(10.01.17) GORLE. TENSIONE AL PRESIDIO ANTI-SFRATTO. LA FORZE DELL’ORDINE MINACCIANO SGOMBERI E DENUNCE. MA INTANTO CRESCONO LE PERSONE IN POVERTA’ ASSOLUTA, SFRATTATE E SENZA FISSA DIMORA

Gli attivisti che si sono mobilitati, lunedì 9 gennaio, per impedire che Khadija e la sua famiglia fossero gettati in strada a seguito dello sfratto per morosità a cui sono sottoposti, si aspettavano un presidio piuttosto complicato.
Infatti la famiglia di Khadija che, sotto sfratto da diversi mesi, si è nel frattempo ulteriormente impoverita a causa della prolungata disoccupazione del marito e a causa della forte riduzione del salario di Khadija, in maternità con complicazioni di salute. Il Comune di Gorle non si è però preoccupato di aiutare a trovare una soluzione alternativa e sostenibile.
A causa di questa situazione gli attivisti anti-sfratto si sono mobilitati in questi mesi, ottenendo diversi rinvii dello sgombero dell’alloggio.
Anche lunedì mattina la rete di solidarietà si è mobilitata con un presidio che ha visto la partecipazione, oltre agli attivisti sindacali e di diverse famiglie di sfrattati accorse a portare un sostegno concreto.
Purtroppo contro il presidio anti-sfratto, sono intervenuti ben 2 (due) ufficiali giudiziari e un ingente schieramento di polizia, i cui agenti hanno più volte minacciato di denunciare i partecipanti e procedere allo sgombero violento.
La determinazione non-violenta dei partecipanti al presidio ha ottenuto infine un altro rinvio.
Ufficiale giudiziario e carabinieri, come succede sempre più spesso, non hanno comunicato a Khadija la data del prossimo accesso all’alloggio, preannuciando per di più sgombero improvviso e violento.
Se lo sfratto fosse stato eseguito, lunedì la famiglia sarebbe finita a vivere strada, perché l’Amministrazione comunale non aveva previsto alcuna collocazione in alloggio o comunità, vista anche l’ondata di freddo eccezionale di questi giorni.
Come segnalano da diverso tempo le organizzazioni che accolgono i senza fissa dimora, in bergamasca le strutture attive sono tutte al completo o quasi. Stessa situazione per quanto riguarda le comunità di accoglienza, le strutture destinate all’assistenza e cura di minori fuori famiglia, disabili, anziani, adulti in difficoltà.
Soltanto il mutuo-soccorso e la resistenza allo sgombero sono riusciti a evitare che la condizione della famiglia di Khadija peggiorasse ulteriormente.
Ancora una volta la solidarietà, il mutuo-soccorso e l’auto-organizzazione hanno sostituito un sistema di sostegno alla povertà che è sempre più inadeguato nonostante la precarietà abitativa sia in continuo aumento.
Unione Inquilini propone una campagna: “La crisi economica e le politiche di austerità hanno aumentato povertà, solitudine ma anche il razzismo. Noi dobbiamo rispondere facendo società”, solidarietà attiva e auto-difesa tra tutti i ceti popolari (italiani e immigrati), per costruire reti e connessioni fra i conflitti sociali e le pratiche di mutuo-soccorso.”

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(09.01.17) GORLE. NUOVO PRESIDIO ANTISFRATTO PER SALVARE  DONNA INCINTA E CON UNA FIGLIA PICCOLA

Unione Inquilini: “Questa mobilitazione non si sarebbe dovuta fare se il Comune di Gorle avesse applicato la legge sulla proroga degli sfratti per morosità incolpevole”

Lunedi 9 gennaio gli attivisti di Unione Inquilini si daranno appuntamento, a partire dalle ore 9,00 sotto la casa della famiglia di Khadija a Gorle, in via Gran Sasso d’Italia n° 5.
Khadija è madre di una bimba di 2 anni ed è in stato di gravidanza, il marito è disoccupato.
A causa dello stato di povertà entrambi non sono riusciti a pagare l’affitto dell’abitazione in cui vivono e immediatamente è partita la procedura di sfratto per morosità incolpevole.
Dopo diversi rinvii, lunedì 9 gennaio l’ufficiale giudiziario si recherà presso l’alloggio per sgomberare con l’ausilio delle forze di polizia. La colpa più grave di Khadija e del marito è di essersi illusi che il Comune non li avrebbero abbandonati, che sarebbero stati aiutati con qualche misura di sostegno, anche se solo limitata o temporanea. Speravano di evitare lo sfratto, perché da oltre alcuni anni vi è una legge che difende dallo sfratto forzoso. Quest’anno la sua applicazione obbliga i Comuni a sostenere i casi di “morosità incolpevole” con misure di accompagnamento sociale e di “graduazione” dello sfratto.
In altre parole, il comune di Gorle dovrebbe aiutare chi, come Khadija, non può più pagare l’affitto perché impoverito dalla crisi economica. In mancanza di questo aiuto, lo sfratto non deve essere eseguito, così come già previsto da diversi Prefetti in tutta Italia (Milano, Pisa, Livorno e altre province).
L’Unione Inquilini insiste: “Il Comune deve pubblicare i moduli per la richiesta del sostegno sociale per la “morosità incolpevole”, e quindi inviare al Prefetto l’elenco delle famiglie alle quali graduare lo sfratto come dettato dalla legge.
A causa del ritardo nell’applicazione della legge una famiglia rischia di finire in strada; per questo abbiamo deciso di mettere in campo la nostra legalità: lunedì mattina vogliamo impedire lo sgombero della famiglia. Chiediamo al Comune e al Prefetto di Bergamo la immediata sospensione degli sfratti sino alla corretta applicazione del contributo per la morosità incolpevole. (per info tel. 3345096230 - Davide)

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