(01.04.20) BERGAMO. COVID: ALER NON HA ANCORA SOSPESO IL PAGAMENTO DEGLI AFFITTI NELLE CASE POPOLARI.

Unione Inquilini: “Tutelare chi è in difficoltà e rispettare le promesse annunciate”

In questo periodo di emergenza sanitaria richiamiamo la Regione Lombardia, ALER di Bergamo e l’Amministrazione comunale della città capoluogo a tutelare i suoi inquilini.
Pur capendo le difficoltà economiche dell’ente gestore delle case popolari richiamiamo i vertici alla sua natura sociale e alla tutela degli assegnatari.
Non è una azione impossibile: già altre città italiane hanno deciso misure simili. L’Amministrazione comunale di Milano, per esempio, ha sospeso gli affitti delle case comunali fino al 30 settembre 2020.
Inoltre il Presidente dell’ALER di Bergamo lo aveva annunciato in un comunicato ripreso dall’Eco di Bergamo del 23 marzo scorso. Purtroppo questo non è avvenuto e i bollettini di marzo sono arrivati regolarmente agli inquilini delle case popolari di Aler e del comune di Bergamo. Gli inquilini che, sorpresi di questo comportamento, chiedono chiarimenti agli uffici di ALER si sentono rispondere in malo modo.
Chiediamo che anche a Bergamo vengano attuate veramente le normative del Governo del #iorestoacasa. Sono tantissime le segnalazioni che giungono, agli attivisti di Unione Inquilini, da parte di famiglie monoreddito impossibilitate a garantire il pagamento con bollettino postale e altrettanti anziani incapaci di utilizzare i parziali strumenti di “home
banking” messi di recente a disposizione.
Naturalmente chi non riesce a pagare oggi dovrebbe poterlo fare, quando l’emergenza sanitaria sarà conclusa, senza more e sanzioni. Anche questa cosa non è assolutamente scontata.
Avanziamo quindi come Unione Inquilini, formalmente alla Regione Lombardia e all’ALER ma anche all’Amministrazione comunale di Bergamo queste richieste che semplicemente richiamano al buon senso.
Naturalmente siamo consapevoli che tale misura da sola non sarà sufficiente. Pertanto chiediamo all’Assessore Marchesi che sia conseguente a quanto dichiarava alla giornalista dell’Eco di Bergamo nell’articolo del 23 marzo.
Va aumentata la dotazione economica del fondo comunale per il contributo di solidarietà (ai sensi dell’art. 35 comma 7 L.R. 27/2009) per sostenere le famiglie che non riescono più a pagare gli affitti a causa di particolari situazioni di difficoltà determinate dall’emergenza Coronavirus e accumulano morosità.
Dobbiamo evitare che, anche nelle case popolari, terminata la crisi sanitaria, centinaia di famiglie vadano incontro a sfratti per morosità aggravando la già situazione critica che viviamo in bergamasca sul fronte degli sfratti. (Bergamo, 01.04.2020 - Unione Inquilini, la segretaria provinciale Rita Rebecchi)

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(23.03.20) COVID19. SOSPESO ANCHE A BERGAMO IL PAGAMENTO DEGLI AFFITTI DELLE CASE POPOLARI

Comune di Bergamo e Aler: “Non manderemo i bollettini”. E’ un risultato importante, ma occorre anche incrementare il fondo di solidarietà per gli inquilini in difficoltà.

A seguito anche delle pressioni e richieste di Unioni Inquilini (cfr. QUI), Aler e Comune di Bergamo si sono impegnati a non emettere i bollettini per l’affitto delle case popolari. “Anche in ottemperanza del decreto atto limitare le sucite da casa e qualunque tipo di spostamento non strettamente necessario - spiega Marzia Marchesi, assessore a Bergamo per l’edilizia residenziale pubblicas - abbiamo deciso di non emettere i bollettini di aprile e nemmeno quello succsessivi”. (cfr. “Eco di bg” 23.03.20)
Rita Rebecchi, per Unione Inquilini Bergamo, ha espresso soddisfazione per questo risultato, ma ricorda che esiste tuttavia la preoccupazione che problemi e difficoltà siano soltanto rinviate. Pertanto Unione Inquilini - visto l’assommarsi dell’emergenza coronavirus al grave disagio economico in cui versa un numero crescente di inquilini - pone l’attenzione sulla necessità di incrementare il fondo del contributo di solidarietà e accelerare la sua erogazione.
“Sono necessari - secondo quanto quest’oggi ha scritto Unione Inquilini al Comune di Bergamo - subito 60mila euro e occorre prevedere la possibilità di presentare domande on line con documentazione attestante situazione di riduzione della propria capacità economica”, anche a seguito di emergenza critica che viviamo in bergamasca sul fronte degli sfratti. (23.03.20, Unione Inquilini Bergamo)

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(18.03.20) IL GOVERNO ACCOGLIE LA SOSPENSIONE DEGLI SFRATTI. ADESSO SI SOSPENDANO GLI AFFITTI NELLE CASE POPOLARI E SI FINANZI IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’.

