(02.10.14) BERGAMO. ASSEMBLEA FAMIGLIE SFRATTATE E ATTIVISTI PER ORGANIZZARE GIORNATA MOBILITAZIONE “SFRATTI ZERO” DEL 10 OTTOBRE

L’Unione Inquilini di Bergamo e gli attivisti degli sportelli sociali hanno promosso una assemblea, giovedi 2 ottobre ore 20.45, per valutare la situazione degli sfratti e le lotte per il diritto alla casa.
Come più volte denunciato, gli sfratti e il disagio sociale conseguenti alla crisi stanno aumentando senza che le autorità preposte, a partire dal governo, mostrino di voler intraprendere alcunché anche solo per alleviare la situazione. Intendiamo rispondere promuovendo attività di mutualismo e rafforzando la presenza nei territori con i picchetti antisfratto.
In particolare discuteremo di come organizzare la partecipazione alla scadenza del 10 ottobre, Giornata di mobilitazione nazionale “Sfratti Zero”. Vogliamo coinvolgere le forze politiche e sociali della bergamasca perché il 10 ottobre sia una giornata di mobilitazione contro la crisi e la precarietà, a partire da quella abitativa. (Per info: 3397728683 -Fabio)

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(03.10.14) BERGAMO. PRESIDIO ANTISFRATTO PER SALVARE GIUSEPPINA. INVALIDA E DISOCCUPATA.

SFRATTI TRIPLICATI MA PREFETTURA E COMUNE DI BERGAMO SONO ASSENTI. UNIONE INQUILINI: “APPLICATE IL DECRETO, BLOCCATE GLI SFRATTI”

* Bergamo, venerdì 3 ottobre, presidio antisfratto dalle ore 9.00, in Via Monte Cornagera 3

Giuseppina è una signora di 57 anni, ha una invalidità pari al 60% ed è disoccupata. Abita in un appartamento in via Monte Cornagera 3 a Bergamo e, siccome è iscritta alle liste speciali per il lavoro dei disabili ma non è mai stata chiamata, non paga l’affitto da diverso tempo. Per questa ragione il padrone di casa, la Società immobiliare “Eudio Immobiliare di Calore Ing. Giuliana snc”, ha deciso di sfrattarla senza preoccuparsi della disabilità ma soprattutto non considerando che tra pochi mesi le verrà assegnata una casa popolare. Il sindacato Unione Inquilini ha chiesto una proroga all’ufficiale giudiziario, il quale l’ha negata. Venerdì 3 ottobre l’ufficiale si presenterà presso l’alloggio di Giuseppina per eseguire lo sfratto con il supporto della polizia.
Questa è solo una delle tante situazioni che si ripetono ogni giorno, e che potrebbero essere evitate se si cominciasse ad applicare la nuova legge sulla morosità incolpevole. Cioè quella che prevede che i comuni ad alta tensione abitativa (in bergamasca: Torre Boldone, Dalmine, Seriate e la città capoluogo) possano bloccare l’esecuzione degli sfratti in attesa di un contributo economico stanziato per questo.
Infatti il governo Renzi, dopo i tanti annunci sensazionali, ha varato un provvedimento che ha una dotazione finanziaria assolutamente insufficiente di fronte alla crescita vertiginosa degli sfratti. Che sono tanti: nel 2013 sono stati emessi 1.002 provvedimenti di sfratto, le richieste di esecuzione sono state 2.055 (+20,74% in più rispetto al 2012) e quelli eseguiti sono stati 560 (+5,86%). Un tentativo timido, ottenuto grazie alle lotte e alle denunce dei sindacati, che va perseguito.
Invece il Comune di Bergamo e la Prefettura sono inadempienti. Per questo gli sfratti continuano ad essere eseguiti nonostante ci sia un decreto che potrebbe bloccarli. Non è rimasta che l’arma estrema della disobbedienza civile. Insieme alle famiglie sfrattate che parteciperanno, venerdi 3 ottobre dalle ore 9 saremo in presidio davati alla casa di Giuseppina a Bergamo, via Monte Cornagera 3, e tenteremo di evitare l’esecuzione dello sfratto. Durante il presidio è convocata una conferenza stampa indetta da Unione Inquilini e ASIA-Usb per persentare i dati degli sfratti in bergamasca e la campagna di mobilitazione per il blocco degli sfratti a Bergamo e in provincia. (A cura di Unione Inquilini e Asia-Associazione Inquilini e Assegnatari; per info: 3397728683 - Fabio e 3485101155 - Massimo)

