(09.05.18)TREVIGLIO. LA SOLIDARIETA’ SI MOBILITA PER SALVARE UNA NUOVA FAMIGLIA DA UNO SFRATTO. DOVE E’ IL COMUNE?

* Presidio anti-sfratto: Mercoledi 9 maggio alle ore 8.30 Treviglio, Via ai Malgari 2

Ramazan è disoccupato e abita insieme a moglie e 4 figli minorenni (9, 6, 4, 1 anno). Non è riuscito a pagare l’affitto e ha ricevuto uno sfratto per morosità incolpevole. È uno dei tanti sfratti che si ripetono senza interruzione da quando è iniziata la crisi economica. Non rappresentano più una emergenza ma un dato strutturale che cresce con l’aumento della povertà. La cosa impressionante è la lentezza che caratterizza le politiche sociali e abitative del Comune di Treviglio. Infatti l’Amministrazione comunale ha operato tagli ai Servizi sociali che influiscono pesantemente sulla capacità di aiutare le famiglie a superare gli effetti della crescita della povertà. Ormai il Comune tende a non intervenire nemmeno per collocare madre e figli minori in strutture protette nel caso in cui perdano la casa. Regna poi la confusione nella gestione dei contributi messi a disposizione da Stato e Regione per l’emergenza abitativa. Pur essendo modesta l’entità di tali fondi, a Treviglio non vengono nemmeno utilizzati interamente. Non si adempie neppure all’obbligo della “graduazione” dell’esecuzione degli sfratti (strumento previsto dalla L. 102/2013 per evitare gli sgomberi volenti e garantire il passaggio da casa a casa e applicato da Comuni e Prefetture in tante parti d’Italia). Anche per questo sfratto esistevano tutte le condizioni perché alla famiglia fosse evitato il trauma dello sgombero, posticipandolo, rimborsando la proprietà, garantendo in tempi brevi il passaggio da casa a casa. Niente di tutto questo è stato fatto e lo sfratto potrebbe avvenire con l’esito di avere un’altra famiglia senza-tetto. Solo le pratiche di solidarietà e mutuo-soccorso, messe in campo dagli attivisti dell’Unione inquilini, si occuperanno di alleviare i disagi della famiglia sfrattata. Di fronte ad una Amministrazione comunale che lascia vuoti gli alloggi pubblici, non vuole disturbare la rendita immobiliare affrontando il problema delle centinaia di unità abitative lasciate sfitte, non è in grado di gestire la quotidianità dell’emergenza abitativa, non ha – in sintesi – una politica della casa, chiediamo che la Prefettura intervenga con il blocco degli sgomberi, almeno dove sono coinvolti minorenni, invalidi, anziani. Mercoledi 9 maggio a Treviglio, Via ai Malgari 2, gli attivisti anti-sfratto saranno presenti per un presidio che cercherà di evitare lo sgombero violento. (Unione Inquilini - Bergamo/Treviglio - maggio 2018)

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(07.05.18) BERGAMO. CASE POPOLARI: IL SINDACO GORI PARLA A VANVERA

Le dichiarazioni del sindaco Giorgio Gori secondo cui “troppe case popolari vengono assegnate agli immigrati” è molto grave innanzitutto perché si basa su dati non veritieri.
Infatti quelli forniti dall’ufficio dell’Assessorato alla casa del Comune di Bergamo raccontano un’altra situazione.
Gli inquilini stranieri lo scorso anno risultavano una minoranza negli alloggi di proprietà del Comune di Bergamo, dove vivono soprattutto anziani e adulti. Su 560 nuclei familiari, 452 — cioè più dell’80% — sono composti da una o al massimo due persone. Sono soprattutto anziani, persone che hanno ottenuto l’alloggio nei decenni scorsi, cioè nei periodi dei piani di edificazione dell’edilizia pubblica.
Di 1.035 inquilini, divisi in 560 nuclei familiari, solo 117 (cioè l’11%) sono stranieri. Una percentuale più bassa rispetto alla fetta di stranieri che risiede in città, dove su una popolazione di 119 mila e 500 abitanti, gli stranieri sono circa 19 mila, cioè il 16% del totale.
Il sindaco non conosce la situazione reale oppure ha deciso di aprire la campagna elettorale scendendo sul terreno della xenofobia come se non ci fossero già abbastanza soggetti politici che di xenofobia ne hanno prifusa a piene mani.
L’aspetto più grave delle dichiarazioni riguardano le proposte. Infatti Gori afferma: “Criteri da ripensare, servono le quote”.
Forse Gori non è venuto a conoscenza che a giugno 2016 è stata approvata dal Consiglio Regionale della Lombardia il nuovo Testo di Riforma dell’edilizia popolare fortemente voluto dall’ex-presidente Roberto Maroni.
È stato modificato radicalmente il sistema di assegnazione delle case popolari che verrà effettuato individuando a priori specifiche categorie di possibili abitanti e conseguenti percentuali di assegnazioni (anziani, famiglie di nuova formazione, famiglie monoparentali, appartenenti alle forze di polizia […] disabili).
A scomparire dalle case popolari saranno le famiglie povere: quelle per cui il mercato privato delle locazioni è troppo oneroso e le famiglie senza casa a seguito di sfratto o pignoramento. Queste categorie non entreranno più nelle case popolari ma saranno collocate in abitazioni transitorie (non più di un anno) gestite dal Terzo Settore. Lo sfratto sarà trattato come una condizione transitoria e soggettiva del nucleo famigliare superabile attraverso un percorso di accompagnamento sociale, come se si trattasse di una patologia da cui guarire.

Quello che il sindaco desidera, “le quote”, sarà realizzato dalla riforma ma il risultato che si paleserà sarà l’espulsione dei poveri case popolari e conseguentemente l’aumento a dismisura dei senza tetto che dormono in stazione, degli emarginati e di quanto per sopravvivere dovranno affidarsi ad alloggi di fortuna.
Giorgio Gori aprì la campagna elettorale che poi gli consegnò l’elezione a sindaco dichiarandosi disponibile ad ascoltare i bisogni dei quartieri periferici della città di Bergamo e della parte più povera della cittadinanza. Il governo di questi anni non ha rispettato questo proposito: basta dare uno guardo all’aumento del degrado nei quartieri delle case popolari e alla crescita della povertà delle famiglie che vi abitano.
Le dichiarazioni di ieri esprimono un modello esattamente opposto a quello dell’ascolto e coincidono con le proposte politiche di esclusione e xenofobia proprie dell’estrema destra.
Gli attivisti di Unione Inquilini si battono invece per una alternativa a queste politiche: la realizzazione di nuove case popolari per evitare la guerra tra poveri, che è funesta solo per i poveri.
L’Amministrazione comunale è chiamata a intervenire con urgenza per quanto riguarda il recupero di tutti gli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica inutilizzati. Sembra assurdo, ma ci sono ancora oggi circa 400-450 case popolari ALER e comunali vuote perché inagibili.Unione Inquilini Bergamo (07.05.18, Fabo Cochis, segretario provinciale dell’Unione Inquilini)

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