(22.05.20) Bergamo. Case popolari tra emergenza sanitaria ed emergenza sociale

Unione Inquilini denuncia la latitanza di Comuni e ALER

La situazione nelle Case Popolari della bergamasca durante la crisi del Covid19 non è stata monitorata con attenzione dagli enti preposti e proprietari (Comuni e ALER). E ciò nonostante in queste abitazioni sia residente una popolazione anziana, spesso malata e indigente, una popolazione quindi a forte rischio sanitario e sociale.
Da una rapida inchiesta che abbiamo svolto sono già emersi casi di malati poi deceduti, di decessi nelle stesse case popolari, di malattie e quarantene. Ciò nonostante le istituzioni non si sono fatte carico di monitorare la situazione ne, che ci risulti, di intervenire.
Vi sono stati anche casi di persone che versando in condizioni di grave indigenza, non sono state correttamente informate della sospensione degli affitti, e avendo comunque versato l’affitto (non dovuto) non sono poi riuscite a coprire le loro necessità fondamentali come il cibo. Qualche caso è stato pure segnalato dalla stampa locale. Ma anche in questo caso gli organismi preposti hanno evidentemente latitato.
Unione Inquilini di Bergamo si è subito attivata per richiedere al comune di Bergamo e all’ALER misure straordinarie da attuare, per garantire la sicurezza sanitaria, alleviare la condizione abitativa degli inquilini delle Case Popolari costretti, come tutti, a una segregazione forzata e per attuare un supporto ai nuclei più in sofferenza.
In particolare abbiamo richiesto. la costituzione di una unità di crisi; la predisposizione, di un coordinamento tra l’ALER, il Comune di Bergamo e le altre Istituzioni interessate per garantire degli specifici interventi; l’organizzazione di una campagna informativa; l’approntamento, in raccordo con le autorità sanitarie, di misure di sanificazione degli spazi comuni nel caso di presenza di persone infette negli stabili. E nell’eventualità di decessi la sanificazione degli appartamenti coinvolti; l’incremento del servizio di pulizia e raccolta rifiuti; ma soprattutto, sempre in accordo con le autorità sanitarie, così come è stato effettuato nelle RSA, di sottoporre tutti i residenti ai test sierologici e successivamente tutti coloro che risultassero positivi a tamponi.
Inoltre abbiamo proposto ad ALER di predisporre misure volte ad alleggerire il peso economico sugli inquilini, in particolare su quella parte di inquilini con basso reddito e con attività lavorative precarie e instabili.
Richieste simili sono state avanzate anche in un documento congunto inviato con gli altri sindacati degli inquilini. Ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta.
Ora si stanno apprestando ordinanze per accelerare l’avvio della fase 2. Eppure, mentre si è proceduto a un’estesa campagna di test nelle RSA, nulla è stato fatto nelle Case Popolari (ERP) che rimangono, per le loro caratteristiche, a forte rischio di diventare focolai di ulteriori contagi.
A Wuhan per pochi nuovi casi di Covid19 si preparano a fare il tampone a 11 milioni di persone! Nel Veneto queste analisi sono svolte a tappeto. In Lombardia, che pure presenta cluster significativi, si procede invece con poche analisi sierologiche e tamponi, lasciando ai singoli soggetti solo la possibilità di realizzarle privatamente e a pagamento. Modalità a cui, per motivi economici, difficilmente la maggior parte degli inquilini delle case popolari potrà accedere.
Ora il diritto alla sicurezza sanitaria ci pare fondamentale, non solo per gli anziani delle case popolari, che rimangono soggetti a forte rischio, ma anche di tutto il resto della popolazione. Pertanto sollecitiamo gli enti proprietari e quelli che gestiscono le Case Popolari a dare risposta alle proposte avanzate, ma soprattutto, in accordo con gli organismi sanitari ad intervenire subito.
Devono immediatamente essere garantiti test sierologici e tamponi gratuiti per tutti gli inquilini.(Bergamo, 22.05.20, per Unione Inquilini di Bergamo: Rita Rebecchi)

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(19.04.20) UNIONE INQUILINI BERGAMO. COMUNICAZIONI ALER. I NOSTRI SPORTELLI

* ALER informa che le sue sedi saranno chiuse fino a tutto il 3 maggio 2020, ma contattabili telefonicamente. Vedi: http://www.aler-bg-lc-so.it

* Aler informa altresì che la scadenza per l’anagrafe dell’utenza è stata rimandata al 31 luglio 2020.

