Nov 01 2017

(Bergamo, 14-15.10.17) Forum alternativo al G7. Tavolo mutualismo

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(BERGAMO, 14-15.10.17) FORUM ALTERNATIVO AL G7. REPORT TAVOLO MUTUALISMO


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Nel pomeriggio del 14 ottobre, in contemporanea con gli altri tavoli di lavoro, nel Forum dell’Alternativa al G7 dell’agricoltura, il tavolo mutualismo ha fatto incontrare varie esperienze.
Da un lato quelle che proprio partendo dalla terra hanno dato vita a pratiche in grado di dare risposte concrete al di fuori del mercato liberista, nel rispetto di chi la terra la lavora e la vive e che rispondono al bisogno di prodotti agroalimentari  buoni, puliti ed equi.
Dall’altro le pratiche mutualistiche, solidaristiche e di autorganizzazione che rispondono anche a bisogno di casa, salute, istruzione ,lavoro ecc… legando quindi insieme una moltitudine di pratiche in risposta ai bisogni complessivi delle nostre vite.

Realtà intervenute:
Francesco - Brigate solidarietà attiva; Claudio Taccioli - Sinistra anticapitalista Brescia; Fabio  Cochis - Unione inquilini (Bergamo); Marco Noris - Botteghe del Commercio Equo e solidale (Bergamo); Paola - Csoa il Cantiere (San Siro Milano); Chiara - Ex OPG -Je so pazzo (Napoli); Loredana Marino - Rifondazione Comunista- Partito sociale (Salerno);  Francesco - Mondeggi - Genuino clandestino (Firenze); Gigi Malabarba - Rimaflow - Fuorimercato (Milano);  Tonino Lepore - Genuino clandestino; Ilaria - Brigate di solidarietà attiva (Firenze); Andrea Viani - R@p  (Lodi)

Tutti hanno esposto sinteticamente la propria attività di autorganizzazionwe di mutualismo.
A titolo esemplificativo e non esaustivo:
Auto-produzione, trasformazione , comunanza delle terre
Fabbriche occupate, recuperate e autogestite
Distribuzione: Gap, Gas,p Gas
Botteghe del commercio equo
Cucine popolari
Sportello debitori
Cassa solidarietà per disoccupati
Cassa di solidarietà per sfrattati
Sportelli legali
Consultori e ambulatori medici popolari
Dentisti popolari
Palestre popolari
Dopo scuola sociale
Mercati scambio di vestiti usati

Molte di queste realtà hanno ritenuto necessario costruire forme di organizzazione sociale che siano in grado innanzitutto di lavorare sul terreno della solidarietà elementare: Gruppi di Acquisto popolari, casse di resistenza operaia, resistenza agli sfratti, occupazioni di case, psicologo e dentista sociale, forme di difesa dei debitori…
Queste pratiche sociali sono una risposta immediata a determinati bisogni sociali negati: bisogno negato di sostentamento dovuto a riduzioni di reddito per tagli salariali, crisi aziendali, lavoro precario, sottoccupazione e lavoro nero e relative condizioni disoccupazione; al bisogno negato di assistenza e salute a causa dei tagli di salario sociale nazionale e locale; al bisogno negato di casa dovuto a sfratti per morosità incolpevole, mutuo non pagato…
Queste pratiche cercano di operare su un livello elementare, ma cercano contemporaneamente attraverso l’autorganizzazione di creare spazi pubblici in grado di connettere le lotte su un piano generale, territorio per territorio, generando nuove forme di welfare dal basso e una confederalità di pratiche che possono rispondere in maniera complessiva ai bisogni negati.
Molti interventi sostengono che Il Comune, istituzione che il sistema usa ancora per dare qualche parziale risposta ai bisogni sociali, è il luogo in cui più forte oggi è possibile operare per le forze antiliberiste. Utilizzando il modello della città spagnola di Marinaleda, si è analizzato come sia concretamente possibile che l’ente locale comunale possa essere il punto di massima contraddizione/conflitto tra gli interessi del capitale e i bisogni sociali proletari.
Altri sottolineano che alle pratiche si devono unire lotte e vertenze, unire le pratiche al conflitto: lotte per i diritti dei migranti, picchetti antisfratto e lotte per il diritto alla casa attraverso vertenze con il comune, lotte in difesa dei diritti sul lavoro nella sfera agricola e non solo come le lotte contro il caporalato al Sud. Vertenze nelle carceri o con l’Asl sulle condizioni sanitarie.
Nel terreno della crisi le pratiche di autorganizzazione riescono a costruire con la solidarietà la possibilità di integrare dove lo stato disintegra; l’uscita può avvenire attraverso la solidarietà e il mutuo aiuto che contrastano l’egoismo sociale e la barbarie. Contro la solitudine e l’individualismo più interventi hanno sottolineato il bisogno di ricostruire il NOI collettivo, dal popolo per il popolo attraverso il fare, non dimenticando al tempo stesso la necessità di tenere vivo il conflitto sociale.
Vengono portati alcuni esempi soprattutto dai centri sociali e da chi lavora sul tema casa di come la solidarietà nei quartieri contrasti l’abbandono, la ghettizzazione, la guerra tra poveri. Un termine, ripetuto in vari interventi, che definisce il nostro fare in questa fase è Resistenza. Emerge con forza la necessità di uscire dalla solidarietà a km zero e collegare le varie istanze; più interventi hanno sottolineato l’esigenza di spingere per l’unione delle pratiche di  resistenza alla crisi.

