(16.09.17) “AIUTIAMOLI A CASA LORO” E’ UNA BALLA SPAZIALE. LAND GRABBING E ALTRO

Ringraziamo Vittorio Agnoletto che ci ha segnalato questo due suoi interventi. (a cura Rete Bergamasca per l’alternativa al G7)

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1. Migranti, quattro motivi per cui ‘Aiutiamoli a casa loro’ è una balla spaziale (Il Fatto quotidiano, 06.09.17)

“Aiutarli a casa loro” per anni è stato lo slogan della destra. Ora è diventato il mantra di quasi tutte le forze politiche da Renzi al M5S. Uno slogan carino da pronunciare, ma che ha come unico obiettivo il tacitare la coscienza di  chi lo declama e di chi, compiaciuto, lo ascolta: non siamo cattivi, né egoisti, anzi rispettiamo gli insegnamenti evangelici dell’aiutare il prossimo, solo che decidiamo noi dove e come.

Ma la realtà è ben diversa: nonostante gli accordi internazionali sottoscritti prevedano di destinare all’aiuto pubblico allo sviluppo almeno lo 0,7% del Pil, il nostro Paese nel 2015 ha stanziato solo lo 0,22% del Pil, nel quale sono compresi pure i fondi rimasti sul nostro territorio destinati a gestire il fenomeno migratorio.

1. Vendiamo armi

La principale preoccupazione dei nostri governi è stata quella di incentivare la vendita di armi in Africa. Tra il 2013 e il 2014 è stata organizzata la circumnavigazione dell’Africa della portaerei Cavour, trasformata in un’enorme vetrina delle armi prodotte dalle nostre industrie; per tale missione i vertici militari avevano perfino cercato l’appoggio dei missionari italiani presenti nell’Africa Sub-Sahariana, ricevendone ovviamente un netto diniego come mi è stato personalmente raccontato in un colloquio a lato dell’incontro dei Movimenti popolari organizzato da papa Francesco in Vaticano lo scorso novembre.

Come spesso ricorda Francesco Vignarca, uno dei massimi esperti sul mercato delle armi, i risultati non si sono fatti attendere e nel 2016 sono state autorizzate vendite verso Angola, Congo, Kenia, Sud Africa, Algeria, Marocco, Ciad, Mali, Namibia ed Etiopia facendo carta straccia della legge 185/90 che vieta le armi a Paesi in conflitto e a quelli che non rispettano i diritti umani. Facilitatori in questi accordi sono stati i viaggi nel continente africano della ministra Roberta Pinotti e dello stesso Matteo Renzi.

2. Distruggiamo l’agricoltura locale

Mentre si vendono le armi si distrugge l’agricoltura dei Paesi Sub- Sahariani.

La distruzione di una parte importante dell’agricoltura sub sahariana è diretta conseguenza degli accordi di Partenariato economico (Epa) che l’Ue, in accordo con l’Organizzazione mondiale del commercio, ha imposto all’Africa Subsahariana. Gli obiettivi degli Epa sono: rimozione delle barriere tariffarie, difesa degli investimenti delle imprese estere, liberalizzazione del settore dei servizi, protezione dei diritti di proprietà intellettuale.

Ancor prima che gli Epa entrassero in vigore, il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite (l’Undp), aveva ammonito l’Ue che tali accordi avrebbero provocato il crollo del Pil delle nazioni africane (in parte significativa sostenuto dai dazi doganali) e il collasso di ampi settori dell’agricoltura africana non in grado di competere con le grandi multinazionali europee sostenute dai sussidi che ogni anno la Commissione europea elargisce loro.

Tutto ciò si è drammaticamente realizzato e i mercati delle grandi metropoli africane, a cominciare da Nairobi, sono invasi da prodotti agricoli europei. Decine di migliaia di contadini sono così rimasti senza lavoro, costretti ad abbandonare la terra.

3. Ci impadroniamo delle loro terre

Contemporaneamente, nell’Africa Sub Sahariana e non solo, si è sviluppato il fenomeno del land grabbing, l’accaparramento delle terre fertili da parte di grandi multinazionali o di Stati quali la Cina. Al 2015, considerando solo gli accordi stipulati dopo il 2000 – e solo quelli relativi ad appezzamenti di terra superiori ai 200/ettari (ha) e con un acquirente finale internazionale – erano oltre 44 milioni gli ettari oggetto di land grabbing. Di questi 44 milioni di ettari circa il 50%  sono collocati in Africa. Di questi, solo l’8% è rimasto destinato totalmente a colture alimentari; il restante 82% è destinato, almeno in parte, ad altro, ad esempio alla produzione di biocarburanti eccetera.

Le industrie italiane partecipano al fenomeno del land grabbing per un totale di 1.000.000/ha quasi tutti in Africa.

Il fenomeno del land grabbing quindi produce: espropriazione delle terre, cacciata dei contadini e delle loro famiglie, sostituzione della produzione di cibo fino ad ora destinato al consumo locale con prodotti non finalizzati all’alimentazione umana e con produzioni agricole fondate su monoculture destinate a mercati globali, lontani dalle zone di coltivazione.

Ne consegue un grave impoverimento delle popolazioni ivi residenti, abbandono della propria regione con fenomeni migratori inizialmente interni al proprio Paese e in seguito con migrazioni internazionali rivolte verso il Mediterraneo.

4. Follia e ignoranza preparano la tragedia

Potrei dilungarmi sull’accaparramento delle ricchezze del sottosuolo, fenomeno alla base di molte delle guerre per procura oggi in atto nel continente africano. E’ sufficiente ricordare il conflitto che in Congo in vent’anni ha prodotto milioni di morti. Una guerra che ha le sue ragioni nelle ricchezze del Paese: coltan e cassiterite stanno alla base dell’industria hightech mondiale. Un esempio di come evolve il colonialismo nell’era della globalizzazione.

