(26.10.14) SAN PAOLO D’ARGON. DISAGIO ABITATIVO: UN APPELLO PER LA FAMIGLIA DI K. CHE VIVE IN UN BOX

Come si fa a vivere in quattro persone, due adulti e due bambini piccoli, in uno spazio di circa 20 metri quadri? Forse qualcuno di noi ha provato questa esperienza, per pochi giorni in qualche vacanza un po’ particolare, ma K., suo marito J., un bambino di un anno e una bambina di quattro anni (nati entrambi in Italia) dal gennaio 2014 vivono in uno spazio così, in un box addossato ad un caseggiato, col soffitto di poco più di due metri. Avendo dovuto lasciare l’appartamento che abitavano per finita locazione (avevano sempre pagato regolarmente), si sono adattati a questa sistemazione grazie ai proprietari che hanno messo a disposizione gratuitamente il box. K. e J. all’inizio di quest’anno speravano di riuscire a trovare in tempi ragionevoli una casa, vera, da prendere in affitto, ma dopo mesi e mesi di ricerca non hanno ancora trovato nessuno disposto a sottoscrivere un contratto a chi può documentare solo contratti di lavoro precario. Ormai siamo in autunno avanzato, tra un po’ arriva il freddo, ma riscaldare la “casa” con qualche soluzione di fortuna potrebbe essere poco efficace (ci sono molte fessure) oltre che pericoloso. La signora K. vive in Italia da 18 anni, da quando aveva solo 11 anni, e ha frequentato regolarmente scuola dell’obbligo e scuola superiore. La prima volta che abbiamo parlato con lei al telefono abbiamo capito che non era di origini italiane solo quando ci ha detto il nome. Anche J. è in Italia da diversi anni; l’avevamo conosciuto circa una decina d’anni fa quando aveva partecipato al corso di italiano autogestito che avevamo organizzato presso la scuola elementare di domenica mattina. Dopo oltre sette anni di crisi economica, le situazioni di disagio abitativo come questa si stanno moltiplicando in continuazione e gli Enti Locali che dovrebbero occuparsi o non hanno le risorse o semplicemente evitano di curarsene. La signora K. si è recata più volte a chiedere aiuto in comune, che ha dato qualche risposta ai problemi della famiglia, ma per quanto riguarda il problema principale - quello della casa - dopo quasi un anno siamo ancora ad un nulla di fatto. Le case comunali sono tutte occupate, l’assegnazione è regolata dai bandi, né esisterebbero più - è stato detto a K. dai responsabili - spazi pubblici o sociali per soluzioni abitative di emergenza. Crediamo da parte nostra che sia invece urgente reperire e investire risorse aggiuntive per tutte le situazioni di disagio abitativo. Recenti indagini mostrano infatti che - comunque siano gli sviluppi della crisi economica in corso - la richiesta di edilizia sociale è destinata ad aumentare fortemente, a fronte della contrazione dei salari, e che quindi è necessario un deciso intervento pubblico, se non vogliamo continuare a vedere - anche qui nel nostro territorio - una miriade di case vuote e tante famiglie nella disperazione perché stanno perdendo la casa, non hanno risorse e nemmeno “garanzie” poter affittare alloggi dignitosi. Per questo siamo impegnati perché il Governo attui provvedimenti - come il blocco degli sfratti o il rilancio dell’edilizia sociale. Per la famiglia di K. e per tutti coloro che a San Paolo d’Argon stanno vivendo in modo altrettanto drammatico il problema della casa in conseguenza alla crisi, chiediamo che anche il comune rafforzi il suo intervento e si doti di nuovi strumenti per combattere il disagio abitativo. Sarebbe davvero disumano che un bambino di poco più di un anno e una bambina di quattro anni dovessero passare un altro inverno - quello che ormai sta per arrivare - in un box inabitabile, per quanto pulitissimo e ordinatissimo. (26.10.14, Sportello Sociale Autogestito, tel c/o 3389759975)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(28.10.14) FRANCESCO I. “NESSUNA FAMIGLIA SENZA CASA, NESSUN CONTADINO SENZA TERRA, NESSUN LAVORATORE SENZA DIRITTI…”

Riportiamo - da avvenire.it di oggi - l’intervento integrale di Papa Francesco I, in occasione dell’incontro tenuto quest’oggi con i movimenti popolari riuniti in Vaticano, inclusi i Sem Terra, i movimenti per l’acqua, i No Tav, i No Expo, i cartoneros e molti altri…

