(18.04.17) BERGAMO. INCONTRO PUBBLICO: VERSO IL MEETING ANTIRAZZISTA DI SABATO 22 APRILE A PONTIDA

* Martedì 18 aprile, ore 20.45, a Bergamo presso la sede di Rifondazione Comunista e Unione Inquilini in Via Borgo Palazzo 84/g

Un numero crescente, davvero impressionante di soggetti e associazioni, dal mondo del lavoro, della cultura, dell’attivismo e della politica (cfr. qui) sta aderendo alla proposta lanciata un mese fa dai centri sociali di Napoli per un grande appuntamento antirazzista a Pontida, la località bergamasca che la Lega Nord - stravolgendo il senso della memoria legata alla storia medievale - ha trasformato nello scorso trentennio in un simbolo del secessionismo e dell’intolleranza. “Tutte e tutti a Pontida - si legge nell’appello a cui abbiamo aderito convintamente - per chiarire un concetto semplice: le idee di odio razziale non hanno alcuna casa, non possono avere roccaforti o luoghi simbolici, mentre abitano ovunque le idee di inclusione, solidarietà tra popoli, emancipazione!” Siamo anche noi convinti che il messaggio razzista di Salvini e della Lega nella versione lepenista, lungi dal rappresentare - come recita la propaganda - una alternativa al sistema del neoliberismo e dei governi che lo incarnano, ne sia invece complementare e componente organica, come testimonia la propensione dei media rispettabili a veicolarlo sistematicamente e ovunque. La guerra fra i poveri come alternativa alla lotta plurale e unitaria contro l’austerity costituisce un fattore essenziale di tenuta del “sistema” del neoliberismo. Non a caso il governo Gentiloni, con gli accordi Italia-Libia e con i due decreti Minniti-Orlando, l’uno contro i migranti e l’altro contri i poveri (non contro la povertà!), si muove nella stessa direzione con il plauso di tutte le destre. Contro il razzismo, per l’unità dei lavoratori e delle lavoratrici, contro la guerra vera che Trump - l’amico di Salvini - mostra di voler portare alle estreme conseguenze, contro un governo che fa le stesse politiche dei razzisti: con queste parole d’ordine vogliamo essere anche noi a Pontida sabato 22 aprile, con tutte le nostre amiche e i nostri amici, compagne e compagni, di tutti i Sud e di tutti i Nord, per una grande giornata di musica e festa. Per portare a questa giornata il contributo di riflessione, politico e anche organizzativo, delle realtà antifasciste e antirazziste di Bergamo e provincia, invitiamo all’incontro che abbiamo promosso per martedì 18 aprile, alle ore 20.45, presso la sede di Unione Inquilini e Rifondazione Comunista, a cui invitiamo tutti gli interessati. (Bergamo, 13.04.17: Unione Inquilini, Seriate X Tutti, Gruppo Acquisto Popolare Bg, Alternainsieme.net, Rifondazione Comunista - per info tel. 3389759975 -maurizio)


(23.10.16) TRESCORE BALNEARIO. I NAZIONALISMI IN EUROPA E COME SI BUTTA VIA UNA SERATA

* A proposito dell’incontro del 21 ottobre promosso dall’Anpi provinciale a Trescore Balneario nell’ambito del ciclo “Macerie. Il ritorno dei fascisti in Europa” (cfr. QUI)

