Angelo
Frammartino, anni 24, ucciso
a Gerusalemme il 10 agosto 2006
"Il
compagno Angelo è morto, ma il suo impegno e le sue speranze
devono continuare a vivere. Il modo giusto per ricordarlo e per condivedere
il lutto dei familiari e dei compagni e compagne che gli sono stati
vicini, è quello di rafforzare l'impegno di noi tutti per la
pace e la giustizia in Medio Oriente e nel Mondo, per la vita, il riscatto
e la libertà dei popoli e delle persone." (alternainsieme.net
11 agosto 2006)
Leggi
l'articolo di Angelo Frammartino uscito sul giornalino del Prc di Monterotondo
(novembre 2005), non solo come la testimonianza di un compagno che non
è più fra noi, ma come un contributo politico,
ineludibile, sul quale siamo chiamati tutti a confrontarci. "
NON-VIOLENZA: GREMBO DI PACE. Fare l'amore con la Non-Violenza per partorire
la pace dal grembo della società. 'Non rinchiuderti, partito,
nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada'”
Fare l’amore
con la Non-Violenza per partorire la pace dal grembo della società
NON-VIOLENZA: GREMBO
DI PACE
"Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi
di strada”
Per noi che solo Oggi muoviamo i primi passi, lasciando impronte sulla
sabbia della Storia che è quella del mondo, decisi di dirci comunisti,
per noi guardarci alle spalle è la cosa prima. Le vicende e gli
studi della nostra gente, dalle derive più contraddittorie alle
nobili conquiste, vanno rivisitate costantemente sia con il senno che
fu, sia con i nostri occhi ed attraverso le nostre intellighenzie trovare
processi e mondi nuovi in un percorso di continuità con le/i
compagne/i di Ieri.
La lotta per l’emancipazione non si fa solo in nome del futuro,
ma anche in nome delle generazioni sconfitte: il ricordo degli avi asserviti
e delle loro lotte è una delle principali fonti di ispirazione
morale e politica del pensiero e dell’azione rivoluzionaria. E’
W. Benjamin (-Tesi sul concetto di storia-1940).
Pensiamoci un attimo..
Una possibilità già c’è: La NON-VIOLENZA.
Pratica alta del confronto, un qualcosa d’opposto alla passività
e alla rassegnazione, valorizzazione del diverso, sorella-gemella del
dialogo attento ed interessato (Vendola direbbe: “un dialogo spesso
è solo la somma disperante di due monologhi”).
In primo luogo nell’aspetto comunicativo, bandendo registri linguistici
che rimandino a campi semantici di tipo militarizzante (ex: nemici,
schieramento, battaglie,..), e poi in quello delle nostre relazioni
quotidiane, con ci sta accanto ma non conosciamo. Liberiamoci dalle
contaminazioni delle violente brutture che diventano parte di noi. Compagne/i,
è vero o no che un nostro limite è la grande entità
d’abisso tra i nostri valori generali e le nostre pratiche?!?
Dobbiamo riconoscere che la N-V è un lusso per molti angoli del
mondo, ma infatti non chiedo di abrogare la legittima difesa, mai(!)
mi sognerei di criticare la Resistenza, il sangue del pueblo vietnamita,
la riscossa dei popoli colonizzati, le fionde dei ragazzi palestinesi
nella prima intifada dinnanzi a carri armati.
La violenza che c’è nel mondo non ce ne consente altra
direbbe il Segretario; pace adesso.
La NON-VIOLENZA, come il comunismo, è ad un tempo una finalità,
una metodologia, un percorso.
Il comunismo, come la N-V, si può esprimere almeno in 1000 ed
1 modi come le fiabe ambientate nella magica Bagdad, oggi sconvolta
nelle lacrime.
L’egemonia del mercato e l’affievolimento delle ideologie
inibiscono gli slanci di partecipazione che in modo innato abitano nelle
donne e negli uomini.
I miei compagni grandi del cirkolo mi hanno fatto capire la non-sufficienza
(se non evanescenza) del “proselitismo” e la necessaria
spontaneità del risveglio di noi giovani e delle masse in generale,
un qualcosa che non dipende solo dalle contingenze, nasce da dentro.
Storie di diritti ottenuti, pratiche non-violente, partecipazione democratica,
armonia con la natura, collettività, coscienza critica.. Questo
è un buon inizio di campo semantico!
Il PRC deve essere al servizio di queste esigenze, esserne per lo meno
il raccoglitore, e magari un trait d’union con le istituzioni.
"Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze,
resta amico dei ragazzi di strada” (Majakovskij).
Mi auguro che la fratellanza con i movimenti vada incrementandosi; la
meglio Genova non va dispersa!
La negazione della violenza non è un dogma inderogabile, anni
luce distano fra noi e i fondamentalismi e le torsioni integralistiche,
poiché un principio assoluto rappresenterebbe esso stesso un
atto violento, fuga da confronti, fobia da contaminazioni.
Ripensando la Resistenza, guardiamola in profondità, dove la
storiografia ha visitato poco, quei partigiani silenziosi, senza gloria,
quelli come Pavese che rapirono vite con orrore, timore, inadeguatezza,
quella resistenza cattolica senza armi, ed altre ombre lucenti..
Ed oggi?
Il fatal binomio guerra-terrorismo sembra ineluttabile.
Sarebbe ottimo liberarsi dell’idea che ci sia giustificazione
all’orrore se è prodotto in risposta ad altro subito in
precedenza.
Sarebbe bello sposare la pratica non-violenta nell’affronto di
ogni problematica e la pace come stadio al quale tendere.
Fare l’amore con la NON-VIOLENZA per partorire la pace dal grembo
della società.
Più che conscio della disorganicità del mio scritto, ottimista
nell’imput d’un tema da sviluppare nelle stanze del mio
cirkolo e con gli amici della strada, concludo così (con Nikita
ed apparente disarmonia):
Quando sono con i compagni di lavoro e di lotta, e capita persino di
scoprirsi amici, e la politica che ci abita dentro come un inquilino
scomodo e non come una abilità para-impiegatizia.
Quando sono con il mio amore, ieri perduto e oggi ritrovato e domani
chissà, perché perdersi e ritrovarsi è un po’
il destino degli amori veri.
Quando sono solo con me stesso e mi dico tutte le verità, anche
le più spiacevoli, cercando nonostante tutto di volermi bene.