* Bergamo. Unione Inquilini scrive al sindaco Gori: “Agisca sull’esempio del Comune di Milano: sospenda gli affitti fino al 30 settembre”

Gli attivisti di Unione Inquilini a Bergamo esprimono grande soddisfazione per l’inserimento da parte del Governo della sospensione degli sfratti accogliendo la proposta avanzata dal nostro sindacato. É il risultato di un lungo braccio di ferro che ha visto protagonista la Segreteria nazionale del sindacato ma al quale ha dato un contributo anche la sede di Bergamo che ha, fino a ieri, fatto pressione sulla Prefettura.
Nel Decreto firmato dal Presidente il 17.3.2020 e da oggi in Gazzetta, all’articolo 103 comma 6, si decide che: “l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche a uso abitativo, è sospesa fino al 30 giugno 2020.

Quindi in tutte le città italiane nessuna famiglia verrà sfrattata, una scelta doverosa da parte del Governo che in questa maniera non mette a repentaglio le persone evitando il diffondersi del Covid-19. Una volta tanto la salute dei cittadini è stata anteposta alla rendita.

Gli attivisti di Unione Inquilini sono ora impegnati affinché anche il Comune di Bergamo e l’ALER, agiscano con il medesimo coraggio, prevedendo di aiutare le famiglie delle case popolari che vivono situazioni di particolare difficoltà.

Chiediamo al Sindaco Giorgio Gori e all’assessore Marzia Marchesi che il Comune di Bergamo agisca per primo, dando l’esempio agli altri Enti locali della bergamasca. “Sull’esempio del Comune di Milano, Gori sospenda il pagamento dei canoni di affitto e delle spese degli alloggi popolari di proprietà del Comune fino al 30 settembre 2020”, ha dichiarato Rita Rebecchi, segretaria del Unione Inquilini di Bergamo.

“Naturalmente siamo consapevoli che tale misura non sarà sufficiente. Pertanto chiediamo che sia aumentata la dotazione economica del fondo comunale per il contributo di solidarietà (ai sensi dell’art. 35 comma 7 L.R. 27/2009) e di implementare il fondo sostegno affitti per le famiglie che non riescono più a pagare gli affitti a causa di particolari situazioni di difficoltà determinate dall’emergenza Coronavirus.
Dobbiamo evitare che centinaia di famiglie vadano incontro al rischio di sfratto per morosità aggravando la già situazione critica che viviamo in bergamasca sul fronte degli sfratti. (18.03.20, Unione Inquilini Bergamo)

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(31.01.20) OSIO SOTTO (bg). ALER VUOLE CACCIARE I POVERI DALLE CASE POPOLARI. PRESIDIO ANTISFRATTO PER CLAUDIA E PATRIZIA

* Venerdì 31 gennaio 2020, dalle ore 9.00, a Osio Sotto, all’entrata del condominio Aler di Via 25 Aprile n. 7

Claudia è rimasta senza lavoro a giugno del 2015 quando il ristorante dove era assunta come lavapiatti ha cessato l’attività e l’ha lasciata a casa senza versare un euro di tfr. Da quel momento non è più riuscita a trovare un’altra occupazione, come succede sempre più spesso a persone ultra cinquantenni. Claudia abita con la sorella Patrizia nelle case popolari ALER di Osio Sotto. Anche la sorella Patrizia sopravvive da anni con le magre retribuzioni derivate da lavori salutari e precari (mai superiori alle 500-600 euro mensili). Claudia e Patrizia sono anni che non riescono a pagare l’affitto con continuità. Hanno accumulato un debito piuttosto alto e l’ALER di Bergamo ha avviato le procedure di sfratto. L’Amministrazione comunale di Osio Sotto, dopo aver erogato un contributo alcuni anni addietro, ha dichiarato che l’unica soluzione che può offrire consiste in due posti letto nel dormitorio serale a Bergamo.

Quello che sta succedendo a Claudia e Patrizia è un caso emblematico di un fenomeno in costante crescita. Nelle case popolari sta aumentando, da diversi anni, il numero delle famiglie che non riesce più a sostenere il pagamento di affitti e spese. Non a caso le ultime rilevazioni ISTAT, in Italia, dal 2007 ad oggi, segnalano che l’incidenza della povertà assoluta tra gli individui è più che raddoppiata (dal 3,1% all’ 8,4% sulla popolazione totale).


Alcuni giorni addietro hanno fatto scalpore le dichiarazioni del Direttore Generale di ALER Milano, Domenico Ippolito (“Il Giorno” del 17.1.2020), il quale, commentando la nuova legge regionale approvata nel 2017, ha dichiarato che ALER e Regione Lombardia vogliono ridurre drasticamente, nel giro di 10 anni, il numero dei poveri cacciandoli dalle case popolari. Questo avverrà imponendo un limite alle assegnazioni alle famiglie più povere e aumentando i canoni nelle case popolari. Ma già da questi mesi anche nelle case popolari Aler della nostra provincia sono cresciute le ingiunzione di sfratto nei confronti delle persone più disagiate e più deboli.

Qualcuno ha scritto: “È come se gli ospedali smettessero di accettare i casi più gravi, perché i pazienti spesso muoiono”. (cfr. Business Insider, 25.01.20)

Ippolito sostiene, nell’articolo citato, che devono essere i comuni a farsi carico dei più poveri. Purtroppo però anche gli Enti locali, a causa dei tagli ai trasferimenti economici oppure per insensibilità, cercano di evitare di assumersi la responsabilità. Il risultato di questo processo è già evidente e lo hanno denunciato Caritas e Diocesi di Bergamo a ottobre del 2019 quando informavano che i senzatetto a Bergamo sono già l’1% della popolazione e sono in costante crescita.


