(22.09.15) MILANO. WORKSHOP SUL PROGETTO DI RIFORMA REGIONALE DELL’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA


* Martedi 22 Settembre da ore 9.30 a ore 13 - Sede regionale SICET - Via Gerolamo Vida, 10 20127 Milano (MM1 - uscita Turro)


RIFORMA O METAMORFOSI DELL’ERP?

Il Progetto di riforma dell’edilizia residenziale pubblica predisposto dall’assessorato Casa propone un cambiamento rilevante dell’ordinamento di settore, sia del modello d’offerta, sia dei profili di servizio. L’obiettivo prioritario della Regione è il ripristino della sostenibilità del sistema. Ma, senza misure di finanziamento strutturale per politiche di sviluppo e recupero del patrimonio e per la compensazione degli obblighi di servizio, stante il diffuso impoverimento della domanda e dell’utenza, tutto è giocato in chiave di valorizzazione del patrimonio. Da qui l’introduzione nella normativa di un dualismo alloggio sociale/servizi abitativi che prelude a possibili impieghi alternativi di parti importanti dell’attuale patrimonio ERP; il coinvolgimento del privato su un piano di parità con il pubblico nella realizzazione e gestione dei servizi e degli alloggi; una gestione degli accessi discriminatoria verso i poveri e i migranti, con meccanismi opachi di individuazione degli assegnatari a salvaguardia non della risposta al bisogno ma dei ricavi delle aziende; una responsabilizzazione dei Comuni non proprio finalizzata a valorizzarne ruolo e competenze di programmazione e gestione delle politiche abitative sul territorio, bensì a scaricare su di essi la presa in carico della domanda più svantaggiata e a rischio di esclusione dal “nuovo” sistema dell’edilizia sociale; una disciplina del canone sociale, da definire con regolamento della Giunta Regionale, che estrude ogni esplicito riferimento alla sopportabilità dell’affitto e alla solidarietà sulle condizioni di deprivazione, salvo la tutela della difficoltà temporanea di pagamento. Si tratterebbe di un cambiamento rilevante del sistema pubblico d’offerta sociale in ambito abitativo e, peraltro, la sua effettiva portata dipenderebbe in buona misura dalle successive norme regolamentari. E, tuttavia, è importante in questo momento mettere a fuoco tutte le criticità del progetto assessorile, non solo rispetto alla discreta dose di irrealismo nel valutare la problematica di settore e gli impatti nel tempo che avrebbe questa riforma, ma anche per saggiare i profili di illegittimità della normativa che sostituirebbe il T.U. del 2009.
Programma:
Martedì 22 settembre
ore 9.30 presentazione workshop
ore 10.00 relazione prof. avv. Vittorio Angiolini “Analisi e commento dei punti essenziali del progetto assessorile di riforma dell’edilizia pubblica in Lombardia: modello d’offerta, profili di servizio e possibili aspetti di illegittimità”
ore 11.30 domande e risposte
ore 13.00 conclusioni

A cura di: SICET-Cisl, SUNIA-Cgil, UNIAT-Uill, UNIONE INQUILINI
Per info: 339.7728683 (Fabio)

Invito: qui

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(14.09.15) SAN PAOLO D’ARGON-CENATE SOTTO. CALENDARIO SCOLASTICO 2015-16

* Scuola dell’infanzia (San Rocco Cenate Sotto): inizio delle lezioni il 7 settembre 2015. Il 29 e 30 giugno uscita ore 13.00; fine lezioni: 30 giugno 2016.

* Scuola primaria e secondaria (San Paolo d’Argon e Cenate Sotto): inizio delle lezioni il 14 settembre 2015; dal 14 al 18 settembre e dall’1 all’8 giugno le lezioni si svolgeranno solo al mattino; il 22 dicembre e 8 giugno  uscita ore 12.00. Inizio mensa della primaria e secondaria: dal 21 settembre 2015; termine delle lezioni: 8 giugno 2016.

