(31.1O.12) MONTELLO. LA MONTELLO SPA CHIEDE LA VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE PER UN PROGETTO DI “MODIFICA SOSTANZIALE E INTEGRAZIONE IMPIANTI”

Dal 29 ottobre risulta pubblicato nell’Albo pretorio del Comune di Montello l’avviso ufficiale della richiesta di V.I.A. presentata alla Provincia di Bergamo dalla Montello Spa relativamente ad un progetto di “modifica sostanziale e integrazione impianti” nel proprio sito produttivo dedicato al recupero e trattamento dei rifiuti. Già qualche settimana fa il titolare della Montello Spa aveva annunciato 20 milioni di investimenti nell’azienda, escludendo la realizzazione di un eventuale inceneritore (cfr. alternainsieme.net 12.10.12: qui), mentre nella primavera scorsa l’Amministrazione comunale aveva modificato le normative degli strumenti urbanistici togliendo il divieto di incenerimento rifiuti e altre limitazioni che prima gravavano sul comparto urbanistico in cui ha sede l’insediamento industriale. “Il progetto in questione - si legge nell’avviso della Montello Spa - prevede l’ottimizzazione, il potenziamento e l’integrazione degli impianti esistenti con l’incremento dei flussi dei rifiuti conferiti e la realizzazione di nuove unità di trattamento rivolte all’utilizzo di fonte energetiche già disponibili (emissioni aeriformi calde)”. Il progetto dell’opera, lo studio di impatto ambientale e la sintesi non tecnica sono disponibili e consultabili presso il municipio di Montello, oltre che presso gli uffici dell’Amministrazione provinciale (”settore ambiente”). A breve tutta la documentazione dovrebbe compararire anche nel sito della Regione Lombardia www.silvia.lombardia.regione.it. Entro sessanta giorni è possibile presentare alla Provincia “istanze, osservazioni e ulteriori elementi conoscitivi”. Già le realtà ambientaliste locali hanno dichiarato il proprio impegno ad analizzare e studiare attentamente gli atti. Chiediamo da parte nostra che anche le amministrazioni comunali e gli uffici tecnici dei comuni vicini acquisiscano la documentazione e formulino le proprie osservazioni. (Avviso dall’Albo on-line di Montello 29.10.12: qui)

RASSEGNA STAMPA. Bergamonews.it 01.11.12: qui; Giornaledibergamo.com 01.11.12: qui; Bergamo.corriere.it 02.11.12: qui

Le nostre precedenti info: qui


(04.11.12) LUZZANA. BANCHETTO RACCOLTA FIRME REFERENDUM PENSIONI - LAVORO - REDDITO - DIARIA PARLAMENTARI

* Domenica 4 novembre, ore 9.00 - 12.00, banchetto in Piazza Meli a Luzzana (il banchetto si terrà anche in caso di pioggia)

Oltre alla Proposta di Legge di iniziativa popolare per il “reddito minimo garantito”, si potrà firmare per i referendum: contro le manomissioni dell’articolo 18, per ripristinare la centralità del contratto nazionale di lavoro (abrogazione articolo 8), per abrogare la “riforma Fornero” e per eliminare la diaria dei parlamentari. (Presentarsi con documento di riconoscimento; per altre info tel. 349.8782624 - Tiziano)

Referendum 2012, le nostre precedenti info: qui


(28.10.12) ROMA. IERI IL “NO MONTI DAY”
Brutti, sporchi e cattivi (se ci volete vedere così), ma senza le fette di salame agli occhi. [le nostre foto della manifestazione: Qui]

(25.10.12) AFGHANISTAN MUORE UN ALTRO SOLDATO ITALIANO

E’ avvenuto vicino ad Herat in uno scontro a fuoco con gli insorgenti. L’alpino deceduto si chiama Tiziano Chierotti, 24 anni. Altri tre militari italiani sono rimasti feriti. In altri episodi di guerra uccisi quest’oggi in Aghanistan anche due soldati americani e due inglesi.

VIA DALLA GUERRA!



