(29.06.18) COVO (bg). L’aumento ingiustificato e gravoso di una tassa riguardante i soli cittadini immigrati. Soppresse le ordinanze nei comuni che l’avevano aumentata, sopravvive ancora a Covo

Tra il 2014 e il 2015 alcune amministrazioni comunali della provincia di Bergamo avevano deliberato di aumentare in modo esorbitante i diritti di segreteria per il cosiddetto “certificato di idoneità alloggiativa”, un documento che solo i cittadini extra Ue devono presentare in molte occasioni, come ad esempio all’atto del rilascio del primo permesso di soggiorno per lavoro, nei casi di ricongiungimento familiare oppure quando si chiede la carta di soggiorno anche per i familiari conviventi.
Così, in seguito ai ricorsi di cittadini stranieri, il Tribunale di Bergamo aveva più volte dichiarato questi provvedimenti illegittimi, ravvisandovi una ingiusta “’distinzione’ basata sull’’origine nazionale’ che ha come effetto quello di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali” e ingiungendo quindi ai comuni che li avevano promossi di ritirarli e restituire le somme indebitamente riscosse.
Anche a Covo dal 2015 il costo del certificato di idoneità alloggiativa è stato portato da 50 euro (questo in media l’ammontare dei diritti di segreteria vigenti nei comuni) a ben 210 euro (+420%!) per ciascuna domanda, a cui bisogna aggiungere altre centinaia di euro per le attestazioni dell’idraulico o dell’elettricista, che – secondo il regolamento vigente a Covo – scadono ogni tre mesi.
Si tratta di oneri gravosi che incidono in modo significativo sul reddito delle famiglie, considerando che in diverse casi la certificazione di idoneità alloggiativa deve essere presentata anche più di una volta all’anno, e che pertanto ostacolano l’esercizio di diritti fondamentali.
Per questo le comunità degli immigrati di Covo chiedono al Sindaco e all’Amministrazione comunale di rivedere le delibere e i regolamenti comunali in materia prevedendo tariffe e modalità analoghe a quelle degli altri comuni“.
Su questo problema nella mattinata di sabato 30 giugno, alle ore 10.00 circa, una delegazione delle Comunità dei cittadini stranieri residenti a Covo incontrerà il Sindaco di Covo, mentre per sabato 7 luglio alle ore 15.30 si terrà una assemblea pubblica presso il Centro sociale “Ex Biolcheria” (Via Pradone), a cui sono invitati i cittadini, amministratori e consiglieri comunali, le associazioni, le forze sindacali e politiche. (a cura Comunità immigrati stranieri a Covo e sindacato Unione Inquilini di Bergamo e provincia, 29.06.18, per info c/o tel. 3397728683 - Fabio Cochis)


(28.06.18) BERGAMO. AUMENTI DI AFFITTO E MANCANZA DI MANUTENZIONI: GLI INQUILINI INCONTRANO IL DIRETTORE ALER

* Giovedì 28 giugno, ore 16.45. PRESIDIO degli inquilini delle case popolari di Via Luzzatti, c/o Aler, Via Mazzini 32/A. Partenza in auto da Via Luzzatti (per anziani e disabili): ore 16.00 all’ingresso del cortile (info tel. 3397728683)

Bollettini (affitto e utenze) sempre più alti, caseggiati fatiscenti, appartamenti vuoti: questa è la realtà che vivono ogni giorno gli inquilini delle case popolari di Bergamo. Anche il caseggiato di via Luzzatti si trova in stato di conservazione scadente: infissi vetusti, impianti di riscaldamento obsoleti, spazi comuni abbandonati. Il degrado ha però un costo economico, con la crescita delle morosità, ma anche sociale: il peggioramento della qualità della vita.

Dopo tanti rinvii finalmente il Direttore generale di ALER ha accettato di incontrare una rappresentanza del Comitato autorganizzato del caseggiato. Sarà l’occasione per esporre i nostri problemi e bisogni.

Vogliamo però essere presenti in tanti per un “controllo popolare” sugli impegni che ALER si prenderà. In seguito vogliamo organizzare un incontro con l’assessore alla casa. (Unione Inquilini Bergamo, 24.06.18)

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(14.06.18) SANITA’-LOMBARDIA. Potere al Popolo: “No al gestore privato delle cronicità. Esigiamo il rispetto dei tempi massimi previsti dalla legge per le liste d’attesa”

Dopo oltre 3 mesi da quando l’assessorato alla sanità della Regione Lombardia ha iniziato a spedire lettere ai cittadini con patologie croniche invitandoli a passare a gestori privati delle cronicità, sono solo circa 258 mila su oltre 3 milioni i pazienti cronici che hanno deciso di aderire.