Calendario delle feste/sospensioni: Tutte le domeniche; sabato 31 ottobre 2015: ponte; mercoledì 11 novembre: Festa del patrono (Cenate Sotto); lunedì 7 dicembre 2015: ponte; martedì 8 dicembre 2015: Immacolata Concezione; * da mercoledì 23 dicembre 2015 a mercoledì 6 gennaio 2016: Vacanze natalizie; venerdì 15 gennaio e sabato 16 gennaio 2016: Festa del Patrono e ponte (San Paolo d’Argon); sabato 6 febbraio: ponte (solo Cenate Sotto);  lunedì 8 e martedì 9 febbraio 2016: Vacanze Carnevale; da giovedì 24 marzo a mercoledì 30 marzo 2016: Feste pasquali; lunedì 25 aprile 2016: Anniversario della Liberazione;  giovedì 2 giugno 2016: Festa della Repubblica.

* Ci scusiamo per eventuali errori ed omissioni. Cfr. circolare 222/15 Istituto Comprensivo: qui


Gorlago, Trescore Balneario, Endine Gaiano, Casazza, Carobbio degli Angeli, Zandobbio, San Paolo d’Argon sono i comuni dai quali ci vengano segnalazioni di cause di sfratto per morosità incolpevole e di prossimi sgomberi. Finita la tregua delle ferie, che quest’anno è stata particolarmente breve, si stanno moltiplicando un’altra volta gli avvisi di sgombero anche nella zona della Valcavallina. Quella che viene chiamata emergenza sfratti non accenna affatto a rallentare. Eppure mentre tanta gente perde casa, da ogni parte vediamo tantissime case vuote: centri storici semidisabitati e lasciati al degrado; villette con la scritta vendesi o - meno frequente - affittasi; scempi edilizi  nei posti più suggestivi e destinati a seconda casa turistica da tempo vuoti o quasi; perfino edifici un tempo adibiti ad uso sociale e che ora sono lasciati inutilizzati. Case senza persone e famiglie che perdono casa e non si sa più dove mettere. Per gli alloggi alternativi per chi è sfrattato, i servizi sociali dei comuni prevedono sempre più spesso lo smembramento della famiglia: la madre con i minori in “housing sociale” cioè un appartamento (come nel caseggiato della Martinella a Vigano San Martino o altri appartamenti) da spartire per periodi più o meno lunghi con un’altra madre con minori, mentre i padri e gli altri adulti sono lasciati a sé stessi e si devono arrangiare, finendo il più delle volte a dormire in auto o in precarissimi alloggi di fortuna. Si perdono il lavoro e il reddito, poi la casa e infine si perde pure la famiglia. Il che è francamente atroce e insensato, contrario ai diritti umani più basilari. Ciò che chiediamo è il blocco degli sfratti e il rilancio di una politica della casa come bene sociale e diritto di tutte e tutti, a fronte - per esempio nella nostra zona - di tanti comuni che hanno sempre evitato di dotarsi in modo adeguato di edilizia sociale e che nemmeno ci pensano! Diciamo alle forze di governo che non ci si può mostrare - perché lo dice anche la Merkel! - generosi con i profughi, ma contemporaneamente proseguire imperterrite con l’austerity e il taglio sistematico del welfare, che colpisce tutte le categorie popolari, cioè milioni di persone che vivono in Italia, italiani e immigrati, e per di più rende l’economia stagnante e senza prospettiva. Per quel che ci riguarda intendiamo rafforzare la mobilitazione e la solidarietà attiva contro gli sfratti e per il diritto alla casa, che sono parte integrante della lotta - ormai a livello europeo - contro l’Austerity su cui l’Unione Europea  intende persitere e che favorisce solo il capitale finanziario e i ricchi generando una ormai insostenibile e diffusa disperazione. Oltre ai presidi antisfratto che andremo ad indire anche nei nostri paesi tutte le volte in cui non verrà garantito alla famiglia sfrattata un alloggio alternativo dignitoso, il 10 ottobre è prevista una giornata nazionale di mobilitazione perché la questione del diritto alla casa - dopo 7 anni di crisi, di sfratti e di sgomberi anche violenti - venga finalmente posta all’ordine del giorno con provvedimenti significativi. (settembre 2015, Unione Inquilini - Valcavallina)

