(04.09.15) COVO (bg). PRESIDIO ANTISFRATTO PER CATERINA

* Venerdì 4 settembre, alle ore 8.00 in Via Trieste 18/A a Covo

Caterina lavora come colf per 2 o 3 ore al giorno. Il marito è disoccupato da tempo. Nell’alloggio vivono anche due figli, uno di 19 anni e l’altro di 4 anni. La famiglia di Caterina è ospitata da circa 7 anni presso un alloggio messo a disposizione dalla Parrocchia di Covo per sostenere la famiglia che già allora viveva in stato di grave emergenza abitativa. Il prete ha stipulato un contratto con la famiglia per un canone di € 150 al mese. La famiglia di Caterina da alcuni anni non riesce più a pagare l’affitto a causa del magro stipendio di lei e della disoccupazione del marito. In seguito al mancato pagamento del canone il parroco ha avviato la procedura di sfratto per morosità con un avvocato conosciuto per essere il sindaco leghista di Martinengo. Gli attivisti del sindacato Unione Inquilini hanno incontrato l’Amministrazione comunale di Covo la quale ha rifiutato qualsiasi progetto di fronte alla grave emergenza abitativa della famiglia. Il giorno venerdì 4 settembre l’ufficiale giudiziario interverrà per sgomberare l’alloggio in cui vive Caterina con l’ausilio della polizia. Gli attivisti anti-sfratto non lasceranno sola la famiglia e hanno indetto un presidio per il giorno 4 settembre presso l’alloggio a Covo in via Trieste 18/a.

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(03.09.15) BREVE VACANZA IN CROAZIA. LA GUERRA 20 ANNI DOPO

di Myrna Cambianica

Dopo aver superato quei tornanti infiniti che ci hanno allontanato dalla costa, ed illuminato sulla guida criminale-suicida dei croati, è iniziato il nostro viaggio nell’ entroterra. Davanti a noi la strada, un serpente solitario che ci indica la meta tra basse collinette e colori grezzi. Sembra quasi di essere a casa.
Ed eccola lì, sul ciglio della strada, in tutta la sua bellezza rurale: una casa abbandonata con porte ed ante azzurrognole, ed un grosso noce che la veglia. Ho fatto fermare tutti quanti. Una foto è d’obbligo. Click. Questa casa prima o poi sarà mia.
E’ sola e vecchia, costruita con i sassi ed ha tutta l’ aria di essere stata abbandonata furtivamente. I suoi inquilini ora sono mucchi di sassi, strani segni sui muri e bottiglie di plastica.

Proseguiamo, mentre queste case strane di mattoni arancio iniziano ad aumentare sempre più. Alcune sono abitate, altre abbandonate. Inizio a farmi alcune domande.

Ci fermiamo a rubacchiare qualche prugna (tra l’altro ancora non mature, quindi schifose) e noto un’altra casa in decadenza, sul ciglio della strada. Ha strani segni sui muri. Mi avvicino e mi trovo faccia a faccia con dei fori di proiettile. Indietreggio, questa casa ne è piena.
Tre croati dall’ altra parte della strada ci guardano male, incuriositi.
E il mio cervello inizia a lavorare. 1+1=2.
La Guerra.
Il mio primo incontro con la guerra è stato questo: ignoranza, stupore, brividi. Click.
Inizio a realizzare tutto … i muri della “mia” casa dalle ante blu, quei segni sulle pareti abbandonate …

Risalgo in macchina, continuiamo per la nostra strada. Arriviamo al primo paesello: case alte e vecchio stile, decorazioni sopra le finestre. E fori di proiettili. Ovunque. Spavaldi ti si mostrano senza paura nè pudore. Un edificio con un market e una cabina telefonica all’ ingresso ne è completamente rivestito. Click.
Faccio alcune foto dall’ auto.

Il villaggio finisce ed una distesa di verde accesso mi allontana dai segni della guerra. Rifletto. Col cazzo che sembra di essere a casa, nemmeno i prati e le piante mi sembrano più così familiari, soprattutto se interrotti da ruderi di case lasciati a se stessi.
Quello che la guerra non è riuscita a demolire non è stato rimosso. Tutto è abbandonato ma lasciato lì, come monito, come ricordo, come denuncia.
Le case arancioni si fanno sempre più numerose: sono costruite furtivamente, in sostituzione di quelle andate distrutte. Alcuni sfollati ci abitano ancora, altri sono riusciti a recuperare le proprie case o a costruirsene di migliori.

Mi è successo un’ altra volta: dritta verso la mia meta estiva, i laghi, senza pensare alla storia di questo Paese.

Qui c’ è stata una guerra pochi anni fa. E le ferite sono ancora aperte. La zona di Plitvice faceva parte della Craina, regione della Croazia a maggioranza serba. Nell’estate 1995 furono cacciati 250.000 serbi e incenerite 20.000 case,
Vent’ anni fa, non Settanta.
Non sono solo gli anziani a ricordare, a parlare, a rabbrividire e a portare ancora oggi i segni di una guerra assurda. Ci sono anche i giovani, i ragazzi della mia età.

Passando per questi piccoli paesi, capisci che le barbarie dell’uomo non sono poi così lontane da te nel tempo e nello spazio, come pensi… (Myrna Cambianica, fine agosto 2015)

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