(04.11.1918 – 2016) NO WAR. CON LA “RIFORMA” BASTERANNO I DEPUTATI DI UN SOLO PARTITO PER DELIBERARE LO STATO DI GUERRA

La dichiarazione dello stato di guerra, con la Costituzione vigente, è oggi di competenza di entrambe le Camere. Con la riforma (nuovo art. 78 Cost.) diventa competenza esclusiva della Camera dei deputati, che dovrà pronunciarsi a maggioranza assoluta. Ma grazie alla nuova legge elettorale “italicum” (già vigente) il primo partito, che avrà il 54% dei deputati per effetto del premio di maggioranza che gli viene attribuito anche se votato solo da una minoranza di elettori, potrà decidere da solo di dichiarare la guerra. Oggi sembra fortunatamente ancora lontano il panorama di una guerra che ci riguardi da vicino. Ciò non toglie la pericolosità potenziale, soprattutto tenendo conto della degenerazione di certe dinamiche di politica internazionale sul fronte russo e mediorientale. E’ opportuno ricordare e tener presente anche questo aspetto, niente affatto marginale, quando fra trenta giorni andremo a votare il referendum sulla cosiddetta riforma costituzionale. E val la pena secondo noi ricordarlo in particolare oggi, giornata anniversario della fine della Grande Guerra e dedicata al ricordo di tutti i caduti e di tutte le vittime delle guerre. (L’Alternativa-San Paolo d’Argon, 4 novembre 2016)


(17.01.1991/2016) LA GUERRA COMPIE 25 ANNI. HAPPY BIRTHDAY, STRONZA!

(Foto. Bergamo, 17.01.1991: ventimila in piazza contro la guerra) Passata la mezzanotte, nelle prime ore del 17 gennaio 1991, qualcuno mi tirò giù dal letto per dirmi che erano cominciati i bombardamenti su Bagdad, che a quel tempo associavo ancora alle “Mille e un notte”. Era il primo atto che avrebbe portato, nelle tappe successive, passando per l’invasione del 2003, alla distruzione di uno stato, certo a guida autoritaria, ma discretamente organizzato come stato, laico e pluriconfessionale, con un buon livello di welfare e perfino con un sorprendente avanzamento sul terreno della parità uomo/donna. L’Occidente raggiunse l’obiettivo agli inizi del XXI secolo aprendo brillantemente la strada ad AlQaeda, all’Isis, all’islamismo terrorista. Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale nel 1991 l’Italia diede il suo contributo attivo all’aggressione militare. Appena entrati nella seconda repubblica, i nostri governanti non vedevano l’ora di allungare la sequenza dei Paesi da noi aggrediti, sequenza che - iniziata ai tempi dell’Italia liberale e continuata massicciamente nel periodo fascista - era stata interrotta dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’articolo 11 della Costituzione veniva così cancellato, mentre negli stessi giorni nel nostro Paese l’opinione pubblica democratica si affannava appassionatamente a discutere se la guerra fosse giusta/ingiusta, nonostante la critica delle armi avesse già del tutto ridicolizzato l’arma della critica. Insomma, una discussione particolarmente idiota a cui diede un contributo forte un Norberto Bobbio non proprio in ottima forma. Giustamente oggi nessuno ne ricorda alcunché, ma quelle menate allora servirono molto per indebolire il fronte contro la guerra (mandai a quel paese molti “compagni” e molte “compagne” divenuti improvvisamente “seri e responsabili”…). Inutile dire che, calpestato l’art. 11, poi si sarebbero calpestati tutti gli altri. La distruzione dell’Iraq è costata da un milione a un milione e mezzo di morti. Ricordo questo soprattutto per gli imbecilli che pensano ancora che tutti i guai siano cominciati con l’attentato dell’11 settembre 2001 a Nuova York, peraltro espressamente e dettagliatamente programmato - secondo l’ultima vulgata degli imbecilli stessi, compresi quelli seri e responsabili - già dal VII secolo d.C. in qualche oasi tra La Mecca e Medina. Ma tranquilli: la guerra continua, disse Badoglio il 25 luglio 1943… (mm., S. Paolo d’Argon, 17.01.16)



(03.09.15) BREVE VACANZA IN CROAZIA. LA GUERRA 20 ANNI DOPO

di Myrna Cambianica

Dopo aver superato quei tornanti infiniti che ci hanno allontanato dalla costa, ed illuminato sulla guida criminale-suicida dei croati, è iniziato il nostro viaggio nell’ entroterra. Davanti a noi la strada, un serpente solitario che ci indica la meta tra basse collinette e colori grezzi. Sembra quasi di essere a casa.
Ed eccola lì, sul ciglio della strada, in tutta la sua bellezza rurale: una casa abbandonata con porte ed ante azzurrognole, ed un grosso noce che la veglia. Ho fatto fermare tutti quanti. Una foto è d’obbligo. Click. Questa casa prima o poi sarà mia.
E’ sola e vecchia, costruita con i sassi ed ha tutta l’ aria di essere stata abbandonata furtivamente. I suoi inquilini ora sono mucchi di sassi, strani segni sui muri e bottiglie di plastica.

