San
Paolo d’Argon/Carobbio - Che servisse l’uomo
dei sogni, che la Toora stesse aspettando uno o più cavalieri
bianchi, questo lo si sapeva da tempo. Se non altro, però,
l’incontro di ieri davanti al prefetto ha portato
all’impegno del gruppo per saldare le paghe degli
ultimi 50-60 impiegati rimasti a metà del guado e che, pertanto,
finiranno con il percepire il 40% che manca al 23 del mese.
Meglio di niente. Ma se qualcuno si aspettava davvero di
conoscere i destini societari, le attese sono andate in
bianco: se ne parlerà tra una ventina di giorni, gli accordi
sono in pratica firmati, esiste una bozza di precontratto,
mancano soltanto gli ultimi particolari, eccetera. Una risposta
più o meno ciclica dalla fine di settembre, quando il gruppo
fondato da Taglietti e Cavalli ha deciso la messa in liquidazione
e annunciato il subentro imminente di una cordata, pronta
a rilevare i due stabilimenti bergamaschi con la formula
dell'affitto del ramo d'azienda. Ciclica anche la difficoltà
del 10 di ogni mese, ma da dicembre - questo ha sostenuto
ieri il procuratore della società - il carico degli stipendi
e delle tredicesime graverà appunto sulla nuova cordata.
Un tema, quest’ultimo, che chiarisce da solo i perché
di queste lungaggini nella trattativa e lo sciopero scattato
dopo l’ennesimo rinvio delle buste paga.

BEATI GLI ULTIMI - Tornando all’incontro
di ieri mattina davanti al prefetto Camillo Andreana, si
è protratto per circa tre ore ed era stato sollecitato dai
sindacati, presenti ieri con i tre segretari provinciali
dei metalmeccanici: Mirco Rota per la Fiom,
Ferdinando Uliano per la Fim e Claudio Betelli per la Uilm.
Per l’azienda ha parlato il procuratore Adriano Ceruti
che, prima della liquidazione, aveva il ruolo di responsabile
del personale; al tavolo anche otto membri della Rsu aziendale.
Il prefetto ha incontrato prima Ceruti separatamente, poi
la delegazione sindacale e infine le due parti insieme dalle
11 alle 13 circa. Il risultato più tangibile ottenuto dall’azienda
metalmeccanica, che produce componenti in alluminio per
il settore automobilistico ed è quotata dal 2005 sulla Borsa
di Varsavia, riguarda il saldo dell’ultima mensilità
arretrata per i colletti bianchi e il personale indiretto:
era concordato un pagamento a rate, con un acconto del 30%
circa al 10 del mese e il resto tra il 15 e il 16 novembre,
secondo modalità e scadenze differenti per impiegati e operai.
Detto che, per il prossimo stipendio, si confida nel cavaliere
bianco, la seconda buona notizia riguarda la conferma della
forza lavoro pari a 311 unità; il taglio di 50 addetti concordato
l’estate scorsa rimane congelato, per quanto il discorso
si possa riaprire di qui al 31 dicembre, data in cui scade
l’accordo sindacale.
SARÀ LA VOLTA BUONA? - Lunedì 10 dicembre,
ha assicurato Adriano Ceruti, si terrà
un nuovo incontro durante il quale l’azienda svelerà
ai sindacati il nome dei salvatori. Si tratterebbe non di
un fondo ma di una società per azioni, il cui ingresso non
dovrebbe mutare l’assetto proprietario del gruppo
in liquidazione, oggi controllato da Eros Giorgio Cavalli
e Francesco Taglietti con quote paritetiche del 50%: la
formula sarà l’affitto di ramo d’azienda per
24 mesi, al termine dei quali si prevede l’acquisto.
E’ vero che del nuovo socio si parla da due mesi ma,
se non altro, adesso c’è una data per conoscerne il
nome. A livello sindacale, le novità sono accolte con la
massima cautela: «Di fronte al prefetto, l'azienda si
è assunta un impegno importante che dovremo verificare nell'incontro
del 10 dicembre - ha dichiarato Mirco Rota della Fiom -
dopo l'impegno assunto dalla Toora anche nei confronti delle
istituzioni è arrivato, ora, il momento che l'azienda dimostri
di avere davvero un acquirente e un piano industriale serio
per dare continuità agli stabilimenti bergamaschi».
Perplesso Ferdinando Uliano, numero uno delle tute blu Cisl:
«Ci auguriamo che l'intervento del prefetto induca la
società a un comportamento più responsabile, anche nelle
dichiarazioni sui nuovi soci - afferma Uliano
- ormai sono passati due mesi e mezzo, senza che questi
annunci si siano mai concretizzati. Esiste poi il problema
della controllata polacca - aggiunge il segretario Fim,
riferendosi alla Toora Poland - che a sua volta naviga in
cattive acque: il management parla di una scissione nel
destino dei due gruppi, anche se di fatto è stata una grossa
cessione azionaria in Polonia a consentire l'ultimo anno
di sopravvivenza agli stabilimenti bergamaschi»