Ecco come “li stiamo aiutando a casa loro”. Nessuno, fra i tanti leader politici che quotidianamente ripetono in modo ossessivo tale slogan, ha mai avanzato proposte precise sui temi qui indicati. Ammesso che sappiano di cosa si sta parlando.

Il fenomeno delle migrazioni è strutturale e trova le proprie ragioni nell’enorme divario della distribuzione della ricchezza e nelle feroci politiche di saccheggio.

O si ha il coraggio di intervenire con trasformazioni radicali che modifichino in profondità le attuali politiche, oppure andremo incontro nel prossimo futuro ad una tragedia collettiva di dimensioni inimmaginabili.


2. Land grabbing e migranti, gli italiani coinvolti gridano ‘Aiutiamoli a casa loro’. Mentono (Il Fatto quotidiano, 15.09.17)

Alcuni commenti al mio precedente post mettevano in dubbio alcuni dati da me citati, in particolare il ruolo svolto dalle aziende italiane nel Land grabbing, l’accaparramento delle terre fertili da parte di grandi multinazionali o di interi Stati, in Africa.

Per superare ogni dubbio è sufficiente cliccare su Web of transnational deals e quindi Italy (con il browser Internet Explorer non funziona) e sarà possibile osservare come sono ben 1.017.828 gli ettari acquistati da industrie italiane attraverso il Land grabbing, terreni quasi tutti collocati in Africa, tranne circa 36mila ettari in Romania. Questi dati sono stimati per difetto, perché fanno riferimento unicamente ai contratti già chiusi nel 2015; molte altre trattative erano allora ancora aperte ed altre sono state avviate recentemente.

Cliccando su Show all outbound deals è possibile, poi, vedere la lista delle aziende italiane coinvolte in tale pratica, aggiornata al 2015. Quelli indicati come Secondary investor indicano l’azienda con sede in Italia che sta dietro i primi acquirenti (primary investor). Questi ultimi, in genere, fungono da prestanome locale: sono aziende collocate nel Paese in cui si trova il terreno, utili a superare le leggi nazionali che vincolano gli investimenti italiani.

Scorrendo fino in fondo la colonna Intention of investment, appare evidente come circa solo un terzo dei terreni acquistati con Land grabbing sono stati destinati all’agricoltura; confrontando la colonna Intended size ha (le dimensioni previste in ettari dei terreno da acquistare) con la colonna Contract size ha (la quantità di ettari di terreno già acquistati) si può osservare come già allora erano avviate le trattative per l’acquisto di circa un altro un milione di ha di terreno in Africa da parte di industrie con sede in Italia.

Siamo quindi di fronte ad un fenomeno in continua crescita e del quale molti aspetti restano ancora sconosciuti e nascosti anche per ragioni commerciali e fiscali.

Come già scritto nel post precedente, tra le conseguenze del Land grabbing vi è l’abbandono delle terre da parte di migliaia e migliaia di contadini destinati a precipitare in una condizione di ulteriore drammatica povertà che li porta ad emigrare verso nord spesso fino alle sponde del Mediterraneo con tutte le conseguenze che conosciamo. Ecco perché non ha alcun senso dire “aiutiamoli a casa loro” se contemporaneamente non vengono bloccate pratiche quali il Land grabbing.

Chiarito questo punto, rispondo brevemente anche ad altre obiezioni che mi erano state rivolte:

1. Non penso certo che “800 milioni di Africani devono venire da noi” né che “non dobbiamo aiutarli a casa loro”; sostengo molto più semplicemente che non li stiamo aiutando a casa loro e che i politici che usano lo slogan “aiutiamoli a casa loro” usano questo slogan solo per contrastare le politiche di accoglienza e per realizzare politiche di respingimento e finanziare governi e bande armate che gestiscono e costruiscono veri e propri lager nei quali rinchiudere i migranti prima che giungano sulle coste del Mediterraneo.

2. E’ evidente che le responsabilità sulla vendita delle armi o sul land grabbing non sono direttamente del singolo cittadino italiano. Con l’uso della prima persona plurale, ad esempio “Vendiamo armi” intendo riferirmi al sistema Italia, al governo – che per altro viene eletto da noi – e alle aziende/multinazionali italiane.

3. E’ ampiamente documentato che anche in Italia vi sono grandi differenze economiche, e infatti la gran parte dei post che ho pubblicato nel mio blog è dedicata ad esempio alla difficoltà di curarsi per chi è povero. Ed è altrettanto risaputo che le differenze economiche nel nostro Paese sono drammatiche.

Contemporaneamente, vi è un piccolo gruppo di individui (nel mondo dell’industria, della finanza eccetera) che dalla crisi trae grandi vantaggi a danno di altri. Ad esempio la chiusura di migliaia di piccole aziende agricole familiari in Italia e nel sud dell’Europa è diretta conseguenza delle politiche delle grandi multinazionali dell’agrobusiness sostenute dai sussidi dell’Unione europea.

Sarebbe quindi molto più logico (e intelligente), anziché individuare nei migranti e negli africani i nostri nemici, comprendere che coloro che stanno depredando quel continente sono gli stessi che stanno mandando in miseria milioni di italiani ed europei. Ma nessun governo italiano, né quello attuale, né i precedenti, ha mai chiesto di rimettere in discussione i sussidi alle multinazionali europee dell’agricoltura, tanto per fare un esempio.

