(26.08.11) GUERRA ORA LA LIBIA E’ SUL MERCATO

Intervento di Ramon Mantovani, Liberazione 25.08.11

La guerra in Libia sta concludendosi? Pare di si. O forse no, perché le guerre civili non si concludono facilmente. Ma il bilancio, provvisorio, di questa guerra sembra abbastanza chiaro. Almeno per chi ha occhi per vedere e non ha mandato il cervello all’ammasso. Nessuna delle menzogne, dei falsi pretesti e delle suggestioni abilmente propalate dal sistema di disinformazione e di manipolazione delle opinioni pubbliche mondiali ha resistito alla prova dei fatti. Nessun principio e nessuna legge del diritto internazionale è stata rispettata. In Libia c’era e c’è senza ombra di dubbio un regime oligarchico, per non dire familiare, oppressivo e per molti aspetti grottesco. Ma si possono citare almeno una decina di altri paesi retti da regimi simili, che hanno recentemente represso nel sangue rivolte popolari, considerati “amici” dell’occidente, alcuni dei quali hanno perfino partecipato alla “protezione dei civili” in Libia. In Libia non c’è stata, come in Tunisia e in Egitto, una rivolta popolare spontanea provocata dalla crisi bensì un’insurrezione a base territoriale (quanto ispirata e fomentata da potenze straniere e da un parte dello stesso regime libico si vedrà presto) guidata dall’ex ministro della giustizia di Gheddafi e da un tale Mahmud Jibril. Quest’ultimo, poco prima della “ribellione” aveva dovuto dimettersi dall’incarico di responsabile della politica economica del governo di Gheddafi, in quanto le sue proposte di liberalizzazioni e privatizzazioni erano state bocciate. Se Gheddafi le avesse accettate ci sarebbe stata la guerra? Oggi Jibril è il capo del governo provvisorio dei “ribelli”. E’ indaffarato, più che a combattere, a girare per il mondo trattando sulle liberalizzazioni e privatizzazioni che il regime libico aveva scartato. Solo un’illegale risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (illegale in quanto l’ONU non può promuovere alcuna azione militare senza aver prima esplorato ogni iniziativa politica e diplomatica) e solo la violazione della stessa risoluzione ONU (violazione perché prevedeva che nessuna arma avrebbe potuto essere fornita sia al governo sia ai “ribelli” ed escludeva ogni azione atta a rimuovere Gheddafi dal potere), insieme all’intervento della NATO come aviazione di una delle parti in causa, hanno prodotto la sconfitta di una parte del regime ad opera di un’altra parte del regime. I morti civili, la distruzione delle infrastrutture del paese e l’esodo di centinaia di migliaia di immigrati in Libia da altri paesi africani, sono stati considerati un prezzo da pagare ben volentieri per mettere le mani sul petrolio libico e per smantellare l’ottimo welfare pubblico che ai libici garantiva lavoro, sanità, istruzione e abitazioni. Senza dimenticare l’obiettivo politico del rilancio ulteriore della NATO come gendarme del mondo e della trasformazione dell’ONU in notaio delle decisioni dei paesi ricchi (con mormorii senza uso del potere di veto di Russia e Cina). Eccolo il bel multilateralismo di Obama! E degli europei, tra i quali gli apologeti più convinti di ogni distruzione del diritto internazionale, delle guerre umanitarie e dello strapotere della NATO sono gli esponenti del Partito Socialista Europeo e in Italia del PD e della corte dei pennivendoli tanto ostili a Berlusconi quanto guerrafondai.Come fu ai bei tempi della guerra del Kosovo, anche quella condotta come aviazione di una parte contro l’altra, presentata come difesa umanitaria dei civili. Multilateralismo per fare la guerra allo scopo di spartirsi il bottino. Costituito da contratti sul petrolio ben più vantaggiosi per le multinazionali di quelli attuali e da usare come antidoto alla politica petrolifera del Venezuela, dell’OPEC e dei paesi dell’ALBA. Costituito da sicuri investimenti (con relative delocalizzazioni in Italia ed Europa) in tutti i settori economici fino ad ora pubblici per l’orda famelica delle imprese europee. Le stesse che a migliaia hanno saccheggiato Tunisia ed Egitto negli ultimi due decenni. Multilateralismo che vacillerà, come del resto era incerto all’inizio di questa pessima storia quando USA, Francia e Germania avevano posizioni diverse, appena il signor Jibril dovrà “decidere” quali compagnie petrolifere dovranno godere di più, a cominciare dall’ENI. Nelle prossime ore, giorni e settimane si riuniranno i vertici politici della NATO e del Gruppo di Contatto. In quelle sedi si misureranno i rapporti di forza interni al multilateralismo, e il peso delle bombe sganciate da ognuno acquisterà un peso politico. Probabilmente la guerra civile libica continuerà in altre forme, e basterà etichettare i seguaci di Gheddafi come terroristi per giustificare ogni tipo di repressione. Poi l’ONU ratificherà e metterà un timbro. Come è dovere dei notai. Infine, va pur detto che fra le vittime di questa guerra c’è il movimento pacifista. Travolto dalle truppe dei manipolatori dell’opinione pubblica e in parte arruolato nei corpi scelti d’elite dei guerrafondai umanitari. Che riposi in pace!

