(30.10.16) LUZZANA (bg). BANCHETTI E VOLANTINAGGI PER IL NO AL REFERENDUM

* Domenica 30 ottobre, ore 9.30-12.00 in Piazza Meli e nel piazzale della fermata del pullman sulla Statale 42

* Ore 12.30, COLLI DI SAN FERMO, presso la Casa “la RESISTENZA” dell’ANPI, pranzo per sostenere i COMITATI per il NO – Valli Cavallina e Calepio. Per prenotarsi tel. 3312190899

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Volantino: Qui


(23.10.16) TRESCORE BALNEARIO. I NAZIONALISMI IN EUROPA E COME SI BUTTA VIA UNA SERATA

* A proposito dell’incontro del 21 ottobre promosso dall’Anpi provinciale a Trescore Balneario nell’ambito del ciclo “Macerie. Il ritorno dei fascisti in Europa” (cfr. QUI)

Due parlamentari del Pd e una giornalista autrice di un libro sul tema l’altra sera a Trescore Balneario hanno provato a spiegarci come la destra peggiore stia reclutando in Europa milioni di adepti fra le persone normali le cui condizioni economico-sociali sono state travolte dall’austerity. Un panorama desolato e desolante di rancore, odio, fili spinati e perfino pogrom violenti in nome delle paranoie xenofobe più orrende. Poi la Brexit e l’inquietante Trump negli Usa. Ad ascoltare un pubblico attentissimo, di cui una parte – per la verità - inquietato pure dalla signora Hillary. La nostra Europa è ormai assediata dalle guerre in Libia e in Mediorente, incapace di intervenire per fermare la tragedia di Aleppo (cominciata però un pezzo prima dell’arrivo dei Russi). E’ la nostra Europa che deve subire l’ingombrante presenza della Russia, anch’essa avviata lungo una deriva di destra e aggressiva. Purtroppo - non andrebbe dimenticato - anche l’Europa, quando si muove, è portata a combinare disastri come in Libia, a dialogare con i nazisti o simili di Ucraina, a dispiegare stupidamente le proprie truppe lungo i confini russi, a fornire armamenti agli stati pro Isis con non poche responsabilità nelle destabilizzazione del mondo che poi ci invia i suoi disperati. La marea montante dei profughi in questa Europa assediata rischia di travolgere le coscienze, tanto che imperversano – contro il sistema – una pluralità di populismi: dalle sigle orribili del nuovo neonazismo germanico e mitteleuropeo, i destrissimi governi degli ex paesi del glacis, le signore Le Pen (zia e nipote), gli xenofobi olandesi, gli anglo-brexit, Salvini e Grillo, pure Podemos e Tsipras (quest’ultimo populista perché ha voluto andare contro il sistema rimanendone colpevolmente sconfitto mentre le socialdemocrazie europee e pure il Pd stavano violentemente contro la Grecia). Certo i relatori hanno criticato aspramente le politiche economiche regressive dell’Unione Europea (a guida Bce con popolari e Pse al comando) con la devastazione sociale che ne deriva, sulla quale marciano alla grande neofascisti e neonazisti. Fortunatamente - è stato detto - in Italia i 5 Stelle da una parte e Fratelli d’Italia dall’altra sono riusciti finora a integrare in parte nel sistema la protesta populista o fascista più pericolosa. Contro la deriva non resta – ci è parso di capire - che affidarci alla fiducia nelle istituzioni (la nostra “repubblica parlamentare” come ha solennemente ricordato uno dei parlamentari relatori), al quadro politico dato, alla attesa che i reggitori d’Europa imbocchino politiche economiche in grado di prevenire la devastazione sociale e la paura delle masse. C’è da dubitare, nel frattempo, che la classe operaia francese dopo l’imposizione della “loi travail” abbia più  voglia di fidarsi di Hollande e delle istituzioni europee. Certo che i due parlamentari del Pd che hanno relazionato - e lo sanno tutti - in questi anni sono stati fra coloro che hanno sostenuto e votato diligentemente le leggi sociali che precarizzano la vita di milioni di individui e ora si apprestano - nel referendum costituzionale - a sostenere lo stravolgimento dell’ordinamento previsto dalla Costituzione, nata dalla Resistenza e da quasi settanta anni punto di riferimento forte contro le involuzioni autoritarie e i fascismi tutti. Sì, proprio una serata buttata via quella di venerdì nella sala convegni dello storico Albergo La Torre di Trescore Balneario. (m. mazzucchetti, 23.10.16)


