(27.12.15) SAN PAOLO D’ARGON E DINTORNI. SI PARLA DI RADDOPPIO FERROVIARIO E DI METROPOLITANA LEGGERA DA PONTE SAN PIETRO A MONTELLO

Nei giorni scorsi in Parlamento è stato accolto nella Legge di Stabilità un ordine del giorno sul raddoppio della tratta ferroviaria Montello-Ponte S.Pietro (cfr. L’Eco di Bergamo 20.12.15: qui), proposto da alcuni deputati bergamaschi della maggioranza governativa, tra cui il nostro Giovanni Sanga, che però conosciamo soprattutto come peroratore di strade e superstrade.
L’obiettivo è quello di realizzare un servizio metropolitano di superficie tra Montello e Ponte San Pietro passando ovviamente per l’interscambio di Bergamo.
Dalla stampa si evince anche che Trenord, una volta realizzato il raddoppio, potrebbe addirittura garantire un servizio metropolitano con frequenza a cadenza compresa tra i 15 e 30 minuti.
E’ un’idea vecchia di decenni, che con molto e vergognoso ritardo riprende forse a marciare. C’è da chiedersi però come mai i parlamentari bergamaschi abbiano perso più di venti anni con il baraccone dell’interporto di Montello (andato a balle per aria!), invece di attivarsi per la metropolitana di superficie, che avrebbe potuto consentire un sistema di trasporto locale non mono-centrato sull’automobile ma pubblico, per tutti, nonché una pianificazione urbana e viabilistica meno confusa su tutta la direttrice che da Bergamo va in Valcavallina e in Valcalepio. E magari raggiungendo pure qualche punto in meno nell’inquinamento dell’aria.
Il nostro gruppo “L’Alternativa- San Paolo d’Argon”, fra il pressoché generale disinteresse delle altre forze politiche in particolare qui a San Paolo d’Argon, è stato una delle pochissime realtà territoriali locali che si sono attivate per il “metrò”, da lungo tempo e in diverse occasioni (cfr. per esempio Alternainsieme.net 08.05.11: qui).
Ciò che è passato in questi giorni a livello di Governo e Parlamento sono solo buone intenzioni, cartacee. Però meglio che niente. Saremo tra quelli impegnati perché non rimangano tali. (27.12.15- Alternainsieme.net)


(22.05.15) INTERPORTO DI MONTELLO. A PROPOSITO DEI SOLDI (PUBBLICI) BUTTATI NEL CESSO

I media bergamaschi (per esempio, L’Eco di Bergamo 19.05.15: qui) nei giorni scorsi hanno informato non senza enfasi che il fallimentare progetto di interporto di Montello, cancellato dopo un iter durato quasi trent’anni, si lascia dietro debiti che ammontano a circa 11 milioni di euro, distribuiti fra le società pubbliche e private che hanno partecipato alla Sibem, la società dell’interporto, di cui è stata decisa la liquidazione. Di questi soldi una quota non piccola è costituita da fondi pubblici, cioè di tutti, come quelli della Cobe (la finanziaria del Comune di Bergamo), Provincia di Bergamo, Camera di Commercio, Trenitalia. Soldi pubblici che risultano così sperperati fra prebende ai consiglieri d’amministrazione, cause legali, deprezzamento delle azioni e quant’altro. Chi siano i responsabili di questi evidenti sprechi se lo chiedono anche alcuni politici, evidentemente già completamente immemori che il progetto di Interporto a Montello per decenni è stato entusiasticamente sostenuto da tutto il quadro politico (con la sola esclusione di Rifondazione Comunista), da tutte le associazioni imprenditoriali, nonché dai sindacati maggiormente rappresentativi. Per trent’anni le ragioni del buon senso provenienti dai comitati locali, dalle associazioni ambientaliste (come Italia Nostra), dai cittadini (che bocciarono seccamente l’interporto nel referendum di Albano Sant’Alessandro dell’autunno 1999), dalle amministrazioni locali sono state sistematicamente ignorate o aggirate. Curioso, anche se non originale, in questa operazione di annientamento delle istanze dei cittadini, il ruolo della Lega Nord che mentre a livello locale si diceva contraria, in Regione promuoveva tutti i provvedimenti che stravolgevano la legislazione precedente e aprivano la strada all’interporto, nonché a tante altre schifezze. Alla fine il progetto dell’interporto è fallito per conto suo, con i conseguenti sprechi che non poteva non tirarsi dietro un carrozzone tenuto in piedi per trent’anni. Come noto, siamo in tempi in cui il neoliberismo totalizzante considera il confronto con la democrazia espressa dai territori come una perdita di tempo e di denaro. La vicenda dell’interporto ci insegna invece che un po’ più di democrazia e un po’ meno di decisionismo avrebbero fatto risparmiare tempo e denaro. (22.05.15, Rifondazione Comunista - Circolo della Valcavallina e Federazione di Bergamo)