Proseguiamo, mentre queste case strane di mattoni arancio iniziano ad aumentare sempre più. Alcune sono abitate, altre abbandonate. Inizio a farmi alcune domande.

Ci fermiamo a rubacchiare qualche prugna (tra l’altro ancora non mature, quindi schifose) e noto un’altra casa in decadenza, sul ciglio della strada. Ha strani segni sui muri. Mi avvicino e mi trovo faccia a faccia con dei fori di proiettile. Indietreggio, questa casa ne è piena.
Tre croati dall’ altra parte della strada ci guardano male, incuriositi.
E il mio cervello inizia a lavorare. 1+1=2.
La Guerra.
Il mio primo incontro con la guerra è stato questo: ignoranza, stupore, brividi. Click.
Inizio a realizzare tutto … i muri della “mia” casa dalle ante blu, quei segni sulle pareti abbandonate …

Risalgo in macchina, continuiamo per la nostra strada. Arriviamo al primo paesello: case alte e vecchio stile, decorazioni sopra le finestre. E fori di proiettili. Ovunque. Spavaldi ti si mostrano senza paura nè pudore. Un edificio con un market e una cabina telefonica all’ ingresso ne è completamente rivestito. Click.
Faccio alcune foto dall’ auto.

Il villaggio finisce ed una distesa di verde accesso mi allontana dai segni della guerra. Rifletto. Col cazzo che sembra di essere a casa, nemmeno i prati e le piante mi sembrano più così familiari, soprattutto se interrotti da ruderi di case lasciati a se stessi.
Quello che la guerra non è riuscita a demolire non è stato rimosso. Tutto è abbandonato ma lasciato lì, come monito, come ricordo, come denuncia.
Le case arancioni si fanno sempre più numerose: sono costruite furtivamente, in sostituzione di quelle andate distrutte. Alcuni sfollati ci abitano ancora, altri sono riusciti a recuperare le proprie case o a costruirsene di migliori.

Mi è successo un’ altra volta: dritta verso la mia meta estiva, i laghi, senza pensare alla storia di questo Paese.

Qui c’ è stata una guerra pochi anni fa. E le ferite sono ancora aperte. La zona di Plitvice faceva parte della Craina, regione della Croazia a maggioranza serba. Nell’estate 1995 furono cacciati 250.000 serbi e incenerite 20.000 case,
Vent’ anni fa, non Settanta.
Non sono solo gli anziani a ricordare, a parlare, a rabbrividire e a portare ancora oggi i segni di una guerra assurda. Ci sono anche i giovani, i ragazzi della mia età.

Passando per questi piccoli paesi, capisci che le barbarie dell’uomo non sono poi così lontane da te nel tempo e nello spazio, come pensi… (Myrna Cambianica, fine agosto 2015)

Le altre foto: qui


HIROSHIMA

6 agosto 1945, ore 8 15mn 17sec


(28.08.13) SIRIA. “SE VUOI LA PACE, PREPARA LA PACE”. FIRMA LA PETIZIONE

Al Governo italiano

Il popolo siriano è vittima quotidiana delle peggiori atrocità in una guerra civile che - secondo le Nazioni Unite – ha già fatto centomila morti e milioni di sfollati.
La situazione in Siria è drammatica, ma un intervento militare non servirà a pacificare il Paese. L’ultimo decennio ha mostrato che le guerre alimentano ed esasperano violenza e fondamentalismi di ogni tipo. È sufficiente guardare la Libia, l’Afghanistan, o l’Iraq “pacificato”, dove attentati e vittime civili continuano a essere all’ordine del giorno nell’indifferenza generale.
La guerra causa sempre vittime innocenti: più del 90 percento civili inermi.
Per questi motivi l’Italia ripudia la guerra. E la Costituzione non dice che l’Italia può cedere sovranità per fare guerre ma, anzi, afferma che il nostro Paese pur di assicurare pace e giustizia tra le Nazioni è disposta a “cedere parte della sua sovranità”.
Nessuno lavora sulla prevenzione dei conflitti e sul rispetto dei diritti umani, l’unica vera via per costruire la pace. Al contrario, la storia ci insegna che le grandi potenze soffiano sul fuoco per alleanze politiche o interessi economici, anche legati alla vendita di armi, ignorano le violazioni di diritti umani quando queste vengono commesse dai propri alleati.
Sarà il popolo siriano a fare le spese del prossimo intervento militare. Quel popolo ha bisogno della comunità internazionale, ma non dall’alto di un bombardiere: ha bisogno che sia la diplomazia, in tutte le sue facce, a farsi avanti, a costruire un tavolo di proposte con dei mediatori davvero credibili. Ha bisogno che la comunità internazionale smetta di considerare la guerra come opzione possibile: per costruire la pace è necessario praticare i diritti.
Un intervento armato non porterà soluzioni, ma un crescendo di lutti e disastri.
L’Italia si metta a lavorare per costruire nel mondo pace e diritti e si chiami fuori da questa guerra, chiunque decida di farla.