(24.10.12) REGIONE LOMBARDIA. LOCATELLI (PRC): PER UNA ALTERNATIVA AL CORROTTO SISTEMA DI POTERE IN LOMBARDIA C’E’ BISOGNO DI PIU’ SINISTRA

Ezio Locatelli, già consigliere e segretario regionale della Lombardia, attualmente segretario provinciale Prc di Torino, interviene sulla crisi della Regione Lombardia:

“Adesso con gli arresti eccellenti, le indagini che si susseguono su tangenti e favori intercorsi tra imprenditori, assessori, esponenti politici vari, uomini della Compagnia delle Opere tutti scoprono l’acqua calda. Il sistema di potere legato a Formigoni è un sistema perverso, Formigoni - che pure vuole continuare a condurre il gioco - va mandato a casa. D’accordo ma tanti detrattori dell’ultima ora dove sono stati in tutti questi anni di privatizzazione e di degrado della cosa pubblica? Anni in cui, molte volte da soli, nel silenzio degli organi d’informazione, ci siamo battuti contro il business dei rifiuti, l’affarismo delle grandi opere inutili, la privatizzazione della sanità, i finanziamenti facili alle scuole private, la distruzione del territorio, le grandi operazioni immobiliari, i megacentri commerciali. Tantissime denunce, tantissime battaglie rivolte contro una sempre più evidente e spregiudicata commistione tra politica e affari.

Di una cosa siamo certi. Malgoverno e corruzione di là dalla disonestà o dubbia moralità di singole persone sono il frutto di un sistema di potere e di governo che, in specie in Lombardia, ha dato centralità agli interessi di mercato e d’impresa, deregolamentato e privatizzato la gestione della cosa pubblica, attuato una trasformazione radicale del concetto di bene pubblico. Una strategia impersonata a pieno titolo dagli esponenti del Pdl e della Lega ma che in non pochi casi ha goduto del favore di esponenti di schieramenti diversi fino all’intrallazzo politico, la presentazione in non pochi comuni, in occasione delle ultime elezioni amministrative, di liste civiche trasversali incapaci di qualsiasi cambiamento.

Siamo orgogliosi della nostra estraneità a questa politica degradata e del fatto che non abbiamo mai taciuto. Adesso, se in Lombardia si vuole costruire una possibilità di cambiamento, si deve immaginare una alternativa di modello sociale e politico imperniata sulla difesa dei diritti sociali, la dignità del lavoro, la difesa dei beni comuni, dell’ambiente. Per questo, oltre ad uno schieramento alternativo a Formigoni e alla Lega, c’è bisogno di più sinistra, di più unità di tutte le forze di sinistra. Questo è l’impegno da portare avanti come Rifondazione Comunista”. (Bergamo, 24.10.2012)

Il blog di Ezio Locatelli: qui



(22.10.12) POLITICA. “UNA CURIOSA OMISSIONE”

* “Nel documento per le primarie Pd e alleati non citano Monti”. Intervento di Fausto Bertinotti

Le elezioni si avvicinano e con il voto riaffiorano, nella sinistra, appena riverniciati i suoi vizi più antichi. Siccome sembra aver ereditato dalla sua storia, non le virtù, ma soltanto i vizi, questi stessi diventano come dei tic così grandi da prendere il posto della fisionomia intera del suo protagonista.

Si comincia, va da sé, dalla demonizzazione della sconfitta. Dato lo schieramento elettorale che il centro sinistra (o progressista che sia) si dà e la sua piattaforma di massima, chi lo critica lo fa perché innamorato della sconfitta. La sconfitta è, del resto, solo e nient’altro che una condanna che può colpire il “popolo dei cancelli” nei 35 giorni di lotta alla Fiat, come i referendari per l’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori o come la Fiom che si oppone a Marchionne a Pomigliano. Funziona anche come monito per il futuro.

Forse, bisognerebbe essere Mao Tse-Tung per pensare che da una certa sconfitta può persino venire una lezione più carica di futuro che da una vittoria. O, almeno, bisognerebbe essere il vecchio Consiglio di fabbrica di Mirafiori.

