(11.08.13) PIANO DI GAVERINA. DOPO LO SFRATTO CON SGOMBERO, SOCIAL CO-HOUSING (ALL’AMIANTO) A QUOTA 650 SLM

Abbiamo raccontato nei giorni scorsi la vicenda della famiglia di H. che il 1° agosto è stata sgomberata a Trescore Balneario (cfr. alternainsieme.net 01.08.13). Scampata quel giorno la prospettiva di segregare la moglie e tre figli in un appartamento da spartire con una coppia nel borgo di Piano di Gaverina, anche i servizi sociali avevano convenuto sull’opportunità di alloggiarli per alcuni giorni presso un motel della Valcavallina in attesa di destinarli - da martedì di questa settimana - presso comunità protetta della Caritas a Monterosso. Le cose però non sono andate come si era convenuto, tanto che il soggiorno al motel - nonostante il “colloquio” per l’ingresso nella comunità si sia tenuto regolarmente lunedì - è proseguito per qualche altro giorno. Poi giovedì 8 agosto, H., convocato in comune si è sentito dire - pare dal sindaco in persona - che moglie e figli dovevano tornare a Piano di Gaverina e che, se non avesse accettato, potevano andarsene tutti in strada. L’8 agosto quest’anno è coinciso con la festa di fine Ramadan, Eid el-fitr, ricorrenza durante la quale i bambini musulmani ricevono, come da noi a Santa Lucia, regali e dolci. Il giorno dopo i tre bambini di H. (7 anni, 5 anni e 3 mesi) hanno avuto come regalo quello di essere riportati con la mamma a Piano di Gaverina nell’appartamento mansardato al terzo piano di una palazzina anni settanta, dove già ci vive da tre mesi una coppia (sono italiani della zona) qui mandata dai servizi sociali della comunità montana. C’è una cucina (abbastanza grande), un bagno, e due camere piccole, 4metri X4metri, una per ciascuno dei due nuclei, col soffitto (in legno) spiovente, dove tutto (letti, vestiti e quanto serve alle persone) è accatastato all’inverosimile. E’ stato promesso a H. che i suoi si fermeranno qui solo 10-15 giorni e che poi verrà allestita per loro una nuova sistemazione, sempre in convivenza con qualcuno, ma in una località del fondovalle, a Vigano San Martino o forse anche Trescore Balneario, perché a Piano di Gaverina - tanto per avere un’idea delle difficoltà - il negozio di alimentari più vicino si trova nell’altra frazione, a quasi due chilometri, in fondo ad una serie di tornanti. Purtroppo già un impegno, quello di poter accedere ad una comunità protetta da martedì 6 agosto non è stato rispettato… La porta di ingresso all’appartamento non si chiude perché la serratura è rotta e la caldaia ha qualche problema, ma in compenso c’è una bella porta-finestra che consente di accedere ad una terrazza sul tetto da cui si gode una bellissima vista sulla vallata di Gaverina. Il tetto tuttavia è ricoperto di eternit, di quello piuttosto logorato, quindi particolarmente pericoloso. In Valcavallina di case vuote - vecchie, nuove, sfitte e invendute, “seconde” case abitate per pochi giorni all’anno - ce ne sono a centinaia, forse migliaia. Si è potuto trovare solo un sottotetto con le coperture all’amianto per mandarci a vivere in co-housing - cioè condivisione forzata -  i bambini e le persone in difficoltà?

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(01.08.13) TRESCORE BALNEARIO. VALIGIE, BAMBINI, UN BORGO DI MONTAGNA E UN MOTEL. MA E’ UNO SGOMBERO FORZATO, NON LA PARTENZA PER LE VACANZE