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(26.08.11) SCIOPERO GENERALE BERGANO: C’E’ CHI INCITA AL CRUMIRAGGIO. RASSEGNA STAMPA

“Ormai in questo paese scioperano solo i calciatori e chi ci vuol far diventare come la Grecia”. Così è stato detto ieri sera dal palco della Berghemfest della Lega Nord ad Alzano Lombardo dal segretario regionale della Cisl, Gigi Petteni. Le sue posizioni, scrive Bergamonews, “hanno colto di sorpresa anche l’onorevole leghista Gianni Fava che ha più volte simpaticamente detto al segretario Cisl di trovarsi in difficoltà a causa delle affermazioni ‘molto più leghiste delle sue’”. Diversa la posizione Savino Pezzotta, l’onorevole Udc che della Cisl è stato segretario addirittura nazionale: “Lo sciopero è un diritto costituzionale che si deve e si può esercitare. Lo sciopero è anche uno sfogo, vuol dire dare una possibilità alla gente di esprimere la propria opinione, il proprio malcontento”. Timbrare con il termine “sfogo” uno sciopero generale vuol dire non dargli particolare importanza, ma c’è da dire che il Pezzotta se la cava molto meglio del parlamentare e tesoriere del Pd (nazionale) Antonio Misiani che come Petteni si dichiara contro lo sciopero: “Per quanto la manovra presentata dal governo sia iniqua e a mio avviso non all’altezza della situazione, l’idea di uno sciopero convocato durante la discussione parlamentare della manovra mi sembra sia quanto di meno appropriato si potesse proporre in questo frangente. E credo sia anche un clamoroso passo indietro rispetto alla fase in cui sembrava si fosse creata una significativa unità delle organizzazioni sindacali [accordo del 28 giugno - ndr]. Ed è anche per questo, dunque, che non dovremmo esitare a dire no, ragazzi, noi il 6 settembre non saremo in piazza con la Cgil. Non è il momento giusto. Punto” (cfr. Bergamonews 25.08.11: qui). “Non è con questi insensati appelli all’immobilismo che provengono dalle file del Pd - gli risponde Ezio Locatelli di Rifondazione (qui) - ma è solo attraverso una forte opposizione sociale nel Paese che si può ribaltare una manovra che punta selvaggiamente al massacro sociale”. “Le forze della sinistra e tutte quelle che si richiamano al mondo del lavoro - ribadisce Locatelli - devono sentirsi pienamente impegnate alla riuscita dello sciopero generale indetto dalla Cgil contro una manovra economica iniqua, che scarica per intero i costi della crisi sui lavoratori. Il 6 settembre noi saremo con la Cgil, individuando lo sciopero generale come l’inizio di un percorso di costruzione di una forte opposizione sociale con l’obiettivo di fermare la manovra e il governo che la sostiene”.