Dal marchio della vocazione alla sconfitta, si passa poi, per la scelta del male minore e per l’orrore per la testimonianza e si giunge alla conclusione che ciò che conta è la contesa per il governo e dunque il “voto utile”. Ma utile a chi? Utile a che cosa?

Quando la sinistra politica corrispondeva a un’istanza di trasformazione, la questione del governo veniva indagata, in primo luogo, come possibilità di concorrere ad essa. Allora, per stabilire se ci si potesse e dovesse o no candidare a governare, venivano indagate la materialità delle condizioni oggettive, il rapporto di forza tra le classi e il favorevole o meno disporsi della soggettività e, infine, l’adeguatezza del sistema delle alleanze.

Il dibattito dei primi anni ‘60 in Italia ne fa testo, specie nell’elaborazione di chi fu definito riformista-rivoluzionario. Altri tempi, ma questione non derubricata a meno di cadere, come oggi, nella voragine della governamentalità.

Eppure i fatti hanno, come si usa dire, la testa dura e neppure i tic più forti li possono scavalcare. C’è sul campo, in primo luogo, il governo Monti. Il documento per le primarie del Pd e dei suoi alleati non ne parla. Mi pare curioso che l’omissione venga considerata una buona cosa. Il governo Monti è una realtà che, a sua volta, ha modificato la realtà. Non è una parentesi che, crocianamente, possa chiudersi per esaurimento del compito.

Esso è, invece, un fattore costituente, interno a un più ampio processo che investe l’Europa. Nato e cresciuto su una soppressione della democrazia, cogeneratore di un modello economico socialmente regressivo, di cui con i suoi atti ha costituito dei presidi che investono il presente e il futuro: l’affermazione della centralità delle politiche di bilancio come risposta alla crisi attraverso la parità di bilancio in Costituzione; l’accettazione dei trattati europei e il fiscal compact; la demolizione di parti significative dello stato sociale (i provvedimenti pensionistici), dei diritti dei lavoratori (la menomazione dell’articolo 18 e la legge sul mercato del lavoro), la mutazione ulteriore del ruolo del sindacato con la soppressione (condivisa?) dell’autonomia contrattuale di quest’ultimo.

Se non ne parli, non è che tutto ciò evapori. Semplicemente e drammaticamente hai accettato che il tuo programma di governo non  si ponga il problema di bonificare il terreno economico e sociale da questo impianto di controriforme, con cui ti appresti a convivere, sfuggendo al quesito su quanto di ciò di cui parli come oltrepassamento del montismo sia compatibile con questo stesso impianto, la cui vocazione dominante è iscritta nella potente vittoria ideologica del nuovo capitalismo e nel pratico rovesciamento della lotta di classe (ora agita dal capitale contro il lavoro, oltre che dalla ridicola proclamazione della scomparsa del conflitto tra l’impresa e il lavoro). Il montismo è una prigione: o ti proponi di romperla, e già così è difficile che tu possa riuscirci, o essa, inevitabilmente, ti ingabbia.

L’Europa reale è l’elemento sovraordinatore di queste politiche. Non è il caso di tornare ad analizzare la disastrosa linea di condotta dettata dalla troika ai paesi europei e assunta dai suoi governi come una nuova ortodossia. Se ne discosta ormai il Fondo Monetario Internazionale che denuncia l’impraticabilità del perseguimento degli stessi obiettivi dichiarati in materia di deficit e di debito mentre esplode la disoccupazione di massa. E’ una linea criticata da tempo da ampi settori di studiosi dell’economia. E’ una linea che provoca una drammatica crisi sociale e l’esplosione di conflitti (purtroppo non messi a valore da nessuna grande organizzazione sociale o politica, tranne eccezioni, in Italia leggi Fiom).

Eppure, malgrado tutto ciò, l’Europa reale prosegue sulla linea di austerità, perché la scena attuale della competitività delle merci (mercati) considererebbe incompatibile con essa il modello sociale e il contratto europeo. I governi si sono rivelati del tutto impermeabili a ogni ordine di critica, perché parte organica della costruzione dell’Europa reale oligarchica e definita dalle forze motrici del capitalismo finanziario. Chi scommetteva sul mutamento del colore politico dei governi come possibilità di cambiamento di questa politica è smentito dai fatti. Francia di Hollande compresa. Regge sempre il compromesso a guida tedesca.