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(23.09.14) LAVORO. IL GOVERNO DELLA MENZOGNA: IL JOBS-ACT E’ UN ATTO DI MALAFEDE

Riportiamo, condividendolo, l’intervento di Giorgio Cremaschi, sindacalista leader della minoranza Cgil, sulla discussione in merito all’articolo 18 che il Governo Renzi vorrebbe abbattere. Sono ormai più di ventanni che salari e diritti dei lavoratori sono stati erosi progressivamente fino ad arrivare alla situazione attuale in cui l’economia sta crollando proprio per il crollo della domanda da parte dei ceti popolari, con i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E con il lavoro che ormai in ambiti sempre più vasti sta diventando simile alla schiavitù, anche nei nostri territori. E’ tempo di una decisa inversione di tendenza: l’art. 18 non si tocca, ma si deve estendere; basta con la precarietà, riprendiamoci diritti, reddito, giustizia sociale. Anche perché è l’unico modo per salvare l’Italia. Lo sciopero indetto per il 18 ottobre è una buona occasione per dare una scrollone e avviare un altro percorso: per tutte le lavoratrici e i lavoratori, per i precari, i disoccupati, per tutti quelli che stanno pagando per la crisi voluta dalle banche.

Il governo Renzi concede alle imprese libertà di spionaggio sui dipendenti, con telecamere e quant’altro. E questa violazione elementare dei diritti della persona viene da quegli stessi politici che si indignano di fronte a intercettazioni telefoniche della magistratura che tocchino loro o le loro amicizie. Con il demansionamento si afferma la licenza di degradare il lavoratore dopo una vita di fatiche per migliorarsi. E questo lo sostengono coloro che ogni secondo sproloquiano sulla necessità di premiare il merito. Con la riforma degli ammortizzatori sociali si tagliano la cassa integrazione e l’indennità di disoccupazione e per il futuro le si dimensiona in rapporto alla anzianità di lavoro effettivo. Cioè i giovani e le donne prenderanno meno degli anziani maschi. E questo in nome di un modello sociale scandinavo sbandierato dagli estensori del jobsact per ignoranza o per pura menzogna.
Infine si aggiunge agli altri contratti precari, che al di là delle chiacchiere restano e con i voucher si estendono, quello a “tutele crescenti” per i nuovi assunti. Costoro in realtà nella loro crescita non incontreranno mai più l’articolo 18, quindi il loro contratto a tempo indeterminato in realtà sarà finto, perché essi saranno licenziabili in qualsiasi momento. Un contratto a termine al minuto, una ipocrita beffa. L’articolo 18 resterà come patrimonio personale dei vecchi assunti, quindi non solo mano mano si ridurrà la platea di chi usufruisce di quel diritto, ma saranno la stesse imprese a essere poste in tentazione di accelerare il ricambio dei loro dipendenti. Perché tenersi il lavoratore che ha ancora la tutela dell’articolo 18, quando se ne può assumere uno senza, pagato un terzo in meno?
Renzi non fa niente di nuovo, anzi applica il principio classico degli accordi di concertazione: il “doppio regime”. I diritti contrattuali, le retribuzioni, le condizioni di orario e le qualifiche, l’accesso alla pensione, son stati negli ultimi trenta anni ridotti per tutti, ma ai nuovi assunti venivano negati completamente, a quelli con più anzianità di lavoro invece un poco restavano. I diritti non potevano più essere trasmessi da una generazione all’altra, ma diventavano una sorta di rendita personale per le generazioni che abbandonavano il lavoro. Questi accordi, sottoscritti dai sindacati confederali e applauditi dagli innovatori ora fan di Renzi, hanno creato l’apartheid. Renzi stesso mente sapendo di mentire quando sostiene di voler abolire la disparità di diritti, invece tutti i suoi provvedimenti la rafforzano ed estendono. Il jobsact aggiunge ferocia a ferocia, non cambierà nulla nelle dimensioni della disoccupazione anzi i disoccupati aumenteranno, come è avvenuto in Grecia e Spagna che hanno per prime seguito la via oggi percorsa dal governo. Il jobsact non risolverà uno solo dei problemi produttivi delle imprese, soprattutto di quelle più piccole che