Sabato 15 Novembre 2014,c’eravamo anche noi del Partito della Rifondazione Comunista, con una significativa presenza alla manifestazione di Zogno,una manifestazione indetta dai sindacati confederali per portare solidarietà ai 300 dipendenti colpiti dalla chiusura della MVB e per accendere i riflettori su una valle in evidente emergenza sociale.
La manifestazione si è svolta in un clima di rassegnazione e di rabbia per la chiusura della storica azienda ,un triste epilogo di una vicenda complessa e dolorosa.
Abbiamo sfilato a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori per chiedere l’immediato reintegro nel tessuto lavorativo, preferibilmente territoriale, visto che la Valle Brembana versa in una situazione a dir poco catastrofica.
Non eravamo però all’assemblea tenutasi al termine del corteo, con chi ha contribuito all’attuale situazione e che ancora oggi dispensa ricette di risanamento, proponendo di continuare a percorrere una strada che non solo ha portato al dissesto economico e sociale dell’intera valle,ma che la crisi attuale,alimentata dalle politiche neoliberiste degli ultimi governi,da Berlusconi a Renzi,rende ancora più inutili e dannose.
La Valle Brembana in 20 anni ha subìto un impoverimento incredibile mostrando tutte le contraddizioni della regione Lombardia, venduta in campagna elettorale come eccellente ma disastrosa nei fatti e nella realtà.
Quello del lavoro è solo uno dei problemi che affliggono la valle,problema che si interseca con carenze infrastrutturali mai risolte e spesso sottovalutate,episodi di frane e chiusure di importanti arterie viarie nell’ultimo anno ne sono la dimostrazione,mostrando il vero volto di un territorio gestito malissimo e abbandonato agli eventi.
Per non parlare della variante di Zogno,opera da sempre indicata come indispensabile per il rilancio del territorio,ma che proprio in queste ore, a conferma di quanto scritto,viene ignorata ,infatti apprendiamo che:”La regione Lombardia non ha ancora trovato le risorse economiche necessarie per coprire gli extra costi emersi a fine Settembre”…
Il problema della valle è da ricercare nella cattiva gestione,da decenni affidata ad una classe politica inadeguata e dannosa, complice di imprenditori di dubbia morale e capacità.
Si cerca ora una risposta alla crisi del lavoro da chi la crisi del lavoro l’ha creata e continua ad alimentarla.
Auspichiamo che questa manifestazione diventi il punto di partenza per la costruzione di una opposizione di massa alle politiche inefficienti che hanno caratterizzato la gestione della valle e di una presa di coscienza dei cittadini,ormai rassegnati,sui veri responsabili della grave condizione in cui versa l’intero territorio. (Zogno, 15.11.14, Gianpiero Bonvicino -Segretario PRC-SE - Valli Brembana e Imagna)

Altre foto: qui


14 NOVEMBRE: SCIOPERO GENERALE, SOCIALE & FIOM. TUTTE/I IN PIAZZA

Il Governo Renzi divide il Paese. E sta con le banche, i padroni e la Troika contro i lavoratori

* Venerdì 14 Novembre 2014: Sciopero generale, sociale & Fiom, con manifestazioni in tutta Italia

Con il decreto Poletti il governo aumenta la precarietà delle giovani generazioni e con il Jobs act vuole cancellare l’art. 18.
Nel frattempo Renzi mostra di attuare i diktat della BCE: taglia 15 miliardi di spesa pubblica e Welfare, taglia i fondi agli enti locali che saranno costretti a ridurre i servizie a aumentare le tasse, mantiene il blocco dei contratti pubblici e rilancia un’altra disastrosa stagione di privatizzazioni.
Sono - spacciate per nuove - le stesse politiche che da vent’anni producono più precarietà, più discrezionalità delle imprese, meno diritti dei lavoratori, più riduzione di salari e stipendi. Le stesse politiche che da vent’anni non aumentano l’occupazione.
Sono le stesse misure neoliberiste dei governi precedenti che come quelle non produrranno nessuna crescita, ma ulteriore recessione, calo dei redditi, degrado sociale, impoverimento dell’economia del nostro paese e limitazione della democrazia.
L’unica strada per creare occupazione è tassare i grandi patrimoni e disobbedire all’Europa delle banche per disporre di almeno 30 miliardi con cui finanziare un grande piano per il lavoro: per il riassetto idrogeologico e la messa in sicurezza degli edifici pubblici, il rilancio dell’welfare, la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio archeologico e artistico del paese.
Grazie alle mobilitazioni dei lavoratori del 24 e 25 ottobre e successive, la questione del lavoro, del reddito e della giustizia sociale è tornata finalmente al centro della politica nel nostro Paese, mandando in fibrillazione un governo sempre più attestato su posizioni antipopolari, autoritarie e repressive (altro che “nuovo”!).
La riuscita delle mobilitazioni del 14 novembre è la condizione ora per aprire la strada ad un rinnovato protagonismo dei lavoratori, per cambiare radicalmente le politiche economiche e sociali, salvare il Paese dal degrado economico e sociale, garantire reddito e diritti a tutte e tutti.

