Nov 01 2017

(Bergamo, 14-15.10.17) Forum alternativo al G7. Tavolo territorio

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(BERGAMO 14-15.10.17) FORUM ALTERNATIVO AL G7. REPORT TAVOLO TERRITORIO


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Il Tavolo Territorio, all’interno delle giornate del controG7 sull’agricoltura di Bergamo, nasce dalla necessità di creare un confronto tra realtà che hanno fatto del territorio, e dell’organicità ad esso, il proprio ambito di lotta.
La discussione è stata costruita intorno alla necessità di superare le legittime opposizioni ad un idea di territorio come luogo di profitto per pochi a scapito del benessere, della salute, della sicurezza e del reddito per tutti, riuscendo invece a costruire e rilanciare collettivamente una proposta diversa, che nasca dalle reali esigenze di chi la terra la abita, la vive, la coltiva, la ama.
Le realtà intervenute hanno saputo ben integrarsi tra loro, andando in continuità e riuscendo ad aprire diversi stimoli di riflessione.
Realtà diverse tra loro sia per dimensione (piccoli e grandi comitati) e per ambito di lavoro (dal controllo popolare in emergenza al tema dei beni comuni) sono riuscite a contaminarsi, conoscersi e riflettere sulla necessità di darsi una progettualità condivisa perché la vittoria di uno è legata strettamente alla vittoria di tutti.

Le tematiche emerse possono essere riassunte cosi:

Necessità di conoscenza reciproca e condivisione: Le diverse esperienze portate al tavolo sono spesso simili tra loro per problematicità, storia, composizione. Molte sono realtà piccole e difficilmente si conoscono. Metterle in comunicazione significa dar loro la possibilità di scambiarsi informazioni, conoscenze ed esperienza, permettendo la nascita di coordinamenti tra realtà che si occupano delle stesse questioni e che, legandosi tra loro, possono avere maggiore capacità di incidere rispetto alle loro vertenzialità.
Altro elemento è la condivisione e la collettivizzazione dei saperi e delle conoscenze (tecniche, politiche, antropologiche, sociologiche) che, da patrimonio esclusivo di una singola esperienza, diventano patrimonio collettivo a disposizione di altre realtà.

Solidarietà tra le lotte: Il tavolo si è aperto con l’invito, da parte del coordinamento di cratere del Popolo del Terremoto, ad esprimersi in solidarietà alla loro lotta, dando cosi maggiore risalto, visibilità e partecipazione alla mobilitazione che si terrà il 21 ottobre a Roma. Il tema della solidarietà diventa centrale se vogliamo che la lotta di uno sia la lotta di tutti.

Gestione popolare del territorio: il governo del territorio è relegato quasi esclusivamente alle scelte di una classe politica che agisce in nome degli interessi del profitto e del mercato e non in nome della collettività.
Lo abbiamo visto durante le emergenze e le calamità naturali, problemi che diventano più o meno interessanti e che vengono affrontati a seconda del grado di profitto che sono in grado di produrre, sia economico che elettorale, e che comunque non vengono mai gestiti in nome del reale interesse della collettività.
I trattati economici a livello europeo/globale inoltre hanno fatto scippo della nostra democrazia e gli strumenti democratici tradizionali (raccolte firme, referendum, vertenze, ecc…) non riescono più ad avere efficacia.
Diventa centrale quindi riconnettere la gestione del territorio ai reali interessi di chi lo abita, la gestione comune delle risorse, dell’amministrazione partecipata delle nostre città, dei nostri quartieri, ragionare in termini di comunalismo, di progettazione partecipata dal basso.

Territorio come risorsa alimentare: il consumo di suolo è un fenomeno che, tra le tante conseguenze, ha quella di ridurre le superfici coltivabili e quindi quella di ridurre la capacità nazionale di produzione di cibo. Ragionare di sovranità alimentare significa contrastare prima di tutto il consumo di suolo. Diventa significativo il lavoro da fare fianco a fianco degli allevatori e agricoltori sottoposti agli espropri.

