di Myrna Cambianica

Si trovano lì, in quel piccolo angolo avvolto nella natura silenziosa, poco distanti dalla strada ma abbastanza lontani da passare inosservati al mondo quotidiano. Sono passati molti anni oramai, e la gente sembra aver scordato tutto. Ma loro non se ne vogliono andare, non possono e rimangono fermi sotto il sole cocente, lasciandosi cullare dal vento, loro unico amico, che canta loro dolci poesie muovendo le foglie ed i fili d’ erba.
Dolore e tristezza sono stati lasciati lì, su quella lunghissima distesa incandescente. Troppo lunga.
Il silenzio.
Sono loro. I Nomi. E sono 1488.
Di questi, 163 appartenevano a bambini al di sotto dei 15 anni.
Altri 2000 sono nomi che solo la terra conosce.
Sono le vittime del campo di sterminio fascista italiano di Kampor, sull’isola di Rab, Croazia. I nomi appartengono a Sloveni, Croati ed Ebrei, lasciati morire nel silenzio più totale. Ed è in questo silenzio che ancora oggi volteggiano nel vento.
Abbiamo scelto Rab come meta estiva, per il mare, la serenità e il divertimento. Avremmo proseguito dritto, concentrati per trovare la spiaggia migliore, passando accanto a questo piccolo cimitero e lasciandoci alle spalle questi nomi, senza nemmeno saperlo.
Ma grazie a Maurizio questi nomi mi sono entrati nel cuore e arricchiranno la mia lotta contro l’ odio, il fascismo ed il razzismo.
Per questa foto abbiamo dovuto scavalcare il muro del cimitero, perchè il cancello era sigillato e non potevamo entrare. Ho fatto moltissime foto. Non mi sono sentita una profanatrice mentre camminavo tra questi nomi incisi o mi chinavo sul numero 156 “Srakar Jernej”, facendomi mille domande sulla sua vita e chiedendomi chi fosse stato e chi sarebbe potuto diventare. Non mi sono sentita una profanatrice perchè quei nomi mi stavano facendo compagnia chiedendomi attraverso la dolce aria calda di farli uscire da quel cimitero chiuso al mondo esterno.
La Croazia mi ha mostrato panorami incantevoli, facendomi trattenere più volte il fiato per la meraviglia. Ma questo cimitero mi è rimasto addosso, sento ancora la sua aria accarezzarmi i brividi sulle spalle. Percepisco ancora la sua sorpresa nel vedere otto piedi toccare la sua terra.
E avverto ancora la forza che mi ha donato.
Contro ogni forma di odio e di razzismo.
Contro il fascismo.
Non dobbiamo dimenticare.
Non dobbiamo dimenticarci di loro. (Myrna Cambianica, fine agosto 2015)

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