  • Sosteniamo lo sciopero generale dei metalmeccanici del 14 novembre e partecipiamo alla manifestazione della FIOM a Milano (partenza da Porta Venezia alle ore 8,30)
  • Partecipiamo anche al corteo dello sciopero sociale a Bergamo, 14 novembre, partenza da stazione treni ore 9.00
  • A Trescore Balneario, la giornata dello sciopero del 14 novembre coincide con uno dei tanti sfratti esecutivi che si stanno verificando nella nostra zona a causa della disoccupazione e di una sbagliata politica della casa. Invitiamo pertanto a partecipare venerdì 14 novembre al PRESIDIO ANTISFRATTO indetto dalle ore 9.00 in via Gramsci 33. (per info tel. 338.9759975)

NB: Ricordiamo a tutti che - qualunque sia il sindacato a cui  siete iscritti e il settore in cui lavorate (ma anche se non siete iscritti ad alcun sindacato!) - potete scioperare, dato che l’indizione dello sciopero generale intercategoriale da parte dei sindacati di base (Cub, Usb, Cobas, Usi, SiCobas) formalmente mette ogni lavoratore nella condizione di poter aderire e astenersi dal lavoro. Per partecipare alla manifestazione Fiom di Milano, dalla nostra zona pullman in partenza da Trescore Balneario (piazza mercato) ore 6.30, con fermate ad Albano (semaforo) ore 6.40, Gorle (portineria ditta Lovato) ore 6.50, Malpensata ore 7.00. Altri pullman partiranno da diverse altre località della bergamasca (per info c/o Fiom-Bergamo). Un pullman è organizato anche da Rifondazione Comunista Bergamo, con partenza alle ore 7.00 dal Piazzale Malpensata a Bergamo ( costo 8 euro; per info e prenotazioni: 339.7728683 - Fabio, 035.225035 - da lunedi a venerdi, da ore 15 a ore 19).


(09.11.14) TRESCORE BALNEARIO. BANCHETTO A SOSTEGNO DELLO SCIOPERO GENERALE DEL 14 NOVEMBRE

* Domenica 09 novembre a Trescore Balneario, dalle ore 9.30 circa alle ore 12.30 in Viale Locatelli

14 NOVEMBRE: SCIOPERO SOCIALE & FIOM

NO JOBS ACT - BASTA RENZI - BASTA TROJKA

Rifondazione Comunista - Circolo della Valcavallina (per info: tel. 338.9759975)

CAUSA PIOGGIA IL BANCHETTO E’ STATO SOSPESO.

CI VEDIAMO VENERDI’ 14 NOVEMBRE ALLO SCIOPERO: cfr volantino QUI


(28.10.14) FRANCESCO I. “NESSUNA FAMIGLIA SENZA CASA, NESSUN CONTADINO SENZA TERRA, NESSUN LAVORATORE SENZA DIRITTI…”

Riportiamo - da avvenire.it di oggi - l’intervento integrale di Papa Francesco I, in occasione dell’incontro tenuto quest’oggi con i movimenti popolari riuniti in Vaticano, inclusi i Sem Terra, i movimenti per l’acqua, i No Tav, i No Expo, i cartoneros e molti altri…