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La cartina è tratta dal sito http://mapire.eu/en/che contiene le carte storiche dettagliatissime dell’Impero Asburgico, elaborate - per quanto riguarda la bergamasca - sulla base dei catasti avviati in età napoleonica e completati successivamente durante il Regno Lombardo-Veneto. E’ uno spaccato molto preciso del nostro territorio aggiornato alla fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento, cioè subito dopo la realizzazione della linea ferroviaria (1857) e poco prima dell’annessione della Lombardia al Regno d’Italia (1859), quando il nome del comune era ancora Buzzone mentre San Paolo d’Argon era quello del Monastero benedettino, già soppresso dal 1797. Dal confronto con la situazione attuale (cfr. google earth) emerge in modo impressionante il livello del “consumo di suolo”, che peraltro si è verificato quasi tutto negli ultimi cinquanta/sessant’anni.

Scheda (in costruzione): qui


di Bruno Cattoli, coordinatore regionale Unione Inquilini

La legge regionale che la Giunta ha intenzione di approvare in materia di edilizia residenziale pubblica prevede:
a) dieci anni di residenza in Lombardia per poter richiedere una casa popolare
b) eliminazione delle assegnazioni per emergenza da sfratto, temporaneità delle assegnazione di casa popolare
c) entrata massiccia delle cooperative e del privato sociale nella gestione dell’emergenza sfratti e del patrimonio pubblico
d) nuovo aumento dei canoni da affitto
Già questo fa capire che quella che si sta per aprire è una battaglia decisiva per mantenere un ruolo sociale dell’attuale patrimonio pubblico e garanzie minime di tutela sociale per tutti coloro che si trovano in situazione di precarietà abitativa o non riescono ad accedere o a rimanere in un mercato privato dove i costi, malgrado la crisi, continuano e rimanere elevatissimi e insopportabili per un numero crescente di famiglie.
L’Unione Inquilini ritiene che il progetto di legge che l’Assessore regionale alla casa, Fabrizio Sala, ha presentato ai sindacati inquilini e che la Giunta regionale intende approvare entro novembre 2015 è ancora più insidioso di quanto sembra.
Infatti, per esempio per quanto riguarda i canoni sociali questi verrebbero sottratti ai processi di decisione e di controllo democratico, demandandoli a successivi regolamenti di giunta, dando così una delega in bianco al Governo regionale con un accentramento decisionale inaccettabile politicamente e socialmente perché consentirebbe modifiche peggiorative al di fuori di un confronto con la realtà, figlie solo di un ragionamento ragionieristico inaccettabile in un intervento sociale.
In particolare intendiamo segnalare come con questa proposta venga totalmente stravolto il concetto di edilizia pubblica e popolare, almeno per come si è storicamente determinato in Italia.
Tra l’altro si introduce una distinzione tra “patrimonio” e “servizio offerto”. Infatti la natura del patrimonio riprende la definizione generica vigente di alloggio sociale che comprende di fatto tutti gli alloggi offerti a canoni “inferiori a quelli di mercato”.
La natura dei servizio appare slegato dal finanziamento e dalle finalità con cui è stato realizzato e viene invece subordinato alla natura dei soggetti beneficiari, nell’ambito di un quadro di compatibilità economiche ( questo il vero leit motiv della legge) deciso da chi gestirà il patrimonio.
I soggetti gestori non saranno più solo ALER e Comuni ma anche altri operatori accreditati: cooperative, terzo settore o imprese edili.