Venerdi 31 gennaio l’ufficiale giudiziario, accompagnato dalla polizia, interverrà per eseguire lo sfratto e buttare in strada Claudia e Patrizia. Gli attivisti di Unione Inquilini hanno promosso un presidio di solidarietà contro lo sfratto di Claudia e Patrizia e più in generale contro le politiche dell’Aler e fanno appello alla cittadinanza, a tutte le associazioni impegnate per il diritto alla casa. L’appuntamento è al presidio antisfratto indetto a Osio Sotto in Via XXV Aprile 7, dalle ore 9.00 del prossimo venerdì 31 gennaio 2020.


“Chiediamo di sospendere l’esecuzione di questo sfratto e di tutti quelli in previsione” - dichiarano Rita Rebecchi e Valli Morlotti, segretarie di Unione Inquilini rispettivamente di Bergamo e Treviglio. “Vogliamo aprire un confronto con i dirigenti ALER di Bergamo per trovare una soluzione che tuteli gli inquilini in morosità incolpevole a causa della povertà per aiutarli a rientrare dai debiti. Ricordiamo ad ALER che è un ente pubblico e che con gli sfratti non non si risolve il problema della povertà”. (Unione Inquilini Bergamo e Treviglio, 25.01.20, per info: tel. 3806933401)

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(18.12.19) BERGAMO. PIU’CASE POPOLARI E PIU’ RISPETTO PER CHI CI VIVE!

* Note a cura Unione Inquilini - Bergamo / dicembre 2019

1. Impietoso il numero delle richieste di alloggi di edilizia pubblica - per come emerge dall’esito degli ultimi bandi – a fronte della irrisoria quantità di alloggi disponibili e dalla crescita continua del disagio abitativo nella nostra provincia, che nel 2018 – in controtendenza rispetto ai dati nazionali – ha visto aumenatare in modo significativo il numero degli sfratti. Di seguito alcuni esempi:
Nell’Ambito Territoriale di Bergamo (6 comuni con oltre 150.000 abitanti), quello più “generoso”, già tre settimane prima della chiusura del bando, le famiglie che avevano fatto richiesta di un alloggio erano circa 400, per 62 alloggi.
Nell’ambito della Valle Cavallina (20 comuni con circa 55 mila abitanti), 8 gli alloggi assegnabili, mentre i casi di sfratto segnalati dai servizi sociali dei comuni erano non meno di 23.
Nell’ambito di Dalmine (17 comuni con 145 mila abitanti), gli alloggi disponibili sono 16. I servizi sociali di uno di questi comuni ci hanno detto – con tanta amarezza – che le famiglie che stanno perdendo casa sono più di 20 in quel comune, uno solo dei 17 dell’ambito.
L’ambito del Basso Sebino (12 comuni per 33 mila abitanti all’incirca), comprensivo di parte del distretto industriale della gomma, con molte famiglie di recente immigrazione, gli alloggi messi a disposizione sono nel bando che scadrà tra qualche giorno sono… 1 (uno!), nel comune di Vigolo, in montagna sopra il lago d’Iseo.

2. Secondo le nuove procedure previste dal regolamento  4/2017 della Regione Lombardia, le domande si sono fatte  on-line mettendo in difficoltà la maggior parte dei richiedente, con un meccanismo ferreo che blocca chiunque sia privo anche di uno solo dei numerosi requisiti richiesti.
Per ogni alloggio ci sono decine e decine di richieste, elenchi infiniti, malgrado molte persone non siano riuscite materialmente a presentare la domanda per il bando; solo uno potrà accedere, mentre a tutti gli altri non rimarrà che prendersi di nuovo la briga di fare altre pratiche – non semplici e non gratuite – per il prossimo bando-lotteria (ne sono previsti 2 all’anno, anche se diversi Ambiti territoriali non hanno presentato ancora niente), senza nemmeno poter contare sull’assegnazione in deroga in caso di sopraggiunti “disastri” lavorativi o esistenziali che abbiano portato alla perdita della casa.
I meno abbienti, che ovviamente più hanno bisogno di una casa a canone sociale, vengono classificati come “indigenti” nel caso il loro Isee sia inferiore a 3.000 euro. Per queste famiglie viene riservato il 20% degli alloggi disponibili, ma possono fare domanda solo nel comune o nell’ambito di residenza. Le richieste eccedenti il 20% non vengono prese in considerazione  e le famiglie indirizzate al sistema del cosiddetto housing sociale che dovrebbe essere predisposto dai comuni: il che conduce inevitabilmente a prolungare indefinitamente la precarietà abitativa delle famiglie e delle persone.

La Regione Lombardia vuole essere certamente sicura che gli alloggi dell’Aler o dei comuni siano abitati da un numero limitato da persone o famiglie povere a rischio di insolvenza!
Ma il sistema dei punteggi introdotto penalizza anche in altro modo le famiglie più povere: sono esclusi dai bandi - come noto - coloro non risiedono da 5 anni nella Regione e gli immigrati non Ue con permesso solo biennale che si trovino all’atto della presentazione della domanda  privi di una occupazione. I punteggi assegnati per la continuità della residenza nel comune sopravanzano - ad esempio - quelli che derivano dal disagio abitativo (per esempio sfratto, alloggio inadeguato).

