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14 novembre 2006

 

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Cronologia

“Restauro dell' ex-monastero di San Paolo d’Argon”

 

 

 

Vuoi vedere che hanno già deciso tutto?

Aspettiamo di sapere che cosa (con qualche preoccupazione...)

[14 novembre 2007]

Sono trascorsi già due anni dalla delibera della Giunta regionale  che ha avviato l’Accordo di Programma per la “Ristrutturazione e recupero conservativo del Cenobio di San Paolo d’Argon e completamento del restauro della Chiesa di Santa Maria in Argon”, indicando per il Monastero le seguenti possibili destinazioni: “centro multifunzionale di spiritualità (centro studi con annesso centro di documentazione, biblioteca, sale polifunzionali e spazi espositivi); struttura turistico ricettiva con target di ostello; centro studi e ricerche sulla musica sacra; centro convegni; musei degli strumenti musicali e liturgici e degli strumenti etnici; strutture didattiche e di appoggio (biblioteche, sale studio) per percorsi specializzati post laurea e master; scuola di restauro”.

Insomma, “chi più ne ha più ne metta”, compreso il tutto e il suo contrario, nonché notevoli dosi di fumo (come di fatto confessa onestamente il testo della deliberazione regionale). Dal canto suo l’Amministrazione Comunale di San Paolo d’Argon – secondo le parole dell’allora sindaco Angelo Pecis – si premurava di aggiungere altra carne al fuoco, come “la programmazione e la ridefinizione dell’intero comparto edilizio ed urbanistico che comprende anche la parti rustiche poste a sud (per la gran parte di proprietà privata) e la proprietà della Parrocchia (oratorio, centro sportivo e scuola dell’infanzia)”.

L’investimento previsto di 15.000.000 di euro, anche se poi scesi a 12.215.000, è veramente ragguardevole: in pratica poco meno della metà dei fondi necessari per la Variante alla Statale n. 42 da Albano a Trescore. E a metterceli i soldi sono Regione Lombardia (€ 2,5 milioni di euro), Provincia di Bergamo (€ 2,5 milioni), Comune di San Paolo D'Argon (500.000 euro), Curia di Bergamo (4,715 milioni), Fondazione Cariplo (2,0 milioni).

Entro 120 giorni, secondo la delibera regionale, si sarebbe dovuto “perfezionare” l’Accordo di Programma, mentre l’Amministrazione Comunale, nel dicembre 2004, scriveva che “non appena sarà disponibile una concreta proposta d’intervento verrà aperto un pubblico dibattito su questo tema di grande valenza per la nostra comunità”.

Tale pubblico dibattito non è mai stato convocato, ma nel frattempo tutti i soggetti coinvolti (Regione, Provincia, Comune, Curia, Parrocchia di San Paolo d’Argon e Università di Bergamo) hanno tenuto ben 6 incontri tecnici in Regione (l’ultimo il 13 settembre 2006) ed è stato annunciato (nel sito della Regione) che “la segreteria tecnica sta predisponendo il testo dell’Accordo”.

In altre parole tutto potrebbe essere già stato deciso, senza che alcunché di significativo sia mai trapelato (con buona pace di chi crede nel valore della partecipazione), ed è facile prevedere che il dibattito pubblico promesso si risolverà in una cerimonia in pompa magna solo per spiegare alla cittadinanza che tutto va bene, anzi benissimo. Sapremo cioè ancora una volta solo post festum quali sono le decisioni definitive e cosa abbia detto o fatto l’Amministrazione comunale che al tavolo regionale ha rappresentato tutti i cittadini di San Paolo d’Argon.

Tutti ricordano che la questione del Monastero è stata uno dei temi della bega elettorale fra la lista di Rinnovamento Democratico e quella di Vivi San Paolo, ma entrambe – pur mostrando di essere state ben informate dai propri referenti politici presenti nelle maggioranze di centro-destra di Regione e Provincia (cioè i medesimi referenti per entrambe le liste) - si sono ben guardate dall’informare a loro volta i comuni mortali sui nodi ancora da sciogliere e sui rispettivi intendimenti.