4. Chi vende le armi lo fa sperando che queste siano usate in modo tale da poterne vendere altre e quindi ha solo vantaggio a fomentare i conflitti. Ovviamente, un’enorme responsabilità hanno molti governi ed élites africane che scatenano le guerre pensando solo a arricchire se stesse lasciando in miseria i loro popoli. Ma a maggior ragione, i nostri leader politici, che ben conoscono tutto ciò, non dovrebbero commerciare armi con tali governi.

Se invece i nostri governi e le élites economiche finanziarie continueranno ad applicare l’antica massima pecunia non olet è bene che si sappia che le migrazioni continueranno ad aumentare senza sosta.

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(20.09.17) SERIATE. INCONTRO PUBBLICO DELLA RETE BERGAMASCA PER L’ALTERNATIVA AL G7

Mercoledì 20 settembre, ore 20.45, presso la Biblioteca Civica di Seriate, in Via Italia 56 (di fronte al municipio)

* “(R)ESISTENZA CONTADINA e POLITICHE DI SVILUPPISMO IN AGRICOLTURA”

Interverranno:

FRANCESCO BENCIOLINI, contadino di ARI (Associazione Rurale Italiana): LE POLITICHE AGRICOLE COMUNITARIE (PAC) ed i PIANI DI SVILUPPO REGIONALI ITALIANI (PSR)

SERGIO CABRAS, contadino e scrittore, co-estensore della proposta di Legge PICCOLO E’ BELLO, MA ILLEGALE: - Come l’economia sviluppista usa la Legge per costringere i contadini alla clandestinità; - La proposta di Legge sul riconoscimento delle agricolture contadine italiane.
Coordina: ORAZIO ROSSI, Caa Acli
* SOCIAL FORUM 14 E 15 OTTOBRE: COSTRUIAMO L’ALTERNATIVA! Presentazione delle due giorni di forum alternativo: assemblee, tavoli di lavoro tematici, iniziative culturali, mercati contadini e manifestazione finale
A cura di ROBERTA MALTEMPI, coordinatrice della Rete

Rete Bergamasca per l’alternativa al G7: Acli Terra Lombardia - Alternainsieme San Paolo d’Argon - Ari  Associazione Rurale Italiana - Asia Bergamo - Associazione Gaia animali e ambiente - Associazione Animante Bergamo - Associazione Gli Armadilli - Barrio Campagnola  - Brigate Solidarietà Attiva Bergamo - Circolo dei lavoratori Iseo - Cittadinanza sostenibile Bergamo - Comitato “I Bastioni di Orione”  Possibile Bergamo - Collettivo politico di Alzano Lombardo - Comitato di lotta per la casa Bergamo - Comitato Seriate per Tutti - Comitato Stop Ttip Milano - Cooperativa sociale Amandla - Cooperativa Il Sole e la Terra - C.s.a. Pacì Paciana - Desr Distretto Rurale di Economia Solidale (Parco agricolo sud Milano) - Ex OPG Occupato Je so’ pazzo Napoli - Gap Gruppo di Acquisto Popolare Bergamo - Gas Caracol Franciacorta (Bs) - Gas di Baggio (mi) - Intergas Bassa Val Seriana (GAS Torre Ranica, Pan GAS, Quater GAS) - Laboratorio Permacultura Temperata Bergamo - Magazzino 47 Brescia - No Parking Fara Bergamo - Rifondazione Comunista Circoli di Seriate, Dalmine, Vacalepio e Valcavallina, Federazioni di Bergamo e Brescia, Comitato regionale lombardo - Radio Vostok - R@p Rete per autorganizzazione popolare - RiMake Milano - RiMaflow Trezzano sul Naviglio (mi) - Sindacato Generale di Base SGB Bergamo - Sinistra Anticapitalista Circolo “Guido Puletti” Brescia - Sinistra Italiana Bergamo - Spazio sociale La Boje! Mantova - Unione Inquilini Bergamo
Attac Italia - Bilanci di Giustizia rete nazionale - Deafal (ong) - Fuorimercato  - Comitato Stop Ttip Italia - Il sindacato è un’altra cosa/Cgil - Terra Nuova - Woof Italia - Unione Inquilini Italia

Info: Roberta tel. 3405841595 - Fb: Rete Bergamasca per l’alternativa al G7 - Mail: alternativag7bergamo@yahoo.com

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STOP-CETA! LA MOBILITAZIONE A CUI ADERIRE E IL MANUALE DA DIFFONDERE

Martedì 25 luglio il Senato italiano ha intenzione di ratificare il CETA. Senza consultare adeguatamente la società civile, le organizzazioni agricole, i sindacati, il mondo ambientalista e i consumatori, gran parte del Pd, insieme a Forza Italia, i Centristi di Pier Ferdinando Casini (CpE), Alternativa Popolare (AP) di Angelino Alfano e schegge del Gruppo Misto, intendono dare il via libera all’accordo tossico UE-Canada.

Forti del sostegno di centinaia di migliaia di cittadini contrari a questo trattato e preoccupati per i loro diritti e la loro salute, le organizzazioni della Campagna Stop TTIP Italia ritengono questa accelerazione intollerabile e ingiusta. Contro il CETA si sono espresse anche numerose Regioni, votando delibere contrarie e chiedendo al Senato di fermare il processo. Lazio, Lombardia, Liguria, Veneto, Puglia, Calabria, Marche e Valle d’Aosta, oltre a centinaia di Comuni, hanno intimato al Parlamento di aprire una consultazione ampia sugli effetti del trattato. Questo movimento trasversale, che sui territori coinvolge anche partiti della maggioranza, non può essere ignorato.