non hanno mai avuto l’articolo 18, ma che sono in crisi più delle grandi. E allora perché si fa? Perché come scrivevano il 5 agosto 2011 Draghi e Trichet e come aggiungeva nel 2013 la banca Morgan, la protezione costituzionale del lavoro è un lusso che l’Italia non può più permettersi. I padroni d’Europa e della finanza vogliono un lavoro low cost in una società low cost, e tutto ciò che si oppone a questo loro disegno va trattato come un nemico. CGIL CISL UIL in questi anni han lasciato passare tutto, sono state di una passività che il presidente del consiglio Monti arrivò persino a vantare all’estero. Eppure a Renzi non basta ancora, per lui i sindacati devono generosamente suicidarsi per fare spazio al nuovo.
E questa è la seconda vera ragione del jobsact e del fanatismo con cui viene sostenuto: il valore simbolico reazionario dell’attacco all’articolo 18, che Renzi fa proprio per mettersi a capo di un regime. Un regime che non è il fascismo del secolo scorso, ma è un sistema autoritario che nega la sostanza sociale della nostra Costituzione e riduce la democrazia ad una parvenza formale, fondata sul plebiscitarismo mediatico e sull’assenza di diritti veri. Il jobsact è parte di una restaurazione sociale e politica peggiore di quella della signora Thatcher, perché fatta trent’anni dopo. Una restaurazione con la quale si pensa di affrontare la crisi economica per rendere permanenti le politiche di austerità, che, secondo la signora Lagarde direttrice del Fondo Monetario Internazionale, in Europa non son neppure cominciate. Una restaurazione che nel paese del gattopardo richiede un ceto politico avventuriero disposto interpretarla come il nuovo che avanza. Per questo il governo Renzi è il governo della menzogna e l’affermazione della verità è il primo atto di resistenza contro il regime che vuole costruire. (22.09.14, Giorgio Cremaschi, in www.rete28aprile.it)


(20.09.14) SAN PAOLO D’ARGON. INAUGURATA LA NUOVA ALA DELLA SCUOLA MEDIA

Sabato 20 settembre anche i bambini delle elementari e delle medie hanno dovuto partecipare alla cerimonia di inaugurazione delle nuove aule, nuova segreteria e presidenza e delle altre opere (come la sistemazione dell’ingresso di via Locatelli) realizzate a completamento degli edifici scolastici del nostro paese, divenuti nel corso del tempo ristretti a causa dell’aumento della popolazione conseguente alla forsennata espansione edilizia degli scorsi decenni. Presenti le autorità, tra cui il dirigente scolastico, svariati sindaci della zona o loro delegati, i rappresentanti di Prefettura e ufficio scolastico provinciale, nonché il consigliere regionale Pd della Valcavallina. Presente pure una rappresentanza di genitori, che hanno poi gestito pazientemente il rinfresco per bambini e adulti. I bambini, stando seduti per terra in posizione non proprio comoda nella cosiddetta Sala del Sole, si sono dovuti sorbire i vari interventi in un ambiente con pessima acustica e sotto lo sguardo vigile degli insegnanti impegnati farli “stare buoni”. Un po’ di vivacità solo verso la fine, quando gli alunni delle elementari - pantaloni blu e maglietta bianca - hanno cantato guidati da una delle maestre l’inno nazionale e anche quello europeo (che per noi dagli anni Settanta continua ad essere la colonna sonora dell’inquietante Arancia Meccanica di S. Kubrick). Poi gli adulti, autorità e non, sono andati a tagliare il nastro di rito e hanno visitato le nuove strutture della scuola (le aule nuove, non ancora completamente arredate, ma già occupate delle classi, si ritrovano ancora con l’acustica che lascia a desiderare). Per i bambini sono state un paio di ore diverse dal solito, sottratte alla routine della didattica. Alcuni degli alunni più vivaci mi hanno tuttavia voluto confessare che avrebbero preferito fare grammatica, invece di stare seduti con le gambe anchilosate sul linoleum della Sala del Sole. L’intervento all’edificio scolastico - programmato da tempo - è costato circa 575 mila euro, ma pare non c’entri nulla né con gli annunci né con i finanziamenti annunciati dal presidente del consiglio Matteo Renzi.