Buongiorno di nuovo,
sono contento di stare tra voi, inoltre vi faccio una confidenza: è la prima volta che scendo qui, non c’ero mai venuto. Come vi dicevo, provo grande gioia e vi do un caloroso benvenuto.
Grazie per aver accettato questo invito per dibattere i tanti gravi problemi sociali che affliggono il mondo di oggi, voi che vivete sulla vostra pelle la disuguaglianza e l’esclusione. Grazie al Cardinale Turkson per la sua accoglienza, grazie, Eminenza, per il suo lavoro e le sue parole.
Questo incontro dei Movimenti Popolari è un segno, un grande segno: siete venuti a porre alla presenza di Dio, della Chiesa, dei popoli, una realtà molte volte passata sotto silenzio. I poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano anche contro di essa!
Non si accontentano di promesse illusorie, scuse o alibi. Non stanno neppure aspettando a braccia conserte l’aiuto di Ong, piani assistenziali o soluzioni che non arrivano mai, o che, se arrivano, lo fanno in modo tale da andare nella direzione o di anestetizzare o di addomesticare, questo è piuttosto pericoloso. Voi sentite che i poveri non aspettano più e vogliono essere protagonisti; si organizzano, studiano, lavorano, esigono e soprattutto praticano quella solidarietà tanto speciale che esiste fra quanti soffrono, tra i poveri, e che la nostra civiltà sembra aver dimenticato, o quantomeno ha molta voglia di dimenticare.
Solidarietà è una parola che non sempre piace; direi che alcune volte l’abbiamo trasformata in una cattiva parola, non si può dire; ma una parola è molto più di alcuni atti di generosità sporadici. È pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, la terra e la casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro: i dislocamenti forzati, le emigrazioni dolorose, la tratta di persone, la droga, la guerra, la violenza e tutte quelle realtà che molti di voi subiscono e che tutti siamo chiamati a trasformare. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia ed è questo che fanno i movimenti popolari.
Questo nostro incontro non risponde a un’ideologia. Voi non lavorate con idee, lavorate con realtà come quelle che ho menzionato e molte altre che mi avete raccontato. Avete i piedi nel fango e le mani nella carne. Odorate di quartiere, di popolo, di lotta! Vogliamo che si ascolti la vostra voce che, in generale, si ascolta poco. Forse perché disturba, forse perché il vostro grido infastidisce, forse perché si ha paura del cambiamento che voi esigete, ma senza la vostra presenza, senza andare realmente nelle periferie, le buone proposte e i progetti che spesso ascoltiamo nelle conferenze internazionali restano nel regno dell’idea, è un mio progetto.
Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Che triste vedere che, dietro a presunte opere altruistiche, si riduce l’altro alla passività, lo si nega o, peggio ancora, si nascondono affari e ambizioni personali: Gesù le definirebbe ipocrite. Che bello invece quando vediamo in movimento popoli e soprattutto i loro membri più poveri e i giovani. Allora sì, si sente il vento di promessa che ravviva la speranza di un mondo migliore. Che questo vento si trasformi in uragano di speranza. Questo è il mio desiderio.
Questo nostro incontro risponde a un anelito molto concreto, qualcosa che qualsiasi padre, qualsiasi madre, vuole per i propri figli; un anelito che dovrebbe essere alla portata di tutti, ma che oggi vediamo con tristezza sempre più lontano dalla maggioranza della gente: terra, casa e lavoro. È strano, ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista. Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Terra, casa e lavoro, quello per cui voi lottate, sono diritti sacri. Esigere ciò non è affatto strano, è la dottrina sociale della Chiesa. Mi soffermo un po’ su ognuno di essi perché li avete scelti come parola d’ordine per questo incontro.
Terra. All’inizio della creazione, Dio creò l’uomo custode della sua opera, affidandogli l’incarico di coltivarla e di proteggerla. Vedo che qui ci sono decine di contadini e di contadine e voglio felicitarmi con loro perché custodiscono la terra, la coltivano e lo fanno in comunità. Mi preoccupa lo sradicamento di tanti fratelli contadini che soffrono per questo motivo e non per guerre o disastri naturali. L’accaparramento di terre, la deforestazione, l’appropriazione dell’acqua, i pesticidi inadeguati, sono alcuni dei mali che strappano l’uomo dalla sua terra natale. Questa dolorosa separazione non è solo fisica ma anche esistenziale e spirituale, perché esiste una relazione con la terra che sta mettendo la comunità rurale e il suo peculiare stile di vita in palese decadenza e addirittura a rischio di estinzione.
L’altra dimensione del processo già globale è la fame. Quando la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti trattandoli come una merce qualsiasi, milioni di persone soffrono e muoiono di fame. Dall’altra parte si scartano tonnellate di alimenti. Ciò costituisce un vero scandalo. La fame è criminale, l’alimentazione è un diritto inalienabile. So che alcuni di voi chiedono una riforma agraria per risolvere alcuni di questi problemi e, lasciatemi dire che in certi paesi, e qui cito il compendio della Dottrina sociale della Chiesa, “la riforma agraria diventa pertanto, oltre che una necessità politica, un obbligo morale” (CDSC, 300).
Non lo dico solo io, ma sta scritto nel compendio della Dottrina sociale della Chiesa. Per favore, continuate a lottare per la dignità della famiglia rurale, per l’acqua, per la vita e affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra.
Secondo, Casa. L’ho già detto e lo ripeto: una casa per ogni famiglia. Non bisogna mai dimenticare che Gesù nacque in una stalla perché negli alloggi non c’era posto, che la sua famiglia dovette abbandonare la propria casa e fuggire in Egitto, perseguitata da Erode. Oggi ci sono tante famiglie senza casa, o perché non l’hanno mai avuta o perché l’hanno persa per diversi motivi. Famiglia e casa vanno di pari passo! Ma un tetto, perché sia una casa, deve anche avere una dimensione comunitaria: il quartiere ed è proprio nel quartiere che s’inizia a costruire questa grande famiglia dell’umanità, a partire da ciò che è più immediato, dalla convivenza col vicinato. Oggi viviamo in immense città che si mostrano moderne, orgogliose e addirittura vanitose. Città che offrono innumerevoli piaceri e benessere per una minoranza felice ma si nega una casa a migliaia di nostri vicini e fratelli, persino bambini, e li si chiama, elegantemente, “persone senza fissa dimora”. È curioso come nel mondo delle ingiustizie abbondino gli eufemismi. Non si dicono le parole con precisione, e la realtà si cerca nell’eufemismo. Una persona, una persona segregata, una persona accantonata, una persona che sta soffrendo per la miseria, per la fame, è una persona senza fissa dimora; espressione elegante, no? Voi cercate sempre; potrei sbagliarmi in qualche caso, ma in generale dietro un eufemismo c’è un delitto.