A fronte di oltre 3 milioni di lettere inviate, solo poco più dell’8% degli interessati ha, quindi, aderito al modello di gestione privatistica delle cronicità proposto dalla Regione Lombardia, che fa perno soprattutto sulla ingannevole promessa di una “corsia privilegiata” per evitare i lunghi tempi di attesa per le visite specialistiche (a patto, però, di utilizzare non le strutture ospedaliere consuete per i pazienti ma quelle che il gestore può offrire).

Questo risultato a dir poco misero è stato ottenuto a spese di noi cittadini contribuenti: ci piacerebbe sapere quanto ha speso fino ad ora la Giunta Regionale per reclamizzare questa sua iniziativa verso i malati cronici attraverso gli spot sulle TV e le radio locali, le inserzioni sui giornali delle varie province, la stampa di centinaia di migliaia di opuscoli, la stampa e l’invio di oltre 3 milioni di lettere (più tutte le ore di lavoro degli impiegati e dei funzionari della Regione).

Che si tratti di un fallimento lo dimostrano anche i continui rinvii del progetto decisi dallo stesso assessorato: la fase di reclutamento è stata prorogata al 31 dicembre, mentre lo stesso assessore dichiara ormai che saranno necessari 5 anni per la messa a regime dell’intero sistema.

Invitiamo i cittadini con patologie croniche a rifiutare il gestore privato e a restare con il proprio medico di base (medico di medicina generale).

Invitiamo tutti i cittadini a pretendere l’applicazione delle leggi in fatto di tempi di attesa per le prestazioni e le visite specialistiche: il decreto legislativo 124/1988 stabilisce che la Regione deve fissare per ogni esame il tempo massimo di attesa e qualora sul territorio della Ats (ex Asl, ndr) nessun ospedale dovesse garantire la prestazione nel tempo di attesa stabilito, la stessa potrà essere richiesta in regime di libera professione con il solo pagamento del ticket. (Tavolo regionale sulla salute di Potere al Popolo - Bergamo, 7 giugno 2018)