Buongiorno di nuovo,
sono contento di stare tra voi, inoltre vi faccio una confidenza: è la prima volta che scendo qui, non c’ero mai venuto. Come vi dicevo, provo grande gioia e vi do un caloroso benvenuto.
Grazie per aver accettato questo invito per dibattere i tanti gravi problemi sociali che affliggono il mondo di oggi, voi che vivete sulla vostra pelle la disuguaglianza e l’esclusione. Grazie al Cardinale Turkson per la sua accoglienza, grazie, Eminenza, per il suo lavoro e le sue parole.
Questo incontro dei Movimenti Popolari è un segno, un grande segno: siete venuti a porre alla presenza di Dio, della Chiesa, dei popoli, una realtà molte volte passata sotto silenzio. I poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano anche contro di essa!
Non si accontentano di promesse illusorie, scuse o alibi. Non stanno neppure aspettando a braccia conserte l’aiuto di Ong, piani assistenziali o soluzioni che non arrivano mai, o che, se arrivano, lo fanno in modo tale da andare nella direzione o di anestetizzare o di addomesticare, questo è piuttosto pericoloso. Voi sentite che i poveri non aspettano più e vogliono essere protagonisti; si organizzano, studiano, lavorano, esigono e soprattutto praticano quella solidarietà tanto speciale che esiste fra quanti soffrono, tra i poveri, e che la nostra civiltà sembra aver dimenticato, o quantomeno ha molta voglia di dimenticare.
Solidarietà è una parola che non sempre piace; direi che alcune volte l’abbiamo trasformata in una cattiva parola, non si può dire; ma una parola è molto più di alcuni atti di generosità sporadici. È pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, la terra e la casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro: i dislocamenti forzati, le emigrazioni dolorose, la tratta di persone, la droga, la guerra, la violenza e tutte quelle realtà che molti di voi subiscono e che tutti siamo chiamati a trasformare. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia ed è questo che fanno i movimenti popolari.
Questo nostro incontro non risponde a un’ideologia. Voi non lavorate con idee, lavorate con realtà come quelle che ho menzionato e molte altre che mi avete raccontato. Avete i piedi nel fango e le mani nella carne. Odorate di quartiere, di popolo, di lotta! Vogliamo che si ascolti la vostra voce che, in generale, si ascolta poco. Forse perché disturba, forse perché il vostro grido infastidisce, forse perché si ha paura del cambiamento che voi esigete, ma senza la vostra presenza, senza andare realmente nelle periferie, le buone proposte e i progetti che spesso ascoltiamo nelle conferenze internazionali restano nel regno dell’idea, è un mio progetto.
Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Che triste vedere che, dietro a presunte opere altruistiche, si riduce l’altro alla passività, lo si nega o, peggio ancora, si nascondono affari e ambizioni personali: Gesù le definirebbe ipocrite. Che bello invece quando vediamo in movimento popoli e soprattutto i loro membri più poveri e i giovani. Allora sì, si sente il vento di promessa che ravviva la speranza di un mondo migliore. Che questo vento si trasformi in uragano di speranza. Questo è il mio desiderio.
Questo nostro incontro risponde a un anelito molto concreto, qualcosa che qualsiasi padre, qualsiasi madre, vuole per i propri figli; un anelito che dovrebbe essere alla portata di tutti, ma che oggi vediamo con tristezza sempre più lontano dalla maggioranza della gente: terra, casa e lavoro. È strano, ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista. Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Terra, casa e lavoro, quello per cui voi lottate, sono diritti sacri. Esigere ciò non è affatto strano, è la dottrina sociale della Chiesa. Mi soffermo un po’ su ognuno di essi perché li avete scelti come parola d’ordine per questo incontro.
Terra. All’inizio della creazione, Dio creò l’uomo custode della sua opera, affidandogli l’incarico di coltivarla e di proteggerla. Vedo che qui ci sono decine di contadini e di contadine e voglio felicitarmi con loro perché custodiscono la terra, la coltivano e lo fanno in comunità. Mi preoccupa lo sradicamento di tanti fratelli contadini che soffrono per questo motivo e non per guerre o disastri naturali. L’accaparramento di terre, la deforestazione, l’appropriazione dell’acqua, i pesticidi inadeguati, sono alcuni dei mali che strappano l’uomo dalla sua terra natale. Questa dolorosa separazione non è solo fisica ma anche esistenziale e spirituale, perché esiste una relazione con la terra che sta mettendo la comunità rurale e il suo peculiare stile di vita in palese decadenza e addirittura a rischio di estinzione.
L’altra dimensione del processo già globale è la fame. Quando la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti trattandoli come una merce qualsiasi, milioni di persone soffrono e muoiono di fame. Dall’altra parte si scartano tonnellate di alimenti. Ciò costituisce un vero scandalo. La fame è criminale, l’alimentazione è un diritto inalienabile. So che alcuni di voi chiedono una riforma agraria per risolvere alcuni di questi problemi e, lasciatemi dire che in certi paesi, e qui cito il compendio della Dottrina sociale della Chiesa, “la riforma agraria diventa pertanto, oltre che una necessità politica, un obbligo morale” (CDSC, 300).
Non lo dico solo io, ma sta scritto nel compendio della Dottrina sociale della Chiesa. Per favore, continuate a lottare per la dignità della famiglia rurale, per l’acqua, per la vita e affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra.
Secondo, Casa. L’ho già detto e lo ripeto: una casa per ogni famiglia. Non bisogna mai dimenticare che Gesù nacque in una stalla perché negli alloggi non c’era posto, che la sua famiglia dovette abbandonare la propria casa e fuggire in Egitto, perseguitata da Erode. Oggi ci sono tante famiglie senza casa, o perché non l’hanno mai avuta o perché l’hanno persa per diversi motivi. Famiglia e casa vanno di pari passo! Ma un tetto, perché sia una casa, deve anche avere una dimensione comunitaria: il quartiere ed è proprio nel quartiere che s’inizia a costruire questa grande famiglia dell’umanità, a partire da ciò che è più immediato, dalla convivenza col vicinato. Oggi viviamo in immense città che si mostrano moderne, orgogliose e addirittura vanitose. Città che offrono innumerevoli piaceri e benessere per una minoranza felice ma si nega una casa a migliaia di nostri vicini e fratelli, persino bambini, e li si chiama, elegantemente, “persone senza fissa dimora”. È curioso come nel mondo delle ingiustizie abbondino gli eufemismi. Non si dicono le parole con precisione, e la realtà si cerca nell’eufemismo. Una persona, una persona segregata, una persona accantonata, una persona che sta soffrendo per la miseria, per la fame, è una persona senza fissa dimora; espressione elegante, no? Voi cercate sempre; potrei sbagliarmi in qualche caso, ma in generale dietro un eufemismo c’è un delitto.
