoratori.
  • Il MST ha “brigate”, cioè gruppi di suoi militanti in varie parti del mondo, dal Venezuela al Mozambico, da Haiti alla Palestina, ma anche in Cina e negli Stati Uniti. Ritiene infatti lo scambio culturale e l’impegno nel volontariato internazionale un elemento indispensabile nella formazione dei propri militanti. I militanti del MST imparano e insegnano, scambiano principi e valori, diffondono i concetti di agroecologia e sovranità alimentare, insieme a quelli di dignità dei lavoratori, di diritti di cittadinanza. (Orazio Rossi - Associazione Animante)

* Francisco Del Chiavon, esponente di primo piano del MST, parlerà del movimento presso la Biblioteca Civica di Seriate venerdì 16 giugno, ore 20.45 nell'assemblea pubblica promossa dalla Rete Bergamasca per l'alternativa al G7


(16.06.17) SERIATE (bg). IL SECONDO INCONTRO PUBBLICO DELLA RETE BERGAMASCA PER L'ALTERNATIVA AL G7

Venerdì 16 giugno, ore 20.45, presso la Biblioteca Civica di Seriate, in Via Italia 58 (di fronte al municipio)

* PER UN'ALTRA UMANITA' POSSIBILE. Le prevaricazioni dell'agroindustria e le lotte delle comunità contadine per l'autodeterminazione alimentare

Introduce: ORAZIO ROSSI

Interverranno: FRANCISCO DAL CHIAVON (del coordinamento nazionale SEM TERRA -MST/Brasile) La lotta del movimento della Via Campesina, il debito in agricoltura e la dichiarazione dei diritti dei contadini

VITTORIO AGNOLETTO (già parlamentare europeo, membro della Commissione per gli Affari Esteri e della Commissione per il Commercio Internazionale) Trattati internazionali come strumento di dominio del sistema agro-industriale

Coordina: MARCO NORIS (Cooperativa Amandla)

Interventi liberi delle realtà presenti che aderiscono alla Rete

Rete Bergamasca per l'alternativa al G7: Acli Terra Lombardia - Associazione Animante Bergamo - Brigate Solidarietà Attiva Bergamo - Cittadinanza sostenibile Bergamo - Gap Gruppo di Acquisto Popolare Bergamo - R@p Rete per autorganizzazione popolare - Unione Inquilini Bergamo - Comitato Seriate per tutti - C.s.a. Pacì Paciana - Alternainsieme San Paolo d'Argon- Collettivo politico di Alzano Lombardo - Associazione Gli Armadilli - Comitato "I Bastioni di Orione"Possibile Bergamo - Cooperativa sociale Amandla - Cooperativa il Sole e la Terra - Barrio Campagnola - Circolo di Rifondazione Comunista Seriate - Comitato di lotta per la casa Bergamo - Asia - Sinistra Italiana Bergamo - Rifondazione Comunista Bergamo e provincia - Ari - Laboratorio Permacultura Bergamo - Nyeleni - Terra nuova - Deafal (ong) - Intergas Bassa Val Seriana (GAS Torre Ranica, Pan GAS, Quater GAS) - DESR Distretto Rurale Di Economia Solidale (Parco agricolo sud Milano) - RiMake Milano - RiMaflow Trezzano sul Naviglio - FUORIMERCATO (nazionale) - Comitato STOP TTIP Milano - Woof Italia - Attac Italia

Info: Roberta tel. 3405841595 - Fb: Rete Bergamasca per l'alternativa al G7 - Mail: alternativag7bergamo@yahoo.it

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(12.06.17) BORGO DI TERZO. IL CONSIGLIO COMUNALE RICORDA SALVO PARIGI

* Lunedì 12 giugno ore 21.15, sala consiliare

La figura di Salvo Parigi, partigiano e presidente per 70 anni dell'Anpi di Bergamo, scomparso il 5 maggio scorso, sarà ricordata all'inizio del consiglio comunale di Borgo di Terzo convocato lunedì 12 giugno alle ore 21.15. Salvo Parigi riposa nella cappella di famiglia nel piccolo cimitero del paese, di cui la famiglia era originaria e al quale era molto legato . La commemorazione nel Consiglio comunale di Borgo di Terzo sarà introdotta da Francesco Macario, già amminstratore del comune e per diversi anni fra i collaboratori di Salvo Parigi nel suo straordinario impegno per la memoria della Resistenza.

 


(03.06.17) BERGAMO. CALANO LEGGERMENTE GLI SFRATTI, MA SI STABILIZZANO IN ALTO. LA PRECARIETA' ABITATIVA E' FENOMENO STRUTTURALE

I dati registrati dal Ministero dell'Interno, diffusi dal sindacato Unione Inquilini, per Bergamo e provincia relativi al periodo gennaio-dicembre 2016

Le sentenze di sfratto nel corso del 2016 da noi sono state 591, in calo (-2,48%; Lombardia -10.23%; Italia -5,55%) rispetto all'anno precedente quando la cifra ammontava a 606 (1.002 nel 2013).
La motivazione principaledello sfratto resta la "morosità" con 568 sentenze emesse per questo motivo nella città capoluogo e in provincia, cioè circa il 95% fra tutte le sentenze di sfratto.
La diminuzione risulta modesta e non può essere assunta come un segnale di inversione di tendenza. Gli sfratti diminuiscono perché dopo una sequenza di anni caratterizzati da un alto numero di sfratti si riduce matematicamente la platea degli inquilini a rischio di insolvenza. Gli sfratti continuano ad essere uno degli effetti della crisi economica e della precarizzazione delle condizioni di lavoro e di salario, ormai da considerare non tanto come emergenza ma come fenomeno strutturale.
Quanto al numero degli sfratti eseguiti dagli ufficiali giudiziari, nel 2015 in bergamasca avevano raggiunto il loro record storico (605); nel 2016 sono stati 560, con una diminuzione del -7,44% (Lombardia -6,97%; Italia +7,99%). Nel 2009, praticamente all'inizio della crisi economica, la provincia di Bergamo era stata quella con la più alta crescita percentuale di sfratti eseguiti in Italia (405 sfratti, più 207%). La diminuzione 2015/16 è abbastanza significativa, ma siano ancora molto al di sopra anche dell'exploit del 2009.
Non accenna a diminuire invece il numero delle richieste di esecuzione presentate agli ufficiali giudiziari, ben 2615 (+ 0,23%; Lombardia – 2,91%; Italia + 3,09%).
“Gli sfratti probabilmente si stanno stabilizzando, ma ad un livello alto, il che evidenzia come la precarietà abitativa sia un fatto non congiunturale ma strutturale” - conclude Fabio Cochis, segretario Unione Inquilini Bergamo - "Il vero disastro è che sul tema casa il Governo, le Regioni e i Comuni non riescono neanche a balbettare una proposta: anzi si continua con indifferenza a fare finta che non esista una questione abitativa che nel nostro Paese è destinata ad approfondirsi ulteriormente.” (03.06.17, Unione Inquilini Bergamo)

* Tabelle complete anno 2016 (fonte: Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Politiche del Personale dell’Amministrazione Civile e per le Risorse Strumentali e Finanziarie - Ufficio Centrale di Statistica): qui

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(31.05.17) I PADRONI DEL NOSTRO CIBO

 

La dispensa realizzata, dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, come utile introduzione al percorso promosso dalla Rete Bergamasca per l'alternativa al G7 dei ministri dell'agricoltura previsto a Bergamo il 14-15 ottobre 2017. Scarica: QUI


(31.05.17) I PADRONI DEL NOSTRO CIBO

La dispensa realizzata, dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, come utile introduzione al percorso promosso dalla Rete Bergamasca per l'alternativa al G7 dei ministri dell'agricoltura previsto a Bergamo il 14-15 ottobre 2017. Scarica: QUI


(27.05.17) BERGAMO. A LOVERE BASTA SFILATE NEOFASCISTE

Applicare la Costituzione. Nessuno spazio ai fascisti. Altre foto: qui


(26.05.17) BERGAMO-MALPENSATA. CASE POPOLARI: PROTESTA CONTRO GLI AUMENTI INCONTROLLATI DI AFFITTI E SPESE CONDOMINIALI

Unione Inquilini: “La situazione sociale è gravissima, tante famiglie non riescono più a pagare gli affitti, adesso si rischiano gli sfratti”

* Presidio-manifestazione: Venerdi 26 maggio, ore 10.00, davanti agli uffici di ALER in Via Mazzini 32/A- Bergamo

A causa di errori, non attribuibili agli inquilini, per due anni consecutivi (2014 e 2015) ALER non ha chiesto, ai residenti nei numeri civici nr. 21-23-25-27-29-31-33-35-37-39-41-43, il versamento delle spese per il servizio di erogazione del riscaldamento.
Purtroppo ALER si è totalmente disinteressata di informare i propri inquilini di questo errore.
Ad aprile di quest’anno l'ALER, accortasi dell’errore, ha proceduto a richiedere il pagamento delle spese che non aveva riscosso addebitandole attraverso conguaglio sui bollettini dell’affitto inviati mensilmente agli inquilini. La cifra totale è altissima: circa € 112.160,00.
A ciò si deve aggiungere l’acconto di € 73.713,43 per le spese di riscaldamento dell’anno in corso, pagate sempre nei bollettini del 2017, prima che ALER fornisca il saldo che verrà inviato il prossimo anno.
Quindi l’Azienda Lombarda ha richiesto ai suoi 106 inquilini coinvolti un totale, di sole spese condominali, di circa € 185.874,49 mensili. Ogni inquilino dovrà quindi pagare, per un solo anno, circa 1.754,00 euro. Il prossimo anno ALER chiederà un’altra somma simile (altri 1.700 euro per ogni alloggio).
Tutti questi soldi sono stati divisi in rate mensili che pagheranno fino all’anno 2019. Ma non è finita: questi soldi riguardano solo le spese condominiali. Poi c’è il canone di affitto (che ha registrato anch’esso altri aumenti).
Nonostante la rateizzazione del debito, ALER sta facendo pagare agli inquilini spese che per molti sono diventate insostenibili. Infatti tante famiglie o singoli che abitano nel caseggiato, vivono in condizione economiche già particolarmente fragili e precarie: pensioni al minimo, disoccupazione, cassaintegrazione, stipendi di sopravvivenza, ecc... Molti di questi inquilini, vista l’impossibilità di pagare bollettini decisamente non proporzionati alle proprie condizioni economiche, stanno sospendendo completamente i pagamenti, accumulando morosità e rischiando gli sfratti.
Gli inquilini, hanno organizzato una affollata assemblea, che ha visto la partecipazione anche degli attivisti di Unione Inquilini. Si è deciso di organizzare, nella mattinata di Venerdi 26 maggio (inizio ore 10.00), una protesta fuori dagli uffici di ALER. Gli inquilini vogliono dalla Azienda Lombarda di Edilizia Pubblica un impegno a sostegno degli inquilini, a partire da quelli in condizione di maggiore difficoltà, nel pagamento di canoni che non sono in grado di pagare da soli.
La proposta che porteranno all’attenzione dei funzionari dell’Azienda è che sia garantito, fin dal prossimo mese, almeno il prolungamento del pagamento delle rate del conguaglio, rideterminando l’entità delle rate con cui deve essere pagato il debito.
Infine gli inquilini delle case popolari chiedono che ALER, in accordo con l’Amministrazione comunale di Bergamo, individui forme di agevolazioni o sostegno per proteggere i singoli e le famiglie che versano in condizione di particolare difficoltà economica. (23.05.17 - Fabio Cochis, Unione Inquilini Bergamo)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(16.05.17) BERGAMO. L'APPELLO DELLA "RETE BERGAMASCA PER L'ALTERNATIVA AL G7" [dei ministri dell'agricoltura]

Siamo cittadine/i, donne e uomini, preoccupati per la frequenza con cui si susseguono eventi che mettono a repentaglio la qualità della vita delle persone in un ambiente sempre più aggredito e avvelenato da attività umane indifferenti alle conseguenze sul pianeta e irresponsabili nei confronti delle future generazioni. Siamo indotti a mangiare cibo standardizzato, sempre più spesso prodotto a scapito dei diritti del lavoro e della salute, con l’utilizzo massivo di fertilizzanti e pesticidi chimici che inquinano l’ambiente e distruggono la normale fertilità dei terreni.
Questa è la conseguenza di un mercato mondiale del cibo dominato dalle multinazionali dell’agrobusiness, che obbediscono solo alla legge del massimo profitto, incuranti delle conseguenze sull’uomo e sulla natura: insicurezza alimentare, desertificazione e deforestazione, aggressione alla biodiversità, inquinamento, alterazioni climatiche, spreco di quantità di cibo che potrebbero alimentare una volta e mezzo gli abitanti del pianeta. Per comprendere i paradossi del sistema globale del cibo basti notare che 800 milioni di persone sono denutrite, 2 miliardi di persone sono in sovrappeso oppure obese, mentre un terzo della produzione mondiale di alimenti viene sprecato.
Questo sistema agroalimentare è sostenuto con trattati internazionali, sovvenzioni e legislazioni amiche dai governi dei paesi più ricchi del pianeta a danno delle comunità contadine di tutto il mondo, messe in crisi da una competizione drogata dai sussidi, dalla finanziarizzazione del cibo, dalle monocolture intensive. Eppure è la stessa FAO che considera l’agricoltura contadina, che produce circa l’80% del cibo nel mondo, come cruciale per la soluzione del problema della fame nel mondo1. I rappresentanti di questi governi si riuniscono ogni anno nelle più belle località del pianeta per raccontare al mondo, sostenuti da un potentissimo apparato mediatico, gli effetti “positivi” delle loro politiche sulle popolazioni, mentre sottobanco continuano a sostenere questo distruttivo sistema.