Il rischio e la possibile conseguenza è che nel corso del tempo lo stesso alloggio potrebbe essere utilizzato per diverse finalità nel quadro dell’housing sociale.
Appare plausibile che questo comporterà prevedibilmente il massiccio ingresso di cooperative e terzo settore nella gestione dell’edilizia residenziale pubblica, soggetti interessati al bussiness della precarietà abitativa con una ottica del tutto mercantile che non tiene conto dei bisogni dei soggetti sociali.
Va chiarito e sottolineato che l’ampliamento dei soggetti che possono realizzare e gestire il patrimonio di edilizia sociale, potrebbe avvenire non solo e non tanto con l’apporto di nuovo patrimonio, ma con la gestione di parte di quello attualmente esistente.
Altro punto cardine della “riforma” è quello di collegare le assegnazioni alle compatibilità economiche dei soggetti gestori, ALER in primis ( ancora una volta diventa prioritario nell’ambito del pensiero unico e liberista sul quale si basa questa proposta di legge, la compatibilità economica non dei soggetti svantaggiati ma delle “imprese” che intendono entrare nell’erp o presunto tale).
Le oggettive difficoltà economiche dei soggetti gestori sono in buona parte derivanti, da scelte aziendali dissennate che poco hanno a che fare con la gestione dell’edilizia sociale.
La Giunta Maroni invece di prendere atto del fatto che nessuna politica sociale può essere a costo zero, e che quindi si sarebbe dovuto procedere sulla via di canali continuativi e strutturali di finanziamento pubblico per la realizzazione, il recupero e la gestione delle case popolari; va in direzione opposta subordinando le nuove assegnazioni di alloggi pubblici e la gestione dei rapporti di locazione alle compatibilità economiche dei soggetti gestori, che da anni lamentano di avere utenti “troppo poveri” per garantire l’equilibrio di bilancio (coprire i costi con i ricavi derivanti dagli affitti). In questo modo si annienta del tutto il carattere sociale dell’erp e gli assegnatari diventano degli utenti che devono garantire il “gestore/ proprietario” dal punto di vista economico garantendogli neanche solo il pareggio di bilancio ma lauti guadagni.
La riforma in salsa leghista che viene prospettata è tutta tesa a penalizzare i soggetti con minore capacità economica, anzi ad escluderli dal sistema dell’edilizia residenziale pubblica e chi è in condizione di disagio acuto sarà obbligato ad essere in carico ai Servizi sociali o ai “caritatevoli benefattori privati” (i soggetti accreditati?) per poter accedere a forme di puro assistenzialismo
Anzi peggio, si aprirebbe la possibilità per i soggetti gestori diversi dai comuni (ALER e accreditati) di limitare l’accesso dei soggetti in maggiore difficoltà economica imponendo quote massime di accesso, questo al fine di garantire la sostenibilità economica della gestione ed il “mix sociale, da qui la mission vera della riforma come già detto è la sostenibilità economica non la risposta ad un fabbisogno abitativo e all’effetto calmieratore dell’intero mercato che può venire solo da una presenza congrua di alloggi a canone sociale.
Ultimo preoccupante elemento anche tenuto conto della situazione drammatica che i dati sugli sfratti fotografano, è la ulteriore possibilità che la Giunta regionale possa, con l’obbiettivo di “valorizzare” il patrimonio pubblico senza per forza doverlo vendere, di sottrarre alloggi dalle procedure ordinarie di assegnazione e di gestione dell’edilizia pubblica in casi particolari quali: ristrutturazioni, nuove assegnazioni.