Due parlamentari del Pd e una giornalista autrice di un libro sul tema l’altra sera a Trescore Balneario hanno provato a spiegarci come la destra peggiore stia reclutando in Europa milioni di adepti fra le persone normali le cui condizioni economico-sociali sono state travolte dall’austerity. Un panorama desolato e desolante di rancore, odio, fili spinati e perfino pogrom violenti in nome delle paranoie xenofobe più orrende. Poi la Brexit e l’inquietante Trump negli Usa. Ad ascoltare un pubblico attentissimo, di cui una parte – per la verità - inquietato pure dalla signora Hillary. La nostra Europa è ormai assediata dalle guerre in Libia e in Mediorente, incapace di intervenire per fermare la tragedia di Aleppo (cominciata però un pezzo prima dell’arrivo dei Russi). E’ la nostra Europa che deve subire l’ingombrante presenza della Russia, anch’essa avviata lungo una deriva di destra e aggressiva. Purtroppo - non andrebbe dimenticato - anche l’Europa, quando si muove, è portata a combinare disastri come in Libia, a dialogare con i nazisti o simili di Ucraina, a dispiegare stupidamente le proprie truppe lungo i confini russi, a fornire armamenti agli stati pro Isis con non poche responsabilità nelle destabilizzazione del mondo che poi ci invia i suoi disperati. La marea montante dei profughi in questa Europa assediata rischia di travolgere le coscienze, tanto che imperversano – contro il sistema – una pluralità di populismi: dalle sigle orribili del nuovo neonazismo germanico e mitteleuropeo, i destrissimi governi degli ex paesi del glacis, le signore Le Pen (zia e nipote), gli xenofobi olandesi, gli anglo-brexit, Salvini e Grillo, pure Podemos e Tsipras (quest’ultimo populista perché ha voluto andare contro il sistema rimanendone colpevolmente sconfitto mentre le socialdemocrazie europee e pure il Pd stavano violentemente contro la Grecia). Certo i relatori hanno criticato aspramente le politiche economiche regressive dell’Unione Europea (a guida Bce con popolari e Pse al comando) con la devastazione sociale che ne deriva, sulla quale marciano alla grande neofascisti e neonazisti. Fortunatamente - è stato detto - in Italia i 5 Stelle da una parte e Fratelli d’Italia dall’altra sono riusciti finora a integrare in parte nel sistema la protesta populista o fascista più pericolosa. Contro la deriva non resta – ci è parso di capire - che affidarci alla fiducia nelle istituzioni (la nostra “repubblica parlamentare” come ha solennemente ricordato uno dei parlamentari relatori), al quadro politico dato, alla attesa che i reggitori d’Europa imbocchino politiche economiche in grado di prevenire la devastazione sociale e la paura delle masse. C’è da dubitare, nel frattempo, che la classe operaia francese dopo l’imposizione della “loi travail” abbia più  voglia di fidarsi di Hollande e delle istituzioni europee. Certo che i due parlamentari del Pd che hanno relazionato - e lo sanno tutti - in questi anni sono stati fra coloro che hanno sostenuto e votato diligentemente le leggi sociali che precarizzano la vita di milioni di individui e ora si apprestano - nel referendum costituzionale - a sostenere lo stravolgimento dell’ordinamento previsto dalla Costituzione, nata dalla Resistenza e da quasi settanta anni punto di riferimento forte contro le involuzioni autoritarie e i fascismi tutti. Sì, proprio una serata buttata via quella di venerdì nella sala convegni dello storico Albergo La Torre di Trescore Balneario. (m. mazzucchetti, 23.10.16)


(28.08.13) SIRIA. “SE VUOI LA PACE, PREPARA LA PACE”. FIRMA LA PETIZIONE

Al Governo italiano

Il popolo siriano è vittima quotidiana delle peggiori atrocità in una guerra civile che - secondo le Nazioni Unite – ha già fatto centomila morti e milioni di sfollati.
La situazione in Siria è drammatica, ma un intervento militare non servirà a pacificare il Paese. L’ultimo decennio ha mostrato che le guerre alimentano ed esasperano violenza e fondamentalismi di ogni tipo. È sufficiente guardare la Libia, l’Afghanistan, o l’Iraq “pacificato”, dove attentati e vittime civili continuano a essere all’ordine del giorno nell’indifferenza generale.
La guerra causa sempre vittime innocenti: più del 90 percento civili inermi.
Per questi motivi l’Italia ripudia la guerra. E la Costituzione non dice che l’Italia può cedere sovranità per fare guerre ma, anzi, afferma che il nostro Paese pur di assicurare pace e giustizia tra le Nazioni è disposta a “cedere parte della sua sovranità”.
Nessuno lavora sulla prevenzione dei conflitti e sul rispetto dei diritti umani, l’unica vera via per costruire la pace. Al contrario, la storia ci insegna che le grandi potenze soffiano sul fuoco per alleanze politiche o interessi economici, anche legati alla vendita di armi, ignorano le violazioni di diritti umani quando queste vengono commesse dai propri alleati.
Sarà il popolo siriano a fare le spese del prossimo intervento militare. Quel popolo ha bisogno della comunità internazionale, ma non dall’alto di un bombardiere: ha bisogno che sia la diplomazia, in tutte le sue facce, a farsi avanti, a costruire un tavolo di proposte con dei mediatori davvero credibili. Ha bisogno che la comunità internazionale smetta di considerare la guerra come opzione possibile: per costruire la pace è necessario praticare i diritti.
Un intervento armato non porterà soluzioni, ma un crescendo di lutti e disastri.
L’Italia si metta a lavorare per costruire nel mondo pace e diritti e si chiami fuori da questa guerra, chiunque decida di farla.