Viviamo in città che costruiscono torri, centri commerciali, fanno affari immobiliari ma abbandonano una parte di sé ai margini, nelle periferie. Quanto fa male sentire che gli insediamenti poveri sono emarginati o, peggio ancora, che li si vuole sradicare! Sono crudeli le immagini degli sgomberi forzati, delle gru che demoliscono baracche, immagini tanto simili a quelle della guerra. E questo si vede oggi.
Sapete che nei quartieri popolari dove molti di voi vivono sussistono valori ormai dimenticati nei centri arricchiti. Questi insediamenti sono benedetti da una ricca cultura popolare, lì lo spazio pubblico non è un mero luogo di transito ma un’estensione della propria casa, un luogo dove generare vincoli con il vicinato. Quanto sono belle le città che superano la sfiducia malsana e che integrano i diversi e fanno di questa integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Quanto sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che uniscono, relazionano, favoriscono il riconoscimento dell’altro! Perciò né sradicamento né emarginazione: bisogna seguire la linea dell’integrazione urbana! Questa parola deve sostituire completamente la parola sradicamento, ora, ma anche quei progetti che intendono riverniciare i quartieri poveri, abbellire le periferie e “truccare” le ferite sociali invece di curarle promuovendo un’integrazione autentica e rispettosa. È una sorta di architettura di facciata, no? E va in questa direzione. Continuiamo a lavorare affinché tutte le famiglie abbiano una casa e affinché tutti i quartieri abbiano un’infrastruttura adeguata (fognature, luce, gas, asfalto, e continuo: scuole, ospedali, pronto soccorso, circoli sportivi e tutte le cose che creano vincoli e uniscono, accesso alla salute - l’ho già detto - all’educazione e alla sicurezza della proprietà.
Terzo, Lavoro. Non esiste peggiore povertà materiale - mi preme sottolinearlo - di quella che non permette di guadagnarsi il pane e priva della dignità del lavoro. La disoccupazione giovanile, l’informalità e la mancanza di diritti lavorativi non sono inevitabili, sono il risultato di una previa opzione sociale, di un sistema economico che mette i benefici al di sopra dell’uomo, se il beneficio è economico, al di sopra dell’umanità o al di sopra dell’uomo, sono effetti di una cultura dello scarto che considera l’essere umano di per sé come un bene di consumo, che si può usare e poi buttare.
Oggi al fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione si somma una nuova dimensione, una sfumatura grafica e dura dell’ingiustizia sociale; quelli che non si possono integrare, gli esclusi sono scarti, “eccedenze”. Questa è la cultura dello scarto, e su questo punto vorrei aggiungere qualcosa che non ho qui scritto, ma che mi è venuta in mente ora. Questo succede quando al centro di un sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo, la persona umana. Sì, al centro di ogni sistema sociale o economico deve esserci la persona, immagine di Dio, creata perché fosse il denominatore dell’universo. Quando la persona viene spostata e arriva il dio denaro si produce questo sconvolgimento di valori.
E per illustrarlo ricordo qui un insegnamento dell’anno 1200 circa. Un rabbino ebreo spiegava ai suoi fedeli la storia della torre di Babele e allora raccontava come, per costruire quella torre di Babele, bisognava fare un grande sforzo, bisognava fabbricare i mattoni, e per fabbricare i mattoni bisognava fare il fango e portare la paglia, e mescolare il fango con la paglia, poi tagliarlo in quadrati, poi farlo seccare, poi cuocerlo, e quando i mattoni erano cotti e freddi, portarli su per costruire la torre.
Se cadeva un mattone - era costato tanto con tutto quel lavoro -, era quasi una tragedia nazionale. Colui che l’aveva lasciato cadere veniva punito o cacciato, o non so che cosa gli facevano, ma se cadeva un operaio non succedeva nulla. Questo accade quando la persona è al servizio del dio denaro; e lo raccontava un rabbino ebreo nell’anno 1200, spiegando queste cose orribili.
Per quanto riguarda lo scarto dobbiamo anche essere un po’ attenti a quanto accade nella nostra società. Sto ripetendo cose che ho detto e che stanno nella Evangelii gaudium. Oggi si scartano i bambini perché il tasso di natalità in molti paesi della terra è diminuito o si scartano i bambini per mancanza di cibo o perché vengono uccisi prima di nascere; scarto di bambini.
Si scartano gli anziani perché non servono, non producono; né bambini né anziani producono, allora con sistemi più o meno sofisticati li si abbandona lentamente, e ora, poiché in questa crisi occorre recuperare un certo equilibrio, stiamo assistendo a un terzo scarto molto doloroso: lo scarto dei giovani. Milioni di giovani - non dico la cifra perché non la conosco esattamente e quella che ho letto mi sembra un po’ esagerata - milioni di giovani sono scartati dal lavoro, disoccupati.
Nei paesi europei, e queste sì sono statistiche molto chiare, qui in Italia, i giovani disoccupati sono un po’ più del quaranta per cento; sapete cosa significa quaranta per cento di giovani, un’intera generazione, annullare un’intera generazione per mantenere l’equilibrio. In un altro paese europeo sta superando il cinquanta per cento, e in quello stesso paese del cinquanta per cento, nel sud è il sessanta per cento. Sono cifre chiare, ossia dello scarto. Scarto di bambini, scarto di anziani, che non producono, e dobbiamo sacrificare una generazione di giovani, scarto di giovani, per poter mantenere e riequilibrare un sistema nel quale al centro c’è il dio denaro e non la persona umana.
Nonostante questa cultura dello scarto, questa cultura delle eccedenze, molti di voi, lavoratori esclusi, eccedenze per questo sistema, avete inventato il vostro lavoro con tutto ciò che sembrava non poter essere più utilizzato ma voi con la vostra abilità artigianale, che vi ha dato Dio, con la vostra ricerca, con la vostra solidarietà, con il vostro lavoro comunitario, con la vostra economia popolare, ci siete riusciti e ci state riuscendo… E, lasciatemelo dire, questo, oltre che lavoro, è poesia! Grazie.
Già ora, ogni lavoratore, faccia parte o meno del sistema formale del lavoro stipendiato, ha diritto a una remunerazione degna, alla sicurezza sociale e a una copertura pensionistica. Qui ci sono cartoneros, riciclatori, venditori ambulanti, sarti, artigiani, pescatori, contadini, muratori, minatori, operai di imprese recuperate, membri di cooperative di ogni tipo e persone che svolgono mestieri più comuni, che sono esclusi dai diritti dei lavoratori, ai quali viene negata la possibilità di avere un sindacato, che non hanno un’entrata adeguata e stabile. Oggi voglio unire la mia voce alla loro e accompagnarli nella lotta.