Aderisci anche tu alla mobilitazione per bloccare la ratifica: https://stop-ttip-italia.net/stop-ceta-25-luglio-222/

Scarica e diffondi a tutti i tuoi contatti l’ultima pubblicazione Stop TTIP Italia sulla disinformazione CETA: https://stopttipitalia.files.w ordpress.com/2017/07/debunking -_ceta_luglio2017.pdf

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(25.07.17) BERGAMO. LA NOSTRA RETE PER L’ALTERNATIVA AL G7 E’ SEMPRE PIU’ GRANDE. E CI INCONTRIAMO MARTEDI’ 25 LUGLIO CON FRANCISCO DAL CHIAVON

Ciao a tutt*

La presente solo per confermare che il coordinamento si riunirà martedì 25 presso la comunità di famiglie “cortile di S.Giorgio”, in Via Quarenghi 41 a Bergamo. Parcheggiare in Malpensata.

Per chi può siamo invitati a condividere la cena portando ognuno quel che vuole, dolce o salato, cibo o bevande. Ritrovo ore 19.00. L’assemblea inizierà intorno alle 20.45.

Francisco dal Chiavon dei Sem Terra torna come promesso a ragionare insieme a noi rispetto alle prospettive della Rete e a darci quella dimensione di alternativa globale e concreta che ha dato tanto respiro all’assemblea di Seriate il mese scorso.

Sarà utile ragionare insieme a lui e tra tutti noi su come costruire il forum del 14-15 ottobre e sul dopo.

Credo che se non riusciremo a chiudere su questioni organizzative, potremo lasciarci comunque con delle indicazioni di lavoro per il mese di agosto, logistica, manifestazione, comunicazione, relatori, tematiche, rapporti con le realtà regionali e nazionali.

Confermo che il teatro è disponibile e anche i “piccoli idilli” con il loro spettacolo e, per finire, anche l’Edonè si rende disponibile per la due giorni prevista, condividendo il progetto della Rete e quindi supportandoci a livello logistico.

A presto - Bergamo, 18 luglio - Roberta


* DI SEGUITO TUTTE LE ADESIONI GIUNTE FINORA ALLA NOSTRA RETE BERGAMASCA PER L’ALTERNATIVA AL G7. CONTROLLATE SE MANCA QUALCUNO!

Acli Terra Lombardia - Alternainsieme San Paolo d’Argon - Associazione Rurale Italiana (Ari) - Asia Bergamo - Associazione Animante Bergamo - Associazione Gli Armadilli - Barrio Campagnola - Brigate Solidarietà Attiva Bergamo - Cittadinanza sostenibile Bergamo - Comitato “I Bastioni di Orione” Possibile Bergamo - Collettivo politico di Alzano Lombardo - Comitato di lotta per la casa Bergamo - Comitato Seriate per Tutti - Comitato Stop Ttip Milano - Cooperativa sociale Amandla - Cooperativa Il Sole e la Terra - C.s.a. Pacì Paciana - Desr Distretto Rurale Di Economia Solidale (Parco agricolo sud Milano) - Gap Gruppo di Acquisto Popolare Bergamo - Gas di Baggio(mi) - Intergas Bassa Val Seriana (GAS Torre Ranica, Pan GAS, Quater GAS) - Laboratorio Permacultura Temperata Bergamo - Rifondazione Comunista Circoli di Seriate, Dalmine, Valcavallina e Federazione provinciale di Bergamo - R@p Rete per autorganizzazione popolare - RiMake Milano - RiMaflow Trezzano sul Naviglio (mi) - Sinistra Italiana Bergamo - Unione Inquilini Bergamo

Attac Italia - Bilanci di Giustizia rete nazionale - Deafal (ong) - Fuorimercato - Comitato Stop Ttip Italia - Il Sindacato è un’altra cosa /Cgil - Terra Nuova - Woof Italia

Info: Roberta tel. 3405841595 - Fb: Rete Bergamasca per l’alternativa al G7 - Mail: alternativag7bergamo@yahoo.com

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(17.06.17) BERGAMO. BREVI NOTE PER IL MINISTRO MAURIZIO MARTINA - DALLA RETE BERGAMASCA PER L’ALTERNATIVA AL G7

Ieri una delegazione della nostra “Rete Bergamasca per l’alternativa al G7″ era presente all’incontro promosso dalle cooperative sociali sul tema “Dove vanno le politiche agricole” nell’ambito della festa in corso al Lazzaretto. Era pure prevista la partecipazione del Ministro dell’agricoltura Maurizio Martina, che però non è venuto e si è limitato ad una comunicazione via skype. Di seguito l’intervento di Orazio Rossi, a nome della nostra Rete.

