I sottoscritti consiglieri comunali di
minoranza Adriano Boni (gruppo "Insieme per San Paolo d'Argon-L'Alternativa",
Comune di San Paolo d'Argon), Angelo Cortesi (gruppo "Un'altra Albano
è possibile - L'Alternativa", Comune di Albano Sant'Alessandro)
e Silvano Zanelli ("Cittadini per l'ambiente-L'Alternativa"
- Comune di Montello), visti gli elaborati relativi al Progetto Preliminare
Interporto Bergamo Montello del 29 novembre 2002, avanzano la seguente
osservazione.
1. Come espresso nella premessa della relazione illustrativa del (pagina
1) "il progetto dell'Interporto di Bergamo Montello, che ha ottenuto
il 19 maggio 1999 il Decreto di pronuncia di compatibilità ambientale
pubblicato sulla G.U. n. 131 del 7 giugno 1999, non è sostanzialmente
diverso rispetto a questo progetto preliminare predisposto ad attivare
la Conferenza dei Servizi, dà anzi risposta alle prescrizioni contenute
nel suddetto Decreto".
Rispetto a quest'ultima annotazione dobbiamo constatare in via preliminare
(alle pagine 7/8) che "le prescrizioni di cui ai punti d) fase di
cantiere, e) inquinamento acustico; f) inquinamento luminoso; g) sistema
di monitoraggio; h) derrate alimentari sfuse; i) merci pericolose); l)
rifiuti; m) minimizzazione e mitigazione di impatti in fase di esercizio;
n) piano di riconversione dell'area dell'ex acciaieria e valutazione integrata
delle attività presenti e future non sono qui considerate in quanto
esulano dall'ambito dei contenuti di questa fase progettuale".
Concordiamo invece sul fatto che questo progetto non è sostanzialmente
diverso rispetto a quelli - variamente naufragati - che l'hanno preceduto,
riproducendone errori e contraddizioni, che già i nostri gruppi
nonché comitati di cittadini hanno in più di una occasione
denunciato. Errori e contraddizioni che nel corso di questi anni si sono
aggravati in relazione all'evolversi della situazione territoriale.
Unica, ma significativa, concessione alle preoccupazioni e alle opposizioni
popolari, parrebbe essere la riduzione della superficie interessata dal
progetto e del consumo di aree verdi conseguita in varie tappe rispetto
alle originarie previsioni dei decenni scorsi, ma anche questa potrebbe
essere vanificata facilmente, dal momento che - come si annota negli elaborati
della Sibem - "il sito offre comunque possibilità di espansione,
anche per quanto concerne i collegamenti viari e ferroviari"."
2. Abbiamo, in più di una occasione
e non solo noi, fatto notare l'improponibilità di una struttura
come quella prevista in un contesto territoriale e infrastrutturale che
risulta non baricentro rispetto alle funzioni di un interporto, localizzato
appunto in un area periferica rispetto al contesto regionale. Area periferica
che necessita certamente e in modo urgente di infrastrutture ferroviarie,
ma non certo di un interporto o di una struttura intermodale così
concepita e dimensionata.
Abbiamo in più di un'occasione fatto presente che il rafforzamento
del traffico ferroviario, in alternativa a quello su gomma, è un
obiettivo condivisibile e di primaria importanza, ma a nessuno può
sfuggire non ha senso realizzare un interporto quando non si prevedono
sostanziali opere di potenziamento della rete ferroviaria, in particolare
della linea Bergamo-Brescia che verrà dotata - anche secondo quest'ultimo
progetto - soltanto di un binario aggiuntivo per la limitata lunghezza
di un chilometro.
In altre parole si dice di voler potenziare il trasporto su ferro, ma
in realtà si realizzano soprattutto manufatti edilizi e nuove strade,
mentre la rete ferroviaria viene sostanzialmente lasciata nelle attuale
condizioni.
Ciò che abbiamo sempre temuto e denunciato, è che questa
struttura si tradurrà in un esborso di denaro pubblico che non
avrà come risultato quello di conseguire gli obiettivi fissati
dalla legge istitutiva degli interporti, ma di portare a risultati esattamente
opposti e controproducenti: quelli cioè di dare ulteriore impulso
non al sistema ferroviario, ma a quello del trasporto su gomma, concentrando
e attirando in un sol punto automezzi che passeranno le merci ad altri
automezzi (e non ai treni).
Da parte nostra siamo fermamente convinti che il pubblico denaro che si
prevede di investire per questo progetto possa essere più ragionevolmente
e razionalmente utilizzato per modernizzare e infrastrutturare più
correttamente l'insieme del sistema ferroviario locale, realizzando una
pluralità di punti di trasbordo ferro-auto nella provincia, attraverso
strutture a minor impatto ambientale, nel quadro di una pianificazione
più rigorosa e meno occasionale di quella che finora è stata
adottata e che consistente nel prevedere una struttura e poi inventare
i problemi che potrebbe risolvere (e dimenticando quelli che invece vengono
creati ex novo).