Viviamo in città che costruiscono torri, centri commerciali, fanno affari immobiliari ma abbandonano una parte di sé ai margini, nelle periferie. Quanto fa male sentire che gli insediamenti poveri sono emarginati o, peggio ancora, che li si vuole sradicare! Sono crudeli le immagini degli sgomberi forzati, delle gru che demoliscono baracche, immagini tanto simili a quelle della guerra. E questo si vede oggi.
Sapete che nei quartieri popolari dove molti di voi vivono sussistono valori ormai dimenticati nei centri arricchiti. Questi insediamenti sono benedetti da una ricca cultura popolare, lì lo spazio pubblico non è un mero luogo di transito ma un’estensione della propria casa, un luogo dove generare vincoli con il vicinato. Quanto sono belle le città che superano la sfiducia malsana e che integrano i diversi e fanno di questa integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Quanto sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che uniscono, relazionano, favoriscono il riconoscimento dell’altro! Perciò né sradicamento né emarginazione: bisogna seguire la linea dell’integrazione urbana! Questa parola deve sostituire completamente la parola sradicamento, ora, ma anche quei progetti che intendono riverniciare i quartieri poveri, abbellire le periferie e “truccare” le ferite sociali invece di curarle promuovendo un’integrazione autentica e rispettosa. È una sorta di architettura di facciata, no? E va in questa direzione. Continuiamo a lavorare affinché tutte le famiglie abbiano una casa e affinché tutti i quartieri abbiano un’infrastruttura adeguata (fognature, luce, gas, asfalto, e continuo: scuole, ospedali, pronto soccorso, circoli sportivi e tutte le cose che creano vincoli e uniscono, accesso alla salute - l’ho già detto - all’educazione e alla sicurezza della proprietà.
Terzo, Lavoro. Non esiste peggiore povertà materiale - mi preme sottolinearlo - di quella che non permette di guadagnarsi il pane e priva della dignità del lavoro. La disoccupazione giovanile, l’informalità e la mancanza di diritti lavorativi non sono inevitabili, sono il risultato di una previa opzione sociale, di un sistema economico che mette i benefici al di sopra dell’uomo, se il beneficio è economico, al di sopra dell’umanità o al di sopra dell’uomo, sono effetti di una cultura dello scarto che considera l’essere umano di per sé come un bene di consumo, che si può usare e poi buttare.
Oggi al fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione si somma una nuova dimensione, una sfumatura grafica e dura dell’ingiustizia sociale; quelli che non si possono integrare, gli esclusi sono scarti, “eccedenze”. Questa è la cultura dello scarto, e su questo punto vorrei aggiungere qualcosa che non ho qui scritto, ma che mi è venuta in mente ora. Questo succede quando al centro di un sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo, la persona umana. Sì, al centro di ogni sistema sociale o economico deve esserci la persona, immagine di Dio, creata perché fosse il denominatore dell’universo. Quando la persona viene spostata e arriva il dio denaro si produce questo sconvolgimento di valori.
E per illustrarlo ricordo qui un insegnamento dell’anno 1200 circa. Un rabbino ebreo spiegava ai suoi fedeli la storia della torre di Babele e allora raccontava come, per costruire quella torre di Babele, bisognava fare un grande sforzo, bisognava fabbricare i mattoni, e per fabbricare i mattoni bisognava fare il fango e portare la paglia, e mescolare il fango con la paglia, poi tagliarlo in quadrati, poi farlo seccare, poi cuocerlo, e quando i mattoni erano cotti e freddi, portarli su per costruire la torre.
Se cadeva un mattone - era costato tanto con tutto quel lavoro -, era quasi una tragedia nazionale. Colui che l’aveva lasciato cadere veniva punito o cacciato, o non so che cosa gli facevano, ma se cadeva un operaio non succedeva nulla. Questo accade quando la persona è al servizio del dio denaro; e lo raccontava un rabbino ebreo nell’anno 1200, spiegando queste cose orribili.
Per quanto riguarda lo scarto dobbiamo anche essere un po’ attenti a quanto accade nella nostra società. Sto ripetendo cose che ho detto e che stanno nella Evangelii gaudium. Oggi si scartano i bambini perché il tasso di natalità in molti paesi della terra è diminuito o si scartano i bambini per mancanza di cibo o perché vengono uccisi prima di nascere; scarto di bambini.
Si scartano gli anziani perché non servono, non producono; né bambini né anziani producono, allora con sistemi più o meno sofisticati li si abbandona lentamente, e ora, poiché in questa crisi occorre recuperare un certo equilibrio, stiamo assistendo a un terzo scarto molto doloroso: lo scarto dei giovani. Milioni di giovani - non dico la cifra perché non la conosco esattamente e quella che ho letto mi sembra un po’ esagerata - milioni di giovani sono scartati dal lavoro, disoccupati.
Nei paesi europei, e queste sì sono statistiche molto chiare, qui in Italia, i giovani disoccupati sono un po’ più del quaranta per cento; sapete cosa significa quaranta per cento di giovani, un’intera generazione, annullare un’intera generazione per mantenere l’equilibrio. In un altro paese europeo sta superando il cinquanta per cento, e in quello stesso paese del cinquanta per cento, nel sud è il sessanta per cento. Sono cifre chiare, ossia dello scarto. Scarto di bambini, scarto di anziani, che non producono, e dobbiamo sacrificare una generazione di giovani, scarto di giovani, per poter mantenere e riequilibrare un sistema nel quale al centro c’è il dio denaro e non la persona umana.
Nonostante questa cultura dello scarto, questa cultura delle eccedenze, molti di voi, lavoratori esclusi, eccedenze per questo sistema, avete inventato il vostro lavoro con tutto ciò che sembrava non poter essere più utilizzato ma voi con la vostra abilità artigianale, che vi ha dato Dio, con la vostra ricerca, con la vostra solidarietà, con il vostro lavoro comunitario, con la vostra economia popolare, ci siete riusciti e ci state riuscendo… E, lasciatemelo dire, questo, oltre che lavoro, è poesia! Grazie.
Già ora, ogni lavoratore, faccia parte o meno del sistema formale del lavoro stipendiato, ha diritto a una remunerazione degna, alla sicurezza sociale e a una copertura pensionistica. Qui ci sono cartoneros, riciclatori, venditori ambulanti, sarti, artigiani, pescatori, contadini, muratori, minatori, operai di imprese recuperate, membri di cooperative di ogni tipo e persone che svolgono mestieri più comuni, che sono esclusi dai diritti dei lavoratori, ai quali viene negata la possibilità di avere un sindacato, che non hanno un’entrata adeguata e stabile. Oggi voglio unire la mia voce alla loro e accompagnarli nella lotta.