* Anche gli sportelli di Unione Inquilini di Bergamo e provincia saranno chiusi almeno fino al prossimo 3 maggio compreso.

In alternativa, per informazioni e comunicazioni, le inquiline e gli inquilini potranno contattarci tefonicamente (o anche tramite whatsapp) preferibilmente negli orari indicati.

Bergamo
tel. 3806939401 (Rita): lunedì dalle ore 10.00 alle ore 12.00
tel. 3389759975 (Maurizio): mercoledì dalle ore 17.00 alle ore 19.00
tel. 3331913801: venerdì dalle ore 10.00 alle ore 12.00

CAF (Isee,Bonus Gas – Energia,energia elettrica, 730 etc.)
tel. 3469724888: lunedì dalle ore 10.00 alle ore 12.00

Treviglio
tel. 3484488891 (Vallì): mercoledì dalle 17.30 alle 18.30, giovedì dalle 10.00 alle 12.00, sabato dalle 9.30 alle 11.30

Valcavallina
tel. 3389759975: mercoledì dalle ore 17.00 alle ore 19.00

Valcalepio
tel.per urgenze 3483666464 (Cecilia), 392316583 (Orazio), 3338737525 (Claudio)

Mail:

alternainsieme@yahoo.it

unioneinquilini.bg@fastwebnet.it

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(19.04.20) UNIONE INQUILINI BERGAMO. COMUNICAZIONI ALER. I NOSTRI SPORTELLI

* ALER informa che le sue sedi saranno chiuse fino a tutto il 3 maggio 2020, ma contattabili telefonicamente. Vedi: http://www.aler-bg-lc-so.it

* Aler informa altresì che la scadenza per l’anagrafe dell’utenza è stata rimandata al 31 luglio 2020.

* Anche gli sportelli di Unione Inquilini di Bergamo e provincia saranno chiusi almeno fino al prossimo 3 maggio compreso.

In alternativa, per informazioni e comunicazioni, le inquiline e gli inquilini potranno contattarci tefonicamente (o anche tramite whatsapp) preferibilmente negli orari indicati.

Bergamo
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(10.04.20) BERGAMO. EMERGENZA COVID NEI CASEGGIATI DI CASE POPOLARI: MANCANO ANCORA LE SANIFICAZIONI

Unione Inquilini: “Potrebbe ripetersi una emergenza simile a quella scoperta nelle Case di riposo. Aler e Comuni prendano misure di contenimento: sanificazione e distribuzione delle mascherine”

Potrebbe ripetersi un’emergenza simile a quella riscontrata nelle case di riposo. Sono tantissime le segnalazioni che giungono agli attivisti di Unione Inquilini a proposito di un numero alto di decessi da Coronavirus nelle case popolari nel mese di marzo; molti sono anche gli infetti trasportati d’urgenza negli ospedali; senza contare i malati e i decessi sospetti perché colpiti da polmonite o attacco cardiaco, su cui non viene colpevolmente effettuato alcun tampone.

Nelle case popolari della bergamasca circa il 70% degli inquilini è molto anziano, tanti sono gli invalidi. Nei mesi di gennaio e febbraio, molti si sono recati a visite specialistiche negli ospedali della provincia. Il contagio potrebbe essere avvenuto in quei luoghi e poi, rapidamente diffuso nei caseggiati, sopratutto in quelli grandi a Bergamo città, nei comuni dell’hinterland e della Valseriana. In molti palazzi c’è una grande concetrazione di persone in spazi condominali molto ristretti.

Le Amministrazioni comunali e Aler hanno sottovalutato e sottovalutano il pericolo. Rita Rebecchi e Francesco Macario (del direttivo provinciale di Unione Inquilini) denunciano: “Sappiamo che in alcuni caseggiati, per esempio nel quartiere della Clementina di Bergamo, gli inquilini hanno chiamato gli uffici di ALER per segnalare i decessi accertati per Covid 19, chiedendo la sanificazione delle scale e dei cortili. Si sono sentiti rispondere di arrangiarsi. Siccome un intervento di sanificazione ha costi molto elevati (1500-2000 euro) hanno desistito e gli inquilini stanno vivendo con il terrore. Abbiamo raccolto la testimonianza di persone invalide che sono state contagiate ma hanno dovuto curarsi in casa perchè non c’era posto negli ospedali. Ora hanno contagiato l’intera famiglia e rischiano di diffondere il virus ai vicini.”

