Ott 02 2009

(26.09.09) Ponteranica

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(02.10.09) PONTERANICA “DARE VISIBILITA’ ALLA POLITICA DI SINISTRA” Note a margine della manifestazione del 26 settembre 2009. Ezio Locatelli (Prc-Bergamo) in Liberazione 02.10.09: qui

Da “Liberazione” di venerdì 2 ottobre 2009
DARE FORZA E VISIBILITA’ ALLA POLITICA DI SINISTRA
di Ezio Locatelli, segretario provinciale di Bergamo, direzione nazionale Prc-Se

Non c’è solo l’urgenza, ma ci sono anche le potenzialità e le forze per reagire a quello che finora è stato l’incontrastato dominio politico-culturale delle destre, in specie della Lega, al Nord. Questo è il segnale, da non sottovalutare, venuto dalla manifestazione del 26 settembre a Ponteranica. Convocata con l’idea per taluni di svolgere una protesta in ambito locale contro la rimozione della targa di Peppino Impastato dalla biblioteca civica la manifestazione è diventata un fatto politico. Essa ha assunto via via una connotazione più politica, di contrapposizione alle politiche fascistoidi e razziste della Lega, e una rilevanza più ampia sul piano della partecipazione e del coinvolgimento delle diverse realtà territoriali, dalla Sicilia alla Lombardia. Un indubbio successo che ha rinvigorito l’idea di una opposizione alla Lega e ai suoi alleati.

Com’è possibile allora che nei giorni a seguire ci sia stato ancora chi non ha abbandonato la polemica per una manifestazione che si voleva più “apolitica” ed anche un po’ più trasversale dal punto di vista politico? Gli stessi insomma che avrebbero fatto a meno della presenza, vissuta come eccessiva se non ingombrante, di tanti giovani, donne e uomini, militanti e non che si sono ritrovati sotto le insegne di Rifondazione Comunista.

Il fatto è che in questi anni segnati dalla “fine delle ideologie”, dalla dissoluzione dei grandi progetti di trasformazione si è perso anche la capacità di definire e farsi carico di una linea di scontro politico con la destra. Di più. C’è buona parte dello schieramento democratico, della sinistra moderata la cui idea non è nel senso di una valorizzazione dei conflitti visti come fondamentale risorsa di cambiamento ma esattamente il contrario, di una loro neutralizzazione, di un loro declassamento. Una visione che fa il paio con il superamento di una idea plurale della politica, con una pretesa d’indifferenziazione politica - significativo l’intervento di questi giorni di Piero Fassino rivolto ai Verdi e a “coloro che si sono separati dall’arroccamento ideologico di Rifondazione Comunista” di confluire tutti nel Pd - che viene rivolta contro tutte quelle forze di sinistra, comunisti in testa, che non hanno rinunciato alla loro diversità politica.

L’aspetto paradossale è che questo tentativo di rimozione di cultura antagonistica avviene in un momento in cui le destre sono apertamente all’attacco, impegnate in un’azione d sfondamento sociale e politico. Lo strapotere di una destra estrema, razzista, pericolosamente autoritaria è anche il risultato di questa situazione, di un’incapacità da parte delle forze democratiche e di sinistra di praticare il conflitto aperto, di una tendenza alla spoliticizzazione dell’agire pubblico, di una pratica rivolta all’omologazione e al moderatismo politico.

Penso che nella situazione presente, senza nasconderci gli elementi di difficoltà, ci sono molti elementi nuovi che possono riaprire il discorso di una consistente opposizione sociale e politica e di uno scenario diverso. A cominciare dal movimento di protesta che sta prendendo piede contro le ricadute di una crisi economica e sociale gravissima oltre che per gli attacchi politici di una destra reazionaria. Questo movimento, per non ribaltarsi in una nuova ondata di sfiducia ed antipolitica ha bisogno di risposte nette, chiare, prive di ambiguità. Di risposte che riscoprano le ragioni di una contrapposizione di contenuti e valori nei confronti delle politiche antisociali e autoritarie della destra, a cominciare dalla partita emblematica che si gioca sul tema del lavoro, della giustizia sociale, dei diritti sociali.

Il problema riguarda anche noi, Rifondazione Comunista e sinistra alternativa. Per troppo tempo abbiamo pensato di vivere di campagne elettorali, di proiezione istituzionale, in maniera opinionistica. Una dimensione che non “morde”, non costruisce, non attua uno spostamento di forze. Bisogna aver ben chiaro che i margini per rimanere in questo limbo non ci sono più. Abbiamo l’assoluta necessità di andare ad una profonda innovazione del nostro modo di essere. Torniamo a schierarci, a prendere parte in prima persona, ad essere costruttori di movimento e di iniziativa unitaria. In una parola torniamo a dare soggettività, forza e visibilità alla politica di sinistra. Gli esiti dello scontro con la destra, il futuro di Rifondazione Comunista e della sinistra di alternativa dipendono anche da questa nostra capacità.

Liberazione, 02.10.09

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