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(27.09.2011) UNIONE INQUILINI. SCIOPERO GENERALE: SCIOPERIAMO ANCHE PER IL DIRITTO ALLA CASA

Intervento di Walter De Cesaris, segretario nazionale Unione Inquilini

La manovra economica del governo è un atto di guerra contro i ceti popolari. La risposta deve essere all’altezza della violenza che si abbatte sulla carne viva di milioni di famiglie che vivono di salario o pensione, il cui reddito è stato già clamorosamente falcidiato in questi anni.
L’odio di classe che permea la manovra del governo è incredibile: viene distrutto il sistema di welfare, si privatizza tutto (alla faccia del referendum di giugno), si coglie l’occasione per attaccare nuovamente l’art. 18 dello statuto dei diritti dei lavoratori sul licenziamento senza giusta causa.
Non si fa niente contro l’evasione fiscale e per tagliare le unghie alla rendita parassitaria.
E’ falso che stiamo tutti sulla stessa barca o che tutti vengono chiamati a stringere la cinghia. Un solo esempio emblematico: solo pochissimi mesi fa, quando già venivano tagliati dell’85% i fondi a disposizione dei comuni per il fondo sociale per l’affitto per le fasce deboli, questo governo ha fatto un regalo immenso alla rendita parassitaria, introducendo la cedolare secca sugli affitti e riducendo, per i proprietari più ricchi, di oltre la metà l’imposizione fiscale pagata sui canoni ricevuti.
Nel pieno della crisi e nel momento in cui si varano misure così punitive per gran parte del popolo italiano, nessuno pensa a rimettere in discussione questa regalia fatta dal governo ai rentiers e che vale almeno 1 miliardo e mezzo di euro l’anno.
L’Unione Inquilini ha presentato proposte concrete anche in questa occasione per combattere efficacemente l’evasione fiscale e reperire risorse, a costo zero per il bilancio pubblico, per rilanciare l’edilizia sociale. Abbiamo proposto di introdurre l’obbligo della tracciabilità del canone corrisposto e l’utilizzo delle cauzioni per gli affitti, che attualmente l’inquilino versa nelle mani del proprietario, in un fondo di rotazione gestito dai comuni per l’edilizia residenziale pubblica, meccanismo che fornirebbe risorse immediate ai comuni per affrontare l’acuta emergenza sociale determinata dall’ esplosione degli sfratti per morosità e dalla enorme carenza di case popolari.
Siamo indignati contro la politica di classe a senso unico di questo governo. Sulla casa per le fasce popolari non è stato fatto niente. Sul fronte case popolari, zero finanziamenti e zero interventi e i vari annunci di piani casa sono stati altrettante beffe, trattandosi in realtà soltanto di interventi di deregolamentazione di autorizzazioni e di vincoli urbanistici. Tutto è andato a vantaggio della rendita: dai condoni, al rientro dei capitali illegalmente esportati (impiegati in massima parte nell’investimento lucroso nel mattone), per finire alla cedolare secca.
Vogliamo cacciare questo governo ma soprattutto vogliamo un’altra politica. Non basta cambiare l’orchestra, vogliamo cambiare la musica.
Non ci piace che parti importanti delle opposizioni critichino lo sciopero o arrivino a proporre politiche che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda di quelle del governo, come la svendita del patrimonio pubblico. Per questo, pensiamo che lo sciopero generale del 6 settembre possa essere una grande occasione. Vogliamo uno sciopero costituente di un fronte che persegua l’obiettivo dell’alternativa. Il 15 giugno, con la vittoria dei referendum, la maggioranza del popolo italiano ha detto che l’acqua è un bene comune che va sottratto alle logiche della speculazione. Anche la casa è un bene comune, un diritto inalienabile della persona e che va garantito.
Vogliamo partecipare allo sciopero e alle manifestazioni del 6 settembre portando le nostre bandiere e i contenuti della lotta per il diritto alla casa. Vogliamo che i temi del diritto alla casa entrino nella piattaforma generale del movimento che chiede l’alternativa in questo Paese. Dallo sciopero, vogliamo rilanciare i picchetti anti sfratto, da estendere e generalizzare in tutto il Paese, e la campagna nazionale contro il canone nero e gli affitti truffa: denunciare il proprietario che non registra il contratto per ottenere la riduzione dell’affitto.

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