(02.08.11) TRESCORE B./ALBANO A. GLI INTRECCI DELLE SOCIETA’ DI PENATI ARRIVANO ANCHE DALLE NOSTRE PARTI

Siamo in agosto e i giornali non sanno che cosa scrivere. Eccoti allora che qualche testata va a scovare col lanternino i nomi bergamaschi che sono stati nel giro dell’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, finito sotto inchiesta. Tra i finanziatori della società di Penati “Fare Metropoli“, vi sarebbe - per esempio - la Banca di Legnano, il cui presidente è “il bergamasco della Valcavallina cresciuto politicamente nel Pci e al centro di una serie di incarichi negli ultimi anni” Enrico Corali di Trescore Balneario. Classe 1964, docente all’Università di Bergamo, Corali ha al suo attivo vari e prestigiosi incarichi; nel 2008 era stato tra i rappresentanti in Expo 2015 nominato dalla Provincia di Milano (guidata allora da Penati). Nel 2004, come candidato per i Ds nelle elezioni provinciali nel collegio di Trescore Balneario, caso piuttosto anomalo, aveva avuto meno voti del candidato di Rifondazione Comunista. Ciò non gli ha impedito, come si può notare, una brillante carriera. Tra i finanziatori di “Fare Metropoli” nel 2008 vi sarebbe stata anche la Stilo immobiliare finanziaria di Antonio Percassi, ma di questo non si parla a Bergamo. Si parla invece di Dario Odelli, sindaco leghista di Albano Sant’Alessandro, che risulta aver avuto a che fare con Penati nella società Eventus Srl, che - attiva dal 2006 al 2009 - si doveva occupare di “produzione di cemento” nonché ‘”organizzazione di eventi e gestione di bar”. Odelli ne era presidente del Consiglio di Amministrazione. Che c’entra un sindaco leghista con un leader del Pd? Nulla di illecito, ovviamente, come non vi è nulla di illecito nei finanziamenti della Banca di Legnano o della Stilo di Percassi. E’ però tutto un insieme di pasticci e pateracchi trasversali che irritano grandemente  tutti i cittadini, che giustamente schifati da questo modo di fare politica, poi sono portati a dire che tanto tutti sono eguali.

Rassegna stampa. Il Fatto Quotidiano 28.07.11: qui; Libero-news.it 30.07.11: qui; Bergamonews.it 01.08.11: qui; Bergamonews.it 02.08.11: qui


(08.08.11) ENDINE APRE IL SITO DELLA SEZIONE ANPI DI ENDINE GAIANO

RICEVIAMO DA ANDREA. Colgo l’occasione per informarvi della nascita del sito della sezione Anpi di Endine Gaiano (www.anpiendine.it) creato da un professionista del settore, veramente capace, nostro carissimo amico che voglio ringraziare a nome di tutti i componenti della sezione Giuseppe Brighenti. Bernardino Pasinelli ha interpretato alla perfezione i nostri desideri nel voler un sito versatile dall’impostazione moderna che raccoglierà notizie, avvenimenti, informazioni e tutto ciò che possa meglio avvicinare sopratutto i giovani alla scoperta del movimento Resistenziale e dei Ribelli che l’hanno costituito. Abbiamo fortemente voluto che fosse pronto per questo periodo perché vogliamo dedicarlo a “Brach”, Giuseppe Brighenti, il 10 agosto prossimo al cimitero di Endine, in occasione della ricorrenza del quindicesimo anniversario della sua scomparsa, in segno di riconoscenza a ciò che ha fatto nella sua vita: di resistente in montagna, di sindacalista, di parlamentare comunista nella terza e quarta legislatura, di uomo politico in difesa dei più deboli, di pittore e scrittore. Da questo sito idealmente partiranno le iniziative che ci vedranno impegnati a sostegno: delle vicende resistenziali, della ristrutturazione della Malga Lunga assieme ad altre sezioni, delle battaglie sociali uniti a fianco di chi crede e sostiene gli ideali dell’Antifascismo, della Democrazia, della Pace. Un abbraccio da Andrea Brighenti (presidente sez Anpi Endine).

  • Tra i primi materiali pubblicati in www.anpiendine.it, oltre alle schede su Giuseppe Brighenti, sulla Malga Lunga e sulle ultime iniziative promosse dalle Anpi locali, quella dedicata all’eccidio di Endine del 27 aprile 1945, con il volume completo di Oriella della Torre, “Endine Gaiano, 27 aprile 1945“, Il Filo di Arianna 2003, scaricabile in pdf (55 pagine, 36,5 Mb)


“La Cgil sospenda gli incontri e convochi gli organismi dirigenti. Il documento presentato dalle parti sociali al governo è inaccettabile. Così come è inaudito che la Marcegaglia possa presentare delle proposte anche a nome e per conto delle organizzazioni sindacali: un’umiliazione della Cgil e un affronto alle lotte, agli scioperi, ai sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno creduto nella Cgil”. Lo afferma in una nota Gianni Rinaldini, coordinatore nazionale dell’aera ‘La Cgil che vogliamo’. “Il pareggio di bilancio come obbligo costituzionale - si legge - in questo quadro europeo fondato sui vincoli monetari è una follia, in quanto contribuisce a determinare il massacro sociale nei confronti delle persone che noi dovremmo rappresentare. Privatizzazioni, liberalizzazioni, modernizzazione del welfare, la cassa integrazione nel settore pubblico e quindi l’accettazione del blocco dei contratti nazionali vogliono dire secca riduzione dei servizi e dell’universalità dei diritti. Rendere strutturale la detassazione e la decontribuzione dei premi di risultato aziendali senza nulla dire sulla tassazione del lavoro dipendente e degli aumenti retributivi dei contratti nazionali che costituiscono la condizione minima per tutti i lavoratori, esprime una idea, una esplicita volontà punitiva sui più deboli, sul contratto nazionale, sulle fasce più povere della popolazione. Parlare di oppressione fiscale sui contribuenti è semplicemente offensivo verso lavoratori dipendenti e pensionati che le tasse le hanno sempre pagate. La Cgil mai, nella sua lunga storia, si è sognata di sottoscrivere un documento nel quale non fosse visibile e riconosciuta la valorizzazione della qualità e della dignità del lavoro, come asse fondante e decisivo per uscire dalla crisi e costruire le condizioni della ripresa economica, produttiva e sociale. Al contrario, nel documento si fa esplicito riferimento alla modernizzazione delle relazioni sindacali che non può che voler dire contrazione dei diritti del lavoro, riduzione del valore del contratto nazionale come strumento universale di garanzia per tutti, cancellazione del diritto di sciopero. La tesi di governo, associazioni datoriali, grandi manager di grandi gruppi, che all’origine della crisi della nostra economia ci sia la scarsa produttività del nostro lavoro pubblico e privato e che quindi la soluzione sia la riduzione dei suoi costi ha vinto a mani basse, per assenza di forti, convinte e coerenti posizioni di contrasto. Si conferma anche in questo caso dopo l’accordo del 28 giugno, una gestione della Cgil come se fosse proprietà di due o tre dirigenti, fuori e dentro la segreteria, senza alcun coinvolgimento ed alcun mandato da parte dell’organizzazione. Chiediamo pertanto la sospensione da parte della Cgil degli incontri previsti nelle prossime settimane e la convocazione degli organismi dirigenti. Dirigere in questo modo l’organizzazione vuole dire mutarne geneticamente le sue caratteristiche democratiche”. (cfr. Controlacrisi.org 05.08.11 )