In questo incontro avete parlato anche di Pace ed Ecologia. È logico: non ci può essere terra, non ci può essere casa, non ci può essere lavoro se non abbiamo pace e se distruggiamo il pianeta. Sono temi così importanti che i popoli e le loro organizzazioni di base non possono non affrontare. Non possono restare solo nelle mani dei dirigenti politici. Tutti i popoli della terra, tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tutti dobbiamo alzare la voce in difesa di questi due preziosi doni: la pace e la natura. La sorella madre terra, come la chiamava san Francesco d’Assisi.
Poco fa ho detto, e lo ripeto, che stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. Ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora si fabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati. E non si pensa ai bambini affamati nei campi profughi, non si pensa ai dislocamenti forzati, non si pensa alle case distrutte, non si pensa neppure a tante vite spezzate. Quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore! Oggi, care sorelle e cari fratelli, si leva in ogni parte della terra, in ogni popolo, in ogni cuore e nei movimenti popolari, il grido della pace: Mai più la guerra!
Un sistema economico incentrato sul dio denaro ha anche bisogno di saccheggiare la natura, saccheggiare la natura per sostenere il ritmo frenetico di consumo che gli è proprio. Il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la deforestazione stanno già mostrando i loro effetti devastanti nelle grandi catastrofi a cui assistiamo, e a soffrire di più siete voi, gli umili, voi che vivete vicino alle coste in abitazioni precarie o che siete tanto vulnerabili economicamente da perdere tutto di fronte a un disastro naturale. Fratelli e sorelle: il creato non è una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno è una proprietà solo di alcuni, di pochi. Il creato è un dono, è un regalo, un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo a beneficio di tutti, sempre con rispetto e gratitudine. Forse sapete che sto preparando un’enciclica sull’Ecologia: siate certi che le vostre preoccupazioni saranno presenti in essa. Ringrazio, approfitto per ringraziare per la lettera che mi hanno fatto pervenire i membri della Vía Campesina, la Federazione dei Cartoneros e tanti altri fratelli a riguardo.
Parliamo di terra, di lavoro, di casa. Parliamo di lavorare per la pace e di prendersi cura della natura. Ma perché allora ci abituiamo a vedere come si distrugge il lavoro dignitoso, si sfrattano tante famiglie, si cacciano i contadini, si fa la guerra e si abusa della natura? Perché in questo sistema l’uomo, la persona umana è stata tolta dal centro ed è stata sostituita da un’altra cosa. Perché si rende un culto idolatrico al denaro. Perché si è globalizzata l’indifferenza! Si è globalizzata l’indifferenza: cosa importa a me di quello che succede agli altri finché difendo ciò che è mio? Perché il mondo si è dimenticato di Dio, che è Padre; è diventato orfano perché ha accantonato Dio.
Alcuni di voi hanno detto: questo sistema non si sopporta più. Dobbiamo cambiarlo, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno. Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia. Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le beatitudini che sono contenute nel capitolo 5 di san Matteo e 6 di san Luca (cfr. Matteo, 5, 3 e Luca, 6, 20), e di leggere il passo di Matteo 25. L’ho detto ai giovani a Rio de Janeiro, in queste due cose hanno il programma di azione.
So che tra di voi ci sono persone di diverse religioni, mestieri, idee, culture, paesi e continenti. Oggi state praticando qui la cultura dell’incontro, così diversa dalla xenofobia, dalla discriminazione e dall’intolleranza che tanto spesso vediamo. Tra gli esclusi si produce questo incontro di culture dove l’insieme non annulla la particolarità, l’insieme non annulla la particolarità. Perciò a me piace l’immagine del poliedro, una figura geometrica con molte facce diverse. Il poliedro riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso conservano l’originalità. Nulla si dissolve, nulla si distrugge, nulla si domina, tutto si integra, tutto si integra. Oggi state anche cercando la sintesi tra il locale e il globale. So che lavorate ogni giorno in cose vicine, concrete, nel vostro territorio, nel vostro quartiere, nel vostro posto di lavoro: vi invito anche a continuare a cercare questa prospettiva più ampia; che i vostri sogni volino alto e abbraccino il tutto!
Perciò mi sembra importante la proposta, di cui alcuni di voi mi hanno parlato, che questi movimenti, queste esperienze di solidarietà che crescono dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s’incontrino, come avete fatto voi in questi giorni. Attenzione, non è mai un bene racchiudere il movimento in strutture rigide, perciò ho detto incontrarsi, e lo è ancor meno cercare di assorbirlo, di dirigerlo o di dominarlo; i movimenti liberi hanno una propria dinamica, ma sì, dobbiamo cercare di camminare insieme. Siamo in questa sala, che è l’aula del Sinodo vecchio, ora ce n’è una nuova, e sinodo vuol dire proprio “camminare insieme”: che questo sia un simbolo del processo che avete iniziato e che state portando avanti!
I movimenti popolari esprimono la necessità urgente di rivitalizzare le nostre democrazie, tante volte dirottate da innumerevoli fattori. È impossibile immaginare un futuro per la società senza la partecipazione come protagoniste delle grandi maggioranze e questo protagonismo trascende i procedimenti logici della democrazia formale. La prospettiva di un mondo di pace e di giustizia durature ci chiede di superare l’assistenzialismo paternalista, esige da noi che creiamo nuove forme di partecipazione che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune. E ciò con animo costruttivo, senza risentimento, con amore.
Vi accompagno di cuore in questo cammino. Diciamo insieme dal cuore: nessuna famiglia senza casa, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità che dà il lavoro.
Cari fratelli e sorelle: continuate con la vostra lotta, fate bene a tutti noi. È come una benedizione di umanità. Vi lascio come ricordo, come regalo e con la mia benedizione, alcuni rosari che hanno fabbricato artigiani, cartoneros e lavoratori dell’economia popolare dell’America Latina.
E accompagnandovi prego per voi, prego con voi e desidero chiedere a Dio Padre di accompagnarvi e di benedirvi, di colmarvi del suo amore e di accompagnarvi nel cammino, dandovi abbondantemente quella forza che ci mantiene in piedi: questa forza è la speranza, la speranza che non delude. Grazie.
(www.avvenire.it, 28.10.14)