3. Le nuove tecnologie informatiche o le ridondanti terminologie anglosassoni adottate nella comunicazione degli enti che gestiscono l’edilizia residenziale pubblica si scontrano poi con la dura realtà di un patrimonio abitativo pubblico e sociale che è per consistenza agli ultimi posti in Europa.
Rispondendo recentemente ad una interpellanza parlamentare, il Ministero delle infrastrutture e trasporti ha ricordato che al 30 settembre di quest’anno vi erano- dopo quasi 25 anni -  ancora 970 milioni di euro di fondi ex-Gescal ancora inutilizzati, di cui 81 milioni nella Regione Lombardia, fondi che secondo la Corte Costituzionale devono essere investiti nell’edilizia residenziale pubblica oppure restituiti ai lavoratori che li hanno versati.
Si sono persi quasi due decenni (altro che efficienza) per costruire i 107 alloggi Aler di Via Borgo Palazzo, che – come annunciato dalla stampa – saranno messi a disposizione solo nella primavera del 2020, ma - si badi bene - quelli a canone moderato (i meno richiesti) per il 70%; quelli a canone sociale (i più richiesti) solo per il 30%.

4. Negli ultimi decenni, a fronte dei notevoli flussi migratori nemmeno nella nostra provincia non è stato dato corso ad adeguati interventi di edilizia residenziale pubblica; anzi diversi comuni hanno provveduto perfino a svendere il loro patrimonio abitativo pubblico, cioè a ridurlo, puntando scientemente ad alimentare la contrapposizione tra residenti e nuovi venuti!

Ancora numerosi gli alloggi pubblici vuoti e disabitati, malgrado almeno nel capoluogo e in pochi altri comuni  – a seguito delle numerose proteste e denunce – dopo anni di incuria si sia cominciato a metterli a disposizione delle famiglie.
A causa delle dinamiche socio-economiche cresce invece il numero di famiglie che non possono accedere al mercato privato della casa - visti anche i processi di gentrificazione avanzata in atto nella nostra città - e che pertanto possono soddisfare i loro bisogni abitativi solo affidandosi all’edilizia residenziale pubblica.
Aumentano i bisogni, ma diminuiscono gli investimenti e gli impegni delle istituzioni tanto che il tema della casa – malgrado le aperture dichiarate nell’ultimo programma di governo, poi lasciate lettera morta – è stato stralciato da tempo dall’agenda politica.

5. Da quando sono cominciate le “riforme” nel campo dell’edilizia residenziale pubblica, particolarmente pesanti come nella Lombardia o nel Veneto, anche la gestione del patrimonio pubblico ha visto diminuire di efficienza scivolando talora nel degrado: assenza di manutenzioni e una gestione del patrimonio - forse volutamente - fallimentare.
L’obiettivo perseguito scientificamente sembra essere quello di motivare la ineluttabilità della privatizzazione e della vendita del patrimonio.
Al degrado manutentivo - inoltre - si è aggiunta la continua riduzione delle politiche sociali a sostegno delle persone in difficoltà da parte delle Amministrazioni comunali che perseguono sempre più - per scelta o perché costrette dalle ristrettezze di bilancio - un progetto di disinvestimento e di taglio dei servizi.
Da qui l’evidente peggioramento della vivibilità nei caseggiati dell’edilizia residenziale pubblica e l’aumento della conflittualità tra gli inquilini.  Da anni i sindacati degli inquilini promuovono campagne di denuncia, rivolte verso le Amministrazioni comunali e l’ALER, sia per l’insufficienza del patrimonio Erp, ma anche per la carenza di manutenzioni.
Ultimamente Aler e qualche comune, anche in bergamasca, hanno cominciato a dare corso a sfratti nell’edilizia residenziale pubblica nei confronti di persone e famiglie morose che non hanno altra alternativa abitativa degna di questo nome.
Sono cresciuti i canoni nell’edilizia residenziale pubblica e sono cresciute anche in misura maggiore le spese  condominiali che le famiglie devono sostenere. E ciò avviene in conseguenza dello stato di vetustà o obsolescenza di buona parte dei caseggiati e degli alloggi riguardo l’adozione di  tecniche per il risparmio energetico.
Non servono a questo punto né dismissioni né espulsione dei più poveri (per garantire redditività di bilancio) né delega all’edilizia privata o al Terzo settore: servono fondi certi per ampliare il patrimonio edilizio pubblico e fondi certi e continuativi  per rigenerarlo, come ha riconosciuto in un suo recente documento la stessa Federcasa tra i promotori del convegno odierno.

Bergamo, 18.12.19

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(10.10.19)BERGAMO. GIORNATA MONDIALE “SFRATTI ZERO”. NOTE DI UNIONE INQUILINI BERGAMO

* Sfratti a Bergamo, nuova procedura per l’assegnazione delle case popolari, scandalo del fondi ex-Gescal



La giornata mondiale “sfratti zero”, promossa dalla rete International Alliance of Inhabitants (I.A.I:) e in Italia dal nostro sindacato unitamente a diverse altre associazioni, forze sindacali, comitati e forze politiche, ha visto quest’anno inizitive in 60 città d’Italia, un segnale di come il problema della casa sia particolarmente sentito, drammatico, con risvolti – è il caso di dirlo – sconcertanti.

