(25.10.14) ENDINE PREMIAZIONE DEI VINCITORI DELLA BORSA DI STUDIO “GIUSEPPE BRIGHENTI”

Sabato 25 ottobre 2014 alle ore 15:30, presso la Sala consiliare del comune di Endine Gaiano (Piazza A. Moro) verranno premiati i vincitori della XVIII edizione della Borsa di studio “Giuseppe Brighenti” per tesi di laurea sulla storia del Novecento.

Per il diciottesimo anno l’Isrec, insieme al Comune di Endine Gaiano, alla sezione locale dell’ANPI “Giuseppe Brighenti” e con il patrocinio del Comitato antifascista bergamasco, dell’Associazione partigiani d’Italia e Camera del Lavoro CGIL di Bergamo, presenta i vincitori della borsa di studio intitolata al partigiano Brach. Quest’anno la Commissione ha assegnato la premiazione a Roberto Villa per la tesi “Ci sembrava di essere liberi. Per una storia delle radio democratiche bergamasche ” e a Barbara Curtarelli la borsa di ricerca per il progetto archivistico: Riordino, condizionamento e restauro delle carte della Resistenza conservate presso l’archivio dell’Isrec Bg.

Interverranno alla premiazione i vincitori insieme a Marco Zoppetti (sindaco di Endine Gaiano), Carlo Salvioni (presidente del Comitato antifascista bergamasco), Salvo Parigi (presidente ANPI provinciale), Andrea Brighenti (presidente Anpi di Endine Gaiano), Orazio Amboni (segreteria generale Cgil di Bergamo) e Luciana Bramati (vicepresidente Isrec Bg). Introduce e coordina Elisabetta Ruffini (direttore Isrec bg).

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(18.10.14) INTERPORTO DI MONTELLO. LA REGIONE DOPO 30 ANNI LO CANCELLA. MA LA “CASTA” CHE LO AVEVA VOLUTO E’ ANCORA LA STESSA