Si ricorda che recentemente anche autorevoli esponenti del mondo economico
bergamasco (dal responsabile della principale organizzazione imprenditoriale
a dirigenti delle associazioni di autotrasporto) si sono espressi criticamente
in merito al progetto di interporto di Montello, definendolo "obsoleto"
e facendo invece riferimento proprio all'opportunità di creare
nella provincia più punti di scambio intermodale.
3. Vogliamo far presente le numerose opposizioni
espresse dalla popolazione e dalle Amministrazioni comunali interessate.
Oltre alle prese di posizione dell'Amministrazione Comunale di Albano
Sant'Alessandro e del Comune di San Paolo d'Argon, ricordiamo in particolare
la petizione sottoscritta da centinaia di cittadini a Montello e inviata
a tutti gli enti interessati (gennaio 1999) e il referendum del 28 novembre
1999, nel quale i cittadini di Albano Sant'Alessandro espressero una secca
contrarietà (67% di no con una partecipazione particolarmente alta,
il 70% degli aventi diritto al voto) ad un progetto di interporto, "non
sostanzialmente diverso" da quello in oggetto.
Tali opposizioni sociali e istituzionali non possono in alcun modo essere
aggirate adottando una procedura quale la Conferenza di Servizi.
La cittadinanza ha ben presente non solo le ricadute ambientali negative,
ma anche le contraddizioni del progetto di interporto, tanto più
che in questi anni di gestazione del progetto il contesto territoriale
locale è stato interessato anche da altre operazioni, che hanno
moltiplicato gli elementi di criticità.
Vogliamo ricordare alcuni aspetti.
Vi è innanzitutto il problema dell'aumento del traffico e del conseguente
carico di inquinamento, in una zona particolarmente trafficata, che è
stata oggetto di recente e per la prima volta del provvedimento regionale
di blocco totale del traffico (19 gennaio 2003). Non solo si continua
ad insistere con un'opera come l'interporto destinata ad aumentare i carichi
di traffico e di inquinamento, ma si è permesso ultimamente anche
la realizzazione - propria brevissima distanza, circa 300 mt. - di un
grande centro commerciale con mille posti auto. Si tratta di un centro
commerciale che, secondo la società promotrice, potrebbe convogliare
in un sol punto una clientela che riguarda un bacino d'utenza di oltre
dieci milioni di abitanti. I principali enti promotori dell'interporto,
e segnatamente Giunta Regionale e Giunta Provinciale, avrebbero dovuto
preoccuparsi di evitare l'assommarsi di due strutture che generano ed
attirano traffico.
Ma non si tratta della sola sinergia negativa che è stata così
irresponsabilmente e arrogantemente promossa, malgrado nella relazione
istruttoria relativa a precedente progetto di interporto (cfr. Delibera
della Giunta Regionale n. 3484/98) si rilevasse che "il quadro ambientale
con l'interporto comporta una situazione di rischio ambientale gestibile
con infrastrutture idonee e corrispondenti allo sviluppo industriale,
ma che comunque l'impatto dell'interporto incrementa negativamente l'attuale
stato di salute pubblica".
Un centro commerciale non è certamente una "infrastruttura
idonea" a mitigare l'impatto ambientale, come non può esserlo
il Centro di Trattamento Rifiuti gestito dalla Montello Spa nelle aree
dismesse della ex acciaieria in esatta contiguità al comparto individuato
per l'Interporto. Tale Centro venne attivato alla fine del 1995 in quanto
impianto "provvisorio" motivato dall'"emergenza rifiuti",
ma nel 1997 (Deliberazione della Giunta Regionale n.VI/33002) è
stato autorizzato per altri 5 anni e riconfermato recentemente (Deliberazione
della Giunta Regionale n. VII/11533 del 10.12. 2002). L'impianto, con
una potenzialità di 300t/giorno di rifiuti urbani ed assimilati
nonché di 260 t/giorno di rifiuti speciali non pericolosi), è
stato varie volte ed anche in tempi recenti fonte di miasmi e di gravi
disagi per la popolazione.
Come ciò non bastasse, la Giunta Regionale prima e il Ministero
dell'Ambiente dopo (negli anni 2000-2001), hanno espresso parere favorevole
anche nei confronti di un nuovo impianto di incenerimento per "rifiuti
tossico-nocivi" posto anch'esso a brevissima distanza (circa 400
metri) dal progetto di interporto (ditta Acsdobfar di Albano Sant'Alessandro-v.Tonale).
Interporto, inceneritore, centro commerciale, rifiuti: siamo di fronte
ad un quadro di programmazione incredibile e che calpesta qualsiasi ragione
di buon senso e che indigna profondamente le popolazioni locali.