In tale senso è necessario che le iniziative di lotta siano unificanti di un fronte che non solo veda la presenza degli assegnatari e di coloro collocati nelle graduatorie ma anche di sfrattati e precari della casa che devono vedere con forte preoccupazione il venire meno con la riforma prospettata di possibili passaggi da casa a casa e di risposta concreta al fabbisogno reale.
Tutto quello che abbiamo esposto fino ad ora evidenzia un processo di consistente riduzione della quota di patrimonio pubblico destinata ai soggetti che rientrano negli attuali limiti di reddito per l’edilizia pubblica sociale (ERP), che rappresentano invece oltre il 96% di chi ha presentato domanda di casa, e ancor di più per quelli tra loro in condizioni di maggior bisogno.
Altri elementi preoccupanti della proposta di legge sono: il nuovo sistema di gestione delle emergenze abitative e la temporaneità dell’assegnazione.
Sul primo punto si prevede la fine della gestione dell’emergenza sfratti e delle emergenze in generale tramite l’assegnazione di alloggi popolari. Infatti vengono eliminate le assegnazioni in deroga alla graduatoria, oggi previste in particolare per gli sfrattati, che hanno permesso per oltre 30 anni, soprattutto a Milano, di gestire l’emergenza abitativa. Si stabilisce invece che il 15% del patrimonio sia sottratto alle assegnazioni di edilizia sociale e sia invece adibito a “Servizi abitativi temporanei” una sorta di CIE degli sfrattati, , che possono essere gestiti anche da cooperative o da privato sociale, salvo poi una eventuale futura assegnazione per bando ordinario, che diventerebbe ovunque almeno annuale (prima, almeno nelle città più grosse, poteva essere semestrale e quindi più “sensibile” ai cambiamenti di condizione dei richiedenti.
L’altro strumento per gestire la crescita degli inquilini in condizione di “morosità incolpevoli” sarebbero le agenzie per la casa, già oggi attive in alcune realtà, con risultati non proprio esaltanti, e capaci di dare risposte di ricollocazione sul mercato privato solo ai soggetti con un reddito relativamente alto e le cui difficoltà economiche sono limitate nel tempo-condizione purtroppo minoritaria tra gli sfrattati, a causa del crescente divario tra la capacità economica delle famiglie ed il livello di canoni e mutui e della pesantezza e durata della crisi-.
In definitiva, per quanto riguarda la gestione delle emergenze abitative ed in particolare degli sfratti, si rischia di passare da un modello basato sulle assegnazioni di alloggi pubblici con procedure definite, ad uno basato prevalentemente sul privato più o meno sociale, come già accaduto in altre città, come Roma, con risultati pessimi in termini di efficacia, trasparenza e costi per la collettività.
L’ altro pezzo forte della “riforma” è la temporaneità dell’assegnazione, che durerebbero 8 anni, al termine dei quali verrebbero rinnovate solo in caso di permanenza dei requisiti reddituali e patrimoniali per l’accesso (non come ora con un limite di decadenza più elevato,che tiene conto conto di possibili miglioramenti, pur entro determinati limiti, delle condizioni economiche degli assegnatari), pena la risoluzione del contratto.
Se a questo aggiungiamo le ulteriori limitazioni per i subentri e possibilità di rescissione unilaterale del contratto di locazione da parte dei gestori per vari motivi, tra cui la morosità, in sostituzione della procedura di decadenza, ci rendiamo conto che la condizione di precarietà che caratterizza gli inquilini del mercato privato si estenderebbe anche a quelli di edilizia pubblica, senza che questo nemmeno favorisca una maggiore entrata di nuovi richiedenti “più bisognosi” ,sia per quanto detto prima sulle procedure di assegnazione, sia perché attualmente il problema non è la mancanza di alloggi pubblici vuoti,(10000 solo a Milano, 200 a Bergamo etc ) ma quello della mancanza di fondi per ristrutturarli e il progetto di legge non affronta se non in modo generico e inconsistente il problema del finanziamento dell’edilizia pubblica.