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(18.10.14) INTERPORTO DI MONTELLO. LA REGIONE DOPO 30 ANNI LO CANCELLA. MA LA “CASTA” CHE LO AVEVA VOLUTO E’ ANCORA LA STESSA

Già il 30 dicembre 2013 l’assemblea dei soci aveva messo in liquidazione la Sibem, la società dell’interporto, controllata per il 90% dal gruppo Percassi, a seguito del diniego da parte delle ferrovie ad autorizzare l’apertura del raccordo ferroviario, nonché dell’intricato contenzioso che la vedeva in contrapposizione alla proprietà delle aree su cui doveva sorgere l’opera (cioè Sancinelli della Montello Spa). Ora la Regione Lombardia ha dovuto prendere atto e cancellare interamente dai propri piani il progetto, data - parole del Ministero dei Trasporti - l’inservibilità delle aree, con la conseguente decadenza della pubblica utilità dell’opera (cfr. L’Eco di Bergamo 18.10.14: qui) Sembra così definitivamente conclusa la storia del centro intermodale per lo scambio gomma-ferro, previsto a Montello, dopo che per 30 anni il mondo politico ed economico bergamasco, compreso il sindacato confederale, lo aveva caldeggiato alla grande, forse senza sapere nemmeno di che cosa si tattava. Ne riassumiamo ancora una volta i passaggi essenziali, con la speranza che sia l’ultima volta che ci tocca farlo. La prima idea di interporto (anni Ottanta) riguardava un’area gigantesca di oltre 1.000.000 di mq, dalla Montello fino quasi alla Cantalupa; poi sono venuti a più miti consigli, in seguito all’opposizione popolare. Tutto il quadro politico provinciale (con la sola eccezione di Rifondazione Comunista), finanziario, sindacale, mediatico era strafavorevole, e accusava di essere dei retrogradi coloro che - come i gruppi di base locali - denunciavano l’assurdità del progetto. A metà degli anni Novanta arrivò pure il finanziamento pubblico (circa 28 miliardi di vecchie lire) e nel 1999 il parere favorevole del ministero dell’ambiente (allora ne era ministro il “verde” Edo Ronchi, bergamasco). Tutto sembrava già allora in dirittura d’arrivo. Verso la fine del 1999 il Comune di Albano Sant’Alessandro indisse un referendum, con l’intenzione - almeno da parte del sindaco di allora - di aggiungere financo un’investitura popolare (sic!). Per il sindaco di Albano fu però un fallimento, perché i cittadini - dopo la campagna di contronformazione da parte dei comitati popolari locali - votarono in massa per il No al’interporto, malgrado il batage mediatico che avevano scatenato Confindustria e partiti. Che senso aveva infatti fare un’opera di scala regionale per spostare il traffico dalla strada alla ferrovia, in corrispondenza di un tratto ferroviario periferico e obsoleto? Ciò nonostante, nel 2003, cioè quattro anni dopo, la Regione Lombardia, formigoniana (centrodestra più Lega Nord) approvava l’ultimo progetto, quello più contenuto, in buona parte sulle aree della ex acciaieria, diventata nel frattempo “rifiuteria”, situata nel territorio del comune di Montello, il resto in quelle contigue di San Paolo d’Argon e Albano Sant’Alessandro. Visto l’affare, la Sibem veniva rilevata dal gruppo