In questo incontro avete parlato anche di Pace ed Ecologia. È logico: non ci può essere terra, non ci può essere casa, non ci può essere lavoro se non abbiamo pace e se distruggiamo il pianeta. Sono temi così importanti che i popoli e le loro organizzazioni di base non possono non affrontare. Non possono restare solo nelle mani dei dirigenti politici. Tutti i popoli della terra, tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tutti dobbiamo alzare la voce in difesa di questi due preziosi doni: la pace e la natura. La sorella madre terra, come la chiamava san Francesco d’Assisi.
Poco fa ho detto, e lo ripeto, che stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. Ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora si fabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati. E non si pensa ai bambini affamati nei campi profughi, non si pensa ai dislocamenti forzati, non si pensa alle case distrutte, non si pensa neppure a tante vite spezzate. Quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore! Oggi, care sorelle e cari fratelli, si leva in ogni parte della terra, in ogni popolo, in ogni cuore e nei movimenti popolari, il grido della pace: Mai più la guerra!
Un sistema economico incentrato sul dio denaro ha anche bisogno di saccheggiare la natura, saccheggiare la natura per sostenere il ritmo frenetico di consumo che gli è proprio. Il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la deforestazione stanno già mostrando i loro effetti devastanti nelle grandi catastrofi a cui assistiamo, e a soffrire di più siete voi, gli umili, voi che vivete vicino alle coste in abitazioni precarie o che siete tanto vulnerabili economicamente da perdere tutto di fronte a un disastro naturale. Fratelli e sorelle: il creato non è una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno è una proprietà solo di alcuni, di pochi. Il creato è un dono, è un regalo, un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo a beneficio di tutti, sempre con rispetto e gratitudine. Forse sapete che sto preparando un’enciclica sull’Ecologia: siate certi che le vostre preoccupazioni saranno presenti in essa. Ringrazio, approfitto per ringraziare per la lettera che mi hanno fatto pervenire i membri della Vía Campesina, la Federazione dei Cartoneros e tanti altri fratelli a riguardo.
Parliamo di terra, di lavoro, di casa. Parliamo di lavorare per la pace e di prendersi cura della natura. Ma perché allora ci abituiamo a vedere come si distrugge il lavoro dignitoso, si sfrattano tante famiglie, si cacciano i contadini, si fa la guerra e si abusa della natura? Perché in questo sistema l’uomo, la persona umana è stata tolta dal centro ed è stata sostituita da un’altra cosa. Perché si rende un culto idolatrico al denaro. Perché si è globalizzata l’indifferenza! Si è globalizzata l’indifferenza: cosa importa a me di quello che succede agli altri finché difendo ciò che è mio? Perché il mondo si è dimenticato di Dio, che è Padre; è diventato orfano perché ha accantonato Dio.
Alcuni di voi hanno detto: questo sistema non si sopporta più. Dobbiamo cambiarlo, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno. Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia. Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le beatitudini che sono contenute nel capitolo 5 di san Matteo e 6 di san Luca (cfr. Matteo, 5, 3 e Luca, 6, 20), e di leggere il passo di Matteo 25. L’ho detto ai giovani a Rio de Janeiro, in queste due cose hanno il programma di azione.
So che tra di voi ci sono persone di diverse religioni, mestieri, idee, culture, paesi e continenti. Oggi state praticando qui la cultura dell’incontro, così diversa dalla xenofobia, dalla discriminazione e dall’intolleranza che tanto spesso vediamo. Tra gli esclusi si produce questo incontro di culture dove l’insieme non annulla la particolarità, l’insieme non annulla la particolarità. Perciò a me piace l’immagine del poliedro, una figura geometrica con molte facce diverse. Il poliedro riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso conservano l’originalità. Nulla si dissolve, nulla si distrugge, nulla si domina, tutto si integra, tutto si integra. Oggi state anche cercando la sintesi tra il locale e il globale. So che lavorate ogni giorno in cose vicine, concrete, nel vostro territorio, nel vostro quartiere, nel vostro posto di lavoro: vi invito anche a continuare a cercare questa prospettiva più ampia; che i vostri sogni volino alto e abbraccino il tutto!
Perciò mi sembra importante la proposta, di cui alcuni di voi mi hanno parlato, che questi movimenti, queste esperienze di solidarietà che crescono dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s’incontrino, come avete fatto voi in questi giorni. Attenzione, non è mai un bene racchiudere il movimento in strutture rigide, perciò ho detto incontrarsi, e lo è ancor meno cercare di assorbirlo, di dirigerlo o di dominarlo; i movimenti liberi hanno una propria dinamica, ma sì, dobbiamo cercare di camminare insieme. Siamo in questa sala, che è l’aula del Sinodo vecchio, ora ce n’è una nuova, e sinodo vuol dire proprio “camminare insieme”: che questo sia un simbolo del processo che avete iniziato e che state portando avanti!
I movimenti popolari esprimono la necessità urgente di rivitalizzare le nostre democrazie, tante volte dirottate da innumerevoli fattori. È impossibile immaginare un futuro per la società senza la partecipazione come protagoniste delle grandi maggioranze e questo protagonismo trascende i procedimenti logici della democrazia formale. La prospettiva di un mondo di pace e di giustizia durature ci chiede di superare l’assistenzialismo paternalista, esige da noi che creiamo nuove forme di partecipazione che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune. E ciò con animo costruttivo, senza risentimento, con amore.
Vi accompagno di cuore in questo cammino. Diciamo insieme dal cuore: nessuna famiglia senza casa, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità che dà il lavoro.
Cari fratelli e sorelle: continuate con la vostra lotta, fate bene a tutti noi. È come una benedizione di umanità. Vi lascio come ricordo, come regalo e con la mia benedizione, alcuni rosari che hanno fabbricato artigiani, cartoneros e lavoratori dell’economia popolare dell’America Latina.
E accompagnandovi prego per voi, prego con voi e desidero chiedere a Dio Padre di accompagnarvi e di benedirvi, di colmarvi del suo amore e di accompagnarvi nel cammino, dandovi abbondantemente quella forza che ci mantiene in piedi: questa forza è la speranza, la speranza che non delude. Grazie.
(www.avvenire.it, 28.10.14)