4. Gli elaborati del Progetto Preliminare,
che rinunciano esplicitamente a prendere in considerazione - tra le altre
- la "prescrizione n." del Decreto di Pronuncia di Compatibilità
Ambientale del 19 maggio 1999, non chiariscono il rapporto tra il progetto
di interporto e l'insieme delle aree della ex acciaieria. Questo nonostante
"il giudizio positivo di compatibilità ambientale dell'interporto
sia (è) condizionato all'assunzione, nell'ambito dell'Accordo di
Programma ai sensi della L.R. 15.05.1993 n.14 per la realizzazione dell'Interporto
di Bergamo Montello tra Regione Lombardia, Fs Spa, Sibem Spa, provincia
di Bergamo, Comune di Bergamo, Comune di Montello, di un Piano di riconversione
dell'area dell'ex-acciaieria che individui le azioni di recupero, riqualificazione
e rinaturalizzazione, e le destinazioni delle restanti aree".
E' invece vero che l'insieme delle aree dell'ex-acciaieria sono state
recentemente interessato da provvedimenti urbanistici assunti dal Comune
di Montello (cfr. Variante del Prg secondo procedura semplificata di cui
all'art.3 della L.R. 23/1997, adottata il 22.07.02 ed approvata il 28.11.02
e Piano di Lottizzazione della Ditta Montello Spa in variante al Prg ai
sensi della L.R. 23/1997, adottato il 22.07.02 e approvato il 02.01.2003).
In particolare con la Variante citata è stata drasticamente ridotta
(pur in assenza di un Piano dei servizi come previsto dalla legge) la
dotazione minima di aree per attrezzature pubbliche e di uso pubblico
funzionali ai nuovi insediamenti industriali ed artigianali, mentre il
Piano di Lottizzazione prevede la possibilità di realizzare ulteriori
edifici industriali per una volumetria complessiva particolarmente significativa
(praticamente il doppio di quella esistente) e non individua particolari
"azioni di recupero, riqualificazione e rinaturalizzazione",
riguardo ad esempio il torrente Zerra che attraversa l'insediamento o
le aree non edificate e fortemente compromesse dalla precedente attività
industriale (questione, quest'ultima, che sorprendentemente anche il Progetto
Preliminare dichiara superata!).
Né in questi provvedimenti urbanistici e neppure nel Progetto Preliminare
di Interporto viene affrontata la problematica occupazionale, anch'essa
prescritta dal citato Decreto di pronuncia di Compatibilità Ambientale,
da considerare particolarmente rilevante in relazione al fatto che la
dismissione delle precedenti attività siderurgiche ha comportato
la perdita di circa 400 posti di lavoro. Cogliamo invece una preoccupante
sintonia tra i provvedimenti urbanistici e il Progetto Preliminare, in
quanto entrambi sostanzialmente tesi - non certo a mitigare o ridurre
l'impatto ambientale - ma a moltiplicare le possibilità edificatorie
del comparto, senza che la stessa dimensione particolarmente significativa
dei manufatti collegati all'impianto interportuale risulti adeguatamente
motivata e documentata.
D'altro canto la valenza immobiliare di tutta l'operazione interporto
- che da parte della cittadinanza è sempre stata colta e denunciata
- è stata più volte ricordata recentemente nelle notizie
diffuse dalla stampa locale in merito alla possibile acquisizione dei
terreni da parte della società proponente (Sibem) oppure all'ingresso
della società proprietaria (Montello Spa) nella Sibem stessa.
5. Dobbiamo in sostanza rimarcare ancora
una volta come l'uso delle aree della ex-acciaieria si stia definendo
senza tener in alcun conto i diritti e i bisogni della cittadinanza e
del territorio, insidiandovi operazioni controproducenti rispetto agli
obiettivi dichiarati o comunque di dubbia utilità (Centro Trattamento
Rifiuti e Interporto), in compresenza con altre previsioni a forti ricadute
ambientali (centro commerciale, impianti di incenerimento), in un contesto
comunale e sovraccomunale caratterizzato da consistenti forme di inquinamento,
alto volume di traffico veicolare e insediamenti a pesante impatto.
Ricordiamo in particolare che il comparto citato costituisce circa un
terzo dell'intero territorio del Comune di Montello e che il Progetto
di interporto andrà a modificare sensibilmente anche territori
di altri comune e più in generale ad innescare ulteriori dinamiche
sociali ed ambientali destinate a stravolgere radicalmente l'insieme del
tessuto urbano e territoriale, compromettendo definitivamente la possibilità
di uno sviluppo equilibrato.
Riteniamo pertanto di dover ribadire l'opportunità di soprassedere
anche a questo progetto di interporto e come esprimeva la petizione, in
opposizione all'interporto e al centro di trattamento rifiuti, sottoscritta
a Montello nel dicembre 1998 da 779 cittadini, anche noi "chiediamo
che le aree interessate dalle due strutture possano essere in alternativa
riutilizzate in modo compatibile con l'ambiente e funzionale al tessuto
sociale ed economico del territorio".
San Paolo d'Argon-Albano Sant'Alessandro-Montello