Quest’anno il G7 dei ministri dell’agricoltura si terrà nella Città di Bergamo il 14-15 ottobre.

Noi invitiamo tutti i cittadini sensibili ai temi richiamati e tutti quelli impegnati nella costruzione di modelli di produzione, distribuzione e consumo agroalimentari alternativi a unirsi in un percorso di riflessione sulla possibilità di un’ alternativa sostenibile per le comunità umane e per l’ambiente.
Ci rivolgiamo alle tante esperienze, esistenti in provincia di Bergamo, ricche di pratiche e saperi la cui messa in comune può davvero garantire una grande capacità progettuale e costituire la forza per far sentire la domanda di cambiamento: dai GAS orientati al cambiamento sociale, alle reti solidali per la difesa di un'agricoltura a presidio del territorio, ai mercati contadini strutturati con funzione anche logistica per i consumatori critici, alle comunità di supporto all'agricoltura che mettono in discussione il mercato a partire dall'agricoltura contadina.
Ci proponiamo di attivare reti che abbiano a fondamento la sovranità alimentare, riconnettendole buone pratiche già attive a livello locale ad una riflessione politica più ampia, per mostrare la validità della loro alternativa possibile e praticabile al modello dominante ed anche per evitare che queste pratiche dal basso vengano acquisite nella narrazione ingannevole del G7, che potrebbe trasformarle in una sorta di foglia di fico ad esso funzionale.

Vogliamo mettere in movimento una Rete sociale di alternativa agricola
che veda impegnate le stesse realtà contadine bergamasche, l’associazionismo, i movimenti sociali, i partiti, i cittadini, i GAS, i GAP, nella costruzione di un percorso da oggi ad ottobre che attraverso momenti formativi pubblici, giornate di mobilitazioni, eventi diffusi su tutto il territorio bergamasco, contribuiscano a disvelare gli effetti devastanti del modello agroindustriale e portino alla ribalta, invece, le buone pratiche alternative.
Invitiamo tutti ad assumersi l’impegno di dare continuità a questo percorso ed ad aderire in termini di impegno a far sì che questa presenza ingombrante del G7 a Bergamo diventi invece la Nostra possibilità di dare voce a chi già opera alla costruzione di un’alternativa.
Come coordinamento iniziale abbiamo pensato ad assemblee pubbliche su più temi, a partire da maggio, con una iniziativa che racconti cosa sia il sistema agroindustriale attuale e le sue conseguenze, a seguire tenteremo di far conoscere quali sono le reali politiche europee (PAC), italiane e bergamasche attraverso le quali si costruisce il dominio dell’attuale sistema agricolo; seguiranno le proposte; convinti che l’alternativa sia davvero praticabile proporremo in un altro evento pubblico la nostra alternativa: la sovranità alimentare, l’agricoltura contadina.. e nelle stesse giornate del G7 proponiamo che tutte le reali pratiche dal basso ed esistenti sul territorio possano trovare voce..
Anche le stesse giornate del G7 dovranno vederci impegnati, infatti, nella costruzione di “piazze liberate”, di una Bergamo che dice no ad altre politiche che alimentano la crisi globale, affamano il Sud del mondo e inaspriscono anche la nostra condizione economica con le loro politiche di austerità. Una bergamasca che da maggio ad ottobre, nelle giornate di svolgimento del summit dei potenti della Terra, si riempia di iniziative e gesti di liberazione per il diritto alla vita di tutti i popoli del mondo.

Bergamo, 1° Maggio 2017

Rete Bergamasca per l'alternativa al G7

Aderenti alla rete
Acli Terra Lombardia
Associazione Animante Bergamo
Brigate Solidarietà Attiva Bergamo
Cittadinanza sostenibile Bergamo
Gap Gruppo di Acquisto Popolare Bergamo
R@p Rete per autorganizzazione popolare
Unione Inquilini Bergamo
Comitato Seriate per tutti
C.s.a. Pacì Paciana
Alternainsieme
Collettivo politico di Alzano Lombardo
Associazione Gli Armadilli
Comitato "I Bastioni di Orione" - Possibile Bergamo
Cooperativa sociale Amandla
Cooperativa il Sole e la Terra
Barrio Campagnola
Circolo di Rifondazione Comunista Seriate
Comitato di lotta per la casa Bergamo
Asia
Sinistra Italiana Bergamo
Rifondazione Comunista Bergamo e provincia
Ari
Laboratorio Permacultura temperata Bergamo
Nyeleni
Terra nuova
Deafal (ong)

DESR - Distretto Rurale Di Economia Solidale (Parco agricolo sud Milano)
RiMake Milano
RiMaflow Trezzano sul Naviglio
FUORIMERCATO (nazionale)
Comitato STOP TTIP Milano
Woof Italia

Per adesioni di soggetti collettivi o individuali: alternativag7bergamo@yahoo.com tel. 3405841595 (roberta)


(16.05.17) ZANDOBBIO. MOBILITAZIONE ANTISFRATTO PER IL DIRITTO ALLA CASA PER TUTTI

* Martedì 16 maggio, dalle ore 8.30, PRESIDIO SOLIDALE per Allal e i suoi figli, in Via Giardino n. 30 a Zandobbio

Di Allal e della sua famiglia nonché delle politiche abitative dell'Amministarzione Comunale di Zandobbio e in generale dei comuni della Valcavallina ci siamo già occupati un mese fa (cfr. alternainsieme.net 12.04.17). Per la famiglia di Allal, dopo il rinvio di un mese ottenuto ad aprile, è prevista per martedì 16 maggio la seconda uscita dell'Ufficiale giudiziario per l'esecuzione dello sfratto. Allal, fino a circa due anni fa, era primo nella graduatoria per l'assegnazione degli alloggi, ma poi, scaduto il bando, l'Amministrazione comunale non lo ha più rinnovato, scegliendo invece di assegnare i pochi alloggi rimasti liberi attraverso un bando ristretto a categorie speciali (anziani, disabili) escludendo quindi la famiglia di Allal. L'unica soluzione prevista ora dai servizi sociali è quella di inserire Allal e il figlio ancora minorenne in uno degli alloggi provvisori a dispozione del Consorzio Valcavallina a Vigano San Martino da dividere con un altro nucleo familiare in analoga situazione di sfratto, mentre l'altro figlio appena maggiorenne deve trovare un'altra sistemazione per conto suo. Con la crisi e la disoccupazione, si perde la casa e si perde anche la famiglia. L'unica soluzione non precaria per Allal e tante altre famiglie è quella di avere un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Ma a Zandobbio e in Valcavallina gli appartamenti Erp sono pochi, molto inferiori al bisogno, e per Allal come per altri l'unica speranza è affidata alla domanda per il Comune di Bergamo che però può accogliere solo una quantità molto modesta delle richieste provenienti da fuori comune. Che tante famiglie residenti nei comuni della Valcavallina siano costrette a concorrere per i bandi del Comune di Bergamo, gli amministatori comunali lo sanno perfettamente, ma nessuno si preoccupa da lungo tempo di incrementare le dotazioni di edilizia residenziale pubblica nei nostri paesi. Così, fra disagi e umiliazioni, diverse famiglie che hanno perso la casa perché non riuscivano più a pagarla, sono divise e costrette a vivere in convivenza con sconosciuti. Ciò che chiediamo è che Allal e i suoi due figli, in attesa che si renda disponibile un alloggio di edilizia sociale fuori zona, possano stare tutti e tre insieme. Quanto all'insieme dei problemi abitativi nella nostra zona, crediamo invece sia sempre più urgennete e improcrastinabile l'impegno a rivedere profondamente le politiche abitative rafforzando le disponibilità di edilizia pubblica. E su questi obiettivi che invitiamo alla solidarietà con Allal partecipando al presido indetto a Zandobbio, in via Giardino 30, dalle ore 8.30 di martedì 16 maggio 2017. (Per comunicazioni: Fabio Cochis, tel. 3397728683 - Unione Inquilini di Bergamo e provincia)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui

 


(14.15.17) BERGAMO. UNIONE INQUILINI:CONTINUA IL MERCATINO DELL'ABITO USATO

Per difendersi dalla crisi economica e per lottare contro le politiche di austerità

* Domenica 14 maggio, dalle ore 11.00 alle ore 16.00, mercatino degli abiti usati, presso Unione Inquilini in Via Borgo Palazzo 84/g a Bergamo

Il mercatino del “vestito usato” è uno strumento di auto-difesa contro il caro-vita: per soddisfare un bisogno materiale (es. vestiario) che la crisi economica nega a sempre più famiglie proletarie che non hanno più reddito per consumare. È anche una azione che vuole contestare le politiche di austerità del governo che tagliano i servizi sociali (sanità, istruzione, ecc..) che prima lo Stato garantiva gratuitamente.

Vogliamo dimostrare che la risposta collettiva, basata sulla solidarietà ed il mutualismo, permette di non lasciare indietro nessuno e ricostruire una unità tra le persone impoverite dalla crisi e dall’austerità. (per info: tel.3345086230 - davide)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(27.05.17) APPELLO: «A LOVERE (BG) BASTA SFILATE NEO-FASCISTE».

* Sabato 27 Maggio 2017, PRESIDIO ANTIFASCISTA al Cimitero di Lovere (bg), ore 14. "APPLICARE LA COSTITUZIONE - NESSUNO SPAZIO AI FASCISTI"

A tutte e tutti i democratici, le democratiche, gli antifascisti e le antifasciste

Da alcuni anni a fine maggio le vie di Lovere (BG) sono percorse da gruppi di neo-fascisti che esibiscono i loro simboli di violenza, cercando visibilità con il pretesto di commemorare due repubblichini della legione nera Tagliamento, giustiziati dai partigiani all’indomani della fine ufficiale della seconda guerra mondiale. La legione Tagliamento, che operò in zona, è riconosciuta colpevole di crimini contro l’umanità: nel processo che il Tribunale Militare di Milano istruì nel dopoguerra, ai suoi militi vennero comminate diverse condanne a morte, in parte poi commutate in ergastolo. Fra condoni e rinvii nessuno scontò più di qualche anno di carcere. Ormai da alcuni anni, fascisti non solo locali sfregiano il ricordo della Resistenza insultando la memoria storica di Lovere e dei partigiani. Anche quest’anno pretendono di manifestare nello stesso paese che, il 17 giugno 1945, vide sfilare le bare di 13 giovanissimi partigiani – sei erano di Lovere – catturati dalla Tagliamento, torturati e fucilati davanti alla popolazione.
Già nel 2012 i neofascisti hanno imbrattato la stele dei Tredici Martiri e bruciato la targa che ricorda Bortolo Pezzutti, diciottenne di Costa Volpino, catturato per futili motivi dalla Tagliamento e inviato nel lager di Bolzano, dove finì orribilmente trucidato. Un anno fa, il 28 maggio 2016, inspiegabilmente protetti dalle forze dell’ordine, sono addirittura entrati nel Cimitero di Lovere, sfilando in segno di sfregio davanti alle tombe dei Tredici Martiri e alla lapide dei fratelli partigiani “Falce” e “Martello” Pellegrini, anch’essi catturati dalla Tagliamento, torturati e uccisi a Lovere. Il presidio antifascista, che protestava presidiando pacificamente il cimitero, è stato caricato con violenza dalla polizia, mentre i fascisti vi entravano tranquilli. Durante questa aggressione sono stati feriti tre antifascisti.

QUESTI FATTI DIMOSTRANO CHE LA LOTTA AL FASCISMO NON E’ FINITA IL 25 APRILE 1945.