Come ne esci? Con la collaborazione con le “forze del centro liberale”? Ma l’Europa reale non è solo il modello economico sociale imposto dall’ascesa del capitalismo finanziario globalizzato e dalle risposte date dal suo governo reale alla crisi. E’ un’Europa postdemocratica, nella quale la democrazia rappresentativa, sia al centro della sua costruzione che nei paesi membri, è mutilata. Bobbio diceva che la democrazia senza la democrazia economica smette di essere democrazia. Nel Continente la democrazia economica è sostituita dal comando dell’impresa e del mercato e quella rappresentatività è ridotta a simulacro. Le assemblee elettive sono casse di risonanza degli esecutivi. A loro volta il concerto intergovernamentale che ha diretto le politiche europee è guidato dalla troika. La cessione di sovranità è verso una sovranità senza popolo: un’oligarchia tecnocratica ha sostituito la democrazia.

In questo quadro la domanda di più Europa (in se giusta e necessaria) si rovescia in una sua maggiore integrazione all’insegna della “condizionalità”, cioè dell’imposizione alle politiche nazionali di una ferrea compatibilità con le politiche di bilancio e con i parametri di competitività adottati centralmente. Il vincolo esterno riduce il vincolo interno (i bisogni e i diritti sociali) a pura variabile dipendente. Per noi, in Italia, è il ribaltamento della democrazia concepita dalla Costituzione repubblicana.

Se le forze del centrosinistra che si candidano a governare ignorano tutto questo, come accade nel documento per le primarie con cui viene scelto il leader, se cioè ignorano le forze avverse e la loro organizzazione si condannano in realtà alla continuità delle politiche in atto, almeno nel loro nucleo portante (parità di bilancio, fiscal compact, logica dei trattati). Se ignori il governo reale, non perciò esso scompare e, allora, il governo formale, quand’anche fosse il tuo, sarebbe irretito nelle sue potenti maglie. E come dicono quelli di Occupy Wall Street gli elettori si troverebbero a scegliere tra la Cola Cola e la Pespi Cola. Ci sono situazioni e momenti in cui il governo, per le forze di sinistra, si rivela un miraggio, quando lo raggiungi esso è scomparso nella realtà. La traversata nel deserto, che certo è assai difficile, richiederebbe allora di sfuggire al miraggio e cercare nuove piste. (Fausto Bertinotti, 18 ottobre 2012, da www.alternativeperilsocialismo.it)


(20.10.12) FREEDOM FLOTILLA III. LA MARINA MILITARE ISRAELIANA FERMA E ABBORDA LA NAVE SOLIDALE ESTELLE DIRETTA A GAZA

Il veliero finlandese Estelle, che ha a bordo attivisti per i diritti umani e membri dei Parlamenti di diversi Paesi europei, è diretto a Gaza in missione di pace. Gli attivisti a bordo spiegano che la nave è disarmata, in missione umanitaria e di pace, con cargo ispezionato più volte, equipaggio con dichiarate intenzioni non violente, in rotta da acque internazionali direttamente in acque territoriali di Gaza. Estelle, oltre ad una ventina fra parlamentari europei ed attivisti, trasporta 2 alberi di ulivo, 41 tonnellate di cemento, sedie a rotelle, deambulatori, stampelle, stetoscopi ostetrici, libri per bambini, giocattoli, 300 palloni da calcio, strumenti musicali, attrezzature teatrali, radio VHF. E’ la terza volta che la Freedom Flotilla tenta di violare il blocco imposto da Israele alla Striscia di Gaza e portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Il primo tentativo, nel 2010, si concluse con l’abbordaggio di una delle navi, la Mavi Marmara, da parte delle teste di cuoio israeliane e l’uccisione di nove attivisti turchi, innescando una crisi diplomatica tra Ankara e Tel Aviv non ancora risanata. Nel 2011, alla delegazione di imbarcazioni non venne concessa l’autorizzazione a lasciare i porti greci. Due navi violarono l’ordine ma furono intercettate dalla guardia costiera di Atene mentre una terza fu bloccata dalle forze israeliane e scortata ad Ashdod. Fra i pacifisti a bordo della Estelle l’ebreo italiano Marco Ramazzotti Stockel, 65 anni, che da oltre 35 lavora nel settore della cooperazione. “Scrivete il mio secondo cognome, per favore, - scrive Stockel sul sito di Freedom Flotilla - così capiscono che sono ebreo, e che se lotto contro l’occupazione, è proprio per gli ebrei, è a loro che fa male, oltre che ai palestinesi, l’occupazione. Io sono cresciuto in un paese musulmano, - continua Stockel - sono vissuto in 12 paesi musulmani, il mondo musulmano è un mondo che mi è profondamente congeniale, gli arabi sono miei fratelli. Non è possibile immaginare che un ebreo possa pensare che la propria salvezza, dalla shoah ai progrom, venga dal maltrattare altre popolazioni. I palestinesi sono dei maltrattati”.