Per quanto riguarda i canoni, infine, rimangono, insieme ad alcune “evidenze”, molte incertezze: quello che è certo è che si prevede l’abolizione delle 4 aree di canone e adozione di un canone commisurato non più al valore locativo dell’alloggio ed al reddito del nucleo assegnatario, ma anche alla sostenibilità economica del gestore ( come vedete questo è il punto strategico che dobbiamo ben comprendere e comunicare) .
Le forme di sostegno agli inquilini nella fascia di maggior disagio economico vengono demandate ai comuni, nel quadro delle politiche di assistenza ( si passa dal diritto alla casa all’assistenza caritatevole) mentre per gli altri viene previsto un fondo regionale in caso “difficoltà momentanee”
Quindi, in ogni caso, si profila, dopo soli otto anni dal pesantissimo aumento degli affitti del 2008 con la L. 27, che ha messo in enorme difficoltà gli assegnatari e fatto schizzare la morosità da quote fisiologiche a punte del 40-50% in alcune ALER e Comuni, un nuovo attacco ai canoni, anche se i termini vengono rimandati ai regolamenti attuativi, e si rischia che si abbiano canoni diversi, a parità di condizioni, tra i vari gestori.
I tempi per contrastare il progetto di legge sono stretti, in quanto l’Assessore Sala prevede di far approvare il testo di legge in giunta entro settembre, e terminare il percorso di approvazione da parte del consiglio regionale entro novembre 2015.
Purtroppo la complessità e l’ apparente “tecnicità” dell’argomento non favoriscono una piena comprensione della pesantezza dell’attacco e il modello che si prefigura può sembrare attraente per molti, dalle ALER, ai Comuni alle prese con enormi difficoltà di bilancio, al mondo cooperativo, che ha già manifestato il suo interesse all’entrata nella gestione dell’edilizia pubblica, a condizione che siano previsti sufficienti margini di profitto e garanzie contro i rischi ( ma guarda un po’).
Deve essere però chiaro che si tratta di una battaglia decisiva per il mantenimento di un ruolo sociale dell’edilizia pubblica e perché settori crescenti della popolazione godano di diritti e non vengano spinti verso la marginalità o peggio nell’ambito dell’esclusione sociale.
L’Unione Inquilini condurrà questa battaglia nei prossimi mesi, informando e coinvolgendo assegnatari e richiedenti di case popolari e ricercando la massima unità con le altre organizzazioni sindacali, con i comitati, i movimenti e le forza politiche che credono che il diritto alla casa debba essere garantito come diritto fondamentale di ogni persona.
In particolare è necessario in tempi brevi procedere alla stesura di un volantino regionale chiaro e con pochi punti di sintesi denunci quanto sta accadendo, sulla base di questo le sedi sono chiamate a promuovere assemblee nei caseggiati con gli assegnatari, assemblee con le famiglie collocate nelle graduatorie e con sfratto eseguito o da eseguire in quanto questa pseudo riforma mercantile mette a rischio il loro diritto alla casa. Si deve insomma promuovere un vasto movimento di popolo per bloccare questa infame riforma. Al contempo come detto vanno poste in essere tutte le iniziative del caso nei confronti di altri sindacati e partiti per ampliare il più possibile in fronte anche coinvolgendo i consigli comunali. (settembre 2015, Bruno Cattoli - coordinatore regionale Unione Inquilini)