(13.06.18) SFRATTI. STATISTICA 2017 - MIN.INTERNO/GIUSTIZIA: NOTE SULLA PROVINCIA DI BERGAMO

Sono stati pubblicati in questi giorni e sono reperibili nel sito del Ministero dell’Interno i dati relativi agli sfratti in Italia, disaggregati secondo regioni e province.
In Bergamasca, rispetto alla cifra del 2016, cala il numero delle sentenze di sfratto emesse nell’anno, da 591 a 438 nel 2017 ( - 25% in bergamasca a fronte di un decremento a livello regionale del 14% e a livello nazionale – 6,7%).
Secondo i dati raccolti dal Ministero dell’Interno, sono stati 542 gli sfratti eseguiti nel 2017 (-4,70, mentre a livello regionale la riduzione è stata di quasi - 7% e a livello nazionale di - 9,33%), circa 2 al giorno, 10 a settimana; 2491 sono state le richieste di esecuzione presentate all’ufficiale giudiziario (-3,21 rispetto all’anno precedente, a fronte di un decremento regionale del - 25,10% e a livello nazionale di -16,83%).
Nella nostra provincia la diminuzione risulta consistente nel numero delle nuove sentenze di sfratto nella nostra provincia, ma piuttosto limitata nel numero di sfratti eseguiti e delle richieste all’ufficiale giudiziario.
Riteniamo che solo in minima parte la riduzione sia legata ai modesti segnali di ripresa economica e occupazionale che si notano qua e là. E’ una ripresa che – al di là delle valutazioni sulla sua consistenza o sulla sua stessa realtà - avviene in ogni caso lasciando immutati gli squilibri sociali e la precarietà di fondo nelle condizioni di lavoro e di vita di ampi settori sociali, come testimoniano le varie inchieste.
La diminuzione statistica degli sfratti è soprattutto fisiologica: gli sfratti diminuiscono perché dopo una sequenza di anni caratterizzati da un alto numero (di sfratti) si è ridotta matematicamente la platea degli inquilini a rischio di insolvenza. Molte delle famiglie sfrattate non riescono più a tornare sul mercato della locazione ma aumentano le coabitazioni, gli affitti di camere o di letti “a nero” e così via.
Il 93% degli sfratti sono per morosità incolpevole.
Nel 2017, su 438 sentenze di sfratto emesse, solo una decina riguardano il capoluogo e oltre il 90% invece i comuni piccoli e medi della provincia (più del 90%). Infatti la questione sfratti impatta da qualche anno – secondo una tendenza anche di carattere nazionale e che da tempo notiamo anche nella nostra provincia, in particolare in aree come l’Isola o la Bassa Bergamasca - maggiormente sui piccoli e medi comuni, quelli che non hanno gli strumenti e spessissimo nemmeno la volontà di dotarsi di una politica abitativa. Parallelamente nei capoluoghi e nelle città più grandi si nota una riduzione del fenomeno sfratti, un segnale – secondo il nostro sindacato – che le lotte per il diritto alla casa, un fenomeno ancora soprattutto metropolitano, cominciano ad incidere.
La condizione abitativa delle famiglie continua ad essere gravata da problemi strutturali che derivano dal vuoto o dall’insufficienza dell’intervento pubblico, che è ai livelli più bassi d’Europa.
Significativo, e inquietante, che anche nell’ultimo “contratto di governo” e nelle dichiarazioni programmatiche la questione abitativa sia stata pressoché omessa, salvo auspicare la velocizzazione delle procedure di sgombero delle occupazioni, liquidando dunque il problema come una questione emergenziale e di ordine pubblico.
Altrettanto grave e preoccupante la logica della nuova normativa regionale che si sta mandando a regime, fatta apposta per ratificare l’esclusione dal diritto alla casa pubblica delle categorie più in difficoltà per abbandonarle ad un destino di perpetua precarietà.
E’ chiaro che se permangono questi intendimenti politici di fondo, aberranti, non si andrà mai da nessuna parte. (Unione Inquilini, Bergamo, 13.06.18, note a cura di Fabio Cochis, segretario provinciale))

* Min.Interno. Provvedimenti esecutivi di sfratto, richieste di esecuzione, sfratti eseguiti - Anno 2017

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(13.06.18) SFRATTI. STATISTICA 2017 - MIN.INTERNO/GIUSTIZIA: NOTE SULLA PROVINCIA DI BERGAMO

Sono stati pubblicati in questi giorni e sono reperibili nel sito del Ministero dell’Interno i dati relativi agli sfratti in Italia, disaggregati secondo regioni e province.
In Bergamasca, rispetto alla cifra del 2016, cala il numero delle sentenze di sfratto emesse nell’anno, da 591 a 438 nel 2017 ( - 25% in bergamasca a fronte di un decremento a livello regionale del 14% e a livello nazionale – 6,7%).
Secondo i dati raccolti dal Ministero dell’Interno, sono stati 542 gli sfratti eseguiti nel 2017 (-4,70, mentre a livello regionale la riduzione è stata di quasi - 7% e a livello nazionale di - 9,33%), circa 2 al giorno, 10 a settimana; 2491 sono state le richieste di esecuzione presentate all’ufficiale giudiziario (-3,21 rispetto all’anno precedente, a fronte di un decremento regionale del - 25,10% e a livello nazionale di -16,83%).
Nella nostra provincia la diminuzione risulta consistente nel numero delle nuove sentenze di sfratto nella nostra provincia, ma piuttosto limitata nel numero di sfratti eseguiti e delle richieste all’ufficiale giudiziario.
Riteniamo che solo in minima parte la riduzione sia legata ai modesti segnali di ripresa economica e occupazionale che si notano qua e là. E’ una ripresa che – al di là delle valutazioni sulla sua consistenza o sulla sua stessa realtà - avviene in ogni caso lasciando immutati gli squilibri sociali e la precarietà di fondo nelle condizioni di lavoro e di vita di ampi settori sociali, come testimoniano le varie inchieste.
La diminuzione statistica degli sfratti è soprattutto fisiologica: gli sfratti diminuiscono perché dopo una sequenza di anni caratterizzati da un alto numero (di sfratti) si è ridotta matematicamente la platea degli inquilini a rischio di insolvenza. Molte delle famiglie sfrattate non riescono più a tornare sul mercato della locazione ma aumentano le coabitazioni, gli affitti di camere o di letti “a nero” e così via.
Il 93% degli sfratti sono per morosità incolpevole.
Nel 2017, su 438 sentenze di sfratto emesse, solo una decina riguardano il capoluogo e oltre il 90% invece i comuni piccoli e medi della provincia (più del 90%). Infatti la questione sfratti impatta da qualche anno – secondo una tendenza anche di carattere nazionale e che da tempo notiamo anche nella nostra provincia, in particolare in aree come l’Isola o la Bassa Bergamasca - maggiormente sui piccoli e medi comuni, quelli che non hanno gli strumenti e spessissimo nemmeno la volontà di dotarsi di una politica abitativa. Parallelamente nei capoluoghi e nelle città più grandi si nota una riduzione del fenomeno sfratti, un segnale – secondo il nostro sindacato – che le lotte per il diritto alla casa, un fenomeno ancora soprattutto metropolitano, cominciano ad incidere.
La condizione abitativa delle famiglie continua ad essere gravata da problemi strutturali che derivano dal vuoto o dall’insufficienza dell’intervento pubblico, che è ai livelli più bassi d’Europa.
Significativo, e inquietante, che anche nell’ultimo “contratto di governo” e nelle dichiarazioni programmatiche la questione abitativa sia stata pressoché omessa, salvo auspicare la velocizzazione delle procedure di sgombero delle occupazioni, liquidando dunque il problema come una questione emergenziale e di ordine pubblico.
Altrettanto grave e preoccupante la logica della nuova normativa regionale che si sta mandando a regime, fatta apposta per ratificare l’esclusione dal diritto alla casa pubblica delle categorie più in difficoltà per abbandonarle ad un destino di perpetua precarietà.
E’ chiaro che se permangono questi intendimenti politici di fondo, aberranti, non si andrà mai da nessuna parte. (Unione Inquilini, Bergamo, 13.06.18, note a cura di Fabio Cochis, segretario provinciale))