Cfr. anche L’Eco di Bergamo 20.09.14: qui


(20.09.14) SAN PAOLO D’ARGON. LO STATO MAGGIORE DELLA COMPAGNIA DELLE OPERE E AFFINI NEL NOSTRO EX MONASTERO

Che ci facevano ieri a San Paolo d’Argon il prof. Giorgio Vittadini, anfitrione massimo del noto meeting concluso da poco di Cl a Rimini, e la prof.ssa Valentina Aprea, già sottosegretaria all’istruzione (con la Gelmini) e ora assessore regionale all’istruzione?
Non sono certo venuti per commemorare il XX Settembre anniversario della Breccia di Porta Pia, ma per partecipare, insieme ad autorità civili ed ecclesiastiche, alla premiazione dei diplomati dell’istituto tecnico superiore per marketing e internazionalizzazione delle imprese e per l’informatica industriale.
I responsabili dell’Its di San Paolo d’Argon, una scuola privata di stretta osservanza ciellina, hanno ricordato soddisfatti che “l’88% dei diplomati ha trovato lavoro dopo un anno”.
“Peccato -
ha scritto già qualcuno da San Paolo d’Argon - che questa statistica di per sé straordinaria in un’Italia in cui è disoccupato un giovane su due, non abbia tenuto conto dei precari e degli stagisti che non godranno della possibilità di assunzione vera e propria.Ma si sa, l’autocelebrazione viene prima di tutto”. (cfr. “Il gazzettino di San Paolo d’Argon” disponibile su Google Play).
Un’autocelebrazione tanto più urgente visto che - malgrado i finanziamenti pubblici sempre in crescita - le scuole private in generale stanno perdendo colpi sia come iscrizioni sia come qualità (sembra che gli indicatori non proprio esaltanti della scuola italiana dipendano in buona parte proprio dalle scuole private).
Fa specie comunque ancora una volta constatare come il nostro glorioso ex Monastero, soppresso nel 1797 dal grande Napoleone Bonaparte per metterne i beni a disposizione del “pubblico”, sia oggi una scuola privata dove ogni occasione è buona per le sfilate di personaggi che - con la scusa della sussidiarietà - privatizzerebbero non solo l’istruzione ma anche l’aria che respiriamo, ancor meglio se sotto la triplice benedizione del capitale, di santa madre chiesa e governo (qualunque esso sia, purché privatizzi e foraggi con soldi pubblici la scuola privata).

Ps.

(23.09.14) Riportiamo il commento di una nostra amica in Fb a proposito della scuola superiore ciellina stanziata nel nostro ex Monastero benedettino: “sono andata ad informarmi hanno rette altissime e solo gente molto benestante può permettersela e visto che il lavoro tocca solo a loro si crea un circolo vizioso da cui noi poveretti operai di aziende in crisi e monoreddito siamo totalmente esclusi ! Boh”

Rassegna stampa. BergamoSera 19.09.14: qui; L’Eco di Bergamo 20.09.14: qui

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(12.09.14) SAN PAOLO D’ARGON (bg). AGRONOMIA. A PRESTO STABILIMENTO ANCHE IN BAVIERA. LUCI (E ANCHE OMBRE) NEL BUSINESS DELL’INSALATINA NEL CELLOPHANE

