Dic 18 2017

(17.12.17) Roma. Dalle lotte per la casa al Potere al popolo

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(17.12.17) DALLE LOTTE PER LA CASA AL POTERE AL POPOLO

Contributo di alcune realtà dell’Unione Inquilini all’assemblea di Potere al popolo del 17.12.17

Pensiamo che l’assemblea di “Potere al Popolo” che si svolge a Roma oggi 17 dicembre al teatro Ambra Jovinelli sia molto importante.

In particolare, ci riconosciamo su due punti cruciali dell’appello: l’esigenza di una rottura con le politiche neoliberiste che parta dai programmi e non dalle leadership e che ponga al centro i diritti fondamentali al lavoro, alla casa, alla salute e all’istruzione; una costruzione che parta dal basso, con un processo di partecipazione aperto in quanto una sinistra di popolo non può che rinascere dal popolo.

In questa prospettiva, ci permettiamo di avanzare un contributo di merito che riguarda il tema del diritto all’abitare, proponendo alcuni punti fondamentali per una alternativa che rompa da un lato con il dominio della rendita immobiliare parassitaria e dall’altro con le politiche emergenzialiste che hanno ridotto l’intervento pubblico alle mance dei sussidi a valle, tra l’altro sempre risibili rispetto al fabbisogno, che lasciano inalterate tutte le storture a monte. Si determina così un paradosso: i cosiddetti buoni casa, di fatto, diventano ulteriori fonti di finanziamento della rendita che così guadagna, oltre che dalla speculazione che effettua direttamente, anche dagli interventi effettuati per alleviarne le conseguenze più nefaste.

I dati parlano in maniera chiarissima: in questi ultimi 10 anni sono stati emessi quasi 700 mila nuovi sfratti, di questi, circa il 90% sono ormai per morosità; le richieste di esecuzione con la forza pubblica sono state circa 1 milione e 300 mila, gli sfratti eseguiti con l’Ufficiale giudiziario sono stati quasi 300 mila.

Contemporaneamente, i nuclei familiari aventi diritto a una casa popolare e in graduatoria presso i comuni sono circa 700 mila, il numero delle famiglie in disagio abitativo (incidenza dell’affitto sul reddito superiore al 30%) sono almeno 1 milione e 700 mila e su un numero di abitazioni censite pari a poco più di 31 milioni, quelle vuote o abitate solo da non residenti sono poco più di 7 milioni e la stima di quelle propriamente vuote arriva a circa 4 milioni. La Banca d’Italia, infine, stima nel numero di almeno 1 milione i contratti di affitto in nero o irregolari.

In questo contesto, arriviamo all’assurdo di una legislazione così sbilanciata a favore della rendita immobiliare speculativa che si è giunti ad eliminare l’IMU per l’invenduto dei grandi costruttori ma non per le case popolari e ad introdurre addirittura la cedolare secca per il libero mercato speculativo degli affitti, giungendo al paradosso che su quel reddito un proprietario paga meno tasse di un operaio sul salario.

Pensiamo che il tema del diritto all’abitare debba essere un nodo centrale di una alternativa politica e sociale alle politiche neoliberiste. Infatti, la questione di una nuova politica dell’abitare coniuga il tema della lotta alle disuguaglianze con quello di una nuova politica economica, intervenendo direttamente su una grande questione democratica, ovvero quella del governo del territorio.

Avanziamo 5 proposte strategiche:

1. Realizzare 1 milione di alloggi sociali in 10 anni, senza consumo di suolo, attraverso il recupero e il riuso degli immobili di proprietà pubblica dismessi, inutilizzati e in disuso. Sarebbe una grande opera pubblica, fatto di grandi e piccoli cantieri che creerebbero nuova occupazione, fondata sul recupero e che permetterebbe di risanare tessuti urbani compromessi dalla speculazione immobiliare. A questo andrebbe affiancata una normativa sull’autorecupero per consentire a cooperative, composte da soggetti nelle condizioni di avere assegnata una casa popolare, di realizzare progetti di recupero e ristrutturazione ai fini abitativi;
2. Eliminare la legislazione di favore alla rendita immobiliare parassitaria, a partire dall’abolizione della cedolare secca sul libero mercato degli affitti e dall’esenzione dell’IMU per l’invenduto dei costruttori;
3. Introdurre una tassazione fortissima e progressiva per gli immobili sfitti, con la possibilità per i sindaci di poter attivare lo strumento della requisizione nelle situazioni di più acuta sofferenza abitativa;
4. Una lotta senza quartiere al canone nero reintroducendo il conflitto di interessi, ovvero un contratto regolare e un canone ridotto per chi denuncia il nero, esteso anche nel caso dei contratti verbali;
5. Un nuova legge sui canoni che rapporti il canone a valori oggettivi, come la rendita catastale, eliminando di conseguenza il canale del libero mercato speculativo.

Pensiamo che una nuova politica sociale della casa non possa essere perseguita fuori da una alternativa generale politica, sociale e culturale all’ideologia del pensiero unico del neoliberismo che ha permeato sia le politiche delle destre che quelle dei vari centrosinistra in Europa.

Per questo motivo, ci sentiamo parte dello spazio pubblico di una sinistra di popolo che guardi a una alternativa di società e che tragga le sue energie dalle tante esperienze che vengono dal basso.

Aderiscono:
Fabio Cochis, Unione Inquilini Bergamo, membro della segretaria nazionale
Walter Rapattoni, Unione Inquilini Pescara, membro della segretaria nazionale
Michelangelo Di Beo, Unione Inquilini Viareggio, membro della segretaria nazionale
Antonio Currò, Unione Inquilini Messina, membro della segretaria nazionale
Paolo Gangemi, Unione Inquilini Livorno, membro della segretaria nazionale

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui

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