(06.07.15) SAN PAOLO D’ARGON. MA CHE C’ENTRIAMO NOI CON IL REFERENDUM DI IERI IN GRECIA?

Non è cambiato un bel nulla.
Non cambia mai nulla da diverso tempo dopo votazioni in nostro Paese (nel senso di Italia), figuriamoci dopo il referendum in un piccolo Paese (nel senso di Grecia) alla periferia di un continente che pure ha dominato il mondo per alcuni secoli!
Nel nostro paese (nel senso di San Paolo d’Argon) c’è anche stamattina caldo boia, c’è la gente che si lamenta al mercato perché soldi ne girano pochi, ci sono quelli che vanno a lavorare sempre con maggiore fatica, minori soddisfazioni e paghe sempre ferme…
Il mondo, in generale e nel particolare, non cambia per un referendum lontano.
C’è stato ieri però un piccolo popolo che a stragrande maggioranza ha detto che democrazia e dignità devono prevalere sulle banche, che la crisi la devono pagare coloro che l’hanno programmata e che l’hanno usata per arricchirsi, che non si possono tartassare i popoli (e soprattutto i poveri) d’Europa perché così vogliono la Merkel, Draghi, Renzi e i loro amici.
Dopo il risultato di ieri, non cambia niente, ma è rinato un barlume di speranza che le cose possano cambiare davvero, che il domani possa essere meno peggio dell’oggi e che in futuro i nostri figli possano stare in un Paese che si occupa davvero di loro e della loro felicità.
Non è detto che sia così, naturalmente. Lo sarà solo se vorremo riprenderci in mano il nostro destino.
Questo lo potremo fare se - anche nel concreto della nostra comunità - sapremo rifuggire finalmente dai benpensanti (governativi) che ci invitano all’obbedienza dopo avere sostenuto chi ha tagliato salari, pensioni, scuola e questo soltanto per arricchire i più ricchi; e lo potremo fare se, sapremo stare alla larga e isolare quei loro complici che vogliono indirizzare la nostra indignazione non contro i veri responsabili della crisi ma contro quelli che ne sono ancor più vittime di noi.

Buona giornata, e buona estate a tutte le nostre concittadine e a tutti nostri concittadini. (06.07.15, alternainsieme.net)


(08.07.15) Stezzano (bg). Love, che vive con un bambino piccolo, in attesa di due gemellini, in una casa senza acqua. E lo sfratto mercoledì prossimo

* Mercoledì 8 luglio, dalle ore 13.00, PRESIDIO ANTISFRATTO in solidarietà di Love e del suo bambino, in via Piave 8 a Stezzano

Si chiama Love, originaria della Nigeria, 31 anni, vive a Stezzano con un figlio di un anno e mezzo, ma a dicembre sarà madre di altri due gemellini.
Mercoledì 8 luglio, Love riceverà la visita di un ufficiale giudiziario che le intimerà di uscire dalla abitazione di via Piave 8.
Love ha sempre svolto lavori precari, ma da quando ha avuto il bambino non ha più potuto lavorare con una qualche continuità e in modo di avere un reddito sufficiente per pagare anche l’affitto.
Nel primo incontro con i servizi sociali del comune è stata negata ogni disponibilità di ricercare una soluzione allo sgombero annunciato. Anzi, ci è stato comunicato che Love - per prima cosa - deve pagare la sua utenza dell’acqua potabile, che da quattro mesi le è stata tagliata.
Infatti, Love e il suo bambino, anche in questi giorni di caldo intensissimo, sono senza acqua e riescono ad averne un po’ solo grazie ai volontari che gliela portano con le taniche. E per di più manca da un mese anche il gas.
E’ umanamente accettabile che una madre con un bambino piccolo sia lasciata senza gas e senza rubinetto? Sono beni essenziali per il soddisfacimento dei bisogni primari, e non possono essere negati a nessuno, a maggior ragione se ci sono bambini piccoli e donne incinte.
Mercoledì 8 luglio, dal primissimo pomeriggio (ore 13.00), saremo in presidio in Via Piave per chiedere la sospensione dello sfratto fino a quando non ci sarà una soluzione abitativa alternativa adeguata, nonché per sollecitare l’intervento del comune affinché a Love e al suo bambino siano garantiti adeguatamente i beni primari dell’acqua e del gas. (Fabio Cochis, Unione Inquilini Bergamo, per comunicazioni tel. 339.7728683)

Diritto alla casa. Precedenti info: qui