“Siamo molto preoccupati per quello che è avvenuto e può ancora avvenire nelle case popolari. Per questo abbiamo fatto numerose sollecitazioni chiedendo che ALER e i comuni, a partire dal Comune di Bergamo città, intervengano per: operare la sanificazione degli spazi comuni, soprattutto dove ci sono stati morti o malati per coronavirus; distribuire guanti e mascherine, soprattutto ad anziani e invalidi; sospendere i bollettini di affitto per evitare che gli anziani debbano uscire da casa per andare a pagare in posta o in banca. Non siamo stati ancora ascoltati.” ( Bergamo, 10.04.20, perUnione Inquilini di Bergamo: Rita Rebecchi)

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(01.04.20) BERGAMO. COVID: ALER NON HA ANCORA SOSPESO IL PAGAMENTO DEGLI AFFITTI NELLE CASE POPOLARI.

Unione Inquilini: “Tutelare chi è in difficoltà e rispettare le promesse annunciate”

In questo periodo di emergenza sanitaria richiamiamo la Regione Lombardia, ALER di Bergamo e l’Amministrazione comunale della città capoluogo a tutelare i suoi inquilini.
Pur capendo le difficoltà economiche dell’ente gestore delle case popolari richiamiamo i vertici alla sua natura sociale e alla tutela degli assegnatari.
Non è una azione impossibile: già altre città italiane hanno deciso misure simili. L’Amministrazione comunale di Milano, per esempio, ha sospeso gli affitti delle case comunali fino al 30 settembre 2020.
Inoltre il Presidente dell’ALER di Bergamo lo aveva annunciato in un comunicato ripreso dall’Eco di Bergamo del 23 marzo scorso. Purtroppo questo non è avvenuto e i bollettini di marzo sono arrivati regolarmente agli inquilini delle case popolari di Aler e del comune di Bergamo. Gli inquilini che, sorpresi di questo comportamento, chiedono chiarimenti agli uffici di ALER si sentono rispondere in malo modo.
Chiediamo che anche a Bergamo vengano attuate veramente le normative del Governo del #iorestoacasa. Sono tantissime le segnalazioni che giungono, agli attivisti di Unione Inquilini, da parte di famiglie monoreddito impossibilitate a garantire il pagamento con bollettino postale e altrettanti anziani incapaci di utilizzare i parziali strumenti di “home
banking” messi di recente a disposizione.
Naturalmente chi non riesce a pagare oggi dovrebbe poterlo fare, quando l’emergenza sanitaria sarà conclusa, senza more e sanzioni. Anche questa cosa non è assolutamente scontata.
Avanziamo quindi come Unione Inquilini, formalmente alla Regione Lombardia e all’ALER ma anche all’Amministrazione comunale di Bergamo queste richieste che semplicemente richiamano al buon senso.
Naturalmente siamo consapevoli che tale misura da sola non sarà sufficiente. Pertanto chiediamo all’Assessore Marchesi che sia conseguente a quanto dichiarava alla giornalista dell’Eco di Bergamo nell’articolo del 23 marzo.
Va aumentata la dotazione economica del fondo comunale per il contributo di solidarietà (ai sensi dell’art. 35 comma 7 L.R. 27/2009) per sostenere le famiglie che non riescono più a pagare gli affitti a causa di particolari situazioni di difficoltà determinate dall’emergenza Coronavirus e accumulano morosità.
Dobbiamo evitare che, anche nelle case popolari, terminata la crisi sanitaria, centinaia di famiglie vadano incontro a sfratti per morosità aggravando la già situazione critica che viviamo in bergamasca sul fronte degli sfratti. (Bergamo, 01.04.2020 - Unione Inquilini, la segretaria provinciale Rita Rebecchi)

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(23.03.20) COVID19. SOSPESO ANCHE A BERGAMO IL PAGAMENTO DEGLI AFFITTI DELLE CASE POPOLARI

Comune di Bergamo e Aler: “Non manderemo i bollettini”. E’ un risultato importante, ma occorre anche incrementare il fondo di solidarietà per gli inquilini in difficoltà.