Ancora oggi i fascisti vogliono riaffermare la loro ideologia tornando ad esprimersi con la violenza, il nazionalismo, la xenofobia, il militarismo. Lo fanno spesso con la connivenza di pezzi di quelle istituzioni repubblicane che avrebbero il dovere costituzionale di reprimerli. Formazioni dichiaratamente neo-fasciste, forti della paura generata dalla crisi e dai movimenti migratori, propongono alternative ingannevoli alle politiche di austerità imposte dal neoliberismo, creando falsi nemici identificati sulla base della provenienza nazionale, della razza, della cultura o dell’orientamento sessuale. Nascondono così l’unico reale conflitto che questa crisi ha evidenziato: quello tra sfruttati e sfruttatori.
Chiamiamo quindi tutti a manifestare con i fatti la nostra scelta antifascista, negando spazi di agibilità politica a ogni forma di fascismo, qualunque sia la maschera che indossa. Impegniamoci contro discriminazioni di genere, razza, cultura o provenienza nazionale. Attiviamo una concreta collaborazione tra le forze impegnate a costruire un modello sociale che abbia al centro dei propri valori la dignità delle persone e del lavoro, e come orizzonte il rispetto e la pacifica convivenza tra popoli.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare al PRESIDIO ANTIFASCISTA, sabato 27 Maggio 2017, al cimitero di Lovere (BG), ore 14: APPLICARE LA COSTITUZIONE – NESSUNO SPAZIO AI FASCISTI. (Lovere, 1° Maggio 2017)

COORDINAMETO ANTIFASCISTA DELL’ALTO SEBINO, VAL CAMONICA E VALLI BERGAMASCHE, Comitato Lombardo Antifascista, ANPI (Provinciale di Bergamo, Lovere, Endine, Seriate, Val Caleppio, Val Gandino, Valcamonica), ISREC Bergamo, FIOM e CGIL Valcamonica-Sebino, RIFONDAZIONE COMUNISTA Lombardia, SINISTRA ITALIANA Bergamo, ARTICOLO 1 democratici progressisti Brescia e Valcamonica, POSSIBILE Brescia, PD Lovere, GRAFFITI, CIRCOLI DEI LAVORATORI Darfo e Iseo, RIBELLI DELLA MONTAGNA, KAMUNIA PARANOIKA, RETE ALDO DICE 26X1, RADIO ONDA D’URTO, ALTERNAINSIEME San Paolo d’Argon.

Per adesioni scrivere a: loverebastasfilateneofasciste@gmail.com


(08.05.17) BERGAMO. SALVO PARIGI. UNA VITA PER LA GIUSTIZIA E LA LIBERTA', CONTRO IL FASCISMO

La nota biografica diffusa dall'Anpi provinciale di Bergamo.

"Un momento doloroso per l’intera comunità bergamasca: nella notte tra il 4 e il 5 maggio, è mancato il nostro Salvo Parigi, presidente onorario dell'ANPI Provinciale di Bergamo, dopo esserne stato, per oltre 70 anni, il Presidente fino all’aprile del 2016.
Salvatore Parigi – per tutti Salvo – ingegnere, docente per anni all’Istituto superiore “Cesare Pesenti” oltreché vicepreside, nasce a Bergamo il 13 maggio del 1924. Frequenta il Liceo Classico “Paolo Sarpi” e qui, in prima liceo, viene avvicinato da alcuni operai della Dalmine, tra cui Bepi Signorelli, antifascista della prima ora e reclutatore, insieme a Bruno Quarti, della Resistenza bergamasca e, insieme ad altri compagni di liceo, viene coinvolto nella rete clandestina del movimento di Giustizia e Libertà, un gruppo che immediatamente dopo la caduta del fascismo del 25 luglio 1943, è in grado di mobilitarsi nella costruzione della Resistenza a Bergamo e in provincia. Il suo impegno è inizialmente quello di diffondere la stampa clandestina, in particolare del giornale "Italia Libera", organo di stampa ufficiale del Partito d'Azione; dopo il 25 luglio, Parigi entra a far parte dei gruppi armati di GL in città e diventa commissario della 1^ Brigata GL di pianura, occupandosi principalmente dei servizi di collegamento, informazione e diffusione della stampa clandestina. Il 25 aprile del 1945, al momento della Liberazione, è in prigione, alla Montelungo, arrestato dalle SS pochi giorni prima dell'insurrezione.
Uomo di cultura, è importante ricordare il suo impegno, dopo la Liberazione, come fondatore della rivista «La Cittadella», esperienza a cui tenne sempre moltissimo. Il quindicinale, fondato da un gruppo di giovani antifascisti attivi nella lotta partigiana e animati da un forte desiderio di rinnovamento politico e morale del Paese, esce con il primo numero il 20 febbraio 1946. Responsabile unico risulta, fin dal principio, Salvo Parigi che ne assume anche la piena direzione col numero 18 del 5 novembre 1946, firmando una rivista a cui collaborano intellettuali importanti e che ha diverse rubriche: politica (seguita dal direttore Salvo Parigi e Dino Moretti), economica (con Valerio Barnaba), scientifica (curata da Gianni Parigi e Vico Rossi), filosofica (redatta da Mario Tassoni e Giacomo Zanga), infine l'area letteraria di Giulio Questi e Gian Carlo Pozzi e artistica nonché cinematografica con a capo Corrado Terzi e Carlo Felice Venegoni. Così Franco Fortini recensisce favorevolmente la rivista individuando nei redattori dei «compagni nella lotta per una nuova cultura» («Il Politecnico», n.35 (gen./mar. 1947), p.93):
«Esce in una delle nostre più codine città: a Bergamo. E’ fatto, questo quindicinale, da giovani – almeno così ci sembra dal tono. “Che la filosofia dia ai suoi l’odio e la persecuzione del mondo!” quest’augurio che abbiamo letto in una delle sue pagine, può dare l’idea del colore di questo foglio. I nomi – dal responsabile Salvo Parigi, a Mario Tassoni, Dino Moretti, ecc. – contano relativamente poco; importa una vivacità appena repressa da una volontà moralistica, una combattività molto tesa, senz’esser mai rumorosa, agitata da impulsi differenti, che possono essere ora di carattere sociale e politico in una libera ricreazione di motivi del Partito d’Azione e del Socialismo e ora piuttosto di un accento morale e religioso di timbro protestante. Questo anzi ci sembra l’elemento più vero di questa rivista. E’ infatti un luogo comune affermare che la provincia è, in Italia, luogo di fermenti e di decisioni morali; ma qui, leggendo le pagine di questo foglio che certo si pubblica con difficoltà, e con sacrificio personale dei suoi redattori e collaboratori, possiamo valutare l’importanza di una “decisione” simile, in una città appunto, come Bergamo, nota per il suo conformismo cattolico».
«La Cittadella» conclude la sua vicenda nel 1948, con un doppio fascicolo, uscito il 15-30 aprile.
L’impegno di Salvo non si ferma qui. E' attivo dalla fine degli anni ‘50 nelle file del Partito Socialista Italiano, nel quale milita per tutta la sua vita politica e della cui Federazione bergamasca è stato anche segretario negli anni ‘60. Tra il 1961 e il 1962 viene chiamato a Roma, in qualità di tecnico, come componente della Commissione Nazionale per la nazionalizzazione dell’Energia Elettrica. Impegnato nelle istituzioni, più volte consigliere comunale a Bergamo dal 1960, diventa Assessore ai Lavori Pubblici nella giunta di centrosinistra Clauser-Pezzotta dal 1964 al 1969. Nel frattempo è anche consigliere provinciale. Nel 1970 viene eletto consigliere regionale, e quindi Assessore regionale all'Ambiente e Urbanistica fino al 1975; a lui si deve la legge regionale che istituisce i parchi regionali (era legatissimo e orgoglioso di questa legge e del Parco dei Colli, istituito nel 1977). Nel 1975 viene rieletto in Regione e diventa Capogruppo del PSI.
Ma il suo pensiero primario è per l'ANPI: instancabile è il suo lavoro – fatto anche di una presenza sempre costante, pure negli ultimi anni, quando l’età e le condizioni fisiche avrebbero suggerito il riposo – per la promozione e la trasmissione della memoria della Resistenza, delle partigiane e dei partigiani. Nel 1968, insieme ad altri esponenti della Resistenza bergamasca tra cui Mario Invernicci, fonda l'ISREC di Bergamo di cui, fino ad oggi, sarà componente del Consiglio Direttivo. Insieme a Giuseppe Brighenti "Brach", Eugenio Bruni e altri dà vita al Comitato Bergamasco Antifascista per la difesa delle istituzioni democratiche di cui è vicepresidente vicario fino al 2016.
Fondamentale, infine, la sua determinazione e il suo lavoro per la realizzazione alla Malga Lunga, nel 2012, del Museo-rifugio della Resistenza bergamasca dedicato alla 53^Brigata Garibaldi "13 Martiri di Lovere", progetto al quale dedica gli ultimi sforzi come Presidente Provinciale dell'ANPI.

Perdiamo un padre, perché i partigiani sono i padri di cui ci dovremmo sentire figli. Perdiamo un compagno di strada straordinario, dalla rettitudine morale esemplare, uomo deciso, guida carismatica e autorevole per tutta l'ANPI Provinciale di Bergamo e non solo.
Grazie Salvo, per tutto quello che ci hai dato. Cercheremo di essere sempre all'altezza dell'eredità morale, civile e politica che ci lasci. Ora e sempre Resistenza. (Mauro Magistrati - Presidente ANPI Provinciale di Bergamo, 5 maggio 2017)

Salvo Parigi in alcune foto del nostro archivio.

 

(16.06.12) SCANZOROSCIATE. INTITOLAZIONE DELLA SCALINATA “ANGELO TROVESI, PARTIGIANO PIRATA”

(24.07.11) Colli di San Fermo. Commemorazione della Battaglia del Monte Torrezzo e di Fonteno contro i nazi-fascisti nel 67° anniversario
(30.10.09) Bergamo. Presidio Antifascista (Contro il sindaco Veneziani che concede sala comunale a Casapound)
(04.06.11) SERIATE. Inaugurazione del monomento ai caduti partigiani del 27-28 aprile 1945
26.04.09) Caravaggio. Commemorazione dei partigiani Baruffi Carlo, Grassi Annunzio, Pala Franco, Perego Giovanni uccisi dai fascistia Capralba nel marzo 1945
(01.06.09) Trescore Balneario. No fascismo. No razzismo (presidio contro Forza Nuova)

(22.04.17) PONTIDA. FESTA DELL'ORGOGLIO ANTIRAZZISTA. FOTO

ALTRE FOTO: QUI



(22.04.17) ORARI DEI TRENI PER IL MEETING ANTIRAZZISTA A PONTIDA DI SABATO 22 APRILE


(18.04.18) BERGAMO. INCONTRO PUBBLICO: VERSO IL MEETING ANTRAZZISTA DI SABATO 22 APRILE A PONTIDA

* Martedì 18 aprile, ore 20.45, a Bergamo presso la sede di Rifondazione Comunista e Unione Inquilini in Via Borgo Palazzo 84/g

Un numero crescente, davvero impressionante di soggetti e associazioni, dal mondo del lavoro, della cultura, dell'attivismo e della politica sta aderendo alla proposta lanciata circa un mese fa dai centri sociali di Napoli per un grande appuntamento antirazzista a Pontida, la località bergamasca che la Lega Nord - stravolgendo il senso della memoria legata alla storia medievale - ha trasformato nello scorso trentennio in un simbolo del secessionismo e dell'intolleranza. "Tutte e tutti a Pontida - si legge nell'appello a cui abbiamo aderito convintamente - per chiarire un concetto semplice: le idee di odio razziale non hanno alcuna casa, non possono avere roccaforti o luoghi simbolici, mentre abitano ovunque le idee di inclusione, solidarietà tra popoli, emancipazione!" Siamo anche noi convinti che il messaggio razzista di Salvini e della Lega nella versione lepenista, lungi dal rappresentare - come recita la propaganda - una alternativa al sistema del neoliberismo e dei governi che lo incarnano, ne sia invece complementare e componente organica, come testimonia la propensione dei media rispettabili a veicolarlo sistematicamente e ovunque. La guerra fra i poveri come alternativa alla lotta plurale e unitaria contro l'austerity costituisce un fattore essenziale di tenuta del "sistema" del neoliberismo. Non a caso il governo Gentiloni, con gli accordi Italia-Libia e con i due decreti Minniti-Orlando, l'uno contro i migranti e l'altro contri i poveri (non contro la povertà!) si muove nella stessa direzione con il plauso di tutte le destre. Contro il razzismo, per l'unità dei lavoratori e delle lavoratrici, contro la guerra vera che Trump - l'amico di Salvini - mostra di voler portare alle estreme conseguenze, contro un governo che fa le stesse politiche dei razzisti: con queste parole d'ordine vogliamo essere anche noi a Pontida sabato 22 aprile, con tutte le nostre amiche e i nostri amici, compagne e compagni, di tutti i Sud e di tutti i Nord, per una grande giornata di musica e festa. Per portare a questa giornata il contributo di riflessione, politico e anche organizzativo, delle realtà antifasciste e antirazziste di Bergamo e provincia, invitiamo all'incontro che abbiamo promosso per martedì 18 aprile, alle ore 20.45, presso la sede di Unione Inquilini e Rifondazione Comunista, a cui invitiamo tutti gli interessati. (Bergamo, 13 aprile 2017, Unione Inquilini, Seriate X Tutti, Gruppo Acquisto Popolare Bg, Alternainsieme.net, Rifondazione Comunista - per info tel. 3389759975 -maurizio)