Percassi. Sembrava tutto pronto: un finanzierie d’assalto, soldi pubblici disponibili, respinti i ricorsi dei Comuni di San Paolo d’Argon e Albano Sant’Alessandro (che paeraltro avevano diligentemente provveduto anche loro ad inserire l’Interporto nei rispettivi strumenti urbanistici), il nuovo breve tratto variante alla S.S. 42 da Albano a Trescore - indispensabile per l’interporto - in dirittura d’arrrivo. Quando la variante divenne realtà, alla fine del 2012, la Sibem faceva partire il bando di gara - europeo! - per la realizzazione del progetto con un investimento previsto di circa 100 milioni di euro, per il quale però la società dell’interporto metteva a disposizione non più di 21,4 milioni di euro, cioè quelli (e solo quelli!) del finanziamento statale. L’entusiasmo della cordata politico-mediatico-finanziaria è stato in questa occasione meno unanime, sia a causa della crisi economca, sia perché il procedere della costruzione dell’autostrada Bre.Be.Mi. nella bassa bergamasca ha spostato in quella direzione le dinamiche speculative. E così, invece della conclusione del bando di gara, giungeva tra il dicembre 2013 e il gennaio 2014 lo scioglimento della Sibem. Trent’anni di pile di carta, fotocopie, delibere, migliaia di articoli e panegirici per arrivare alla conclusione miserevole che… non c’era l’autorizzazione per il raccordo ferroviario, cioè mancava la base di tutto! E’ per questo che nei giorni scorsi anche la Regione ha deciso di far calare un velo pietoso, cancellando tutto, su un’operazione che non aveva le gambe per camminare. Se i cittadini fossero stati ascoltati, si sarebbe evitata un grande perdita di tempo e forse ci sarebbe stata pure l’occasione per utilizzare diversamente i 21 milioni di soldi pubblici per opere utili al territorio (noi avevamo indicato il metrò Ponte San Pietro - Montello). Si sarebbe inoltre potuta evitare anche la vicenda degli espropri dei terreni ai danni di diversi proprietari con i contenziosi ancora in corso e destinati a perdurare ancora a lungo in modo francamente tragicomico. E quanto è costata al pubblico erario tutta la partita che, per trent’anni anni, non ha mai avuto - per ammissione del Ministero - nemmeno la minima base per poter decollare? Il progetto di interporto a Montello non c’è più, ma la casta che l’aveva voluto e caldeggiato a lungo - ad esclusione dei primissimi propugnatori subito travolti da tangentopoli - è ancora praticamente la stessa, anche se sono cambiate le sigle dei partiti. Casta che anche in questa vicenda non è vissuta di sole parole, ma anche degli emolumenti erogati per condurre a buon fine la realizzazione del… nulla. Nessun emolumento certamente è mai toccato invece a persone come Ivan, Marina, Giuseppe, Viola, Angelo, Ezio, Paolo e ai tanti altri amici e amiche, operai, casalinghe, artigiani, pensionati, studenti di Montello, San Paolo d’Argon, Albano Sant’Alessandro, Costa di Mezzate e Bagnatica, che per molti anni si sono battuti con serietà e passione per il bene comune contro la speculazione, la distruzione del territorio e lo spreco di denaro pubblico.