(19.10.12) SCUOLA. LA SCUOLA PUBBLICA DI NUOVO SOTTO ATTACCO. UN APPELLO DEI DOCENTI DEL LICEO “MAMIANI” DI ROMA

Sottoscrivi l’appello: “No alla privatizzazione della scuola statale. No alla fine della libertà di pensiero per i docenti”

Dopo i durissimi attacchi dei Governi Berlusconi alla Scuola Statale, molti Docenti avevano sperato che, con il Governo del Professor Monti, la professionalità dei suoi Colleghi dei vari ordini di Scuola sarebbe stata finalmente riconosciuta, rispettata, onorata. Purtroppo la speranza si è dimostrata ancora una volta mal riposta. Ancora tagli agli organici. Otto anni di blocco sugli stipendi (con perdita dal 2006 del 25% del potere d’acquisto), senza più nemmeno l’indennità di vacanza contrattuale.
Un patente disprezzo per il quotidiano lavoro dei Docenti spinge la nostra classe politica e dirigenziale persino ad ipotizzare un aumento secco di sei ore di insegnamento settimanale, un’ipotesi assurda che non tiene assolutamente conto né di quello che significa insegnare, né della fatica intellettuale che questo comporta, sia in termini di preparazione di lezioni che di lavoro con gli studenti. (Questa ipotesi sarà estesa anche ai docenti universitari? O è un regalo solo per chi insegna negli ordini di scuola precedenti alla formazione universitaria? E il Ministro pensa che l’insegnamento in questa fase sia una trasmissione pedestre? L’opera di catechizzazione era del regime fascista, e ci risulta che questo sia stato superato e che la nostra Costituzione affidi alla scuola ben più alti compiti…. Ma non dobbiamo essere certo noi a spiegarlo ad un Ministro della Repubblica…). Se tale scriteriata ipotesi è stata partorita in base ad una logica puramente ragionieristica, ciò significa che essa ha come scopo solo lo smantellamento della scuola statale.
Come potranno infatti i Docenti (cui in pratica ormai si chiede di dover lavorare quasi gratis) sostenere almeno quarantotto-cinquanta ore effettive di lavoro a settimana, essere obbligati a correggere ogni anno centinaia di compiti e verifiche in più, a preparare molte più lezioni, a ricevere molti più genitori, a curare la crescita e l’educazione di molti più alunni, senza contare la moltiplicazione di riunioni e la partecipazione agli organi collegiali?
Si tratta di una Soluzione Finale, per stroncare chi è di ruolo e per risolvere drasticamente il problema del precariato? Il tutto sembra rientrare nella tecnica tutta politica di depauperare i lavoratori e di togliere ai giovani finanche la speranza di trovare lavoro. Mentre si confermano gigantesche spese militari e privilegi per le caste di potere, non vi sono patrimoniali eque e non viene risolto il problema dei cento miliardi annui di evasione fiscale.
Ciò nondimeno, la nostra preoccupazione di Docenti della Repubblica va soprattutto alla prossima trasformazione in legge del Ddl 953 (ex disegno di legge Aprea) sulla “Autonomia statutaria delle Istituzioni Scolastiche”: legge che molto probabilmente verrà varata, grazie all’inusitata armonia bipartisan tra partiti apparentemente avversi su tutto, tranne che sulla distruzione della Scuola Statale istituita dalla Costituzione.
Questa legge prevede la creazione di un «consiglio dell’Autonomia» al posto dell’attuale Consiglio d’Istituto, organo di indirizzo della scuola. Non ne farà più parte il personale non docente della scuola, al posto del quale troveremo invece «membri esterni, scelti fra le realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, in numero non superiore a 2 […]» (art. 4), i cui dubbi criteri di individuazione hanno solo una certezza: un regalo di potere ideologico e finanziario al localismo territoriale. La logica della convenienza privata e della clientela si sostituirà così al controllo democratico dell’interesse collettivo, perché ogni scuola sarà esposta ai poteri forti presenti