* Min.Interno. Provvedimenti esecutivi di sfratto, richieste di esecuzione, sfratti eseguiti - Anno 2017

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(13.06.18) TREVIGLIO. MANIFESTAZIONE ANTISFRATTO

* Appuntamento alle ore 8.30 di mercoledì 13 giugno a Treviglio in Via ai Malgari 2; nel corso della manifestazione CONFERENZA STAMPA con presentazione dei dati del Ministero degli Interni sugli sfratti nel 2017 - Info c/o Unione Inquilini Treviglio/Bergamo - tel. 3387728683 (fabio)

A Treviglio mercoledi 13 giugno ufficiale giudiziario e forze dell’ordine interverranno per “buttare in strada” una famiglia con 4 figli minorenni (9, 6, 4, 1 anno).

I Servizi sociali del comune hanno scelto di abbandonare la famiglia a sé stessa, senza neppure prevedere un ricovero in una struttura protetta per la madre e i figli minorenni.

Il Comune di Treviglio è fra quei comuni che mostrano di voler rinunciare ad una politica per la casa, nonostante i gravi problemi sociali presenti nel territorio

Infatti, oltre ad abbandonare a sé stesse le famiglie sfrattate, l’Amministrazione di Treviglio sta marciando verso la progressiva dismissione del patrimonio pubblico, dal momento che molti alloggi restano ancora oggi non assegnati perché inagibili a causa della mancata manutenzione straordinaria.

L’ultimo bando comunale per l’assegnazione di alloggi pubblici a canone sociale è risale ad 1 anno e mezzo addietro e ha assegnato circa 35 alloggi, a fronte un numero di famiglie con il diritto alla assegnazione di poco inferiore alle trecento unità.

Tante famiglie rimangono anni in graduatoria pur vivendo spesso in condizioni sociali drammatiche.

Per questi motivi mercoledi 13 giugno Unione Inquilini organizza una manifestazione di protesta contro l’ennesimo sfratto eseguito con l’utilizzo della polizia. La giornata di mobilitazione avrà inizio alle ore 8.30 a Treviglio in via dei Malgari 2, di fronte alla casa della famiglia di cui è previsto lo sgombero.