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(12.02.14) INTERPORTO DI MONTELLO E DINTORNI. LA LUNGA STORIA SEMBRA FINITA IN M….! GLIEL’AVEVAMO DETTO

Il 30 dicembre scorso l’assemblea dei soci ha messo in liquidazione la Sibem, la società dell’interporto, controllata per il 90% del gruppo Percassi. Le motivazioni presentate sono state un paio: il contenzioso con la proprietà delle aree su cui doveva sorgere l’opera (cioè Sancinelli della Montello Spa) e poi il no da parte delle ferrovie ad autorizzare l’apertura del raccordo ferroviario. Questa storia, durata quasi trent’anni, volta a realizzare un centro intermodale per lo scambio gomma-ferro qui dalle nostre parti, sembra così concludersi in modo francamente buffonesco. La prima idea di interporto (anni Ottanta) riguardava un’area gigantesca di oltre 1.000.000 di mq, dalla Montello fino quasi alla Cantalupa; poi sono venuti a più miti consigli, soprattutto in seguito all’opposizione popolare. Ma tutto il quadro politico provinciale (con la sola eccezione di Rifondazione Comunista), finanziario, sindacale, mediatico era strafavorevole, e accusava di essere dei retrogradi coloro che - come noi - denunciavano l’assurdità del progetto. A metà degli anni Novanta arrivò pure il finanziamento pubblico (circa 28 miliardi di vecchie lire) e nel 1999 il parere favorevole del ministero dell’ambiente (allora ne era ministro il “verde” Edo Ronchi, bergamasco). Tutto sembrava in dirittura d’arrivo. Verso la fine del 1999 il Comune di Albano Sant’Alessandro indisse un referendum, con l’intenzione – almeno da parte del sindaco di allora – di aggiungere un’investitura popolare a tutta l’operazione. Fu però un fallimento, perché i cittadini – dopo la campagna di contronformazione da parte dei comitati popolari locali - votarono in massa per il No. Che senso aveva infatti fare un’opera di scala regionale per spostare il traffico dalla strada alla ferrovia, in corrispondenza di un tratto ferroviario periferico e obsoleto? Ciò nonostante, quattro anni dopo, la Regione Lombardia, formigoniana (centrodestra più Lega Nord) approvava l’ultimo progetto, quello più contenuto, in buona parte sulle aree della ex acciaieria, diventata nel frattempo “rifiuteria”, situata nel territorio del comune di Montello e in quelle contigue di San Paolo d’Argon e Albano Sant’Alessandro. Visto l’affare, la Sibem veniva rilevata dal gruppo Percassi. Sembrava tutto pronto: un finanzierie d’assalto, soldi pubblici disponibili e il nuovo breve tratto variante alla S.S. 42 da Albano a Trescore – indispensabile per l’interporto – in dirittura d’arrrivo. Quando questa variante divenne realtà, alla fine del 2012, la Sibem ha fatto partire il bando di gara – europeo! - per la realizzazione del progetto con un investimento previsto di circa 100 milioni di euro, per il quale però la società dell’interporto metteva a disposizione non più di 21,4 milioni di euro, cioè quelli (e solo quelli!) del finanziamento statale. L’entusiasmo della cordata politico-mediatico-finanziaria è stato in questa occasione meno unanime, sia a causa della crisi economca, sia perché il procedere della costruzione dell’autostrada Bre.Be.Mi. nella bassa bergamasca ha spostato in quella direzione le dinamiche speculative. E così, invece della conclusione del bando di gara, è arrivato… lo scioglimento della Sibem. Trent’anni di pile di carta, fotocopie, delibere, migliaia di articoli e panegirici per arrivare alla conclusione miserevole che… non c’è l’autorizzazione per il raccordo ferroviario, cioè manca la base di tutto! Avessero ascoltato i cittadini e i comitati popolari si poteva risparmiare un bel po’ di menate. Che fine faranno i 21 milioni di finanziamento statale? Questo ci preoccupa non poco, perché potrebbe dar luogo ad altre telenovele altrettanto idiote per altre speculazioni. Noi abbiamo detto in più occasioni che quei soldi si dovrebbero investire per fare ben altro, cioè un metrò sulla stessa linea, da Montello a Ponte San Pietro. E su questo torneremo in un’altra occasione. Nel frattempo - con lo scioglimento della Sibem - ci permettiamo di festeggiare - con discrezione e comunque sempre vigili! - quella che consideriamo una vittoria. (cfr. L’Eco di Bergamo, 24.01.14: qui)

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(26.07.13) MONTELLO. LA PROVINCIA ESCE DALLA SOCIETA’ DELL’INTERPORTO

La Giunta provinciale ha annunciato nei giorni scorsi il ritiro della partecipazione dalla Sibem, la società dell’Interporto Bergamo Montello, in quanto giudicata “non strettamente necessaria per il perseguimento delle finalità istituzionali della Provincia”. Anche il Consiglio provinciale ha votato il 15 luglio scorso un primo atto che prelude alla messa in vendita delle quote societarie pari al 2.95% del capitali sociale, corrispondenti a 262.161 euro. Gli assetti societari attuali della Sibem sono così strutturati: 90.90% (8 milioni di euro circa) alla Stilo Immobiliare del finanziere Percassi, Cobe (Comune di Bergamo) 4.81% (426.000 euro), Trenitalia 0.56% (circa 50.000 euro) e 0.77% la Camera di Commercio (68.000 euro circa). Come è noto nel frattempo è in corso di spoglio del domande del bando per la realizzazione dell’interporto. L’assegnazioni dei lavori è prevista per settembre, anche se tutto questo appare solo come un tentativo per mantenere i 20 milioni di finanziamento pubblico stanziati per l’opera nel 1997. Abbiamo già chiesto in più occasioni che questo stanziamento venga indirizzato verso opere utili e urgenti quali l’ammodernamento della rete ferroviaria e del trasporto su ferro locale nel suo complesso, in alternativa ad un’opera inutile che trova sempre meno sostenitori. (cfr. L’Eco di Bergamo 10.07.13: qui)