nel territorio. Ogni Consiglio dell’Autonomia elaborerà uno «Statuto autonomo», diverso per ciascuna delle diecimila scuole italiane, che regolamenterà (normalizzandole) l’amministrazione dell’Istituto, la strutturazione degli organi interni, nonché le delicate relazioni tra le diverse componenti che ne fanno parte: materie finora regolate da una normativa unitaria per tutto il territorio nazionale. Lo Stato, insomma, non garantirà più le pari opportunità degli studenti nell’esercizio del diritto allo studio. Si arriverà ad una scuola asservita ai “cerchi magici” che ben abbiamo visto all’opera in questo ultimo ventennio.
Inoltre lo Statuto definirà in ogni scuola le regole secondo cui studenti e genitori avranno il diritto di partecipare; cancellando così il Decreto Legislativo 297/94 (Testo Unico sulla scuola) che finora dettava le norme sugli organi collegiali. Quei decreti delegati, conquista di dignità e di democrazia, che hanno dato voce a tutte le componenti della scuola.
E non è tutto: lo Statuto autonomo di ogni singola scuola scavalcherà le competenze didattiche dei Docenti e la loro libertà di insegnamento, perché stabilirà «la composizione e le modalità della necessaria partecipazione degli alunni e dei genitori alla definizione e raggiungimento degli obiettivi educativi di ogni singola classe (art. 6 c. 4)».
Verrà istituito un «nucleo di autovalutazione» con il compito di giudicare la “qualità” della scuola (art. 8). Ne faranno parte uno o più membri esterni, che giudicheranno in collaborazione con l’Invalsi e sulla base dei suoi famigerati quiz.
L’articolo 10 prevede l’opportunità di «ricevere contributi da fondazioni finalizzati al sostegno economico delle loro attività», rimarcando che tali fondazioni «possono essere soggetti sia pubblici che privati, fondazioni, associazioni di genitori o di cittadini, organizzazioni no profit (art. 10 c. 2)». Tali soggetti avrebbero il proprio posto nel Consiglio dell’Autonomia, implicitamente condizionandone le scelte, secondo criteri altri rispetto a quelli della libertà di ricerca, di pensiero, di insegnamento, di apprendimento, sancita dalla Costituzione repubblicana.
Alla gravità del progetto si aggiunge la gravità del metodo usato per farlo diventare legge dello Stato. Infatti il 4 aprile 2012 la Camera ha trasferito il testo unificato alla VII Commissione Cultura in sede legislativa. Di conseguenza, il testo unificato sarà reso legge a tutti gli effetti dalla Commissione e non dall’intera Assemblea, perché subordinato alla procedura riservata ai progetti di legge privi di speciale rilevanza di ordine generale, o che rivestono particolare urgenza. Dunque, nonostante esso rappresenti uno stravolgimento della Costituzione, è stato trattato come una questione di eccezionale urgenza, senza pubblico dibattito e, spiace dirlo, con la complicità di tanti blasonati media che preferiscono non disturbare le cordate di “tecnico” affossamento della Scuola Statale. Tanto scomoda, perché l’unica libera, e ultimo baluardo di resistenza di formazione critica. Viene il sospetto che il famigerato disegno Aprea, bocciato nel 2008/09 dal grande movimento di contestazione di opinione pubblica, sia stato adesso rimesso in carreggiata con la segreta e malcelata speranza che i Docenti non se ne accorgessero, o che credessero alle imbarazzate giustificazioni di quei politici che, quasi in camera caritatis, surrettiziamente sovvertivano i principi su cui si basa la Scuola istituita dalla Costituzione della nostra Repubblica (democratica e fondata sul lavoro).
Ma i Docenti se ne sono accorti; dimostrando di non essere inquadrabili nel cliché ufficiale, comodo per la parte governativa, che da decenni cerca di squalificarli in ogni modo, nel delirio di una Brunetteide di regime che avrebbe voluto dipingerli come incompetenti, ignoranti e fannulloni.