SABATO 22 APRILE - GANDOSSO:

• ORE 15.00 DEPOSIZIONE CORONA AL MONUMENTO ALLA RESISTENZA IN PIAZZA TOGLIATTI;
• ORE 15.30 PRESSO CIRCOLO ARCI GANDOSSO VIA AVIS CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI GANDOSSO E LA COLLABORAZIONE DEI CIRCOLI ARCI DI GANDOSSO E DI GRUMELLO DEL MONTE: LA STORIA SIAMO NOI. RACCONTI DI VITE PARTIGIANE IN VALCALEPIO E BASSO SEBINO. INCONTRO INTERVISTA CON: VINCENZO BENI, PARTIGIANO, LORETTA MUTTI, NIPOTE DEL PARTIGIANO “FANFULLA“; CALDARA DOMENICO, PARTIGIANO; IORIS PEZZOTTI, NIPOTE DEL PARTIGIANO “ TERESIO”

Locandina: qui

DOMENICA 23 APRILE - COLLI DI S. FERMO

• Ore 10.00 RITROVO ALLA CASA “LA RESISTENZA” AI COLLI DI SAN FERMO;
ORE 10.15 PARTENZA DELLA CAMMINATA PER RAGGIUNGERE IL MONUMENTO PARTIGIANO AL COLLETTO;
• ORE 11.15 DEPOSIZIONE CORONA AL MONUMENTO E DISCORSI UFFICIALI;
• ORE 12.30 PRANZO PRESSO LA CASA “LA RESISTENZA” AI COLLI DI SAN FERMO.Per il pranzo è gradita la prenotazione: anpi.valcalepio-cavallina@hotmail.it

Pieghevole: qui

MARTEDI’ 25 APRILE - CALCINATE :

Ore 21.00: Teatro della Comunità, Piazza della Chiesa, PIAZZA DELLA CHIESA (IN COLLABORAZIONE CON LA SEZIONE A.N.P.I. DI CALCINATE E CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI CALCINATE), SPETTACOLO TEATRALE, LA STRADA DEL CORAGGIO GINO BARTALI: EROE SILENZIOSO, A CURA DELLA COMPAGNIA TEATRALE LUNA E GNAC

Locandina: qui

 

 


(12.04.17) ZANDOBBIO. ANCORA SFRATTI IN VALCAVALLINA

* Mercoledì 12 aprile, dalle ore 8.00, PRESIDIO SOLIDALE per Allal e i suoi figli, in Via Giardino n. 30 a Zandobbio

Zandobbio è il paese delle cave che stanno mangiandosi via i rilievi. Malgrado la crisi e il rallentamento delle attività, ogni volta che si passa per Zandobbio si nota che il biancore delle cave si è allargato, di tanto o di poco, a discapito del verde della montagna. Fra tanto (storico) fervore per la produzione di materiale primario soprattutto per l'edilizia, Zandobbio - come quasi tutti i comuni della Valcavallina - possiede un patrimonio di edilizia residenziale pubblica piuttosto modesto e datato. L'idea di incrementarlo per dare risposta al panorama sociale che si va delineando (numero crescente di famiglie con redditi mensili inferiori ai 1000 euro l'anno, percentuale di famiglie immigrate superiori al 15%, come appunto a Zandobbio) non rientra mai nei programmi politico-amministrativi, mentre il problema della casa - come per la quasi totalità dei comuni bergamaschi - viene senz'altro rubricato nella categoria dei servizi sociali per i "bisognosi", dimenticando che tutte le statistiche e previsioni concordano che un numero sempre più consistente di persone non potrà più garantirsi il diritto alla casa attraverso il mercato immobiliare. Peraltro nel 2011 la Giunta comunale chiedeva alla Regione di escludere un alloggio comunale per fare la sede della Protezione Civile, poiché - scriveva allora - "nella graduatoria non ci sono persone che necessitano di soluzione abitativa immediata" (sic!). Allal, disoccupato e ormai su di età, con scarsissime prospettive di impiego non precario e non occasionale, è uno di coloro che non sono più riusciti a pagare l'affitto, tanto da ricevere la notifica di sfratto. Avendo tuttavia partecipato al bando comunale per un alloggio pubblico, era fondatamente fiducioso di potervi accedere, tanto più che alcuni alloggi si sono liberati. Ma a questo punto l'Amministrazione comunale si è accorta che esistono altri bisogni urgenti fra la cittadinanza, tra cui quelli degli anziani e dei disabili, per i quali vengono così fatti bandi specifici, e la casa per Allal, trascorso ormai un certo tempo dall'ultimo bando, non è più disponibile. Quando sarà sfrattato - cioè il mercoledì prossimo - l'unica possibilità è quella di poter usufruire per qualche tempo, lui e il figlio minore, ma non quello appena maggiorenne, forse di un precario alloggio fra quelli a disposizione per siffate "emergenze" del Consorzio dei Comuni della Valcavallina, dove due famiglie - solitamente smembrate sono costrette a convivere in un medesimo appartamento. Allal chiede solo di poter vivere in un alloggio meno precario e, soprattutto, di non separarsi dai suoi figli. Mercoledì gli attivisti dell'Unione Inquilini saranno a fianco di Allal perché la sua richiesta è ragionevole e sensata, ma saremo con lui per chiedere a tutti i comuni della Valcavallina di decidersi finalmente a incrementare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, invece di indirizzare le persone a fare domanda a Bergamo o in qualche altro comune dove ci sono più alloggi popolari. I tempi sono cambiati: un numero crescente di persone non è più in grado di comprare o affittare la propria casa e tantomeno di costruirsela per conto proprio, come avveniva in passato. E questo gli ammnistratori lo devono capire, finalmente e una volta per tutte, altrimenti - al di là delle loro intenzioni o aspirazioni - finiranno per portare acqua al mulino di quelle forze che puntano esplicitamenente alla guerra fra i poveri nonché alla distruzione della solidarietà sociale. Per dire questo cose, l'appuntamento è mercoledì 12 aprile, alle ore 8.00 a Zandobbio in Via Giardino 30. (Per comunicazioni: Fabio Cochis, tel. 3397728683 - Unione Inquilini di Bergamo e provincia)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


 


(03.04.17) SAN PAOLO D'ARGON. NON C'E' PACE PER L'EX MONASTERO DI SAN PAOLO D'ARGON

Diversi articoli dell'edizione bergamasca del Corriere della Sera (a firma Donatella Tiraboschi) hanno parlato di nuovo, dalla metà di marzo in poi, della contesa tra la Diocesi di Bergamo e la Fondazione Ikaros che gestisce le scuole insediate nel nostro ex Monastero. Viene confermato che il Polo scolastico della Ikaros, che occupa all'interno dell'ex Monastero spazi destinati al "Museo delle Migrazioni" previsto nell'accordo di programma per il restauro sottoscritto nel 2006 da Regione, Provincia, Comune di San Paolo d'Argon, Diocesi di Bergamo e altri enti, dovrà trasferirsi in altra sede. Non abbiamo però ancora ben capito se interamente o in parte o a rate...
La Diocesi proprietaria dell'ex Monastero ormai quasi tutto restaurato è infatti intenzionata a passare alla realizzazione del “Museo delle migrazioni” nonché delle altre strutture connesse, dopo che nel 2006 si era impegnata in tal senso, salvo poi nel 2009, all'inizio dei lavori di restauro, cambiare direzione optando – col consenso ufficiale di Regione, Provincia, Comune - per le istituzioni scolastiche di Ikaros che ora vengono cacciate via malis modis.
Si tratta di vicende in gran parte note. Gli articoli del Corriere fanno tuttavia luce sul coinvolgimento della Diocesi di Bergamo nel business dell'istruzione privata della Fondazione Ikaros, lagata a Comunione e Liberazione e alla Compagnia delle Opere, che vanta un bilancio economico milionario, con scuole appunto a San Paolo d'Argon, ma anche Grumello del Monte, Calcio, Endine, Buccinasco, uffici a Bergamo e a Roma e perfino l'acquisto della Caserma militare dismessa di Via Suardi a Bergamo.
L'agreement tra Diocesi e Ikaros si sta concludendo evidentemente non solo perché a San Paolo d'Argon la scuola di Ikaros ha occupato spazi che la Diocesi ora reclama dopo aver annullato il contratto di comodato d'uso trentennale concesso alla Fondazione. La Diocesi certo è divenuta da tempo estremamente prudente verso il mondo di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere, che - dopo le inchieste giudiziarie di qualche anno fa e dopo le disavventure di Formigoni - sta attraversando una fase di ridimensionamento e difficoltà. In più c'è stata la crisi economica a rovinare gli affari delle scuole private cattoliche, che vedono ridursi le iscrizioni, malgrado i molteplici e cospicui foraggiamenti da parte delle istituzioni pubbliche che dell'art. 33 della Costituzione ("Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato") sono abituate a farsene un baffo specialmente qui in Lombardia.
Ora la Diocesi riguardo all'uso del nostro Monastero, attraverso il proprio organo L'Eco di Bergamo, ribadisce categoricamente ancora una volta di voler senz'altro tornare al progetto originario dopo aver accumulato un bel po' di ritardo.
Il consigliere regionale 5 Stelle Dario Violi si è così accorto, con svariati anni di ritardo, che gli impegni del 2006 non sono stati realizzati e, dopo aver letto il Corriere della Sera, ha chiesto alla Giunta Regionale di fare chiarezza e di recuperare la sua parte di finanziamento.
Invitiamo però Dario Violi a fare qualche ulteriore approfondimento sugli impegni originari del 2006 che prevedevano non solo di inserire nel nostro Monastero cinquecentesco il Museo delle migrazioni ma anche di occuparne poco meno dei 2/3 per fare un ristorante (“ristorazione”) di 970 metri quadri per 250 posti (il più grande della zona) e un albergo (“foresteria”) di 45 camere (più grande dell’Hotel Executive di via Nazionale), il tutto con il consenso dei rappresentati pro tempore di Regione, Provincia, Comune di San Paolo d'Argon!
Un progetto che - anche prima della sua conversione alla scuola privata di Ikaros - ci apparve fumoso e decisamente “sbilanciato” nel senso della valorizzazione fondiaria più che all'utilità sociale, certamente non tale da giustificare l'impegno di denaro pubblico nei modi e nella dimensione allora concordati.
Inutile dire che a più di 10 anni di distanza tanto il fumo quanto i nostri dubbi si sono ulteriormente addensati e rafforzati.
Alla cittadinanza di San Paolo d'Argon, che già da tempo ha versato per decisione della Amministrazione comunale 500.000 euro per il restauro dell'ex Monastero senza averne nulla in cambio, ora vi è anche l'amara soddisfazione di vederlo teatro di contenziosi infiniti, dopo esserne stata del tutto estromessa. (alternainsieme.net, 03.04.17)

Rassegna stampa marzo 2017.

Le nostre precedenti info sul restauro dell'ex Monastero di San Paolo d'Argon: 1 - 2


(22.03.17) SAN PAOLO D'ARGON. RISOLTA - MA CON UN PASSO INDIETRO - LA VICENDA DEI MEDICI DI BASE

* Il problema potrebbe riproporsi a breve, perché a seguito dei tagli alla sanitù e alla ricerca ora cominciano a scarseggiare un po' ovunque i medici di base.