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(18.04.13) INTERPORTO DI MONTELLO. A CHE PUNTO SIAMO CON LA GARA D’APPALTO. RASSEGNA STAMPA

Un progetto ideato nella prima repubblica, finanziato e progettato nella seconda, avviate ora – terza repubblica – le pratiche per la sua costruzione. E’ questo in sintesi la storia dell’interporto di Montello, di cui la stampa (ma solo L’Eco di Bergamo) si è occupata la scorsa settimana a proposito della conclusione della gara d’appalto indetta allo scadere dell’anno 2012 dalla Sibem – la società dell’Interporto Bergamo-Montello controllata per il 90% dal ben noto finanziere Antonio Percassi. Eppure mai come in questo momento è stata così ampia la contrarietà al progetto e d’altro canto così mosci gli entusiasmi dei sostenitori a prescindere. La stessa Sibem aveva già messo le mani avanti facendo presente nel bando di essere impegnata “in contenziosi di rilevante entità economica”, tanto che “l’esito negativo di essi è suscettibile di generare impatti sostanziali sui presupposti della procedura, impedendone la prosecuzione” (cfr. L’eco di Bergamo, 09.04.13). Inoltre, per arrivare ai 100 milioni necessari per tutta l’opera ne mancherebbero ben 80, avendo la Sibem a disposizione solo quelli del finanziamento pubblico risalente al 1996, cioè 28 miliardi di lire ora diventati con gli interessi 21 milioni di euro. Tale disponibilità ha però tempi non lunghi, perché la scadenza è al 30 giugno 2015. Andare oltre, per la Sibem, significherebbe rischiare di perdere tutto. Ventidue sono comunque state le offerte per il bando di gara, ma per sapere chi realizzerà effettivamente l’Interporto di Montello bisogna aspettare fino all’autunno (cfr. L’Eco di Bergamo, 11.04.13). La stampa ha riportato delle posizioni di contrarietà del Presidente della Provincia Ettore Pirovano, che – favorevole all’interporto di Treviglio/Caravaggio – ha annunciato l’intenzione di far uscire la sua amministrazione dalla Sibem, del sindaco di Albano Maurizio Dionisi e del vice-sindaco di Montello Celestino Bianchi. Quest’ultimo, in predicato una decina di anni fa di diventare presidente della Sibem, ha ricordato ora che “per quanto riguarda gli oneri di urbanizazione, il Comune di Montello era ricorso al Tar, che ci ha dato ragione perché non sono mai stati versati come invece prevedono i regolamenti dopo il via libera al progetto”. “In ballo – precisa il Bianchi – ci sono circa 2 milioni di euro”, mentre “in merito ai terreni, si tratta di aree pubbliche in possesso di Sibem, che non sono ancora state saldate perché è in corso un contenzioso pendente al Tar, che ha nominato un Ctu per la definizione del prezzo”. Sappiamo bene che in questi tempi di crisi un po’ di milioni che si riversano per il tramite dell’interporto sulla asfittica economia locale possono essere visti come manna dal cielo da qualcuno. Ma è uno scandalo gigantesco sprecare 21 milioni per un’opera inutile, anacronistica, bocciata peraltro sonoramente dal referendum popolare di Albano Sant’Alessandro nel 1999. Ci sono altre cose, quelle utili, da fare, come investire per potenziare la nostra linea ferroviaria e il trasporto su ferro nella nostra zona con l’introduzione di mezzi alternativi quali metropolitane di superficie. D’altro canto ormai tutti sanno perfettamente che dalle opere inutili di benefici economici ne vengono ben pochi ai comuni mortali, mentre molto più consistenti risultano il malaffare e le devastazioni ambientali che ne conseguono e che poi ricadono - pesantemente - su tutti.