Signor Ministro Martina,

questo intervento vuole portare la voce della “Rete Bergamasca per l’alternativa al G7″. La Rete ha lanciato un appello il 1° Maggio, giorno dedicato alla Festa del Lavoro, di tutti i lavoratori, quindi anche di quelli agricoli, settore tanto travagliato da lavoro nero, sommerso, irregolare, sfruttato, talvolta inumano.
L’appello è rintracciabile sulla pagina Fb dedicata e vi hanno aderito, fino ad ora, una quarantina di soggetti della società civile da tutte le parti d’Italia, tra partiti, associazioni, organizzazioni, onlus, ong, fondazioni, aziende agricole, organizzazioni di base di contadini, soggetti vari di economia solidale, cittadini.
La rete è in continua espansione, sempre aperta ed inclusiva, attraverso un percorso informativo e formativo, di cui i principali appuntamenti sono stati, sono e saranno i seguenti:
- 19 Maggio assemblea pubblica in cui i temi sono stati: il sistema agroindustriale mondiale con le sue ricadute sulla qualità del cibo, sull’ambiente, sulle comunità contadine e le speculazioni finanziarie sulle materie prime agricole
- Stasera, 16 Giugno, ore 21,00 presso la biblioteca di Seriate, assemblea pubblica dal titolo: per un’altra umanità possibile: le prevaricazioni dell’agroindustria e le lotte delle comunità contadine per l’autodeterminazione alimentare, dove avremo il privilegio di avere con noi Francisco Dal Chiavon, co-fondatore dei Sem Terra, movimento dei contadini brasiliani e portavoce della Via Campesina, il più grande movimento mondiale delle comunità contadine
- Nel mese di Settembre, assemblea pubblica su PAC (Politica Agricola Comunitaria) e proposta di Legge sull’agricoltura contadina in Italia
- Il 14 e 15 Ottobre, in concomitanza con la riunione del G7 Agricoltura a Bergamo, è previsto un social forum diffuso sulla città e nella provincia.
Questa sera, con questo nostro breve contributo, vorremmo stare sul tema di questo incontro pubblico, “dove avnno le politiche agricole?”, unendoci al Bio-distretto Agricoltura Sociale Bergamo, per usare le stesse parole del volantino di questa iniziativa: “Far giungere la voce critica per farsi interprete della battaglia per un’agricoltura sostenibile, per il diritto al cibo sano, per la lotta contro la fame, per la fertilità della terra”.
Quindi ecco di seguito alcune considerazioni veloci, proprio usando questi stessi titoli che ho elencato ora.

* Fertilità della terra e, quindi, tutela del suolo

Nella primavera del 2015 si era avviato un iter parlamentare su una proposta di Legge per la Tutela del Suolo particolarmente lento e travagliato a causa delle resistenze presenti in quasi tutti i gli schieramenti politici. La proposta di Legge, con il tempo è stata limitata e modificata in più punti con la conseguenza di essere meno incisiva nella difesa del suolo. La verità è che ancora oggi c’è chi ritiene che la crescita del nostro paese debba continuare a far leva su una nuova fase di sviluppo edilizio.
E’ veramente sconcertante prendere atto che ancora oggi, a Roma e negli Enti locali, c’è chi ritiene di affidare le sorti della crescita ad una nuova ondata di cementificazione, senza considerare che il livello di guardia è già stato ampiamente superato e che stiamo recando un danno irreparabile alle generazioni future .
Ssolo due dati: 1) Alla fine degli anni Sessanta su una superficie totale di 30 milioni di ettari, 18 milioni erano destinati all’agricoltura; nell’arco di poco più di quarant’anni la superficie agricola è scesa al di sotto di 13 milioni di ettari: una perdita pari a Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna messe insieme. 2) Ogni giorno in Italia il cemento divora 100 ettari di superficie agricola).
Il 12 Maggio 2016 finalmente il disegno di Legge ha ricevuto il via libera dalla Camera dei deputati ma ad oggi, dopo più di un anno, la discussione si è arenata in Senato. Noi riteniamo che sia importante approvare questa Legge in tempi brevi, anche imperfetta e peggiorata in più punti, piuttosto che accettare lo status quo normativo privo di ogni vincolo alla cementificazione.

* Diritto al cibo (sano, aggiungiamo noi) e quindi lotta alla fame, e quindi, aggiungiamo noi, sovranità alimentare

Nella Carta di Milano, eredità di impegno futuro per tutti i protagonisti di Expo internazionale in Italia di Milano 2015, che aveva come mitico titolo “Nutrire il pianeta, energie per la vita” si legge questa frase:
“Adottare misure normative per garantire e rendere effettivo il diritto al cibo e la sovranità alimentare”.
Ma la carta di Milano da allora è rimasta lettera morta ed è stata dimenticata (così come tutti gli impegni presi nel documento approvato dai ministri e rappresentanti dell’Agricoltura di tutto il pianeta nel G7 agricoltura di Niigata, in Giappone, nel 2016).
Nella Carta di Milano il concetto di sovranità alimentare è citato ma non spiegato e nessuno del sistema agroindustria-multinazionali lo cita o lo adotta.
Invece esso è al centro dei movimenti internazionali contadini, ed è stato coniato proprio dalla Via Campesina nel 1996 in occasione del Vertice mondiale sull’alimentazione, intesa come di seguito:
“La sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti sani e culturalmente appropriati, prodotti con metodi realmente sostenibili. La sovranità alimentare appare come una delle risposte più potenti e realmente attuabili per la disponibilità di cibo, per la povertà e la crisi climatica.
La sovranità alimentare è il diritto dei popoli di definire direttamente e attivamente il proprio cibo e i propri sistemi agricoli: è, dunque, il mettere in primo piano i bisogni, le aspirazioni e il sostentamento di coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti nel cuore dei sistemi alimentari, e non è il mettere al centro degli interessi le esigenze dei mercati.
La sovranità alimentare, inoltre, è priorità di produzione alimentare locale e del suo consumo; offre a un Paese il diritto di proteggere i suoi produttori locali da importazioni a basso costo e dal controllo della produzione; assicura che i diritti di utilizzo e di gestione di terre, territori, acqua, sementi, bestiame e della biodiversità siano nelle mani di chi produce il cibo.
Questa idea è oggi un cardine globale della reale sostenibilità, i cui valori sono riconosciuti e sostenuti da una grande varietà di attori della vita sociale e politica internazionale”.