PRIMI FIRMATARI:

Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Maso Notarianni, Marcello Guerra, Cecilia Strada, Christian Elia, Fiorella Mannoia, Alessandro Gilioli, Alessandro Robecchi, Massimo Torelli, Guido Viale, Marco Revelli, Frankie HI-NRG MC, Stefano Corradino

FIRMA LA PETZIONE: QUI


(03.07.12) BIANZANO. PROFUGHI AFRICANI PER PROTESTA DEVASTANO HOTEL “BONANZA”

Così informano i media bergamaschi a proposito della protesta clamorosa messa in atto dai profughi relegati a Bianzano (da quanto tempo?) in vista del nuovo trasferimento. “Il trasferimento, coordinato dalla Prefettura insieme alla Caritas, non è andato giù però ad alcuni di loro che con rabbia se la sono presa con le camere dell’hotel: hanno infatti inscenato una vera e proria rivolta denundanosi in giardino e minacciando di togliersi la vita. Sono entrati nelle stanze e hanno devastato tutto quello che capitava loro sotto tiro. Poi se la sono presa anche con la titolare che ha dovuto rinchiudersi nella sala ristorante insieme al figlio e chiamare i carabinieri mentre alcuni degli ospiti riuscivano a entrare a forza nella sala. Anche un carabiniere è stato leggermente ferito. Alla fine due dei profughi sono stati arrestati.” (Bergamonews.it 03.07.12: qui) Ciò che stupisce è che a più di un anno dalla guerra in Libia la questione dei profughi non abbia ancora trovato un degna e umana conclusione. Cfr. anche L’Eco di Bergamo 03.07.12: qui; Bergamo.corriere.it 03.07.12: qui ; “Soggiorno profughi, il ministero non paga da gennaio”, Bergamo.corriere.it 04.07.12: qui

Migranti, precedenti info: qui


(21.11.11) VALCAVALLINA 19 NIGERIANI FUGGITI DALLA GUERRA DI LIBIA E CONFINATI A VALPIANA

Valpiana è sui Colli di San Fermo a oltre 1000 metri, nel comune di Monasterolo del Castello: è forse il posto più sperduto e isolato della Valcavallina. Vi si trova una specie di rifugio costruito decenni fa, variamente adibito, con scarsa fortuna e continuità a ristorante, pensione, bar… E qui, all’insaputa di tutti, persino delle autorità locali, come ci assicura Marco, vivono19 nigeriani, un piccolo gruppo dei 300 profughi dalla Libia che sono stati distribuiti in varie altre località altrettanto sperdute e isolate della bergamasca. E’ l’amministrazione provinciale leghista che si è dovuta occupare della questione e l’ha fatto nel modo davvero più discreto, distribuendo i profughi nei posti più sperduti, per non dare nell’occhio e non turbare i sentimenti xenofobi così amorosamente coltivati. Di loro si occupa la Comunità Oasi di Padre Antonio Zanotti (qui) e, come ci assicura Marco, lo fa egregiamente. Ma Valpiana è un posto incantevole per passarci un week end, non certo per rimanerci confinati per mesi e mesii. D’inverno poi fa molto freddo, il sole non ci batte o ci batte molto poco, insomma un clima che non c’entra proprio nulla né con la Nigeria né con la Libia. I 19 profughi pertanto hanno bisogno di indumenti adatti. Crediamo che abbiano bisogno di avere anche qualche certezza per il loro futuro. In quanto profughi li attende di essere rimpatriati, ma dove? In Libia, paese in cui da tempo lavoravano e dal quale sono fuggiti perché presi di mira da quelli di Gheddafi o dai “ribelli” o da entrambi? O in Nigeria, dove molti di loro non hanno più alcun legame e da dove se n’erano andati per sfuggire alla miseria e alla precarietà più assoluta? Eppure una soluzione ci sarebbe, come suggerisce pure l’Eco di Bergamo che riporta oggi ampi servizi sui rifugiati dalla Libia in bergamasca: un permesso di soggiorno temporaneo per poter trovare un lavoro e avere, insomma, una chance per rimanere nel nostro Paese o in Europa.