In Italia l’80% della produzione dell‘insalatina di quarta gamma, cioè quella nel cellophane con a senza vasoietto pronta per l’uso, fa capo ad aziende insediate nei nostri paesi. Il nostro concittadino Mario Bellina, scomparso ormai da diversi anni, ne era stato praticamente il pioniere fondando la Ortobel, poi passata alla multinazionale francese Bonduelle che ha spostato alcuni anni fa a San Paolo d’Argon il centro operativo di tutte le sue attività  per l’Italia. Ma c’è anche Agronomia che, fondata nel 2005, nel nostro paese in via Puccini, è cresciuta rapidissimamente piazzandosi ormai al primo posto in Italia. Si tratta di un settore in continua espansione, la cui manodopera - sia nelle serre sia nel confezionamento - è costituita principalmente da lavoratori immigrati. Agronomia - 120 dipendenti solo a San Paolo d’Argon - ha uno stabilimento anche nel Sud, in Puglia, come Bonduelle ce l’ha in in Campania, per coprire la commercializzazione lungo tutto l’anno sfruttando le differenze climatiche. L’annuncio di questi giorni è che Agronomia realizzerà e renderà operativo dal 1° gennaio prossimo uno stabilimento anche in Germania, ad Aufkirchen in Baviera, con un investimento di 13 milioni di euro. Quotata in Borsa dalla primavera scorsa, il titolo di Agronomia in questi giorni è schizzato a un +19,18%. La società ha chiuso il 2013 con un fatturato di 25,4 milioni, che punta a triplicarenel giro di cinque anni. (cfr. L’Eco di Bergamo, 11.09.14: qui). Si è parlato nei giorni scorsi di Agronomia anche in occasione dell’anniversario dei fatti di Chiuduno dell’8 settembre 2013, quando, nel corso di una rissa fra due bande di immigrati indiani, perirono un immigrato e la dottoressa Eleonora Cantamessa che si era fermata per prestare soccorso. Ecco quanto ha scritto Bergamonews.it (07.09.14: qui) “Le indagini portano a battere la pista del caporalato, tra le due bande c’era una rivalità che si sarebbe inasprita a causa di problemi sul lavoro nelle serre di insalata. Il mattino seguente i primi sei indagati erano tutti nelle serre di Agronomia“. Ma di chi è la società Agronomia? “La figura chiave di questa società è Guglielmo Alessio, 55 anni, già leader della Compagnia delle Opere di Bergamo, amministratore delegato del gruppo composto da due società: Agronomia Srl e Jentù”, la società a cui fa capo lo stabilimento in Puglia e di cui è socio anche il noto Antonio Percassi, immobiliarista e patron del’Atalanta. Agronomia ha splendidi risultati economici, ma non sembra davvero brillare nel campo delle relazioni sindacali. E’ “una società - racconta Francesca Seghezzi della Cgil - che rifiuta le deleghe sindacali e noi come sindacalisti non possiamo entrare in azienda”. Ecco di seguito le conclusioni - inquietanti - dell’articolo di Bergamonews.it. “Qui lavorano soprattutto indiani e pakistani: ‘Cinque donne - prosegue Seghezzi - un anno fa sono state licenziate: sono bergamasche e avevano vecchi contratti a tempo indeterminato. Negli anni scorsi tutti i dipendenti, indiani e pakistani, sono stati licenziati e poi assunti con un contratto a tempo determinato agricolo avventizio. Un contratto che permette ai titolari di far lavorare i propri dipendenti per 179 giorni all’anno, gli altri 180 restano in carico all’Inps come disoccupazione’. Un contratto ‘che si trasforma in un vero e proprio ricatto per i dipendenti, se solamente osano opporsi rischiano di essere lasciati a casa senza lavoro’. La sindacalista della Cgil ricorda benissimo l’investimento e la morte a Chiuduno della dottoressa Eleonora Cantamessa e di Baldev Kumar. ‘Si è scoperto che i colleghi chiamavano l’indiano ucciso ‘capo’ e lui li minacciava. Gli inquirenti ci hanno confermato che la lite che costò la vita al medico e anche a un indiano, era per motivi di lavoro, ma nel senso che era legata al mondo del caporalato’. Perché gli indiani non denunciano questa situazione di caporalato? Sono ricattabili? ‘La Legge li tutelerebbe in caso di denuncia, ma rischiano l’espulsione dall’Italia perché scadrebbe il loro permesso di soggiorno, e potrebbero rientrare in Italia solo dopo sette o otto mesi - aggiunge Seghezzi -. Un rischio che nessuno dei lavoratori immigrati, che ha famiglia da mantenere, può permettersi di affrontare. Una denuncia in Italia rischierebbe di avere conseguenze sui familiari che stanno in India’. Chissà se la verità emergerà - conclude Bergamonews.it nell’udienza, fissata per il prossimo10 ottobre, quando Vicky Vicky, difeso dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo, comparirà in tribunale per rispondere del duplici omicidio del fratello Baldev Kumar e della dottoressa Eleonora Cantamessa.”

