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Il comune di San Paolo d’Argon aderisce con voto unanime alla Associazione dei comuni bergamaschi
per la pace
Il
sindaco respinge le polemiche del gruppo della minoranza di sinistra...Segue
Maurizio Mazzucchetti
Il consiglio
comunale di San Paolo d’Argon – nella seduta di sabato 28 gennaio 2006
– ha aderito alla nascente Associazione bergamasca
dei comuni per la pace. La votazione, con esito unanime, è stata
preceduta dai contributi puntuali del Sindaco e dei consiglieri di
maggioranza, i quali hanno ricordato l’impegno profuso dalla amministrazione comunale nelle iniziative
improntate all’educazione alla pace. Iniziative che, per quanto
sporadicamente disturbate negli ultimi tempi dalla presenza inopportuna
di qualche giovane no-global, pongono San
Paolo d’Argon in prima fila nell’impegno per la promozione
della cultura e dell’educazione alla pace.
Unica nota
stonata nel consiglio comunale è stata quella dell’esponente (per
fortuna il solo) del gruppo di minoranza di sinistra che nel suo
intervento dai toni comizieschi, ha voluto
ancora una volta polemizzare con la maggioranza accusata di aver
rifiutato di mettere all’ordine del giorno del consiglio comunale la
mozione per il ritiro delle truppe dall’Iraq (una vecchia richiesta
risalente, addirittura al 2004, che il sindaco non aveva voluto
giustamente prendere in considerazione perché il tema esula dalle
competenze di una amministrazione comunale
anche se “di pace”). E’ coerente – ha chiesto
in modo pretestuoso il consigliere Boni -
dichiararsi per la pace e poi sottrarsi alla discussione e
all’assunzione di responsabilità alla presenza delle truppe italiane in
Iraq?
Il
consigliere Boni si è perfino riservato di
informare ufficialmente gli altri comuni aderenti alla
associazione del diniego alla messa in discussione della sua
mozione, diniego da ritenersi – sempre secondo la minoranza – non
coerente con i principi richiamati dallo statuto dell’associazione
improntati alla difesa dell’articolo 11 della Costituzione.
Non si è
limitato a questo la polemica del gruppo di minoranza, ma – dopo la
solita tirata contro la legge Bossi-Fini e quella invece inedita contro
la nuova legge sulla legittima difesa (entrambe “leggi regressive e
ispirate alla cultura di guerra”) – ha toccato il tema della videosorveglianza e della nuova caserma in costruzione
per il Consorzio di Vigilanza dei Colli, ritenuta “costosa”, con le
celle di detenzione, con il cane antidroga (tempestivamente adottato in
vista della applicazione della nuova legge
Fini sulle droghe), scelte definite come un eccesso di quel “securitarismo”, che sarebbe in contraddizione con
la cultura della pace e che, secondo il consigliere Boni,
caratterizzerebbe purtroppo anche altre amministrazioni, e perfino fra
quelle che aderiscono alla associazione dei comuni per la pace.
Nella sua
replica il sindaco, esplicitando le allusioni
di Boni, ha prontamente e giustamente
precisato che per il comune di Bergamo “nessuno si straccia le vesti” e
ha ricordato che quella che si sta costruendo tra San Paolo d’Argon e
Albano, non è una “caserma” ma la “sede” del consorzio di vigilanza e
che non è affatto costosa (solo un milione e 200.00 euro per 7 comuni e
per 30 dipendenti). Come è noto, le celle di
sicurezza previste sono due (perché i sessi sono due), e sono
ovviamente indispensabili perché si è riscontrato con sorpresa che le
persone fermate dalla polizia locale hanno la disdicevole abitudine di
inveire e disturbare negli uffici.
Ma chi mai può osare mettere sensatamente
in discussione l’alta sensibilità per la pace del gruppo di maggioranza
che guida il comune di San Paolo d’Argon? Nel 2003 si è dichiarata
contro la guerra in Iraq e non c’è più bisogno di tornare
sull’argomento, anche se nel frattempo – come ha capziosamente
rimarcato il consigliere di minoranza – è intervenuto l’invio dei 3000
soldati italiani a Nassiriya, “a morire e a uccidere” (“annichiliscilo!”) nelle vicinanze “di
una raffineria di petrolio e di importanti giacimenti petroliferi”.
La pace è
l’assenza di conflitto, anzi, è prevenzione dei conflitti che rischiano
di attraversare anche la nostra società e la vita quotidiana e che
turbano, purtroppo, la pace interiore, bene supremo da salvaguardare.
Non possono
pertanto che essere denunciate le forzature di quanti pretendono di
imporre la loro visione a senso unico, come fa il gruppo di minoranza
di San Paolo d’Argon. Costoro si rifiutano arrogantemente di rispettare
le sensibilità dei tanti uomini e amministrazioni di pace, che pur
appartenendo ai diversi schieramenti, non perdono tempo a ribadire sterilmente che i soldati italiani vanno
ritirati dall’Iraq, ma puntano di comune accordo a ben più alti valori
e obiettivi di pace e di convivenza fra i popoli, agiscono
concretamente per prevenire il conflitto sociale operando per
promuovere e migliorare i dispositivi di controllo e, senza bisogno di
dichiarazioni o iniziative contro questa e quella legge, pure si
spendono in primissima fila per una attiva ed energica educazione alla
legalità fra i giovani, i migranti, i bisognosi e tutti gli altri
soggetti a rischio (purtroppo in inquietante estensione, come
dimostrano i comportamenti di alcune importanti categorie di prestatori
d’opera e perfino di alcune comunità montanare piemontesi).
L’augurio è che anche la nuova
associazione dei comuni per la pace sappia valorizzare, anche in vista
dei prossimi appuntamenti elettorali, il contributo di quanti, dell’uno
o dell’altro schieramento (meglio ancora se intercambiabili rispetto
all’uno e all’altro, o, meglio ancora, se al di sopra
delle parti), dimostrano - come appunto è il caso sia della
maggioranza che guida il comune di San Paolo d’Argon sia fortunatamente
di diverse altre amministrazioni comunali e non - quel grande
equilibrio che è indispensabile per il supremo bene della pace che non
può essere disgiunto dalla moderazione, dal rispetto della legalità,
dalla salvaguardia della pace sociale e del diritto inviolabile alla
proprietà.
Maurizio Mazzucchetti
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