(23.11.11) Riguardo i 19 profughi di Valpiana possiamo oggi essere più precisi. E’ in corso per loro l’iter per il riconoscimento dello stato di rifugiati. Il rimpatrio in Nigeria scatterebbe in caso di non riconoscimento. E’ da fine agosto che si trovano a Valpiana, di fatto una reclusione!

Per aiutare i profughi confinati a Valpiana, cfr. l’appello di Marco: qui



(05.10.11) LIBIA L’ITALIA HA SGANCIATO 850 BOMBE. L’80% DI TUTTI I RAID E’ PARTITO DALLE NOSTRE BASI

La rivendicazione de “Il sole 24 Ore” di oggi

“Ignorata dagli alleati e messa in ombra dalla censura mediatica imposta dal Governo, l’entità del ruolo rivestito dalle forze militari italiane nel conflitto libico è rimasta finora quasi del tutto sconosciuta. Un ruolo di primo piano come dimostrano i dati che Il Sole 24 Ore ha ottenuto da fonti vicine agli ambienti Nato. Innanzitutto perché oltre l’80% delle missioni aeree alleate sono state lanciate da basi italiane senza le quali l’operazione Unified Protector sarebbe stata inattuabile. Gli aerei italiani hanno svolto un ruolo fondamentale, con un numero di missioni che la scorsa settimana aveva superato quota 2mila (con oltre 7 mila ore di volo) a cui aggiungere le quasi 400 compiute dagli elicotteri imbarcati della Marina. Meno solo dei francesi (oltre 4.500 missioni) e dei britannici (circa 2.400 missioni più quelle degli elicotteri imbarcati) che però hanno schierato 30/40 aerei contro i 14 italiani.Quanto a mezzi e missioni l’Italia ha contribuito per quasi il 10% allo sforzo militare alleato con incursioni concentrate negli ultimi giorni sulle ultime roccaforti lealiste a Sirte e Bani Walid, ma in termini qualitativi ha dato molto di più tenendo conto della mole d’informazioni che la nostra intelligence ha fornito agli alleati e dell’impiego dei velivoli teleguidati Predator (solo quelli italiani e americani sono in azione in Libia) che in una trentina di missioni si sono rivelati indispensabili per individuare i bersagli e guidare i raid nelle aree abitate.

I jet italiani hanno effettuato missioni di ogni tipo. Nella sorveglianza della no-fly zone nessun altra forza alleata ha superato le 590 effettuate dagli italiani che hanno impiegato anche tanker per il rifornimento in volo, aerei da guerra elettronica e intercettazione delle comunicazioni, cacciabombardieri per l’attacco al suolo e la ricognizione. Velivoli che hanno individuato 1.500 obiettivi, attaccandone oltre 500 con circa 850 bombe a guida laser e satellitare. Di queste circa 160 sono state lanciate in 170 missioni dagli Harrier della Marina, le altre da Amx e Tornado dell’aeronautica che hanno impiegato anche oltre due dozzine di missili da crociera Storm Shadow. Tenuto conto di un costo medio di 40 mila euro per ogni bomba guidata e un milione per ogni Storm Shadow, nel conflitto gli italiani hanno impiegato finora ordigni per un valore circa 60 milioni.

Le stesse fonti hanno confermato che i raid italiani hanno avuto una precisione del 97% e non ci sono state vittime civili. Prestazioni di rilievo, specie tenendo conto che, dopo forti pressioni della Casa Bianca, l’Italia ha iniziato a colpire obiettivi sul suolo libico soltanto a fine aprile, cioè un mese e mezzo dopo gli alleati.

Ciò nonostante i Tornado hanno lanciato oltre un terzo della settantina di missili da crociera impiegati anche dai jet francesi e britannici per colpire le basi libiche meridionali nell’area desertica di Sebha. Con il progressivo decrescere delle esigenze belliche è probabile che anche gli italiani riducano le forze aeree assegnate alla Nato, attualmente inferiori numericamente solo ai britannici dal momento che Parigi ha tagliato a soli 5 jet la flotta di Rafale basati a Sigonella.” (cfr. “IlSole 24 Ore”: qui)



