Sul fondovalle, lungo un canale derivato dal Cherio, venne fondato un insediamento fortificato ed a carattere produttivo, che costituisce il nucleo medievale più originale ed interessante della zona giunto fino a noi. La produzione fu legata alla presenza dell’acqua e si pensa furono realizzati almeno due mulini, con edifici di servizio annessi.
Nel 1482, dopo oltre due secoli di vita del nucleo, i mulini, entrambi a due ruote e quattro mole, lavoravano cereali e legumi.
L’evoluzione edilizia del complesso, oltremodo intricata, prende avvio dalla fondazione dell’impianto, formato probabilmente da due cortine di edifici contrapposte e collegate da una cinta muraria, e vede il progressivo infittimento del tessuto edilizio, dapprima negli spazi liberi lungo il perimetro e successivamente, a causa della privatizzazione, nelle aree centrali, forse in origine destinate a corte comune.
La parte maggiormente conservata, il corpo est, presenta elementi architettonici dai caratteri talvolta inconsueti, come ad esempio le lavorazioni a rilievo su alcune porte che fanno propendere per una datazione ai primi decenni del XIII secolo.  (da invalcavallina.it: qui)

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(25.07.15) CASAZZA. FOTO DAL BORGO DI COLOGNOLA


L’attuale abitato di Colognola si sviluppò sulla base di un nucleo documentato nella seconda metà del XV secolo, ma risalente almeno alla fine del XIII.
L’insediamento originario, un piccolo borgo fortificato comprendeva, nella seconda metà del ‘400, alcune case d’affitto per i coloni, e racchiudeva anche l’abitazione del signore, a quest’epoca Antonio Suardi, costituita da un edificio residenziale collegato alla torre. (da invalcavallina.it: qui)

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(27.07.15) ITALIA-SFRATTI. VIOLATI I DIRITTI UMANI FONDAMENTALI

L’Unione Inquilini, sindacato maggiormente rappresentativo, ha richiesto nei giorni scorsi un’audizione alla Commissione diritti umani del Senato in merito alla applicazione dell’articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, recepito dall’Italia con la legge 881/1977, nonché della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Secondo Massimo Pasquini, segretario nazionale dell’Unione Inquilini, nell’esecuzione degli sfratti sarebbero infatti violati i diritti umani fondamentali dei soggetti sociali in disagio abitativo o in presenza di minori, anziani e persone disabili.

In Italia ogni anno sono emesse circa 70.000 sentenze di sfratto. Di queste circa 65.000 sono motivate da morosità incolpevole (ovvero derivante da riduzione di reddito a seguito di perdita di lavoro o altre motivazioni a carattere lavorativo o per sostenere cure di patologie gravi). In Italia nel solo 2014 gli ufficiali giudiziari hanno presentato oltre 150.000 richieste di assistenza della forza pubblica per l’esecuzione degli sfratti. Nel 2014 sono stati oltre 36.000 gli sfratti eseguiti con la forza pubblica, di fatto ogni giorno in Italia, esclusi festivi, periodi di ferie e festività, si eseguono ogni giorno almeno 140 sfratti.
L’articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali tra gli altri diritti sancisce il diritto all’alloggio e il commento n° 7 dell’ONU all’articolo 11 afferma che in materia di sfratti e sgomberi l’articolo 11 si applica garantendo prima dello sgombero o dello sfratto il passaggio da casa a casa.
La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza all’articolo 27 afferma: 1) che gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale. 2). Spetta ai genitori o ad altre persone che hanno l’affidamento del fanciullo la responsabilità fondamentale di assicurare, entro i limiti delle loro possibilità e dei loro mezzi finanziari, le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del fanciullo. 3.) Gli Stati parti adottano adeguati provvedimenti, in considerazione delle condizioni nazionali e compatibilmente con i loro mezzi, per aiutare i genitori e altre persone aventi la custodia del fanciullo ad attuare questo diritto e offrono, se del caso, un’assistenza materiale e programmi di sostegno, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario e l’alloggio.
Quando si esegue uno sfratto senza garanzia di rialloggio e in periodo scolastico, al minore coinvolto rischiano di essere compromessi altri diritti garantiti dalla Costituzione italiana quale il diritto allo studio e alla salute.
Oggi in Italia assistiamo quotidianamente alla esecuzione di sfratti di famiglie svantaggiate, in disagio economico e in presenza di anziani, minori, persone disabili ai quali di fatto non viene prestata alcuna forma di assistenza e per i quali si assiste non al passaggio da casa a casa ma al passaggio da casa a strada.
Dal nostro punto di vista assistiamo quotidianamente alla sistematica violazione da parte delle Amministrazioni Centrali e locali di quanto previsto da Patti e Convenzioni internazionali che recano tra gli diritti quello all’alloggio. Nei rari casi nei quali negli sfratti, relativamente a quelli con presenza di minori, in cui il Comune interviene si assiste allo smembramento della famiglia con la mamma e il minore che vengono collocati presso enti assistenziali o in alberghi temporaneamente con costi esorbitanti e il papà che viene lasciato a se stesso.
Dal 28 giugno 2015 sono stati liberalizzati anche gli sfratti motivati da fine locazione di famiglie con anziani, portatori di handicap, minori e malati terminali con reddito lordo complessivo inferiore a 27.000 euro, senza che sia fornita in questi casi alcuna forma di sostegno o di rialloggio.
Infine in Italia sono 700.000 le famiglie collocate utilmente nelle graduatorie comunali per l’accesso ad un alloggio di edilizia residenziale pubblica a canone sociale. Questo significa che i Comuni hanno certificato che 700.000 famiglie hanno diritto ad una casa popolare ma visto che in Italia si sono abbandonate le politiche pubbliche in materia di edilizia residenziale pubblica ( nel 1984 in Italia si realizzavano 36.000 case popolari oggi meno di 1000) alle famiglie viene offerto no alloggi ma di “abitare in una graduatoria” ma le graduatorie non si abitano.
Per i motivi sopra esposti siamo a chiedere di essere convocati per una audizione sul tema del diritto all’alloggio sancito a livello internazionale attraverso Patti internazionali e Convenzioni alle quali l’Italia ha aderito ma ai quali, nei fatti, non ottempera. (luglio 2015, Massimo Pasquini, segretario nazionale Unioni inquilini)

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