Un concetto così non verrà mai accettato dal sistema perché va contro di esso, perché si tratta di un sistema completamente alternativo e che poggia su basi totalmente diverse di visione dell’umanità.

* Agricoltura sostenbile, ma dove vanno le Politiche agricole (Pac)

In Europa
- Il 49% dei proprietari (5.880.000 aziende) dispone del 2% dei terreni dedicati all’agricoltura (3.400.000 ettari - media: 5,7 ettari).
- Il 48% dei proprietari (5.760.000 aziende) dispone del 48% dei terreni dedicati all’agricoltura (81.600.000 ettari - media: 14,17 ettari).
- Il 3% dei proprietari (360.000 aziende) dispone del 50% dei terreni dedicati all’agricoltura (85 milioni di ettari - media: 236 ettari).
In Italia
- L’ 87% del totale delle aziende riceve fino a 5.000 euro l’anno di fondi dalle Pac (media di 1.000 euro)
- Il 13% riceve i 2/3 dei fondi restanti
- Lo 0,11% del totale delle aziende riceve 150.000 euro ed oltre (media 285.000 euro)
- Le aziende che ricevono più di 500.000 euro sono solo 90 (media di 880.000 euro)
- Lo 0,01% delle aziende da sole prendono poco più del 2% del totale della somma erogata in Italia
- Il 20% dei beneficiari riceve l’85,7% di tutta la spesa, mentre al restante 80% va un misero 14,3%.
Insomma per non farla lunga e rimandando a settembre per un esame più approfondito, le Pac sono un lucido strumento di sterminio della realtà del mondo contadino attraverso leggi e provvedimenti di politica economica e agricola, normative, regolamenti e tanta propaganda che spesso usa preconcetti pseudo-scientifici.
Per concludere su questo punto e sul nostro intervento, signor Ministro, le ricordiamo che giace nei meandri del Parlamento una proposta di Legge per il riconoscimento delle Agricolture Contadine in Italia che permetterebbe, se approvata ed adottata in Italia, di avere una normativa di legge specifica per il mondo contadino che non può sopravvivere sottostante ad un unico corpus normativo europeo ed italiano dimensionato sulle grandi agricolture industriali.
Le chiediamo perciò, signor Ministro, se vuole bene a questo tipo di agricoltura naturale, a questa umanità, a queste comunità contadine e rurali, a queste donne e uomini liberi ed agro-ecologici, che amano la propria terra, di adoperarsi affinché questa proposta di Legge riemerga dai cassetti della commissione agricoltura parlamentare e si diriga verso la discussione e la luce della sua approvazione.
Questi italiani e questa umanità sono ancora l’ossatura del made in Italy, dei territori e dell’ancor meraviglioso ed incantevole paesaggio rurale italiano. Grazie (O. Rossi, Rete Bergamasca per l’alternativa al G7)

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(16.06.17) SERIATE. IL SECONDO INCONTRO PUBBLICO DELLA RETE BERGAMASCA PER L’ALTERNATIVA AL G7

Venerdì 16 giugno, ore 20.45, presso la Biblioteca Civica di Seriate, in Via Italia 56 (di fronte al municipio)

* PER UN’ALTRA UMANITA’ POSSIBILE. Le prevaricazioni dell’agroindustria e le lotte delle comunità contadine per l’autodeterminazione alimentare

Introduce: ORAZIO ROSSI

Interverranno: FRANCISCO DAL CHIAVON (del coordinamento nazionale SEM TERRA -MST/Brasile - cfr. scheda) La lotta del movimento della Via Campesina, il debito in agricoltura e la dichiarazione dei diritti dei contadini

VITTORIO AGNOLETTO (già parlamentare europeo, membro della Commissione per gli Affari Esteri e della Commissione per il Commercio Internazionale) Trattati internazionali come strumento di dominio del sistema agro-industriale

Coordina: MARCO NORIS (Cooperativa Amandla)

Interventi liberi delle realtà presenti che aderiscono alla Rete

Rete Bergamasca per l’alternativa al G7: Acli Terra Lombardia - Associazione Animante Bergamo - Brigate Solidarietà Attiva Bergamo - Cittadinanza sostenibile Bergamo - Gap Gruppo di Acquisto Popolare Bergamo - R@p Rete per autorganizzazione popolare - Unione Inquilini Bergamo - Comitato Seriate per tutti - C.s.a. Pacì Paciana - Alternainsieme
San Paolo d’Argon- Collettivo politico di Alzano Lombardo - Associazione Gli Armadilli - Comitato “I Bastioni di Orione”Possibile Bergamo - Cooperativa sociale Amandla - Cooperativa il Sole e la Terra - Barrio Campagnola - Circolo di Rifondazione Comunista Seriate - - Comitato di lotta per la casa Bergamo - Asia - Sinistra Italiana Bergamo - Rifondazione Comunista Bergamo e provincia - Ari - Laboratorio Permacultura Bergamo - Nyeleni - Terra nuova - Deafal (ong) - Intergas - Bassa Val Seriana (GAS Torre Ranica, Pan GAS, Quater GAS) - DESR Distretto Rurale Di Economia Solidale (Parco agricolo sud Milano) - RiMake Milano - RiMaflow Trezzano sul Naviglio - FUORIMERCATO (nazionale) - Comitato STOP TTIP Milano - Woof Italia - Attac Italia

Info: Roberta tel. 3405841595 - Fb: Rete Bergamasca per l’alternativa al G7 - Mail: alternativag7bergamo@yahoo.com

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  • MST. Il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra è un movimento contadino nato nel 1984 dalle occupazioni di terre improduttive nel sud del Brasile. E’ presente oggi in 24 stati su 26; coinvolge 350.000 famiglie insediate, 100 cooperative, 96 agroindustrie, 1900 associazioni e 100.000 famiglie accampate. Le persone che conquistano la terra (insediati) continuano a lottare per scuole, energia elettrica, salute ecc. Negli insediamenti e negli accampamenti le famiglie si organizzano in nuclei che discutono i problemi della loro area. Da questi nuclei emergono i coordinatori dell’insediamento o dell’accampamento. La stessa struttura si ripete a livello regionale, statale e nazionale. Il Movimento ha anche settori relativi a specifici argomenti, dal livello locale a quello nazionale (fronte di massa, educazione, produzione, cultura, genere ecc.).