(26.08.11) GUERRA ORA LA LIBIA E’ SUL MERCATO

Intervento di Ramon Mantovani, Liberazione 25.08.11

La guerra in Libia sta concludendosi? Pare di si. O forse no, perché le guerre civili non si concludono facilmente. Ma il bilancio, provvisorio, di questa guerra sembra abbastanza chiaro. Almeno per chi ha occhi per vedere e non ha mandato il cervello all’ammasso. Nessuna delle menzogne, dei falsi pretesti e delle suggestioni abilmente propalate dal sistema di disinformazione e di manipolazione delle opinioni pubbliche mondiali ha resistito alla prova dei fatti. Nessun principio e nessuna legge del diritto internazionale è stata rispettata. In Libia c’era e c’è senza ombra di dubbio un regime oligarchico, per non dire familiare, oppressivo e per molti aspetti grottesco. Ma si possono citare almeno una decina di altri paesi retti da regimi simili, che hanno recentemente represso nel sangue rivolte popolari, considerati “amici” dell’occidente, alcuni dei quali hanno perfino partecipato alla “protezione dei civili” in Libia. In Libia non c’è stata, come in Tunisia e in Egitto, una rivolta popolare spontanea provocata dalla crisi bensì un’insurrezione a base territoriale (quanto ispirata e fomentata da potenze straniere e da un parte dello stesso regime libico si vedrà presto) guidata dall’ex ministro della giustizia di Gheddafi e da un tale Mahmud Jibril. Quest’ultimo, poco prima della “ribellione” aveva dovuto dimettersi dall’incarico di responsabile della politica economica del governo di Gheddafi, in quanto le sue proposte di liberalizzazioni e privatizzazioni erano state bocciate. Se Gheddafi le avesse accettate ci sarebbe stata la guerra? Oggi Jibril è il capo del governo provvisorio dei “ribelli”. E’ indaffarato, più che a combattere, a girare per il mondo trattando sulle liberalizzazioni e privatizzazioni che il regime libico aveva scartato. Solo un’illegale risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (illegale in quanto l’ONU non può promuovere alcuna azione militare senza aver prima esplorato ogni iniziativa politica e diplomatica) e solo la violazione della stessa risoluzione ONU (violazione perché prevedeva che nessuna arma avrebbe potuto essere fornita sia al governo sia ai “ribelli” ed escludeva ogni azione atta a rimuovere Gheddafi dal potere), insieme all’intervento della NATO come aviazione di una delle parti in causa, hanno prodotto la sconfitta di una parte del regime ad opera di un’altra parte del regime. I morti civili, la distruzione delle infrastrutture del paese e l’esodo di centinaia di migliaia di immigrati in Libia da altri paesi africani, sono stati considerati un prezzo da pagare ben volentieri per mettere le mani sul petrolio libico e per smantellare l’ottimo welfare pubblico che ai libici garantiva lavoro, sanità, istruzione e abitazioni. Senza dimenticare l’obiettivo politico del rilancio ulteriore della NATO come gendarme del mondo e della trasformazione dell’ONU in notaio delle decisioni dei paesi ricchi (con mormorii senza uso del potere di veto di Russia e Cina). Eccolo il bel multilateralismo di Obama! E degli europei, tra i quali gli apologeti più convinti di ogni distruzione del diritto internazionale, delle guerre umanitarie e dello strapotere della NATO sono gli esponenti del Partito Socialista Europeo e in Italia del PD e della corte dei pennivendoli tanto ostili a Berlusconi quanto guerrafondai.Come fu ai bei tempi della guerra del Kosovo, anche quella condotta come aviazione di una parte contro l’altra, presentata come difesa umanitaria dei civili. Multilateralismo per fare la guerra allo scopo di spartirsi il bottino. Costituito da contratti sul petrolio ben più vantaggiosi per le multinazionali di quelli attuali e da usare come antidoto alla politica petrolifera del Venezuela, dell’OPEC e dei paesi dell’ALBA. Costituito da sicuri investimenti (con relative delocalizzazioni in Italia ed Europa) in tutti i settori economici fino ad ora pubblici per l’orda famelica delle imprese europee. Le stesse che a migliaia hanno saccheggiato Tunisia ed Egitto negli ultimi due decenni. Multilateralismo che vacillerà, come del resto era incerto all’inizio di questa pessima storia quando USA, Francia e Germania avevano posizioni diverse, appena il signor Jibril dovrà “decidere” quali compagnie petrolifere dovranno godere di più, a cominciare dall’ENI. Nelle prossime ore, giorni e settimane si riuniranno i vertici politici della NATO e del Gruppo di Contatto. In quelle sedi si misureranno i rapporti di forza interni al multilateralismo, e il peso delle bombe sganciate da ognuno acquisterà un peso politico. Probabilmente la guerra civile libica continuerà in altre forme, e basterà etichettare i seguaci di Gheddafi come terroristi per giustificare ogni tipo di repressione. Poi l’ONU ratificherà e metterà un timbro. Come è dovere dei notai. Infine, va pur detto che fra le vittime di questa guerra c’è il movimento pacifista. Travolto dalle truppe dei manipolatori dell’opinione pubblica e in parte arruolato nei corpi scelti d’elite dei guerrafondai umanitari. Che riposi in pace!