E’ incredibile – ad esempio - come in un Paese come il nostro con 7 milioni di alloggi fra vuoti (4 milioni) o sotto-utilizzati o che non risultano al fisco (in “nero”), vi siano stati ancora lo scorso anno 60 mila sentenze di sfratto e oltre 30 mila esecuzioni con l’intervento della forza pubblica.
Abbiamo già segnalato nei mesi scorsi che nella provincia di Bergamo, sulla base delle rilevazioni del Ministero dell’interno, dopo una seppure lenta diminuzione degli sfratti dal 2014/15, nel 2018 i provvedimenti esecutivi di sfratto (606 nel 2015, 591 nel 2016, 438 nel 2017) sono balzati nel 2018 a 697, facendo segnare un pesantissimo + 59,13% rispetto al 2017.
Le richieste di esecuzione consegnate all’Ufficiale giudiziario (2529 nel 2014; 2606 nel 2015; 2615 nel 2016; 2491 nel 2107) nell’anno trascorso sono state 2.696 (+8,23% rispetto al 2107). Le esecuzione di sfratti (540 nel 2014; 605 nel 2015; 560 nel 2016; 542 nel 2017) nel 2018 sono salite a 668, con un aumento del 23,25% rispetto all’anno precedente.
Nella città di Bergamo, che dopo il boom di sfratti negli anni 2009-10, c’era stato- secondo i dati del Ministero - un numero piuttosto esiguo di sfratti (addirittura 0 nel 2015; 13 nel 2016, 11 nel 2017), nel 2018 salgono a 75.
All’insieme delle procedure di sfratto ordinarie bisogna aggiungere gli sgomberi a seguito di espropri conseguenti il mancato pagamento del mutuo da parte delle famiglie, un fenomeno drammatico e particolarmente diffuso nella nostra provincia, che si trova al secondo posto per aste giudiziarie di immobili subito dopo quella di Milano (che però è quattro volte più grande!).
La precarietà abitativa continua ad avere dimensioni allarmanti e crescenti anche in bergamasca, viste proprio le tendenze in atto, quali l’aumento degli affitti in corso in questa fase (tendeza apprezzata dalle associazioni dei proprietari) e da fenomeni, particolarmente accentuati nella città, di turistificazione, che rendono più conveniente alla proprietà immobiliare destinare gli alloggi ai b&b (tramite la ben nota piattaforma) o ai cosiddetti city-users (turisti, universitari, manager etc.) invece che all’affitto alle famiglie.

Grave motivo di preoccupazione per il diritto alla casa è costituito poi dall’entrata in vigore del regolamento regionale dell’edilizia residenziale pubblica, nel quadro della nuova legislazione contro la quale Unione Inquilini si è battuta e si batte. Ora è diventata attuativa da meno di tre mesi e stanno partendo i bandi per le case popolari in vari comuni e ambiti. Nelle nuove procedure vengono azzerate le graduatorie preesistenti e molti inquilini in attesa da anni saranno costretti a ripresentare la domanda da zero. Il nuovo regolamento dà anche una stretta sulle assegnazioni di case ai nuclei indigenti, quelli con Isee inferiore a 3 mila euro, limitando al 20 per cento del totale i posti disponibili per tali famiglie che – per partecipare ai bandi - devono anche presentarsi ai servizi sociali del comune di residenza per chiedere un “attestato di indigenza” ulteriore rispetto all’Isee. Sono state tagliate anche le cosiddette “assegnazioni in deroga” alla graduatoria, quelle per nuclei in stato di emergenza abitativa a causa di gravi situazioni, come per esempio uno sfratto a carico di una famiglia con minori. La nuova disciplina regionale parla invece di “servizi abitativi temporanei” per un massimo del “10 per cento delle unità abitative disponibili” e per “una durata massima di dodici mesi rinnovabili, una sola volta”. Un meccanismo cioè che da una parte sembra voler prolungare per tante persone indefinitamente la precarietà abitativa e dall’altra si scontra con l’impreparazione degli enti locali a dover far fronte in tempi brevi a incombenze impegnative.
Temiamo quindi che, mentre fino a ieri l’edilizia residenziale pubblica poteva rappresentare una soluzione per le famiglie sfrattate, quelle più povere e in stato di particolare emergenza (seppure attraverso periodi non brevi di precarietà), d’ora in avanti ciò diventi molto più difficile, tenendo peraltro conto che i nuovi criteri di assegnazione favoriscono nei punteggi – ad esempio - più il periodo di residenza nella regione che non le condizioni di disagio economico o di sfratto.
Senza dimenticare che ultimamente, anche in provinciadi Bergamo, si sta riscontrando un aumento del numero degli sfratti richiesti proprio da Aler – Azienda lombarda di edilizia residenziale – nei confronti di famiglie inserite in alloggi pubblici.
D’altro canto è ancora attivo il Piano vendite Straordinario dell’Aler che prevede entro la fine del 2019, la dismissione in Lombardia di circa 10 mila unità immobiliari del patrimonio aziendale, fra immobili Erp, non Erp, commerciali e box. Il che è, di fronte ai bisogni sociali, è francamente sconcertante

