Lug 15 2015

(15.07.15) Stezzano. E’ proprio necessario aggiungere la presa in giro al dramma dello sfratto?

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(15.07.15) STEZZANO. E’ PROPRIO NECESSARIO AGGIUNGERE LA PRESA IN GIRO AL DRAMMA DELLO SFRATTO?

Stamattina doveva esserci lo sfratto di Love (incinta di due gemelli) e del suo Daniel di un anno e mezzo (cfr. anche Alternainsieme.net 08.07.15 qui). La volta precedente, esattamente una settimana fa, l’ufficiale giudiziario aveva rimandato lo sfratto di sette giorni, senza però precisare né data né ora dell’uscita come invece solitamente avviene.
Già ieri Paolo e chi scrive questa nota eravamo stati dai servizi sociali del comune con la famiglia sfrattata per sottoporre alcune proposte di mediazione per permettere un’uscita “dolce”, procrastinata di qualche tempo per dare tempo di trovare un alloggio alternativo. Tanto più che un’agenzia immobiliare nei giorni scorsi ha rilasciato a Love e al suo compagno Jusef una dichiarazione di disponibilità per l’affitto di un appartamento.
Si trattava di capire con certezza quali impegni concreti si sarebbe presa l’amministrazione comunale. “Il sindaco non c’è”, ci è stato però detto, come non c’era nei giorni scorsi. O per lo meno non c’è e non c’era per una famiglia sfrattata di origine nigeriana.
Stamattina ci siamo recati all’alloggio di Love (dove - ricordiamo - da 4 mesi manca l’acqua e da un mese anche il gas!), la quale ci aspettava sola con il piccolo Daniel, perché Jusef era dovuto andare al lavoro al mattino presto (ne avrà fino a stasera tardi) non avendo potuto chiedere il permesso perché è ancora in prova.
Paolo ha chiamato per ore il comune, ma nessuno ci ha dato ascolto. Love intanto non riusciva a nascondere la propria ansia. Non si può che star male, quando non si sa che cosa ti succederà, quando c’è più di una possibilità di finire fuori dalla propria casa senza sapere dove andrai a finire.
L’idea nostra era quella di aprire, in presenza dell’ufficiale giudiziario, una trattativa in extremis - come facciamo sempre in queste situazioni - per ottenere un rinvio ragionevole. Ma l’ufficiale giudiziario tardava ad arrivare.
Poi Love - nelle ore più calde del primo pomeriggio - ha preso a star male in modo preoccupante, con dolori all’addome e alla schiena. Tanto che, quando ha sentito al telefono il suo medico, questi le ha consigliato di farsi portare al pronto soccorso.
Paolo, nel frattempo, è riuscito verso le due del pomeriggio a parlare con l’ufficiale giudiziario che ci ha detto che lo sfratto non sarebbe stato oggi, ma un altro giorno, senza precisare quale - nemmeno questa volta - nonostante le insistenze di Paolo.
Poi ancora telefonate, altre telefonate (all’avvocato della proprietà, a un familiare dei proprietari, in comune), pure una visita al Municipio per parlare con assistente sociale, assessore, sindaco, qualcuno…, ma nessuno ci ha aperto, anche se dentro qualcuno ci stava.
Unica cosa positiva è stato che Love poi ha preso a star meglio.
Riteniamo che e istituzioni coinvolte, in queste calde giornate di luglio, non abbiano dato una bella immagine di sé!
Infine nel tardo pomeriggio, quando già ce ne eravamo andati da Stezzano, Love - spaventata - ci ha raggiunto con una telefonata, che ci ha costretto a girare l’auto e tornare a Stezzano, perché a casa sua si erano presentati i proprietari convinti di poter rientrare in possesso dell’appartamento affittato!
Chiaro che ci ripresenteremo domani e ancora dopo, se necessario, fino a quando non ci sarà un minimo di certezza e tranquillità per Love e per il suo compagno, per Daniel e per i gemelli che Love sta aspettando per dicembre.
Love stasera potrà dormire ancora a casa sua, con il piccolo Daniel, ma domani che succederà?
Un altro giorno di ansia e di sofferenza? Quanti giorni ancora? Quanti telefoni che non rispondono o danne risposte vaghe? Quanti municipi che rimangono chiusi? Perché? E’ umanamente accettabile ciò a cui abbiamo assistito quest’oggi e nei giorni scorsi?
(Love vive in Italia in quanto rifugiata perché nel sua Paese d’origine, quando studiava all’università, era perseguitata, minacciata, aggredita brutalmente e più volte dalle “gilde” studentesche, violente, mafiose e protette dalla politica, che imperversano in diversi atenei africani.)

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