(28.10.14) CASTELLI CALEPIO. PRESIDIO ANTISFRATTO PER LA FAMIGLIA DI MORAD

* Martedì 28 ottobre, ore 8.00, a Castelli Calepio Presidio solidale antisfratto, Via del Mille 85

Il 28 ottobre gli attivisti anti-sfratto dello Sportello sociale della Valcalepio si mobiliteranno contro lo sgombero della casa in cui abitano Morad, la moglie e la madre anziana. Il presidio è finalizzato anche a richiedere al Comune di Castelli calepio soluzioni che evitino alle persone, italiane e immigrate, colpite dalla crisi economica di finire sulla strada. Vogliamo che il sindaco e l’Amministrazione comunale diano risposte. Purtroppo il sindaco, in questi mesi, ha fatto solo generiche promesse ma non ha messo in campo alcuna politica per affrontare il dramma dell’emergenza casa. Per info: 3338737525 (Claudio)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(30.10.14) BERGAMO. KOBANE RESISTE! ASSEMBLEA PER COSTRUIRE LA SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO KURDO

* GIOVEDI’ 30 OTTOBRE, ore 20.45, Assemblea pubblica: Kobanê resiste! Prepariamo la manifestazione globale per i diritti dei kurdi”, a presso Rifondazione Comunista, Via Borgo Palazzo 84/g a Bergamo. Interverranno: Ibrahim KASAKOGLU (Centro culturale Kurdo di Milano), Fabio CLERICI (Rete Italiana in Solidarietà con il Popolo Kurdo)

*SABATO 1° NOVEMBRE ci sarà una giornata di mobilitazione globale a sostegno dei diritti e della resistenza del popolo kurdo, contro l’ISIS, per Kobanê, per l’Umanità. A Milano si svolgerà una Manifestazione con partenza da P.ta Venezia alle ore 14.00. Da Bergamo il Partito della Rifondazione Comunista parteciperà al corteo. Partenza sabato 1 novembre, ore 12 dalla sede provinciale a Bergamo in via Borgo Palazzo 84/g. Per info: 035.225034 (da lunedi a venerdi, da ore 15 a ore 19); 339.7728683 (Fabio).

APPELLO INTERNAZIONALE: L’ISIS ha lanciato una pesante campagna militare su più fronti contro la regione kurda di Kobanê nel nord della Siria. Questo è il terzo violento attacco a Kobanê dal marzo 2014. Dato che ISIS non ha avuto successo nelle due precedenti occasioni, sta attaccando con forze maggiori e vuole prendere Kobanê.
Nel gennaio di quest’anno, i kurdi del Kurdistan occidentale (Rojava) hanno costituito amministrazioni locali sotto forma di tre cantoni. Uno dei tre cantoni creati è Kobanê. Il confine turco è al nord di Kobanê e tutti gli altri lati sono circondati da territori controllati da ISIS. ISIS si è avvicinato ai confini di Kobanê usando armi pesanti di fabbricazione USA. Centinaia di migliaia di civili sono minacciati dal più brutale genocidio della storia moderna. La popolazione di Kobanê sta cercando di resistere usando armi leggere contro i più brutali attacchi dei terroristi di ISIS, assistita solo dalle Unità di Difesa del Popolo nel Kurdistan occidentale YPG e YPJ, ma senza alcun aiuto internazionale.
Per questo una Manifestazione Globale contro ISIS - per Kobanê - per l’Umanità è vitale.
La cosiddetta coalizione internazionale per combattere ISIS non ha aiutato la resistenza kurda in modo efficace nonostante stia assistendo al genocidio in atto contro Kobanê. Non hanno adempiuto ai loro effettivi obblighi di legalità internazionale. Alcuni paesi nella coalizione, in particolare la Turchia, sono tra i sostenitori finanziari e militari dei terroristi di ISIS in Iraq e Siria.
Per questo una Manifestazione Globale contro ISIS - per Kobanê - per l’Umanità è vitale.
Se il mondo vuole la democrazia in Medio Oriente deve sostenere la resistenza kurda a Kobanê. L’autonomia democratica nel Rojava promette un futuro libero per tutti i popoli in Siria. A questo proposito il “Modello Rojava” - la posizione laica, non settaria, democratica nel Rojava è il modello che pratica l’unità nella diversità.
Agisci Ora
È ora di dare agli attori globali la ragione di ricredersi. Invitiamo le persone in tutto il mondo a mostrare la loro solidarietà con Kobanê. Scendete in piazza e manifestate, dovunque viviate.
Vi chiediamo di unirvi alla Manifestazione Globale per Kobanê. Sostenete la resistenza contro ISIS - per Kobanê - per l’Umanità!