Da un paio di settimane, come è stato annunciato anche dall'Amministrazione Comunale, presso gli nuovi ambulatori comunali dell'ex municipio di Via Medaglie d'Oro, prestano servizio due medici aggiuntivi.
Come è noto, a partire dal dicembre scorso, in seguito al pensionamento di uno dei medici di base, il Dottor Angelo Lucchetti, circa 600 mutuati con il nuovo medico di base avevano perso la possibilità di avere l'ambulatorio in paese e avrebbero dovuto recarsi a Cenate Sotto.
Un disagio non piccolo, specialmente per le persone anziane o non automunite.
Per questo a dicembre numerosi mutuati, in mancanza di indicazioni da parte della Ats e anche dell'Amministrazione comunale, che pure in pompa magna aveva inaugurato ad ottobre i nuovi ambulatori nella sede dell'ex Municipio, diedero vita ad un comitato "di scopo" promuovendo una petizione e andando in delegazione dal Sindaco per chiedere che fosse mantenuto il servizio ambulatorale a San Paolo d'Argon dal momento che non era possibile optare per gli altri medici di base presenti.
La prima risposta si basava sulla possibilità di inserire un altro medico di base dal momento che proprio in quella settimane era stato bandito un concorso per 4 nuove assnuzioni nel nostro distretto sanitario, ma nessuno dei medici risultati vincitori ha scelto la sede di San Paolo d'Argon, costringendo le autorità sanitarie a ricercare successivamente un'altra soluzione, quella che è diventata effettiva da pochi giorni dopo quasi tre mesi.
Così lo stesso medico, il Dottor Marinoni, che ha sostituito da dicembre il dottor Lucchetti sarà disponibile presso gli ambulatori comunali per due ore alla settimana, il giovedì dalle 15.00 alle 17.00, con la precisazione che "la prescrizione delle terapie continuative avverrà senza variazioni presso l'ambulatorio di Cenate Sotto. e il servizio non sarà replicato a San Paolo d'Argon". Anche la dottoressa Francesca Marchesi, che opera a Trescore Balneario con circa 300 mutuati residenti nel nostro comune, presterà servizio anche a San Paolo d'Argon, secondo quanto annunciato da Sindaco, ma non potrà ricevere altri mutuati perché ha già raggiunto il numero massimo.
“Abbiamo ottenuto poco più del 10% di quanto avevamo chiesto– ha dichiarato uno dei cittadini che si sono attivati nelle scorse settimane. “E' sempre qualcosa, ma è un passo indietro, perché prima il medico era in paese per 4 giorni la settimana e non uno soltanto.”
Purtroppo tutta la nostra sanità negli ultimi anni sta registrando solo passi indietro.
In tema di medici di base, secondo gli esperti, il numero di mille assistiti per ciascun medico di medicina generale è il rapporto considerato “ottimale”. La media nazionale è però di un medico per ogni 1150 assistiti, però in Lombardia sale a 1.300.
Da noi praticamente tutti imedici hanno il massimo (“massimale”) di pazienti, che è di 1.500, ai quali si deve aggiungere un numero variabile di assistiti cittadini stranieri con permesso di soggiorno temporaneo conteggiati a parte (perché?!?), che innalzano ulteriormente il rapporto.
Siamo quindi molto oltre il numero di assistiti per medico considerato ottimale, mentre si profila ormai una carenza di medici su tutto il territorio nazionale a partire dalle regioni del Sud. Che altro dovremmo aspettarci dopo decenni di numero chiuso (per risparmiare sull'istruzione e la ricerca!) nelle facoltà italiane di medicina, per non parlare del numero crescente di giovani medici che accettano di lavorare – in condizioni più favorevoli - in altri paesi d'Europa per evitare gli anni e anni di precariato a cui spesso sono condannati in Italia?
Nello specifico della provincia di Bergamo si prevede in particolare che, a causa dei prossimi pensionamenti di medici di base attualmente in servizio, mancheranno ben 100 medici di famiglia nel 2019. Però i posti a disposizione per la scuola triennale di formazione, che è di competenza regionale restano 90 all’anno per tutta la regione, è evidente che non sono sufficienti a coprire il fabbisogno.
I costi per l’ampliamento del numero dei posti per le borse di studio nella scuola di formazione non sarebbero eccessivi. “Diciamo che alla base c’è una cecità di programmazione – secondo Emilio Pozzi, presidente dell’Ordine provinciale dei medici - e a farne le spese sarà la popolazione più anziana: il medico di base è il punto di riferimento cruciale soprattutto per chi invecchia e per chi ha malattie croniche”.
La sanità è un bene comune importantissimo e tutti riconoscono che la medicina di base è l'elemento fondamentale per garantire il diritto alla salute per tutte e tutti.
Viceversa da troppo tempo le politiche degli ultimi governi nazionali e regionali sono orientate esclusivamente a tagliare la sanità pubblica e a favorire quella privata, secondo logiche che ormai cozzano sempre più violentemente con i bisogni e i diritti basilari della popolazione.
Questo ci fa capire che è diventata da tempo urgente una forte mobilitazione per costringere la politica a invertire rotta.
(22.03.17, Alternainsieme.net)

Le nostre precedenti info sulla vicenda: QUI


(28.02.17) BERGAMO. ASSISTENZA A PERSONE E FAMIGLIE CON PROBLEMI DI INDEBITAMENTO: CONSULENZA NELLA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO

"Da quando la crisi ha bloccato la finanziarizzazione ed il consumo a debito usato dal sistema per valorizzare i suoi eccessi di produzione, il capitale finanziario ha trasformato i mutui e i prestiti (gli agevolati nella Ue, i subprime negli Usa) in una valanga di recupero crediti che travolge migliaia di famiglie"

UNIONE INQUILINI e l’ASSOCIAZIONE “TUTELA DEBITORI POPOLARE” si propongono di fornire un sostegno personalizzato e soluzioni mirate ai sempre più diffusi problemi di indebitamento di persone e famiglie.

A CHI SI RIVOLGE?
No al G7 di Taormina
E no al G7 agricolo di Bergamo

Il 26/27 maggio prossimo nella bellissima cittadina della Sicilia orientale si incontreranno i 7 capi di Stato in carica dei Paesi più ricchi. Un appuntamento fortemente voluto dal precedente governo Renzi e per il quale saranno mobilitati non meno di seimila agenti delle forze dell'ordine per garantire la sicurezza del meeting, in un territorio come quello siciliano già pesantemente militarizzato visto il ruolo che è stato riservato alla nostra più grande isola come avamposto della guerra contro i poveri e contro i migranti.
Dopo Genova 2001 non risulta per niente diminuita fra chi guida o ha guidato il nostro Paese la voglia di ospitare – costi quel che costi - eventi che costituiscono una teatrale ostentazione del potere (economico, politico, militare, mediatico) dei più ricchi contro tutti gli altri.
Una ostentazione di potere ingiustificata e fine a se stessa (nessuno è così sciocco da ritenere che tali meeting servano davvero a prendere decisioni di fronte a tutti) che pertanto indigna coloro che quel potere lo devono subire inermi sulla loro pelle e nei loro corpi, tanto nel Sud quanto nel Nord del pianeta.
Il “mega” G7 di Taormina, dove presenzieranno Donald Trump, Justin  Trudeau, Theresa May, François Hollande, Angela Merkel,  Shinzo Abe e Paolo Gentiloni nonché i vertici della Ue, sarà preceduto e seguito da altri dieci G7 tematici, in formato mignon, che si svolgeranno in altrettante città italiane.
Comincerà Firenze il 30-31 marzo sul tema della cultura con i rispettivi 7 ministri, poi Roma il 9-10 aprile con i 7 ministri dell'energia e via di seguito. Il penultimo appuntamento, il 14-15 ottobre, sarà dedicato all'agricoltura con i ministri dell'agricoltura e si terrà nella nostra città.
Bergamo è certamente una città bellissima, ma in passato più nota per la fame e le malattie derivanti dalla scarsa e inappropriata alimentazione (pensiamo al gozzo che caratterizza molte maschere bergamasche), per la scarsità e in generale scarsa qualità dei suoi prodotti agricoli e per una agricoltura e una cucina quindi particolarmente povere. Questo appuntamento pubblico si configura del tutto fuori luogo e come un vero schiaffo alla storia di questo territorio.
E’ quindi evidente che il G7 dedicato all'agricoltura si terrà a Bergamo solo in omaggio al fatto che la bergamasca ha dato i natali dell'attuale Ministro dell'Agricoltura in carica Maurizio Martina, e per via delle speciali relazioni che legano l’attuale sindaco il renziano Gori (a cui l’evento garantirà una visibilità internazionale) alle forze che dominano il governo. Il che spiega meglio di mille parole il significato reale di questa costosissima manifestazione: non sarebbe meglio impiegare questi soldi nel sostenere le aziende agricole falcidiate dalla crisi?
Ma già è cominciata a trapelare nello streaming locale l'interesse verso questo “evento” come occasione da non farsi sfuggire per dare lustro alla città, e magari anche agli affari, “in continuità con Expo 2015” (il che è tutto dire), e già si stanno mobilitando i corvi che si nutrono di tali eventi (gli addetti ai lavori della politica, dell'economia e dei media).
Che proprio nella nostra città in autunno i sette ministri che operano con il massimo di sintonia con le multinazionali agro-alimentari responsabili delle mostruose distorsioni del primario da cui scaturiscono fame, cattiva alimentazione, distruzione ambientale e sociale praticamente ovunque, in nome del cosiddetto ordo-liberismo e delle sue neo-varianti forse perfino peggiori di quelle note (vedi Trump), non può non inquietare quella parte della società e dell'associazionismo bergamasco che maggiormente ha a cuore i temi dell'ambiente, della qualità delle produzioni agricole, della bio-diversità, della sovranità alimentare e che più è impegnata per contrastare le storture del mercato, su cui grava anche la spada di Damocle dei Ceta e Ttip in itinere.
Come Rifondazione Comunista, sosteniamo e siamo già parte attiva del movimento “No G7 a Taormina”, che proprio in questi stessi giorni a partire della Sicilia ha già dato vita ad importanti momenti di confronto e di mobilitazione dove sono stati protagonisti i precari e gli studenti.
Quanto al G7 “agricolo” a Bergamo il nostro intento non è né quello di interloquire o accettare costoro (sarebbe del tutto inutile in questa fase storica) e neppure di subire passivamente che la nostra città abbia fra i suoi tanti lustri quello di aver ospitato, plaudente, i 7 ministri più direttamente responsabili delle mostruose aberrazioni in cui opera l'agro-industria a livello globale.
Ciò presuppone per noi impegni a cui non intendiamo sottrarci, nella certezza - dato il deteriorarsi progressivo delle condizioni economiche, sociali, ambientali anche nel nostro contesto - di non essere i soli a pensarla così.

 

ANALISI E VALUTAZIONE GRATUITA DELLA SITUAZIONE DEBITORIA GLOBALE
Valutiamo le singole situazioni debitorie in essere e la situazione patrimoniale (reddito, beni posseduti, ecc.) per individuare la migliore strategia di gestione possibile.
Assistenza, supporto o intervento diretto nei confronti di creditori e società di recupero crediti. A seconda della complessità o criticità anche di singole pratiche ci interfacciamo noi direttamente con banche, finanziarie o esattori, alleggerendo l’ansia e il disagio che tali contatti inevitabilmente generano.
L’obiettivo è quello di raggiungere transazioni risolutive per chiudere le singole pendenze con la minor somma (possibile risparmiare anche il 60 % del debito) o con piani di rientro graduali e di importi mensili sostenibili.
Consulenza creditizia. Qualora si presenti la necessità o convenienza (in un’ottica di ripianamento o di ristrutturazione dei debiti in essere) forniamo un orientamento ed un supporto nella scelta delle eventuali forme di finanziamento.
Educazione al credito. Nel corso della gestione delle varie pratiche suggeriamo gli interventi necessari a correggere eventuali errori o leggerezze commessi in passato nella gestione economico-patrimoniale, dando indicazioni utili a prevenire la ripetizione degli errori in futuro.
Rimborsi finanziari e assicurativi. Per alcune tipologie di finanziamenti (cessione del quinto dello stipendio) estinti e/o rinegoziati in anticipo rispetto alla loro durata contrattuale, effettuiamo un’analisi per verificare se spettino dei rimborsi e di quali importi e ci occupiamo dell’eventuale ricorso per ottenerli.

SPORTELLO TUTELA DEBITORI
Mercoledi da ore 17 a ore 19
c/o UNIONE INQUILINI
Via Borgo Palazzo 84/g - BERGAMO

Volantino

Associazione “Tutela Debitori Popolare” (TDPOP). Per info: (Vito Albanese) 392 9933280; E-mail: tuteladebitoripopolare@gmail.com

Unione Inquilini. Per info: (Davide Canto) 334.5086230


(05.03.17) SAN PAOLO D'ARGON. RIFONDAZIONE COMUNISTA: CONGRESSO DEL CIRCOLO DELLA VALCAVALLINA

* Domenica 5 marzo, dalle ore 9.00 presso la Sala Laboratori della Biblioteca Civica, Via Giovanni XXIII

Il Decimo Congresso del Circolo di Rifondazione Comunista della Valcavallina è convocato Domenica 5 marzo ore 9.00, presso la Sala Laboratori della Biblioteca Civica di San Paolo d'Argon, in Via Giovanni XXIII (il parcheggio è vicinissimo, subito dopo il supermercato)

Tutti i materiali congressuali sono reperibili in www.rifondazione.it e sono pubblicati nel sito provinciale del Prc di Bergamo (http://www.prcbergamo.it/x-congresso-prc-se-2017/).