(30.10.16) COLLI DI SAN FERMO (bg). PRANZO DI AUTOFINANZIAMENTO DEI COMITATI DEL NO DI VALCALEPIO E VALCAVALLINA

* Domenica 30 ottobre ore 12,15, presso la Casa “La Resistenza” sede di Anpi Valcalepio/Valcavallina, via Casina del Monte 13, sui  Colli di San Fermo nel comune di Adrara S. Martino

Manù: antipasto, polenta con arrosto di vitello (o piatto alternativo), formaggi e verdure, vino e acqua, dolce e caffé

Per informazioni e prenotazioni, telefonare  a Tiziano oppure a Marco

Il ricavato servirà a finanziare la campagna per il NO al referendum del 4 dicembre prossimo

Per info e prenotazioni: tel. 3357559628 (Tiziano) oppure 3312190899 (Marco)

Locandina: QUI

NOTA. La Casa “La Resistenza” sui Colli di San Fermo, a circa 1000 mt., dista 20 minuti a piedi dal Monumento dedicato ai partigiani caduti nella Battaglia di Fonteno e Monte Torrezzo contro i nazi-fascisti (31 agosto 1944). Questa battaglia della Resistenza che portò alla liberazione di Fonteno  ogni anno viene ricordata con una manifestazione il mese di luglio. Vi ha sede la Sezione Anpi Valcalepio-Valcavallina che ha in corso un progetto per realizzarvi un Museo dedicato alla Battaglia e alle formazioni partigiane che hanno combattuto in Valle Calepio e Valle Cavallina.

* Scheda sulla battaglia di Fonteno e Monte Torrezzo: QUI ["Sulle tracce della libertà, Itinerari didattici sui luoghi della Resistenza bergamasca", a cura Isrec, Provincia, Cai bg]; Wikipedia: Qui

* Foto delle manifestazioni commemorative: 2015 - 2014 - 2013 - 2011 - 2010 - 2009


(27.10.16) CASTELLI CALEPIO. REFERENDUM: “LE RAGIONI DEL NO”. ASSEMBLEA PUBBLICA

* Giovedì 27 ottobre 2016, ore 21.00 a Castelli Calepio presso Aula magna Scuole Medie di Tagliuno in Piazza Vittorio Veneto

Relatori dell’incontro saranno CLEMENTINA GABANELLI (docente di Diritto) e DINO GRECO (giornalista e sindacalista)

Inroduce: TIZIANO BELOTTI (segreteria provinciale Anpi)

La cittadinanza è invitata a partecipare.

Promuovono: Anpi Valcalepio-Valcavallina e Comitato per il NO - Valle
Calepio

Per info e adesioni: Claudio 333.8737525 e-mail: claudio.sala@utpsrl.it

Locandina: qui


THOMAS ISIDORE NOEL SANKARA

Yako, Alto Volta, 21 dicembre 1949 – Ouagadougou, Burkina Faso, 15 ottobre 1987


(14.10.1944) CENATE SOTTO LE ULTIME ORE DEL PATRIOTA CALABRESE FRANCESCO PARISI Secondo la testimonianza di Don Giovanni Biava, chiamato a prestare assistenza religiosa, Francesco Parisi, arrestato alcuni giorni prima dalle Brigate Nere, si trovava “in uno stato pietoso per le botte ricevute e inebetito. Penso che fosse stato offeso alla spina dorsale o avesse qualche costola rotta, perché non stava in piedi e doveva essere trascinato. Aveva il viso tumefatto e parlava con difficoltà. Quando gli dissi che doveva essere fucilato svenne e rimase svenuto per circa un’ora e un quarto. Fu trasportato in macchina ancora svenuto e riprese parzialmente conoscenza quando giunse al posto della fucilazione”. Poi sulla piazza di Cenate “accanto alla Chiesa di Cristo - così è scritto nella piccola lapide posta vicino al tabaccaio e non ancora dimenticata - piombo fascista massacrò il patriota calabrese Francesco Parisi”. A comandare il plotone di esecuzione e a dare personalmente il colpo di grazia, fu il milite della GNR Lucignani (insieme a quelli delle vittime bisogna sempre ricordare anche i nomi dei massacratori). Vennero poi vietate l’asportazione del cadavere dalla piazza del paese e la celebrazione delle esequie. [Cfr. Andrea Caponeri, La banda Resmini nelle sentenze della Corte straordinaria d'Assise di Bergamo (1945-1947), Bergamo 2008, pp. 109-110] Altre notizie e documenti nel libro di Matteo Alborghetti, Da Cenate d’Argon a Cenate Sotto. Storie, fatti e persone nella seconda guerra mondiale, 2008