  • Riforma agraria popolare e agroecologia. Nel 2014, nell’ultimo congresso, i senza terra hanno presentato la loro proposta di Riforma Agraria Popolare, basata sull’agroecologia, che si propone di produrre alimenti sani destinati al mercato interno, irrealizzabile senza l’alleanza con i lavoratori urbani e il sostegno di tutto il popolo brasiliano.

  • Continuità di un percorso di scambio Il MST rappresenta un importante riferimento internazionale per ciò che riguarda la conquista di diritti nelle aree rurali e la proposta di un paradigma di sviluppo capace di dare dignità alle popolazioni delle campagne, rispettare l’ambiente, produrre cibo sano per tutti. E’ dalla fine degli anni 90 che ha optato per l’agroecologia ed è molto impegnato a mettere in pratica questa scelta anche se la transizione è lunga e complessa e lo è particolarmente oggi, con un governo che, tra i primi atti realizzati ha abolito il Ministero dello Sviluppo Agrario, mantenendo solo il Ministero dell’Agricoltura che da sempre ha sostenuto la grande proprietà agricola, che produce essenzialmente per l’esportazione.

  • Questo progetto dà continuità ad un percorso che l’Associazione Amig@s MST Italia porta avanti da molti anni con i suoi partner, incentrato sul dialogo e sullo scambio di esperienze tra organizzazioni e movimenti sociali italiani e il Movimento dei Senza Terra del Brasile (MST). Stiamo organizzando con il MST una brigata di giovani italiani ed europei, nella prossima estate, che partecipino a un breve periodo di formazione presso la Scuola FF e poi vadano a conoscere la realtà di accampamenti e insediamenti in alcune regioni del Brasile.
  • Stiamo dando continuità al progetto delle Brigate del MST in Italia avviato nel 2014 con la venuta in Italia e in particolare a Viterbo, all’università di agraria, di un gruppo di 9 militanti MST. L’attuale congiuntura politico-economica italiana ed internazionale sta generando in molti giovani italiani un nuovo interesse nei confronti dell’agricoltura contadina, delle pratiche dell’agricoltura biologica, nel rispetto del territorio e dei diritti dei lavoratori.

  • Il MST ha “brigate”, cioè gruppi di suoi militanti in varie parti del mondo, dal Venezuela al Mozambico, da Haiti alla Palestina, ma anche in Cina e negli Stati Uniti. Ritiene infatti lo scambio culturale e l’impegno nel volontariato internazionale un elemento indispensabile nella formazione dei propri militanti. I militanti del MST imparano e insegnano, scambiano principi e valori, diffondono i concetti di agroecologia e sovranità alimentare, insieme a quelli di dignità dei lavoratori, di diritti di cittadinanza. (Orazio Rossi - Associazione Animante)

* Francisco Del Chiavon, esponente di primo piano del MST, parlerà del movimento presso la Biblioteca Civica di Seriate venerdì 16 giugno, ore 20.45 nell’assemblea pubblica promossa dalla Rete Bergamasca per l’alternativa al G7


(31.05.17) I PADRONI DEL NOSTRO CIBO

La dispensa (realizzata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo) come utile introduzione al percorso di contro-informazione promosso dalla Rete Bergamasca per l’alternativa al G7 dei ministri dell’agricoltura previsto a Bergamo il 14-15 ottobre 2017. Scarica: QUI


(16.05.17) BERGAMO. L’APPELLO DELLA “RETE BERGAMASCA PER L’ALTERNATIVA AL G7″

Siamo cittadine/i, donne e uomini, preoccupati per la frequenza con cui si susseguono eventi che mettono a repentaglio la qualità della vita delle persone in un ambiente sempre più aggredito e avvelenato da attività umane indifferenti alle conseguenze sul pianeta e irresponsabili nei confronti delle future generazioni. Siamo indotti a mangiare cibo standardizzato, sempre più spesso prodotto a scapito dei diritti del lavoro e della salute, con l’utilizzo massivo di fertilizzanti e pesticidi chimici che inquinano l’ambiente e distruggono la normale fertilità dei terreni.
Questa è la conseguenza di un mercato mondiale del cibo dominato dalle multinazionali dell’agrobusiness, che obbediscono solo alla legge del massimo profitto, incuranti delle conseguenze sull’uomo e sulla natura: insicurezza alimentare, desertificazione e deforestazione, aggressione alla biodiversità, inquinamento, alterazioni climatiche, spreco di quantità di cibo che potrebbero alimentare una volta e mezzo gli abitanti del pianeta. Per comprendere i paradossi del sistema globale del cibo basti notare che 800 milioni di persone sono denutrite, 2 miliardi di persone sono in sovrappeso oppure obese, mentre un terzo della produzione mondiale di alimenti viene sprecato.
Questo sistema agroalimentare è sostenuto con trattati internazionali, sovvenzioni e legislazioni amiche dai governi dei paesi più ricchi del pianeta a danno delle comunità contadine di tutto il mondo, messe in crisi da una competizione drogata dai sussidi, dalla finanziarizzazione del cibo, dalle monocolture intensive. Eppure è la stessa FAO che considera l’agricoltura contadina, che produce circa l’80% del cibo nel mondo, come cruciale per la soluzione del problema della fame nel mondo1. I rappresentanti di questi governi si riuniscono ogni anno nelle più belle località del pianeta per raccontare al mondo, sostenuti da un potentissimo apparato mediatico, gli effetti “positivi” delle loro politiche sulle popolazioni, mentre sottobanco continuano a sostenere questo distruttivo sistema.