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FESTA IN ROSSO 2014

a  QUINTANO (frazione di Castelli Calepio - bg)   10 - 14 settembre 2014

Piazzale vicino all’ARCI - Via della Conciliazione

A cura dei Circoli di Rifondazione Comunista della Valcavallina e della Valcalepio - per comunicazioni: tel. 333.8737525 (Claudio)

Tutte le sere: cucina, bar, stand libri, giochi, banchetti delle associazioni

Mercoledì 10 settembre
Ore 19.00: Apertura della Festa
Ore 21.00:  Claudio SALA (segretario del circolo Prc-Valcalepio) presenta i temi della Festa

Giovedì 11 settembre
Ore 21.00:  ASSEMBLEA - “Impoverimento, precarietà, disoccupazione. Dalla crisi non si esce con la guerra fra i poveri né con le campagne razziste”. No alla tassa sugli immigrati a Telgate (e Bolgare). Basta sfratti. Rilanciare le lotte sociali a difesa di salario, diritti, casa, qualità della vita: per tutte e tutti.
Intervengono rappresentanti dei sindacati e delle realtà di base impegnate nelle lotte  per il diritto alla casa e contro il razzismo.
Coordina: Fabio COCHIS (Unione Inquilini bg). Volantino: arabo punjabi (hindi) - francese - italiano

Venerdì 12 settembre
Ore 21.00: ASSEMBLEA - “Le disastrose conseguenze delle politiche del governo Renzi (e della Ue) e la necessità dell’alternativa” Interviene: ANTONELLO PATTA (segretario regionale Rifondazione Comunista). Introduce: Francesco MACARIO (segretario provinciale Rifondazione Comunista)

Sabato 13 settembre
Ore 21.oo: concerto del gruppo LADRI DI POLLI - Tributo a F. de Andrè

Domenica 14 settembre
Ore 12,15: Pranzo Popolare (prenotazioni presso la cassa della Festa oppure telefonando a 338.9759975-Maurizio)
Ore 21,00: Comizio di EZIO LOCATELLI della direzione nazionale di Rifondazione Comunista

Tutte le sere BANCHETTO per
* iscriversi a Rifondazione Comunista e ai Giovani Comunisti
* iscriversi alle mail list di Prc-Valcalepio, Prc-Valcavallina, Federazione provinciale
* informazioni e materiali sull’attività e l’iniziativa politica di Rifondazione Comunista nei nostri territori
Inoltre si può:
* FIRMARE le  4 proposte referendarie della campagna “Stop Austerity” (cfr. QUI)
* ADERIRE alla CLASS ACTION per ilRimborso dote scuola 2013-14 Regione Lombardia” studenti scuola pubblica (cfr. QUI)