Le altre foto: qui


(24 e 25.10.14) DUE GIORNATE DI LOTTA CONTRO IL GOVERNO RENZI. PER DARE LA SVOLTA!

* Il 24 ottobre sciopero generale (indetto dalle confederazione Usb e altri)

* Il 25 ottobre manifestazione nazionale a Roma (indetta dalla Cgil)

Dopo oltre sette anni di crisi economica profonda, tutto ciò che sanno proporre l’Europa dei banchieri e il governo Renzi è solo austerità, tagli, privatizzazioni e attacchi ai diritti del lavoro, come il Jobs Act, politiche che impoveriscono i lavoratori, i ceti popolari e anche il ceto medio, con una situazione sociale ogni giorno sempre più grave. Il governo Renzi, peraltro in linea con quelli che l’hanno preceduto, è un governo organicamente di destra che vuole portare a compimento il disegno di totale precarizzazione del lavoro e distruzione dell’articolo 18, mentre contemporaneamente intende stravolgere la Carta costituzionale. Dalla crisi si può uscire solo con la giustizia sociale e l’equità, rafforzando i diritti sociali (e non cancellandoli), attraverso una radicale opposizione al blocco di potere della finanza e del privilegio che sta impoverendo il Paese. In queste settimane, dopo molto tempo, in varie parti d’Italia si è manifestata una forte iniziativa di lotta nei luoghi di lavoro e nella società: le lavoratori e i lavoratori, gli studenti, i precari, i ceti sociali colpiti dalla crisi mostrano di essere di nuovo in campo per chiedere la svolta di cui il Paese ha bisogno: una svolta che può nascere solo a partire dal terreno della mobilitazione e dalla lotta sociale. Per questo gli appuntamenti di questo fine settimana, lo sciopero generale, indetto dal sindacalismo di base venerdì 24 ottobre, e la manifestazione nazionale della Cgil, prevista sabato 25 ottobre a Roma, rappresentano due scadenze di particolare importanza sia per fermare gli attacchi del governo ai diritti dei lavoratori e alle condizioni di vita sia per rilanciare un percorso di lotta, forte e partecipato, in grado di imporre una reale e decisa inversione di tendenza all’impoverimento delle singole persone e famiglie, alla perdita dei diritti, al degrado nell’economia, nella società, nella politica.

VENERDI’ 24 OTTOBRE - SCIOPERO GENERALE. MANIFESTAZIONE - PIAZZA S. BABILA MILANO ORE 9,30.PARTENZA DA BERGAMO SEDE USB VIA SPINO 84 (angolo via Siccardi) ORE 8,00 IN PULLMAN. PER INFO; bergamo@usb.it - 3489253793

SABATO 25 OTTOBRE - MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA. I PULLMAN ORGANIZZATI DALLA CGIL PARTONO DA BERGAMO (PIAZZALE MALPENSATA) ALLE ORE 23,30 DI VENERDI 24 OTTOBRE, PER PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 25 OTTOBRE. IL COSTO E’ A SOTTOSCRIZIONE LIBERA.