PRIMI FIRMATARI:

Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Maso Notarianni, Marcello Guerra, Cecilia Strada, Christian Elia, Fiorella Mannoia, Alessandro Gilioli, Alessandro Robecchi, Massimo Torelli, Guido Viale, Marco Revelli, Frankie HI-NRG MC, Stefano Corradino

FIRMA LA PETZIONE: QUI


(08.06.13) AFGHANISTAN. MUORE UN ALTRO MILITARE ITALIANO. ANCHE IL COMUNE DI SAN PAOLO D’ARGON SI PRONUNCI PER IL RITIRO DELLO TRUPPE ITALIANE

Il bersagliere Giuseppe La Rosa è il 53° italiano caduto in Afghanistan dopo 12 (dodici!) anni di guerra. Un guerra insensata come tutte le guerre, ma forse questa diventata pure PIU’ insensata di tante altre. Questo blog da quando esiste ha sempre scritto che bisogna ritirare i soldati italiani dall’Afghanistan: mai più uomini e mai più soldi per la guerra! Dal 2003 sull’edificio del Municipio del comune di San Paolo d’Argon c’è la bandiera della pace, ma dall’Amministrazione comunale non è mai uscita una parola contro la guerra in Afghanistan e per il ritiro delle truppe italiane. Chiediamo che il Comune di San Paolo d’Argon questo lo dica al più presto, perché altrimenti quella bandiera esposta perde ogni significato, anzi: è come se ogni giorno fosse presa in giro e gettata nel fango. VIA LE TRUPPE ITALIANE DALL’AFGHANISTAN! (08.06.13)


(25.10.12) AFGHANISTAN MUORE UN ALTRO SOLDATO ITALIANO

E’ avvenuto vicino ad Herat in uno scontro a fuoco con gli insorgenti. L’alpino deceduto si chiama Tiziano Chierotti, 24 anni. Altri tre militari italiani sono rimasti feriti. In altri episodi di guerra uccisi quest’oggi in Aghanistan anche due soldati americani e due inglesi.

VIA DALLA GUERRA!


(25.06.12) AFGHANISTAN MUORE UN ALTRO MILITARE ITALIANO

“Un carabiniere è morto e altri due sono rimasti feriti in un’esplosione avvenuta questa mattina in un campo per l’addestramento della polizia afghana, ad Adraskan. Lo apprende l’Ansa da fonti qualificate.”

VIA DALLA GUERRA!

No War, precedenti info: QUI


(20.02.12) AFGHANISTAN IN UN INCIDENTE MUOIONO ALTRI TRE MILITARI ITALIANI. APERTO NUOVO FRONTE NELL’OCEANO INDIANO

Sono deceduti in Afghanistan - informa lo Stato maggiore della Difesa - il caporal maggiore capo Francesco Currò, nato il 27 febbraio 1979 a Messina, il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo, nato il 23 maggio 1983 a Palermo, e il primo caporal maggiore Luca Valente, nato l’8 gennaio 1984 a Gagliano del Capo (Lecce). Secondo http://icasualties.org sono 45 i militari italiani morti in Afghanistan dall’inizio di Enduring Freedom. La notizia è già stata archiviata per dare più spazio al disappunto contro l’infido governo dell’Unione Indiana che ha fermato due marò italiani perché ritenuti responsabili della morte di due pescatori nell’Oceano Indiano. VIA DALLA GUERRA!

No War, precedenti info: QUI


(06.11.11) SAN PAOLO D’ARGON TAGLIARE LE SPESE MILITARI - GARANTIRE PARI DIRITTI E DIGNITA’ AI MIGRANTI

Condividiamo entrambe le campagne e invitiamo i cittadini a firmare domenica 6 novembre, in mattinata, al banchetto in via Giovanni XXIII promosso da Sinistra Ecologia e Libertà della Valcavallina. L’Italia spende più di 25 mld di euro l’anno per la spesa militare, pari a circa l’1,4 del prodotto interno lordo. E’ assurdo che si spenda per la guerra, quando con le ultime due manovre sono stati tagliati servizi primari. La seconda campagna, “L’Italia sono anch’io”, a cui ha aderito un vasto arco di forze, propone invece la presentazione di una legge di iniziativa popolare al fine di riformare il diritto di cittadinanza per i cittadini stranieri, e dare il diritto di voto alle elezioni amministrative locali, provinciali e regionali agli stranieri residenti in italia da più di cinque anni. Un tema anche questo su cui “L’Alternativa - San Paolo d’Argon” è intervenuta più volte.


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