(08.09.14) TELGATE (bg). DEGLI INCUBI XENOFOBI DEL SINDACO SALA E DELLA SUA GIUNTA

Il Sindaco leghista di Telgate, secondo dopo Bolgare a introdurre la tassa razzista sugli immigrati con il pretesto del “certificato di idoneità alloggiativa”, ha annunciato (cfr. Bergamonews 08.09.14: qui) che la sua Giunta ha rinunciato al bando per il contributo affitto alla famiglie in difficoltà in quanto sarebbero favorite le famiglie di origine straniera con un Isee più basso a causa della figliolanza più numerosa.
Sarebbe indubbiamente da approfondire questa sorprendente sollecitazione malthusiana, in un Paese, come l’Italia, agli ultimi posti nel mondo come tasso di natalità e tasso di fecondità, se non fosse evidentemente il prodotto di menti malate, ansiose soprattutto di creare problemi agli stranieri e discriminare i poveri.
Visti i gravi disagi che conseguirebbero dalla mancata erogazione del contributo regionale affitti alle famiglie, che poi non sarebbero in grado di corrispondere l’affitto ai proprietari (ma… che diranno allora costoro?), chiediamo con forza che le autorità preposte provvedano tempestivamente - anche attraverso commissariamento - al bando per il fondo sostegno affitti nel comune di Telgate, nonché ad intervenire per inibire l’orrenda tassa razzista sugli immigrati (i diritti di segreteria a 325 euro per un certificato che costa poco o nulla al Comune).
Suggeriamo invece al Sindaco di Telgate di mettere a disposizione anche la sua sagacia per mettere in campo politiche della casa che portino ad una riduzione degli affitti, con conseguente beneficio sia dei cittadini italiani sia di quelli stranieri, correggendo così quelle distorsioni del mercato della casa che - malgrado la crisi - mantiene alti i canoni e per ciò stesso è fonte di sofferenza, di procedure di sfratto per insolvenza (anche se incolpevole) e conseguenti tensioni sociali.
Rifondazione Comunista fa appello perché queste provocazioni e gli atti amministrativi inconsulti siano stigmatizzati, denunciati e respinti; invita gli interessati e tutte le forze che credono nella civiltà e nella democrazia allincontro pubblico dedicato a questi temi, che si terrà presso la nostra Festa in Rosso, a Quintano di Castelli Calepio, giovedì 11 settembre, ore 21.. (Bergamo, 08.09.14, iIl segretario provinciale Prc: Franco Macario, il segretario del Circolo Prc -Valcalepio: Claudio Sala)


(20.08.14) TRESCORE BALNEARIO. SERVE UNA CASA PER AZISA, MOUSTAFA E LE LORO TRE BAMBINE

Fra le diverse procedure di sfratto in corso nella nostra zona vogliamo parlare di quella che ha coinvolto la famiglia di Mustafà e Asisa e che sta giungendo entro breve alla sua fase finale, quella dello sgombero esecutivo previsto nella mattinata del 15 settembre.
La storia di Mustafà è come quella di tanti immigrati che - prima che scoppiasse la crisi - pensavano ormai di essere sulla strada buona dell’integrazione e perfino di un po’ di benessere.
Giunto in Italia, dalle nostre parti, nel 1997 ha sempre lavorato nell’edilizia come “ferraiolo”; è riuscito a prendere una casa con un mutuo e a ottenere il ricongiungimento familiare.
Mustafà e Asisa hanno tre figlie: una di 11 anni che frequenta la seconda media, una di 8 anni alle elementari e la più piccolina di 3 anni. La moglie Azisa aspetta ora un quarto bambino che dovrebbe nascere proprio nei giorni in cui è prevista l’esecuzione dello sfratto.
Era andato tutto a gonfie vele per qualche anno, ma poi Mustafà ha perso il lavoro e non è più riuscito a pagare il mutuo perdendo così la casa e le rate pagate.
Le banche non guardano in faccia a nessuno; la casa è andata all’asta e a Mustafà è subentrato un altro proprietario, un immigrato indiano che ha avviato la causa di sfratto, liberando la banche così le banche anche da questa incombenza.
Con il sindacato Unione Inquilini abbiamo chiesto l’intervento del comune di Trescore perché anche a Mustafà, venga garantita una sistemazione alternativa.
Abbiamo ricordato nelle scorse settimane al nuovo sindaco di Trescore , la signora Donatella Colombi, ancora alle prime armi come amministratore, che in paese ci sono ancora sette o otto appartamenti costruiti con soldi pubblici, ma vuoti da tre anni perché l’Aler li ha destinati al cosiddetto “canone moderato”, di poco inferiore a quello di mercato, riservato ad inquilini che hanno un reddito non basso.
Alloggi pubblici vuoti, a fronte di numerose famiglie che stanno perdendo casa come Mustafà e a fronte di una lunga lista di famiglie che chiedono alloggi a canone sociale.
E, anche per quanto riguarda l’edilizia privata, tutti sanno che anche a Trescore ci sono un sacco di case vuote, perché le persone non ha più i soldi per pagarle.
“Nessuna casa senza persone, nessuna persona senza casa”: è questa la parola d’ordine del movimento per la casa a livello internazionale, globale, e la condividiamo fino in fondo!
Per questo non intendiamo lasciare soli Mustafà e la sua famiglia, e nemmeno tutte le altre famiglie che si trovano in situazione analoga. (Sportello Sociale Autogestito - Valcavallina, tel. c/o 338.9759975)