(21.10.16) TRESCORE BALNEARIO. MACERIE. IL RITORNO DEI FASCISTI IN EUROPA. 2° incontro del ciclo a cura ANPI Comitato provinciale di Bergamo

* Venerdì 21 ottobre, ore 21.00, presso Albergo “Della Torre” - Piazza Cavour 28 a Trescore Balneario

“Europa anno zero. Il ritorno dei nazionalismi” (Marsilio 2015). Presentazione del libro di EVA GIOVANNINI, giornalista e scrittrice. Dialogo tra l’autrice e l’onorevole Emanuele FIANO

La tremenda crisi economica globale che sta determinando un cambiamento radicale nella struttura sociale e politica del mondo, dai luoghi emotivamente e geograficamente più lontani fino alle porte delle nostre case, ha comportato la ricomparsa di movimenti e partiti politici che, più o meno apertamente, hanno i loro valori di riferimento nel fascismo europeo che si pensava sconfitto con la fine della seconda guerra mondiale.
Sfruttando consapevolmente la paura che provoca il diverso da noi, il timore di perdere un benessere materiale sempre più effimero e ora lo spettro della guerra di religione contro “gli infedeli”, per la difesa dei “valori dell’Occidente”, gruppi di neofascisti o comunque di estrema destra consolidano le loro fila e senz’altro aumentano la loro visibilità. E’ necessario sapere di più, capire meglio per attrezzarsi nella quotidiana lotta per la democrazia e la libertà che è tra i compiti fondamentali dell’Anpi; per informare anche le nuove generazioni sulla genesi e sul pericolo del neofascismo.
Il ciclo completo degli incontri: qui


(10.10.16) VAJONT, 9 OTTOBRE 1963

di Myrna Cambianica


Un altro anno passato e la memoria si fa sempre più pigra.
Sono passati cinquantatré anni da quella sera, quando un pezzo del Monte Toc è scivolato, senza molta sorpresa, nel profondo lago imprigionato nella diga. Duecentosessanta milioni di metri cubi di roccia cascano nel lago sollevando un’onda di cinquanta milioni di metri cubi. Di questi cinquanta milioni, “solamente” la metà scavalca la diga, ma è comunque sufficiente a cancellare la storia di cinque paesi.
Longarone. Pirago. Rivalta. Villanova. Faè.
1.917 morti.
Tanti morti non si dimenticano facilmente.
O, per lo meno, così dovrebbe essere.
Ogni 9 ottobre non riesco a non pensare a loro, sperando che le 22.39 passino in fretta: è difficile ricordare qualcuno quando si è i soli nel farlo.

La storia del Vajont è la cronaca di un morte annunciata ma non ascoltata. E’ una storia di soprusi e di violazione di diritti, di arroganza e di sfrenato capitalismo, di criminalità e proclamata innocenza; è una storia di terre espropriate e di ribellioni soffocate, del grande contro il piccolo, dello Stato contro una valle.

Per questo ogni 9 ottobre penso anche a Tina Merlin.
Una donna, un’antifascista e una giornalista che, per cercare di salvare tutte quelle vite poi sepolte nel fango, ha combattuto contro un nemico più grande di lei, fino alla fine. Si è sentita in colpa, dopo il disastro, come scrisse con rimpianto ai superstiti: “Io non riesco a dimenticare. Il Vajont mi ha profondamente cambiata, tanto da farmi scrivere il giorno dopo la catastrofe che mi sentivo in colpa per non aver fatto di più per impedire il compimento della tragedia. Eppure, avevo fatto del mio meglio. Ero stata con voi nelle lotte, avevo scritto diversi articoli, per questo avevo subìto un processo. Ma mi sentivo lo stesso in colpa”.
Un senso di colpa profondo ed ingiusto, dal momento che il numero dei morti sarebbe potuto essere molto più alto: senza le sue denunce, tutte quelle famiglie fuggite da Longarone, oramai private dei terreni e ridotte in miseria, sarebbero morte.
Queste famiglie si sono salvate anche grazie lei.
La sua ribellione al sistema rimarrà per sempre l’unica forma di giustizia donata alle vittime del Vajont e ai loro parenti sopravvissuti.