Firmatari dell’appello: qui


Le altre foto: qui


(24 e 25.10.14) DUE GIORNATE DI LOTTA CONTRO IL GOVERNO RENZI. PER DARE LA SVOLTA!

* Il 24 ottobre sciopero generale (indetto dalle confederazione Usb e altri)

* Il 25 ottobre manifestazione nazionale a Roma (indetta dalla Cgil)

Dopo oltre sette anni di crisi economica profonda, tutto ciò che sanno proporre l’Europa dei banchieri e il governo Renzi è solo austerità, tagli, privatizzazioni e attacchi ai diritti del lavoro, come il Jobs Act, politiche che impoveriscono i lavoratori, i ceti popolari e anche il ceto medio, con una situazione sociale ogni giorno sempre più grave. Il governo Renzi, peraltro in linea con quelli che l’hanno preceduto, è un governo organicamente di destra che vuole portare a compimento il disegno di totale precarizzazione del lavoro e distruzione dell’articolo 18, mentre contemporaneamente intende stravolgere la Carta costituzionale. Dalla crisi si può uscire solo con la giustizia sociale e l’equità, rafforzando i diritti sociali (e non cancellandoli), attraverso una radicale opposizione al blocco di potere della finanza e del privilegio che sta impoverendo il Paese. In queste settimane, dopo molto tempo, in varie parti d’Italia si è manifestata una forte iniziativa di lotta nei luoghi di lavoro e nella società: le lavoratori e i lavoratori, gli studenti, i precari, i ceti sociali colpiti dalla crisi mostrano di essere di nuovo in campo per chiedere la svolta di cui il Paese ha bisogno: una svolta che può nascere solo a partire dal terreno della mobilitazione e dalla lotta sociale. Per questo gli appuntamenti di questo fine settimana, lo sciopero generale, indetto dal sindacalismo di base venerdì 24 ottobre, e la manifestazione nazionale della Cgil, prevista sabato 25 ottobre a Roma, rappresentano due scadenze di particolare importanza sia per fermare gli attacchi del governo ai diritti dei lavoratori e alle condizioni di vita sia per rilanciare un percorso di lotta, forte e partecipato, in grado di imporre una reale e decisa inversione di tendenza all’impoverimento delle singole persone e famiglie, alla perdita dei diritti, al degrado nell’economia, nella società, nella politica.

VENERDI’ 24 OTTOBRE - SCIOPERO GENERALE. MANIFESTAZIONE - PIAZZA S. BABILA MILANO ORE 9,30.PARTENZA DA BERGAMO SEDE USB VIA SPINO 84 (angolo via Siccardi) ORE 8,00 IN PULLMAN. PER INFO; bergamo@usb.it - 3489253793

SABATO 25 OTTOBRE - MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA. I PULLMAN ORGANIZZATI DALLA CGIL PARTONO DA BERGAMO (PIAZZALE MALPENSATA) ALLE ORE 23,30 DI VENERDI 24 OTTOBRE, PER PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 25 OTTOBRE. IL COSTO E’ A SOTTOSCRIZIONE LIBERA.

Per ulteriori info: alternainsieme@yahoo.it - tel. 338.9759975 (maurizio)


(23.10.2014) BERGAMO. NUOVO PRESIDIO ANTISFRATTO PER SALVARE LA FAMIGLIA DI MILDRED DALLA STRADA

* Unione Inquilini: “Questo picchetto non si sarebbe dovuto fare se il Comune di Bergamo avesse applicato la legge sulla proroga degli sfratti per morosità incolpevole”

Giovedi 23 ottobre, gli attivisti dei sindacati Unione Inquilini e ASIA (Associazione Inquilini e Assegnatari) si daranno appuntamento, a partire dalle ore 9.oo, sotto la casa della famiglia di MildredBergamo in via Ghislandi 61. La donna vive con il compagno, entrambi disoccupati, e 2 (due) figli di pochi anni.

La colpa più grave di Mildred è di essersi illuso che il Comune non lo avrebbero abbandonato, che sarebbe stato aiutato con qualche misura di sostegno, anche se solo limitata o temporanea. Sperava di evitare lo sfratto, perché da oltre 1 anno vi è una legge che lo salvava dallo sfratto forzoso ma la sua applicazione si è fermata nelle pastoie burocratiche. Stiamo parlando della Legge 124 dell’ottobre del 2013 che OBBLIGA i Comuni a sostenere i casi di “morosità incolpevole” con misure di accompagnamento sociale e di “graduazione” dello sfratto: in altre parole, il comune di Bergamo dovrebbe aiutare chi, come Mildred, non può più pagare l’affitto. In mancanza di questo aiuto, lo sfratto non deve essere eseguito, così come già previsto da diversi Prefetti in tutta Italia (Milano, Pisa, Livorno e altre province).