Interporto e dintorni, le nostre precedenti info: qui


(11.03.13) SAN PAOLO D’ARGON. IL SINDACO INTERVIENE SU INTERPORTO E RADDOPPIO CENTRO RIFIUTI

Nell’ultimo numero del quindicinale Araberara (che dal mese scorso ha cominciato ad occuparsi anche di San Paolo d’Argon) il sindaco del nostro paese prende posizione sull’interporto e sul centro rifiuti della Montello Spa. Rispetto alla prima questione, a quasi due mesi e mezzo dall’avvio da parte della Sibem Spa (la società dell’interporto) della procedura della gara d’appalto, il sindaco riconosce la realizzazione dell’interporto come “inutile e dannosa”. “Oggi questo progetto – dice Cortinovis – con la crisi che incombe non servirebbe più a nulla e si andrebbe così a deturpare una fetta di territorio per nulla”. L’impegno assunto è quello di “essere presenti al tavolo degli incontri”, cosa che – francamente - ci sembra un po’ poco data la gravità di questa operazione che sta incombendo sulla nostra zona. Molto diverso invece l’atteggiamento del sindaco riguardo il tema dell’ampliamento del Centro rifiuti della Montello Spa, che ricade nel medesimo comparto immediatamente a sud del territorio del nostro comune. “La proposta – secondo il nostro sindaco – può essere valutata (…). Chiederemo che ci sia una sorta di periodo di prova e solo al termine diremo se il raddoppio dell’insediamento produttivo è fattibile”. Al di là del fatto che ci è difficile immaginare “un periodo di prova” prima dell’investimento (!?), dalle parole del sindaco emerge una evidente disponibilità verso questo impianto, quando invece da parte delle forze ambientaliste locali (cfr. per esempio qui) è stato ribadito il diniego al progetto così come formulato, perché raddoppia la quantità di rifiuti da smaltire ponendosi ampiamente fuori della pianificazione provinciale, non garantisce affatto una diminuzione delle emissioni dannose, non “chiude” il ciclo produttivo con il completo recupero e i rifiuti trattati ma prevede ancora una quota consistente di residui da avviare proprio agli… inceneritori.

Cfr. Araberara, 08.03.13: qui

Interporto e Centro rifiuti, le nostre precedenti info: qui


(20.02.13) INTERPORTO E CENTRO RIFIUTI. IL VOLANTINO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA VALCAVALLINA DISTRIBUITO A MONTELLO

* La Montello Spa vuole raddoppiare i suoi impianti di trattamento rifiuti. La Sibem rilancia l’Interporto. FERMIAMO QUESTE OPERAZIONI. DIFENDIAMO L’AMBIENTE E LA SALUTE!

Il territorio del comune di Montello è tornato ad essere interessato da operazioni a grande impatto ambientale con il rischio di ricadute negative per la salute e per l’ambiente in tutta la zona.
Sono il progetto di ampliamento del centro rifiuti della Montello Spa e l’interporto di Montello, anch’esso rilanciato in questi giorni dalla Sibem.
Nel primo caso ci troviamo di fronte al raddoppio delle potenzialità del centro rifiuti della Montello Spa, con conseguente raddoppio dell’afflusso dei rifiuti, senza giustificazione nella pianificazione provinciale. Invece dell’asserito miglioramento degli impianti al fine della riduzione delle emissioni inquinanti, esiste il rischio fondato di un loro incremento.
Malgrado questi e numerosi altri elementi criticità, l’amministrazione comunale di Montello sembra intenzionata a dare via libera al progetto così come presentato.
Il “Comitato Cittadini per l’Ambiente” di Montello, insieme a Medicina Democratica, hanno dimostrato in modo approfondito i numerosi elementi negativi del progetto, chiedendone la bocciatura o una radicale cambiamento, per renderlo compatibile con una corretta politica dei rifiuti basata sul rispetto dell’ambiente e della salute.
Come non bastasse, anche l’Interporto di Montello, un progetto nato sotto l’egida di Formigoni, rischia di andare in porto, dal momento che la Sibem ha avviato il Bando di gara per cercare imprese costruttrici.
E’ un progetto negativo sotto il profilo ambientale, assurdo sotto il profilo trasportistico , destinato a rilasciare pesanti ricadute sul piano urbanistico e della vivibilità in tutta la zona. Un progetto bocciato sonoramente dai cittadini (come nel referendum di Albano del 1999) e imposto con un colpo di mano nel 2003 dalla Giunta Regionale Formigoni-Lega Nord, ma per il quale la Sibem ha a disposizione 20 milioni di euro di soldi pubblici (per un costo complessivo di 100 milioni).
Non si può sprecare denaro pubblico per un’opera inutile e fuori dal tempo, come hanno ammesso pure politici e amministratori che negli anni scorsi erano invece favorevoli.
Rifondazione Comunista si è sempre battuta a fianco dei comitati della zona per una politica del territorio e dell’ambiente e per contrastare le politiche affaristiche distruttive che hanno sempre avuto il loro impulso nella giunta regionale di Formigoni. Ora è tempo di voltare pagina. Anche con il voto. (17.02.13 - Prc/Valcavallina - Borgo di Terzo - Via Rivolta 1)

