(28.11.13) BERLUSCONI. LA DECADENZA E’ UN BENE, MA C’E’ POCO DA STARE ALLEGRI

La parte di “casta” - quella meno presentabile - che Berlusconi si porta ancora dietro potrebbe tentare  qualche altra sortita, ma ormai lui non è più il governante carismatico che smantellava stato sociale e democrazia avendo convinto che all’uno e all’altra erano preferibili i pacchi dono e le happy hour da sorseggiare travestiti in abiti da “vincenti”. Il capitale - dopo aver rafforzato in silenzio la sua presa standosene all’ombra dell’Unto - non tollera più che che i vantaggi sproporzionati alla fazione di Berlusconi  possano compromettere gli interessi del “tutto” e rendere meno pianificata la rapina ai danni dei lavoratori e dei deboli, puntualmente accelerata dai governi Monti e Letta. La “decadenza” di ieri non cambia niente nei rapporti fra le classi sociali: i ricchi continueranno ad essere sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, una parte di questi ultimi peraltro ancora convinti - dopo la ventennale pedagogia del Nano, della Lega Nord e anche di altri - che la povertà sia pura responsabilità delle vittime e che lo stato sociale rappresenti un lusso che non possiamo più permetterci. C’è pertanto veramente poco da festeggiare dopo la giornata di ieri. A meno che - a questo punto - non si caccino via pure i direttori d’orchestra del capitale, purtroppo ancora saldamente sul podio a dirigere la marcia funebre al funerale dei diritti dei lavoratori, della giustizia sociale e della democrazia. (28.11.13)