L’Unione Inquilini attacca il Comune di Bergamo: ”A dispetto della Legge, il Comune continua a rimandare. Non solo non ha ancora pubblicato i moduli per la richiesta del sostegno sociale per la “morosità incolpevole”, e in conseguenza di questo non ha inviato al Prefetto l’elenco delle famiglie alle quali graduare lo sfratto come dettato dalla legge. A causa di questa disattenzione all’emergenza abitativa, abbiamo deciso di mettere in campo la nostra legalità, che è altrettanto decisa e inflessibile: giovedì mattina attraverso un presidio tenteremo di impedire lo sgombero della famiglia. Come Unione Inquilini, chiediamo al Comune e al Prefetto di Bergamo la immediata SOSPENSIONE DEGLI SFRATTI SINO ALLA PUBBLICAZIONE DEI MODULI PER LA MOROSITA’ INCOLPEVOLE”.

Diritto alla Casa, le nostre precedenti info: qui


(25.10.14) ENDINE PREMIAZIONE DEI VINCITORI DELLA BORSA DI STUDIO “GIUSEPPE BRIGHENTI”

Sabato 25 ottobre 2014 alle ore 15:30, presso la Sala consiliare del comune di Endine Gaiano (Piazza A. Moro) verranno premiati i vincitori della XVIII edizione della Borsa di studio “Giuseppe Brighenti” per tesi di laurea sulla storia del Novecento.

Per il diciottesimo anno l’Isrec, insieme al Comune di Endine Gaiano, alla sezione locale dell’ANPI “Giuseppe Brighenti” e con il patrocinio del Comitato antifascista bergamasco, dell’Associazione partigiani d’Italia e Camera del Lavoro CGIL di Bergamo, presenta i vincitori della borsa di studio intitolata al partigiano Brach. Quest’anno la Commissione ha assegnato la premiazione a Roberto Villa per la tesi “Ci sembrava di essere liberi. Per una storia delle radio democratiche bergamasche ” e a Barbara Curtarelli la borsa di ricerca per il progetto archivistico: Riordino, condizionamento e restauro delle carte della Resistenza conservate presso l’archivio dell’Isrec Bg.

Interverranno alla premiazione i vincitori insieme a Marco Zoppetti (sindaco di Endine Gaiano), Carlo Salvioni (presidente del Comitato antifascista bergamasco), Salvo Parigi (presidente ANPI provinciale), Andrea Brighenti (presidente Anpi di Endine Gaiano), Orazio Amboni (segreteria generale Cgil di Bergamo) e Luciana Bramati (vicepresidente Isrec Bg). Introduce e coordina Elisabetta Ruffini (direttore Isrec bg).

INVITO: QUI


(18.10.14) INTERPORTO DI MONTELLO. LA REGIONE DOPO 30 ANNI LO CANCELLA. MA LA “CASTA” CHE LO AVEVA VOLUTO E’ ANCORA LA STESSA

Già il 30 dicembre 2013 l’assemblea dei soci aveva messo in liquidazione la Sibem, la società dell’interporto, controllata per il 90% dal gruppo Percassi, a seguito del diniego da parte delle ferrovie ad autorizzare l’apertura del raccordo ferroviario, nonché dell’intricato contenzioso che la vedeva in contrapposizione alla proprietà delle aree su cui doveva sorgere l’opera (cioè Sancinelli della Montello Spa). Ora la Regione Lombardia ha dovuto prendere atto e cancellare interamente dai propri piani il progetto, data - parole del Ministero dei Trasporti - l’inservibilità delle aree, con la conseguente decadenza della pubblica utilità dell’opera (cfr. L’Eco di Bergamo 18.10.14: qui) Sembra così definitivamente conclusa la storia del centro intermodale per lo scambio gomma-ferro, previsto a Montello, dopo che per 30 anni il mondo politico ed economico bergamasco, compreso il sindacato confederale, lo aveva caldeggiato alla grande, forse senza sapere nemmeno di che cosa si tattava. Ne riassumiamo ancora una volta i passaggi essenziali, con la speranza che sia l’ultima volta che ci tocca farlo. La prima idea di interporto (anni Ottanta) riguardava un’area gigantesca di oltre 1.000.000 di mq, dalla Montello fino quasi alla Cantalupa; poi sono venuti a più miti consigli, in seguito all’opposizione popolare. Tutto il quadro politico provinciale (con la sola eccezione di Rifondazione Comunista), finanziario, sindacale, mediatico era strafavorevole, e accusava di essere dei retrogradi coloro che - come i gruppi di base locali - denunciavano l’assurdità del progetto. A metà degli anni Novanta arrivò pure il finanziamento pubblico (circa 28 miliardi di vecchie lire) e nel 1999 il parere favorevole del ministero dell’ambiente (allora ne era ministro il “verde” Edo Ronchi, bergamasco). Tutto sembrava già allora in dirittura d’arrivo. Verso la fine del 1999 il Comune di Albano Sant’Alessandro indisse un referendum, con l’intenzione - almeno da parte del sindaco di allora - di aggiungere financo un’investitura popolare (sic!). Per il sindaco di Albano fu però un fallimento, perché i cittadini - dopo la campagna di contronformazione da parte dei comitati popolari locali - votarono in massa per il No al’interporto, malgrado il batage mediatico che avevano scatenato Confindustria e partiti. Che senso aveva infatti fare un’opera di scala regionale per spostare il traffico dalla strada alla ferrovia, in corrispondenza di un tratto ferroviario periferico e obsoleto? Ciò nonostante, nel 2003, cioè quattro anni dopo, la Regione Lombardia, formigoniana (centrodestra più Lega Nord) approvava l’ultimo progetto, quello più contenuto, in buona parte sulle aree della ex acciaieria, diventata nel frattempo “rifiuteria”, situata nel territorio del comune di Montello, il resto in quelle contigue di San Paolo d’Argon e Albano Sant’Alessandro. Visto l’affare, la Sibem veniva rilevata dal gruppo Percassi. Sembrava tutto pronto: un finanzierie d’assalto, soldi pubblici disponibili, respinti i ricorsi dei Comuni di San Paolo d’Argon e Albano Sant’Alessandro (che paeraltro avevano diligentemente provveduto anche loro ad inserire l’Interporto nei rispettivi strumenti urbanistici), il nuovo breve tratto variante alla S.S. 42 da Albano a Trescore - indispensabile per l’interporto - in dirittura d’arrrivo. Quando la variante divenne realtà, alla fine del 2012, la Sibem faceva partire il bando di gara - europeo! - per la realizzazione del progetto con un investimento previsto di circa 100 milioni di euro, per il quale però la società dell’interporto metteva a disposizione non più di 21,4 milioni di euro, cioè quelli (e solo quelli!) del finanziamento statale. L’entusiasmo della cordata politico-mediatico-finanziaria è stato in questa occasione meno unanime, sia a causa della crisi economca, sia perché il procedere della costruzione dell’autostrada Bre.Be.Mi. nella bassa bergamasca ha spostato in quella direzione le dinamiche speculative. E così, invece della conclusione del bando di gara, giungeva tra il dicembre 2013 e il gennaio 2014 lo scioglimento della Sibem. Trent’anni di pile di carta, fotocopie, delibere, migliaia di articoli e panegirici per arrivare alla conclusione miserevole che… non c’era l’autorizzazione per il raccordo ferroviario, cioè mancava la base di tutto! E’ per questo che nei giorni scorsi anche la Regione ha deciso di far calare un velo pietoso, cancellando tutto, su un’operazione che non aveva le gambe per camminare. Se i cittadini fossero stati ascoltati, si sarebbe evitata un grande perdita di tempo e forse ci sarebbe stata pure l’occasione per utilizzare diversamente i 21 milioni di soldi pubblici per opere utili al territorio (noi avevamo indicato il metrò Ponte San Pietro - Montello). Si sarebbe inoltre potuta evitare anche la vicenda degli espropri dei terreni ai danni di diversi proprietari con i contenziosi ancora in corso e destinati a perdurare ancora a lungo in modo francamente tragicomico. E quanto è costata al pubblico erario tutta la partita che, per trent’anni anni, non ha mai avuto - per ammissione del Ministero - nemmeno la minima base per poter decollare? Il progetto di interporto a Montello non c’è più, ma la casta che l’aveva voluto e caldeggiato a lungo - ad esclusione dei primissimi propugnatori subito travolti da tangentopoli - è ancora praticamente la stessa, anche se sono cambiate le sigle dei partiti. Casta che anche in questa vicenda non è vissuta di sole parole, ma anche degli emolumenti erogati per condurre a buon fine la realizzazione del… nulla. Nessun emolumento certamente è mai toccato invece a persone come Ivan, Marina, Giuseppe, Viola, Angelo, Ezio, Paolo e ai tanti altri amici e amiche, operai, casalinghe, artigiani, pensionati, studenti di Montello, San Paolo d’Argon, Albano Sant’Alessandro, Costa di Mezzate e Bagnatica, che per molti anni si sono battuti con serietà e passione per il bene comune contro la speculazione, la distruzione del territorio e lo spreco di denaro pubblico.

