Ago 22 2011

(22.08.11) SAN PAOLO D’ARGON CALDO BOIA ANCHE NEL NOSTRO VILLAGGIO

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(22.08.11) SAN PAOLO D’ARGON CALDO BOIA ANCHE NEL NOSTRO VILLAGGIO

Quella di oggi è stata annunciata dai media come la giornata più calda dell’anno. Anche a San Paolo d’Argon si cuoce. Ci si preoccupa in particolare per gli anziani, tanto che l’Amministrazione comunale insieme all’associazione Auser ha messo a disposizionen da oggi la Sala di musica climatizzata (in via Locatelli, ore 10.00-12.00 e ore 14.00-18.00). Il caldo rende più dura la fatica di vivere. Figuriamoci la fatica di lavorare, ma per le lavoratrici e i lavoratori - in attività numerosi anche in questa settimana per quanto considerata ancora di ferie - non crediamo ci siano particolare sollecitudini da parte dei datori di lavoro nelle fabbriche, sui cantieri, negli uffici e così via. Certe “sollecitudini” rischiano infatti di incidere sul costo del lavoro e sui tassi di profitto, mentre - a proposito di fatica di lavorare - la classe politica di governo è in queste ore affannata per trovare il modo di imporre prolungamenti alla vita lavorativa dei lavoranti e di derubricarne qualche altro diritto. E un diritto in meno sui posti di lavoro significa immediatamente fatica, sudore e stress in più, che diventano più gravosi quando appunto fa caldo. In questi anni di deregolamentazione le ferie nei mesi estivi - per effetto della flessibilità e della precarietà - sono state assottigliate spaventosamente e per tanti addirittura sono state cancellate, mentre è aumentato il numero delle categorie e dei lavoratori per i quali il periodo di massima attività coincide con i mesi più caldi. Il gran caldo, inoltre, chiama in causa ovviamente i cambiamenti climatici, che derivano - come è noto - dall’aumento spaventoso dello sfruttamento delle risorse del Pianeta. I passi avanti per rimediarvi sono deboli ed incerti, permanendo contraddizioni - secondo alcuni strutturali ed ineliminabili - fra salvaguardia dell’ambiente e i già citati tassi di profitto. Evitiamo tuttavia di addentrarci su questa problematica, che risulta perfino angosciante, per dire qualcosa di più su quello che ci sta vicino, cioè il nostro villaggio, che vediamo essere costituito da un numero crescente di abitazioni, capannoni dalle coperture estese, l’asfalto di tanti piazzali pubblici e privati, le serre estesissime della neo-agricoltura, il traffico e così via, cioè il paesaggio che è stato profondamento trasformato negli ultimi decenni. Tutto questo - è il sospetto di tutti - qualche conseguenza piccola o grande la deve pur avere sulle alte temperatura estive nel nostro villaggio. Ce lo ha confermato peraltro il biometereologo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) Teodoro Georgiadis in un articolo che abbiamo letto qualche giorno fa: “Più le città sono vaste e colme di manufatti, siano essi strade, abitazioni, palazzi più la temperatura percepita sarà alta. Questo accade perché i raggi solari ad onda corta che arrivano sulla terra vengono assorbiti da questi oggetti e trasformati in raggi ad onda lunga aumentando così il calore che percepiamo”. Per ovviare a ciò e non trasformarsi in “veri e propri forni solari”, lo scienziato sottolinea come sarebbe necessario reinserire ampi spazi verdi all’interno del tessuto urbano. “Ma il vero problema per l’uomo, specialmente per i malati, gli anziani e i bambini sono le massime notturne, perché queste disturbano il sonno delle persone. L’innalzamento delle temperature la notte è un’altra conseguenza della cementificazione della città”. Ma attenzione anche all’utilizzo della climatizzazione domestica che comporta un ulteriore aumento del calore terrestre: “per una frigoria casalinga infatti questi impianti rilasciano nell’atmosfera diverse calorie” e ciò concorre a rendere sempre più insopportabili le estati cittadine. Georgiadis parla di “città”, ma secondo noi l’urbanizzazione diffusa del nostro “sprawl” locale - nel quale gli spazi verdi vengono non inseriti, ma cancellati progressivamente - accentua anziché limitare i fenomeni descritti dallo scienziato.

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