Potete richiedere i materiali in formato cartaceo telefonando a Maurizio (tel. 3389759975)

Tutti/e gli/le iscritti/e, simpatizzanti e invitati possono intervenire al dibattito dando il loro contributo; secondo regolamento possono però esprimere il voto sui documenti solo le compagne e i compagni con tessera 2016 rinnovata nel 2017 (entro la data del congresso di circolo, prima dell’apertura dei lavori).

Programma di Domenica 5 Marzo

Ore ..9,00 : Apertura congresso
Ore ..9,15 : Relazione introduttiva e nomina commissione
Ore ..9,30 : Presentazione documenti
Ore 10,00 : Dibattito ed apertura delle votazioni
Ore 11,15 : Votazione documenti ed elezione delegati
Ore 11,45 : Conclusioni e buffet

A cura: Partito della Rifondazione Comunista - Circolo della Valcavallina. Borgo di Terzo, Via Rivolta 1. Per info: tel. 3389759975 - alternainsieme@yahoo.it


(03.02.17) SERIATE. ASSEMBLEA: "MUTUALISMO, SOSTENIBILITA', SOLIDARIETA' - CONNETTIAMO LE PRATICHE SOCIALI COME ALTERNATIVA AL NEOLIBERISMO

* Seriate, 3 marzo 2017- Libreria "spazio Terzo Mondo" - Via Italia 49 (programma in aggiornamento)

19:30 – Buffet con i prodotti (biologici e locali) del Gruppo di Acquisto Popolare (GAP). Proiezione del video: “Una red para organizar la solidaridad” sulla esperienza della Red de Solidaridad Popular

20.30Assemblea pubblica. Coordina: Roberta Maltempi (Associazione “Seriate x tutti”). Intervengono: Francesca Forno (CORES LAB – Osservatorio su consumi, reti e pratiche di economie sostenibili), Yara Larrosa (Red de Solidaridad Popular – Spagna), Andrea Viani (R@P - Rete per l’Autorganizzazione Popolare)

L’assemblea dal titolo “Mutualismo, sostenibilità, solidarietà” vuole essere una serata di confronto fra esperienze sociali di Bergamo e provincia, promossa da R@P (Rete per l’Autorganizzazione Popolare).
Un percorso che ci porterà ad analizzare gli effetti del disastro che le politiche europee di austerità hanno prodotto in questi anni anche in bergamasca; ma soprattutto ad incontrare e promuovere l’incontro delle soggettività ribelli e protagoniste dei conflitti per il diritto al lavoro e al reddito, per la giustizia ambientale, per l’accoglienza di donne e uomini migranti.
L’Europa neoliberista ha prodotto il calo dell’occupazione e del potere d’acquisto delle classi subalterne, lo sfruttamento e l’inquinamento ambientale dei territori e lo svuotamento di potere delle istituzioni democratiche di prossimità. Le politiche di austerità, dei governi italiani che si sono alternati, hanno aumentato il divario economico tra Nord e Sud Europa e quello sociale tra alto e basso, dentro le classi sociali in Italia; hanno acuito ulteriormente lo squilibrio economico, sociale e ambientale ai danni di aree già storicamente penalizzate dallo sviluppo capitalistico.
La questione della povertà è stata storicamente tradotta nelle retoriche della devianza e della marginalità o di una necessario sostegno caritatevole, o interpretata in chiave razzista. Per noi oggi la povertà è la condizione in cui il conflitto fra capitalismo e vite prende corpo con maggiore intensità e, dunque, dove si può incarnare una alternativa al neoliberismo per l’Italia e il Mediterraneo europeo.
Immaginare la povertà come questione politica, significa pensare ai ceti popolari come attori di una soggettivazione politica nei conflitti e nelle resistenze, nelle pratiche di solidarietà sociale; lavorare a connettere e a ricostruire un blocco sociale lì dove il capitalismo ha maggiormente lavorato a costruire disgregazione, promuovere una rivoluzione degli stili di vita, che può trasformare i processi decisionali promuovendo la capacità di creare nuovi legami di solidarietà dentro e fuori il mondo del lavoro.
Se il neoliberismo lavora a separare politico e sociale, noi dobbiamo lavorare a connetterli, ripensando le forme dell’agire collettivo: fare società per fare politica, costruire reti di mutualismo e connessioni fra i conflitti sociali e per una sostenibilità ambientale. Far emergere nuove forme dell’organizzazione e nuove pratiche politiche, come ci insegnano a fare le compagne e i compagne curdi con le esperienze di confederalismo democratico co-rappresentanza: nuovi processi di autodeterminazione per donne e uomini.
Venerdi 3 marzo parleremo di questa alternativa. Ragioneremo della questione della crescità delle disuguaglianze anche nella “ricca” bergamasca, a partire dalle soggettività che interpretano il conflitto per il lavoro, la casa, l’alimentazione e la salvaguardia ambientale. Proveremo a intrecciare e mettere in rete le esperienze di autogoverno e le pratiche di autodeterminazione: le reti mutualistiche. Incroceremo l’esperienza di confederalismo sociale che stanno costruendo i compagni spagnoli della Red de Solidaridad Popular che sono riusciti a unire le pratiche neo-mutualistiche e di resistenza in un movimento nazionale.
Hanno già dato la loro adesione Cittadinanza sostenibile, Spazio gioco autogestito “Ci vuole un fiore”-Seriate, Circolo ACLI Seriate, Unione Inquilini, Gruppo di Aquisto Aopolare di Bergamo, Piano Gas Seriate,...

Per adesioni e informazioni:

3405841595 (Roberta); alternainsieme@yahoo.it


(17.02.17) BERGAMO. CASE POPOLARI – ALER: AFFITTI SEMPRE PIU’ ALTI, MANUTENZIONI BLOCCATE. ASSEMBLEA DEGLI INQUILINI

* Venerdi 17 febbraio, ore 18, c/o Sede di Unione Inquilini a Bergamo,  Via Borgo Palazzo 84/g Interverrà: Bruno Cattoli - Segretario regionale Unione Inquilini - Per info: tel. 3397728683-Fabio

Il sindacato Unione Inquilini incontra gli inquilini per aprire una mobilitazione per ottenere da ALER: 1) Piano di manutenzione partecipato dagli inquilini, 2) Sistemazione case vuote e sfitte; 3) riduzione del prezzo del affitto-box (autorimessa)
La nuova gestione di ALER Bergamo è disastrosa. Gli affitti (appartamento e box) diventano ogni anno più pesanti per gli inquilini.
Le manutenzioni straordinarie e ordinarie sono ferme da anni. Ci sono tanti alloggi vuoti e non assegnati. Lo stato di conservazione dei caseggiati è sempre più scadente.
La Giunta Regionale ha approvato la nuova legge sulle case popolari che: 1) Apre ai privati la gestione degli alloggi pubblici; 2) Aumenta gli affitti per gli inquilini della case popolari; 3) Non si stabilisce un finanziamento per le case popolari.
Lottiamo per abbassare affitti-Box e migliorare le manutenzioni, contro la nuova legge regionale.

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(20.02.17) TREVIGLIO. DOPO IL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE, RESTIAMO IN CAMPO

Il COMITATO per il NO al referendum costituzionale e contro l’Italicum, di Treviglio e dintorni, non si è sciolto, ma continua la sua attività trasformandosi in “COMITATO PER LA DIFESA E L’ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE”.

Le prime iniziative che intendiamo proporre sono:una serie di conferenze sulla Costituzione e la presentazione del libro: VELIA SACCHI: -“ IO NON STO A GUARDARE - MEMORIE DI UNA PARTIGIANA FEMMINISTA” - a cura di ROSANGELA PESENTI.

Per discutere dell’impostazione di queste iniziative il Comitato si ritroverà lunedì 20 febbraio alle ore 21,00 alla sede dell’ARCI Fuorirotta frazione Battaglie-Treviglio

Tutti gli interessati sono invitati a partecipare.

"Comitato per la difesa e l'attuazione della Costituzione Treviglio e dintorni"

Nuovo account: difesa.attuazione. costituzione@gmail.com


(10.02.17) SAN PAOLO D'ARGON. UN MEDICO IN PIU', ANZI DUE, PRESSO GLI AMBULATORI COMUNALI. IN DIRITTURA D'ARRIVO LA RISPOSTA ALLE RICHIESTE DEI CITTADINI RIMASTI SENZA MEDICO IN PAESE

Il Sindaco Cortinovis ci ha comunicato mercoledì scorso che – a seguito dell'interessamento dell'Amministrazione Comunalf e della direzione della Ats di Bergamo - entro breve tempo presso gli ambulatori comunali di San Paolo d'Argon sarà a disposizione per due giorni la settimana il Dott. Marinoni che ha sostituito – da dicembre – il precedente medico di base ritirato per pensionamento.
Un altro medico che attualmente opera a Trescore Balneario con circa 300 mutuati residenti a San Paolo d'Argon sarà nell'ambulatorio di San Paolo d'Argon per un giorno alla settimana, ma non potrà ricevere altri mutuati perché ha già raggiunto il numero massimo.
C'è solo da aspettare – secondo le parole del Sindaco – che gli ambulatori vengano opportunamente attrezzati e in particolare dotati della specifica connessione internet, dopo di che i cittadini verranno informati tramite locandine esposte nelle bacheche comunali e, forse, anche tramite comunicazioni agli interessati da parte dell'Azienda Territoriale Sanitaria.
Anche se risulta in parte disatteso quanto ci era stato prospettato nelle scorse settimane, riteniamo tuttavia che la soluzione adottata accolga in misura significativa le richieste che numerosi cittadini avevano espresso tramite una petizione dopo di che si erano visti – all'atto della scelta del nuovo medico – privati della disponibilità dell'ambulatorio in paese e costretti a recarsi in altro comune. Un disagio che aveva suscitato apprensione soprattutto fra i nostri concittadini più anziani e per le persone non auto-munite.
Rimane un problema più generale, che riguarda non solo il nostro comune ma tutto il territorio della provincia e della regione e che è legato alla difficoltà di garantire il turn over rispetto ai medici di base che si ritirano dalla professione per raggiunti limiti di età. Un problema, secondo quanto denunciato dalle associazioni sindacali dei medici di base, che potrebbe aggravarsi se la Regione non porrà rimedio tempestivamente agli errori nella propria programmazione in materia. (cfr. la nostra precedente comunicazione: qui)
Per eventuali richieste di chiarimento, si può continuare a fare riferimento al signor Italo Ceccherini (tel. 3393414739) o anche alla mail di questo blog (alternainsieme@yahoo.it).

Su questo tema, cfr. anche le nostre precedenti info: qui


(11.02.17) COSTA VOLPINO. FOIBE. IL PUNTO DELLA RICERCA STORICA

* Costa Volpino (frazione Corti), Sabato 11 febbraio alle ore 17.00 presso l'Auditorium della biblioteca di Via S. Antonio 8

 

Il Coordinamento antifascista presenta una serata di approfondimento critico con lo storico PIERO PURINI, del gruppo RESISTENZA STORICA di Udine.

Agli studenti interessati verrà rilasciato una attestato di partecipazione valido per i crediti formativi.