Interporto di Montello. Le nostre precedenti info: qui


Tanta acqua e tanta tanta polizia, ma tutti quelli che si erano impegnati c’erano ieri alla Persico di Nembro dove era atteso Matteo Renzi. C’erano i lavoratori della Same di Treviglio (che avevano lanciato per primi la mobilitazione per protestare contro Renzi), la Fiom di Bergamo, Unione Inquilini, il Comitato di lotta per la casa, i sindacati di base Usb e Cub, i metalmeccanici della Somaschini di Trescore Balneario e di altre fabbriche, lo SlaiCobas con i lavoratori di Natura.com (fabbrica che intende chiudere e lasciare a casa tutti), Rifondazione Comunista (l’unica forza politica tra i promotori della contestazione) e altri ancora. Non c’era il segretario provinciale della Cgil perché ha scelto di andare dalla Confindustria ad ascoltare Renzi. Abbiamo visto sfilare tra i due nostri presidi - uno da una parte e uno dall’altra della rotonda che portava al luogo del convegno confindustriale - padroni, “politici”, yesmen. Una bella soddisfazione vedere tutti gli uomini del noiosissimo establishment bergamasco (c’erano praticamente tutti!) passare a testa china, costretti tra due file di persone che gliela cantavano. Passati anche diversi ragazzini delle scuole superiori, ma non abbiamo capito bene sulla base di quale progetto educativo sono stati accompagnati dalle rispettive scuole al Convegno della Confindustria. E poi, in ritardo, è arrivata pure la macchina di Renzi, come un fulmine, quando purtroppo la verdura marcia si era esaurita per via dei precedenti lanci, o forse perché i pestiferi lanciatori erano un poco distratti. Abbiamo poi saputo che Renzi era attesissimo dai padroni perché avrebbe annunciato nuovi regali fiscali nei loro confronti. La contestazione a Nembro è stata forte, unitaria, determinata. La Bergamo lavoratrice e quella della sofferenza sociale non ne possono più di questo governo autoritario, contemporaneamente populista e antipopolare, schierato dalla parte dei padroni e dei ricchi, intenzionato ancor più dei precedenti a liquidare decenni di conquiste sociali col protesto delle assurde indicazioni di politica economica che giungono dai vertici dell’Unione Europea. C’è da sperare fondatamente che - dopo l’esperienza di ieri - le forze dell’opposizione di classe possano diventare punto di riferimento non più minoritario per tutti i lavoratori, in vista delle prossime mobilitazioni per fermare e ribaltare le politiche che stanno portando al disastro materiale e morale il nostro Paese.

Le altre foto di ieri: qui


Pagina successiva »