Allo stesso modo è sconcertante a livello nazionale la scoperta (resa ufficiale ieri 9 ottobre 2019 nel corso di un question time dal sottosegretario Giovanni Carlo Cancellieri, rispondendo a un’interrogazione sollecitata da Unione Inquilini e presentata dai deputati Palazzotto, Muroni e Fornaro), che “nel conto corrente 18128 presso la Cassa depositi e prestiti dei fondi Gescal giacciono inutilizzati e destinati alla realizzazione di alloggi popolari, complessivamente 970 milioni”.
La ex Gescal – come è noto - è stata soppressa nel 1992 (anche se i lavoratori hanno continuato a pagare fino al 1996 e le imprese fino al 1998), ma dopo circa tre decenni si scopre che ancora ingenti sono le risorse mai spese! “Le cifre parlano chiaro – ha dichiarato il segretario nazionale di Unione Inquilini Massimo Pasquini - e sono un ‘J’accuse’ nei confronti di quelle regioni e di quei comuni che negli ultimi trenta anni pur potendo disporre di ingenti risorse non le hanno utilizzate e perfino deviate, incostituzionalmente verso altri programmi. Eppure ho ancora nelle orecchie la litania di regioni e comuni che lamentano la mancanza di fondi e al contempo la crescente e cosiddetta ‘emergenza abitativa’. Una incapacità di spesa intollerabile se si considera che la precarietà abitativa coinvolge 650 mila famiglie e che ogni anno 60.000 famiglie subiscono una sentenza di sfratto, al 90% per morosità incolpevole.”
Nella regione Lombardia sono 81 i milioni di euro di quel fondo che non sono mai stati spesi; non solo, ma in tutti questi anni molti comuni, anche bergamaschi, e l’Aler stessa hanno dato corso alla svendita delle case popolari a disposizione, contribuendo ad aggravare il problema abitativo, con mentre la “politica” nazionale come medicina al disagio sociale non ha fatto altro che invocare sgomberi generalizzati e implacabili, avallati dai famigerati “decreti sicurezza”.

Che il governo ora abbia previsto al punto 8 del suo programma un Piano di edilizia residenziale pubblica è una novità positiva da sempre al centro degli obiettivi delle organizzaioni sindacali impegnate per il diritto alla casa. Ne vedremo e valuteremo consistenza nella legge di bilancio. Nel frattempo intendiamo rafforzare anche in provincia di Bergamo la mobilitazione contro gli sfratti e la lotta per il diritto alla casa, gli ’strumenti’ prioritari – specialmente in questa fase - che i ceti popolari hanno disposizione per difendere il loro diritto all’abitare. (Bergamo, 10 ottobre 2019, per Unione Inquilini Bergamo e Treviglio: Rita Rebecchi e Vallì Morlotti)

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(08.08.19) CENE (bg). SFRATTI. FAMIGLIA CON 4 MINORI RISCHIA DI FINIRE IN STRADA

* Giovedì 8 agosto, alle ore 9.00, presidio solidale a Cene in Via 25 Aprile n. 59


Le ultime statistiche segnalano per la provincia di Bergamo – anno 2018 – una impennata del numero di sfratti in controtendenza rispetto al dato nazionale che registra invece un calo seppure modesto. Agli sgomberi per mancato pagamento dell’affitto, si aggiungono però - fuori dalle statistiche ufficiali - anche quelli conseguenti il mancato pagamento del mutuo che in alcune zone della bergamasca sono particolarmente numerosi.
Quella degli sfratti è un’emergenza non finita, in particolare qui a Bergamo.
Giovedì a Cene, a seguito di mancato pagamento del mutuo negli anni scorsi (a causa della crisi e delle rate divenute esorbitanti), è previsto lo sgombero della famiglia di S***. Lui, la moglie e 4 figli tutti minorenni rischiano pertanto di finire letteralmente in strada.
Anche i servizi sociali del comune, non essendo allo stato attuale disponibile una struttura sociale protetta per inserire i minori, hanno chiesto un rinvio dello sgombero; da parte nostra, come Unione Inquilini, abbiamo informato il Prefetto di Bergamo per chiedere tempo e il non utilizzo della forza pubblica nella gestione dello sfratto, ai sensi della Legge Regionale 27/2009.
Il custode del Tribunale ha invece confermato l’intenzione di effettuare lo sgombero nella mattinata dell’8 agosto.
Invitiamo pertanto a partecipare al presidio solidale che abbiamo indetto per giovedì 8 agosto alle ore 9.oo davanti all’abitazione di Said al fine di scongiurare uno sgombero traumatico, garantire la protezione dei minori e il passaggio da casa a casa alla famiglia di S*. (Rita Rebecchi, Unione Inquilini Bergamo, tel. 3389759975)

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(11.07.2019) SFRATTI. STATISTICA 2018 DI MIN. INTERNO/ GIUSTIZIA. PREOCCUPANTI I DATI DI BERGAMO E PROVINCIA

