(13.03.11) BERGAMO. SE NON ORA, QUANDO? PARTE SECONDA

Domani a Bergamo le donne di nuovo in piazza, ad un mese esatto dalla grande manifestazione del 12 febbraio scorso (cfr. qui). “Domenica mattina ti chiediamo di fare tre cose semplici: - venire dalle 10 alle 12 in via XX settembre alle Colonne di Prato (dove ci siamo trovati anche il 13 febbraio); - portare un fiocco rosa; - appenderlo ai fili tesi insieme a tutti gli altri in centro alla città. Per dare una mano all’Italia a cambiare c’è bisogno delle donne e di chi crede in noi. Per dare una mano all’Italia a cambiare, c’è bisogno di darci una mano… Se non ora, quando?” L’appello completo: qui

(13.03.11) LE FOTO DI QUESTA MATTINA (a cura di Mapi): QUI

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(12.03.11) SAN PAOLO D’ARGON PER LA SCUOLA PUBBLICA E PER LA COSTITUZIONE: BENE IL BANCHETTO IN PIAZZA QUESTA MATTINA

Siamo stati dalle 10,30 alle 13.30 sulla Piazza Cortesi, con i nostri cartelloni, volantini e striscioni, rendendo così la piazza un po’ meno desolata in questa giornata grigia. Ma la cosa non è stata gradita a qualche nostro concittadino rimasto anonimo, il quale - pensando di essere in epoca storica a lui più congeniale - ha ravvisato certamente qualche estremo di qualcosa nella dicitura “Berlusconi vattene via”, che campeggiava su uno dei nostri striscioni, e ha chiamato i carabinieri, secondo quanto ci hanno riferito i militari della stessa benemerita prontamente intervenuti. I quali evidentemente hanno dovuto prendere atto che i nostri striscioni erano pienamente legittimi. Se ne sono poi andati, non senza però aver controllato minuziosamente i volantini (storcendo un po’ il naso alle divertenti rime del nostro Zio Enzo: qui) e anche i nostri documenti. Tutto ciò ha reso anche più interessante il tranquillo e proficuo meeting-volantinaggio a difesa della scuola pubblica e della Carta fondativa della nostra Repubblica nata dalla Resistenza. Sempre per via - quasi certamente - del medesimo striscione già una volta le forze dell’ordine (carabinieri e anche local-polizia) erano intervenute, vanamente (cfr. qui).

FOTO: qui