Per ulteriori info: alternainsieme@yahoo.it - tel. 338.9759975 (maurizio)


Tanta acqua e tanta tanta polizia, ma tutti quelli che si erano impegnati c’erano ieri alla Persico di Nembro dove era atteso Matteo Renzi. C’erano i lavoratori della Same di Treviglio (che avevano lanciato per primi la mobilitazione per protestare contro Renzi), la Fiom di Bergamo, Unione Inquilini, il Comitato di lotta per la casa, i sindacati di base Usb e Cub, i metalmeccanici della Somaschini di Trescore Balneario e di altre fabbriche, lo SlaiCobas con i lavoratori di Natura.com (fabbrica che intende chiudere e lasciare a casa tutti), Rifondazione Comunista (l’unica forza politica tra i promotori della contestazione) e altri ancora. Non c’era il segretario provinciale della Cgil perché ha scelto di andare dalla Confindustria ad ascoltare Renzi. Abbiamo visto sfilare tra i due nostri presidi - uno da una parte e uno dall’altra della rotonda che portava al luogo del convegno confindustriale - padroni, “politici”, yesmen. Una bella soddisfazione vedere tutti gli uomini del noiosissimo establishment bergamasco (c’erano praticamente tutti!) passare a testa china, costretti tra due file di persone che gliela cantavano. Passati anche diversi ragazzini delle scuole superiori, ma non abbiamo capito bene sulla base di quale progetto educativo sono stati accompagnati dalle rispettive scuole al Convegno della Confindustria. E poi, in ritardo, è arrivata pure la macchina di Renzi, come un fulmine, quando purtroppo la verdura marcia si era esaurita per via dei precedenti lanci, o forse perché i pestiferi lanciatori erano un poco distratti. Abbiamo poi saputo che Renzi era attesissimo dai padroni perché avrebbe annunciato nuovi regali fiscali nei loro confronti. La contestazione a Nembro è stata forte, unitaria, determinata. La Bergamo lavoratrice e quella della sofferenza sociale non ne possono più di questo governo autoritario, contemporaneamente populista e antipopolare, schierato dalla parte dei padroni e dei ricchi, intenzionato ancor più dei precedenti a liquidare decenni di conquiste sociali col protesto delle assurde indicazioni di politica economica che giungono dai vertici dell’Unione Europea. C’è da sperare fondatamente che - dopo l’esperienza di ieri - le forze dell’opposizione di classe possano diventare punto di riferimento non più minoritario per tutti i lavoratori, in vista delle prossime mobilitazioni per fermare e ribaltare le politiche che stanno portando al disastro materiale e morale il nostro Paese.

Le altre foto di ieri: qui


(13.10.14) NEMBRO. CON LE LAVORATRICI E I LAVORATORI PER DIRE NO A RENZI E AL SUO GOVERNO

* Lunedì 13 ottobre, alle ore 14.30, PRESIDIO di PROTESTA, a Nembro, davanti alla fabbrica “Persico” (via R. Follereau, 4), presso la quale sarà presente il Presidente del Consiglio M. Renzi

Gli ultimi atti del governo sono vergognosi. Mentre il governo francese dichiara che intende disobbedire ai trattati e pone le condizioni per cambiare le politiche europee, in Italia è stata votata la fiducia sulla demolizione dell’articolo 18 per assecondare la Merkel.

E’ un governo di servi contro cui occorre dichiarare subito lo sciopero generale, perché il tempo stringe e occorre cambiare radicalmente le politiche economiche e sociali in Italia e in Europa.

Non bastano più le chiacchiere, né da parte di Renzi e nemmeno da parte, ad esempio, della Camusso, perché alle giuste critiche bisogna far seguire i fatti. Serve lo sciopero generale: per obbligare Renzi ad un radicale mutamento delle politiche economiche, per allargare i diritti dei lavoratori invece di restringerli!

Invitiamo pertanto a partecipare e a sostenere le mobilitazioni, sindacali e sociali, che si oppongono alle scelte autoritarie e antipopolari del governo Renzi.

LUNEDI’ 13 ottobre, alle ore 14.30 invitiamo a partecipare al presidio di protesta indetto dai lavoratori della Same a cui parteciperanno organizzazioni sindacali, associazioni, forze politiche, cittadini e lavoratori, davanti all’azienda “Persico” di Nembro (Via R. Follereau, 4), dove si terrà un convegno della Confindustria con la presenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. (per info: te. 338.9759975 - maurizio)


(09.10.14) SAN PAOLO D’ARGON. AGRONOMIA SCRL CHIEDE CASSA IN DEROGA PER 20 IMPIEGATI. FATTURATO IN CALO. ANZI NIENTE AFFATTO! - Rassegna stampa