Anche quest’anno, con almeno un mese di ritardo, sono stati pubblicati i dati relativi agli sfratti del 2018 in Italia disaggregati per regioni e province.
Lo scorso anno sono stati 56.140 (- 6,17% sul 2017) le sentenze di sfratto emesse a livello nazionale, oltre 30.127 gli sfratti eseguiti con la forza pubblica (-5,69% sul 2017) e 118.823 (-10,14%) le richieste di esecuzione presentate da ufficiali giudiziari.
C’è una lieve riduzione complessiva anche se la situazione risulta incandescente e continuano a rimanere inesistenti le politiche abitative.
In Lombardia, la regione col maggior numero di sfratti, si riscontra rispetto al 2017 una diminuzione sia nel numero delle sentenze (- 7,61%) sia nelle richieste di esecuzione (-12,87%), ma un forte aumento degli sfratti eseguiti nel 2018, che risultano 6.707, con un aumento del 34,87%; di questi 2.845 riguardano la sola provincia di Milano che ha registrato un aumento del 593% (sic!) rispetto all’anno precedente.
Preoccupanti anche i dati che riguardano la provincia di Bergamo. Come attivisti volontari di Unione Inquilini avevamo avuto qualche sentore, in particolare negli ultimi mesi del 2018, di trovarci di fronte ad una crescita degli sfratti. Le statistiche del Ministero confermano impietosamente che nel 2018, dopo un trend positivo di seppure lenta diminuzione che durava almeno dal 2014/15, la bergamasca è fra le 15 province in controtendenza.
Da noi i provvedimenti esecutivi di sfratto (606 nel 2015, 591 nel 2016, 438 nel 2017) sono balzati nel 2018 a 697, facendo segnare un pesantissimo + 59,13% rispetto al 2017.
Le richieste di esecuzione consegnate all’Ufficiale giudiziario (2529 nel 2014; 2606 nel 2015; 2615 nel 2016; 2491 nel 2107) nell’anno trscorso sono state 2.696 (+8,23% rispetto al 2107).
Le esecuzione di sfratti con la forza pubblica (540 nel 2014; 605 nel 2015; 560 nel 2016; 542 nel 2017) nel 2018 sono salite a 668, con un aumento del 23,25% rispetto all’anno precedente.
Anche nella città capoluogo (Bergamo), che dopo il boom negli anni 2009-10, aveva poi fatto registrare - secondo i dati del Ministero - un numero piuttosto esiguo di sfratti (addirittura 0 nel 2015; 13 nel 2016, 11 nel 2017), nel 2018 salgono a 75, forse un sintomo del ritrovato diamismo del’interesse per l’attività edilizia e della prorompente turistificazione in corso nel capoluogo.
In sostanza ci troviamo di fronte ad una significativa inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, in controtendenza – peggiorativa - rispetto sia al dato nazionale sia a quello regionale.
La maggior parte degli sfratti sono legati alla morosità, un segnale questo della precarietà lavorativa e di reddito sempre più estesa, mentre le altre cause di sfratto rilevate sono di numero esiguo (finita locazione solo 47 nel 2018) e nessuna alla voce “necessità del locatore”.
Dobbiamo fare presente che da queste statistiche del Ministero dell’Interno sono esclusi gli sgomberi per occupazioni di case popolari, nonché gli sgomberi a seguito di espropri conseguenti al mancato pagamento del mutuo da parte delle famiglie, un fenomeno drammatico e particolarmente diffuso in città e in diverse zone della nostra provincia che contribuisce pesantemente ad aggravare il problema della casa.
Se per qualche anno interventi quali il contributo affitto o quello per la morosità incolpevole - quest’ultimo spesso reso inefficace dai dinieghi dei proprietari - sono riusciti ad alleviare nella nostra provincia il disagio abitativo, bisogna ora ribadire che questi non bastano più, in un contesto dove - crisi o non crisi - la precarietà lavorativa e i bassi redditi – che sono alla base poi della precarietà abitativa - si qualificano come elementi strutturali sempre più estesi e radicati.
Modesta anche l’attenzione da parte della maggior parte delle forze politiche locali nei vari comuni di fronte al problema della casa, come abbiamo visto per esempio nelle recenti elezioni amministrative nella quali pochissime delle liste concorrenti si sono preoccupate del tema casa, mentre la politica nazionale e segnatamente il governo puntano esclusivamente alla difesa gretta della rendita fondiaria e alla repressione della protesta sociale.
Unione Inquilini ribadisce invece l’improrogabilità di un piano strutturale che aumenti l’offerta di alloggi a canone sociale attraverso il recupero e anche l’autorecupero degli immobili pubblici e privati inutilizzati presenti anche nel nostro territorio.
L’ampliamento del patrimonio residenziale pubblico deve essere cioè portato al centro dell’agenda politica, dal parlamento al Governo fino all’ultimo comune.
Quanto all’emergenza degli sfratti, che dalle statistiche del Ministero nella nostra provincia risulta aggravata, rinnoviamo il nostro appello alle istituzioni, perché vengano confermate ed estese iniziative di moratoria e blocco degli sfratti, nonché di graduazione degli sgomberi al fine di garantire alle famiglie sfrattate alloggi alternativi (passaggio da casa a casa). Servono nell’immediato anche provvedimenti straordinari, perché i servizi sociali di diversi comuni hanno esaurito o stanno esaurendo disponibilità e risorse per dare risposta a chi si ritrova senza casa.
Ma cogliamo l’occasione per denunciare con forza le improvvide iniziative di quegli enti che prevedono la svendita di pezzi del patrimonio residenziale, di buttarne fuori le famiglie che non sono più in grado di pagare e a disinteressarsi platealmente delle persone che rimangono senza casa.
Questi temi saranno il tratto distintivo della VIII Giornata Nazionale “Sfratti Zero” (10 ottobre 2019) che si svolgerà in almeno 50 città in Italia, un’occasione questa anche a Bergamo per costruire una forte e unitaria mobilitazione che sia veramente in grado di incidere nella realtà sociale, politica e amministrativa. (11 luglio 2019, Rita Rebecchi e Valli’ Morlotti - Unione Inquilini Bergamo e Treviglio)

* Min.Interno. Provvedimenti esecutivi di sfratto, richieste di esecuzione, sfratti eseguiti - Anno 2018 (province)

* Min.Interno. Provvedimenti esecutivi di sfratto, richieste di esecuzione, sfratti eseguiti - Anno 2018 (regioni)