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(06.09.15) SAN PAOLO D’ARGON. INAUGURATO STAMATTINA IL MONUMENTO DEGLI ALPINI

“Operare il bene per essere, non per apparire”. Ma il monumento è francamente… appariscente, almeno secondo alcuni. La cittadinanza avrà modo e tempo di sciogliere l’eventuale contraddizione. W gli Alpini, sempre.


di Myrna Cambianica

Si trovano lì, in quel piccolo angolo avvolto nella natura silenziosa, poco distanti dalla strada ma abbastanza lontani da passare inosservati al mondo quotidiano. Sono passati molti anni oramai, e la gente sembra aver scordato tutto. Ma loro non se ne vogliono andare, non possono e rimangono fermi sotto il sole cocente, lasciandosi cullare dal vento, loro unico amico, che canta loro dolci poesie muovendo le foglie ed i fili d’ erba.
Dolore e tristezza sono stati lasciati lì, su quella lunghissima distesa incandescente. Troppo lunga.
Il silenzio.
Sono loro. I Nomi. E sono 1488.
Di questi, 163 appartenevano a bambini al di sotto dei 15 anni.
Altri 2000 sono nomi che solo la terra conosce.
Sono le vittime del campo di sterminio fascista italiano di Kampor, sull’isola di Rab, Croazia. I nomi appartengono a Sloveni, Croati ed Ebrei, lasciati morire nel silenzio più totale. Ed è in questo silenzio che ancora oggi volteggiano nel vento.
Abbiamo scelto Rab come meta estiva, per il mare, la serenità e il divertimento. Avremmo proseguito dritto, concentrati per trovare la spiaggia migliore, passando accanto a questo piccolo cimitero e lasciandoci alle spalle questi nomi, senza nemmeno saperlo.
Ma grazie a Maurizio questi nomi mi sono entrati nel cuore e arricchiranno la mia lotta contro l’ odio, il fascismo ed il razzismo.
Per questa foto abbiamo dovuto scavalcare il muro del cimitero, perchè il cancello era sigillato e non potevamo entrare. Ho fatto moltissime foto. Non mi sono sentita una profanatrice mentre camminavo tra questi nomi incisi o mi chinavo sul numero 156 “Srakar Jernej”, facendomi mille domande sulla sua vita e chiedendomi chi fosse stato e chi sarebbe potuto diventare. Non mi sono sentita una profanatrice perchè quei nomi mi stavano facendo compagnia chiedendomi attraverso la dolce aria calda di farli uscire da quel cimitero chiuso al mondo esterno.
La Croazia mi ha mostrato panorami incantevoli, facendomi trattenere più volte il fiato per la meraviglia. Ma questo cimitero mi è rimasto addosso, sento ancora la sua aria accarezzarmi i brividi sulle spalle. Percepisco ancora la sua sorpresa nel vedere otto piedi toccare la sua terra.
E avverto ancora la forza che mi ha donato.
Contro ogni forma di odio e di razzismo.
Contro il fascismo.
Non dobbiamo dimenticare.
Non dobbiamo dimenticarci di loro. (Myrna Cambianica, fine agosto 2015)

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(04.09.15) COVO (bg). PRESIDIO ANTISFRATTO PER CATERINA

* Venerdì 4 settembre, alle ore 8.00 in Via Trieste 18/A a Covo

Caterina lavora come colf per 2 o 3 ore al giorno. Il marito è disoccupato da tempo. Nell’alloggio vivono anche due figli, uno di 19 anni e l’altro di 4 anni. La famiglia di Caterina è ospitata da circa 7 anni presso un alloggio messo a disposizione dalla Parrocchia di Covo per sostenere la famiglia che già allora viveva in stato di grave emergenza abitativa. Il prete ha stipulato un contratto con la famiglia per un canone di € 150 al mese. La famiglia di Caterina da alcuni anni non riesce più a pagare l’affitto a causa del magro stipendio di lei e della disoccupazione del marito. In seguito al mancato pagamento del canone il parroco ha avviato la procedura di sfratto per morosità con un avvocato conosciuto per essere il sindaco leghista di Martinengo. Gli attivisti del sindacato Unione Inquilini hanno incontrato l’Amministrazione comunale di Covo la quale ha rifiutato qualsiasi progetto di fronte alla grave emergenza abitativa della famiglia. Il giorno venerdì 4 settembre l’ufficiale giudiziario interverrà per sgomberare l’alloggio in cui vive Caterina con l’ausilio della polizia. Gli attivisti anti-sfratto non lasceranno sola la famiglia e hanno indetto un presidio per il giorno 4 settembre presso l’alloggio a Covo in via Trieste 18/a.