Pertanto, noi sottoscritti Docenti del Liceo Classico Statale “T. Mamiani” di Roma, nella piena consapevolezza dei nostri diritti, delle nostre prerogative in ambito pedagogico-didattico e, soprattutto, della nostra dignità, rifiutiamo con forza la politica governativa sulla Scuola, e invitiamo i Colleghi di tutte le Scuole d’Italia a respingere con tutte le proprie forze il Ddl 953 (ex disegno di legge Aprea) sulla “Autonomia statutaria delle Istituzioni Scolastiche”, nel nome della Costituzione, delle leggi tuttora vigenti, della libertà di insegnamento, della libertà di pensiero, della libertà di apprendimento.
Rifiutiamo la logica, smaccatamente neoliberista ed antiliberale, che ha spinto il Presidente del Consiglio a tagliare ulteriori fondi alla Scuola Statale e a dichiarare, nell’agosto scorso, che «Il governo non farà mancare alle scuole non statali, cui riconosce una essenziale funzione, il necessario sostegno economico». Se questa logica prevalesse, se fosse varata la controrivoluzione che il Ddl 953 prefigura, noi Docenti non saremmo più liberi di decidere che cosa insegnare e come (con gravissimo pregiudizio per il progresso culturale e civile di questo Paese); il potere discrezionale dei Dirigenti Scolastici aumenterebbe enormemente (alla faccia della “autonomia”); la didattica verrebbe decisa non più dai Docenti, ma dai privati esterni.
Invitiamo i Docenti d’Italia, i Prèsidi e i lavoratori della Scuola tutti ad adottare ogni possibile e legale forma di lotta per impedire che questo scempio della comune libertà avvenga; a restituire le tessere di quei sindacati e di quei partiti politici che questo scempio non respingeranno esplicitamente e fattivamente; a premiare, al contrario, quelle forze politiche e sindacali che si mostreranno coerenti con il mandato costituzionale respingendo il Ddl 953.
Invitiamo i genitori e i cittadini d’Italia a sostenerci e a difendere con noi la Scuola Statale. Altrimenti, il destino delle nostre scuole e dei nostri figli sarà in balia delle caste e dei loro ricatti clientelari. Inoltre, le scuole dei territori più poveri verranno ulteriormente impoverite, perché lo Stato non sarà più il principale finanziatore dell’istituzione scolastica. Si realizzerà il principio della sussidiarietà, tanto caro ai gestori delle scuole private, che sognano la scuola del precetto, del libro unico, del maestro unico.
Invitiamo gli studenti d’Italia, nostri alunni e nostri figli, a sostenerci e a difendere con noi la Scuola Statale: per non avere Docenti ricattati, demotivati e costretti a diventare trasmettitori di quanto imposto da forze di potere ideologico-finanziario; per far valere ancora le proprie ragioni nei Consigli di Classe; per impedire che ogni scuola abbia il proprio regime, e che i diritti degli studenti non siano più garantiti.

SOTTOSCRIVI quest’appello mandando una mail a mariamantello@fastwebnet.it indicando nell’oggetto “condivido l’appello del liceo Mamiani”



Pagina successiva »