(20.09.13) SAN PAOLO D’ARGON. SERATA ANTIMAFIA CON LA “BIBLIOTECA POPOLARE PEPPINO IMPASTATO” (AUTOGESTITA)  DI BERGAMO-COLOGNOLA - REPORT

Si è tenuto mercoledì scorso l’incontro dedicato alle “mafie al Nord”, che ha concluso le iniziative promosse dall’Amministrazione comunale e dalle associazioni locali sul tema “Voglia di legalità”. Davanti ad un pubblico numeroso e attento, composto in gran parte da giovani (la sala consiliare era praticamente piena), il primo ad intervenire è stato Ettore Trozzi, della Biblioteca popolarePeppino Impastatato” di Bergamo-Colognola, che ha innanzitutto ricordato la figura di Peppino Impastato, nonché la vicenda della Biblioteca civica di Ponteranica, a lui intitolata, a cui il sindaco leghista, fra i primissimi atti del suo mandato, aveva voluto sostituire l’intitolazione, suscitando un ampio movimento di indignazione in tutta la provincia. La Biblioteca di Colognola è nata poi negli anni successivi per iniziativa di un gruppo di giovani, sia per ricordare Peppino Impastato sia per creare anche a Bergamo uno spazio dedicato alla ricerca e alla riflessione sul fenomeno mafioso, che solo la disinformazione e una retorica nordista continua a ritenere un fenomeno esclusivo di alcun delle regioni italiane.
L’impatto della criminalità mafiosa riguarda tutto lo stato nonché - in particolare - la storia ultima del nostro Paese, come appare in modo sempre inquietante da quella trattativa stato-mafia che avrebbe accompagnato, fra una strage e l’altra, il passaggio dalla Prima alla seconda repubblica agli inizi degli anni Novanta e portando all’isolamento, allora, dei magistrati Falcone e Borsellino, assassinati, e, al giorno d’oggi, al tentativo di ostacolare le indagini condotte dai magistrati parlermitani sulla “trattativa” stessa. E’ su questi aspetti che è intervenuta Giovanna Pedroni, che ha presentato le ultime iniziative di “Agende Rosse”, il movimento nato per volontà di Salvatore Borsellino e che prende nome dal colore dell’agenda del fratello, il magistrato Paolo Borsellino, sparita misteriosamente dopo la strage di via D’Amelio. Il movimento opera al fine di stabilire verità e giustizia per le stragi del 1992 e del 1993 e per “proteggere” i magistrati che si occupano dei processi legati alle stragi dai ripetuti attacchi politici e giornalistici o che subiscono minacce mafiose, come avvenuto recentemente per il pm Nino di Matteo.
L’ultima relazione della serata è stata quella di Marco Fraceti, dell’Osservatorio antimafia di Monza e Brianza dedicato anch’esso a Peppino Impastato. Fraceti ha parlato di Expo 2015, descrivendone attraverso slides dettagliate, cifre, nomi e cognomi, l’organigramma di quanti sono stati designati a guidare tutta l’operazione che dovrà portare, a Milano, all’apertura nel 2015 della grande esposizione, che in questi tempi di crisi ci verrà a costare più di una dozzina di miliardi, comprendendo alcune grandi opere giustificate con Expo 2015, ma che con l’esposizione non c’entrano molto né c’entrano con le reali necessità della Lombardia. Ne emerge un quadro inquietante per molteplici aspetti e che giustifica le preoccupazioni riguardo il rischio di infiltrazioni. Per riassumere il senso della relazione di Fraceti, riportiamo un articolo di qualche tempo fa dell’Osservatorio antimafia di Monza e Brianza, diretto da Fraceti stesso.
“Come amministratore delegato di Expo 2015 è stato designato Giuseppe Sala. Controllore e controllato nella stessa persona. Un conferimento di poteri degno della nomenclatura russa di putiniana memoria. Infatti intorno ad expo sta crescendo un gruppo di potere che ruota attorno alla CDO, alla Lega delle Cooperative e ad imprese dell’area grigia dell’imprenditoria lombarda che fa arrossire le oligarghie economiche all’ombra del Cremlino o del Pentagono. Per altro un gruppo di potere già sotto i riflettori di inchieste della Magistratura. Inoltre il governo del “fare” e delle “larghe intese” allenta la morsa dei controlli su appalti e su gestione dei cantieri; il tutto nascosto dalla parola semplificazioni: così tutti i protocolli sottoscritti e i quintali di parole spesi per la “lotta alla infiltrazione della mafie negli appalti” oppure sulla “sicurezza nei cantieri” si dimostrano per quello che erano; vuote e fumo negli occhi per l’opinione pubblica. Così oggi un uomo solo al comando Sala decide di appalti come l’omologo ad di Infrastrutture Lombarde Rognoni che tiranneggia impunito negli appalti da anni in Regione Lombardia. Così per la semplificazione sparisce il DUVRI (documento unico valutazione rischi interferenze) il documento che doveva essere sottoscritto dalle imprese esterne che lavorano in un cantiere. Il DUVRI è uno dei documenti che serviva per eventuali controlli su legalità e illegalità della imprese appaltanti e subappaltanti. Col DUVRI sparice anche il DURC (documento unico regalarità contributiva) che le imprese esterne nei cantieri dovevano allegare alla documentazione. Col DURC era possibile stabilire se i lavoratori delle imprese in appalto e subappalto erano regolari o meno. Così dietro la parola magica delle semplificazioni il governo “del fare” permette di far diventare l’expo 2015 la fiera dell’illegalità e farla diventare la più grande lavanderia di denaro sporco nella storia degli affari in Italia. Dunque le famose opportunità di cui vaneggiano sindaci, presidenti di regione e provincie lombarde sono quelle delle cricche politiche e delle caste economico-criminali già al lavoro per speculare e lucrare mentre si distruggono e si devastano ambiente, territorio e la democrazia. Dopo questi provvedimenti la politica dimostra il totale asservimento ai poteri criminali e alla Magistratura si rende più difficile la possibilità di far emergere le illegalità rese “legali” da provvedimenti governativi scandalosi. Con questi provvedimenti lo Stato indebolisce il contrasto e rafforza la mafia imprenditrice.”
Pur di fronte a un quadro come questo, non bisogna scoraggiarsi. Il fenomeno mafioso va combattuto là dove c’è malaffare, e in Lombardia il malaffare nell’intreccio tra politica e poteri economici è tutt’altro che fenomeno marginale. La lotta alla mafia e al malaffare non può essere delegata solo alla magistratura. Serve rafforzare un movimento di consapevolezza, di cittadini e lavoratori, di partecipazione, lotta civile e democratica, vigilanza, dal basso e senza delega. Come - per esempio - in Val di Susa… (20.09.13 - alternainsieme.net)

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