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(03.09.15) BREVE VACANZA IN CROAZIA. LA GUERRA 20 ANNI DOPO

di Myrna Cambianica

Dopo aver superato quei tornanti infiniti che ci hanno allontanato dalla costa, ed illuminato sulla guida criminale-suicida dei croati, è iniziato il nostro viaggio nell’ entroterra. Davanti a noi la strada, un serpente solitario che ci indica la meta tra basse collinette e colori grezzi. Sembra quasi di essere a casa.
Ed eccola lì, sul ciglio della strada, in tutta la sua bellezza rurale: una casa abbandonata con porte ed ante azzurrognole, ed un grosso noce che la veglia. Ho fatto fermare tutti quanti. Una foto è d’obbligo. Click. Questa casa prima o poi sarà mia.
E’ sola e vecchia, costruita con i sassi ed ha tutta l’ aria di essere stata abbandonata furtivamente. I suoi inquilini ora sono mucchi di sassi, strani segni sui muri e bottiglie di plastica.

Proseguiamo, mentre queste case strane di mattoni arancio iniziano ad aumentare sempre più. Alcune sono abitate, altre abbandonate. Inizio a farmi alcune domande.

Ci fermiamo a rubacchiare qualche prugna (tra l’altro ancora non mature, quindi schifose) e noto un’altra casa in decadenza, sul ciglio della strada. Ha strani segni sui muri. Mi avvicino e mi trovo faccia a faccia con dei fori di proiettile. Indietreggio, questa casa ne è piena.
Tre croati dall’ altra parte della strada ci guardano male, incuriositi.
E il mio cervello inizia a lavorare. 1+1=2.
La Guerra.
Il mio primo incontro con la guerra è stato questo: ignoranza, stupore, brividi. Click.
Inizio a realizzare tutto … i muri della “mia” casa dalle ante blu, quei segni sulle pareti abbandonate …

Risalgo in macchina, continuiamo per la nostra strada. Arriviamo al primo paesello: case alte e vecchio stile, decorazioni sopra le finestre. E fori di proiettili. Ovunque. Spavaldi ti si mostrano senza paura nè pudore. Un edificio con un market e una cabina telefonica all’ ingresso ne è completamente rivestito. Click.
Faccio alcune foto dall’ auto.

Il villaggio finisce ed una distesa di verde accesso mi allontana dai segni della guerra. Rifletto. Col cazzo che sembra di essere a casa, nemmeno i prati e le piante mi sembrano più così familiari, soprattutto se interrotti da ruderi di case lasciati a se stessi.
Quello che la guerra non è riuscita a demolire non è stato rimosso. Tutto è abbandonato ma lasciato lì, come monito, come ricordo, come denuncia.
Le case arancioni si fanno sempre più numerose: sono costruite furtivamente, in sostituzione di quelle andate distrutte. Alcuni sfollati ci abitano ancora, altri sono riusciti a recuperare le proprie case o a costruirsene di migliori.

Mi è successo un’ altra volta: dritta verso la mia meta estiva, i laghi, senza pensare alla storia di questo Paese.

Qui c’ è stata una guerra pochi anni fa. E le ferite sono ancora aperte. La zona di Plitvice faceva parte della Craina, regione della Croazia a maggioranza serba. Nell’estate 1995 furono cacciati 250.000 serbi e incenerite 20.000 case,
Vent’ anni fa, non Settanta.
Non sono solo gli anziani a ricordare, a parlare, a rabbrividire e a portare ancora oggi i segni di una guerra assurda. Ci sono anche i giovani, i ragazzi della mia età.

Passando per questi piccoli paesi, capisci che le barbarie dell’uomo non sono poi così lontane da te nel tempo e nello spazio, come pensi… (Myrna Cambianica, fine agosto 2015)

Le altre foto: qui


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