Diritto alla casa, precedenti info: qui


(10.07.19) UNIONE INQUILINI. SPORTELLI CONSULENZA A BERGAMO E PROVINCIA

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BergamoVia Borgo Palazzo 84/G: Lunedì ore 10.00 - 12.00; Mercoledì ore 17 - 19; Venerdì ore 10.00 – 12.00. Tel. 3806933401 (Rita)

Treviglio - Via Zenale 1 (dal cortile, scala a destra, primo piano): Mercoledì ore 17.30 -19.30; Giovedì ore 10.00-12.00. Tel. 3484488891 (Vallì)

Castelli Calepio - Via Roma 21 (Tagliuno) - Sede Circolo Rifondazione Comunista -: Lunedì ore 19.00 - 20.30. Tel. 3338737525 (Claudio)

VerdellinoVia G. Verdi n° 9, (vicino sede Polizia Locale): Sabato, ore 10 -12 - Tel. 346.9724888 (Roberto)

Borgo di Terzo - Via Rivolta 1, scalinata di fronte alla farmacia, Sede Circolo Rifondazione Comunista - su appuntamento: Tel. 3389759975 (Maurizio)

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CENTRO DI ASSISTENZA FISCALE (C.A.F.):Per gli inquilini delle case popolari ALER e comunali il sindacato “Unione Inquilini” assiste nella compilazione e inoltro:

* Isee: per prestazioni sociali e agevolazioni nei servizi di pubblica utilità
* Bonus Gas – Energia: contributo alle famiglie per la spesa di gas e energia elettrica
* 730 e Unico: dichiarazione redditi
* Red, Inv: autocertificazione per prestazioni assistenziali per invalidi e pensionati

* Reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza

BERGAMO - Via Borgo Palazzo 84/G: Lunedì ore 10 – 12; ore 15.30 - 17.30,  Mercoledì ore 17 – 19; Venerdì ore 10 – 12. Per info: 346.9724888 (Roberto)

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ASSISTENZA agli inquilini sulla scelta della tipologia di contrattto di affitto (canone concordato, agevolato, per studenti o lavoratori, transitori) e calcolo del canone. Verifica criteri e assistenza per la scrittura dei contratti. Per appuntamento: tel. 3923316583 (Orazio)


(26.0619) TREVIGLIO. IL COMUNE SFRATTA DIALLO, MILITANTE SINDACALE E INQUILINO DELLE CASE COMUNALI

* Mercoledì 26 giugno, dalle ore 8.30, a Treviglio in Via Galileo Galilei n.3, Presidio antisfratto con Conferenza stampa alle ore 9.30


Mercoledì 26 giugno è prevista l’esecuzione dello sfratto ai danni del nostro compagno Diallo Saliou, di origine sengalese, conosciuto a Treviglio per il suo strenuo attivismo sindacale prima con la Fiom e, da alcuni anni, con l’Unione inquilini. A richiedere lo sfratto di Diallo è il Comune di Treviglio, che punta in tal modo ad istituire un precedente da estendere poi agli altri inquilini delle case comunali, ma anche a colpire un militante per il suo impegno sindacale e politico.
Fino al 2015 Diallo lavorava come operaio alla Same; dopo aver impugnato un licenziamento ingiusto, è rimasto vittima della legge Fornero che non garantisce il rientro in fabbrica neppure nel caso in cui il giudice dia ragione al lavoratore. In questi anni ha potuto usufruire del sussidio di disoccupazione ma poi, quando gli ammortizzatori sociali sono terminati, non è più riuscito a pagare l’affitto.
Ultimamente Diallo ha trovato nuovamente una occupazione grazie alla quale potrebbe iniziare a ripagare il debito per la casa comunale: una soluzione questa che l’Amministrazione comunale di Treviglio ha rifiutato avviando la procedura di decadenza dal diritto alla assegnazione e quindi chiedendo lo sgombero. Anche la mediazione tentata dal legale di Unione Inquilini si è conclusa con la riconferma da parte del Comune dello sfratto.
L’Amministrazione di Treviglio è tra quei comuni che in questi anni ha mostrato di voler rinunciare a qualsiasi politica abitativa pubblica, nonostante i gravi problemi sociali (sfratti, povertà e disoccupazione) presenti nel territorio: non si spendono i soldi stanziati dallo stato per aiutare chi è in morosità per l’affitto, non si tutelano i minori e le donne senza fissa dimora, si tengono sfitti oppure, come annunciato in questi giorni, si vendono gli alloggi pubblici e ora si sfrattano gli inquilini che ci abitano.
Ancora più grave appare la determinazione dell’Amministrazione comunale nel voler sfrattare Diallo dalle case comunali, senza accettare alcuna mediazione, un atteggiamento che mostra una volontà punitiva nei confronti di una persona che, nonostante viva una condizione di disagio economico, ha dato in questi anni tutto se stesso nell’aiuto e nella solidarietà nei confronti di chi vive una precarietà simile alla sua.
Per questi motivi gli attivisti di Unione Inquilini indicono un PRESIDIO in solidarietà a Diallo e contro lo sfratto per il giorno mercoledì 26 giugno, dalle ore 8.30, presso le case comunali a Treviglio in via Galileo Galilei n.3, con CONFERENZA STAMPA sulle politiche abitative del Comune di Treviglio, indetta per le ore 9.30. Facciamo appello alla solidarietà delle forze politiche e sindacali, delle associazioni, dei comitati, dei cittadini e dei lavoratori. (15.06.19, Valli’ Morlotti - Unione Inquilini Treviglio-tel.3484488891)

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