Volantino: qui

Su questi temi, le nostre precedenti info: qui


ELEZIONI POLITICHE: UN VOTO A “RIVOLUZIONE CIVILE”

Rivoluzione Civile riunisce tutte le forze che in questi anni si sono battute contro i governi Berlusconi e Monti, per un’alternativa al neoliberismo.
Sono le forze che, come noi, in questi anni hanno sotenuto il referendum contro il nucleare e per l’acqua bene comune; si sono battute contro la cancellazione dell’articolo 18 e del contratto nazionale; si sono battute per abrogare la riforma delle pensioni e la diaria dei parlamentari, per modificare le politiche inique che sono state fatte sul fisco, le pensioni, i diritti del lavoro.
Il programma di Rivoluzione Civile dice “NO” all’Europa dei banchieri e al Fiscal Compact con cui si vogliono distruggere tutti i diritti sociali.
Occorre ridistribuire la ricchezza, eliminare l’IMU sulla prima casa ed introdurre una patrimoniale sulle grandi ricchezze, colpire l’evasione fiscale, la corruzione e le organizzazioni mafiose.
Occorre investire su scuola pubblica, Università, ricerca, cultura, sanità, politiche sociali; tagliare le spese militari, quelle sulle grandi opere come la TAV in Val di Susa ed i privilegi della politica.

ELEZIONI REGIONALI: UN VOTO A “ETICO! A SINISTRA PER UN’ALTRA LOMBARDIA”

La lista “Etico! A Sinistra per un’altra Lombardia” sostiene Ambrosoli presidente. Con questo voto vogliamo rafforzare l’impegno a cambiare radicalmente la Regione Lombardia, il cui sviluppo è stato pesantemente condizionato dalle politiche di affarismo e malaffare perseguite per ben 18 anni dalla Giunta Formigoni – Lega Nord.
Con questo voto vogli
amo dare voce ai comitati e ai cittadini che in questi anni si sono battuti per l’ambiente, per la salute contro i progetti affaristici e distruttivi (grandi opere inutili, quali ad esempio l’interporto che si intende realizzare a Montello).
Vogliamo una Lombardia che non sprechi il denaro pubblico per la scuola privata ma sia impegnata a potenziare e innovare la scuola pubblica per il diritto allo studio; allo stesso modo occorre chiudere con lo scandalo del foraggiamento della sanità privata a discapito di quella pubblica e dei diritti di tutte le persone.
Vogliamo una regione che smetta di ingrassare i privati con i soldi pubblici, che sia attenta ai bisogni dei cittadini, dei giovani e dei lavoratori e lavoratrici, attuando iniziative quali il salario minimo garantito e politiche per il diritto alla casa a tutte e tutti.

L’Alternativa - San Paolo d’Argon

Volantino in distribuzione: qui

(12.02.13) MONTELLO. ANCORA SUL PROGETTO DI AMPLIAMENTO DEL CENTRO RIFIUTI DELLA MONTELLO SPA. SINTESI DELLE “OSSERVAZIONI” DI MEDICINA DEMOCRATICA

Questi gli elementi problematici individuati dal tecnico ambientale Marco Caldiroli (Medicina Democratica) nel piano di ampliamento del centro rifiuti della Montello Spa.

