Dic 15 2013

(15.12.13) San Paolo d’Argon. Perché non siamo andati in strada con i forconi

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(15.12.13) SAN PAOLO D’ARGON. PERCHE’ NON SIAMO ANDATI IN STRADA CON I FORCONI

Continua la mobilitazione dei cosiddetti forconi, il movimento esploso in queste ultime settimane prenatalizie, suscitando consensi vivaci e altrettanto vivaci discussioni.
Si tratta di un movimento - come tutti i movimenti - certamente eterogeneo, ma non crediamo di sbagliare se individuiamo nella piccola borghesia produttiva il nucleo egemone. Sono quei soggetti sociali che nei decenni scorsi sono cresciuti con le partite iva, quando si inneggiava al liberismo e al piccolo è bello: una middle class a cui sembrava facile potersi arricchire, attraverso il lavoro autonomo o la mini impresa, tra tanto lavoro nero e non poca evasione fiscale. Con la crisi economica - siamo ormai al quinto anno - le fortune di queste categorie sono crollate verticalmente. Ci pare così di cogliere in tre
punti gli obiettivi del movimento.
Il primo è quello della rivolta antifiscale, di fronte a tasse, sistemi di riscossione e more aggiuntive (Equitalia) che hanno contribuito in modo selvaggio a falcidiare redditi, a far chiudere attività, a gettare sul lastrico tante piccole imprese.
Il secondo è quello dell’uscita dall’euro, dal momento che - dopo i vantaggi iniziali conseguiti da alcune categorie di reddito - da diversi anni a questa parte, l’Europa e la moneta unica sono ora viste - correttamente - come un cappio nelle mani della finanza internazionale.
E il terzo tema, infine, è la polemica contro la casta, che non a caso proprio con gli ultimi governi ha dato la peggior prova di sé.
Nulla di particolarmente nuovo né tantomeno di originale, dal momento che da tempo questi temi hanno già scaldato soprattutto gli animi di elettori leghisti, berlusconiani o grillini, i quali ora si sentono delusi da vecchie promesse e scendono in piazza, peraltro mostrando di essere in buona misura sincronizzati col peggio del peggio della destra fascista, nazista e razzista.
L’impressione nostra è che gli obiettivi prima descritti siano di per sé tremendamente ambigui.
Rivolta fiscale per chiedere un fisco più giusto (pagare meno - pagare tutti; chi più ha più paghi e chi meno ha meno paghi) o semplicemente per non pagare più niente e affossare così definitivamente lo stato sociale già pesantemente colpito in questi anni?
Fuori dall’Euro e dall’Europa per poter attuare trasformazioni strutturali a difesa del lavoro e della giustizia sociale o semplicemente per permettere a qualcuno di vivacchiare ancora di speculazioni grandi e piccole, sotto un protezionismo d’accatto e lasciando le cose come stanno in quanto a giustizia sociale e distribuzione del reddito fra ricchi e poveri?
Infine contro la casta per rendere trasparente e partecipato il potere politico o invece per affossare il sistema democratico già seriamente deteriorato?
Ci par di capire che finora i “forconi” non abbiano ancora trovato il modo di sciogliere questi nodi, anzi! E per questo sono già pronte le manovre per cavalcare il movimento e poter così spostare ancora più a destra l’asse politico del nostro Paese: il che è proprio quello che vogliono i poteri forti di banche, finanza e capitale in genere.
Non a caso polizia e carabinieri - sulla base peraltro di precise direttive governative - continuano a mostrare benevola attenzione nei loro confronti, mentre gli studenti, in lotta per la difesa del diritto allo studio, o i valsusini No Tav, che si battono contro un’opera devastante e inutile, vengono sistematicamente massacrati e denunciati. (Alternainsieme.net, San Paolo d’Argon, 15.12.13)

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