Nella conferenza stampa prevista durante la manifestazione presenteremo i dati del Ministero dell’interno relativi agli sfratti 2017 in bergamasca. (Unione Inquilini Trevigio/Bergamo, 11.06.18)

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(17.06.18) COLLI DI SAN FERMO. PRANZO SOCIALE DI AUTOFINANZIAMENTO - CIRCOLI RIFONDAZIONE COMUNISTA DELLA VALCAVALLINA E DELLA VALCALEPIO

* Domenica 17 giugno, ore 12.00, presso la Casa Museo “La Resistenza” - Colli di San Fermo (Adrara San Martino - Via Casina del Monte)

Anche quest’anno saliamo ai Colli di San Fermo per ritrovarci nei valori della Resistenza, valori più che mai attuali ed utili per contrastare quello che si sta affacciando nel nostro paese. Compagni/e vuole dire “condividere insieme il pane”. Quindi organizziamoci per realizzare una giornata gustosa e serena. Diffondete a tutti quelli che vorranno condividere con noi…

Menù autoprodotto (vegetariano o carnivoro): Riso freddo, Pasta fredda, Verdure di Stagione, Salumi e Formaggi, Salamelle alla Griglia, Frutta, Dolci e Caffè (ciascun compagno/a può contribuire ad arricchire il menù con proprie preparazioni). Contributo pranzo: 15.00 euro. Parte delle sottoscrizioni andranno a contribuire al Museo dedicato alle formazioni partigiane delle Valli Cavallina e Val Calepio.

* Per chi vuole: alle ore 11.00, saliremo per depositare un mazzo di fiori  al Monumento che ricorda i caduti della Battaglia Partigiana per la liberazione di Fonteno del 31 Agosto 1944

* Ore 14.30: visita guidata al Museo “Casa La Resistenza”

Durante l’incontro: sarà possibile rinnovare la tessera per l’anno 2018 e discutere della Festa in Rosso Valcalepio-Valcavallina 2018.

Per motivi organizzativi si prega di confermare la vostra partecipazione (entro e non oltre venerdì 15 giugno) contattando qualcuno dei seguenti compagni: Claudio: tel. 3338737525: Tiziano:  335.7559628; Marco: tel. 3312190899. Oppure tel. c/o Federazione: tel. 035225034

A cura: Circolo Prc-Valcavallina (Borgo di Terzo, Via Rivolta 1) - Circolo Prc-Valcalepio (Tagliuno di Castelli Calepio, Via Roma 21)

Locandina: QUI


(04.06.18) SAN PAOLO D’ARGON. VINCENZO ARDISIA, ANNI 75

* Nel pomeriggio di ieri si è spento il nostro concittadino ed amico Vincenzo Ardisia. Ora si trova nella Camera Mortuaria della Casa di Riposo di Gorlago. I funerali si svolgeranno Martedì 5 giugno alle ore 16.00 nella Parrocchiale di San Paolo d’Argon.

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Vincenzo viene dalla città di San Severo nel Tavoliere delle Puglie, dove ha vissuto fino a 18 anni. Ci teneva ricordare la sua città come uno dei luoghi delle epiche lotte dei braccianti guidati nel primo e nel secondo dopoguerra dal grande sindacalista Giuseppe Di Vittorio
Emigrato a Milano ha lavorato dapprima come manovale in un’industria farmaceutica, studiando alla sera fino a diplomarsi perito chimico, per continuare poi a lavorare come tecnico sempre nel settore farmaceutico.
Dal 1985 ha sempre vissuto con la sua famiglia a San Paolo d’Argon lavorando fino alla pensione come responsabile della logistica presso l’industria ErreGiErre di Via Baracca.
Appassionato di corsa campestre ha partecipato a numerose competizioni dilettantistiche fino agli ultimi anni collezionando svariati trofei di cui andava fiero.
Amava tantissimo giocare con le parole, dedicandosi alla scrittura: testi in rima e storie apparentemente strampalate, ma di una straordinaria levità e profondità, forse per provare a reagire - in un mondo che diventa sempre più greve - con la forza travolgente del sorriso e del gioco mobilitati a soccorso del bisogno insopprimibile di libertà, giustizia, fiducia negli altri.
Ma che cos’è la poesia se non il gioco con le parole che ci fa scoprire verità e bellezze altrimenti inarrivabili?
E proprio questo Vincenzo ha voluto trasmettere nelle numerose attività di scrittura creativa con tanti bambini e ragazzi nella nostra biblioteca e nelle nostre scuole.
La terra – ne siamo sicuri - non mancherà di esserti lieve, Vincenzo Ardisia. Purtroppo senza di te dovremo faticare di più per salvare la poesia senza la quale il mondo si ferma e le persone tendono poi a diventare più tristi e più cattive. (04.06.18. m.m.)