1. La non necessità del potenziamento (270.000 t/a complessivi) - ai fini dei fabbisogni provinciali (103.500 t/a) - per la parte riguardante l’incremento di trattamento anaerobico dei rifiuti organici
2. L’assetto emissivo poco chiaro (e poco credibile) con l’utilizzo nel nuovo impianto di essiccazione fanghi dei fumi provenienti dalla combustione del biogas. Secondo i proponenti gli inquinanti (ossidi di azoto, COT, monossido di carbonio) letteralmente sparirebbero ovvero si ridurrebbero fortemente le emissioni attuali pur incrementandosi di molto (3 volte) la portata delle emissioni;
3. i bilanci delle acque di scarico e dei rifiuti non chiari e basati su medie e non sulla capacità massima (nominale) dell’impianto. Ad esempio gli scarti dal trattamento anaerobico dei rifiuti organici sono elevati (40 % su sostanza secca) rispetto a quanto è plausibile aspettarsi da una RD di buona qualità. L’incremento della quantità di acque da depurare risulta maggiore (circa 2.400 mc/g) rispetto al potenziamento previsto dell’impianto di depurazione (+ 2.000 mc/g) peraltro mantenendo deroghe per lo scarico in fognatura;
La mancata considerazione della capacità nominale per i rifiuti significa anche una “autoriduzione” negli impatti correlati (emissioni, trasporti ecc);
4. la assurdità “tecnica” (altro discorso è quella economica) di voler miscelare plastiche, fanghi secchi e scarti dal trattamento anaerobico per produrre un combustibile solido.
5. la connessa non chiarezza del confine tra fanghi essiccati inviati a compostaggio o comunque utilizzabili come ammendanti e quelli invece da miscelare per produrre un combustibile da rifiuto (le quantità complessive avviate a tale finalità sono anche “ballerine” - es 90.000 t/a di fanghi che diventano 110.000 t/a in un altro punto - maggiori rispetto a quelle dichiarate, a seconda del punto del documento e dei bilanci di materia e dei flussi allegati)
6. la mancata considerazione di alternative (compostaggio aerobico, trattamento spinto per le plastiche postconsumo per avviare una quota ulteriore a riciclo/recupero);
7. le prestazioni di rendimento del trattamento dei fumi indicate come inferiori nel documento rispetto a quelle dichiarate dai produttori negli allegati;
8. la mancata puntuale considerazione delle condizioni anomale e di malfunzionamento, le previsioni di contenimento e intervento (sono presenti ma non chiare e sono poco affidabili visto, per esempio, che da un lato si afferma che l’impianto è a rischio di incendio elevato e da un’altra parte, nello stesso documento, lo si dichiara a rischio medio).
9. trattandosi di impianto in area critica per la qualità dell’aria non viene dimostrata (se non con quanto di poco credibile si afferma sull’essiccazione - v. punto 2) la compensazione delle nuove emissioni con la eliminazione/riduzione di emissioni esistenti;
10. la mancata considerazione negli scenari di ricaduta delle emissioni delle situazioni di maggior rischio (minore diffusione degli inquinanti e loro concentrazione a terra) per la popolazione ma calcolo solo delle ricadute “medie” (su base annua). Non tutti i contaminanti sono stati considerati nelle valutazioni. Per le polveri vi è comunque un incremento nella ricaduta del 13 %, superiore al 10 %, soglia abitualmente considerata significativa. Manca inoltre una completa valutazione degli impatti odorigeni. (Marco Caldiroli - Medicina Democratica/Movimento di lotta per la salute Onlus - febbraio 2013) Cfr. anche le osservazioni integrali presentate alla Provincia di Bergamo da M. Caldiroli il 31.12.12: QUI

Tutta la documentazione sul progetto Montello Spa in silvia.regione.lombardia.it

L’assemblea pubblica a Montello del 4 febbraio scorso nell’articolo de “L’Eco di Bergamo” 10.02.13: qui

Montello, rifiuti e interporto. Le nostre precedenti info: qui


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