Qualche giorno fa articoli (promozionali) in cui si è letto che Agronomia Scrl andava a gonfie vele (neoquotata in borsa, nuovo stabilimento in Germania) e poi la notizia della richiesta di Cassa in deroga per 20 dei 24 impiegati in conseguenza del calo di fattuato di 5,8 milioni. Questo perché - secondo l’avvocato dell’azienda, Stefano Lorenzi (peraltro vicepresidente della Compagnia delle Opere di Bergamo - “Il calo del fatturato è dovuto alla perdita di clienti come Billa e Lombardini” (cfr. Bergamonews.it 29.10.14: qui). Agronomia (San Paolo d’Argon, Via Puccini 4) è l’agroindustria specializzata in quarta gamma, cioè insalatina nel cellophane, settore che negli ultimi tempi ha avuto una crescita da primato. Sulla richiesta di Cassa in deroga il sindacato di categoria Flai-Cgil non ha firmato, spiegandone le ragioni in una conferenza stampa il 29 settembre. Il giorno dopo il Consiglio di amministrazione di Agronomia approvava la relazione finanziaria semestrale (cfr. qui), nella quale si specifica che il Gruppo aveva sottoscritto “dei contratti preliminari di fornitura con 5 importanti gruppi della distribuzione in Germania e con un gruppo distributivo in Italia, per un valore complessivo di fornitura di circa 13 milioni di euro”. Perchè quindi mettere 20 lavoratori in Cassa in deroga, ha chiesto la Cgil? (cfr. Bergamonews.it 01.10.14: qui) E questa domanda ce la poniamo anche noi.

San Paolo d’Argon. Agronomia. Le nostre precedenti info: qui


Venerdi 10 Ottobre, da ore 16 a ore 20, Porta Nuova, Bergamo

* ore 16,00: Presidio delle famiglie sfrattate. Cibo e musica per il diritto alla casa.

* ore 18,00: Assemblea aperta alle forze sociali e politiche, i comitati sulle mobilitazioni dell’autunno contro tutte le precarietà

La situazione degli sfratti per morosità incolpevole a Bergamo, come nel resto di Italia, si fa ogni giorno più grave. Questo appare chiarissimo osservando l’ultimo Rapporto statistico, redatto dal Ministero degli Interni, che riassume i dati degli sfratti del 2013. Sono stati 73.385 i nuovi sfratti per morosità convalidati in Italia nel 2013, con un incremento del 4,37% sul 2012, che si aggiungono a quelli degli anni precedenti portando il totale delle richieste di esecuzione a 129.577, rispetto al 2012 +2,15%. Bergamo e provincia i nuovi sfratti per morosità nel 2013 sono stati 1.173; le richieste di esecuzione 1.702 (+17%), le esecuzioni con l’ausilio della forza pubblica sono state nel 2013 ben 529 con un incremento del 10%.
La situazione non potrà che peggiorare nei prossimi mesi a causa della ulteriore diminuzione del potere di acquisto di salari e pensioni conseguente alle politiche di austerità del governo. Ne è un esempio la recente approvazione del “Piano Casa” che sancisce, a fronte di un irrisorio finanziamento per il fondo contro la morosità incolpevole, la fine di qualsiasi politica di intervento pubblico contro l’emergenza abitativa (vendita delle case popolari, ecc..). In particolare, l’art.5 prevede misure repressive verso le lotte per il diritto alla casa (restrizioni nell’accesso alle residenze e alle utenze agli occupanti di immobili pubblici sfitti).
Non meno importante è il violento attacco ai diritti dei lavoratori, che si intende realizzare attraverso la “riforma” del mercato del lavoro, conosciuta come “Jobs Act”. Il provvedimento sancisce la precarietà come condizione standard di vita, istituzionalizzando il lavoro servile, sottopagato o gratuito, liberalizzando i licenziamenti (abolizione dell’art. 18).
Di fronte ad una situazione di questo tipo, è essenziale sviluppare una iniziativa sociale che riunifichi e dia maggiore efficienza alle pratiche mutualistiche e di resistenza che si sono sviluppate in questi anni (occupazione di case, resistenza all’esecuzione degli sfratti). Queste esperienze, attraverso l’autorganizzazione dei proletari, tentano la ricostruzione di una difesa organizzata contro la crisi economica basata sulla solidarietà di classe. Ma con l’aggravarsi della crisi economica tutto questo non è ancora abbastanza.
È sempre più importante operare per uno “sciopero sociale”, non come atto isolato ma che sia l’esito di un processo, che sappia connettere le resistenze e ricomporre l’universo frammentato della precarietà sociale, lavorativa ed abitativa, che abbia come obbiettivo la modifica delle politiche sociali in Italia. È necessario costruire uno sciopero politico contro le politiche di austerity. Uno sciopero contro il ricatto della precarietà, i salari da fame e la disoccupazione di massa, per il welfare, il diritto alla casa, i beni comuni.
Il 10 Ottobre è la giornata internazionale di mobilitazioni “sfratti zero” lanciata dall’Alleanza Internazionale degli Abitanti (www.habitants.org). Dal 2012 è una giornata di iniziative ed eventi: picchetti anti-sfratto, cortei, occupazioni, assemblee, presidi, ecc..
L’appello che rivolgiamo è che il 10 ottobre 2014 a Bergamo si trasformi in una assemblea che coinvolga tutte le forze sociali e politiche, i comitati e le associazioni che lottano per il diritto alla casa, al lavoro e al reddito, uno spazio pubblico di confronto per organizzare le mobilitazioni dell’autunno contro tutte le precarietà, per arrivare allo sciopero sociale del 14 novembre. (Per info: 339.7728683 - Fabio; alternainsieme@yahoo.it)

Diritto alla casa. Le nostre precedenti info: qui


« Pagina precedentePagina successiva »