Energie rinnovabili: Il tema della politica energetica nazionale è centrale se si vogliono contrastare le opere infrastrutturali e di sfruttamento messe in atto dai nostri governi. Rilanciare una nuova strategia, improntata sull’uso delle rinnovabili, sull’efficienza energetica, sul modello del decentramento comunitario, sulla distribuzione equa dell’energia, significa contrastare opere impattanti, migliorare la qualità dell’ambiente e guardare realmente al futuro. Proprio attorno alla questione energetica ruotano attorno altre questioni riguardanti il modello industriale imposto, come ad esempio la questione dei veicoli elettrici, del trasporto pubblico, delle case popolari efficienti energeticamente. Di fronte ad una crescente povertà energetica delle famiglie (oltre 2 milioni di famiglie non hanno energia), bisogna invertire la tendenza neoliberista di mercificazione dell’energia, rivendicando invece l’energia come bene comune.

Trasporto pubblico Il tema del trasporto pubblico e della sua incentivazione è centrale nel miglioramento della viabilità, la riduzione delle sostanze inquinanti, la riduzione dell’uso delle energie non rinnovabili, il contrasto ad opere infrastrutturali inutili (parcheggi, strade, autostrade, ecc..)

Trasformazione del clima: Le crescenti emergenze ambientali che stanno attraversando il mondo (nevicate, incendi, alluvioni, terremoti, siccità ecc…) impongono una svolta radicale, non solo dei nostri sistemi di produzione e consumo, ma anche nella gestione dei nostri territori e delle sue risorse. Occorre rivedere il modello di sviluppo neoliberista e ragionare su un modello alternativo di progresso.

Messa in sicurezza del territorio: Le scelte politiche di chi governa i territori vanno nella direzione di favorire e finanziare opere inutili e dannose per la collettività ma molto vantaggiose per l’interesse di pochi, il cui apporto occupazionale ed economico non ne giustifica la realizzazione.
Al tempo stesso assistiamo ad un crescente degrado del territorio, tra alluvioni, frane ed incendi, infrastrutture pericolanti che necessitano di opere di manutenzione, edilizia pubblica fatiscente, aree del paese lasciate in totale abbandono, tagli al personale dei VVDF
Se le risorse impiegate per le grandi opere venissero impiegate per opere di risanamento, ristrutturazione, messa in sicurezza, avremmo un territorio più sicuro e dignitoso per chi lo abita e capace di reggere le sfide imposte dalle mutazioni climatiche in corso.
La messa in sicurezza del territorio, se attuata con piccoli interventi diffusi e sotto il diretto controllo popolare, è anche interessante dal punto di vista occupazionale, vista l’enormità dei lavori necessari per completarla.

Gestione pubblica delle emegenze: di fronte alla privatizzazione delle risorse e dei mezzi di soccorso si crea il controsenso per cui il privato guadagna in base alle emergenze e ha tutto l’interesse affinchè queste non finiscano. L’esempio dei Canadair e del costo enorme da parte dello Stato per “affittarli” è inoltre un ulteriore esempio dello spreco di risorse pubbliche da parte dello Stato.

Necessità pratiche sociali: Come dimostrato dagli interventi popolari durante gli incendi, nevicate, alluvioni e terremoti, le pratiche sociali sono uno strumento necessario per ricostruire il collante tra le lotte e il Popolo, in grado di produrre legittimità sui territori da spendere poi per iniziare percorsi di lotta collettivi. Le parole, da sole, per quanto portatrici di verità, non sono più in grado di mobilitare le popolazioni se non collegate ai fatti e alle azioni. Il Fare, l’azione e le pratiche legittimano le parole e i discorsi.

Territorio bene comune: Il territorio è un bene comune, una proprietà collettiva da gestire nel nome dell’interesse di tutti. Cementificazione, inquinamento e sfruttamento vanno nella direzione contraria rispetto a questa considerazione.

