Nov 16 2011

(19.11.11) Borgo di Terzo, VIII Congresso Prc-Valcavallina

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(19.11.11) BORGO DI TERZO CONGRESSO DEL CIRCOLO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DELLA VALCAVALLINA

Il Prc della Valcavallina informa che sabato 19 novembre dalle ore 15.00, presso la propria sede di Borgo di Terzo (via Rivolta 1) si terrà l’VIII Congresso del Circolo di Rifondazione Comunista della Valcavallina. Oltre agli iscritti del Circolo, sono invitati a partecipare i simpatizzanti anche se non iscritti. L’ordine dei lavori del congresso si aprirà con le relazioni di presentazione a cui seguirà il dibattito. Le conclusioni sono previste entro le ore 18.00.

Altre info sull’VIII Congresso di Rifondazione Comunista in prc.bergamo.it: qui

(20.11.11) Riceviamo e pubblichiamo di seguito l’intervento di Franco Macario tenuto ieri al congresso del circolo Prc della Valcavallina (cfr. oltre)

INTERVENTO PER IL CONGRESSO DEL PRC


1 La caduta del governo Berlusconi avviene come ricambio interno alla borghesia ed al liberismo; una stabilizzazione liberista. Comunque è un bene infatti cade la più importante, e nefasta, ipotesi politica nata dalla seconda repubblica. Ma attenzione il berlusconismo rimane una cultura fortemete radicata anche nel centro sinistra e addirittura nella sinistra (per esempio: protagonismo personale = Vendola)


2 Domandiamoci è condivisibile la logica emergenziale voluta da Napolitano con cui si è giunti al governo Monti? No in quanto l’emergenza è stata dettata dai mercati, decisa dallo Spred e non dai movimenti dei cittadini e dalla politica. L’uscita dall’emergenza non è stata una riaffermazione della sovranità nazionale sui giochi sovranazionali, né un colpo d’ala della buona politica sulla cattiva politica del ventennio berlusconiano: ci consegna solo una democrazia dimezzata. Ho il fondato timore che dietro la discontinuità di stile rispetto al ventennio berlusconiano si faccia strada una continuità dei processi di fondo: dei quali l’asservimento della politica all’economia non è certo l’ultimo. Inoltre come è tipico in queste fasi emergenziali in Italia presto sentiremo fare ricorso contro di noi e i movimenti alla tesi sempreverde degli opposti estremismi, prepariamoci.
Ciononostante dei movimenti avevano interessato il paese, referendum sull’acqua e il nucleare, episodi di resistenza operaia, studenti, mondo della cultura, ed erano sfociati nei positivi risultati delle ultime elezioni amministrative. Anche oggi ampi movimenti si agitano nel paese e nel mondo contro l’uso politico del debito. Insomma il cambiamento era già in atto, e aveva già archiviato Berlusconi prima dell’intervento dello spread. Aveva probabilmente bisogno di essere ratificato prima o poi, e più prima che poi, da un voto. Oggi seppellire questo cambiamento sotto la coltre e lo stile del governo Monti è un grave difetto di miopia, lo stesso che da sempre «calmiera» il cambiamento in Italia, spuntandolo di qualunque carica creativa e riportandolo alla sensatezza di un’etica moderata, conservatrice e perbenista.


3 Per questo il fronte democratico era in questa logica un valore essenziale. Infatti nei giorni prima la caduta di Berlusconi il centro-sinistra e la sinistra raggiungevano nei sondaggi il 57% delle intenzioni di voto, in questo caso appare ovvio sarebbe stato meglio votare e sanzionare nelle urne il tramonto di Berlusconi. Insomma col governo tecnico si è voluto impedire uno spostamento a sinistra del paese.
Con la proposta del fronte democratico si trattava di conquistare uno spazio politico, di concorrere a uscire dal Berlusconismo anche sotto la spinta dei movimenti. Non vi è stata la capacità e forse neanche la volontà (penso all’ultimo congresso del PdCI) di perseguire un tale ambizioso obiettivo.
Rimane chiaro che fare un fronte per cacciare Berlusconi non voleva però dire essere disponibili a governare col centro-sinistra, nessuno ha proposto o ripropone oggi una partecipazione al governo: non ci sono le condizioni. E affermare che la mozione 1 lo proponga è una bugia oltre che una stupidaggine.
In ogni caso non essere disponibili a partecipare, non essendovi le condizioni, al governo nazionale non significa escludere alleanze locali così come propongono i documenti di minoranza. E in effetti contrariamente alle enunciazioni esponenti dei documenti di minoranza partecipano a coalizioni o giunte di centro-sinistra (a Brescia per esempio).
Appare già chiaro oggi che la mancanza di condizioni per il nostro impegno al governo del paese cozza e cozzerà sempre di più col montare dei movimenti e dei contenuti della sinistra d’alternativa, una situazione che va evidenziata e agitata nel paese. (vedi le dichiarazioni del ministro all’ecologia che si dichiara favorevole al nucleare senza tenere conto della volontà espressa dagli Italiani col referendum)