Il suo animo di staffetta partigiana le ha permesso di non retrocedere di fronte al potere arrogante dello Stato, la sua anima di giornalista di documentare nei minimi particolari la storia del Vajont.
Colpe.
Crimini.
Responsabilità.
Con la sua caparbietà ha lottato per difendere una valle, per salvaguardare i diritti e la vita di migliaia di cittadini, messi all’ultimo posto dalla sete di potenza e di profitto di pochi potenti.
Ha cercato di impedire che la SADE (Società Adriatica di Elettricità), in nome della concessione governativa a costruire il grande bacino e la diga ritenuti “di pubblica utilità”, confiscasse ingiustamente i terreni dei contadini. Perché le cose funzionavano così: accompagnati dai carabinieri con tanto di carte di esproprio tra le mani, gli addetti della SADE minacciavano i poveri contadini di dimezzar loro i prezzi dei campi se non li avessero venduti il prima possibile. E al primo cenno di ribellione, sarebbe scattata la vendita forzosa.

“Che cos’ è la vendita forzosa?”
“Vuol dire che ti portano via la terra e ti mettono i soldi in banca, quelli che vogliono loro, senza trattative. Dopo devi dimostrare alla banca che la terra è tua”.
“Ma la tera l’è mea!”
“Ma sei andato dal notaio quando è morto il nonno?”
“Ma no … lo san tutti in paese che la terra è nostra, cossa serve regalar schei al notaio?”
“Ma dimostralo a una banca, testa dura!”

Una volta acquisiti o espropriati i terreni, la diga iniziò ad essere costruita. Velocemente.
Ma la sconfitta iniziale non provocò in Tina la minima volontà di arresa.
Le bastò poco tempo per rialzarsi e denunciare, tramite l’Unità, la presenza dell’ enorme crepa a “M” sul Monte Toc, tenuta nascosta da chi voleva aggiungere sempre più acqua all’interno della diga.
Il Monte Toc.
In Veneto “toc” significa “pezzo”, ma in Friuli “patòc” significa “marcio”.
Il geologo Giorgio dal Piaz e l’ ingegner Carlo Semenza hanno approvato il progetto di una diga poi costruita tra il “monte che salta” e “il monte pezzo marcio”, addosso ad un torrente che si chiama Vajont, dal ladino “va giù!”.
“Monte che salta”, “Monte pezzo marcio” e “Va giù”.
Ma i nomi non contano molto. Contano i fatti e le parole, soprattutto quelle scritte da un geologo ad un ingegnere in riferimento al progetto di una diga:

“Le confesso che i nuovi problemi prospettati mi fanno tremare le vene e i polsi!”
(Giorgio dal Piaz in risposta a Carlo Semenza).

La relazione geologica,comunque, G. dal Piaz la firmò lo stesso.

