(10.10.19)BERGAMO. GIORNATA MONDIALE “SFRATTI ZERO”. NOTE DI UNIONE INQUILINI BERGAMO

* Sfratti a Bergamo, nuova procedura per l’assegnazione delle case popolari, scandalo del fondi ex-Gescal



La giornata mondiale “sfratti zero”, promossa dalla rete International Alliance of Inhabitants (I.A.I:) e in Italia dal nostro sindacato unitamente a diverse altre associazioni, forze sindacali, comitati e forze politiche, ha visto quest’anno inizitive in 60 città d’Italia, un segnale di come il problema della casa sia particolarmente sentito, drammatico, con risvolti – è il caso di dirlo – sconcertanti.

E’ incredibile – ad esempio - come in un Paese come il nostro con 7 milioni di alloggi fra vuoti (4 milioni) o sotto-utilizzati o che non risultano al fisco (in “nero”), vi siano stati ancora lo scorso anno 60 mila sentenze di sfratto e oltre 30 mila esecuzioni con l’intervento della forza pubblica.
Abbiamo già segnalato nei mesi scorsi che nella provincia di Bergamo, sulla base delle rilevazioni del Ministero dell’interno, dopo una seppure lenta diminuzione degli sfratti dal 2014/15, nel 2018 i provvedimenti esecutivi di sfratto (606 nel 2015, 591 nel 2016, 438 nel 2017) sono balzati nel 2018 a 697, facendo segnare un pesantissimo + 59,13% rispetto al 2017.
Le richieste di esecuzione consegnate all’Ufficiale giudiziario (2529 nel 2014; 2606 nel 2015; 2615 nel 2016; 2491 nel 2107) nell’anno trascorso sono state 2.696 (+8,23% rispetto al 2107). Le esecuzione di sfratti (540 nel 2014; 605 nel 2015; 560 nel 2016; 542 nel 2017) nel 2018 sono salite a 668, con un aumento del 23,25% rispetto all’anno precedente.
Nella città di Bergamo, che dopo il boom di sfratti negli anni 2009-10, c’era stato- secondo i dati del Ministero - un numero piuttosto esiguo di sfratti (addirittura 0 nel 2015; 13 nel 2016, 11 nel 2017), nel 2018 salgono a 75.
All’insieme delle procedure di sfratto ordinarie bisogna aggiungere gli sgomberi a seguito di espropri conseguenti il mancato pagamento del mutuo da parte delle famiglie, un fenomeno drammatico e particolarmente diffuso nella nostra provincia, che si trova al secondo posto per aste giudiziarie di immobili subito dopo quella di Milano (che però è quattro volte più grande!).
La precarietà abitativa continua ad avere dimensioni allarmanti e crescenti anche in bergamasca, viste proprio le tendenze in atto, quali l’aumento degli affitti in corso in questa fase (tendeza apprezzata dalle associazioni dei proprietari) e da fenomeni, particolarmente accentuati nella città, di turistificazione, che rendono più conveniente alla proprietà immobiliare destinare gli alloggi ai b&b (tramite la ben nota piattaforma) o ai cosiddetti city-users (turisti, universitari, manager etc.) invece che all’affitto alle famiglie.

