Ott 12 2012

(20.09.12) San Paolo d’Argon. Sfratti: J. e la sua famiglia stanno perdendo la casa

(20.09.12) SAN PAOLO D’ARGON. LA CASA E’ UN DIRITTO PER TUTTI, ANCHE PER IL NOSTRO CONCITTADINO J. E PER LA SUA FAMIGLIA CHE LA STANNO PERDENDO

J., 48 anni, proviene da un paese del Nord Africa, vive e lavora in Italia da oltre vent’anni. A San Paolo d’Argon lui e la sua famiglia hanno abitato un prima volta nel 1995-96; dopo alcuni anni trascorsi a Cenate Sopra, sono tornati di nuovo a San Paolo d’Argon, dove risedono ininterrottamente nello stesso appartamento nella zona del centro storico da 12 anni. J. e la moglie hanno un figlio di 18 anni (che dopo aver terminato la scuola sta cercando un lavoro), un altro di 8 anni (che frequenta la scuola elementare) e una terza figlia di soli 4 anni (non va all’asilo perché la retta è proibitiva in rapporto ai redditi della famiglia). Quello di J. è stato un percorso migratorio esemplare, ma negli ultimi tempi per J. le cose non sono andate affatto bene. Già nel 2001 mentre stava andando al lavoro a Milano (J. in Italia ha sempre lavorato nell’edilizia come “ferraiolo”, cioè costruisce con il tondino le”gabbie” per il cemento armato - un lavoro particolarmente pesante) ha avuto un incidente con il pullmino su cui viaggiava, da cui ha riporato una prima lesione permanete all’occhio. Lo scorso anno sul lavoro una scheggia di metallo gli ha lesionato lo stesso occhio, la cui capacità ora risulta compromessa quasi interamente, e in modo irreversibile, nonostante le operazioni subite. Come non bastasse, nei primi mesi di quest’anno J. - a causa della crisi dell’edilizia - ha perso il posto di lavoro. Essendo il suo l’unico reddito della famiglia, da diversi mesi non è stato più in grado di corrispondere l’affitto al proprietario dell’abitazione, che così ha avviato la pratica per lo sfratto. Allo stato attuale J. dovrebbe pagare alcune migliaia di euro, che però non ha disposizione. Nell’ultima udienza al Tribunale di Grumello, che si è tenuta appena qualche giorno fa, la sua proposta di riprendere a pagare in misura parziale l’affitto e di saldare tutti gli arretrati non appena riuscirà a trovare un nuovo lavoro per sé e/o per il figlio non è stata accettata dalla proprietà. Pertanto il giudice ha dato un nuovo termine fino al 31 ottobre, dopo il quale nel giro di poche settimane lo sfratto diventerà esecutivo. Casi come quello di J. sono diventati - per effetto della crisi economica - numerosissimi e riguardano tanti lavoratori, stranieri o italiani, che perdono il lavoro o subiscono una drastica contrazione del reddito, da cui consegue la morosità nel pagamento degli affitti, e quindi la causa sfratto. Nel solo 2011 sono state emesse in Italia 64 mila sentenze di sfratto; di queste circa 56 mila erano motivate da morosità; migliaia sono gli sfratti che in ogni parte del Paese vengono eseguiti con l’intervento della forza pubblica; centinaia quelli nella bergamasca, una delle province dove gli sfratti sono divenuti più numerosi. In tale contesto spicca la totale assenza da parte del Governo, delle Regioni e della stragrande maggioranza dei comuni di programmi e iniziative tendenti ad affrontare in maniera efficace questo problema. J. da quando è in Italia ha sempre lavorato regolarmente, ha sempre pagato le tasse, ha gestito un percorso migratorio esemplare. La casa deve essere considerata un diritto per tutti, e per questo - insieme al sindacato Unione Inquilini di Bergamo -  chiediamo all’amministrazione comunale di San Paolo d’Argon di operare per garantire alla famiglia di J. un’abitazione prima che lo sfratto diventi esecutivo. Chiediamo più in generale che tutte le istituzioni dalla prefettura al governo, si facciano carico del dramma sociale degli sfratti, esploso con la crisi economica che stiamo vivendo. Il mese di ottobre è stato indicato dalla associazioni internazionali come il mese “sfratti zero” e per il prossimo 10 ottobre si stanno organizzando in tutta Italia iniziative perché la grave questione degli sfratti sia messa all’ordine del giorno nelle decisioni della politica, dal governo agli enti locali. E’ particolarmente ingiusto che le persone - dopo la perdita del posto di lavoro - debbano subire anche quella - altrettanto traumatica - dello sfratto. Chiediamo pertanto anche ai nostri concittadini un contributo in termini di solidarietà e di partecipazione sul tema del diritto alla casa, a partire dalla vicenda - una delle tante - che abbiamo voluto presentare. A quanti vogliono collaborare o hanno la possibilità di offrire o indicare un posto di lavoro per J. per suo figlio o per entrambi, possono chiamare il nostro Sportello Sociale Autogestito al numero 338.9759975 oppure 338.7268790.

Sfratti e diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui

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