(21.07.15) BREMBATE/STEZZANO. SFRATTI: UNA GIORNATA MOVIMENTATA

Doveva essere una giornata tranquilla sul fronte degli sfratti, tant’è che come Unione Inquilini non avevamo indetto alcuna particolare mobilitazione. In realtà è stata una delle più drammatiche e più tese e solo con lunga fatica si sono evitati o almeno limitati esiti traumatici.
Di prima mattina Paolo ed io abbiamo raggiunto Brembate, dove abbiamo trovato anche il giovane compagno Wahid. Alle 8.30 era atteso l’ufficiale giudiziario a casa di C., disoccupato, la cui famiglia doveva lasciare l’abitazione, un piccolo appartamento di due stanze in un caseggiato a ringhiera con incipienti tratti di fatiscenza. C. era riuscito nei giorni scorsi a trovare una nuova abitazione, sottoscrivendo pure un preliminare di contratto d’affitto. Gli servono solo un paio di mesi per adeguare l’appartamento. Il proprietario però si è dimostrato subito irremovibile e deciso a voler entrare senz’altro in giornata in possesso dell’appartamento affittato, tanto che subito sono stati chiamati i carabinieri del paese. Ad un certo punto le forze dell’ordine ci hanno intimato lo sgombero immediato, ma siamo riusciti ad intavolare un discussione serrata fino a quando si è raggiunto - non senza tensioni e rotture - un accordo che consentirà all’inquilino di rimanere per altri due mesi.
Non avevamo ancora verbalizzato l’accordo, quando ci chiamano al cellulare da Stezzano, per informarci che - senza alcun preavviso - era già in corso lo sfratto di Love, la ragazza nigeriana madre di un bambino di un anno e mezzo e incinta di due gemelli. Le compagne e i compagni dell’Unione Inquilini hanno seguito questa vicenda da diverso tempo, in particolare dall’8 luglio giorno della prima uscita dell’ufficiale giudiziario che aveva rimandato lo sfratto di una settimana senza però precisare la data dell’uscita successiva. In queste due settimane non abbiamo lasciato nulla di intentato per cercare il confronto con il comune di Stezzano per un percorso condiviso che portasse ad una soluzione abitativa alternativa dignitosa e non precaria, viste anche le condizioni di salute di Love. Quando Paolo, Wahid, io e poi anche Rita siamo arrivati, nella casa di Love erano già entrati carabinieri ed ufficiale giudiziario, mentre i proprietari stavano già procedendo a sostituire le serrature delle porte. Il piccolo Daniel che piangeva, tensione alle stelle, parole concitate. E’ stato possibile mantenere l’occupazione di una stanza. Quando abbiamo chiamato il comune una prima volta non ci è stato risposto. Sono passate così alcune ore fino quando, ormai nel primo pomeriggio, la signora ufficiale giudiziario ha accettato di andare lei stessa in municipio con il nostro Paolo per incontrare l’amministrazione comunale. Dopo un’ora sono rientrati alla casa di Love. Per stasera - questo quanto hanno concordato Paolo e l’ufficiale giudiziario con il comune - Love potrà rimanere nella “sua”casa; domani alle 17 verrà accompagnata dai servizi sociali alla comunità di Torre Boldone, dove avrà a disposizione un piccolo appartamento; confermati gli impegni economici del comune per aiutare Love e il suo compagno ad affittare un appartamento non appena riusciranno a sottoscrivere un preliminare di contrattto d’affitto. Questa la soluzione ragionevole a cui siamo potuti arrivare. Dobbiamo riconoscere che almeno negli ultimi passaggi la signora ufficiale giudiziario si è spesa molto per questa soluzione “umana”. Resta però il rammarico, come abbiamo già denunciato (cfr. alternainsieme.net 15.07.15: qui), che questo sfratto ha avuto un di più di tensioni e sofferenze che si sarebbero potute evitare con una più tempestiva disponibilità d’ascolto da parte delle istituzioni preposte.
Un ultima notazione. A Brembate il proprietario è un africano e italiana la famiglia sfrattata; a Stezzano invece l’esatto inverso. Entrambi piccoli (micro) proprietari hanno mostrato la medesima intransigenza, quasi con le medesime parole e argomentazioni contro le famiglie sfrattate. In ogni caso questi conflitti rischiano di essere devastanti sul piano della convivenza civile e “coesione sociale” ed è pertanto urgente che vengano radicalmente cambiate le politiche economiche e in particolare le politiche della casa, prima che la crisi accentui all’inverosimile la conflittualità tra chi, seppure in modo diverso, ne sta pagando i prezzi. Per questo bisogna intensificare l’opposizione e la lotta sociale e politica. (21.07.15, m.m. - Unione Inquilini Bergamo)

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