Locandina: qui


(30.01.17) SAN PAOLO D'ARGON. 11 GLI ALLOGGI ALL'ASTA IN QUESTI GIORNI SOLO NEL NOSTRO COMUNE. LA BERGAMASCA HA IL RECORD DELLE CASE ALL'ASTA

Nel secondo semestre del 2016 sono stati 1.742 gli immobili residenziali all'asta giudiziaria, per lo più alloggi di valore limitato (1.381 sono quotati meno di 100.000 euro). La provincia di Bergamo è al primissimo posto in Italia, cpiù di Roma, il doppio di Milano (che pure ha una popolazione 4 volte superiore), il 5,23 % delle aste giudiziarie di tutta l'Italia, sapendo bene che come popolazione la nostra provincia pesa solo per l'1,8%.
“Fino al 2008 – spiega L'Eco di Bergamo del 28.01.17 (cfr. qui) – i mutui sono stati concessi molto facilmente, anche a stranieri che poi hanno lasciato il Paese”. Mutui facili che hanno drogato lo sviluppo abnorme dell'edilizia locale, ma dopo il 2008 è arrivata la caduta pressochè catastrofica. Ormai nella nostra zona le famiglie che ricevono le ingiuzioni di sfratto a causa del mutuo che non riescono più a pagare sono quasi altrettante di quelle che non riescono con il normale affitto.
Per anni una possibilità piuttosto conveniente per mettere su casa qui in bergamasca è stata quella di contrarre il mutuo. Adesso ci ritroviamo con tante famiglie che perdono mutuo e casa e di cui delle quali, in molti casi, sono i servizi sociali dei comuni a doversi occupare, senza che nemmeno abbiano la possibilità di fare domanda per l'edilizia sociale perché fino quasi all'ultimo risultano sempre proprietarie di un alloggio.
Così è avvenuto e avviene – è sempre L'Eco di Bergamo a spiegarlo – per “la mancanza di una grande rete di alloggi di edilizia residenziale popolare che limitano le aste, come avviene soprattutto nelle gradi città; e infatti la stragrande maggioranza delle aste si concentra su case con un prezzo tra 0 e 100 mila euro”.
A San Paolo d'Argon – come si evince dai siti dedicati alle aste giudiziarie – sono ben 11 gli alloggi che verrano posti all'asta nelle prossime settimane, tutti appartamenti di valore modesto, abitati fino a poco tempo fa o ancora abitati da famiglie. Sono abitazioni rientrate nella disponibilità delle banche dopo che le famiglie non sono più riuscite a pagare il mutuo e perso tutto quanto avevano versato in precedenza.
Nel nostro comune gli alloggi comunali assegnati tramite bando sono solo 32 su 2003 abitazioni (censimento 2011), l'1,6% a fronte di una media nazionale – peraltro una delle più basse fra i Paesi dell'Europa Europa – che raggiunge a malapena il 5%. C'è da dire che malgrado queste palesi carenze, la nostra amministrazione comunale quanto quelle dei paesi vicini, di qualsiasi coloro politico, considerano semplicemente una bestemmia quelle di investire nell'edilizia pubblica.
Di fronte alla crisi abitativa da parte nostra ci chiediamo se dobbiamo lasciare fare tutto alle banche che buttano le famiglie in strada o se non è invece il caso che lo Stato e gli enti locali intervengano per garantire il diritto all'abitare, incrementando il patrimonio edilizio pubblico e anche intervenendo sulle banche: intervenire sulle banche per dare una mano alle famiglie e non invece – come ha fatto il governo Renzi – solo per facilitare gli espropri delle banche e le ingiunzioni di sfratto alle famiglie.

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(23.01.17) TREVIGLIO. C'E' LA NORMA PER SALVARE LE FAMIGLIE DALLO SFRATTO, MA POI, SE NON C'E' LA MOBILITAZIONE SOLIDALE, LE PERSONE LE SFRATTANO COMUNQUE. PER ESEMPIO...

Questa mattina, lunedi 23 gennaio, a Treviglio, in via Milano, la famiglia di Mohamed, pur abitando in uno dei Comuni dove la legislazione fa obbligo agli enti locali di applicare i provvedimenti volti a sostenere le famiglie sfrattate per “morosità incolpevole”, si è vista arrivare polizia ed ufficiale giudiziario intenzionati ad eseguire lo sfratto.
Si è potuto evitare il peggio solo grazie alla presenza degli attivisti e delle attiviste anti-sfratto del nostro sindacato. Ci sono stati momenti di tensione; le nostre compagne e i nostri compagni sono stati minacciati di denuncia dall’ufficiale giudiziario e la polizia ha chiesto loro i documenti. Solo con fatica alla fine è stato possibile ottenere il rinvio dell’esecuzione (al 6 febbraio). Non è la prima volta che le cose vanno in questo modo, a Treviglio come negli altri comuni che pure ricadono fra quelli nei quali è prevista l’applicazione dei provvedimenti di graduazione degli sfratti e il sostegno alle famiglie sfrattate.
A Treviglio l’applicazione delle procedure previste è rallentata dalla Amministrazione comunale che non ha neppure predisposto i moduli per le domande. Mentre in diverse province d’Italia i Comuni, le Prefettura, gli Ufficiali giudiziari sono coordinati e quindi si evitano tensioni ed esecuzioni di sfratto ingiustificate, in bergamasca le cose evidentemente non funzionano ancora come dovrebbero.
Per questo motivo Unione Inquilini chiede alla Prefettura che la legge venga a sostegno delle famiglie sfrattate venga applicata correttamente e tempestivamente. (23.01.17. Per Unione Inquilini Bergamo-Trevigio: Fabio Cochis, tel. 3397728683)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(21.01.17) SAN PAOLO D'ARGON. MUTUATI RIMASTI SENZA MEDICO IN PAESE: IL SINDACO CONFERMA CHE E' PREVISTO PER LA FINE DEL MESE L'INCARICO AD UN ALTRO MEDICO DI BASE

Sembrerebbe vicina la soluzione del problema dei 600 mutuati rimasti senza medico di base con ambulatorio a San Paolo d'Argon. Da L'Eco di Bergamo di oggi (cfr. qui) il sindaco Stefano Cortinovis conferma quanto aveva dichiarato nelle scorse settimane: “Abbiamo sentito Ats a cui compete il servizio e a breve è previsto l'affidamento dell'incarico a un altro medico di base il cui arrivo, stando a quanto ci hanno detto da Ats, è previsto entro gennaio”. Speriamo bene.
Un analogo problema agita a cittadinanza di Cenate Sotto nonché diversi altri paesi dell provincia.
Il fatto è che a fronte del pensionamento dei medici di base cominciano a mancare i sostituti e questa criticità è destinata ad aggraversi nei prossimi anni in tutto il territorio della provincia. Nel 2019 mancheranno 100 medici di famiglia.
“Le nuove forze disposte ad entrare nella graduatoria ci sono, ma se i posti a disposizione per la scuola triennale di formazione, che è di competenza regionale, - afferma Vito Brancato, direttore Dipartimento cure primarie dell'Ats di Bergamo - restano 90 all'anno, è evidente che non sono sufficienti a coprire il fabbisogno”(cfr. Ecodibergamo.it 21.01.17).
I costi per l'ampliamento del numero dei posti per le borse di studio nella scuola di formazione non sarebbero eccessivi. “Diciamo che alla base c'è una cecità di programmazione; – secondo Emilio Pozzi, presidente dell'Ordine provinciale dei medici - e a farne le spese sarà la popolazione più anziana: il medico di base è il punto di riferimento cruciale soprattutto per chi invecchia e per chi ha malattie croniche. Bisogna che la politica nazionale e quella regionale si sveglino e si concentrino su questa problematica”.
Per quanto riguarda lo specifico dei nostri problemi qui a San Paolo d'Argon, continuiamo a tenerci in contatto facendo riferimento al signor Italo Ceccherini (tel. 3393414739), almeno fino a quando gli impegni annunciati dall'Ats non saranno rispettati.

Rassegna stampa. Araberara 13.01.17: qui. Le nostre precedenti info: qui


(26.01.17) TREVIGLIO. RIPARTIRE DOPO AL VITTORIA DEL NO PER UNA LEGGE ELETTORALE PIENAMENTE COSTITUZIONALE

* Incontro pubblico: Treviglio, giovedi 26 gennaio, ore 21, ARCI “Fuorirotta”, Località Battaglie n°8

 

Un gruppo di attivisti del Comitato per il No che hanno fatto campagna nel referendum costituzionale, riuniti congiuntamente il 12 gennaio a Treviglio, hanno espresso una forte soddisfazione per la partecipazione straordinaria, anche nel nostro territorio, che ha consentito una vittoria del No, contro il tentativo del governo Renzi di stravolgere la Costituzione.
Lo straordinario risultato nel referendum del 4 dicembre non solo ha bocciato la deformazione della Costituzione proposta dalla Renzi-Boschi ma ha reso inservibile la legge elettorale ipermaggioritaria per la Camera (Italicum).
Ora occorre continuare non solo con la vigilanza sul rispetto dell'esito del voto, ma anche un impegno a sostegno delle iniziative referendarie promosse sul lavoro.
Il 21 dicembre a Roma si svolgerà una assemblea nazionale dei Comitati locali per il No che discuterà di come mantenere attivo e vitale il movimento che si è creato durante la campagna referendaria. Cittadini protagonisti di questo movimento, senza alcuna tentazione di trasformarsi in partito, hanno l’obiettivo di fare crescere la partecipazione, di contrastare il tentativo di ridurre gli spazi di democrazia di cui lo stravolgimento della Costituzione era un tentativo per fortuna respinto dalla vittoria del No.
E' tuttora in atto un tentativo mediatico strumentale, presente durante tutta la campagna elettorale, di ignorare i Comitati di cittadini, di schiacciare il No sui partiti. E' una lettura del referendum e della vittoria del No sbagliata e spesso strumentale che vuole nascondere il ruolo dei cittadini protagonisti del risultato, che ignora il grande ruolo non solo dei Comitati ma anche dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), dei sindacati confederali e di base.
Per questo faremo sentire la nostra opinione sul futuro della legge elettorale, che deve essere una svolta rispetto non solo al Porcellum ma anche all'Italicum. La nuova legge elettorale deve rispettare i principi della Costituzione: scelta degli eletti da parte degli elettori, rappresentanza proporzionale.
L'attività dei Comitati che si sono mobilitati per il referendum nei territori di tutta Italia proseguirà. Quindi non ci sarà nessun rompete le righe ma il proseguimento vigile e combattivo dell'iniziativa nei prossimi mesi, per questo è stata convocata una assemblea nazionale a Roma il 21 gennaio 2017. A Treviglio ci incontreremo giovedì 26 gennaio dalle ore 21, presso l’ARCI “Fuorirotta”, Località Battaglie n°8.

Promuovono: Giuseppe Severgnini, Giuseppe Goisis, Giuseppe Nicotra, Vallì Morlotti, Sebastiano Baroni, Giovanna Magni


(21.01.17) ROMA. INCONTRO NAZIONALE DEI COMITATI PER IL NO

* Roma, sabato 21 gennaio 2017, presso Associazione Spintime Labs, via S. Croce in Gerusalemme n 55

Programma dei lavori

h. 10,00 Registrazione dei partecipanti
h. 10,30/11,00 Introduzione (Domenico Gallo)
h.11,00/15,00: Dibattito
h. 15,00/16,30: Discussione documenti d’indirizzo
h.16,30/17,00: Conclusioni (Alfiero Grandi)

L'appello: Il comitato del NO può diventare un movimento autonomo e di massa: restiamo in campo. Il 21 gennaio assemblea nazionale! (articolo di Alfiero Grandi* apparso venerdì 6 gennaio 2017 su Il Fatto Quotidiano)