A seguito anche delle pressioni e richieste di Unioni Inquilini (cfr. QUI), Aler e Comune di Bergamo si sono impegnati a non emettere i bollettini per l’affitto delle case popolari. “Anche in ottemperanza del decreto atto limitare le sucite da casa e qualunque tipo di spostamento non strettamente necessario - spiega Marzia Marchesi, assessore a Bergamo per l’edilizia residenziale pubblicas - abbiamo deciso di non emettere i bollettini di aprile e nemmeno quello succsessivi”. (cfr. “Eco di bg” 23.03.20)
Rita Rebecchi, per Unione Inquilini Bergamo, ha espresso soddisfazione per questo risultato, ma ricorda che esiste tuttavia la preoccupazione che problemi e difficoltà siano soltanto rinviate. Pertanto Unione Inquilini - visto l’assommarsi dell’emergenza coronavirus al grave disagio economico in cui versa un numero crescente di inquilini - pone l’attenzione sulla necessità di incrementare il fondo del contributo di solidarietà e accelerare la sua erogazione.
“Sono necessari - secondo quanto quest’oggi ha scritto Unione Inquilini al Comune di Bergamo - subito 60mila euro e occorre prevedere la possibilità di presentare domande on line con documentazione attestante situazione di riduzione della propria capacità economica”, anche a seguito di emergenza critica che viviamo in bergamasca sul fronte degli sfratti. (23.03.20, Unione Inquilini Bergamo)

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(18.03.20) IL GOVERNO ACCOGLIE LA SOSPENSIONE DEGLI SFRATTI. ADESSO SI SOSPENDANO GLI AFFITTI NELLE CASE POPOLARI E SI FINANZI IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’.

* Bergamo. Unione Inquilini scrive al sindaco Gori: “Agisca sull’esempio del Comune di Milano: sospenda gli affitti fino al 30 settembre”

Gli attivisti di Unione Inquilini a Bergamo esprimono grande soddisfazione per l’inserimento da parte del Governo della sospensione degli sfratti accogliendo la proposta avanzata dal nostro sindacato. É il risultato di un lungo braccio di ferro che ha visto protagonista la Segreteria nazionale del sindacato ma al quale ha dato un contributo anche la sede di Bergamo che ha, fino a ieri, fatto pressione sulla Prefettura.
Nel Decreto firmato dal Presidente il 17.3.2020 e da oggi in Gazzetta, all’articolo 103 comma 6, si decide che: “l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche a uso abitativo, è sospesa fino al 30 giugno 2020.

Quindi in tutte le città italiane nessuna famiglia verrà sfrattata, una scelta doverosa da parte del Governo che in questa maniera non mette a repentaglio le persone evitando il diffondersi del Covid-19. Una volta tanto la salute dei cittadini è stata anteposta alla rendita.

Gli attivisti di Unione Inquilini sono ora impegnati affinché anche il Comune di Bergamo e l’ALER, agiscano con il medesimo coraggio, prevedendo di aiutare le famiglie delle case popolari che vivono situazioni di particolare difficoltà.

Chiediamo al Sindaco Giorgio Gori e all’assessore Marzia Marchesi che il Comune di Bergamo agisca per primo, dando l’esempio agli altri Enti locali della bergamasca. “Sull’esempio del Comune di Milano, Gori sospenda il pagamento dei canoni di affitto e delle spese degli alloggi popolari di proprietà del Comune fino al 30 settembre 2020”, ha dichiarato Rita Rebecchi, segretaria del Unione Inquilini di Bergamo.

“Naturalmente siamo consapevoli che tale misura non sarà sufficiente. Pertanto chiediamo che sia aumentata la dotazione economica del fondo comunale per il contributo di solidarietà (ai sensi dell’art. 35 comma 7 L.R. 27/2009) e di implementare il fondo sostegno affitti per le famiglie che non riescono più a pagare gli affitti a causa di particolari situazioni di difficoltà determinate dall’emergenza Coronavirus.
Dobbiamo evitare che centinaia di famiglie vadano incontro al rischio di sfratto per morosità aggravando la già situazione critica che viviamo in bergamasca sul fronte degli sfratti. (18.03.20, Unione Inquilini Bergamo)

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(18.02.20) Unione Inquilini - Affitti canone concordato - Accordo territoriale Comune di Bergamo

DOCUMENTO ACCORDO TERRITORIALE: QUI

ALLEGATO A1 - AREE OMOGENEE: QUI

ALLEGATO B - ELEMENTI CARATTERIZZANTI E CRITERI: QUI

ALLEGATO C - ATTESTAZIONE: QUI

SIMULATORE DI CALCOLO CANONE CONCORDATO: QUI


(31.01.20) OSIO SOTTO (bg). ALER VUOLE CACCIARE I POVERI DALLE CASE POPOLARI. PRESIDIO ANTISFRATTO PER CLAUDIA E PATRIZIA

