Feb 28 2009

(28.02.08-28.02.09). San Paolo d’Argon. Un anno dall’incendio Bonduelle

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Poche ore dopo la mezzanotte del 28 febbraio 2008 un furioso incendio causato da un corto circuito si scatenò nello stabilimento Bonduelle di via Trieste a San Paolo d’Argon, distruggendo in modo pressoché totale il reparto produzione. A quell’ora vi lavoravano 30 dipendenti. Furono momenti di terrore e solo grazie al sangue freddo di qualcuno (e alla buona fortuna) non ne seguì la tragedia. 10 milioni di euro furono i danni dichiarati il giorno dopo dalla multinazionale, che, dopo aver dapprima espresso l’intenzione di procedere al più presto alla ricostruzione del sito distrutto e di mantenere l’occupazione, intraprese in seguito un percorso completamente diverso… Scheda-continua: qui. Cfr. anche BergamoNews 28.02.09: qui. Tutte le nostre info sulla vertenza Bonduelle: qui

28 febbraio 2008 – 2009. Un anno fa l’incendio che distrusse la Bonduelle di San Paolo d’Argon, a cui seguì una lunga vertenza. Dopo un anno nessun piano di costruzione risulta ancora presentato.

Una scheda

 

1. Poche ore dopo la mezzanotte del 28 febbraio 2008 un furioso incendio causato da un corto circuito si scatenò nello stabilimento Bonduelle di via Trieste a San Paolo d’Argon, distruggendo in modo pressoché totale il reparto produzione.

A quell’ora vi lavoravano 30 dipendenti. Furono momenti di terrore e solo grazie al sangue freddo di qualcuno (e alla buona fortuna) non ne seguì la tragedia.

Ragguagli ulteriori sulle cause dell’incendio e condizioni di sicurezza della fabbrica sono state chiesti alle autorità preposte anche da istituzioni come il Consiglio Provinciale di Bergamo, ma a tutt’oggi non siamo in grado di fornire altri dettagli.

10 milioni di euro furono i danni dichiarati il giorno dopo dalla multinazionale, che, dopo aver dapprima espresso l’intenzione di procedere al più presto alla ricostruzione del sito distrutto e di mantenere l’occupazione, intraprese in seguito un percorso completamente diverso.

 

2. Dal 1° luglio 2008 la Bonduelle ha riaperto un sito provvisorio a Lallio dove riprendere la produzione, ma perseguendo una secca riduzione del personale.

Rifiutata l’opzione di aderire alla cassa integrazione straordinaria o a forme di contratti di solidarietà per conservare tutti i posti di lavoro, la direzione aveva stilato nel giugno 2008 una lista con i nominativi di circa 30/40 dipendenti (su poco più di un centinaio) da destinare o alla mobilità incentivata e volontaria oppure in alternativa al trasferimento nello stabilimento Bonduelle di Battipaglia in provincia di Salerno, 900 chilometri da San Paolo d’Argon!

Si trattava di lavoratori in gran parte stranieri (soprattutto marocchini), iscritti alla Cgil, quelli più sindacalizzati, con maggiore anzianità, livelli e retribuzione più alte.

I lavoratori e le lavoratrici tentarono una strenua opposizione, anche con diverse mobilitazioni autoconvocate, alle quali abbiamo partecipato attivamente come gruppo “L’Alternativa”.

La vertenza poi sfociava nell’accordo del 31 luglio 2008, all’interno del quale 33 dipendenti si dichiaravano disponibili ad accettare la mobilità incentivata. “Per coloro che risulteranno indisponibili ad accettare volontariamente l’opzione del trasferimento – recitava poi il testo dell’accordo - (…) la proprietà si impegna a formulare proposte per eventuali soluzioni occupazionali a Lallio”.

 

3. Invece di queste “eventuali soluzioni occupazionali”, pochi giorni dopo, alla vigilia di ferragosto, i 9 dipendenti che volevano conservare il posto di lavoro si vedevano recapitare alle proprie abitazioni la lettera di trasferimento a Battipaglia!

Per tale ragione, ai primi di settembre con questi lavoratori abbiamo dato vita al presidio in Piazza Vittorio Veneto, che è continuato nel centro di Bergamo per due settimane, dal 6 al 19 settembre 2008.

“Il lavoro c’è, a Lallio, senza andare a Battipaglia”, abbiamo sostenuto. “La capacità produttiva a Lallio – dicevano i lavoratori - è analoga o addirittura superiore a quella dello stabilimento distrutto a San Paolo d’Argon; già dal mese di luglio la Bonduelle ha voluto far ricorso al lavoro di un’impresa di pulizie esterna; alcuni lavoratori e lavoratrici in servizio a Lallio (per le condizioni di lavoro peggiorate) hanno chiesto di poter usufruire della “mobilità” al posto dei lavoratori indicati dalla multinazionale”.

Con il presidio del settembre 2008, dopo tanti anni, il mondo del lavoro tornava nel centro di Bergamo a raccontare la sua storia e a dire le sue rivendicazioni, raccogliendo numerose dimostrazioni di solidarietà.

“La multinazionale – scrivevamo - ha preso a pretesto l’incendio del febbraio scorso per ridurre il personale e aumentare i ritmi di lavoro, “liberarsi” dei lavoratori più anziani, di livello più alto, più sindacalizzati e sostituirli con lavoro meno retribuito e precario”.

4. Purtroppo la sentenza del giudice del lavoro intervenuta nel frattempo, si pronunciava in modo sfavorevole ai lavoratori, soprattutto fondandosi sui contenuti dell’accordo sottoscritto dalle organizzazioni sindacali il 31 luglio, accordo del quale anche noi avevamo denunciato le ambiguità. I 9 lavoratori del presidio – rifiutato ovviamente l’improponibile trasferimento a Battipaglia - riuscivano tuttavia difendere il diritto di accedere agli incentivi previsti dalla Bonduelle per la procedura di mobilità.

“Malgrado il responso del giudice – scrivemmo a conclusione della vicenda nel settembre 2008 - le ragioni di questi lavoratori restano intatte. Essi sono stati bravissimi, perché hanno saputo con coraggio rappresentare l’orgoglio e la volontà di resistenza della classe operaia di fronte ad una multinazionale che pretende di trattare i suoi dipendenti come birilli con l’avallo incondizionato e costante dell’Unione Industriali di Bergamo, che mai si è smarcata dalla sua affiliata Bonduelle.

“Di fronte all’inasprirsi ovunque delle condizioni di vita e di lavoro, di fronte alla precarietà e al crescente autoritarismo padronale davvero è necessario riaprire il conflitto in tutti i luoghi di lavoro dove vengono calpestati i diritti e la dignità dei lavoratori.”

 

5. Quanto al sito distrutto a San Paolo d’Argon, era stato annunciato dalla Bonduelle che avrebbe presentato entro il gennaio 2009 un progetto di ricostruzione.

Ci risulta che a tutt’oggi presso il Comune di San Paolo d’Argon sia stato depositato un bel nulla.

Ancora, nel 2004, in cambio di rassicurazioni sullo sviluppo occupazionale (un centinaio di posti di lavoro in più), l’Amministrazione Comunale aveva concesso alla Bonduelle importanti trasformazioni nella destinazione d’uso delle aree su cui sono presenti gli insediamenti.

Dopo il taglio occupazionale, invece dei posti di lavoro in più, tali concessioni hanno evidentemente perso la loro giustificazione.

 

[Altre info, immagini e documenti in: www.alternainsieme.net/bonduelle.htm ]

L’Alternativa – San Paolo d’Argon

San Paolo d’Argon, 27.02.09

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