4 Ora il governo Monti impegnerà il PD in un sostegno acritico delle logiche monetariste della BCE, tracciandone la parabola verso un’alleanza moderata con i centristi e forse un pezzo della stessa Pdl E’ l’anticamera della ricostituzione di un fronte neoguelfo (partito dei cattolici e dei moderati) che tanto assomiglia alla vecchia DC. Berlusconi avrà lo spazio di due anni per svolgere una intensa guerriglia istituzionale, già iniziata di fatto con le dichiarazioni sulla la durata del governo, recuperando una credibilità che ha oggi dilapidato e condizionando il governo alle sue sorti personali e dando una possibilità politica alla corte dei miracoli che gli ruota intorno. La Lega al nord potrà di ricostruirsi una verginità cavalcando l’opposizione populista e di destra alle scelte del governo Monti accreditandosi come l’unica opposizione nel tentativo di fare dimenticare i mancati risultati conseguiti e il gratuito appoggio che ha dato a Berlusconi.
Rimane aperta in questo contesto di ridefinizione della dislocazione politica in atto il ruolo che la sinistra vuole giocare. SEL pare in grave difficoltà, noi tiriamo a campare, più a sinistra il nulla di percentuali da prefisso telefonico o il ribellismo puro (qualche volte tra l’altro più dichiarato che praticato con anche forti compromissioni col livello istituzionale - pensiamo alle ultime vicende dei Disobedienti del Nord-Est). Non è detto che nel nuovo scenario politico che si definirà col governo Monti la sinistra trovi un suo spazio, potrebbe anche essere definitivamente marginalizzata (anzi il tentativo è proprio questo), sta a noi impedirlo. E certo non è un bel vedere che in tale contesto ci siano compagni del nostro partito che teorizzano la “bellezza” della marginalità politica (declinata come riscoperta del partito avanguardista di “classe”)


5 I questa situazione cosa dobbiamo fare? Il recente documento licenziato, a larghissima maggioranza, dalla direzione del PRC è chiaro.
Agire per passare a livello di massa dall’antiberlusconismo all’antiliberismo, per fare ciò dobbiamo superare visioni troppo ristrette nazionali e riferirci ai potenti movimenti mondiali di contestazione al liberismo. Dobbiamo spingere per uscire dal Berlusconismo non accentuando la chiave liberista (in doppio petto) come farà Monti, ma quella (popolare) anticapitalista. E in questo la politica antipopolare (mancata patrimoniale) preannunciata dal nuovo governo e di “lacrime e sangue” (tasse, pensioni, ici, iva ecc.) ci favorirà.
Per questo bisogna mantenere viva la logica con cui era proposto il Fronte Democratico, avanzando un patto di consultazione permanente con tutti gli oppositori di Monti e del suo liberismo in doppio petto (forze politiche, sindacali e movimenti a iniziare da quelli sui beni comuni, una prima risposta positiva e venuta da Ferrando e dai suoi). Bisogna insomma costruire velocemente un fronte unico della Sinistra d’Alternativa che superi il vuoto esistente a sinistra (Sinistra d’Alternativa di cui la FdS è solo un primo passo, con tutti i suoi evidenti limiti e contraddizioni) superando nel contempo anche l’idea, molto diffusa, anche tra i compagni, che la costruzione dell’alternativa possa avvenire solo tramite la delega al quadro istituzionale (come ben dimostra la parabola miserabile di SEL che ha visto tramontare ogni suo strategia in pochi giorni e la presa di distanza dello stesso Bertinotti o l’inconcludente e sterile strategia del PdCI - con cui devono essere chiarite le cose dentro la FdS).
Il PRC come forza di gran lunga maggioritaria del fronte antiliberista deve quindi porsi il tema della più ampia unità di tutte le forze sinceramente anticapitalistiche superando settarismi e protagonismi personali. Per questo il documento 1 propone già ora e subito già dentro il PRC un chiaro spirito unitario. Anche le due mozioni di minoranza sono entrambe per l’unità, ma non riescono nemmeno a fare una mozione in comune e ripropongono come cura la costruzione del partito di classe (cioè minoritariamente della loro soggettività organizzata).