Già il 30 dicembre 2013 l’assemblea dei soci aveva messo in liquidazione la Sibem, la società dell’interporto, controllata per il 90% dal gruppo Percassi, a seguito del diniego da parte delle ferrovie ad autorizzare l’apertura del raccordo ferroviario, nonché dell’intricato contenzioso che la vedeva in contrapposizione alla proprietà delle aree su cui doveva sorgere l’opera (cioè Sancinelli della Montello Spa). Ora la Regione Lombardia ha dovuto prendere atto e cancellare interamente dai propri piani il progetto, data - parole del Ministero dei Trasporti - l’inservibilità delle aree, con la conseguente decadenza della pubblica utilità dell’opera (cfr. L’Eco di Bergamo 18.10.14: qui) Sembra così definitivamente conclusa la storia del centro intermodale per lo scambio gomma-ferro, previsto a Montello, dopo che per 30 anni il mondo politico ed economico bergamasco, compreso il sindacato confederale, lo aveva caldeggiato alla grande, forse senza sapere nemmeno di che cosa si tattava. Ne riassumiamo ancora una volta i passaggi essenziali, con la speranza che sia l’ultima volta che ci tocca farlo. La prima idea di interporto (anni Ottanta) riguardava un’area gigantesca di oltre 1.000.000 di mq, dalla Montello fino quasi alla Cantalupa; poi sono venuti a più miti consigli, in seguito all’opposizione popolare. Tutto il quadro politico provinciale (con la sola eccezione di Rifondazione Comunista), finanziario, sindacale, mediatico era strafavorevole, e accusava di essere dei retrogradi coloro che - come i gruppi di base locali - denunciavano l’assurdità del progetto. A metà degli anni Novanta arrivò pure il finanziamento pubblico (circa 28 miliardi di vecchie lire) e nel 1999 il parere favorevole del ministero dell’ambiente (allora ne era ministro il “verde” Edo Ronchi, bergamasco). Tutto sembrava già allora in dirittura d’arrivo. Verso la fine del 1999 il Comune di Albano Sant’Alessandro indisse un referendum, con l’intenzione - almeno da parte del sindaco di allora - di aggiungere financo un’investitura popolare (sic!). Per il sindaco di Albano fu però un fallimento, perché i cittadini - dopo la campagna di contronformazione da parte dei comitati popolari locali - votarono in massa per il No al’interporto, malgrado il batage mediatico che avevano scatenato Confindustria e partiti. Che senso aveva infatti fare un’opera di scala regionale per spostare il traffico dalla strada alla ferrovia, in corrispondenza di un tratto ferroviario periferico e obsoleto? Ciò nonostante, nel 2003, cioè quattro anni dopo, la Regione Lombardia, formigoniana (centrodestra più Lega Nord) approvava l’ultimo progetto, quello più contenuto, in buona parte sulle aree della ex acciaieria, diventata nel frattempo “rifiuteria”, situata nel territorio del comune di Montello, il resto in quelle contigue di San Paolo d’Argon e Albano Sant’Alessandro. Visto l’affare, la Sibem veniva rilevata dal gruppo Percassi. Sembrava tutto pronto: un finanzierie d’assalto, soldi pubblici disponibili, respinti i ricorsi dei Comuni di San Paolo d’Argon e Albano Sant’Alessandro (che paeraltro avevano diligentemente provveduto anche loro ad inserire l’Interporto nei rispettivi strumenti urbanistici), il nuovo breve tratto variante alla S.S. 42 da Albano a Trescore - indispensabile per l’interporto - in dirittura d’arrrivo. Quando la variante divenne realtà, alla fine del 2012, la Sibem faceva partire il bando di gara - europeo! - per la realizzazione del progetto con un investimento previsto di circa 100 milioni di euro, per il quale però la società dell’interporto metteva a disposizione non più di 21,4 milioni di euro, cioè quelli (e solo quelli!) del finanziamento statale. L’entusiasmo della cordata politico-mediatico-finanziaria è stato in questa occasione meno unanime, sia a causa della crisi economca, sia perché il procedere della costruzione dell’autostrada Bre.Be.Mi. nella bassa bergamasca ha spostato in quella direzione le dinamiche speculative. E così, invece della conclusione del bando di gara, giungeva tra il dicembre 2013 e il gennaio 2014 lo scioglimento della Sibem. Trent’anni di pile di carta, fotocopie, delibere, migliaia di articoli e panegirici per arrivare alla conclusione miserevole che… non c’era l’autorizzazione per il raccordo ferroviario, cioè mancava la base di tutto! E’ per questo che nei giorni scorsi anche la Regione ha deciso di far calare un velo pietoso, cancellando tutto, su un’operazione che non aveva le gambe per camminare. Se i cittadini fossero stati ascoltati, si sarebbe evitata un grande perdita di tempo e forse ci sarebbe stata pure l’occasione per utilizzare diversamente i 21 milioni di soldi pubblici per opere utili al territorio (noi avevamo indicato il metrò Ponte San Pietro - Montello). Si sarebbe inoltre potuta evitare anche la vicenda degli espropri dei terreni ai danni di diversi proprietari con i contenziosi ancora in corso e destinati a perdurare ancora a lungo in modo francamente tragicomico. E quanto è costata al pubblico erario tutta la partita che, per trent’anni anni, non ha mai avuto - per ammissione del Ministero - nemmeno la minima base per poter decollare? Il progetto di interporto a Montello non c’è più, ma la casta che l’aveva voluto e caldeggiato a lungo - ad esclusione dei primissimi propugnatori subito travolti da tangentopoli - è ancora praticamente la stessa, anche se sono cambiate le sigle dei partiti. Casta che anche in questa vicenda non è vissuta di sole parole, ma anche degli emolumenti erogati per condurre a buon fine la realizzazione del… nulla. Nessun emolumento certamente è mai toccato invece a persone come Ivan, Marina, Giuseppe, Viola, Angelo, Ezio, Paolo e ai tanti altri amici e amiche, operai, casalinghe, artigiani, pensionati, studenti di Montello, San Paolo d’Argon, Albano Sant’Alessandro, Costa di Mezzate e Bagnatica, che per molti anni si sono battuti con serietà e passione per il bene comune contro la speculazione, la distruzione del territorio e lo spreco di denaro pubblico.

Interporto di Montello. Le nostre precedenti info: qui