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(05.09.14) TELGATE/BOLGARE. Le tasse (razziste) sugli immigrati. E’ così che la Lega pensa di “fare cassa”?

Il “nuovo” (si fa per dire) corso della Lega Nord, dopo il mediocre risultato elettorale del maggio scorso, e dopo il totale fallimento delle sue vecchie politiche (dove è il “federalismo”?) ormai si sta riducendo alle campagne razziste stile Ku Kux Klan.
Lo dimostra l’odiosa e assurda canea che anche in bergamasca è stata lanciata dai leghisti contro l’ospitalità ai profughi e richiedenti asilo che fuggono dalle guerre dai Paesi del Medio Oriente e del Mediterraneo.
E lo dimostra quanto sta succedendo nei nostri paesi amministrati dalla Lega Nord, come a Telgate e a Bolgare, dove i sindaci hanno pensato bene di istituire super tasse rispettivamente di 325 e 500 euro per il documento di idoneità alloggiativa, che i migranti - e solo i migranti - devono presentare, anche più volte all’anno per le pratiche legate al permesso di soggiorno, al lavoro, alla residenza.
Sono certificazioni che impegnano molto poco gli uffici comunali, e per le quali di solito i comuni chiedono pochi euro o addirittura rilasciano gratuitamente.
A Bolgare la trovata del sindaco è già stata bocciata da un tribunale, che ha già ingiunto all’amministrazione comunale di restituire quanto indebitamente riscosso e, in più, di pagare le spese legali.
Rimane però ancora in vigore a Telgate, senza dimenticare che in entrambi i comuni anche prima dei mega aumenti il costo dei certificati erano comunque fra i più alti della provincia.
Ciò che guida la Lega è l’idea di far pagare la crisi proprio ai più poveri o, in ogni caso, di gestire la crisi incitando alla guerra fra i poveri in un momento in cui le politiche del governo e dell’Unione Europea sono orientate con ferocia proprio a tagliare servizi e risorse per le politiche sociali, in un quadro di crisi economica che, dopo 6 anni, sta portando sempre più malessere in strati sociali che ormai accusano situazioni di bisogno e indigenza prima inimmaginabili.
Sono queste politiche che vanno combattute e ribaltate, per ridurre il potere di banche e finanza, aggredire le grandi ricchezze, il privilegio e la rendita detenute da un pugno di persone a discapito di tutti.
Chi vorrebbe gettare in mare i profughi o costringere all’apartheid i migranti, o speculare per qualche voto con la guerra fra i poveri, porta soltanto acqua al mulino della finanza, delle banche e del privilegio.
All’inizio del secolo scorso costoro si chiamavano fascisti e nazisti: dobbiamo ricordarlo tutti cosa successe e come finì quella storia.

Si questi temi:

* Sabato 6 settembre, ore 9.30, a Telgate in Piazza Vittorio Veneto davanti al Comune, MANIFESTAZIONE (a cura comitato antirazzista 500 euro)

* Giovedì 11 settembre, ore 21, a Quintano di Castelli Calepio, presso la Festa in Rosso, INCONTRO PUBBLICO

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