Territorio come sistema fisico circolare: Considerare il territorio unicamente come “suolo” è limitante. Il Territorio è un sistema complesso costituito da più elementi come il suolo, il sottosuolo, l’acqua e l’aria.

Territorio come sistema sociale: Il territorio è luogo di identità, luogo politico, luogo sociale. Di fronte ad un identità territoriale “di sangue” che si basa sull’esclusione, dobbiamo rispondere con un identità territoriale in grado di essere inclusiva e costruttiva.

Utilità dei gruppi di studio: i gruppi di studio, che coinvolgono diverse figure e competenze, sono in grado di produrre studi e analisi scientifiche da mettere poi a disposizione delle lotte. La simbiosi tra ricerca e lotta permette di smontare le narrazioni egemoniche che vedono le grandi opere e i progetti impattanti sui territori come necessari. Permette inoltre di acquisire maggiori conoscenze rispetto alle specificità fisiche, sociali, antropologiche e politiche dei territori stessi che possono essere condivise e messe a disposizione di tutti e diventare patrimonio collettivo.

Necessità di un coordinamento: Le testimonianze presenti al tavolo hanno un denominatore comune: quello di resistere alle logiche di chi vede nel territorio un luogo di profitto e di sfruttamento.
In una fase storica dove l’aggressione del capitale è più forte ed efficace nasce l’urgenza di confederare le lotte dei territori, perché la lotta di uno sia la lotta di tutti, e perché la vittoria di uno è strettamente legata alla vittoria di tutti.
L’elemento e il tema collettivo di unione potrebbe essere “l’unica grande opera è la messa in sicurezza del territorio”, in grado di essere declinato in base alle specificità, alle necessità e alle problematicità dei diversi territori.
Gli strumenti di lotta che potrebbero essere adottati sono invece tanti (decreto VIA, vertenze collettive, ecc..)
La discussione ha aperto diverse criticità, visti anche i fallimenti dei precedenti tentativi di coordinamenti nazionali, tra cui quella che, ragionare in termini collettivi, significa necessariamente sacrificare una parte delle energie dedicate alla singola lotta.
Altra considerazione è che prima di parlare di coordinamento, che per ora è rimasto uno stimolo di discussione, è necessario coinvolgere realtà e comitati che al tavolo non erano presenti ma il cui apporto e coinvolgimento è fondamentale.

Per ora i contatti dei partecipanti al tavolo sono stati raccolti in una chat WhatsApp, utilizzata per condividere il report e la foto di gruppo finale del tavolo sotto lo striscione “l’unica grande opera è la messa in sicurezza del territorio”, scattata in solidarietà al Popolo del Terremoto.
La chat whatsapp è palesemente uno strumento inadeguato per discutere e condividere riflessioni ed informazioni. Prima però di creare strumenti di coordinamento è necessario approfondire la discussione riguardo il coordinamento stesso, coinvolgendo, come già sottolineato, le realtà che non erano presenti al tavolo.
A conclusione del tavolo si è sentita quindi la necessità di rilanciare e continuare questa discussione nei prossimi mesi, individuando una data ed un luogo, preferibilmente nel centro Italia per dare a tutti la possibilità di partecipare.

Uniti siamo tutto divisi siam canaglia!

Realtà intervenute: Francesco_coordinamento di cratere - Michele_No Parking Fara - Augusto_Forum H20 Ombrina - Enrico_No Gasaran - Elena_Stop Ttip - Davide_Spazio Pueblo - Jambe_ No Tap - Savino_Collettivo AltreMenti Sulmona - Giovanni_Usb Livorno - Diego_Usb/Ex Carcere Livorno - Guido_Basta Veleni (No Tav, Mamme Volanti Castenedolo) - Ezio_No Triv Lombardia - Oscar_EQual Mantova - Elio_Off Topic Milano - Antonello_Prc Milano - Gabriele_Prc Treviso - Giuseppe_Brigate Solidarieta Attiva - Federica_Podere Casale Rosa Roma - Davide_Emidio di Treviri - Luigi_Usb/Zona 22

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