* Venerdì 31 gennaio 2020, dalle ore 9.00, a Osio Sotto, all’entrata del condominio Aler di Via 25 Aprile n. 7

Claudia è rimasta senza lavoro a giugno del 2015 quando il ristorante dove era assunta come lavapiatti ha cessato l’attività e l’ha lasciata a casa senza versare un euro di tfr. Da quel momento non è più riuscita a trovare un’altra occupazione, come succede sempre più spesso a persone ultra cinquantenni. Claudia abita con la sorella Patrizia nelle case popolari ALER di Osio Sotto. Anche la sorella Patrizia sopravvive da anni con le magre retribuzioni derivate da lavori salutari e precari (mai superiori alle 500-600 euro mensili). Claudia e Patrizia sono anni che non riescono a pagare l’affitto con continuità. Hanno accumulato un debito piuttosto alto e l’ALER di Bergamo ha avviato le procedure di sfratto. L’Amministrazione comunale di Osio Sotto, dopo aver erogato un contributo alcuni anni addietro, ha dichiarato che l’unica soluzione che può offrire consiste in due posti letto nel dormitorio serale a Bergamo.

Quello che sta succedendo a Claudia e Patrizia è un caso emblematico di un fenomeno in costante crescita. Nelle case popolari sta aumentando, da diversi anni, il numero delle famiglie che non riesce più a sostenere il pagamento di affitti e spese. Non a caso le ultime rilevazioni ISTAT, in Italia, dal 2007 ad oggi, segnalano che l’incidenza della povertà assoluta tra gli individui è più che raddoppiata (dal 3,1% all’ 8,4% sulla popolazione totale).


Alcuni giorni addietro hanno fatto scalpore le dichiarazioni del Direttore Generale di ALER Milano, Domenico Ippolito (“Il Giorno” del 17.1.2020), il quale, commentando la nuova legge regionale approvata nel 2017, ha dichiarato che ALER e Regione Lombardia vogliono ridurre drasticamente, nel giro di 10 anni, il numero dei poveri cacciandoli dalle case popolari. Questo avverrà imponendo un limite alle assegnazioni alle famiglie più povere e aumentando i canoni nelle case popolari. Ma già da questi mesi anche nelle case popolari Aler della nostra provincia sono cresciute le ingiunzione di sfratto nei confronti delle persone più disagiate e più deboli.

Qualcuno ha scritto: “È come se gli ospedali smettessero di accettare i casi più gravi, perché i pazienti spesso muoiono”. (cfr. Business Insider, 25.01.20)

Ippolito sostiene, nell’articolo citato, che devono essere i comuni a farsi carico dei più poveri. Purtroppo però anche gli Enti locali, a causa dei tagli ai trasferimenti economici oppure per insensibilità, cercano di evitare di assumersi la responsabilità. Il risultato di questo processo è già evidente e lo hanno denunciato Caritas e Diocesi di Bergamo a ottobre del 2019 quando informavano che i senzatetto a Bergamo sono già l’1% della popolazione e sono in costante crescita.


Venerdi 31 gennaio l’ufficiale giudiziario, accompagnato dalla polizia, interverrà per eseguire lo sfratto e buttare in strada Claudia e Patrizia. Gli attivisti di Unione Inquilini hanno promosso un presidio di solidarietà contro lo sfratto di Claudia e Patrizia e più in generale contro le politiche dell’Aler e fanno appello alla cittadinanza, a tutte le associazioni impegnate per il diritto alla casa. L’appuntamento è al presidio antisfratto indetto a Osio Sotto in Via XXV Aprile 7, dalle ore 9.00 del prossimo venerdì 31 gennaio 2020.


“Chiediamo di sospendere l’esecuzione di questo sfratto e di tutti quelli in previsione” - dichiarano Rita Rebecchi e Valli Morlotti, segretarie di Unione Inquilini rispettivamente di Bergamo e Treviglio. “Vogliamo aprire un confronto con i dirigenti ALER di Bergamo per trovare una soluzione che tuteli gli inquilini in morosità incolpevole a causa della povertà per aiutarli a rientrare dai debiti. Ricordiamo ad ALER che è un ente pubblico e che con gli sfratti non non si risolve il problema della povertà”. (Unione Inquilini Bergamo e Treviglio, 25.01.20, per info: tel. 3806933401)

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