Grave motivo di preoccupazione per il diritto alla casa è costituito poi dall’entrata in vigore del regolamento regionale dell’edilizia residenziale pubblica, nel quadro della nuova legislazione contro la quale Unione Inquilini si è battuta e si batte. Ora è diventata attuativa da meno di tre mesi e stanno partendo i bandi per le case popolari in vari comuni e ambiti. Nelle nuove procedure vengono azzerate le graduatorie preesistenti e molti inquilini in attesa da anni saranno costretti a ripresentare la domanda da zero. Il nuovo regolamento dà anche una stretta sulle assegnazioni di case ai nuclei indigenti, quelli con Isee inferiore a 3 mila euro, limitando al 20 per cento del totale i posti disponibili per tali famiglie che – per partecipare ai bandi - devono anche presentarsi ai servizi sociali del comune di residenza per chiedere un “attestato di indigenza” ulteriore rispetto all’Isee. Sono state tagliate anche le cosiddette “assegnazioni in deroga” alla graduatoria, quelle per nuclei in stato di emergenza abitativa a causa di gravi situazioni, come per esempio uno sfratto a carico di una famiglia con minori. La nuova disciplina regionale parla invece di “servizi abitativi temporanei” per un massimo del “10 per cento delle unità abitative disponibili” e per “una durata massima di dodici mesi rinnovabili, una sola volta”. Un meccanismo cioè che da una parte sembra voler prolungare per tante persone indefinitamente la precarietà abitativa e dall’altra si scontra con l’impreparazione degli enti locali a dover far fronte in tempi brevi a incombenze impegnative.
Temiamo quindi che, mentre fino a ieri l’edilizia residenziale pubblica poteva rappresentare una soluzione per le famiglie sfrattate, quelle più povere e in stato di particolare emergenza (seppure attraverso periodi non brevi di precarietà), d’ora in avanti ciò diventi molto più difficile, tenendo peraltro conto che i nuovi criteri di assegnazione favoriscono nei punteggi – ad esempio - più il periodo di residenza nella regione che non le condizioni di disagio economico o di sfratto.
Senza dimenticare che ultimamente, anche in provinciadi Bergamo, si sta riscontrando un aumento del numero degli sfratti richiesti proprio da Aler – Azienda lombarda di edilizia residenziale – nei confronti di famiglie inserite in alloggi pubblici.
D’altro canto è ancora attivo il Piano vendite Straordinario dell’Aler che prevede entro la fine del 2019, la dismissione in Lombardia di circa 10 mila unità immobiliari del patrimonio aziendale, fra immobili Erp, non Erp, commerciali e box. Il che è, di fronte ai bisogni sociali, è francamente sconcertante

Allo stesso modo è sconcertante a livello nazionale la scoperta (resa ufficiale ieri 9 ottobre 2019 nel corso di un question time dal sottosegretario Giovanni Carlo Cancellieri, rispondendo a un’interrogazione sollecitata da Unione Inquilini e presentata dai deputati Palazzotto, Muroni e Fornaro), che “nel conto corrente 18128 presso la Cassa depositi e prestiti dei fondi Gescal giacciono inutilizzati e destinati alla realizzazione di alloggi popolari, complessivamente 970 milioni”.
La ex Gescal – come è noto - è stata soppressa nel 1992 (anche se i lavoratori hanno continuato a pagare fino al 1996 e le imprese fino al 1998), ma dopo circa tre decenni si scopre che ancora ingenti sono le risorse mai spese! “Le cifre parlano chiaro – ha dichiarato il segretario nazionale di Unione Inquilini Massimo Pasquini - e sono un ‘J’accuse’ nei confronti di quelle regioni e di quei comuni che negli ultimi trenta anni pur potendo disporre di ingenti risorse non le hanno utilizzate e perfino deviate, incostituzionalmente verso altri programmi. Eppure ho ancora nelle orecchie la litania di regioni e comuni che lamentano la mancanza di fondi e al contempo la crescente e cosiddetta ‘emergenza abitativa’. Una incapacità di spesa intollerabile se si considera che la precarietà abitativa coinvolge 650 mila famiglie e che ogni anno 60.000 famiglie subiscono una sentenza di sfratto, al 90% per morosità incolpevole.”
Nella regione Lombardia sono 81 i milioni di euro di quel fondo che non sono mai stati spesi; non solo, ma in tutti questi anni molti comuni, anche bergamaschi, e l’Aler stessa hanno dato corso alla svendita delle case popolari a disposizione, contribuendo ad aggravare il problema abitativo, con mentre la “politica” nazionale come medicina al disagio sociale non ha fatto altro che invocare sgomberi generalizzati e implacabili, avallati dai famigerati “decreti sicurezza”.

Che il governo ora abbia previsto al punto 8 del suo programma un Piano di edilizia residenziale pubblica è una novità positiva da sempre al centro degli obiettivi delle organizzaioni sindacali impegnate per il diritto alla casa. Ne vedremo e valuteremo consistenza nella legge di bilancio. Nel frattempo intendiamo rafforzare anche in provincia di Bergamo la mobilitazione contro gli sfratti e la lotta per il diritto alla casa, gli ’strumenti’ prioritari – specialmente in questa fase - che i ceti popolari hanno disposizione per difendere il loro diritto all’abitare. (Bergamo, 10 ottobre 2019, per Unione Inquilini Bergamo e Treviglio: Rita Rebecchi e Vallì Morlotti)

Diritto alla casa, precedenti info: qui