Quando è arrivato il Doblò Fiat dell’assistenza sociale nel cortile di via Brembati 31, abbiamo cominciato a portare giù le valigie dalla mansardina del terzo piano da cui la famiglia di H. deve andarsene. M., la moglie di H., con in braccio la bambina di pochi mesi, non è riuscita a nascondere le lacrime, ma tutti gli altri sono saliti e scesi delle scale con borse e valigie sforzandosi di mostrare buon umore per distrarre i due bambini più grandi (5 e 7 anni). Dopo la giornata del 18 luglio, quando in via Brembati 31 abbiamo resistito allo sgombero ottenendo per H. un ulteriore breve rinvio fino a quest’oggi, non avevamo nascosto che per il collettivo non esistevano le condizioni organizzative per un’ulteriore azione diretta antisfratto. Le autorità preposte hanno pertanto agito perché il diritto di proprietà avesse senz’altro la prevalenza su quello alla salute e alla casa, non senza approfittare dell’occasione per aggiungere qualche ulteriore elemento di rigidità, giusto per dare una lezione, e per prevenire qualsiasi nuova turbativa all’ordine pubblico. Negli incontri che abbiamo avuto nei giorni scorsi, il sindaco e i servizi sociali del comune hanno escluso di prendersi carico di tutta la famiglia sfrattata scartando seccamente le nostre proposte in tal senso. Per M., per i due bambini in età scolare e per la bambina ancora di pochi mesi - ci è stato detto - sarà a disposizione un appartamento da dividere con una coppia, nel comune di Gaverina, senza ulteriore precisazione. Malgrado l’assicurazione esplicita, anche alle forze dell’ordine, che la nostra azione solidale si sarebbe limitata a collaborare con i servizi sociali perché alla moglie ai figli di H. fosse garantita una sistemazione adeguata, abbiamo potuto constatare che alla vigilia dello sgombero dal portale d’ingresso agli alloggi di via Brembati 31 sono state divelti e portati via gli storici battenti, rustici e massicci, che si erano dimostrati particolarmente efficaci nell’ultima azione di resistenza antisfratto. Riempiti gli automezzi delle cose della famiglia, non senza il discreto e fugace controllo a distanza dei carabinieri di Trescore, ci siamo potuti avviare verso Gaverina, incolonnati dietro il Doblò guidato dall’assistente sociale. Risalita mezza Valcavallina, Roberta a Casazza ha girato a sinistra, ma non si è fermata alla frazione più bassa (dove si trovano le fonti) e nemmeno al capoluogo due tornanti sopra, ma ha proseguito spedita salendo oltre il municipio e la chiesa parrocchiale, su verso la frazione di Piano, quella che si trova più in alto, dopo altri numerosi tornanti. Negli anni settanta Piano presentava una buona vitalità, con almeno un negozio, edicola e tabacchi e perfino un’osteria ben frequentata. A quarant’anni di distanza dopo una ricognizione abbiamo potuto avere la conferma da uno dei rari passanti che in paese sono rimasti in pochi, che non ci sono più esercizi pubblici e che pertanto M., che l’italiano lo capisce male e non lo parla, si sarebbe trovata sola con i suoi bambini, in convivenza con sconosciuti, in un paese semi-disabitato, avendo il negozio di alimentari più vicino a non meno di 2.5 (Gaverina) o 5 chilometri (Casazza). Tutti abbiamo concordato che non potevamo lasciarli lì, deportati fuori dal mondo, e siamo pertanto ritornati a Trescore. Ci avessero posto nelle condizioni di poter verificare prima, si sarebbe potuta evitare una gita fuori programma fino ai 650 slm. di Piano di Gaverina. In municipio abbiamo pressato i servizi sociali perché M. e i suoi figli avessero una nuova e più adeguata sistemazione. La soluzione - fra telefonate convulse e ridondanti esternazioni di rimbrotto e disappunto del personale politico (Lega Nord) - alla fine è stata individuata in una comunità alloggio a Bergamo-Monterosso, che però sarà disponibile solo da martedì prossimo. Per questi giorni di fine settimana M. e i suoi figli avranno a disposizione una camera in un motel della media Valcavallina. Pochi minuti fa li abbiamo sentiti al cellulare; stanno bene, ci hanno detto, e, ci è parso di capire, il loro morale non è del tutto a terra. Anche questo è resistenza alla crisi.

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