Il discorso mutualistico si lega all’agricoltura, cioè il tema centrale del Forum, sotto vari aspetti, con la testimonianza e l’analisi di realtà come RiMaflow, Mondeggi, Fuori Mercato, le pratiche di Genuino Clandestino; al tema della crisi economica, con la testimonianza degli interventi della R@P; al tema del potere popolare con gli interventi del centro sociale ExOpg Je so’ pazzo.
Si insiste sul tema dell’autoproduzione come base necessaria e imprescindibile per uscire realmente dal sistema capitalistico e come deve nascere forte il bisogno di costruire comunità che facciano uscire dall’isolamento le singole vertenze ed insieme progettare il nostro futuro, immaginando un impianto sociale ed economico radicalmente diverso per trasformare i nostri territori in laboratori attraverso il conflitto e la partecipazione.
Ridisegnare le città, le campagne, i territori, con pratiche concrete che alludano al cambiamento.
Utilizzo sociale della terra, fabbriche recuperate, interventi di solidarietà attiva, reti di solidarietà popolare, sono le pratiche da dove partire per immaginare e costruire un futuro possibile dove il tema del come produrre e come redistribuire viene progettato dal basso in base ai bisogni reali di comunità coese e solidali nel rispetto della terra, degli esseri umani e dei viventi, all’insegna della giustizia sociale. Per queste realtà intervenute nella discussione costruire reti sociali di autorganizzazione e mutuo soccorso realmente alternative è la priorità.
Proposte di ricerca e approfondimento:
Creare un’occasione di incontro con Marinaleda e il sindacato Soc/Sat Andaluso.
Approfondire la Riforma del terzo settore
Per le realtà maggiormente interessate alla costruzione di un Noi collettivo delle pratiche sociali diffuse si propone la stesura di una carta della confederalità, la cui bozza è già in lavorazione, su cui rilanciare in un ritrovo nazionale da prevedere intorno a metà gennaio, continuando a coinvolgere altre realtà in Italia non presenti al tavolo.
In forte collegamento con il tavolo agricoltura si lancia l’impegno di costruire Comunità di Supporto all’agricoltura che la Rete Bergamasca indica come punto centrale di proposta della due giorni, e su questo concordano anche le realtà che non hanno esperienze di autoproduzione.
Per concludere tutti si dimostrano positivamente colpiti dall’utilità di questo tavolo, per aver fatto incontrare per la prima volta tante realtà che, anche solo nel confronto, possono generare meccanismi virtuosi di moltiplicazione di energie e di riproposizione nei rispettivi territori delle esperienze indicate da altre realtà al tavolo.
Alcune realtà, per affinità di progetti e vicinanza territoriale, si dimostrano disposte a collaborare sin da subito.

Le nostre precedenti info: qui

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