Le nostre precedenti info: QUI


(26.07.11) AFGHANISTAN UN ALTRO MILITARE ITALIANO E’ MORTO. CHE FA IL MOVIMENTO PER LA PACE?

Il caporalmaggiore paracadutista David Tobini, 28 anni, di Roma, è morto il 25 luglio in uno scontro a fuoco a nord-ovest di Bala Murghab, in Afghanistan. Secondo icasualties.org, David Tobini è il 39° militare italiano perito in Afghanistan dall’inizio della missione (l’elenco completo: qui), il nell’anno 2011. Nel mese di luglio sono deceduti in Afghanistan ben 3 soldati italiani. I malumori espressi dalla Lega Nord non avranno conseguenza, perché le missioni italiane verranno puntualmente rifinanziate dal governo Berlusconi Bossi. “L’Alternativa - San Paolo d’Argon”, che aderisce alla Tavola della Pace, ha ricevuto nei giorni scorsi il plico con i materiali per l’edizione 2011 della Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli, che è prevista per il 25 settembre prossimo. Be part of the solution”, è il motto di quest’anno. Il programma è interessante e stimolante, ma nei vari documenti non abbiamo trovato la parola Afghanistan, e neppure la parola Libia.


(25.06.11) BERGAMO-LIBIA DOVE E’ FINITO IL PACIFISMO DELLA “TAVOLA DELLA PACE”?

Secondo un sondaggio riportato oggi da “Il Corriere della Sera” gli italiani che si dichiarano contrari all’intervento in Libia sono passati dal 53% al 69%. La “Tavola della Pace” di Bergamo nell’aprile scorso si interrogava: “Guerra sì o guerra no? Non abbiamo saputo rispondere in modo univoco alla concreta situazione”. E pure si chiedeva: “Ci aiuta a dare una risposta, l’articolo 11 della Costituzione italiana nella sua affermazione ‘l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’?”(sic!). Come dire: mentre il popolo bue è contro l’intervento, la Tavola della Pace è dubbiosa e lascia palesemente intendere che si può essere anche a favore (”All’interno della Tavola della pace sono presenti posizioni diversificate”)! Ad oltre tre mesi dall’inizio dei bombardamenti Nato (abbiamo superato la durata dell’intervento in Kosovo del 1999!), sarebbe quantomeno d’obbligo per la Tavola della Pace bergamasca un approfondimento, alla luce - per esempio - anche di quanto scritto nei giorni scorsi da “Famiglia Cristiana” (cfr. QUI), o di quanto dichiarato già da tempo da Flavio Lotti, referente nazionale della Tavola della Pace (cfr. QUI).

Comunicato della Tavola della Pace - Bergamo: QUI


(12.04.11) SAN PAOLO D’ARGON CAMBIA IL SIMBOLO DE “L’ALTERNATIVA-SAN PAOLO D’ARGON”

Quello precedente era ancora legato all’origine della lista, nata nel 1997 come lista unitaria della sinistra. Poi siamo diventati una lista, certo sempre di sinistra, ma di movimento, legata cioè ai problemi del territorio, impegnata in tante mobilitazioni locali e non, dalla composizione plurale, con le decisioni che si prendono solo all’unanimità. Per le elezioni comunali del 15/16 maggio, dopo un tormentato brain-storming ci è venuto il simbolo nuovo che alleghiamo: un arcobaleno giustamente arrabbiato (di fronte alla nuova guerra di Libia e a come stanno andando le cose per la povera gente in Italia, nel mondo e anche nelle nostre lande), sormontato da una barra rossa orizzontale (così si deve dire nella noiosa burocrazia da elezioni) con scritta “L’Alternativa” e “San Paolo d’Argon”. Anche in occasione di queste elezioni comunali del nostro paese ci siamo dovuti mettere dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano già occupati!

Cfr. “San Paolo d’Argon - elezioni comunali 2011″: qui


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