Abbiamo straperso, giudizio condivisibile di Renzi sulla vittoria del No. La condivisione sul referendum del 4 dicembre finisce qui.Il 70 % di votanti è una partecipazione d’altri tempi e ha smentito la previsione che la crescita dei votanti avrebbe favorito il Si. Inoltre ha reso evidente che i cittadini votano quando pensano di contare nelle decisioni.
Il No ha superato i 19 milioni di voti. Risultato che si può raggiungere solo sommando ragioni diverse. Vediamole:
- Insoddisfazione profonda di tanti che hanno trovato il racconto ottimistico di Renzi stridente con la dura realtà.
- Fastidio per le presenze oltre il limite di Renzi nelle Tv, nelle radio, nei giornali, con un uso megalomenico e personale della comunicazione.
- Costi esagerati della campagna elettorale, in contrasto con il proclamato taglio dei costi della politica.
- Critica di fondo al governo non solo dall’opposizione politica ma anche da settori della maggioranza.
- Contrarietà di massa alle deformazioni della Costituzione contenute nella Renzi-Boschi e all’Italicum, che ne è il completamento. Queste ultime motivazioni sono state sistematicamente ignorate dall’informazione durante la campagna elettorale, salvo lodevoli eccezioni. Prima si è tentato di ridicolizzare i gufi e i professoroni, poi di ignorarli, con il risultato di provocare la moltiplicazione di energie e iniziative. Decine di migliaia di iniziative a cui hanno partecipato costituzionalisti, magistrati, avvocati e tantissimi altri senza qualifica giuridica, scavando in profondità nella società e stabilendo un rapporto con le centinaia di migliaia di persone che a loro volta sono diventate protagoniste della campagna elettorale. Frustrarne la volontà sarebbe un delitto contro la partecipazione democratica.
La rimozione operata durante la campagna elettorale è ora in piena ripresa sui risultati del referendum. E’ una scelta politica grave, che offende la volontà dei cittadini.
Cittadini che chiedono di restare in campo, dopo il voto, come soggetto civico, autonomo, senza farsi partito. Una scelta non facile perché Renzi ha tentato di azzerare il ruolo delle rappresentanze sociali. Certo, questo tentativo è fallito, anzi al contrario ha rivitalizzato il desiderio di partecipazione civica, ma costruire una presenza organizzata di cittadini è comunque un obiettivo non facile.
La Costituzione è tornata centrale nella vita democratica del nostro paese.
La Costituzione oggi è viva e non si potrà con leggerezza proporne modifiche che neghino la centralità del parlamento, come tentato da Berlusconi e poi da Renzi. Non solo gli elettori in futuro dovranno decidere su proposte chiare, non stravolgenti la Costituzione, ma dal voto esce anche un’indicazione di merito contro l’accentramento del potere e forme di presidenzialismo più o meno esplicite, contro la possibilità che una minoranza imponga la sua volontà alla maggioranza degli elettori, rendendo diseguale il voto dei cittadini e che l’elezione dei parlamentari ridiventi una nomina dall’alto.
Tante associazioni, a partire dall’Anpi, hanno svolto un ruolo importante.
Ignorare questa mobilitazione oggi è funzionale all’obiettivo di giustificare la sconfitta con l’incapacità di farsi capire ma è in realtà il rifiuto del risultato del referendum.
Il successo del No non è la vittoria dell’antipolitica, ma la sconfitta della prepotenza e della presunzione.
Il movimento referendario, 750 comitati locali che avevano a riferimento il Comitato per il No e il Comitato gemello contro l’Italicum, oggi deve rispondere a chi vuole restare in campo in piena autonomia. La richiesta di proseguire dopo il 4 dicembre è corale. Per questo è stata convocata un’assemblea nazionale il 21 gennaio.
Dopo il referendum del 2006 la Costituzione è stata di nuovo dimenticata, né è stato superato il porcellum. Questi errori non debbono ripetersi.
Capitalizzare la rinnovata attenzione alla Costituzione non significa escludere suoi miglioramenti, come sul nuovo articolo 81 che obbliga al pareggio di bilancio e che non era tra le modifiche di Renzi.
Così è necessario rilanciare l’attuazione dei diritti sanciti nella prima parte, come ha ricordato anche una sentenza della Corte che ha stabilito che i diritti delle figure più deboli sono principi incomprimibili. E’ in coerenza con i principi della Costituzione che si motiva l’appoggio ai referendum promossi dalla Cgil a tutela dei diritti di chi lavora. Per questo va garantito che i referendum si tengano nella prossima primavera.
Occorre arrivare all’approvazione di una legge elettorale che seppellisca il Porcellum e il suo erede Italicum, consentendo di eleggere un parlamento rappresentativo.
L’imminente sentenza della Corte sulle istanze di incostituzionalità dell’Italicum presentate dal centinaio di avvocati che fanno riferimento ai nostri Comitati referendari è un appuntamento rilevante, ma non assolve il parlamento dalla responsabilità di approvare una nuova legge. Questo parlamento, frutto di una legge incostituzionale, ha tentato di stravolgere la Costituzione e approvato l’Italicum, oggi sarebbe un opportunismo inaccettabile la sua rinuncia ad approvare una nuova legge elettorale rispettosa del referendum, coerente per entrambe le Camere.
Per questo non rinunciamo alla nostra iniziativa. E’ evidente la speranza della maggioranza che la sentenza della Corte sia la meno innovativa possibile, per tentare di salvare l’impianto dell’Italicum. La proposta di Renzi sul Mattarellum è più una tattica per farlo bocciare che una vera proposta, altrimenti avrebbe tenuto conto del risultato referendario. Ricordo a tutti che l’iniziativa abrogativa dell’Italicum può risorgere in qualunque momento.
Avanzeremo una proposta sulla legge elettorale, che può diventare la base per un’iniziativa di massa sulla base di tre punti: rispetto dei principi costituzionali, proporzionalità sostanziale, elezione di tutti i parlamentari, escludendo ogni forma di nomina dall’alto.
In passato (2006, 2011) i risultati dei referendum sono stati ignorati. Eppure la crisi di Berlusconi è iniziata dopo la sua sconfitta nei referendum su acqua pubblica e nucleare, malgrado i 100 deputati di maggioranza. Purtroppo anche il centro sinistra non seppe raccoglierne il messaggio dei referendum e nel 2013 ha ottenuto una non vittoria, i cui effetti nefasti durano ancora oggi. Grillo si presentò all’incasso di questo patrimonio politico trascurato ed è cresciuto come sappiamo.
Oggi questi errori non debbono ripetersi e la via più sicura è che chi ha vinto il referendum resti in campo come soggetto sociale autonomo, costruendo un movimento di massa, fondato su una partecipazione volontaria e consapevole.

*vicepresidente nazionale del Comitato per il NO nel referendum Costituzionale


(13.01.17) BERGAMO. INUTILI TENSIONI IN OCCASIONE DI UNO SFRATTO CHE NON SI POTEVA E NON SI DOVEVA ESEGUIRE

Come l'Unione Inquilini ha ricordato in più occasioni, da un paio d'anni la legislazione fa obbligo agli enti locali e alle altre istituzioni di applicare i provvedimenti volti a sostenere le famiglie sfrattate per “morosità incolpevole”, cioè impossibilitate a pagare l'affitto perché colpite dalla crisi economica.
Si tratta di misure di accompagnamento per graduare gli sfratti, posticiparli, reperire un alloggio alternativo, secondo quanto previsto dalla legge 124/2013, finanziata dal D. m. 30 marzo 2016, regolamentata in Lombardia dal Dgr n° X/5644/2016.
Sono misure ancora molto parziali e insufficienti, che peraltro non riguardano l'insieme del territorio nazionale, ma solo i comuni ritenuti di “alta tensione abitativa”.
L'applicazione delle procedure previste è spesso rallentata o bloccata dalle burocrazie di comuni e prefetture, ma va da sé che nei casi di morosità incolpevole l'esecuzione degli sfratti non può avvenire in assenza di soluzioni abitative alternative individuate con il contributo dei comuni, anche in accordo con i proprietari degli immobili.
Spesso però le cose “non funzionano” e, anche quando sono avviate le procedure di sostegno alle famiglie (ci sono apposite graduatorie), ufficiali giudiziari e forze dell'ordine intervengono per eseguire brutalmente gli sfratti.
Così questa mattina a Bergamo, in via Ponchielli 4, la famiglia di Wafa, pur avendo presentato tutte le domande in Comune, inserita nella specifica graduatoria e seguita dai servizi sociali, si è vista arrivare polizia ed ufficiale giudiziario intenzionati ad eseguire lo sfratto.
Si è potuto evitare il peggio solo grazie alla presenza degli attivisti e delle attiviste anti-sfratto del nostro sindacato, gli stessi che da diverso tempo assistono la famiglia nelle pratiche con il Comune.
Ci sono stati momenti di tensione; la polizia ha chiesto i documenti delle nostre compagne e dei nostri compagni, che sono stati per di più minacciati di denuncia. Minacciati di denuncia perché hanno chiesto il rispetto delle leggi dello Stato!
Solo dopo tensioni, discussioni e trattative, è stato possibile ottenere il posticipo dell'esecuzione dello sfratto (al 28 febbraio).
Non è la prima volta che le cose vanno in questo modo, sia a Bergamo sia negli altri comuni che pure ricadono fra quelli nei quali è prevista l'applicazione dei provvedimenti di graduazione degli sfratti e sostegno alle famiglie sfrattate.
Lo scorsa settimane è stato il caso di Gorle: anche una famiglia rischiava di finire i strada a causa dei ritardi del Comune.
Mentre in diverse province del Paese Comuni, Prefettura, Ufficiali giudiziari sono sufficientemente coordinati e quindi si evitano tensioni ed esecuzioni di sfratto ingiustificate, a Bergamo le cose evidentemente non funzionano ancora come dovrebbero. Forse è il caso che le istituzioni si diano una smossa! (13.01.17 - Unione Inquilini Bergamo)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(09.01.17) GORLE. TENSIONE AL PRESIDIO ANTI-SFRATTO IN SOLIDARIETA’ A DONNA INCINTA. LA POLIZIA MINACCIA SGOMBERI E DENUNCE. MA INTANTO CRESCONO LE PERSONE IN POVERTA’ ASSOLUTA, SFRATTATE E SENZA FISSA DIMORA

Gli attivisti che si sono mobilitati, lunedì 9 gennaio, per impedire che Khadija e la sua famiglia fossero gettati in strada a seguito dello sfratto per morosità a cui sono sottoposti, si aspettavano un presidio piuttosto complicato.
Infatti la famiglia di Khadija che, sotto sfratto da diversi mesi, si è nel frattempo ulteriormente impoverita a causa della prolungata disoccupazione del marito e a causa della forte riduzione del salario di Khadija, in maternità con complicazioni di salute. Il Comune di Gorle non si è però preoccupato di aiutare a trovare una soluzione alternativa e sostenibile.
A causa di questa situazione gli attivisti anti-sfratto si sono mobilitati in questi mesi, ottenendo diversi rinvii dello sgombero dell’alloggio.
Anche lunedì mattina la rete di solidarietà si è mobilitata con un presidio che ha visto la partecipazione, oltre agli attivisti sindacali e di diverse famiglie di sfrattati accorse a portare un sostegno concreto.
Purtroppo contro il presidio anti-sfratto, sono intervenuti ben 2 (due) ufficiali giudiziari e un ingente schieramento di polizia, i cui agenti hanno più volte minacciato di denunciare i partecipanti e procedere allo sgombero violento.
La determinazione non-violenta dei partecipanti al presidio ha ottenuto infine un altro rinvio.
Ufficiale giudiziario e carabinieri, come succede sempre più spesso, non hanno comunicato a Khadija la data del prossimo accesso all’alloggio, preannuciando per di più sgombero improvviso e violento.
Se lo sfratto fosse stato eseguito, lunedì la famiglia sarebbe finita a vivere strada, perché l’Amministrazione comunale non aveva previsto alcuna collocazione in alloggio o comunità, vista anche l'ondata di freddo eccezionale di questi giorni.
Come segnalano da diverso tempo le organizzazioni che accolgono i senza fissa dimora, in bergamasca le strutture attive sono tutte al completo o quasi. Stessa situazione per quanto riguarda le comunità di accoglienza, le strutture destinate all'assistenza e cura di minori fuori famiglia, disabili, anziani, adulti in difficoltà.
Soltanto il mutuo-soccorso e la resistenza allo sgombero sono riuscite a evitare che la condizione della famiglia di Khadija peggiorasse ulteriormente.
Ancora una volta la solidarietà, il mutuo-soccorso e l’auto-organizzazione hanno sostituito un sistema di sostegno alla povertà che è sempre più inadeguato nonostante la precarietà abitativa sia in continuo aumento.
Unione Inquilini propone una campagna: “La crisi economica e le politiche di austerità hanno aumentato povertà, solitudine ma anche il razzismo. Noi dobbiamo rispondere facendo società”, solidarietà attiva e auto-difesa tra tutti i ceti popolari (italiani e immigrati), per costruire reti e connessioni fra i conflitti sociali e le pratiche di mutuo-soccorso.”

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(13.01.17) BERGAMO-ROMANO LOMBARDIA. DUE PRESIDI ANTSFRATTO PER SALVARE FAMIGLIE POVERE

* Venerdì 13 gennaio, mobilitazione antisfratto a Bergamo, dalle ore 9.00 in Via Ponchielli n. 4 (info tel. 33977286838 - Fabio)

* Venerdì 13 gennaio, mobilitazione antisfratto a Romano di Lombardia, dalle ore 9.00 in Via Mameli n. 25 (info tel. 3345096230 - Davide)

In questi giorni di freddo intenso, malgrado gli allarmi per le persone che vivono in condizione abitativa precaria o senza casa, si moltiplicano le esecuzioni di sfratti che rischiano di creare altri homeless.
Così venerdì 13 gennaio le famiglie di Wafa a Bergamo e di Kameli a Romano di Lombardia potrebbero di finire in strada.
Speravano di evitare entrambi gli sfratti, perché da oltre due anni vi è una legge - ora estesa a molti Comuni, anche piccoli - cha fa obbligo agli enti locali di sostenere i casi di “morosità incolpevole” (che portano allo sfratto) con misure di accompagnamento ad un nuovo alloggio in affitto e di “graduazione” dello sfratto.
In altre parole, i Comuni sono tenuti ad aiutare chi non può più pagare l’affitto perché impoverito dalla crisi economica. In attesa di questo aiuto, lo sfratto non deve essere eseguito.
“L’applicazione di questa legge – secondo Unione Inquilini - è rallentata e a volte impedita dalla burocrazia dei Comuni o degli ufficiali giudiziari. Per questo venerdì 13 gennaio saremo alle case delle due famiglie per le quali è prevista l'esecuzione dello sfratto per difenderne il diritto all'abitare. Chiediamo ai Comuni e al Prefetto di Bergamo di operare per l’immediata sospensione degli sfratti sino alla corretta applicazione della legge sulla morosità incolpevole”.

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