Tina Merlin sapeva, e ha sempre reagito.
“Ma insomma, la volete difendere questa valle, è la vostra valle,organizzatevi!” ha urlato ad una delle ultime feste del paese Erto-Casso, i due piccoli borghi situati all’imbocco della vallata, sul Monte Salta.
In principio non è che fosse molto considerata: scriveva per l’Unità e quel giornale in valle vendeva sì e no sette copie; ma la sua caparbietà e la sua voglia di lotta e giustizia hanno reso possibile l’organizzazione degli abitanti della vallata, riuscendo a trasformare la loro paura in tenacia contro un nemico giudicato troppo grande e potente per un popolo così piccolo.
Ha continuamente smascherato dati fasulli di scienziati ed ingegneri, ben pagati dalla SADE, urlando che quel pezzo di montagna presto sarebbe caduto nel lago. E’ stata persino denunciata per “diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico”: la sua affermazione che la SADE non era altro che una specie di “Stato nello Stato”, dal momento che faceva quello che aveva voglia, non fu particolarmente apprezzata da chi, quella diga, la voleva sfruttare ad ogni costo.
Sono sicura che avrebbe preferito avere avuto torto quando, la notte del 9 ottobre di 53 anni fa, si trovò davanti a 1.917 morti, 1.917 morti che ancora oggi non hanno ricevuto giustizia.
Ecco perché:
Francesco Penta e Luigi Greco, rispettivamente geologo e Presidente del consiglio superiore Lavori Pubblici, sono morti prima della sentenza.
Mario Pancini, Direttore dell’ Ufficio lavori del cantiere, si è tolto la vita.
Alberico Biadene e Francesco Sensidoni, ingegneri della diga, sono stati riconosciuti colpevoli e condannati a cinque anni di reclusione, entrambi con tre anni di condono.
Pietro Frosini, membro della Commissione di Collaudo, e Almo Violin, capo del Genio Civile di Belluno, sono stati assolti per insufficienza di prove.
Roberto Marin, Direttore generale dell’ Enel-Sade, e Dino Tonini, capo Ufficio Studi della Sade, sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato.
Augusto Ghetti, responsabile studi sul modello della diga, è stato assolto per non aver commesso il fatto.
L’ Enel ha dovuto risarcire il comune di Longarone.

Non si può fare molto, oramai.
Si può solo ricordare e, purtroppo, ci stiamo dimenticando di fare anche questo.
Dovremmo smettere di cadere in semplici commemorazioni, con gli anni spariscono diventando un piccolo promemoria nelle nostre vite affollate. Dovremm
o ricordare, ricordare e reagire.
Per Tina Merlin il tempo di piangere doveva finire, per lasciar spazio al tempo di imparare qualcosa: un pensiero amaro, forse cosciente che questo mondo
non è riuscito, e mai riuscirà, a reagire di fronte a migliaia di corpi innocenti, sepolti da un’onda d’acqua piena di vergogna e criminalità. Ma allo stesso tempo un suggerimento, che ha scavalcato anni per giungere a noi, a noi che dobbiamo smettere di dimenticare per poter continuare, sempre, ad imparare qualcosa.

“Il Vajont sta assumendo un’altra dimensione per la coscienza pubblica: è divenuto un luogo turistico da visitare. Con curiosità, forse con pietà, mai con ribellione” Tina Merlin, 19.08.1926-22.12.1991. Giornalista, scrittrice e partigiana.


(19.10.16) BORGO DI TERZO. RIPRENDIAMOCI I DIRITTI. NO MANOMISSIONE DELLA COSTITUZIONE

Incontro e dibattito con Ezio LOCATELLI, della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista

* Borgo di Terzo, mercoledì 19 ottobre, alle ore 21.00, presso le sede di Rifondazione Comunista in via Rivolta 1

Invece di ridurre i privilegi dei parlamentari, Renzi attraverso la manomissione della Costituzione nata dalla Resistenza, vuole ridurre ancor di più la possibilità dei cittadini e dei lavoratori di incidere sulle scelte che li riguardano. E’ il punto di arrivo dopo anni e anni di attacchi ai lavoratori e alle lavoratrici che hanno portato precarietà, libertà di licenziamento, tagli e privatizzazione, legge Fornero di cui hanno beneficiato il padronato, le banche, le multinazionali, ora in prima fila a sostenere lo stravolgimento della Costituzione. Il 4 dicembre votiamo NO alle modifiche costituzionali del Governo Pd. E riapriamo invece una stagione di lotte per riprenderci ciò che ci è stato tolto: il salario, a partire del rinnovo dei contratti di lavoro di 8 milioni di dipendenti; l’abolizione della riforma Fornero per dare la pensione agli anziani e il lavoro ai giovani; il reddito minimo per chi non ha lavoro; basta con i ticket sanitari e le cure negate; una scuola pubblica libera, democratica e gratuita. Di questi temi discuteremo nella serata del 19 ottobre, a cui invitiamo a partecipare le compagne, i compagni e tutti gli interessati.

A cura Rifondazione Comunista - Circolo della Valcavallina. Per comunicazioni: tel. 3389759975


ERNESTO GUEVARA DE LA SERNA

Rosario, 14 giugno 1928 - La Higuera, 9 ottobre 1967


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