6 Quindi bisogna proporre alla Sinistra d’Alternativa sul piano dei contenuti di:
Uscire dalla crisi con mobilitazioni contro la finanza, le banche, la precarietà e la privatizzazione dei beni pubblici cui va contrapposta la socializzazione della produzione, la difesa dei diritti, le pensioni, la sanità pubblica, l’istruzione pubblica, ecc.
Battersi non solo per la redistribuzione del reddito ma anche su cosa e come produrre (anche rispettando l’ambiente).
Battersi per democratizzare realmente, tramite la democrazia diretta, i luoghi del lavoro, le scuole, la società e anche le istituzioni.

7 E’ dentro questa realtà e su questi temi che oggi dobbiamo praticare la Rifondazione: questa crisi cambia le cose. Non sarà ripetendo certezze vetuste o verità rivelate che saremo in grado di rifondarci. Il neo-liberismo è un modo originale di essere del capitalismo, basti pensare al salto che ha fatto la finanza come elemento di sovra determinazione dello sfruttamento, dell’ambiente, delle imprese, ma anche degli stati. E’ infatti è per via della nuova qualità della finanza che oggi per esempio è impedita l’uscita dalla crisi i chiave “riformista”, e certo in questo contesto non aiuta assumere un’idea totalmente antimarxiana di un capitalismo immutabile che viene ci viene riproposta. Sarà consolatorio e rassicurante, ma diciamolo chiaramente, totalmente conservatore e inutile.
La stessa lettura che ci viene riproposta della classe operaia della grande industria, “cuore e motore di ogni proposta politica di classe” non fa i conti ne con il fatto che il 94% dei lavoratori sta oggi in aziende sotto i dieci operai, ne che la mitizzazione di alcuni movimenti di resistenza (da Pomigliano a Fincantieri) viene fatta su episodi che hanno oggi più una valenza, stante i rapporti di forza, difensiva che propositiva, e che non casualmente producono solo frammenti politici. C’è bisogno anche nel mondo del lavoro di fare un percorso, ne facile ne lineare, ma una cosa è essere un passo avanti e un’altra essere da un’altra parte, vivere in un proprio “mondo di classe”. Anche questo sara consolatorio e rassicurante, ma quanto è utile?
Lo scarto evidente tra la domanda sociale e le risposte politiche date ci interroga sul ruolo del partito e sul suo rapporto coi movimenti. E certo non si può pensare di liquidare la questione (come viene proposto dai due documenti di minoranza) relegando i movimenti (visti come settoriali- sic!) al tradizionale ruolo parziale e ancillare rispetto alla centralità del partito (detentore della visione generale - sic!).
La costruzione di una forza realmente “di classe”, legata a una concezione avanguardistica del partito in cui il partito e non le masse sono il motore del cambiamento è già stata proposta da altri compagni che per perseguire questa idea hanno abbandonato il PRC (Ferrando, Sinistra Critica ecc.) con risultati miserevoli. Questa via, quella della costruzione del vero partito di classe, appare quindi del tutto priva di sbocchi, se no come spiegare il fallimento di questi compagni? Se non si fa il conto con questa realtà e con questi fatti non si fa il conto col fatto che tra il sociale e il politico non c’è un rapporto meccanicistico di riflesso automatico, in particolare oggi nei sistemi maggioritari-bipolari. Riproporre nel PRC la centralità di questa concezione del mondo non vuole dire dargli nuove possibilità concrete, ma avviarlo verso le secche del minoritarismo ininfluente in cui stanno coloro che già hanno su queste posizioni hanno abbandonato il partito.
Insomma la situazione è caotica, certamente non eccellente, ma abbiamo una possibilità all’interno della ridefinizione in atto del panorama politico e quindi non possiamo oggi che unirci, tra noi e con i movimenti, e rimboccarci tutti le maniche. Buon lavoro, compagni.
Francesco Macario (Cocò)

Borgo di Terzo 19 novembre 2011

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