Quest’anno il G7 dei ministri dell’agricoltura si terrà nella Città di Bergamo il 14-15 ottobre.

Noi invitiamo tutti i cittadini sensibili ai temi richiamati e tutti quelli impegnati nella costruzione di modelli di produzione, distribuzione e consumo agroalimentari alternativi a unirsi in un percorso di riflessione sulla possibilità di un’ alternativa sostenibile per le comunità umane e per l’ambiente.
Ci rivolgiamo alle tante esperienze, esistenti in provincia di Bergamo, ricche di pratiche e saperi la cui messa in comune può davvero garantire una grande capacità progettuale e costituire la forza per far sentire la domanda di cambiamento: dai GAS orientati al cambiamento sociale, alle reti solidali per la difesa di un’agricoltura a presidio del territorio, ai mercati contadini strutturati con funzione anche logistica per i consumatori critici, alle comunità di supporto all’agricoltura che mettono in discussione il mercato a partire dall’agricoltura contadina.
Ci proponiamo di attivare reti che abbiano a fondamento la sovranità alimentare, riconnettendole buone pratiche già attive a livello locale ad una riflessione politica più ampia, per mostrare la validità della loro alternativa possibile e praticabile al modello dominante ed anche per evitare che queste pratiche dal basso vengano acquisite nella narrazione ingannevole del G7, che potrebbe trasformarle in una sorta di foglia di fico ad esso funzionale.

Vogliamo mettere in movimento una Rete sociale di alternativa agricola
che veda impegnate le stesse realtà contadine bergamasche, l’associazionismo, i movimenti sociali, i partiti, i cittadini, i GAS, i GAP, nella costruzione di un percorso da oggi ad ottobre che attraverso momenti formativi pubblici, giornate di mobilitazioni, eventi diffusi su tutto il territorio bergamasco, contribuiscano a disvelare gli effetti devastanti del modello agroindustriale e portino alla ribalta, invece, le buone pratiche alternative.
Invitiamo tutti ad assumersi l’impegno di dare continuità a questo percorso ed ad aderire in termini di impegno a far sì che questa presenza ingombrante del G7 a Bergamo diventi invece la Nostra possibilità di dare voce a chi già opera alla costruzione di un’alternativa.
Come coordinamento iniziale abbiamo pensato ad assemblee pubbliche su più temi, a partire da maggio, con una iniziativa che racconti cosa sia il sistema agroindustriale attuale e le sue conseguenze, a seguire tenteremo di far conoscere quali sono le reali politiche europee (PAC), italiane e bergamasche attraverso le quali si costruisce il dominio dell’attuale sistema agricolo; seguiranno le proposte; convinti che l’alternativa sia davvero praticabile proporremo in un altro evento pubblico la nostra alternativa: la sovranità alimentare, l’agricoltura contadina.. e nelle stesse giornate del G7 proponiamo che tutte le reali pratiche dal basso ed esistenti sul territorio possano trovare voce..
Anche le stesse giornate del G7 dovranno vederci impegnati, infatti, nella costruzione di “piazze liberate”, di una Bergamo che dice no ad altre politiche che alimentano la crisi globale, affamano il Sud del mondo e inaspriscono anche la nostra condizione economica con le loro politiche di austerità. Una bergamasca che da maggio ad ottobre, nelle giornate di svolgimento del summit dei potenti della Terra, si riempia di iniziative e gesti di liberazione per il diritto alla vita di tutti i popoli del mondo.

Bergamo, 1° Maggio 2017

Rete Bergamasca per l’alternativa al G7

Aderenti alla rete
Acli Terra Lombardia
Associazione Animante Bergamo
Brigate Solidarietà Attiva Bergamo
Cittadinanza sostenibile Bergamo
Gap Gruppo di Acquisto Popolare Bergamo
R@p Rete per autorganizzazione popolare
Unione Inquilini Bergamo
Comitato Seriate per tutti
C.s.a. Pacì Paciana
Alternainsieme
Collettivo politico di Alzano Lombardo
Associazione Gli Armadilli
Comitato “I Bastioni di Orione” - Possibile Bergamo
Cooperativa sociale Amandla
Cooperativa il Sole e la Terra
Barrio Campagnola
Circolo di Rifondazione Comunista Seriate
Comitato di lotta per la casa Bergamo
Asia
Sinistra Italiana Bergamo
Rifondazione Comunista Bergamo e provincia
Ari
Laboratorio Permacultura temperata Bergamo
Nyeleni
Terra nuova
Deafal (ong)

Intergas Bassa Val Seriana (GAS Torre Ranica - Pan GAS - Quater GAS)

DESR - Distretto Rurale Di Economia Solidale (Parco agricolo sud Milano)
RiMake Milano
RiMaflow Trezzano sul Naviglio
FUORIMERCATO (nazionale)
Comitato STOP TTIP Milano
Woof Italia

Attac Italia

Per adesioni di soggetti collettivi o individuali: alternativag7bergamo@yahoo.com tel. 3405841595 (roberta)