Mag 02 2018

(02.05.18) San Paolo d’Argon. A chi è intitolata la via che porta alle nostre scuole?

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(02.05.18). SAN PAOLO D’ARGON. A CHI E’ INTITOLATA LA VIA CHE PORTA ALLE NOSTRE SCUOLE?

Perché ad Antonio Locatelli (1895-1936), aviatore, tra i fondatori del fascismo a Bergamo, podestà di Bergamo e caduto durante la guerra d’Etiopia, l’esponente più famoso del fascismo bergamasco, risultano ancora oggi intitolate vie, scuole, monumenti e altro ancora, senza che sia mai stata presa in considerazione l’opportunità di una doverosa verifica e revisione?

Di Locatelli si occupa in un recente libretto (1) il prof. Angelo Bendotti, presidente dell’Isrec, infaticabile e rigoroso storico della Resistenza e del Novecento in Bergamasca.

Subito all’indomani della morte di Locatelli avvenuta nel villaggio etiope di Lechemti nel giugno del 1936 in circostanze mai sufficientemente chiarite (2), le autorità fasciste bergamasche - ci ricorda Bendotti - avevano provveduto a titolargli vie, scuole, edifici (come la Casa del Fascio a Bergamo - ora Casa della Libertà), un aeroporto, monumenti e quant’altro, un vero e proprio “culto dell’eroe” volto a glorificare sia il fascismo sia la fascistissima guerra di aggressione all’Etiopia, uno dei peggiori crimini del colonialismo di tutti i tempi, purtroppo ancora ampiamente rimosso nella coscienza nazionale malgrado la schiacciante e tremenda documentazione che ne ha ormai dato la storiografia. (3)

Dopo la Liberazione “Locatelli non viene sfiorato dal processo di cancellazione che riguarda scritte e simboli del regime fascista: perfino le grandi lettere sul frontone della Casa del Fascio (cioè la dedica ad Antonio Locatelli - ndr) vengono lasciate a far bella mostra di sé, nonostante quel luogo fosse stato sede del Partito repubblicano fascista e vi fossero svolti atti delittuosi contro i partigiani e gli antifascisti, oltraggiati e torturati”. (4)

Questa mancata revisione è il segno vistoso di una continuità con il periodo del regime che anche la classe dirigente bergamasca post-liberazione, o per lo meno la sua maggioranza, ha evitato di mettere in discussione. (5)

Di seguito alcune note per capire chi era Locatelli.

In Etiopia era andato alla fine del 1935 come volontario aviatore avendo aderito fino in fondo e con entusiasmo alla odiosa propaganda imperialista e guerrafondaia del regime. I suoinon erano normali voli di ricognizione, ma vere e proprie azioni terroristiche sulla popolazione civile, sottoposta a devastanti bombardamenti, già rese inabitabili dal gas degli aerei. Locatelli non esita, lo fa anzi con un certo compiacimento.” (6)

Ho lanciato bombe con precisione che potrai ammirare dalle mie fotografie con la Leica, - scriveva alla madre - i nemici oppongono resistenza al centro, ma li teniamo bombardati che non possono più mostrarsi alla luce del sole, saranno sgominati, sterminati, e se vorranno resistere correranno il rischio di morire di fame. Sai che non possono muovere un autocarro senza che noi lo sappiamo e lo bombardiamo? Insomma un divertimento unico in barba ai nostri amici inglesi che avranno il mal di pancia a tutte le notizie delle nostre azioni travolgenti” (7)

Come è noto, di fronte all’esercito italiano invasore in Etiopia stavano truppe armate in modo davvero sommario e talora primitivo; una guerra diseguale (circa 5.000 i caduti italiani; da 300 a 700 mila le vittime etiopi denunciate nel dopoguerra dai governanti del Paese dell’Africa Orientale, fra massacri, bombardamenti indiscriminati su militari e civili anche attraverso l’uso massiccio del gas) che però piaceva tanto a Locatelli, che infatti scriveva: “Quando vedevo le bombe centrare le case, distruggere (…) incendiare la cittadina [probabilmente Dire Daua -ndr] in molti punti contemporaneamente, io che di solito sento un po’ di pietà per il nemico, gioivo.”

Sono parole dove, annota Bendotti, “ritorna l’iniziale adesione al fascismo rivoluzionario, a quella cultura per cui il nemico non è neanche considerato un uomo, a quella pulsione violenta e aggressiva contro gli altri che il fascismo tanto bene interpretava.” (8)

A San Paolo d’Argon non risulta però che alla fine degli anni Trenta sia stato dedicato alcunché a Locatelli, o comunque, se qualcosa è stato fatto, se ne è persa la memoria.

L’attuale Via Antonio Locatelli, centrale nell’organizzazione urbana del paese di San Paolo d’Argon, la strada delle scuole elementari e medie, allora non esisteva. Cominciò ad essere tracciata alla fine degli anni Sessanta e realizzata quasi contestualmente alla costruzione delle Scuole Medie (1971-72) in quanto indispensabile per garantirne l’accesso delle auto del personale e ora anche degli studenti. Ad un certo punto, proprio in quel periodo, comparve anche il cartello segnaletico Via Antonio Locatelli. Una ricerca in archivio potrebbe dirci quale amministrazione comunale l’avesse deciso, perché allora - nel pieno dei roaring anni Settanta - eravamo giovani e avevamo in testa ben altro che la toponomastica.

La cosa certa è che a quarant’anni dalla Guerra di Etiopia e a quasi trent’anni dalla Liberazione, il Comune di San Paolo d’Argon si prese la briga di dedicare una via, destinata a diventare centrale, alla figura più rappresentativa del fascismo bergamasco, mentre - a tutt’oggi - non c’è ancora una via o un vicolo dedicato espressamente, per esempio, a uomini, donne o fatti della Resistenza e della storia dell’Antifascismo.

Nell’Italia la cui Costituzione “ripudia la guerra”, alla luce dei documenti appare piuttosto discutibile il fatto che a San Paolo d’Argon, comune che da anni vanta l’adesione agli Enti Locali per la pace nonché un assessorato che fa esplicito riferimento alla pace, la via che porta alle scuole elementari e medie sia intitolata ad Antonio Locatelli.

Note

  1. Angelo Bendotti, I conquistatori dell’impero. Tre vie, una piazza e un passaggio, Bergamo 2017. Il testo è dedicato ad altri due bergamaschi legati alla Guerra d’Etiopia: Guido Paglia (1897 -1936) e Gennaro Sora (1892 - 1949).
  2. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Lechemti
  3. Il principale lavoro storiografico è ancora quello di Angelo del Boca, Gli italiani in Africa Orientale, Bari 1979 e segg., in particolare ai voll. II (La conquista dell’impero, 1979) e III (Gli italiani in Africa Orientale, 1982); l’opera è stata più volte ristampata, l’ultima edizione Mondadori 2014. Per info molto più veloci, cfr. il video estratto dal documentario della BBC, Fascist Legacy, 1989: QUI
  4. Bendotti, cit. , p. 19
  5. Vedi per esempio Il Corriere delle Sera, 25 maggio 2015
  6. Ibidem, p. 19
  7. Ibidem, p. 6
  8. Ibidem, p. 7

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