L’unico accenno concreto (si fa per dire) lo abbiamo trovato nel programma della lista Rinnovamento Democratico (quella che ha vinto le elezioni), dove si leggeva che nel progetto “è prevista anche la realizzazione di una sala teatrale interrata (425 posti)”: un intervento tutt’altro che “leggero” e che presuppone inoltre parcheggi e viabilità proporzionati col rischio di compromettere il delicato rapporto del Monastero con tutto il suo contesto.

Ma non è il solo dubbio che ci è venuto.   

E’ infatti abbastanza plausibile che la Curia,  nel momento in cui si accinge a sborsare ben  4.715.000 euro per il Monastero, intenda ragionevolmente assicurarsi ritorni non soltanto spirituali: una legittima esigenza questa, che però potrebbe - ahinoi! - entrare pericolosamente in contraddizione con il rigore che si richiede nel restauro del Monastero e nell’individuazione di nuove, ma appropriate funzioni.

Ed è ulteriore ragione di preoccupazione il fatto che, tra il 2004 e il 2005, quando il Consiglio Comunale si accingeva a definire il perimetro del Parco collinare (Plis), la maggioranza abbia con fermezza bloccato la proposta di estenderlo al Monastero e alle sue pertinenze, dicendo apertamente che non si doveva rischiare di creare problemi all’Accordo di Programma.

A rigor di logica e di buon senso – notiamo da parte nostra - non dovrebbe invece proprio esserci alcuna contraddizione tra un Parco agricolo e la salvaguardia di un Monastero che in tutti i secoli della sua storia si è caratterizzato come propulsore di attività agricole!

C’è poi la questione dell’oratorio, su cui Curia e Parrocchia non hanno mai comunicato ufficialmente quale risposta intendano dare a un interrogativo tutt’altro che secondario: sistemare quello esistente oppure farne uno nuovo per lasciare l’ala del Monastero attualmente occupata dall’oratorio a disposizione della Curia?

Ma come è possibile questa seconda ipotesi se non stravolgendo ulteriormente – con una  nuova costruzione - il comparto urbanistico a destinazione “religiosa” che sta intorno al  Monastero e compromettendone ulteriormente il suo rapporto con il paesaggio?

Quanto all’oratorio, non possiamo non notare che da più di mezzo secolo è stato lasciato praticamente a se stesso, senza cioè che la borghesia cattolica locale – divenuta nel frattempo ricca, anzi molto ricca – si sia mai data la briga di mettere le mani al portafoglio per renderlo vivibile, accogliente e funzionale.

Si pensa forse ora di farlo con i soldi pubblici?

A nessuno può infine sfuggire che, per circa la metà, i finanziamenti ipotizzati sono costituiti da denaro pubblico, messo munificamente a disposizione da Giunta Regionale, Amministrazione Provinciale e Amministrazione Comunale, sottraendolo ad altri usi e bisogni collettivi.

Ovvio quindi che tutta l’operazione non può limitarsi in un regalo alla Curia (o alla Parrocchia), ma sollecita di prevedere - almeno per una parte del Monastero, come L’Alternativa in passato ha varie volte proposto - una destinazione e uso civili e sociali, di proprietà interamente pubblica, anche comunale, per tutti, in sintonia peraltro con la storia stessa del Monastero, almeno in diversi dei suoi passaggi più o meno recenti .

Per questo non possiamo esimerci dal ricordare ai maggiorenti locali dei gruppi che siedono in consiglio comunale, solitamente molto restii a distinguere tra Comune e Parrocchia (o Curia), che le ragioni della democrazia e quelle della laicità vanno di pari passo, anzi non c’è democrazia senza puntiglioso rispetto della laicità e puntigliosa distinzione tra ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare.

Una distinzione quest’ultima che - secondo quanto si può legittimamente inferire da una testimonianza sommamente autorevole di due millenni fa - potrebbe avere grande importanza anche ai fini della salvezza eterna.

San Paolo d’Argon, 14 novembre 2006                                        

 


L'Alternativa - San Paolo d'Argon